Le interviste di Trarealtaesogno….

Sono passati poco più di due anni dalla prima intervista pubblicata su questo blog, il fine, oggi come allora è quello di scoprire e raccontare le Persone nella loro forma più autentica, collocandole però nel loro contesto speciale, professionale o creativo.

Una preziosa opportunità di raccontare autenticità ed insolito mentre si tengono per mano.

Perchè in fondo non c’è nulla di più coraggioso, al giorno d’oggi, che essere sé stessi.

Partiamo con questo viaggio attraverso i punti salienti delle interviste, riportando le risposte più belle di ciascuna:

Per esempio vi ricordate di Claudia, la consulente relazionale del Gatto?
E’ stato il mio esordio assoluto e l’emozione credo sia stata tangibile per entrambi dato anche il legame di amicizia che ci lega, ma prima di darvi un assaggio di quando edotto, cosa fa una consulente relazionale del Gatto?

le sue aree di competenza

Ecco un estratto della sua intervista, forse la domanda più articolata e dalla quale è uscito il meglio:
Siamo in un’epoca dove lo scambio di informazioni interpersonale è sempre più povero, la gente si affida a google, ai forum, dimenticando il faccia a faccia, perché dovrebbero tornare a scegliere un consulente, perché sceglierti Claudia? Perché avere un esperto a cui chiedere consiglio su ogni dubbio, con risposte frutto dell’esperienza, è sicuramente più motivante per imparare cose nuove; non sempre internet ha ragione, è colmo di persone critiche, che hanno da ridire circa qualsiasi altrui pensiero, tutto questo rende insicure le persone, porta disagio ed imbarazzo; invece con un consulente sai di avere di fronte una persona che ha studiato apposta per risolvere con professionalità e passione quei problemi, cercando di entrare in empatia con te e con il tuo gatto. Il consulente diventa così una persona di fiducia, disponibile per te e per il tuo felino, senza pregiudizi.

Dopo Claudia è stata la volta di un personaggio, davvero eclettico, si tratta di Gregorio, titolare di “Volta Pagina” a Lorenzago di Cadore, si tratta di una edicola, tabaccheria, libreria, un vero e proprio scrigno di attività ed eventi.

Lui è una forza della natura, ci ha subito conquistato quando, durante delle ferie, siamo passati nel suo negozio. Qui il pezzo più brillante dove si affronta uno dei temi a me più cari, il legame col proprio territorio di origine:
Quale legame hai con il territorio in cui operi e quale risulta essere il legame più forte?Il mio legame col territorio ha una storia abbastanza altalenante. Come ogni ragazzo, finiti gli studi superiori, sono partito per l’università con la chiara idea di non tornare più tra le montagne. Troppe difficoltà, troppi pochi servizi, troppo poco movimento. Sono rimasto lontano per circa 7 anni con sporadici rientri per il weekend o qualche festività ma, con mia estrema sorpresa, mi mancavano le mie cime, i miei paesi e, più in generale, i miei montanari! Quindi ho deciso di rientrare e cercare di rimboccarmi le maniche per offrire, nel mio piccolo, tutto quello che da ragazzo mi era mancato e che mi aveva spinto a lasciarmi la casetta di Heidi alle spalle per raggiungere la città. Questi territori sono nostri, e se non ci diamo una mossa noi per primi per revitalizzarli non possiamo certo sperare che le cose migliorino da sole, come per magia…

E dopo il legame con un territorio non poteva mancare il suo opposto, ovvero l’intervista ad un caro amico che è andato a cercare fortuna in Francia e, da quel che mi risulta, l’ha trovata!

Parlo dell’intervista ad Enrico degli Hangarten, ecco uno dei loro segreti:
Nei vostri brani percepisco molta riflessione e contemplazione del circostante, sbaglio? Ricordo anche il viaggio in Mongolia per il precedente videoclip, cosa vi lega a posti e culture remote?
Sicuramente l’idea di emigrare altrove (in Francia a Parigi) ha giocato molto nelle nostre ispirazioni, per quanto mi riguarda, adoro l’idea di poter visitare dei posti insoliti come la Mongolia per arricchirmi personalmente e artisticamente con le esperienze che si possono vivere in tali luoghi.

Abbiamo attraversato già vari mondi: animali, servizi, musica, ma abbiamo avuto anche il coraggio di attraversare un capitolo familiare doloroso, infatti tra le interviste c’è stata anche quella a mia moglie, Silvia, la guerriera. Ecco la domanda più toccante:
I capelli, per una donna sono un legame inscindibile con la femminilità, ricordi l’istante in cui  si è staccato il primo ciuffo? Quanta forza hai dovuto avere in quell’istante? Com’è stato poi vederli tornare?
Non lo dimenticherò mai. Ero fuori a pranzo con Edoardo e ho cominciato a sentire
improvvisamente la testa che mi andava a fuoco, nel toccarmi con la mano ho sentito che i capelli non stavano attaccati e ho capito che era arrivato il momento. Devo essere sincera, sono stata malissimo, ma anni prima avevo avuto l’esperienza con mia mamma ed ero stata io a rasarle i capelli quindi sapevo a cosa stavo andando incontro quindi ho chiesto a Edoardo di portarmi a casa e li con calma mi sono chiusa in bagno e ho cominciato il “lavoro”. La forza l’ho dovuta avere ogni volta che uscivo col foulard in testa e ricevevo gli sguardi della gente, li ho dovuto avere tanta forza e non è stato semplice. Beh vederli tornare è stato bello avere diverse acconciature man mano che crescevano, si devo dire molto bello.

Io e Silvia il Natale successivo alla “Guerra”

A seguire ci siamo tuffati nell’universo creativo e fantasy con un’artista unico nel suo genere, conoscete la pasta polimerica? Sapreste farne qualcosa? Bene, ella saprebbe trasformarla in qualsiasi cosa! Lei è Irene di BeryLand

Il tratto più bello di quella intervista secondo me, senza nulla togliere all’intervista è stata la domanda finale, la pongo sempre a tutti, è una domanda aperta che lascia grande libertà, il messaggio che Lei decide di veicolarci è cristallino e prezioso:
Grazie Irene per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Prego e grazie a te per questa intervista. Non è stato facile rispondere alle domande: ho scelto le arti figurative anche per la mia difficoltà nell’esprimermi a parole.  
A chi mi sta leggendo voglio dire di non arrendersi mai e di cercare di imparare il più possibile da qualsiasi tipo di situazione. Qualsiasi strada non è non sarà facile anche se la si è scelta. Seguite sempre la vostra fantasia e immaginazione e mettete sempre passione in quello che fate : in questo modo non perderete mai il bambino che è in ognuno di voi.

Dopo il mondo fantasy, nel luglio 2020 ho aperto un pagina personalissima, realizzando una intervista immaginaria al me stesso dell’anno 2000: Intervista a me stesso.

Il ritorno post ricovero alla diga di Santa Maria del Mare, uno dei luoghi a me più cari (San Pietro in Volta – ora non più esistente a seguito della costruzione del MOSE)

  • Quando hai realizzato cosa ti fosse successo? In cosa ha migliorato la tua vita?
    Quando dopo circa 30 giorni di ricovero mi son guardato allo specchio perchè volevo farmi la barba e ho visto la cicatrice, lì ho realizzato che era successo qualcosa di di cui non ero consapevole, mi girai verso mia madre e le dissi: “E questa cos’è? A me non piace la riga nella pettinatura…” Perchè in fondo tra antidolorifici e altro, i processi logici non mi avevano fatto realizzare del tutto cosa mi fosse accaduto, lì dentro in lungodegenza era tutto ovattato. Quando vidi la cicatrice capii la grande fortuna che avevo avuto, come se fossi rinato, era il segno della mia seconda chance. Quando vennero gli psicologi dissi che quell’Edoardo che trasudava dolore nelle sue parole era “morto”, la depressione a rigor di logica dopo ciò che avevo vissuto non aveva senso, non sentivo bisogno di loro, ero consapevole di essere cambiato.
  • Dalla introspezione siamo passati poi a qualcosa di più “poliedrico e creativo”, ovvero il progetto “Venice in Pattern”, un progetto davvero unico e davvero da scoprire di due giovani veneziane, Ilaria & Ilaria.

    Le birre e/a Venezia (:

    Ho scelto questa domanda e relativa risposta per la forza con cui testimonia la loro passione:
    L’altra domanda che lega tutte le interviste è quella della macchina fotografica magica, ve ne affido una a testa, potete fare una sola foto, ritraendo un solo soggetto, chi o cosa ritrarreste e perchè? Vi piacciono le domande difficili! Cerchiamo di rispondervi anche qui come Venice in Pattern! Si tratta di una domanda che ci poniamo spesso, arrivando ovviamente a risposte sempre differenti. Tutte però hanno in comune qualcosa: l’unica fotografia one shot che vorremmo fare non sarebbe ad una persona, o ad un luogo preciso. Ci piacerebbe fotografare un istante. E ovviamente sarebbe un bellissimo istante che poi verrebbe patternizzato 🙂 

    Infine, ultima ma non meno importante, anzi! L’intervista ad un personaggio unico, vi dico solo che avremo di fronte un Ingegnere aerospaziale (si già così suona “Wow”) che al contempo è un pianista e compositore e, dimenticavo, molto molto di più. Ovvero “Leo, the Space Pianist”.

    – Viviamo in un’epoca dove internet e la tecnologia hanno eroso molte abitudini, il covid è stato una leva che ci ha ulteriormente spinti verso il mondo virtuale, quanto ha inciso tutto ciò sulle tue attività lavorative e creative? Trovi delle analogie con il modus operandi analogico o sei maggiormente colpito dalle differenze? Per esempio la tua formazione musicale nasce in seno al pianoforte ma ad oggi abbraccia stili e tecnologie, nonché forme comunicative, tra le più disparate.
    La pandemia globale ha avuto anche un effetto pesantissimo su tutto il mondo dell’arte, spettacoli musicali dal vivo compresi. Sto vivendo questo periodo storico e le conseguenze, che suppongo saranno a lungo termine, come una opportunità’ per sperimentare cose nuove e migliorare le mie capacità in attività’ che prima non avevo mai esplorato in modo sistematico. Con il primo lockdown (iniziato a Malta poco dopo quello italiano) ho iniziato a fare regolarmente streaming di performance musicali su Twitch. All’inizio il tutto risultava molto strano e innaturale, soprattutto l’interazione con le persone dall’altra parte dello schermo. Come per ogni cosa ci si impara ad adattare e a prenderne il buono, come ad esempio la possibilità di suonare per persone letteralmente dall’altra parte del mondo o per amici che non si rivedono dal vivo da lungo tempo. Sicuramente il modo di rapportarsi con altri essere umani online e’ molto diverso che dal vivo e sono convinto che gli effetti di questa pandemia ci porteranno più velocemente verso ciò che spesso si vede nei film di fantascienza, dove le persone si parlano attraverso ologrammi 3D. Credo siamo fortunati a essere nati in una ‘generazione di mezzo’, di transizione dal mondo analogico verso quello digitale. Ciò permette di vedere le cose in modo più completo e profondo a mio avviso e secondo me porta anche la responsabilità verso le generazioni più giovani, nel supportarle a distinguere tra realtà virtuale dei social e mondo reale. Tra l’altro è assurdo per me parlarne ora sentendomi anziano al riguardo! Tempus fugit vecio.

    Ed ecco quindi, per ora, chiuso il capitolo delle interviste, spero di avervi fatto scoprire o ri-scoprire qualcosa di nuovo, spero di avervi suscitato delle emozioni e di avervi fatto capire, fosse servito, una volta ancora “uno dei perchè per cui ho cominciato a scrivere”.

    Un abbraccio, alla prossima e… condividete!

    Piccola farmacia letteraria

    Un libro può curarci?

    Ebbene sì, lo sappiamo tutti oramai, esistono infinite filosofie “curative” e, badate bene, non mi sto addentrando in un universo di scienze non ufficiali, bensì mi addentrerò nel microcosmo della “Letteratura Curativa”.

    Viviamo anni assai poco spensierati, fatti di una velocità e di una ritmica che, forse, nemmeno i futuristi (membri dell’omonimo movimento) meno avveduti avrebbero saputo immaginare.

    In un click possiamo ordinare qualsiasi cosa, a qualsiasi ora e con dei tempi di consegna imparagonabili col passato.

    Eppure, l’anima delle cose, quel sapore autentico, fatto di attesa e conquista, non hanno più la stessa intensità.

    E’ bello dunque scoprire che, tra tanti video, tante idee e tutorial che vorrebbero risolvere tutto, ma non risolvono mai nulla per davvero, qualcuno, per la nostra anima e le nostre emozioni, abbia pensato di creare la “Piccola Farmacia Letteraria”.

    Dobbiamo ringraziare Elena Molini e la sua profonda convizione che un buon libro possa curare la nostra anima.

    Lei insieme alla sorella Ester e altre due impavide donne oggi sono lo staff dietro il successo di: Piccola Farmacia Letteraria.

    Come loro stesse dicono nel loro sito ufficiale sono riuscite ad individuare e catalogare tantissimi libri che, ad oggi, riescono a coprire circa ottanta tra stati d’animo, atteggiamenti e sentimenti.

    Una vera panacea contro mali interiori e figli di questi tempi così poco proiettati all’introspezione.

    Da sempre in questo blog lo spazio per la curiosità, la poesia e l’insolito trovano la porta spalancata. Io stesso ho fatto recentemente un regalo dal loro meraviglioso catalogo di “prodotti per ogni esigenza” andando a pescare una BOX per gestire al meglio in Rancore.

    Ma i “sintomi” e gli “stati d’animo” curabili con queste BOX sono tantissimi, eccone alcuni: Rancore appunto, ma anche Ansia, l’Amore con Aggiustacuori, la Fortuna con la Sfiga continua e poi Prendila con filosofia e Smart Working per Giovani Marmotte.

    La genialità risiede nelle idee semplici e, di certo, l’idea di Elena è davvero incredibile e sta riscuotendo un successo enorme.

    Spero, dato il periodo storico particolare, di poter visitare quanto prima il loro negozio a Firenze, ma per chi volesse e potesse ecco indirizzo:
    La Piccola Farmacia Letteraria è in Via di Ripoli 7/R, Firenze.
    Instagram: @piccolafarmacialetteraria

    Ed infine, se siete anche voi scocciati dalle persone che con le loro opinioni vi assillano mentre costruite la vostra vita… beh… ecco un’idea regalo perfetta “griffata” dalla Farmacia Letteraria.
    Asciugamano…

    Cari lettori e care lettrici, grazie come sempre per aver letto l’articolo, condividetelo come e dove volete… un abbraccio.

    Quando (e perchè) ho cominciato a scrivere

    Sono nato nell’agosto del 1983, alla radio a quei tempi passavano di continuo I just called to say I love you di Stevie Wonder, il Mondo correva veloce, ieri come oggi, certo la percezione è cambiata, ma ogni epoca corre a modo suo.

    Sono cresciuto circondato dall’embrione delle tecnologie che, oggi, ci permettono di comunicare a 360° in pochi istanti, ma dove, forse, il valore di ogni singola parola “spesa” era diverso, maggiore, più ponderato.

    Una telefonata variava di costo a seconda della durata, Voltron trionfava in tv, una canzone si ascoltava sul vinile o in musicassetta o si aspettava per giorni che passassero i Queen alla radio per registrare il brano, maledicendo prontamente il Dj in questione che, ovviamente, avrà parlato all’inizio od alla fine del brano, rovinando il nostro capolavoro. Le pendrive non si poteva immaginare cosa fossero e Super Mario era il nostro eroe del cuore.

    C’è chi dice “cosa ne sanno i 2000?” e forse non ha del tutto torto, ma, senza dilungarmi oltre, mi aggancio proprio a questo numero per parlarvi di me e di quando ho cominciato a scrivere.

    Correva il 1999, avevo 16 anni, crescere a prescindere dal contesto in cui si è inseriti non è mai facile, accettarsi per ciò che si è, di certo, non è da tutti ed eccoci dunque alla grande ricerca di una valvola di sfogo.

    Agosto 2000

    Il mindset di un teenager non è mai “omogeneo”, vi sono scoperte, cambiamenti, collisioni e successi. Si diventa come una pentola a pressione dove, senza la giusta valvola, si rischia di esplodere. E il botto spesso è interiore, specie per chi ha una sensibilità maggiore di altri.

    Fu così che, fortuna volle, provai a scrivere una poesia, figlia delle sensazioni che mi portavo dentro, uno sfogo che, come la valvola della pentola a pressione appunto, mi ha permesso di scoprire un modo di rendere manifeste a me stesso e ad una cerchia ristretta di persone le mie emozioni, nel bene e nel male.

    Da questo momento il mio “flow” poetico non si è più fermato, ecco la primissima che scrissi:

    IL GUARDIANO DEL FARO
    Il guardiano del faro
    uomo solo e abbandonato
    a sé; a cui nulla è più caro
    e che tutto del suo passato ha dimenticato.

    Vecchio e stanco
    scruta il mare
    rumoroso e bianco
    che le nuvole stanno a guardare.

    Già le nuvole
    che vedono questo cielo in Terra
    che vorrebbero coprire, invano.

    Così il vecchio non si lascia coprire
    dalle nubi della solitudine
    che lo circondano.

    In quest’opera, acerba ma intensa, si intravedono le crepe delle insicurezze, dell’accettazione, ma al contempo il senso del viatico obbligato verso il domani, di certo più sereno, grazie alla consapevolezza che, oggi riesco a definire in tal senso, ma che all’epoca era solo un vaporoso orizzonte di incognite.

    Le poesie dunque sin da allora sono diventate il mio modo di scrivere a e di me stesso, del bene che percepivo e del male che vivevo.

    Allego altri esempi di queste acerbe poesie, più di 100 in archivio, che forse un giorno ritroverò il coraggio di condividere come ho fatto con il mio “nuovo ciclo” cioè i: KOMOREBI.

    Ve ne faccio assaggiare sei, solo per voi:

    PARTECIPE DEL TUTTO
    com’è bello aprire gli occhi
    e vedere il mondo
    come nessuno
    l’ha potuto vedere prima
    com’è bello respirare
    un’aere nuova
    e sentire nuvole
    ricolme di sole
    entrare dal naso
    ed uscire come luce
    da tutto il mio essere
    sentirsi leggeri
    volare tra gli stormi
    e udir il lor cantare
    com’è bello
    carezzare i prati in fiore
    e sentire
    il lieve palpito naturale
    scorrere tra mano e mondo
    abbracciato dal profumo dell’infinito
    com’è bello arcobaleno
    inizia in terra
    finisce in cielo
    dove gli angeli alati
    lo sorreggono per noi
    vorrei essere
    solo occhi e sensazioni
    solo così
    sarei partecipe del tutto.

    LAGUNA
    luogo incantevole
    a parole indescrivibile
    in cui si tuffa il sole
    del quale rifletti il colore
    mentre tramonta
    e ci fa l’occhiolino dal pelo dell’acqua;
    ci son giorni in cui sembri oro
    altri in cui sei smeraldo
    altri in cui non c’Ë orizzonte
    e tu sei azzurra come il cielo
    e gli stormi di candidi gabbiani
    son le tue nuvole
    una cosa in te non cambia mai
    è la tua bellezza…

    FELICITA’
    Dopo aver bevuto Questo drink di felicitá
    Scrivo versi controvento giá bruciati al sole
    Senza sapere come Sono caduto in questa situazione
    Solo agire col cuore Senza far passare dalla mente
    Qualunque azione o decisione
    Stringo nel mio pugno forte il cuore
    Che ha preso spontaneamente a volare
    Senza sapere realmente dove voleva andare
    Mi pingo la faccia di un colorato sguardo
    E faccio esplodere cromia ov’era apatia
    Mi perdo di me alla ricerca di alcunchè
    Giaccio felice nel fluire della vita
    E sorrido, perché il sorriso in volto
    È la porta aperta alla felicitá ventura

    SILENZIO
    prova a fare silenzio dentro di te
    prova ad ascoltare ciò che il silenzio sa dire
    solo nel silenzio interiore troverai
    le risposte che cerchi
    perchè nel silenzio parla il cuore
    e il cuore sa cosa è bene per te
    ascolta il silenzio
    cerca di cogliere il passare delle emozioni
    fatti travolgere dai ricordi
    poi trova quegli istanti
    che han lasciato i solchi più profondi
    nel tuo cuore
    e segui la via indicata
    se ti condurrà alla luce
    urla al mondo la tua gioia

    SOGNI VAGABONDI
    guardo alla mia vita
    sogni e desideri
    scorrono nello specchio dei ricordi
    poi d’un tratto mi rendo conto
    che un’immagine nuova
    ha sconvolto un giorno
    nel quale scorgo un istante
    tra tutti gli altri
    un frammento di vita
    ha cambiato tutto
    Rivelandosi fondamentale
    così come nel vuoto si creano prospettive
    così nella mia vita si genera amore
    i sogni dapprima vagabondi
    ora sanno tutti dove andare
    in un luogo tra battito e cuore
    a pochi passi dall’anima
    alla velocità della luce
    vorrei avere dei ricordi con te
    perché ora che ti ho scoperto
    sei già il sogno del mio destino
    e sento quanto manchi
    in tutti i ricordi che ti precedono

    SEDUTO SULLA LUNA
    seduto sulla luna
    circondato di vuoto
    e candide polveri
    sono
    guardo intorno
    cerco il sole
    ma mi è nascosto
    la mia vecchia dimora
    lo eclissa; è la terra
    la guardo da lontano
    il mondo che un tempo
    mi apparteneva
    il mondo cui io stesso appartenevo
    seduto sono
    sulla luna
    forse sto sognando
    eppure non sento nostalgia
    perchè la terra
    che da qui vedo
    pienamente in luci
    e tante ombre
    non era più casa mia.

    Cari Amici e care amiche, grazie per la vostra attenzione, spero di avervi raccontato ancora una volta qualcosa di me, senza filtri, senza censure e, con un pizzico di poesia.

    Intervista a me stesso
    KOMOREBI
    19 anni, 19 anni dopo… 17-7-2000 l’ultima pagina, per fortuna strappata.
    Ogni cicatrice puó essere un sentiero che conduce al lato migliore di noi… – intervista a me stesso
    Kintsugi, una metafora esistenziale…

    Il ritorno di Super Mario

    Tutti ogni tanto guardiamo indietro nel tempo, spesso con nostalgia di qualcosa o qualcuno. Ad un oggetto, come ad una persona, capita si possano legare emozioni, profumi, istanti o ricordi. Addirittura alcuni di questi oggetti diventano dei veri miti collettivi, solo per il fatto di non essere mai riusciti a possederli o, al contrario, per l’impronta che hanno lasciato nella nostra vita.

    Andiamo nello specifico, altrimenti mi direte che il titolo era solo un tentativo di clickbait confezionato ad arte… Oggi vi parlerò di come sia possibile rivivere le emozioni della Sala giochi anni ’80/’90 o delle nostre console preferite, il tutto senza grandissimi sforzi.

    Avete mai giocato a Super Mario? Siete riusciti a sconfiggere Bowser?
    Avete mai fatto correre Sonic? Quanto belli sono i suoi giri della morte velocissimi?
    Avete mai urlato come dopo un goal facendo la combo da quattro linee a Tetris?
    Avete mai speso un capitale per scazzottare e battere il vostro migliore amico a Street Fighter?
    E Metal Slug? E Mortal Kombat? E i titoli della Konami? Indimenticabili!

    Se la risposta ad ogni domanda o solo ad alcune fosse Si!
    Tenetevi pronti a premere Start e proseguire nella lettura, sto per suggerirvi una piattaforma con cui tornare a giocare i titoli dei nostri sogni, per di più senza spendere “miliardi” in gettoni, senza code e saltando da un titolo all’altro in pochissimi click.

    Per prima cosa dovete procurarvi un un Raspberry Pi o un dispositivo simile, poi, una volta ricevuto il prodotto, dovrete scegliere un sistema operativo adatto allo scopo.
    Personalmente ho optato per LAKKA ed il motivo è presto spiegato: interfaccia semplice (sul genere della PS3/PS4) e compatibilità con svariate console ed arcade machine.
    Io giusto per aggiungere un ulteriore tocco vintage memore del mio vecchio Nintendo Action Set NES mi sono comprato il case Nespi Case che vi allego in foto:

    Infine dovete procuravi le rom dei giochi che, per esempio, potrete scaricare da qui.

    Se avrete qualche grattacapo non esitate a cercare qualche tutorial su YouTube, ce ne sono svariati e quasi tutti vi aiuteranno a risolvere eventuali problemi.

    Insomma con poche decine di euro e un pizzico di pazienza possiamo tornare a rivivere le emozioni dei nostri titoli preferiti.

    E voi? Siete pronti a viaggiare nel tempo e tornare a giocare ai videogiochi che avete sempre amato?

    DISCLAIMER: Vi ricordo che la legge sul diritto d’autore prescrive l’obbligo di cancellare le Roms dopo 24 ore dal download. Potrete trattenere le Roms solo se siete in possesso del gioco, o dell’espressa autorizzazione scritta del titolare del diritto allo sfruttamento economico dello stesso. Il rispetto delle regole dettate dalla legge sul diritto d’autore è condizione necessaria per il prelievo delle Roms dell’archivio del nostro sito. Si invitano gli utenti a connettersi al sito http://www.dirittodautore.it , onde poter esaurientemente conoscere il contenuto delle leggi sul diritto d’autore e le sanzioni penali previste in caso di violazione.

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    Venezia e il suo centro dell’Universo

    Non sono solito pubblicare foto che mi ritraggano, ma stavolta faró un’eccezione.

    Prima di tutto ringrazio Silvia che ha colto perfettamente l’istante che desideravo proprio come lo avevo immaginato.

    Si percepiscono infatti tutta la magia, la poesia e la storia, anzi le storie, che questo angolo di mondo puó raccontarci.

    Quando mi fermo lì per un istante mi sento al centro dell’universo; grazie a questa foto potró ricordare la sensazione per sempre.

    ❤️ Grazie Punta della Dogana

    ❤️ a presto Venezia