Le interviste di Trarealtaesogno….

Sono passati poco più di due anni dalla prima intervista pubblicata su questo blog, il fine, oggi come allora è quello di scoprire e raccontare le Persone nella loro forma più autentica, collocandole però nel loro contesto speciale, professionale o creativo.

Una preziosa opportunità di raccontare autenticità ed insolito mentre si tengono per mano.

Perchè in fondo non c’è nulla di più coraggioso, al giorno d’oggi, che essere sé stessi.

Partiamo con questo viaggio attraverso i punti salienti delle interviste, riportando le risposte più belle di ciascuna:

Per esempio vi ricordate di Claudia, la consulente relazionale del Gatto?
E’ stato il mio esordio assoluto e l’emozione credo sia stata tangibile per entrambi dato anche il legame di amicizia che ci lega, ma prima di darvi un assaggio di quando edotto, cosa fa una consulente relazionale del Gatto?

le sue aree di competenza

Ecco un estratto della sua intervista, forse la domanda più articolata e dalla quale è uscito il meglio:
Siamo in un’epoca dove lo scambio di informazioni interpersonale è sempre più povero, la gente si affida a google, ai forum, dimenticando il faccia a faccia, perché dovrebbero tornare a scegliere un consulente, perché sceglierti Claudia? Perché avere un esperto a cui chiedere consiglio su ogni dubbio, con risposte frutto dell’esperienza, è sicuramente più motivante per imparare cose nuove; non sempre internet ha ragione, è colmo di persone critiche, che hanno da ridire circa qualsiasi altrui pensiero, tutto questo rende insicure le persone, porta disagio ed imbarazzo; invece con un consulente sai di avere di fronte una persona che ha studiato apposta per risolvere con professionalità e passione quei problemi, cercando di entrare in empatia con te e con il tuo gatto. Il consulente diventa così una persona di fiducia, disponibile per te e per il tuo felino, senza pregiudizi.

Dopo Claudia è stata la volta di un personaggio, davvero eclettico, si tratta di Gregorio, titolare di “Volta Pagina” a Lorenzago di Cadore, si tratta di una edicola, tabaccheria, libreria, un vero e proprio scrigno di attività ed eventi.

Lui è una forza della natura, ci ha subito conquistato quando, durante delle ferie, siamo passati nel suo negozio. Qui il pezzo più brillante dove si affronta uno dei temi a me più cari, il legame col proprio territorio di origine:
Quale legame hai con il territorio in cui operi e quale risulta essere il legame più forte?Il mio legame col territorio ha una storia abbastanza altalenante. Come ogni ragazzo, finiti gli studi superiori, sono partito per l’università con la chiara idea di non tornare più tra le montagne. Troppe difficoltà, troppi pochi servizi, troppo poco movimento. Sono rimasto lontano per circa 7 anni con sporadici rientri per il weekend o qualche festività ma, con mia estrema sorpresa, mi mancavano le mie cime, i miei paesi e, più in generale, i miei montanari! Quindi ho deciso di rientrare e cercare di rimboccarmi le maniche per offrire, nel mio piccolo, tutto quello che da ragazzo mi era mancato e che mi aveva spinto a lasciarmi la casetta di Heidi alle spalle per raggiungere la città. Questi territori sono nostri, e se non ci diamo una mossa noi per primi per revitalizzarli non possiamo certo sperare che le cose migliorino da sole, come per magia…

E dopo il legame con un territorio non poteva mancare il suo opposto, ovvero l’intervista ad un caro amico che è andato a cercare fortuna in Francia e, da quel che mi risulta, l’ha trovata!

Parlo dell’intervista ad Enrico degli Hangarten, ecco uno dei loro segreti:
Nei vostri brani percepisco molta riflessione e contemplazione del circostante, sbaglio? Ricordo anche il viaggio in Mongolia per il precedente videoclip, cosa vi lega a posti e culture remote?
Sicuramente l’idea di emigrare altrove (in Francia a Parigi) ha giocato molto nelle nostre ispirazioni, per quanto mi riguarda, adoro l’idea di poter visitare dei posti insoliti come la Mongolia per arricchirmi personalmente e artisticamente con le esperienze che si possono vivere in tali luoghi.

Abbiamo attraversato già vari mondi: animali, servizi, musica, ma abbiamo avuto anche il coraggio di attraversare un capitolo familiare doloroso, infatti tra le interviste c’è stata anche quella a mia moglie, Silvia, la guerriera. Ecco la domanda più toccante:
I capelli, per una donna sono un legame inscindibile con la femminilità, ricordi l’istante in cui  si è staccato il primo ciuffo? Quanta forza hai dovuto avere in quell’istante? Com’è stato poi vederli tornare?
Non lo dimenticherò mai. Ero fuori a pranzo con Edoardo e ho cominciato a sentire
improvvisamente la testa che mi andava a fuoco, nel toccarmi con la mano ho sentito che i capelli non stavano attaccati e ho capito che era arrivato il momento. Devo essere sincera, sono stata malissimo, ma anni prima avevo avuto l’esperienza con mia mamma ed ero stata io a rasarle i capelli quindi sapevo a cosa stavo andando incontro quindi ho chiesto a Edoardo di portarmi a casa e li con calma mi sono chiusa in bagno e ho cominciato il “lavoro”. La forza l’ho dovuta avere ogni volta che uscivo col foulard in testa e ricevevo gli sguardi della gente, li ho dovuto avere tanta forza e non è stato semplice. Beh vederli tornare è stato bello avere diverse acconciature man mano che crescevano, si devo dire molto bello.

Io e Silvia il Natale successivo alla “Guerra”

A seguire ci siamo tuffati nell’universo creativo e fantasy con un’artista unico nel suo genere, conoscete la pasta polimerica? Sapreste farne qualcosa? Bene, ella saprebbe trasformarla in qualsiasi cosa! Lei è Irene di BeryLand

Il tratto più bello di quella intervista secondo me, senza nulla togliere all’intervista è stata la domanda finale, la pongo sempre a tutti, è una domanda aperta che lascia grande libertà, il messaggio che Lei decide di veicolarci è cristallino e prezioso:
Grazie Irene per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Prego e grazie a te per questa intervista. Non è stato facile rispondere alle domande: ho scelto le arti figurative anche per la mia difficoltà nell’esprimermi a parole.  
A chi mi sta leggendo voglio dire di non arrendersi mai e di cercare di imparare il più possibile da qualsiasi tipo di situazione. Qualsiasi strada non è non sarà facile anche se la si è scelta. Seguite sempre la vostra fantasia e immaginazione e mettete sempre passione in quello che fate : in questo modo non perderete mai il bambino che è in ognuno di voi.

Dopo il mondo fantasy, nel luglio 2020 ho aperto un pagina personalissima, realizzando una intervista immaginaria al me stesso dell’anno 2000: Intervista a me stesso.

Il ritorno post ricovero alla diga di Santa Maria del Mare, uno dei luoghi a me più cari (San Pietro in Volta – ora non più esistente a seguito della costruzione del MOSE)

  • Quando hai realizzato cosa ti fosse successo? In cosa ha migliorato la tua vita?
    Quando dopo circa 30 giorni di ricovero mi son guardato allo specchio perchè volevo farmi la barba e ho visto la cicatrice, lì ho realizzato che era successo qualcosa di di cui non ero consapevole, mi girai verso mia madre e le dissi: “E questa cos’è? A me non piace la riga nella pettinatura…” Perchè in fondo tra antidolorifici e altro, i processi logici non mi avevano fatto realizzare del tutto cosa mi fosse accaduto, lì dentro in lungodegenza era tutto ovattato. Quando vidi la cicatrice capii la grande fortuna che avevo avuto, come se fossi rinato, era il segno della mia seconda chance. Quando vennero gli psicologi dissi che quell’Edoardo che trasudava dolore nelle sue parole era “morto”, la depressione a rigor di logica dopo ciò che avevo vissuto non aveva senso, non sentivo bisogno di loro, ero consapevole di essere cambiato.
  • Dalla introspezione siamo passati poi a qualcosa di più “poliedrico e creativo”, ovvero il progetto “Venice in Pattern”, un progetto davvero unico e davvero da scoprire di due giovani veneziane, Ilaria & Ilaria.

    Le birre e/a Venezia (:

    Ho scelto questa domanda e relativa risposta per la forza con cui testimonia la loro passione:
    L’altra domanda che lega tutte le interviste è quella della macchina fotografica magica, ve ne affido una a testa, potete fare una sola foto, ritraendo un solo soggetto, chi o cosa ritrarreste e perchè? Vi piacciono le domande difficili! Cerchiamo di rispondervi anche qui come Venice in Pattern! Si tratta di una domanda che ci poniamo spesso, arrivando ovviamente a risposte sempre differenti. Tutte però hanno in comune qualcosa: l’unica fotografia one shot che vorremmo fare non sarebbe ad una persona, o ad un luogo preciso. Ci piacerebbe fotografare un istante. E ovviamente sarebbe un bellissimo istante che poi verrebbe patternizzato 🙂 

    Infine, ultima ma non meno importante, anzi! L’intervista ad un personaggio unico, vi dico solo che avremo di fronte un Ingegnere aerospaziale (si già così suona “Wow”) che al contempo è un pianista e compositore e, dimenticavo, molto molto di più. Ovvero “Leo, the Space Pianist”.

    – Viviamo in un’epoca dove internet e la tecnologia hanno eroso molte abitudini, il covid è stato una leva che ci ha ulteriormente spinti verso il mondo virtuale, quanto ha inciso tutto ciò sulle tue attività lavorative e creative? Trovi delle analogie con il modus operandi analogico o sei maggiormente colpito dalle differenze? Per esempio la tua formazione musicale nasce in seno al pianoforte ma ad oggi abbraccia stili e tecnologie, nonché forme comunicative, tra le più disparate.
    La pandemia globale ha avuto anche un effetto pesantissimo su tutto il mondo dell’arte, spettacoli musicali dal vivo compresi. Sto vivendo questo periodo storico e le conseguenze, che suppongo saranno a lungo termine, come una opportunità’ per sperimentare cose nuove e migliorare le mie capacità in attività’ che prima non avevo mai esplorato in modo sistematico. Con il primo lockdown (iniziato a Malta poco dopo quello italiano) ho iniziato a fare regolarmente streaming di performance musicali su Twitch. All’inizio il tutto risultava molto strano e innaturale, soprattutto l’interazione con le persone dall’altra parte dello schermo. Come per ogni cosa ci si impara ad adattare e a prenderne il buono, come ad esempio la possibilità di suonare per persone letteralmente dall’altra parte del mondo o per amici che non si rivedono dal vivo da lungo tempo. Sicuramente il modo di rapportarsi con altri essere umani online e’ molto diverso che dal vivo e sono convinto che gli effetti di questa pandemia ci porteranno più velocemente verso ciò che spesso si vede nei film di fantascienza, dove le persone si parlano attraverso ologrammi 3D. Credo siamo fortunati a essere nati in una ‘generazione di mezzo’, di transizione dal mondo analogico verso quello digitale. Ciò permette di vedere le cose in modo più completo e profondo a mio avviso e secondo me porta anche la responsabilità verso le generazioni più giovani, nel supportarle a distinguere tra realtà virtuale dei social e mondo reale. Tra l’altro è assurdo per me parlarne ora sentendomi anziano al riguardo! Tempus fugit vecio.

    Ed ecco quindi, per ora, chiuso il capitolo delle interviste, spero di avervi fatto scoprire o ri-scoprire qualcosa di nuovo, spero di avervi suscitato delle emozioni e di avervi fatto capire, fosse servito, una volta ancora “uno dei perchè per cui ho cominciato a scrivere”.

    Un abbraccio, alla prossima e… condividete!

    L’intervista della settimana… “Venice in pattern”

    Ovvero scoprire Venezia, un frame alla volta…

    Venice in pattern (o anche solo V.I.P.) è un affascinante progetto a cura di Ilaria Pittana & Ilaria Pitteri. La differenza con ogni altra storia fin qui raccontata consta nella poliedricità della forma comunicativa, spaziando dalla letteratura alla fotografia, passando per il pattern.

    Senza rivelarvi però troppi dettagli, vi lascio a questa frizzante intervista che, come sempre, è nata curiosando nel web, in particolare su instagram, dove anche voi potrete scoprire la pagina ufficiale: Venice in pattern

    1. Ciao, mettiamoci comodi, chi siete e qual è il vostro legame, oltre a quello del nome? Ciao! Siamo Ilaria Pittana, architetto e appassionata di fotografia e Ilaria Pitteri, graphic designer e pattern addicted! Ad unirci, oltre l’impressionante quasi-omonimia, è l’amore per la nostra città: Venezia

    2. @veniceinpattern, un progetto molto originale, cosa lo ha ispirato? Ti raccontiamo in due parole com’è nata l’idea di creare Venice in Pattern.Nel bel mezzo di una colazione a base di caffè (rigorosamente ristretto!) e cappuccio di soia, ci siamo guardate e abbiamo pensato: ‘perché non fare un progetto assieme’? Nasce così @veniceinpattern, il primo progetto storytelling interamente dedicato a Venezia, che unisce le nostre passioni: Ilaria Pittana (quella dallo scatto facile) già al tempo stava realizzando dei ritratti inusuali di Venezia e Ilaria Pitteri (quella ossessionata dai pattern) aveva appena concluso un progetto personale sui pattern tipografici. È stato semplice fare 2+2!

    3. La parola “Pattern” assume molte sfumature diverse, qual è la vostra idea precisa sul tema? Come ci piace sempre ricordare il progetto non è fatto solo di pattern ma c’è molta ricerca tematica, testuale, fotografica e grafica. Diciamo che l’elemento del pattern è la ciliegina sulla torta del progetto. Quello che rende il progetto vincente, secondo noi, è proprio la commistione di linguaggi che portano alla creazione del pattern, è un modo di raccontare la nostra visione di Venezia. Il pattern, nel nostro caso, funge da tramite per la memorizzazione di un determinato elemento fotografato. Alle fotografie molto spesso poi vengono associati pattern più astratti, questo ci diverte perché permette a ciascun osservatore di dare la propria interpretazione e a volte darci il proprio personale commento, favorendo il confronto con chi ci segue e per capire se il nostro lavoro è apprezzato.

    4. Dunque, abbiamo chiarito cosa sia un pattern, cosa possiamo farci? quale ruolo riveste nell’universo delle arti visive? I motivi decorativi sono molto versatili e possono essere (con criterio!) utilizzati su qualsiasi supporto, per questo abbiamo infinite idee di applicazioni (a tal proposito tenetevi pronti perché a breve ci saranno novità!) Bisogna considerare comunque che il progetto è nato come sperimentazione fotografica e grafica.. e solo attraverso la sperimentazione riusciamo ad arrivare a delle soluzioni che, nella maggior parte delle volte, ci soddisfano. 

    5. Che ruolo ha avuto Venezia nella vostra evoluzione? In cosa siete state “contaminate” dall’unicità di questo ambiente? E’ chiaro che uno dei fili che vi collega sia proprio la vostra città natale, ditemi di più. Adoriamo Venezia in ogni sua forma. Ci piace la Venezia storica, sotto gli occhi di tutti ma soprattutto quella contemporanea e in continua evoluzione…quella che merita di essere scoperta e valorizzata. Contemporaneo per noi vuol dire sia nuovo, fresco, ma rimanda anche a quegli elementi che in un certo senso convivono con altri che hanno “mille anni di storia” per citare una poesia di Diego Valeri, che abbiamo usato per “debuttare” in Instagram con il progetto! Ci spieghiamo meglio: nella seconda fase del progetto abbiamo indagato l’alfabeto veneziano e abbiamo deciso di pubblicare ogni settimana una lettera maiuscola che abbiamo associato ad un tema “aulico”, noto (ma chiaramente da noi reinterpretato con il linguaggio unico di Venice in Pattern) e una lettera minuscola, associata ad un tema più “underground”. È così che la Nuda di Giorgione e il faro più instagrammato di Venezia (quello di San Nicoletto del Lido) convivono nella nostra pagina Instagram, così come convivono anche nella Venezia che amiamo!

    6. Lo chiedo sempre, adoro creare dei parallelismi tra persone che operano in ambiti diversi, uno di questi è sapere quale sia il libro al quale non rinuncereste per nulla al mondo. Ci sono tantissimi libri a cui siamo personalmente legate! Volendo però risponderti come Venice in Pattern scegliamo sicuramente il libro Elements of Venice di Giulia Foscari, scritto in concomitanza con la Biennale diretta da Rem Koolhaas. Che dire?! Ci sono molti punti in comune con l’idea di base del nostro progetto. Tra questi, il voler indagare Venezia mediante lo studio e la restituzione dei suoi elementi usando un linguaggio proprio, e quindi unico. Ma nel caso di Venice in Pattern l’elemento veneziano supera i confini puramente architettonici per indagare Venezia a 360°. Ecco perché in Venice in Pattern troverete anche il pattern dell’acqua alta!

    7. L’altra domanda che lega tutte le interviste è quella della macchina fotografica magica, ve ne affido una a testa, potete fare una sola foto, ritraendo un solo soggetto, chi o cosa ritrarreste e perchè? Vi piacciono le domande difficili! Cerchiamo di rispondervi anche qui come Venice in Pattern! Si tratta di una domanda che ci poniamo spesso, arrivando ovviamente a risposte sempre differenti. Tutte però hanno in comune qualcosa: l’unica fotografia one shot che vorremmo fare non sarebbe ad una persona, o ad un luogo preciso. Ci piacerebbe fotografare un istante. E ovviamente sarebbe un bellissimo istante che poi verrebbe patternizzato 🙂 

    8. Venezia, città meravigliosa, ognuno ha il suo luogo preferito, il mio è Punta della Dogana, fermarmi lì, al bordo della banchina e percepire il mondo ruotare attorno, il vostro invece qual è? Adoriamo Venezia in ogni suo angolo! Davvero difficile scegliere! In questo momento ci piacciono molto i luoghi di Venezia dove si respira anche un po’ di contemporaneità: i campi dove i ragazzi fanno skate, i nuovi locali che hanno aperto in fondamenta della Misericordia… le librerie indipendenti che tanto adoriamo!

    9. Vi è mai arrivata qualche richiesta strana o assurda attraverso il vostro profilo @veniceinpattern? Molte collaborazioni che ci sono state proposte erano assurde, possiamo dire praticamente quasi tutte! ma noi non lo vediamo come un aspetto negativo, anzi! è un modo per mostrare che il nostro progetto non è solo su Instagram ma è spendibile in tutte le realtà legate a Venezia. Quindi ogni progetto e collaborazione per noi è una sfida. 

    10. Clienti, followers e progetti, ne avete mai affrontato uno all’apparenza impossibile? Come avete risolto il problema? Più che impossibili le definiamo “singolari”! E per questo ci piacciono moltissimo! Una richiesta che poi si è concretizzata in una bellissima collaborazione è quella fatta dal Birrificio Artigianale Veneziano, noto a tutti i veneziani e non, come BAV! Dalla loro passione per la birra e il comune amore per Venezia sono nate tre etichette per la birra che esplorano il Palazzo Veneziano. Le birre sono sold out ma è possibile vedere l’intero progetto sui nostri social.

    Le birre e/a Venezia (:

    11. Cosa vorreste dire a chi, come voi, vorrebbe affacciarsi all’universo dei Pattern o, ad ogni modo, della creatività in generale? Il nostro progetto è partito come un gioco e pensiamo che sia questo il giusto approccio per iniziare un progetto. Trovare un tema a cui si è molto legati e/o interessati e sperimentarlo in modo totalmente libero, poi la strada pian piano la si trova.

    12. Viviamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini, il covid è stato una leva che ci ha ulteriormente spinti verso il mondo virtuale, quanto ha inciso tutto ciò sulla vostra attività? Trovate delle analogie con il modus operandi analogico o siete maggiormente colpite dalle differenze? “Grazie” al lockdown abbiamo potuto conoscere molte più persone virtualmente, che poi fortunatamente siamo riuscite a incontrare in un secondo momento anche di persona! La cosa che ci accomunava era la voglia di comunicare Venezia e soprattutto il desiderio di mantenere la città viva!

    13. Studio, lavoro, amici, famiglie, quanto le persone che frequentate ogni giorno hanno giovato ed influito sulla vostra esperienza creativa? Aver avuto due percorsi di studi differenti, ma non così agli antipodi, aiuta certamente nella produzione di contenuti perché il confronto e l’arricchimento reciproco è costante, insomma.. ci completiamo! Le persone che abbiamo attorno influenzano inevitabilmente la nostra creatività. Con il nostro progetto abbiamo avuto la possibilità di incontrare persone davvero interessanti che attraverso le loro storie hanno contribuito (e contribuiscono!) ad arricchire la nostra esperienza creativa.

    14. Quanto di voi osserviamo nelle vostre creazioni? Nel progetto convivono in realtà due visioni: Ilaria Pittana, l’architetto, “si occupa” della fotografia, mentre Ilaria Pitteri, la graphic designer, dei pattern. Inevitabilmente la nostra formazione e la nostra personalità incide sul risultato finale, ma è sempre un continuo confronto.. quindi nel nostro progetto emergono sempre due personalità!

    15. Sogni nel cassetto, forse in questo caso sarebbe meglio dire nei cassetti, ne avete? Se si, quali sono? Ne abbiamo tantissimi! Tra questi ci piacerebbe che Venice in Pattern diventi un punto di riferimento della città, un canale da usare per informarsi su Venezia a 360° ma attraverso il linguaggio unico del progetto! E in parte questo si sta già avverando: durante il lockdown il progetto è cresciuto tantissimo, è maturato e ha raggiunto davvero molte persone innamorate di Venezia. In questi due anni dalla nascita del progetto abbiamo raggiunto molti traguardi: bellissimi feedback dalle persone che ci stanno seguendo e tantissime collaborazioni con realtà veneziane!

    16. Viaggiamo nel tempo ora, immaginiamo siano passati 15 anni da oggi, cosa vorreste fosse cambiato nel vostro ambito? Wow, 15 anni sono davvero tanti! Forse si tratta di un tempo che ancora non riusciamo a immaginare, soprattutto per un ambito come il nostro che è in continua evoluzione! Se però dovessimo pensare a Venice in Pattern tra qualche anno, diciamo ad esempio 3 o 5 anni, quello che vediamo è una Venezia che non ha più segreti per noi: ogni angolo indagato, fotografato e patternizzato da Venice in Pattern. Bello no?

    Grazie ragazze per le vostre parole e per la vostra disponibilità, vi faccio un ultimo quesito: cosa vorreste dire a chi ci sta leggendo? Venezia è una città davvero magica e con un enorme potenziale, oltre a noi ci sono moltissime altre realtà giovani e innamorate di Venezia che vogliono tenerla viva! Quello che ci piace è fare rete con le persone e in parte abbiamo già costruito dei legami e delle collaborazioni che vanno in questa direzione! Venezia è piena di creativi come noi che operano in settori molto diversi. E quando ci uniamo, diamo vita a collaborazioni e progetti davvero bellissimi! Ma non vogliamo spoilerare nulla! Seguite la nostra pagina Instagram @veniceinpattern per essere sempre sul pezzo!

    Se desiderate propormi un’intervista scrivetemi a trarealtaesogno.com@gmail.com

    Cari Lettori e care Lettrici, se volete scoprire altre interviste o progetti seguite i seguenti link:

    L’intervista della settimana… “Irene di BeryLand”
    L’intervista della settimana… “Silvia, la guerriera”.
    L’intervista della settimana… Enrico degli Hangarten
    L’intervista della settimana… Gregorio – Titolare di “Volta Pagina” a Lorenzago di Cadore
    L’intervista della settimana… Claudia – Consulente relazionale del Gatto
    L’intervista a me stesso
    La libreria più bella del Mondo – è a Venezia
    Venezia deserta, maggio 2020
    Venezia, un giorno qualsiasi, prima del coronavirus
    10 cose da fare a Pellestrina almeno una volta nella vita…
    Pellestrina, un paese da scoprire…
    Quella volta che Topolino e Pippo hanno alloggiato a Pellestrina…
    Pellestrina, l’isola che… c’è!
    Il negozio Olivetti a Venezia

    Ogni cicatrice puó essere un sentiero che conduce al lato migliore di noi… – intervista a me stesso

    Oggi sono passati 20 anni da quel giorno estivo da cui la mia vita è rimasta sospesa nel vuoto per qualche tempo… per me è sempre come un secondo compleanno, a quella data infatti seguì un lento e graduale ritorno alla vita, circondato dagli affetti che mi hanno sempre sostenuto, che mi ha portato ad essere la migliore versione possibile di me.

    Oggi intendo raccontarvi una pagina fondamentale della mia vita, in un viaggio immaginario, attraverso gli occhi del me stesso dell’anno 2000, uno degli anni più importanti della mia vita.. l’anno che mi ha cambiato più nel profondo tra tutti.

    agosto 2000

    Il ritorno post ricovero alla diga di Santa Maria del Mare, uno dei luoghi a me più cari                                  (San Pietro in Volta – ora non più esistente a seguito della costruzione del MOSE)

    1. Ciao, mi permetto di darti del tu, so che sei in un periodo delicato della tua vita, che succede?
      In questo preciso momento della vita io sto combattendo con l’incapacità di accettare ciò che sono, mi sento a tratti emarginato dagli altri, passo molto tempo a scrivere, riflettere, diciamo che sento la mancanza di una valvola di sfogo e qualche sorriso, non riesco a trovare il mio spazio nel mondo, il mio stesso senso, un senso di afflizione.
    2. I 16/17 anni si immaginano come l’età della gioia, della spensieratezza, tu invece mi parli di dolore, apatia, senso di inadeguatezza, cosa ha appesantito così tanto i tuoi pensieri? La colpa è di qualcuno?
      La colpa è sita negli stereotipi che la società, oggi come domani a quanto pare, (sarebbe ieri come oggi, ma sto pur sempre parlando col mio passato ndr) colpiscono le persone dall’animo più sensibile. E’ impossibile incolpare qualcuno di specifico, perchè in fine dei conti i problemi nella maggior parte dei casi ce li creiamo da soli e proprio il loro accumularsi nei pensieri forma delle, metaforicamente parlando, matasse inestricabili e grigie. 
    3. Mi hai riferito della tua passione per la scrittura, particolarmente pensieri e poesie, in che senso ti hanno aiutato con la tua situazione? C’è stato un momento di svolta?
      Non trovando una strada al di fuori, nelle cerchie delle amicizie o altrove, ho provato, spontaneamente, ad affidare i miei pensieri, soavi o cupi che fossero, a carta e penna… fu istintivo; a scuola poi affrontammo il dolce stilnovo, i poeti giocosi, ho capito che in fondo scrivere da sempre rappresenta una valvola per veicolare se stessi al mondo circostante. La svolta è stato il sentirmi meglio dopo aver affidato alla carta i miei pensieri, perchè così il carbone interiore aveva uno scopo per cui bruciare e non accumularsi.
    4. Edo, qual’è stato il momento chiave?
      Indubbiamente la chiave di volta della nostra vita è stata l’estate del 2000, l’estate in cui tutto ha acquisito un senso maggiore, anche grazie all’esperienza di animatore in Oratorio a Mogliano.
    5. Quindi siamo arrivati al giugno del 2000 come punto di svolta, in che senso? Cosa è cambiato?
      Poco prima di giugno arrivò la svolta, ricordo bene che fui consigliato da Don Nicola e da un’amica, ad entrare nel gruppo degli animatori dell’oratorio don Bosco di Mogliano; in particolare oltre ai giochi pomeridiani, al mattino avrei seguito il giornalino dell’oratorio, una piccola, ma bella responsabilità. Stare a contatto con altri giovani, coetanei o meno, conoscere nuove persone, avere delle responsabilità, quell’avventura fu l’incipit di qualcosa di ancora più grande, fu l’inizio di una presa di coscienza su quanto valesse la mia vita. E… chissenefrega ma in quel giugno arrivò anche la mia bocciatura della terza superiore… succede anche ai migliori (: . 
    6. Edo, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo?
      Anche se amo la scrittura, per me la lettura è qualcosa di particolare, devo essere catturato dal testo, dallo stile e dalla trama, leggo poco, ma quando leggo non mi stacco dal volume che ho in mano quasi compulsivamente.
      Ho letto svariate volte “Un americano alla corte di re Artù”, un libro leggero ma con un finale con morale che mi ha sempre dato l’impressione di essere il valore aggiunto ad una storia di per sé leggera
      .
    7. Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché?
      All’epoca in questione non la sapevo usare, dettagli, ma c’è un ricordo che non ho modo di serbare con me e dunque vorrei poter rivivere: l’istante in cui sono uscito dal coma e tornato alla vita; io non posso ricordare quel momento e dato quanto mi ha cambiato in positivo posso solo che essere felice di aver avuto la mia seconda chance dalla vita.
    8. Quale soddisfazione ruberesti al tuo io futuro?
      Sono due piccoli sogni realizzati, la pubblicazione del Libro: Komorebi e quella di una poesia intitolata “Laguna” e dedicata all’isola di Pellestrina che ha fatto il giro del web negli ultimi vent’anni.
    9. Con quale personaggio del mondo fantasy senti un legame particolare?
      Vorrei dire Batman, ma non ho il fisico, in realtà io sono Paperino, la sua simpatia, tenacia davanti anche alle avversità più grandi sono l’emblema di come col sorriso tutto possa diventare più leggero.
    10. Ti sei mai trovato davanti ad una situazione all’apparenza impossibile? Se si, come hai risolto il problema?
      Assolutamente si, due ricordi in particolare, durante il ricovero del luglio/agosto 2000 quando iniziai a “tornare al mondo” beh, lì ricominciare a re-imparare a camminare e parlare non è stato uno scherzo, tanta fisioterapia, tanta tenacia e tanta logopedia… la mia memoria inizialmente era diventata poco elastica, instabile e circa il camminare, beh non ci riuscivo e per un breve periodo usavo una sedia a rotelle per muovermi.
    11. Quando hai realizzato cosa ti fosse successo? In cosa ha migliorato la tua vita?
      Quando dopo circa 30 giorni di ricovero mi son guardato allo specchio perchè volevo farmi la barba e ho visto la cicatrice, lì ho realizzato che era successo qualcosa di di cui non ero consapevole, mi girai verso mia madre e le dissi: “E questa cos’è? A me non piace la riga nella pettinatura…” Perchè in fondo tra antidolorifici e altro, i processi logici non mi avevano fatto realizzare del tutto cosa mi fosse accaduto, lì dentro in lungodegenza era tutto ovattato. Quando vidi la cicatrice capii la grande fortuna che avevo avuto, come se fossi rinato, era il segno della mia seconda chance.
      Quando vennero gli psicologi dissi che quell’Edoardo che trasudava dolore nelle sue parole era “morto”, la depressione a rigor di logica dopo ciò che avevo vissuto non aveva senso, non sentivo bisogno di loro, ero consapevole di essere cambiato.
    12. Siamo in un’epoca dove internet ha iniziato ad erodere molte abitudini che avevamo prima di questo periodo, quanto ha inciso tutto questo sul tuo modo di vivere?
      Sono cambiate tantissime cose, io già prima del 2000 avevo un mio piccolo sito di poesie su “geocities”, chattavo con persone di tutto il mondo in inglese tramite ICQ (ricordo ancora il mio id utente: 49269898), si poteva comunicare a distanze siderali quasi come fai tu oggi, ma all’epoca tutto aveva un gusto più bello, perchè includeva poco pregiudizio e molta scoperta del nuovo. Alcune persone le ho sentite per un lungo tratto della vita anche al di fuori di quei mezzi di comunicazione. Ricordo che molti si erano spaventati dal non sentirmi più nel periodo del ricovero, alcuni mi chiamavano sul primo cellulare (nokia 3210 – articolo correlato) per sentire come stessi. In sintesi il mondo internet all’epoca è stato il big bang di una infinita gamma di possibilità che forse oggi, come tutte le cose, inizia ad avere declinazioni così diverse dal diventare talvolta negative, ma non tutto è da buttare, fa parte dello spettro d’azione di ogni cosa avere zone d’ombra.
    13. Chi ha incentivato maggiormente la tua passione per la scrittura? Hai avuto una sorta di mentore?
      Quarta superiore, il mio insegnante di lettere, fu il mio più grande stimolo a seguire, perseverare e costruire il mio stile di scrittura. Un rapporto franco e sincero con una persona che stimo tuttora per la sua grande cultura umanistica. All’epoca scrissi una poesia che tuttora annovero tra le più intense della mia raccolta.

      Una panchina in riva al lago
      Noi due, seduti, vicini
      Nell’ora che s’avvia al desinare
      Il vento, che con dolce carezza
      abbraccia il nostro amore,
      gli ultimi spicchi di sole
      mi fan contemplare il tuo viso
      dolce e chiaro, resto senza parole
      i secondi durano ore
      questi sentimenti durano tutta la vita
    14. Quanto Edoardo c’è in ciò che scrivi? Come si intitola il tuo primo romanzo?
      In ogni poesia ci sono io, il mio vissuto, la mia visione del mondo o semplicemente delle emozioni che ho cristallizzato a parole. Nei prima metà del 2000 scrissi un breve romanzo ambientato tra Mogliano, Mestre e Treviso intitolato “Devo dirti una cosa”
    15. Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, raccontaci se ne hai ancora qualcuno nel cassetto:
      Allo stato attuale guardando a cosa, direi che il sogno nel cassetto lo realizzerò con Silvia. Dunque l’unico augurio è che il nostro cammino sia sempre costellato da piccole, ma importanti gioie.
    16. Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto e della tua esperienza, cosa speri sia cambiato tra 15 anni nella fase di crescita e sviluppo della personalità dei più giovani?
      Mi auguro che ci sia maggiore integrazione, comprensione, meno bullismo e più partecipazione e condivisione, ma temo che anche per il mondo futuro non ci sia spazio per questi valori, anzi, da quello che intravedo potranno solo peggiorare. Spero ad ogni modo di sbagliarmi.

    Ti regalo, come in tutte le mie interviste, una grande opportunità e ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
    Mai demordere, mai mollare, avere più fiducia in sé stessi e badare meno al giudizio altrui che, per quanto conti, non deve mai arrivare a renderci vulnerabili.
    Perchè, come dico sempre: “Nessuno crederà in te, se non sarai tu il primo a farlo”.

    Edoardo

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    L’intervista della settimana… Enrico degli Hangarten

    Ciao a tutti!

    L’intento di questa rubrica sarà  intervistare persone comuni, lavoratori, professionisti, personaggi. Il tutto per andare a carpirne qualche segreto o, più semplicemente, per farveli scoprire. 

    Capirete di più leggendo, ma vi ricordo che, se il format vi piacerà, non dovrete esitare a condividerlo e, ancora meglio, se avete dei talenti che volete far risaltare, non esitate, contattatemi a: 

    trarealtaesogno.com@gmail.com 

    Oggi vi parlerò, in una breve intervista, di Enrico Vergombello, membro degli Hangarten (Pagina Fb ufficiale), un duo che produce musica elettronica.

     

    Gli Hangarten
    1. Ciao Enrico, ti conosco da una vita, ma chi sei negli Hangarten?
      Sono quello con i capelli lunghi 😂 (non sei cambiato ndr), scherzi a parte, mi occupo della composizione e degli arrangiamenti con l’altra metà del duo che si chiama Michele lo Savio, lui è la parte vocale del nostro duo. 
    2. Ricordo i tuoi esordi, ma ora mi pare che il vostro livello stia salendo, cosa vi ha dato la maggiore spinta?
      Grazie per il complimento! La spinta ci viene data dalla continua voglia di migliorarsi e di sperimentare sempre nuove sonorità, in modo da scoprire nuove frequenze su cui sviluppare la nostra musica.
    3. Hai dei punti di riferimento? Dei professionisti a cui ti riferisci e dei quali aspiri di raggiungerne il livello? Oppure stai cercando di aprire la tua strada seguendo l’istinto?
      Sicuramente entrambi abbiamo dei punti di riferimento, derivano da due stili musicali ben distinti, i miei sono più orientati verso la musica elettronica, come ad esempio: Rone e Gesaffelstein. Per Michele la scelta cade maggiormente su una selezione di artisti più Indie Rock come Radiohead e Foals. È proprio questo il fulcro su cui si fonda “l’Universo Hangarten” ossia crescere fondendo le nostre differenze, un “melting pot” musicale di vario genere.
    4. Nei vostri brani percepisco molta riflessione e contemplazione del circostante, sbaglio? Ricordo anche il viaggio in Mongolia per il precedente videoclip, cosa vi lega a posti e culture remote?
      Sicuramente l’idea di emigrare altrove (in Francia a Parigi) ha giocato molto nelle nostre ispirazioni, per quanto mi riguarda, adoro l’idea di poter visitare dei posti insoliti come la Mongolia per arricchirmi personalmente e artisticamente con le esperienze che si possono vivere in tali luoghi.
    5. Torniamo a parlare di Te, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo?
      Certo! È un libro scritto da Frédéric Lenoir intitolato “La felicità”, solo il titolo dice tutto.
    6. Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché?
      Il mare, perché solo alla sua presenza sono in totale pace con me stesso.
    7. Tra tutte le serate in cui hai lavorato dietro il mixer, quale finora, in cuor tuo, ha dato le maggiori soddisfazioni? Perchè?
      Una serata di molti anni fa, quando, insieme a Dario Ferrara, abbiamo chiuso il concerto al dj Popof. E’ stato emozionantissimo e per la prima volta ho suonato davanti a molta gente, vedendo gli amici che sono rimasti lì, stoici, a sostenermi anche se ho iniziato a suonare solo alle 4 del mattino. E’ stato meraviglioso.
    8. Hai un compositore con cui ti senti legato o vedi dei punti in comune? Come vivi il rapporto da “band” con il tuo collega che fa da voce ai tuoi pezzi?
      Con il mio collega lavoriamo in simbiosi ed armonia nella fase compositiva, specialmente grazie alle influenze differenti che ci valorizzano e ci permettono di avere sempre delle nuove idee, il tutto senza legami particolari con altri artisti.
    9. Ti sei mai trovato davanti ad un pezzo all’apparenza impossibile da tradurre in musica? Se si, come hai risolto il problema? In cosa ti ha migliorato?
      Il problema, succede più spesso di quanto si creda, è di avere un pezzo bello, ma impossibile da continuare. Quando è così la miglior soluzione, secondo me, è lasciarlo da parte, non ascoltarlo più per un bel po di tempo e, solo poi, provare a tornare a completarlo.
    10. In tanti sognerebbero di avere le tue abilità, hai delle parole o consigli speciali da rivolgere a queste persone? Come hai fatto a migliorarti e a creare la tua audience?
      Rispondo con due parole, due soltanto: determinazione e pazienza. Sono indispensabili.
    11. Siamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini che avevamo prima di questo periodo digitale, ora tutti potrebbero cimentarsi nella produzione di un pezzo, quanto ha inciso tutto questo sul tuo mondo? Ti ha facilitato o penalizzato nel tuo itinerario musicale?
      Ci ha sia facilitato che penalizzato, infatti grazie ai nuovi mezzi a disposizione, gli artisti possono condividere più facilmente il proprio lavoro, ma allo stesso tempo si ha una maggiore densità di artisti che spesso, inesorabilmente, riduce le probabilità di essere ascoltati.
    12. Tutti gli artisti che hai incontrato, con cui hai collaborato, in cosa ti hanno maggiormente arricchito? Hai carpito qualche segreto?
      Si perché ognuno ha un modo proprio di esprimersi con la musica e con il materiale per crearla, non si smette mai d’imparare! 
    13. Quante persone, te compreso, o luoghi, ci sono nelle emozioni che trasudano dalle tracce che realizzi?
      Ogni pezzo creato dal nostro duo è ispirato da un luogo o da una persona, come ad esempio sulla traccia “Skyline” (che è anche il titolo dell’EP appena uscito) ci siamo ispirati al distacco dalle nostre città di origine (Link a Skyline – youtube).
    1. Se esistesse un talent show per compositori, parteciperesti? Quale sarebbe il pezzo forte con cui ottenere una standing ovation?
      Non penso che decideremmo di partecipare ad un talent show, così fosse  sceglieremmo sicuramente la canzone intitolata “Vanilla”, è il nostro pezzo forte! Hangarten – Vanilla – official youtube video
    2. Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, professionalmente parlando, raccontaci se ne hai ancora qualcuno nel cassetto:
      Per scaramanzia preferisco non dirlo, ma confesso che mi auguro che il nostro universo musicale possa giungere alle orecchie di più persone possibili, a cominciare da chi sta leggendo questo articolo che, scherzo, ha il dovere di condividerci!
    3. Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto, cosa sarà cambiato tra 15 anni nell’universo della produzione musicale?
      Dal mio punto di vista, ci sono due probabilità: la prima è che il virtuale domini totalmente. Vorrà dire addio a tutti i supporti fisici come cd o vinile. Li troveremmo solo nei mercatini dell’antiquariato. La seconda opzione è che si torni ad aver voglia di scoprire artisti nuovi, non solo via internet, ma andando al bar o ad un concerto senza sapere chi suoni o semplicemente andando un po’ prima del concerto dell’artista preferito per scoprire chi fa la prima parte e magari scoprire che gli Hangarten fanno buona musica. 

    Grazie Enrico per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo? 

    Enrico Vergombello – Hangarten

    …lasciate un commento o un like se vi è piaciuto e mi raccomando, condividete!

    Edoardo

    Link e risorse utili sugli Hangarten:

    Ascolta e acquista il nuovo singolo: Hangarten – Skyline – nuovo EP

    Facebook: Hangarten Fb

    Instagram: Hangarten Instagram Official

    Soundcloud: Hangarten on Soundcloud

    19 anni, 19 anni dopo… 17-7-2000 l’ultima pagina, per fortuna strappata.

    Oggi compio 19 anni, 19 da quando sono tornato alla vita. Potrà sembrare stucchevole, noioso forse, guardare indietro e ricordare, scavare a ritroso, ma per me il 17 luglio 2000 rimane e rimarrà la svolta, la possibilità, il jolly di una intera, all’epoca breve, esistenza. Ero un ragazzo normale, con tutte le debolezze di un’età in cui urliamo di essere pronti a tutto, ma in realtà non siamo ancora pronti a nulla. Depresso e rinato grazie alla sommatoria di esperienze di un anno tanto atteso quanto doloroso.

    Quella che è seguita al malore che poteva chiudere il mio capitolo a questo mondo, è una persona nuova, che, un’esperienza alla volta, ha imparato ad amare la vita e, perchè no, anche se stesso. Perchè in fondo scegliamo ogni giorno con chi trascorrere i nostri giorni felici, ma spesso scordiamo che con noi stessi, passeremo tutta la vita. Se non impareremo a ridere dei nostri difetti, a perdonarci gli errori, a tenere il sorriso davanti a chi ha il muso, non avremo perso nulla, se non l’opportunità di essere felici per quello che siamo e per ció che abbiamo.

    Prossimamente su questo blog, intervisteró me stesso, l’io di oggi proverá a chiedere al me di allora cos’era successo e cosa sia poi cambiato.

    Un abbraccio e grazie a tutti voi, a chi c’era e a chi c’è ora. In attesa di farvi scoprire qualcosa di più dell’itinerario che mi ha portato ad essere chi sono.

    Kintsugi, metafora esistenziale

    #trarealtaesogno #intervista #17-7-2000