Quella volta che Topolino e Pippo hanno alloggiato a Pellestrina…

Questo è un aneddoto noto a pochi, non lo dico per farmene un vanto, ma sicuramente il fatto di aver scoperto questa chicca sul territorio d’origine la devo a mio padre, quindi un grazie risulta doveroso.

Per anni infatti mi ha raccontato di quel “famoso numero” in cui Romano Scarpa,

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La copertina di questo numero

con la collaborazione di Giorgio Cavazzano (celeberrimi personaggi della sfera Disney italica), hanno fatto trascorrere qualche ora nell’isola di Pellestrina ai due protagonisti della storia. Così, alla fine ho deciso di averne una copia solo per me, tanta era la curiosità di andare a fondo a questo aneddoto.

E così, pagina dopo pagina, ecco che d’un tratto i protagonisti lasciano, per motivi di sicurezza, la località in cui la storia era cominciata per rifugiarsi in un luogo definito: “paesino sperduto nelle lagune di Venezia”.

Ed è così che assistiamo a ciò che, per molti abitanti di tale territorio, si rivela un vero proprio sbarco nell’isola di Pellestrina.

Vi allego alcuni scatti tratti dalla storia in questione, sperando di far cosa gradita a tutti gli appassionati del mondo Disney, ma anche a chi quei luoghi li vive o li ha vissuti come abitante o visitatore.

Non è faticoso infatti riconoscere ampi tratti dei paesaggi locali.

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La partenza

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L’arrivo al “paesetto staccato dal mondo”

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L’arrivo a Portostecco – classica storpiatura fumettistica del toponimo della località “Portosecco” sita nell’isola

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Il grand hotel altro non è che una casa molto particolare situata presso la località “Dei Botta” dell’isola – lì l’autore visse

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il “Malta Garden” fu un locale dell’isola situato ove ora sorge un omonimo panificio “Ballarin Malta”

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Qui infine vediamo i protagonisti camminare sui murazzi verso Santa Maria del Mare, si intravede anche l’antico faro che sorgeva sulla diga dell’omonima località

Ed eccoci quindi a concludere questa curiosa avventura, non ho ovviamente condiviso tutta la storia perchè così potrete soddisfare la vostra curiosità in completa autonomia.

Probabilmente sia su ebay che su amazon potrete trovare questa perla, vi allego un link o due di esempio per cercarla senza problemi.

Al prossimo aneddoto cari lettori!

Pippo alle olimpiadi su Amazon
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Ed ecco i video in cui ho parlato di Pellestrina e di Venezia:

Avete mai giocato a… Monopoly?

E così, in un giorno qualsiasi di maggio, nella mia mente torna a galla un ricordo, si tratta di un locale che frequentavo quando avevo meno di vent’anni, il classico pub, ma celava un piccolo segreto che, non so in quanti altri luoghi, non ho riscoperto da nessun’altra parte ed era proprio il segreto del suo successo.

Cosa differenziava questo locale da qualsiasi altro? Ebbene, oltre al menù del cibo, su richiesta, ci si poteva far portare un gioco da tavolo, così da poter passare la serata tra una pietanza, un drink e del sano divertimento!

Non cito il nome di questo locale, non perchè non me lo ricordi, ma perchè preferisco evitare di inficiare l’attività di coloro lo gestiscono attualmente, dopo una severa quantità d’anni di inattività, con tutt’altra filosofia.

Quali giochi si potevano praticare in questo luogo? Eccone qualche esempio:
Trivial Pursuit, TabooMonopolyPictionary , Non t’arrabbiare, Forza 4, Uno!, Hotel solo per citarne alcuni!

Io ho ancora vivide nella memoria delle sfide infinite a colpi di cultura generale con il Trivial Pursuit, gioco in cui l’intera compagnia si contendeva la vittoria finale la maggior parte delle volte.

Certo, forse alcuni di questi titoli dopo qualche birra sicuramente possono sfociare in momenti di forte ilarità, eppure a quei tempi della buona musica, del divertimento semplice, erano più che sufficienti per passare serate fantastiche.

e voi, che giochi di società avete a casa vostra? Fatemelo sapere nei commenti!

 

Come nascono i Komorebi?

I Komorebi (articolo precedente) sono dei brevi componimenti poetici, frutto di una riflessione interiore che sgorga da un luogo sconosciuto ed invisibile, l’anima.
Non hanno un perchè od un come, essi appaiono, aleggiano e si palesano per poi volare via.

Come dei colori lanciati con una consapevole casualità sulla mia tela interiore.
Se non riflettessi approfittando del silenzio, sarei dovuto nascere sasso, se non mi potessi emozionare davanti allo spettacolo del mare, sarei dovuto nascere privo di sentimenti.

A volte fermandomi a pensare, da giovanissimo, sfibravo la mia essenza, oggi attraverso quel dolore e tanto, tantissimo ascolto interiore ho trovato equilibrio e gioia e vivo questi stati come sfogo artistico del mio percorso di vita.. essi sono totalmente scevri di accezioni negative, semplicemente hanno senso di essere perché condensano in poche parole un istante che, in un momento indefinito, mi ha attraversato e mi si è impresso dentro.

Così, talvolta dopo migliaia di albe e tramonti, è potuto germogliare in me quel determinato pensiero. 

Ogni singolo testo da me scritto risulta espressione del mio percorso di vita, nella gioia e nel dolore.

Edo

Komorebi, da oggi li puoi trovare a Spinea!
Komorebi – Il libro: Cartaceo o Ebook
Ma chi glielo dice a Gutenberg?

Jesolo, aspettando l’alba…

In questo periodo di limitazioni anche un semplice desiderio, come andare ad ammirare l’alba, può essere difficoltoso.

Concediamoci qualche minuto di relax, immaginando di essere in riva al mare, in attesa che il sorgere di un nuovo giorno ci abbracci con il suo messaggio di speranza.

Perché in fondo le limitazioni che ci affliggono oggi, saranno le fautrici della gioia nella riscoperta della libertà che giorno dopo giorno, si sta avvicinando.

Ricordate sempre:
“Anche il più difficile dei cammini, è pur sempre costituito da un passo per volta”.

Attrezzatura utilizzata:
Sony AS200 + remote control

 

Sandisk microSDXC 128gb Extreme pro

Manfrotto cavalletto

Software:
Da Vinci Resolve

 

Musica: Slow-motion from Bensound.com

Ma chi glielo dice a Gutenberg?

Fermiamoci a pensare, oggi siamo abituati ad accedere a qualsiasi contenuto, indagare su qualsiasi tema, ripescare qualsiasi opera, istantaneamente. Vogliamo cercare le migliori rime di Dante? Eccole! I versi più accorati di Leopardi? Eccoli! Scoprire il ritmo giambico in Guinizzelli e Cavalcanti, migliorando la nostra conoscenza della metrica italiana? Lo possiamo fare qui! E se volessimo cambiare tema, sostenendo una buona causa per una specie in via di estinzione, possiamo farlo, subito qui! Tutto, istantaneo e veloce.

gutenberg

Eppure la divulgazione di determinati contenuti, oggi, ci appare con un appeal diverso. Non è un problema di mero valore del testo in questione o dell’importanza del tema in sé. E’ cambiata la velocità con cui fruiamo i contenuti, non solo la loro capillarità. Chi di voi recentemente si è spinto in una biblioteca per cercare un libro? Io sì, non vuole essere una vanto, bensì un promemoria di quanto patrimonio, per assuefazione, spesso ci lasciamo consapevolmente alle spalle.

Per esempio, tutti noi abbiamo una macchina fotografica digitale, molti magari hanno usato, o usano tuttora, quella a rullino, bene; quello che voglio dire è, non tutto ciò che è nuovo, moderno, necessariamente è anche migliore di ciò che lo ha preceduto, è semplicemente diverso in alcuni aspetti. Volete imparare la tecnica fotografica? Scoprire qualcosa che vada oltre l’utilità dei megapixel? Provate a leggere o a cercare i libri di Feininger, tra le sue opere troverete (in biblioteca, ma anche usate online) “il libro della fotografia” ed “il libro della fotografia a colori”; sarà come adentrarsi nell’intimità di un argomento che, rispettosamente parlando, photoshop non potrà mai darvi. Capire come funziona una cosa va oltre la sua stessa declinazione successiva, è nozione trasversale.

Siamo spinti socialmente ad essere interattivi attraverso monitor e tastiere, più spesso ancora, me medesimo con questo blog ne sono la prova, attraverso i soli touch screen dei cellulari, meno, ma presenti i tablet. Ci stiamo allontanando dalle nostre origini, che non è un male, ma non dobbiamo mai perdere il fine. Oggi le informazioni volano, velocissime, forse prossime alla velocità della luce, da un capo all’altro del pianeta; con esse i contenuti, i libri, i video, tutto. Il dunque di tutto questo ragionamento a cuore e mente aperti è il seguente: la velocità, circostante e del mezzo utilizzato, si sta trasferendo sui contenuti, dapprima coi limiti fisici, come i 160 caratteri di un SMS, recapitato in una manciata di secondi da un capo all’altro del globo, poi man mano verso il tempo dedicato alle fonti dei contenuti stessi.

Prima di tutto questo, per la nostra (autore datato 1983) generazione, leggere un libro era come salire a bordo di un’astronave, andare in biblioteca dunque era come raggiungere l’ “astronave madre”, oggi tutto si è fatto più fugace, passiamo più tempo su TikTok che su youtube, confidiamo più sogni a Facebook che ad un diario, acquistiamo libri (meraviglioso, non dubitatene) attraverso book reader che non potranno mai odorare di carta.

Cari lettori, il mio intento non è apparirvi come un dinosauro che si aggira per una fiera di elettronica, cosa che peraltro susciterebbe un gran clamore, ma semplicemente voglio instillare in voi il gusto di scoprirne di più, perchè sono certo che qualcuno leggerà queste righe con nostalgia, ma molti altri potrebbero leggerle con il fascino di qualcosa che non hanno potuto vivere, come quella ragazza che un anno fa girava in un negozio di elettronica tenendosi stretta un LP dei Queen.. per me fu un’emozione vedere quella scena, perchè lei stringeva con amore un qualcosa che non appartiene alla sua generazione.

Dunque, come facciamo a dire a Gutenberg che i suoi sforzi di poco meno di 600 anni fa, sono svaniti attraverso le nuove forme di divulgazione? Chi glielo dice che, i Menestrelli oggi sono degli audiolibri? O che i Consiglieri di corte oggi sono degli youtubers? Nessuno. Ma il messaggio corretto è, viviamo il presente, guardiamo al futuro e non dimentichiamo ciò che ci ha preceduto.