Riflessione autunnale…

“In autunno gli alberi ci insegnano molte più cose che nelle altre stagioni, infatti, come loro, anche noi dovremmo lasciar cadere le foglie stanche e tenere col guardo verso il cielo solo quelle verdi…”

Instagram: @trarealtaesogno & @eddyscar83

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Mestre – Parco Albanese “Bissuola” in una mattinata d’autunno

“Mi ami, ma quanto mi ami?”

L’uomo, come tutte le creature del Mondo in cui viviamo, da sempre si contraddistingue dal resto delle specie per la capacità di comunicare, unica nel suo genere, fatta di codici non sono posturali o fisici, ma di vere e proprie alchimie fondate su lemmi e regole grammaticali.. in questo articolo però non vogliamo discernere tra articoli o pronomi nei vari idiomi, bensì vogliamo tornare indietro, con una macchina del tempo virtuale, per rievocare alcune forme di comunicazioni che, grazie al progresso tecnologico, portate agli occhi del 2019 sembreranno preistoria.

Chi si ricorda questo?
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Ebbene si, lui è proprio quello che l’incisione descrive, questa versione del valore di 200 Lire è una delle più moderne di quello che per anni è stato il fedele compagno di molte persone, professionisti o semplicemente di ragazzetti innamorati; le sue radici sono lontane, addirittura i primi furono coniati nel 1927.

Quanto durava una chiamata con il gettone da 200 Lire?
Ebbene, una media per chiamate urbane (eh si, se chiamavi fuori città, fuori dalla tua nazione e via via le tariffe salivano velocemente) era di circa 3 minuti.

Com’era fatto un telefono da cabina (ma anche appesi sui muri di bar, stazioni, aeroporti e ristoranti) di quelli che funzionavano a gettoni?

 


Quella che vedete a sinistra è una delle più moderne versioni del classico
telefono pubblico italiano, il Rotor è rimasto in uso dal 1987 al 2002 e tra le sue evoluzioni vanta la successiva aggiunta del modulo per leggere le schede telefoniche prepagate (milioni di collezionisti in Italia).
Successivamente è stato sostituito da Digito (a destra) un telefono dal design futuristico e con servizi aggiuntivi quali email, sms e fax oltre alle classiche chiamate. Una vera rivoluzione per quello che però, di lì a poco sarebbe stato un modo di chiamare vetusto, desueto e ormai poco “gettonato”.

Ma veniamo alla parte clou di questo viaggio, nonché il motivo scatenante di questo percorso a ritroso: il modo di comunicare le emozioni, i veicoli stessi con cui farlo, come sono cambiati? In cosa ci hanno cambiato? Sono tantissimi gli aspetti che le nuove tecnologie hanno sconvolto, talvolta in bene, talvolta in male.

Cominciamo ricordandoci uno spot che nel 1993 ci faceva scoprire un servizio, per l’epoca incredibile, l’avviso di chiamata:

Mi ami, ma quanto mi ami? – Avviso di chiamata – SIP – 1993

Immaginate ora come sia semplice chiamare una ragazza, scriverle, condividere con lei foto, video, ogni cosa. Perfetto, ma se vi dicessi che è esistita un’epoca non così lontana in cui chiamando non potevamo sapere che ci avrebbe risposto proprio lei? Ma magari suo padre, sua madre o chissà, suo fratello? Eh già, perché senza il cellulare, senza gli sms, ogni telefonata era quasi un salto nel buio… ma se la voce dall’altra parte della cornetta era la sua, il cuore esplodeva in festa.

Poi sul finire degli anni ’90 uscì il cellulare che per molti ha rappresentato una rilevanza tale da diventare quasi l’anno zero di quella tecnologia. Correva l’anno 1999 e Nokia lanciò sul mercato il celeberrimo 3210.

 

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Il Mito: Nokia 3210

Un prodotto semplice, efficiente che, come tutti gli altri poteva chiamare, mandare sms e Picture message, ma che, come nessun altro, permetteva di cambiare la cover e includeva dei giochi divenuti, nonostante la loro semplicità, cult!
Citando “Wikipedia.it” per esempio ecco i motivi del successo: “Il successo del Nokia 3210 può anche essere attribuito al fatto che la campagna pubblicitaria di questo cellulare era indirizzata soprattutto ai ragazzi. I tre giochi inclusi, le cover intercambiabili, la creazione di una suoneria personalizzata e i prezzi molto competitivi resero questo modello ancora più popolare, soprattutto fra i ragazzi dai 15 ai 25 anni.”

Pochi altri dispositivi nel tempo hanno potuto compete con questo titano, anche sul piano dell’affidabilità.

E poi, ci pensate? Un sms permetteva solo 160 caratteri! Quindi ogni scambio di informazioni, chiacchierata, spettegolata risultava difficile da portare avanti! Nacquero abbreviazioni divenute celeberrime per dire qualsiasi cosa e, qualcuna, è arrivata fino ai nostri giorni dove, nonostante i messaggi siano pressoché illimitati, continuiamo ad usarle.

Vi immaginate se Giacomo Leopardi avesse dovuto mandare via sms l’Infinito a qualcuno?

L’Infinito – Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Ebbene, quest’opera risulta essere composta di 538 caratteri (spazi inclusi) dunque il buon Giacomo avrebbe dovuto sostenere l’invio di 4 SMS per inoltrare la sua opera a qualcuno/a. Ora, riflettendoci un poco, con lo sguardo di oggi sembra una baggianata, ma questa impresa (ad eccezione di promozioni tipo la “Christmas Card”) all’epoca poteva costare intorno alle 800 Lire, pari a poco più di 0,4€ (oltre ai minuti passati a digitare senza una fonte da cui fare copia & incolla). Oggi con una tariffa fissa e un “goccio” di internet possiamo condividere con chi vogliamo 10 libri interi in pochi secondi.

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Le “famigerate” spunte blu

E’ diventato tutto istantaneo, abbiamo le spunte blu a calmarci dalle acque più buie dell’attesa di una rivelazione sulla risposta a quanto abbiamo scritto, eppure, tutta questa istantaneità ci sta impoverendo. Tremiamo o fremiamo davanti ad un sta scrivendo, godiamo di una ridondante quanto vana onniscienza di ciò che accade ai nostri messaggi. Otteniamo tutto, subito, facilmente ed è fantastico, non dubitatene, la penso come voi. Ma quanto bello era scrivere a tizia e non sapere nulla, perdersi nel vuoto fino alla sua risposta? Quanto bello era andare alla cabina telefonica, telefonare alla mamma o a papà, oppure telefonare alla propria ragazza, con l’ansia di chi avrebbe risposto? Quanto bello era non poter sapere che fine avesse fatto quella poesia ermeticamente creata per entrare nei 160 caratteri disponibili? E’ vero, ripeto, tutto e subito oggi, ma in questa condizione moderna manca l’emozione, la tensione, il pathos, quel sottile filo che collegava due emozioni rendendole più forti, grandi e belle. Mi risponderete che non è così, fatelo se volete nei commenti, ma rimango dell’idea che, come ogni generazione qualcosa di bello ce lo siamo lasciati indietro.
Oggi che possiamo mandare messaggi vocali via Telegram, via Whatsapp, oggi che possiamo condividere in un istante un video con l’intero pianeta, siamo così intrisi nel tutto che il realtà perdiamo di vista il lato emotivo delle cose. Quella parte invisibile di noi che attende di rivivere la curiosità o l’ansia di una attesa, che molti di noi non potranno capire e vivere mai, perché ora che possiamo avere tutto con un clic, nessuno ci restituirà la dolcissima ansia di un’attesa ben riposta.

“Mi ami, ma quanto mi ami? Mi pensi, ma quanto mi pensi?” 

Auguro a tutti voi di trovare un istante in cui giacere sospesi, davanti ad uno sguardo, ad una parola, ad un quadro od un paesaggio, vi auguro di provare la bellezza di un’attesa degna di essere vissuta.

Edoardo

…condividete se vi è piaciuto, commentate e… grazie per essere arrivati fino a qui!

Leggete anche: “Ricordi quando c’erano le lire?”

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Gettone_telefonico
https://it.wikipedia.org/wiki/Rotor_(telefono)
https://it.wikipedia.org/wiki/Digito
https://it.wikipedia.org/wiki/Nokia_3210

I guerriglieri dei fiori… “Seed Bombs”

Ciao a tutti!
Oggi vi voglio raccontare qualcosa di nuovo e, sotto certi punti di vista, decisamente insolito…

Avete mai sentito parlare delle “Seed Bombs?” – letteralmente le Bombe di semi -.
Se fate parte della categoria: “No, non lo so proprio, mai sentito”, ecco allora che vi spiego, prima di tutto, in cosa consiste una di queste bombe floreali.
Se invece fate parte del minuto popolo eletto che, pur non conoscendone ogni segreto, sa di cosa sto parlando saltate pure al capoverso successivo.

herder3 for commons.wikimedia.org

Ecco una seed bomb! L’arma di disseminazione di massa (:

Definizione di: SEED BOMB –> pratica che consiste nel creare dei sacchi (spesso di juta) o delle sfere argillose ripiene di semi (di qualsivoglia tipologia) per poi scagliarli, abbandonarli, piantarli entro terreni incolti, spazi urbani in decadimento, architetture o luoghi abbandonati e molto, molto di più.

Di cosa è fatta una SEED BOMB?
Nella maggior parte delle “ricette” troveremo:

  • Argilla essiccata 
  • Semi
  • Argilla di fiume
  • Compost 
  • Acqua

e poi?

<<Dopo aver mescolato l’argilla di fiume all’argilla essiccata, creare un dischetto – con questo composto – su una superficie piana. Cospargerla di abbondante compost, che renderà più facile lo sviluppo dei semi. Inserire all’interno, appunto, i semi che si sono scelti (ne basteranno tre o quattro) e aggiungere qualche goccia d’acqua. Facendo attenzione a non far fuoriuscire i semi, dare una forma sferica al tutto. Una volta ottenuta una pallina, questa potrà essere passata nel compost fino ad esserne interamente coperta>>.
(come suggerito in questo bellissimo articolo: articolo dal sito “festival del verde e del paesaggio”)

Ma cosa spingerebbe delle persone a creare delle vere e proprie “Bombe di semi”? Principalmente il riconoscere in questa pratica una forma di protesta nobile e civile contro lo sfruttamento, spesso seguito dalla cementificazione selvaggia delle nostre città.
Gli autori di questa pratica lo definiscono: “Guerrilla Gardening” una sorta di giardinaggio d’assalto, a tratti reazionario.

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Risultati di una intensa “guerrilla gardening” – Foto di Marie Viljoen.

L’idea per quanto possa sembrare figlia di tempi moderni in realtà pone le sue, scusate ma devo dirlo, radici (: in tempi molto remoti. Alcune testimonianze ci riportano addirittura ai tempi delle tribù dei nativi americani, che usavano queste creazioni per proteggere i campi dove seminavano il raccolto, distogliendo così i predatori volatili con un ricco buffet, appunto quelle che oggi chiamiamo SEED BOMB.

Ma oggi con quale tema possiamo spiegare questo movimento? Semplice! Con la necessità crescente di introdurre piante e forme vegetali dove cominciano a latitare, attraendo insetti quali le api, creando delle macchie di verde dove prima il terreno era arido.

Spero di avervi fatto scoprire qualcosa di interessante, dunque cosa aspettate? Raccontatelo ai vostri amici, seguite questo blog, scopritene i contenuti e… CONDIVIDETE!

Ricorda, non farti tentare dall’idea di “dichiarare guerra” al vicinato a colpi di semenze… Questo articolo vuole essere foriero di ispirazione per “l’assalto artistico” a luoghi dismessi o sotto agli alberi, nei campi incolti.

fonti e licenze:
– Immagine 1 – Herder3 [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)%5D
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– Ricetta flower bomb: –> festivaldelverdeedelpaesaggio.it/come-costruire-seed-bomb

– Immagine 2 – Fotografia di Marie Viljoen, visitate la sua pagina per saperne di più sull’argomento.

– Fonte: https://www.bloglovin.com/blogs/gardenista-sourcebook-for-outdoor-living-3748417/diy-make-your-own-wildflower-seed-bombs-6274665787

 

“Speranza e sue declinazioni in giro per la Toscana…”

“C’è chi spera nell’attesa, chi spera in qualcuno di più grande e poi c’è chi in noi spererà sempre”.

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La cosa fondamentale consta nel dare sempre nutrimento anche al più piccolo frammento di speranza residente in noi.

Dondolando

“Talvolta si può sognare anche aprendo gli occhi, basta farlo volgendosi verso il migliore orizzonte cui possiamo aspirare”
Volterra – Settembre 2019