Komorebi – Il libro: Cartaceo o Ebook

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Per chi frequenta questo spazio dagli inizi i “Komorebi” sono già cosa nota, per chi li scoprisse solo ora invece, devo una breve introduzione.

I Komorebi sono brevi poesie figlie della contemplazione
del circostante e, talvolta, di quella interiore.

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La copertina dell’opera, disponibile online ed anche stampata

La scelta di questa parola giapponese come titolo, è il frutto della ricerca di un termine che andasse oltre il suo significato intrinseco e dunque valesse più della parola con cui lo si esprime.

ECCO DOVE TROVARE L’EBOOK O RICHIEDERE LA VERSIONE CARTACEA

Con Komorebi, i giapponesi, indicano la luce del sole che filtra attraverso le fitte foglie degli alberi.

Proprio come fanno i nostri pensieri che, valicando la nostra foresta interiore, vengono filtrati fino ad illuminare, secondo la nostra coscienza, il cammino.

I Komorebi altro non sono che brevi componimenti poetici o riflessioni intorno alla vita ed alla natura od anche alle sensazioni ed ai sentimenti. Traggono ispirazione dalla volontà di essere brevi e concisi, talvolta netti nella ritmica, come gli epigrammi di antica memoria.

Questa per me è certamente una sfida affascinante, in quanto sin da adolescente sono dedito alla scrittura, particolarmente in forma di poesia, ma, mai prima d’ora ponendo un vincolo di sinteticità che rendesse a tratti il messaggio tanto breve quanto intenso.

Una sorta di fugace e repentina via d’uscita dalla realtà che in un lampo si dissolve tra le nostre dita…

Buona lettura amici e grazie per commenti, like e condivisioni.

Edoardo

PS In passato, figlia di una creatività giovanile scrissi anche un breve romanzo, se volete scoprire di più eccovi il link – Devo dirti una cosa…

 

 

Riflessione autunnale…

“In autunno gli alberi ci insegnano molte più cose che nelle altre stagioni, infatti, come loro, anche noi dovremmo lasciar cadere le foglie stanche e tenere col guardo verso il cielo solo quelle verdi…”

Instagram: @trarealtaesogno & @eddyscar83

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Mestre – Parco Albanese “Bissuola” in una mattinata d’autunno

Spazio

Carezzo orrizzonti

Che vorrei intrappolare 

Nell’essenza di una luce

Che imprime la sua immagine

Indelebile e labile

Sulla sensibile superficie

Del mio cuore

Di te perdo la ragione

E in te trovo ogni motivo

Di te respiro ogni attimo

E sospiro nel latente

Desiderio di averti sempre

Al mio fianco e dentro

Nel profondo di me

C’è un’immagine di te

Nel profondo di me

Ho spazio solo per il bello

Ho bisogno di riempirlo di te

Goccia

Goccia che precipiti dalle nubi

Tu sei anima del cielo

Pioggia di frammenti cupi

Veloce inesorabile velo

Bagni tutto il vivace borgo

Che di colpo si rende assorto

Nell’attesa del finire

Del tuo triste divenire

Seduto giaccio assai sereno

Mentre ascolto il tuo sospiro

Ticchettandomi all’ombrello

Mi richiami all’arcobaleno

Mi toglierà il respiro

Sarà vivace e bello

E in questo io me ne resto

Pur silente tristo e mesto

Che due gocce ogni tanto

Lavino il cuore affranto

Finché non scorgerò il sole

E morirò d’amor bruciando.

Il guardiano del faro

Il guardiano del faro
uomo solo e abbandonato
a sè; a cui nulla è più caro
e che tutto del suo passato ha dimenticato.

Vecchio e stanco
scruta il mare
rumoroso e bianco
che le nuvole stanno a guardare.

Già le nuvole
che vedono questo cielo in Terra
che vorrebbero coprire, invano.

Così il vecchio non si fa coprire
dalle nubi della solitudine che lo circondano.

 

La prima poesia, non si scorda mai… 1997.