Komorebi, ebook al prezzo di mezzo caffè

In evidenza

Komorebi, ebook al prezzo di mezzo caffè

Solo fino al 4 aprile 2020!

promo mezzo caffè

Amici ed amiche che seguono questo blog, volevo annunciarvi questa iniziativa a supporto del periodo di isolamento forzato che tutti noi, italiani e non, stiamo vivendo. Confido che gli appassionati non si lascino sfuggire la possibilità di avere l’ebook al prezzo speciale di 50 centesimi! Praticamente mezzo caffè.

In queste pagine troverete romanticismo, riflessione, quiete.

TROVALO QUI IN VERSIONE EBOOK

Un abbraccio a tutti

Edo

– Promozione valida solo su play libri – solo versione ebook –

ALTRE INIZIATIVE:

Devo dirti una cosa. . . | Gratis! Solo su Kindle Unlimited fino al 26 aprile 2020!

Komorebi, da oggi li puoi trovare a Spinea!

Komorebi. . . Cosa significa? I perché di questa scelta

Komorebi – Il libro: Cartaceo o Ebook

Venepix – La tua finestra su Venezia…

12

Scopri anche…

Instagram – Venepix

Instagram – Komorebi

ECCO DOVE TROVARE L’EBOOK O
COME ACQUISTARE LA VERSIONE CARTACEA

 

Il pane fatto in casa…

Il pane fatto in casa…

Una necessità che si fa piacere

Tutti noi stiamo vivendo momenti, chi più, chi meno gravemente, di angoscia. Non è mia volontà parlarvi del virus, della pandemia o di chissà quale altro aspetto di cui non ho le competenze per interloquire degnamente.

Siamo già avvolti da una spirale di profeti tale, che un’altra sola voce al riguardo sarebbe solo un surplus al “baccano” circostante.

Consiglio semplice ma sincero: ascoltate le fonti ufficiali, badate solo alle notizie certe, non alimentate le dicerie.

Dopo una simile premessa, necessaria, mi ricollego proprio alla parola “alimentate“, segnalandovi questa ricetta per ottenere un meraviglioso pane casereccio o molteplici panini di taglia ridotta.

Gli ingredienti in ordine di introduzione sono:

  1. 250ml di acqua tiepida (tenete pronta una piccola quantità ulteriore in un bicchiere per aiutare, se necessario, l’amalgamarsi dell’impasto).
  2. 50ml di olio EVO
  3. 15g di sale
  4. 500g di farina Manitoba (o tipo 0 o meglio ancora farine meno lavorate, ad es. tipo 1 e 2)
  5. Lievito per pane o pasta madre in proporzione alla farina (nel mio caso 50g di lievito madre) 
  6. 1 o 2 cucchiaini di zucchero per alimentare il lievito

Ecco i passaggi salienti:

Versate l’acqua tiepida (250ml) in una ampia ciotola o all’interno di una planetaria, versate i 50ml di olio EVO, infine aggiungete il sale.
Mescolate piano e poi un poco per volta aggiungete la farina (500g), poi lievito ed infine lo zucchero.
Impastate a mano fino ad ottenere una palla omogenea oppure sfruttate il programma impasto sulla vostra planetaria; basteranno meno di 3 minuti nell’ultimo caso.
Lasciate il tutto a lievitare almeno 90′ (meglio 120′) nel forno con la luce accesa.
Una volta finita la lievitazione scegliete se infornare l’impasto tagliandolo a croce alla sua sommità o se fare dei panini più piccoli. Impostate il forno su ventilato a 220° e una volta raggiunta la temperatura infornate per almeno 20′.
I tempi di cottura e doratura possono variare da forno a forno quindi dopo 15′ controllate come procede il tutto senza aprire il forno.
A fine cottura ed a vostro gusto dovrebbe apparire quello che vedrete nella foto sottostante.

In pratica otterrete una delizia con cui accompagnare i vostri pasti per qualche giorno.

Se non siete super ghiotti di pane valutate di tagliarlo a fettine e surgelarlo per un consumo successivo.

Buon appetito e… se vi è piaciuta questa ricetta condividetela (argomento anomalo per questo blog, ma non si sai mai…) !!!

IMG_5921

Il magnifico risultato

Voga alla Veneta – il mio sport del cuore

IMG_5895

Io ed il mio Maestro Angelo Scarpa “della Pitta” in una delle lezioni di Voga alla Veneta

Stavano finendo gli anni ’90 ed io, adolescente, durante le vacanze estive a Pellestrina, dopo aver scoperto il Kayak grazie al Prof. Giovanni Scarpa “Stella” presso la Polisportiva Portosecco di San Pietro in Volta faccio la scoperta più bella della mia gioventù.
La Voga alla Veneta! Fu amore a prima vista, grazie al territorio in cui potevo praticarla ed al mio mentore, Angelo, uno storico professionista di quel magnifico sport.
Ricordo con emozione la sensazione di estrema simbiosi con la natura circostante durante le sessioni di allenamento e con altrettanta gioia ricordo con emozione le regate (ne ho disputate due), in cui tantissime persone seguivano e tifavano dalle rive seguendo il corso della gara a bordo delle biciclette o dei motorini.

Questo sport, praticabile sia in varie Polisportive lagunari che in quelle presenti nella terraferma (ecco un elenco regionale polisportive e località) risulta magnifico e ricco di gratificazioni.

Lo consiglierei a chiunque, a prescindere della fascia d’età, ma sempre con la giusta dose di buonsenso.

Scopritene di più!

Eccovi il link ad un tratto di regata della Polisportiva Portosecco: video

Prof. Maler ed i Maya – racconto surreale

Questi giorni di isolamento forzato e doveroso portano a riscoprire quei dettagli che lo scorrere vitale avevano oscurato. Sistemando delle carte con mia moglie ho rinvenuto un tema/racconto di una sessione interdisciplinare di lettere-arte delle superiori. Risale al 2001, quando avevo 18 anni e penso possa essere tuttora una buona lettura per il pubblico di questo blog.

Ecco a Voi:

Il prof. Maler ed i Maya

“Buonasera esimi colleghi, sono il Prof. Maler, archeologo di fama mondiale; ho convocato questa conferenza stampa per rivelare al Mondo l’incredibile esperienza vissuta in prima persona. Ebbene, quella che sto per raccontare è senza dubbio la vicenda più affascinante della mia vita, infatti circa sei mesi fa, per motivi tuttora ignoti, subii uno spostamento spaziotemporale e mi ritrovai in una città Maya, quella che oggi è conosciuta come Tikal.
Lo so può sembrare incredibile, ma è tutto vero, per cui vi prego di ascoltarmi.
Correva il 15 dicembre del 2000 e, mentre compivo degli studi su alcuni reperti di un cartiglio Maya di cui mancava un pezzo, caddi in un forte torpore, al risveglio ero in una foresta dalla vegetazione  fittissima e a me inconsueta, con un clima totalmente diverso da quello europeo, assai più caldo. In un primo momento non capivo nulla, ero disorientato, mi credevo pazzo, poi però realizzai che quello che stavo vivendo era qualcosa di incredibile e probabilmente unico nella storia dell’umanità.
Decisi di muovere qualche passo in quella foresta, giusto per cercare altri uomini e capire dove mi trovassi…
Incrociai un uomo a torso nudo, mi vide e diffidente venne verso di me, poi si inginocchiò e mi guidò devotamente fino alla città, che giaceva in una zona pianeggiante senza alberi al centro della foresta, appariva tipicamente Maya, e piena di vita.
Quest’uomo mi fece capire che si chiamava Artiglio di Giaguaro, simbolo che portava al collo, per comodità per il resto del racconto lo chiamerò Tim.
Tim intuì la mia curiosità, forse da come mi guardavo intorno meravigliato, forse per l’espressione del mio volto, così cominciò quello che potrei definire un vero e proprio, con le dovute virgolette, “giro turistico”. In primis mi guidò al mercato cittadino, costituito da una doppia cine muraria nella quale si creavano gli spazi vari commercianti. Nelle vicinanze si trovava l’acropoli, assai ricca di monumenti e anch’essa dalla forma quadrangolare, questa domina la piazza che si trovava poco più a est, brulicava di persone tutte più o meno vestite allo stesso modo della mia “guida” Tim, quindi seminudi, coperti quel tanto che bastava.
Vicino a questa piazza è posto il primo tempio cittadino, che Tim mi mostra orgogliosamente, infatti era il tempio che in un certo qual modo portava il suo nome, era il Tempio del Giaguaro, costruito a gradini, sul retro del quale c’era un’altra grande piazza anche questa brulicante di persone.
Più a ovest si vedeva sorgere in lontananza un altro tempio, ancora più grande ed appariscente del primo, con dei gradini enormi e, sul lato a nord est, una scalinata imponente che permetteva di raggiungerne la sommità.
Man mano che salivami sembrava di avvicinarmi a Dio, era emozionante, e da qui potevo vedere anche la cima del tempio di un villaggio vicino, alla cui sommità ardeva un grande focolare celebrativo.
Per concludere il giovane Tim mi portò in un edificio ludico, in cui si praticava il gioco della palla, lo raggiungemmo attraverso una strada lastricata, veramente ben concepita e assai pulita.
Dopo aver visto tutto ciò però l’indigeno mi riaccompagnò, mio malgrado, alla foresta, dove mi consegnò un sacchetto contenente qualcosa di rigido e spigoloso, pareva pietra, lui mi sorrise e arrivato al punto in cui lo incontrai mi salutò ancora una volta con un inchino e io ricaddi nel torpore, per risvegliarmi nel mio studio…
Ero convinto di aver fatto un bel sogno, nulla di più, invece ad un tratto mi cadde a terra da una tasca, che io credevo vuota, un sacchetto uguale a quello che mi aveva dato Tim, lo aprii, ebbene, dentro c’era proprio la parte mancante di cartilio con inciso in basso un nome… Artiglio di Giaguaro, già proprio Tim, lui era uno scultore e mi aveva fatto vedere le sue opere.
Detto ciò concludo questa conferenza stampa, per ulteriori notizie potrete ritirare all’uscita un volumetto con il resoconto della vicenda, buonasera a tutti”.

IMG_5894

Ecco il dattiloscritto del 2001