I Segreti di Venezia: Francobolli in un mondo di email…

Quante notifiche hai ricevuto nell’ultima ora?

È vero, nessuno le conta, qualcuno comincia a farlo solo quando la vibrazione o il suono diventano troppo frequenti, trasformando una forma di relazione in un tedio digitale. Una catena robusta che ci canalizza verso questi contenitori dalle infinite possibilità, ma delle sottili fattezze.

La nostra vita scorre al ritmo di pixel luminosi. Riceviamo centinaia di email fredde, che ci fanno sentire scelti, giusto per il tempo di capire che quel tono si rivolge ad altre migliaia di individui, identico, suadente, veloce. Messaggi istantanei che evaporano un secondo dopo essere stati letti, come le prime gocce di pioggia sul cofano delle auto dopo una lunga corsa al sole. Sentiamo nei polpastrelli, che prudono, la fretta di rispondere, nell’illusoria idea che nel farlo si amplifichi l’essere connessi con tutti. Tutto questo però si traduce nel non essere vicini a nessuno. La nostra casella di posta è un’accozzaglia di scadenze, promozioni irripetibili e newsletter di quei corsi a cui non ci siamo mai iscritti e, se lo abbiamo fatto, non ne ricordiamo il perché.

Ora, prova a fare una cosa insolita: respira ed ascolta quel silenzio. Chiudi gli occhi per un secondo e immagina un rumore diverso, un silenzio che si fa suono.

Immagina una calle veneziana la mattina presto, il silenzio interrotto solo dal battere ritmico dei tuoi passi sulla pietra d’Istria. Il profumo di sale e di carta densa, di quella che il tipografo tiene in un vano nascosto per le occasioni speciali. Ora, specialmente se sei nato dopo il 2000, viene il difficile: visualizza una cassetta delle lettere, quelle di un rosso antico, lo stesso dei cuori disegnati dagli innamorati. È incastonata in un muro scrostato dal tempo e, pure lei, non sta messa così bene. È qui che inizia la mia “resistenza analogica”.

Il Manifesto della Lentezza: Perché una cartolina (e perché ora)

Scrivere una cartolina nel 2026 non è un’operazione di marketing, anche se ci somiglia molto lo ammetto. Il mio nasce come un atto di ribellione.

Un tempo la cartolina era il fulcro del viaggio, era la dedica rivolta a chi era importante per noi o chi ci dava il batticuore. Oggi somiglia a un reperto archeologico e a tale pare assurgere pure chi vuole spedirle ancora.

Immaginate la scena: “guardate! Ha spedito una cartolina, imballatelo e speditelo ad un museo che lo esponiamo”.

Quando hai scritto a mano, non vale contare le firme, per l’ultima volta?

C’è una magia ancestrale nella scrittura a mano: non esiste il tasto cancella. C’è l’errore, c’è la sbavatura d’inchiostro, c’è la grafia che cambia ritmo a seconda dell’umore o del tavolo traballante di un caffè o dell’emozione che cervello e cuore trasmettono alla punta della penna. Scrivere a mano significa dedicare lo spazio più prezioso che abbiamo — il tempo — a una persona specifica. Trasferire un pezzo di anima attraverso i tratti della china.

Non sto cercando follower, sto cercando i complici di una nostalgia folle e affascinante. Quella di un’attesa. Voglio riabilitare il diritto di aspettare il postino, di rattristarci perché la cassetta è ancora vuota, non per un acquisto online di un robot da cucina o per una bolletta.

Il Rituale: Come nasce un frammento di Venezia

Questo progetto non nascerà dietro lo schermo di un computer, ma tra le pieghe della città più magica del mondo. Il mio dietro le quinte sarà un rituale lento, diviso in tre atti:

La Ricerca:

Non userò cartoline commerciali e lucide, almeno ci proverò. Ognuna avrà già una storia prima ancora che io inizi a scrivere, magari nello spazio per la dedica troverete una poesia tratta dal mio ciclo “Komorebi”.

L’Ispirazione:

Mi siederò sul bordo di una fondamenta, con i piedi quasi a sfiorare l’acqua, o al tavolino di un vecchio locale. Guarderò la luce riflettersi sui canali e cercherò le parole giuste.

Il Sigillo:

Il francobollo, il timbro postale, il gesto di affidare la carta al metallo della cassetta rossa. Da quel momento, l’oggetto viaggerà fisicamente, prendendo pioggia, vento e assorbendo le scintille di vita di coloro che gli saranno vicini, fino a te.

La Regola della Singolarità: Da Venezia a Londra, Messina, Roma, Parigi, Berlino o a casa tua

Siamo abituati alla produzione di massa, agli algoritmi che replicano i messaggi all’infinito. Ricolmi di una gratitudine dispensata per necessità e non per animo. Per questo ho deciso che ci sarà una sola, determinata quantità di cartoline all’anno. Una, due, venti, destinate a pochi lettori in qualsiasi angolo del pianeta (limiti di spedizione permettendo). Da Venezia a Tokyo, la distanza non conta.

Non c’è niente da comprare. Non è un concorso a premi. È un regalo, un ponte gettato tra la mia realtà (e il mio sogno) e la tua quotidianità.

Vuoi essere tu a ricevere il prossimo frammento di laguna?

La cartolina è sul mio tavolo, intonsa, in attesa di un nome e di un indirizzo. Se senti il bisogno di rallentare, se la tua cassetta delle lettere ha fame di qualcosa di usuale, ma inusitato, candidati per riceverla.

Scegli la tua strada:

1. Il mezzo:

Instagram: Clicca sull’immagine qui sotto (ti porterà sul mio profilo ⁠@Trarealtaesogno⁠), seguimi e inviami un messaggio privato.

Email: Se preferisci la lentezza e la riservatezza della posta elettronica, puoi scrivermi direttamente a trarealtaesogno.com@gmail.com.

2. Non scrivermi solo “la voglio”. Raccontami, anche solo con tre parole, perché hai bisogno di un sussurro da Venezia nella tua vita in questo momento.

Ti farò sapere se sarai scelto. Io sono pronto a scrivere, ma tu, sei pronto ad aspettare?

Scopri il momento e il motivo che hanno fatto nascere la mia passione per la scrittura

Sono nato nell’agosto del 1983, alla radio a quei tempi passavano di continuo I just called to say I love you di Stevie Wonder, il Mondo correva veloce, ieri come oggi, certo la percezione è cambiata, ma ogni epoca corre a modo suo.

Sono cresciuto circondato dall’embrione delle tecnologie che, oggi, ci permettono di comunicare a 360° in pochi istanti, ma dove, forse, il valore di ogni singola parola “spesa” era diverso, maggiore, più ponderato.

Una telefonata variava di costo a seconda della durata, Voltron trionfava in tv, una canzone si ascoltava sul vinile o in musicassetta o si aspettava per giorni che passassero i Queen alla radio per registrare il brano, maledicendo prontamente il Dj in questione che, ovviamente, avrà parlato all’inizio od alla fine del brano, rovinando il nostro capolavoro. Le pendrive non si poteva immaginare cosa fossero e Super Mario era il nostro eroe del cuore.

C’è chi dice “cosa ne sanno i 2000?” e forse non ha del tutto torto, ma, senza dilungarmi oltre, mi aggancio proprio a questo numero per parlarvi di me e di quando ho cominciato a scrivere.

Correva il 1999, avevo 16 anni, crescere a prescindere dal contesto in cui si è inseriti non è mai facile, accettarsi per ciò che si è, di certo, non è da tutti ed eccoci dunque alla grande ricerca di una valvola di sfogo.

Agosto 2000

Il mindset di un teenager non è mai “omogeneo”, vi sono scoperte, cambiamenti, collisioni e successi. Si diventa come una pentola a pressione dove, senza la giusta valvola, si rischia di esplodere. E il botto spesso è interiore, specie per chi ha una sensibilità maggiore di altri.

Fu così che, fortuna volle, provai a scrivere una poesia, figlia delle sensazioni che mi portavo dentro, uno sfogo che, come la valvola della pentola a pressione appunto, mi ha permesso di scoprire un modo di rendere manifeste a me stesso e ad una cerchia ristretta di persone le mie emozioni, nel bene e nel male.

Da questo momento il mio “flow” poetico non si è più fermato, ecco la primissima che scrissi:

IL GUARDIANO DEL FARO
Il guardiano del faro
uomo solo e abbandonato
a sé; a cui nulla è più caro
e che tutto del suo passato ha dimenticato.

Vecchio e stanco
scruta il mare
rumoroso e bianco
che le nuvole stanno a guardare.

Già le nuvole
che vedono questo cielo in Terra
che vorrebbero coprire, invano.

Così il vecchio non si lascia coprire
dalle nubi della solitudine
che lo circondano.

In quest’opera, acerba ma intensa, si intravedono le crepe delle insicurezze, dell’accettazione, ma al contempo il senso del viatico obbligato verso il domani, di certo più sereno, grazie alla consapevolezza che, oggi riesco a definire in tal senso, ma che all’epoca era solo un vaporoso orizzonte di incognite.

Le poesie dunque sin da allora sono diventate il mio modo di scrivere a e di me stesso, del bene che percepivo e del male che vivevo.

Allego altri esempi di queste acerbe poesie, più di 100 in archivio, che forse un giorno ritroverò il coraggio di condividere come ho fatto con il mio “nuovo ciclo” cioè i: KOMOREBI.

Ve ne faccio assaggiare sei, solo per voi:

PARTECIPE DEL TUTTO
com’è bello aprire gli occhi
e vedere il mondo
come nessuno
l’ha potuto vedere prima
com’è bello respirare
un’aere nuova
e sentire nuvole
ricolme di sole
entrare dal naso
ed uscire come luce
da tutto il mio essere
sentirsi leggeri
volare tra gli stormi
e udir il lor cantare
com’è bello
carezzare i prati in fiore
e sentire
il lieve palpito naturale
scorrere tra mano e mondo
abbracciato dal profumo dell’infinito
com’è bello arcobaleno
inizia in terra
finisce in cielo
dove gli angeli alati
lo sorreggono per noi
vorrei essere
solo occhi e sensazioni
solo così
sarei partecipe del tutto.

LAGUNA
luogo incantevole
a parole indescrivibile
in cui si tuffa il sole
del quale rifletti il colore
mentre tramonta
e ci fa l’occhiolino dal pelo dell’acqua;
ci son giorni in cui sembri oro
altri in cui sei smeraldo
altri in cui non c’Ë orizzonte
e tu sei azzurra come il cielo
e gli stormi di candidi gabbiani
son le tue nuvole
una cosa in te non cambia mai
è la tua bellezza…

FELICITA’
Dopo aver bevuto Questo drink di felicitá
Scrivo versi controvento giá bruciati al sole
Senza sapere come Sono caduto in questa situazione
Solo agire col cuore Senza far passare dalla mente
Qualunque azione o decisione
Stringo nel mio pugno forte il cuore
Che ha preso spontaneamente a volare
Senza sapere realmente dove voleva andare
Mi pingo la faccia di un colorato sguardo
E faccio esplodere cromia ov’era apatia
Mi perdo di me alla ricerca di alcunchè
Giaccio felice nel fluire della vita
E sorrido, perché il sorriso in volto
È la porta aperta alla felicitá ventura

SILENZIO
prova a fare silenzio dentro di te
prova ad ascoltare ciò che il silenzio sa dire
solo nel silenzio interiore troverai
le risposte che cerchi
perchè nel silenzio parla il cuore
e il cuore sa cosa è bene per te
ascolta il silenzio
cerca di cogliere il passare delle emozioni
fatti travolgere dai ricordi
poi trova quegli istanti
che han lasciato i solchi più profondi
nel tuo cuore
e segui la via indicata
se ti condurrà alla luce
urla al mondo la tua gioia

SOGNI VAGABONDI
guardo alla mia vita
sogni e desideri
scorrono nello specchio dei ricordi
poi d’un tratto mi rendo conto
che un’immagine nuova
ha sconvolto un giorno
nel quale scorgo un istante
tra tutti gli altri
un frammento di vita
ha cambiato tutto
Rivelandosi fondamentale
così come nel vuoto si creano prospettive
così nella mia vita si genera amore
i sogni dapprima vagabondi
ora sanno tutti dove andare
in un luogo tra battito e cuore
a pochi passi dall’anima
alla velocità della luce
vorrei avere dei ricordi con te
perché ora che ti ho scoperto
sei già il sogno del mio destino
e sento quanto manchi
in tutti i ricordi che ti precedono

SEDUTO SULLA LUNA
seduto sulla luna
circondato di vuoto
e candide polveri
sono
guardo intorno
cerco il sole
ma mi è nascosto
la mia vecchia dimora
lo eclissa; è la terra
la guardo da lontano
il mondo che un tempo
mi apparteneva
il mondo cui io stesso appartenevo
seduto sono
sulla luna
forse sto sognando
eppure non sento nostalgia
perchè la terra
che da qui vedo
pienamente in luci
e tante ombre
non era più casa mia.

Cari Amici e care amiche, grazie per la vostra attenzione, spero di avervi raccontato ancora una volta qualcosa di me, senza filtri, senza censure e, con un pizzico di poesia.

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KOMOREBI
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