L’intervista della settimana… Leo “The Space Pianist”

“Suonerà il primo concerto di pianoforte su Marte”

Conosco Leonardo Barilaro o semplicemente Leo da quando frequentavamo le scuole elementari e sin da allora ha due grandissime passioni: il pianoforte e lo spazio. Siamo nati nel 1983 e cresciuti in una cittadina vicino a Venezia. Innumerevoli sarebbero gli episodi che potrei citare circa la possibilità, grazie alla fantasia dell’infanzia, di trasformare normalissime automobili in strumenti volanti, come quelle volte in cui Leo, in seconda elementare, con un altro compagno, Nicola, andava dietro la scuola nella sezione in cui venivano ammassati i banchi in disuso per costruire un’astronave, ma preferisco tralasciare la questione per addurre elementi ben più degni di menzione. Oggi le competenze, le passioni ed i moti interiori di Leonardo sono innumerevoli, con questa intervista infatti sono convinto di portarvi in una realtà caleidoscopica che senza dubbio vi lascerà affascinati.

Leonardo, The Space Pianist

Senza rivelarvi però altri dettagli, passiamo alle domande e, soprattutto, alle risposte che Leonardo ci ha riservato. Buona lettura!

1. Ciao Leo, partiamo con un tono confidenziale, certamente chiederti chi sei potrebbe farci sorridere dato che ci conosciamo da una vita, ma quello che ti chiedo è: “Presentati al pubblico di Trarealtaesogno dicci chi è Leonardo e quali sono le sue radici”.  

Ciao Edo! Meraviglioso ritrovarci in questa intervista, ne sono felicissimo! Parti subito con la domanda esistenziale più difficile di tutte, ossia dire chi siamo. Leonardo è the Space Pianist. Lo sono da quando eravamo bambini, ma solo negli ultimi anni posso dire di avere abbracciato appieno e compreso meglio la mia natura e chi sono veramente. Ciò’ che alimenta e guida i miei sogni è l’unione di Musica e Spazio. Tanti anni di studio e i primi passi nel “mondo degli adulti” sono stati un po’ come il terreno in inverno che custodisce i semi, mostrando due strade apparentemente lontanissime tra di loro. Il Leo di oggi è davvero felice e orgoglioso di essere pianista e ingegnere aerospaziale, con diverse altre passioni che vi orbitano attorno. 

2. Abbiamo innanzi un ingegnere aerospaziale, un esperto di arti marziali ed un pianista compositore, nonché un apneista, come riesci a declinare e conciliare tutte queste variabili dicotomiche in ciò che sei? Quali sono state le tappe fondamentali della tua evoluzione e delle tue scoperte?

Credo che la chiave sia proprio nel non vivere le mie passioni come dicotomiche, anche perché il termine dicotomia si riferisce a 2 parti, nel mio caso le passioni sono in numero maggiore e quindi parlerei più di meiosi per usare una metafora cellulare. ☺
Vivo le mie passioni diverse facce di una moneta multi-dimensionale. Un altro punto fondamentale e’ utilizzare il tempo che abbiamo a disposizione in modo efficiente e riuscire ad evitare il più possibile tutto ciò che è superfluo e/o controproducente. Inoltre ho scoperto ciò che più mi affascina e attrae in momenti temporalmente diversi della mia vita e questo ha aiutato nel processo. Le mie 2 passioni più importanti sono apparse quando ero piccolo, la mia prima supernova explosion fu a 6 anni, con il pianoforte. La seconda fu con la scoperta dell’astronomia e dei libri di Asimov quando avevo 9 anni. A 12 anni avevo già deciso che sarei voluto diventare un ingegnere aerospaziale e viaggiare tra le stelle. Il mio interesse per le arti marziali e’ nato molto più di recente, nel 2006. Pero’ già da prima avevo guardato più volte tutti gli episodi di Kenshiro, i Cavalieri dello Zodiaco e Dragon Ball. La fotografia mi ha sempre affascinato, ho ritrovato foto fatte a 8 anni con la reflex di mio papa’, ma solo dal 2012 ho iniziato ad approfondire più seriamente e con metodo, anche perché è un ‘tool’ utilissimo per la mia attività di musicista, assieme all’arte di creare video. Parlando di ‘approfondimenti’, ho avuto i primi contatti con l’apnea nel 2015, ma ho iniziato a praticarla regolarmente dal 2016, complice anche l’essermi trasferito a Malta e il vivere a stretto contatto con il Mare.

3. Ricordo sempre con piacere le performance al pianoforte, qual’è, tra le tante, la tua opera che senti ti rappresenti di più e perchè?

Il processo creativo e’ davvero sintetizzato con il concetto di panta rei, in linea generale direi che la creazione che rappresenta di più un artista è l’ultima. Andando più nello specifico potrei dire che l’opera che al momento più mi descrive in modo completo è “BlackShip”. Un’opera dove per la prima volta ho presentato pienamente il mio concetto di contemporary space music e il mio unire pianoforte e synth (il primo esperimento al riguardo fu SeaSharp). BlackShip è stato realizzato sia come spettacolo dal vivo per danza contemporanea e arti visive e sia come EP, con diversi videoclip collegati. Inoltre il titolo BlackShip gioca con le parole black-sheep, pecora nera. Concetto interessante, che sento mio e che in questi anni mi diverte parecchio. Amo esplorare.

4. Cambiamo momentaneamente ambito, qual’è il progetto più importante che finora hai seguito nell’ambito della tua professione di ingegnere aerospaziale? Quando hai capito che il verso di Dante: “E quindi uscimmo a riveder le stelle (Inferno XXXIV, 139)” poteva essere attinente alla tua professione futura?

Sicuramente SCRAT! Questo sia perché è stata un’esperienza indimenticabile far volare ‘fuori dall’uscio di casa’ (l’atmosfera terrestre) un esperimento lanciato dalla base spaziale di ESRANGE (Kiruna, Svezia) e sia perché quel progetto ha creato un mix unico di legami umani. Durante quei mesi ho conosciuto persone incredibili, che sono tutt’ora parte della mia vita ed è nata ciò che per me è una phamiglia, lo SCRAT Team. Ho partecipato e sto partecipando ad altri importanti progetti, ma l’alchimia che si è creata grazie a SCRAT credo sia difficile da ripetere.

5. Per ogni vetta raggiunta ci sono sentieri irti di fatiche, come sei riuscito a coltivare tutte le tue doti e passioni senza perdere di vista te stesso?

Quando ho letto “fatiche” vi ho anche associato un altro termine in parallelo, ma non credo si possa scrivere. Penso si riesca a portare avanti un percorso lungo e complesso se prima di tutto la passione, il fuoco dentro, è reale. Inoltre serve molta disciplina, concetto che per fortuna ho vissuto e vivo sempre con un’accezione positiva. Negli anni mi ha aiutato molto imparare a ottimizzare i tempi e a impostare processi (di apprendimento, lavorativi) in modo efficiente. Fino ad ora la componente di divertimento e’ sempre stata notevole, sembra una frase cliché, ma se non ci si diverte per davvero non si può camminare a lungo secondo la mia opinione, qualsiasi il percorso sia. Non sto perdendo di vista me stesso proprio grazie al seguire le mie passioni!

6. Lo chiedo sempre, adoro tracciare dei parallelismi tra persone che operano in ambiti diversi, uno di questi è sapere quale sia il libro al quale non rinunceresti per nulla al mondo ed aggiungo, voglio sapere anche se in questa categoria ci sia anche uno “Spartito supremo” nel tuo bagaglio culturale e perchè.

Davvero difficile per me scegliere un libro o uno spartito in particolare! Se ci penso troppo su non saprei risponderti, istintivamente invece mi viene da scrivere “Die Kunst der Fuge”, L’Arte della Fuga, di Johann Sebastian Bach. É molto più di uno spartito supremo ed è una sorta di portale dimensionale, tra musica, matematica e storia. E userei l’espressione: Bach to the Future.

7. L’altra domanda che lega tutte le interviste è quella della macchina fotografica magica, tu peraltro la sai usare anche nella vita, puoi fare una sola foto, ritraendo un solo soggetto, chi o cosa ritrarresti e perchè?

Quando ne avrò la possibilità, perché in qualche modo accadrà, vorrei fare un ritratto del nostro pianeta Terra e della sua Luna. Questo sia perché ciò significherebbe essere in viaggio nello Spazio per un simile scatto e sia perché credo che il concetto di “Pale blue dot“, come descritto da Carl Sagan, possa essere di enorme ispirazione per molti altri essere umani, usualmente troppo persi in questioni davvero futili.

8. Malta, isola meravigliosa, cosa ti ha convinto a sceglierla come casa? Cosa ti ha regalato in maggior quantità rispetto alle eventuali contendenti?

Ho scoperto Malta durante una vacanza nel 2014 e all’epoca pensai: “Mmh.”.
Questo per citare The Witcher. Quel Mmh. per me ha significato effettuare una sorta di rivoluzione copernicana dentro di me, dove ho valutato: 
Opzione A – “Trascorrere, se sono fortunato, 2 settimane all’anno al mare in un luogo con un bel clima mediterraneo, fino a quando non avrò raggiunto l’età pensionabile (quindi probabilmente a 89 anni se il trend attuale continua).”
Opzione B – “Trascorrere 2 settimane all’anno in un posto grigio e freddo di mia scelta e il resto in un luogo che mi può donare ciò di cui ho bisogno, ossia mare e clima mediterraneo in primis”. A Malta ci sono arrivato 2 anni dopo e seguendo una strada per nulla lineare. Sono felice della mia scelta, per tutto ciò che mi sta dando. Giusto per citare un highlight, qui ho incontrato Özü, la donna che e’ diventata mia moglie! Ovviamente l’eldorado non esiste e le cose non sono mai semplici. Non e’ semplice abbandonare una situazione certa e stabile  per un qualcosa che e’ un punto di domanda enorme. E non è facile essere lontani dalla famiglia e dagli amici più stretti. Ho visto bene ciò soprattutto con la situazione legata al Covid, avendo avuto anche la fortuna di uno scenario molto più leggero qui a Malta se confrontato con quello italiano. Questo arcipelago dal punto di vista naturalistico è meravigliosamente bello, con un mare pazzesco. E pur essendo 3 piccole isole è un crogiolo di persone letteralmente da tutto il mondo e amo decisamente l’aria di internazionalità. Malta, come nazione, ha ovviamente i suoi pro e i suoi contro, come ogni luogo. Faccio del mio meglio per arginare il più possibile gli aspetti negativi, ma soprattutto uso le mie energie verso ciò che mi da felicita’ e fa sentire bene. Malta, inoltre, e’ la perfetta metafora. Una roccia sperduta nel Mediterraneo, come il nostro pianeta nel sistema solare.

9. Ti è mai arrivata qualche richiesta strana o assurda?

Si, l’assurda aspettativa sociale dell’essere monotematici nella vita e la strana richiesta di archiviare in uno scantinato sogni colorati perché ormai non si è più bambini e perché sono obiettivi irrealizzabili. Di solito ho sempre risposto con: #Ciaveve_tuti_quanti.

10. Tutti abbiamo vissuto una situazione degna del più classico: “Non ce la farò mai!” quando e cosa ti è accaduto? Come hai superato l’impasse?

Fino ad ora mi sa di essere stato davvero fortunato! E probabilmente anche sufficientemente incosciente. Ho di sicuro avuto momenti con situazioni complesse in diversi contesti, ma non mi sono mai sentito come Batman dopo che Bane ne fa di lui un zuppa (di pipistrello) in The Dark Knight Rises. In generale ho sempre un cinico ottimismo e le arti marziali mi insegnano ad accettare di perdere un round di quando in quando.

11. Cosa vorresti dire a chi, come te, vorrebbe affacciarsi e mantenersi “tonico” in una realtà di multiversi come la tua?

La curiosità deve essere il motore principale per iniziare un determinato percorso, senza una spinta interiore sincera dopo pochi passi ci si ferma. Esempio banale: Fare l’iscrizione in palestra dopo gli eccessi natalizi, pagare magari anche un intero anno e andarci in tutto 3 volte. Suggerirei inoltre anche di evitare dipendenze quali ad esempio quelle da tv spazzatura, vasche del sabato pomeriggio nei centri commerciali, oroscopi e fan clubs religiosi.

12. Viviamo in un’epoca dove internet e la tecnologia hanno eroso molte abitudini, il covid è stato una leva che ci ha ulteriormente spinti verso il mondo virtuale, quanto ha inciso tutto ciò sulle tue attività lavorative e creative? Trovi delle analogie con il modus operandi analogico o sei maggiormente colpito dalle differenze? Per esempio la tua formazione musicale nasce in seno al pianoforte ma ad oggi abbraccia stili e tecnologie, nonché forme comunicative, tra le più disparate.

La pandemia globale ha avuto anche un effetto pesantissimo su tutto il mondo dell’arte, spettacoli musicali dal vivo compresi. Sto vivendo questo periodo storico e le conseguenze, che suppongo saranno a lungo termine, come una opportunità’ per sperimentare cose nuove e migliorare le mie capacità in attività’ che prima non avevo mai esplorato in modo sistematico. Con il primo lockdown (iniziato a Malta poco dopo quello italiano) ho iniziato a fare regolarmente streaming di performance musicali su Twitch. All’inizio il tutto risultava molto strano e innaturale, soprattutto l’interazione con le persone dall’altra parte dello schermo. Come per ogni cosa ci si impara ad adattare e a prenderne il buono, come ad esempio la possibilità di suonare per persone letteralmente dall’altra parte del mondo o per amici che non si rivedono dal vivo da lungo tempo. Sicuramente il modo di rapportarsi con altri essere umani online e’ molto diverso che dal vivo e sono convinto che gli effetti di questa pandemia ci porteranno più velocemente verso ciò che spesso si vede nei film di fantascienza, dove le persone si parlano attraverso ologrammi 3D. Credo siamo fortunati a essere nati in una ‘generazione di mezzo’, di transizione dal mondo analogico verso quello digitale. Ciò permette di vedere le cose in modo più completo e profondo a mio avviso e secondo me porta anche la responsabilità verso le generazioni più giovani, nel supportarle a distinguere tra realtà virtuale dei social e mondo reale. Tra l’altro è assurdo per me parlarne ora sentendomi anziano al riguardo! Tempus fugit vecio.

13. Studio, lavoro, amici, famiglie, quanto le persone che frequentate ogni giorno hanno giovato ed influito sulla tua esperienza creativa e professionale?

Altra domanda semplicissima! 
Ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso veri e grandi Maestri che mi hanno ispirato e aiutato a crescere in momenti chiave del mio sviluppo. Sicuramente il supporto della famiglia è stato indispensabile per riuscire a camminare ‘con le mie gambe’, inoltre devo moltissimo ad Amici incontrati in questi anni. La frase ‘chi trova un Amico trova un Tesoro’ è definitivamente vera in base alla mia esperienza. Uno dei miei punti di forza e debolezza allo stesso tempo, è l’essere estremamente testardo. Questa caratteristica mi sta permettendo di non tradire la mia natura e di prendere il meglio dall’osservare le persone intorno a me e dall’analizzare le situazioni che mi circondano. Ho scritto anche ‘debolezza’ perché non sono di certo un guru e perché nulla è mai facile da gestire. Si tende a vedere le cose in modo binario, bianco o nero, ma nessuna situazione è mai realmente fatta da 0 e 1. Il nostro punto di partenza nella vita è dato dalle condizioni al contorno, famiglia, società, posizione geografica nel mondo. Ma ciò non significa che ciò determina in modo univoco cò che ognuno può essere e fare nella vita. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra natura di essere umani, che ci permette di cambiare ed evolvere.

Leonardo, in uno dei suoi molteplici ambienti affini

14. Quanto Leo osserviamo nelle creazioni musicali? Giusto una curiosità, anche nei computi ingegneristici si può riconoscere lo stile o il “tratto” di una persona?

Certo! Si vede sempre pienamente Leo nelle mie creazioni musicali. Anche nel caso in cui esse siano su commissione oppure cover/reinterpretazioni di brani di altri musicisti. Fare musica è un modo silenzioso per parlare tantissimo e soprattutto, è impossibile nascondersi. Quando nasce un’idea per un progetto ingegneristico, soprattutto se nasce da un foglio bianco, si può vedere lo stile di una persona. Ad esempio l’ultimo progetto che ho ideato e che sto sviluppando, BEA, nasce dall’unione della mia passione per l’ingegneria aerospaziale e per il mare. Si tratta di una piattaforma multi-drone progettata per la sicurezza in mare di apneisti e sub. Le conoscenze che questo progetto sta portando vorrò poi in seguito applicarle per progetti legati all’esplorazione planetaria.

15. Sogni nel cassetto, forse in questo caso dato il meeting pot di tratti che ti distinguono sarebbe meglio dire nei cassetti, ne hai? Se si, quali sono?

I sogni non li tengo nel cassetto, ci lavoro ogni giorno! Anche migliorarsi di un 1% al giorno sul lungo termine porta risultati enormi. Il mio target principale è suonare il primo concerto per pianoforte su Marte e farne lo streaming live sulla Terra.

16. Viaggiamo nel tempo ora, immaginiamo siano passati 15 anni da oggi, cosa vorresti fosse cambiato nei tuoi ambiti d’interesse? 

Sicuramente vorrei che le missioni umane su Marte siano diventate già una realtà consolidata, aprendo le porte all’umanità per diventare una specie multi-planetaria.

Grazie Leo per le tue parole e per la tua disponibilità, ti faccio un ultimo quesito: cosa vorresti dire a chi ci sta leggendo?

Grazie a te Edo! E’ stato davvero rilassante e piacevole rispondere a domande interessanti e assolutamente non banali.

A chi ci sta leggendo vorrei dire due cose:

  • Sarò felice di vedervi seguire il mio percorso su Instagram, Facebook e YouTube (trovate i link poco più in basso). Anche perché vi sono molte novità in arrivo e programmate per quest’anno. 
  • Viviamo tutti su un minuscolo sasso sperduto in una enorme galassia, cercate di guardare ciò che vi circonda secondo la giusta prospettiva. 

Che è il nuovo: Reffatevi un fia’ de pi xiofurbo! (=letteralmente “Svegliatevi genti!”)

Link su Leonardo:
Website:  www.nullodiesinenota.com
Instagram: https://www.instagram.com/nullodiesinenota/
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Quiet Sun
Doors

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L’intervista della settimana… “Venice in pattern”
L’intervista della settimana… “Irene di BeryLand”
L’intervista della settimana… “Silvia, la guerriera”.
L’intervista della settimana… Enrico degli Hangarten
L’intervista della settimana… Gregorio – Titolare di “Volta Pagina” a Lorenzago di Cadore
L’intervista della settimana… Claudia – Consulente relazionale del Gatto
L’intervista a me stesso
La libreria più bella del Mondo – è a Venezia
Venezia deserta, maggio 2020
Venezia, un giorno qualsiasi, prima del coronavirus
10 cose da fare a Pellestrina almeno una volta nella vita…
Pellestrina, un paese da scoprire…
Quella volta che Topolino e Pippo hanno alloggiato a Pellestrina…
Pellestrina, l’isola che… c’è!
Il negozio Olivetti a Venezia

L’intervista della settimana… “Venice in pattern”

Ovvero scoprire Venezia, un frame alla volta…

Venice in pattern (o anche solo V.I.P.) è un affascinante progetto a cura di Ilaria Pittana & Ilaria Pitteri. La differenza con ogni altra storia fin qui raccontata consta nella poliedricità della forma comunicativa, spaziando dalla letteratura alla fotografia, passando per il pattern.

Senza rivelarvi però troppi dettagli, vi lascio a questa frizzante intervista che, come sempre, è nata curiosando nel web, in particolare su instagram, dove anche voi potrete scoprire la pagina ufficiale: Venice in pattern

1. Ciao, mettiamoci comodi, chi siete e qual è il vostro legame, oltre a quello del nome? Ciao! Siamo Ilaria Pittana, architetto e appassionata di fotografia e Ilaria Pitteri, graphic designer e pattern addicted! Ad unirci, oltre l’impressionante quasi-omonimia, è l’amore per la nostra città: Venezia

2. @veniceinpattern, un progetto molto originale, cosa lo ha ispirato? Ti raccontiamo in due parole com’è nata l’idea di creare Venice in Pattern.Nel bel mezzo di una colazione a base di caffè (rigorosamente ristretto!) e cappuccio di soia, ci siamo guardate e abbiamo pensato: ‘perché non fare un progetto assieme’? Nasce così @veniceinpattern, il primo progetto storytelling interamente dedicato a Venezia, che unisce le nostre passioni: Ilaria Pittana (quella dallo scatto facile) già al tempo stava realizzando dei ritratti inusuali di Venezia e Ilaria Pitteri (quella ossessionata dai pattern) aveva appena concluso un progetto personale sui pattern tipografici. È stato semplice fare 2+2!

3. La parola “Pattern” assume molte sfumature diverse, qual è la vostra idea precisa sul tema? Come ci piace sempre ricordare il progetto non è fatto solo di pattern ma c’è molta ricerca tematica, testuale, fotografica e grafica. Diciamo che l’elemento del pattern è la ciliegina sulla torta del progetto. Quello che rende il progetto vincente, secondo noi, è proprio la commistione di linguaggi che portano alla creazione del pattern, è un modo di raccontare la nostra visione di Venezia. Il pattern, nel nostro caso, funge da tramite per la memorizzazione di un determinato elemento fotografato. Alle fotografie molto spesso poi vengono associati pattern più astratti, questo ci diverte perché permette a ciascun osservatore di dare la propria interpretazione e a volte darci il proprio personale commento, favorendo il confronto con chi ci segue e per capire se il nostro lavoro è apprezzato.

4. Dunque, abbiamo chiarito cosa sia un pattern, cosa possiamo farci? quale ruolo riveste nell’universo delle arti visive? I motivi decorativi sono molto versatili e possono essere (con criterio!) utilizzati su qualsiasi supporto, per questo abbiamo infinite idee di applicazioni (a tal proposito tenetevi pronti perché a breve ci saranno novità!) Bisogna considerare comunque che il progetto è nato come sperimentazione fotografica e grafica.. e solo attraverso la sperimentazione riusciamo ad arrivare a delle soluzioni che, nella maggior parte delle volte, ci soddisfano. 

5. Che ruolo ha avuto Venezia nella vostra evoluzione? In cosa siete state “contaminate” dall’unicità di questo ambiente? E’ chiaro che uno dei fili che vi collega sia proprio la vostra città natale, ditemi di più. Adoriamo Venezia in ogni sua forma. Ci piace la Venezia storica, sotto gli occhi di tutti ma soprattutto quella contemporanea e in continua evoluzione…quella che merita di essere scoperta e valorizzata. Contemporaneo per noi vuol dire sia nuovo, fresco, ma rimanda anche a quegli elementi che in un certo senso convivono con altri che hanno “mille anni di storia” per citare una poesia di Diego Valeri, che abbiamo usato per “debuttare” in Instagram con il progetto! Ci spieghiamo meglio: nella seconda fase del progetto abbiamo indagato l’alfabeto veneziano e abbiamo deciso di pubblicare ogni settimana una lettera maiuscola che abbiamo associato ad un tema “aulico”, noto (ma chiaramente da noi reinterpretato con il linguaggio unico di Venice in Pattern) e una lettera minuscola, associata ad un tema più “underground”. È così che la Nuda di Giorgione e il faro più instagrammato di Venezia (quello di San Nicoletto del Lido) convivono nella nostra pagina Instagram, così come convivono anche nella Venezia che amiamo!

6. Lo chiedo sempre, adoro creare dei parallelismi tra persone che operano in ambiti diversi, uno di questi è sapere quale sia il libro al quale non rinuncereste per nulla al mondo. Ci sono tantissimi libri a cui siamo personalmente legate! Volendo però risponderti come Venice in Pattern scegliamo sicuramente il libro Elements of Venice di Giulia Foscari, scritto in concomitanza con la Biennale diretta da Rem Koolhaas. Che dire?! Ci sono molti punti in comune con l’idea di base del nostro progetto. Tra questi, il voler indagare Venezia mediante lo studio e la restituzione dei suoi elementi usando un linguaggio proprio, e quindi unico. Ma nel caso di Venice in Pattern l’elemento veneziano supera i confini puramente architettonici per indagare Venezia a 360°. Ecco perché in Venice in Pattern troverete anche il pattern dell’acqua alta!

7. L’altra domanda che lega tutte le interviste è quella della macchina fotografica magica, ve ne affido una a testa, potete fare una sola foto, ritraendo un solo soggetto, chi o cosa ritrarreste e perchè? Vi piacciono le domande difficili! Cerchiamo di rispondervi anche qui come Venice in Pattern! Si tratta di una domanda che ci poniamo spesso, arrivando ovviamente a risposte sempre differenti. Tutte però hanno in comune qualcosa: l’unica fotografia one shot che vorremmo fare non sarebbe ad una persona, o ad un luogo preciso. Ci piacerebbe fotografare un istante. E ovviamente sarebbe un bellissimo istante che poi verrebbe patternizzato 🙂 

8. Venezia, città meravigliosa, ognuno ha il suo luogo preferito, il mio è Punta della Dogana, fermarmi lì, al bordo della banchina e percepire il mondo ruotare attorno, il vostro invece qual è? Adoriamo Venezia in ogni suo angolo! Davvero difficile scegliere! In questo momento ci piacciono molto i luoghi di Venezia dove si respira anche un po’ di contemporaneità: i campi dove i ragazzi fanno skate, i nuovi locali che hanno aperto in fondamenta della Misericordia… le librerie indipendenti che tanto adoriamo!

9. Vi è mai arrivata qualche richiesta strana o assurda attraverso il vostro profilo @veniceinpattern? Molte collaborazioni che ci sono state proposte erano assurde, possiamo dire praticamente quasi tutte! ma noi non lo vediamo come un aspetto negativo, anzi! è un modo per mostrare che il nostro progetto non è solo su Instagram ma è spendibile in tutte le realtà legate a Venezia. Quindi ogni progetto e collaborazione per noi è una sfida. 

10. Clienti, followers e progetti, ne avete mai affrontato uno all’apparenza impossibile? Come avete risolto il problema? Più che impossibili le definiamo “singolari”! E per questo ci piacciono moltissimo! Una richiesta che poi si è concretizzata in una bellissima collaborazione è quella fatta dal Birrificio Artigianale Veneziano, noto a tutti i veneziani e non, come BAV! Dalla loro passione per la birra e il comune amore per Venezia sono nate tre etichette per la birra che esplorano il Palazzo Veneziano. Le birre sono sold out ma è possibile vedere l’intero progetto sui nostri social.

Le birre e/a Venezia (:

11. Cosa vorreste dire a chi, come voi, vorrebbe affacciarsi all’universo dei Pattern o, ad ogni modo, della creatività in generale? Il nostro progetto è partito come un gioco e pensiamo che sia questo il giusto approccio per iniziare un progetto. Trovare un tema a cui si è molto legati e/o interessati e sperimentarlo in modo totalmente libero, poi la strada pian piano la si trova.

12. Viviamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini, il covid è stato una leva che ci ha ulteriormente spinti verso il mondo virtuale, quanto ha inciso tutto ciò sulla vostra attività? Trovate delle analogie con il modus operandi analogico o siete maggiormente colpite dalle differenze? “Grazie” al lockdown abbiamo potuto conoscere molte più persone virtualmente, che poi fortunatamente siamo riuscite a incontrare in un secondo momento anche di persona! La cosa che ci accomunava era la voglia di comunicare Venezia e soprattutto il desiderio di mantenere la città viva!

13. Studio, lavoro, amici, famiglie, quanto le persone che frequentate ogni giorno hanno giovato ed influito sulla vostra esperienza creativa? Aver avuto due percorsi di studi differenti, ma non così agli antipodi, aiuta certamente nella produzione di contenuti perché il confronto e l’arricchimento reciproco è costante, insomma.. ci completiamo! Le persone che abbiamo attorno influenzano inevitabilmente la nostra creatività. Con il nostro progetto abbiamo avuto la possibilità di incontrare persone davvero interessanti che attraverso le loro storie hanno contribuito (e contribuiscono!) ad arricchire la nostra esperienza creativa.

14. Quanto di voi osserviamo nelle vostre creazioni? Nel progetto convivono in realtà due visioni: Ilaria Pittana, l’architetto, “si occupa” della fotografia, mentre Ilaria Pitteri, la graphic designer, dei pattern. Inevitabilmente la nostra formazione e la nostra personalità incide sul risultato finale, ma è sempre un continuo confronto.. quindi nel nostro progetto emergono sempre due personalità!

15. Sogni nel cassetto, forse in questo caso sarebbe meglio dire nei cassetti, ne avete? Se si, quali sono? Ne abbiamo tantissimi! Tra questi ci piacerebbe che Venice in Pattern diventi un punto di riferimento della città, un canale da usare per informarsi su Venezia a 360° ma attraverso il linguaggio unico del progetto! E in parte questo si sta già avverando: durante il lockdown il progetto è cresciuto tantissimo, è maturato e ha raggiunto davvero molte persone innamorate di Venezia. In questi due anni dalla nascita del progetto abbiamo raggiunto molti traguardi: bellissimi feedback dalle persone che ci stanno seguendo e tantissime collaborazioni con realtà veneziane!

16. Viaggiamo nel tempo ora, immaginiamo siano passati 15 anni da oggi, cosa vorreste fosse cambiato nel vostro ambito? Wow, 15 anni sono davvero tanti! Forse si tratta di un tempo che ancora non riusciamo a immaginare, soprattutto per un ambito come il nostro che è in continua evoluzione! Se però dovessimo pensare a Venice in Pattern tra qualche anno, diciamo ad esempio 3 o 5 anni, quello che vediamo è una Venezia che non ha più segreti per noi: ogni angolo indagato, fotografato e patternizzato da Venice in Pattern. Bello no?

Grazie ragazze per le vostre parole e per la vostra disponibilità, vi faccio un ultimo quesito: cosa vorreste dire a chi ci sta leggendo? Venezia è una città davvero magica e con un enorme potenziale, oltre a noi ci sono moltissime altre realtà giovani e innamorate di Venezia che vogliono tenerla viva! Quello che ci piace è fare rete con le persone e in parte abbiamo già costruito dei legami e delle collaborazioni che vanno in questa direzione! Venezia è piena di creativi come noi che operano in settori molto diversi. E quando ci uniamo, diamo vita a collaborazioni e progetti davvero bellissimi! Ma non vogliamo spoilerare nulla! Seguite la nostra pagina Instagram @veniceinpattern per essere sempre sul pezzo!

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10 cose da fare a Pellestrina almeno una volta nella vita…
Pellestrina, un paese da scoprire…
Quella volta che Topolino e Pippo hanno alloggiato a Pellestrina…
Pellestrina, l’isola che… c’è!
Il negozio Olivetti a Venezia

Ogni cicatrice puó essere un sentiero che conduce al lato migliore di noi…

Oggi sono passati 20 anni da quel giorno estivo da cui la mia vita è rimasta sospesa nel vuoto per qualche tempo… per me è sempre come un secondo compleanno, a quella data infatti seguì un lento e graduale ritorno alla vita, circondato dagli affetti che mi hanno sempre sostenuto, che mi ha portato ad essere la migliore versione possibile di me.

Oggi intendo raccontarvi una pagina fondamentale della mia vita, in un viaggio immaginario, attraverso gli occhi del me stesso dell’anno 2000, uno degli anni più importanti della mia vita.. l’anno che mi ha cambiato più nel profondo tra tutti.

agosto 2000

Il ritorno post ricovero alla diga di Santa Maria del Mare, uno dei luoghi a me più cari                                  (San Pietro in Volta – ora non più esistente a seguito della costruzione del MOSE)

  1. Ciao, mi permetto di darti del tu, so che sei in un periodo delicato della tua vita, che succede?
    In questo preciso momento della vita io sto combattendo con l’incapacità di accettare ciò che sono, mi sento a tratti emarginato dagli altri, passo molto tempo a scrivere, riflettere, diciamo che sento la mancanza di una valvola di sfogo e qualche sorriso, non riesco a trovare il mio spazio nel mondo, il mio stesso senso, un senso di afflizione.
  2. I 16/17 anni si immaginano come l’età della gioia, della spensieratezza, tu invece mi parli di dolore, apatia, senso di inadeguatezza, cosa ha appesantito così tanto i tuoi pensieri? La colpa è di qualcuno?
    La colpa è sita negli stereotipi che la società, oggi come domani a quanto pare, (sarebbe ieri come oggi, ma sto pur sempre parlando col mio passato ndr) colpiscono le persone dall’animo più sensibile. E’ impossibile incolpare qualcuno di specifico, perchè in fine dei conti i problemi nella maggior parte dei casi ce li creiamo da soli e proprio il loro accumularsi nei pensieri forma delle, metaforicamente parlando, matasse inestricabili e grigie. 
  3. Mi hai riferito della tua passione per la scrittura, particolarmente pensieri e poesie, in che senso ti hanno aiutato con la tua situazione? C’è stato un momento di svolta?
    Non trovando una strada al di fuori, nelle cerchie delle amicizie o altrove, ho provato, spontaneamente, ad affidare i miei pensieri, soavi o cupi che fossero, a carta e penna… fu istintivo; a scuola poi affrontammo il dolce stilnovo, i poeti giocosi, ho capito che in fondo scrivere da sempre rappresenta una valvola per veicolare se stessi al mondo circostante. La svolta è stato il sentirmi meglio dopo aver affidato alla carta i miei pensieri, perchè così il carbone interiore aveva uno scopo per cui bruciare e non accumularsi.
  4. Edo, qual’è stato il momento chiave?
    Indubbiamente la chiave di volta della nostra vita è stata l’estate del 2000, l’estate in cui tutto ha acquisito un senso maggiore, anche grazie all’esperienza di animatore in Oratorio a Mogliano.
  5. Quindi siamo arrivati al giugno del 2000 come punto di svolta, in che senso? Cosa è cambiato?
    Poco prima di giugno arrivò la svolta, ricordo bene che fui consigliato da Don Nicola e da un’amica, ad entrare nel gruppo degli animatori dell’oratorio don Bosco di Mogliano; in particolare oltre ai giochi pomeridiani, al mattino avrei seguito il giornalino dell’oratorio, una piccola, ma bella responsabilità. Stare a contatto con altri giovani, coetanei o meno, conoscere nuove persone, avere delle responsabilità, quell’avventura fu l’incipit di qualcosa di ancora più grande, fu l’inizio di una presa di coscienza su quanto valesse la mia vita. E… chissenefrega ma in quel giugno arrivò anche la mia bocciatura della terza superiore… succede anche ai migliori (: . 
  6. Edo, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo?
    Anche se amo la scrittura, per me la lettura è qualcosa di particolare, devo essere catturato dal testo, dallo stile e dalla trama, leggo poco, ma quando leggo non mi stacco dal volume che ho in mano quasi compulsivamente.
    Ho letto svariate volte “Un americano alla corte di re Artù”, un libro leggero ma con un finale con morale che mi ha sempre dato l’impressione di essere il valore aggiunto ad una storia di per sé leggera
    .
  7. Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché?
    All’epoca in questione non la sapevo usare, dettagli, ma c’è un ricordo che non ho modo di serbare con me e dunque vorrei poter rivivere: l’istante in cui sono uscito dal coma e tornato alla vita; io non posso ricordare quel momento e dato quanto mi ha cambiato in positivo posso solo che essere felice di aver avuto la mia seconda chance dalla vita.
  8. Quale soddisfazione ruberesti al tuo io futuro?
    Sono due piccoli sogni realizzati, la pubblicazione del Libro: Komorebi e quella di una poesia intitolata “Laguna” e dedicata all’isola di Pellestrina che ha fatto il giro del web negli ultimi vent’anni.
  9. Con quale personaggio del mondo fantasy senti un legame particolare?
    Vorrei dire Batman, ma non ho il fisico, in realtà io sono Paperino, la sua simpatia, tenacia davanti anche alle avversità più grandi sono l’emblema di come col sorriso tutto possa diventare più leggero.
  10. Ti sei mai trovato davanti ad una situazione all’apparenza impossibile? Se si, come hai risolto il problema?
    Assolutamente si, due ricordi in particolare, durante il ricovero del luglio/agosto 2000 quando iniziai a “tornare al mondo” beh, lì ricominciare a re-imparare a camminare e parlare non è stato uno scherzo, tanta fisioterapia, tanta tenacia e tanta logopedia… la mia memoria inizialmente era diventata poco elastica, instabile e circa il camminare, beh non ci riuscivo e per un breve periodo usavo una sedia a rotelle per muovermi.
  11. Quando hai realizzato cosa ti fosse successo? In cosa ha migliorato la tua vita?
    Quando dopo circa 30 giorni di ricovero mi son guardato allo specchio perchè volevo farmi la barba e ho visto la cicatrice, lì ho realizzato che era successo qualcosa di di cui non ero consapevole, mi girai verso mia madre e le dissi: “E questa cos’è? A me non piace la riga nella pettinatura…” Perchè in fondo tra antidolorifici e altro, i processi logici non mi avevano fatto realizzare del tutto cosa mi fosse accaduto, lì dentro in lungodegenza era tutto ovattato. Quando vidi la cicatrice capii la grande fortuna che avevo avuto, come se fossi rinato, era il segno della mia seconda chance.
    Quando vennero gli psicologi dissi che quell’Edoardo che trasudava dolore nelle sue parole era “morto”, la depressione a rigor di logica dopo ciò che avevo vissuto non aveva senso, non sentivo bisogno di loro, ero consapevole di essere cambiato.
  12. Siamo in un’epoca dove internet ha iniziato ad erodere molte abitudini che avevamo prima di questo periodo, quanto ha inciso tutto questo sul tuo modo di vivere?
    Sono cambiate tantissime cose, io già prima del 2000 avevo un mio piccolo sito di poesie su “geocities”, chattavo con persone di tutto il mondo in inglese tramite ICQ (ricordo ancora il mio id utente: 49269898), si poteva comunicare a distanze siderali quasi come fai tu oggi, ma all’epoca tutto aveva un gusto più bello, perchè includeva poco pregiudizio e molta scoperta del nuovo. Alcune persone le ho sentite per un lungo tratto della vita anche al di fuori di quei mezzi di comunicazione. Ricordo che molti si erano spaventati dal non sentirmi più nel periodo del ricovero, alcuni mi chiamavano sul primo cellulare (nokia 3210 – articolo correlato) per sentire come stessi. In sintesi il mondo internet all’epoca è stato il big bang di una infinita gamma di possibilità che forse oggi, come tutte le cose, inizia ad avere declinazioni così diverse dal diventare talvolta negative, ma non tutto è da buttare, fa parte dello spettro d’azione di ogni cosa avere zone d’ombra.
  13. Chi ha incentivato maggiormente la tua passione per la scrittura? Hai avuto una sorta di mentore?
    Quarta superiore, il mio insegnante di lettere, fu il mio più grande stimolo a seguire, perseverare e costruire il mio stile di scrittura. Un rapporto franco e sincero con una persona che stimo tuttora per la sua grande cultura umanistica. All’epoca scrissi una poesia che tuttora annovero tra le più intense della mia raccolta.

    Una panchina in riva al lago
    Noi due, seduti, vicini
    Nell’ora che s’avvia al desinare
    Il vento, che con dolce carezza
    abbraccia il nostro amore,
    gli ultimi spicchi di sole
    mi fan contemplare il tuo viso
    dolce e chiaro, resto senza parole
    i secondi durano ore
    questi sentimenti durano tutta la vita
  14. Quanto Edoardo c’è in ciò che scrivi? Come si intitola il tuo primo romanzo?
    In ogni poesia ci sono io, il mio vissuto, la mia visione del mondo o semplicemente delle emozioni che ho cristallizzato a parole. Nei prima metà del 2000 scrissi un breve romanzo ambientato tra Mogliano, Mestre e Treviso intitolato “Devo dirti una cosa”
  15. Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, raccontaci se ne hai ancora qualcuno nel cassetto:
    Allo stato attuale guardando a cosa, direi che il sogno nel cassetto lo realizzerò con Silvia. Dunque l’unico augurio è che il nostro cammino sia sempre costellato da piccole, ma importanti gioie.
  16. Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto e della tua esperienza, cosa speri sia cambiato tra 15 anni nella fase di crescita e sviluppo della personalità dei più giovani?
    Mi auguro che ci sia maggiore integrazione, comprensione, meno bullismo e più partecipazione e condivisione, ma temo che anche per il mondo futuro non ci sia spazio per questi valori, anzi, da quello che intravedo potranno solo peggiorare. Spero ad ogni modo di sbagliarmi.

Ti regalo, come in tutte le mie interviste, una grande opportunità e ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Mai demordere, mai mollare, avere più fiducia in sé stessi e badare meno al giudizio altrui che, per quanto conti, non deve mai arrivare a renderci vulnerabili.
Perchè, come dico sempre: “Nessuno crederà in te, se non sarai tu il primo a farlo”.

Edoardo

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L’intervista della settimana… “Irene di BeryLand”

Ciao a tutti!

L’intento di questa rubrica sarà  intervistare persone comuni, lavoratori, professionisti, personaggi. Il tutto per andare a carpirne qualche segreto o, più semplicemente, per farveli scoprire. 

Capirete di più leggendo, ma vi ricordo che, se il format vi piacerà, non dovrete esitare a condividerlo e, ancora meglio, se avete dei talenti che volete far risaltare, non esitate, contattatemi a: 

trarealtaesogno.com@gmail.com 

Oggi vi parlerò, in una breve intervista, di Irene Alice Brunetta Beryland, lei dà vita alla fantasia! (link a fondo articolo)

 

Irene Alice Brunetta

  1. Ciao Irene, ci siamo visti più volte per acquisti al tuo stand, ma chi sei nelle vesti di Beryland? Bery Land è il nome della mia pagina Facebook (e successivamente del mio account Instagram): Bery è la mia mascotte (il personaggio rappresentato nel  logo) che ha una corona perché è il Re di un Paese immaginario.

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    Bery – sovrano di una terra immaginaria


  2. Quando e dopo quale percorso hai deciso di cominciare questa avventura? La mia avventura è nata per caso e per gioco. Fin da piccola, guardando mia mamma dipingere, sapevo che avrei voluto far parte del mondo dell’arte e dell’artigianato quindi prima mi sono diplomata  al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle Arti. Mentre stavo dando gli ultimi esami Valentina, una mia ex compagna di corso, mi portò dei panetti di fimo e da lì è iniziò tutto. Sentii di aver bisogno di un nuovo hobby e creare con le paste polimeriche mi permetteva di dare vita alle mie illustrazioni e ai miei personaggi.
  3. Hai dei punti di riferimento? Degli esempi a cui ti riferisci e dei quali aspiri di raggiungerne il livello? Oppure stai cercando di aprire la tua strada seguendo l’istinto e le doti che la Natura ti ha dato? No, ci sono molti artisti e artigiani che ammiro sia per le loro creazioni che per i successi che hanno raggiunto però non li ho mai presi come riferimento perché voglio rimanere fedele a me stessa.
  4. Che il fantasy sia il tuo mondo è chiaro, ma tra tutti i lavori che ti capita di svolgere ne prediligi una tipologia in particolare? Perchè? Si, quando mi richiedono i personaggi inventati da me; uno dei complimenti più belli è quando mi dicono che il mio stile è riconoscibile.
  5. Torniamo a parlare di Te, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo? Si, durante la mia adolescenza ci sono stati vari libri che mi hanno accompagnata e i più importanti sono stati Harry Potter, Il Signore Degli Anelli e la raccolta di Fiabe dei Fratelli Grimm; Grazie a loro mi sono appassionata alla lettura.
  6. Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché? Probabilmente un paesaggio di montagna o un bosco perché mi trasmettono pace e tranquillità e poi troverei un modo per proiettarla sulle pareti della mia camera.
  7. Tra tutti i lavori svolti, quale finora, in cuor tuo, ha dato le maggiori soddisfazioni? Tanti, ma soprattutto quelli che pensavo di non poter realizzare. A volte mi pongo troppi limiti per paura di non essere in grado soddisfare le aspettative dei miei clienti e di chi mi segue.
  8. Quale personaggio, tra i tanti che hai creato o riprodotto ha un legame speciale con te?  Cappuccetto Rosso perché, dopo averla disegnata nel 2011, ho capito che caratteristiche volevo dare ai personaggi nelle mie illustrazioni.
  9. Ti sei mai trovato davanti ad un lavoro all’apparenza impossibile? Se si, come hai risolto il problema? In cosa ti ha migliorato? Si, spesso ma le sfide che ho accettato mi  hanno aiutato a credere di più in me stessa proprio perché sono stati dei piccoli ostacoli da superare.
  10. In tanti sognerebbero di avere le tue abilità, hai delle parole o consigli speciali da rivolgere a queste persone? Come hai fatto a migliorarti? A queste persone consiglio di essere testarde come lo sono stata io e di provare e riprovare anche sbagliando tante volte. 
  11. Siamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini che avevamo prima di questo periodo digitale, quanto ha inciso tutto questo sul tuo mondo? Ti ha facilitato o penalizzato nel tuo itinerario nei mercatini? Ha inciso molto perché internet mi ha fatto conoscere tante persone da tutto il mondo e grazie al loro supporto sono riuscita a trovare la forza di continuare;  I loro commenti danno un senso alle ore passate davanti alla mia scrivania. Per quanto riguarda l’itinerario dei mercatini è sicuramente di aiuto nella ricerca di nuovi eventi ma sono altrettanto importanti passaparola, volantini, pubblicità ecc.
  12. Tutti gli artisti che hai incontrato, con cui hai collaborato, in cosa ti hanno maggiormente arricchito? Hai carpito qualche segreto? Le collaborazioni stanno arrivando nell’ultimo periodo e non posso che esserne felice. Ho sempre sognato di fare collaborazioni perché ti fanno uscire dalla cosiddetta “comfort zone” e sperimentare cose nuove che altrimenti non avresti fatto.
  13. Quanta Irene c’è nelle opere che realizzi? Irene è presente sia nelle illustrazioni che nelle creazioni in pasta polimerica: dalla scelta dei colori e dei loro abbinamenti ai dettagli.
  14. Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, professionalmente parlando, raccontaci se ne hai ancora qualcuno nel cassetto: Si. Qualche piccolo sogno si è avverato e tanti altri stanno solo aspettando di uscire dal cassetto. Ad esempio uno di questi è riuscire ad aprire un piccolo laboratorio dove creare dove condividere le mie passioni.
  15. Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto, cosa sarà cambiato tra 15 anni nell’universo fantasy?  Mi auguro che il mondo fantasy cresca sempre di più perché permette di dare spazio alla creatività e all’immaginazione.

Grazie Irene per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?

Prego e grazie a te per questa intervista. Non è stato facile rispondere alle domande: ho scelto le arti figurative anche per la mia difficoltà nell’esprimermi a parole.  

A chi mi sta leggendo voglio dire di non arrendersi mai e di cercare di imparare il più possibile da qualsiasi tipo di situazione. Qualsiasi strada non è non sarà facile anche se la si è scelta. Seguite sempre la vostra fantasia e immaginazione e mettete sempre passione in quello che fate : in questo modo non perderete mai il bambino che è in ognuno di voi.

Irene Alice “Beryland” B.

…lasciate un commento o un like se vi è piaciuto!

Edoardo

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Non resisterete alla tentazione… provate a visitare i link sottostanti:

Link homepage FB: BeryLand Creations – mettete subito il like così da scoprire tutti i suoi mercatini, se vi piace qualcosa non esitate a contattarla… le sue creazioni vanno a ruba!

Instagram: Beryland su Instagram – cuoricini e follow obbligatori per questo account (:

 

Se vi siete persi le Interviste precedenti, eccovi una grande opportunità:

L’intervista della settimana… Claudia – Consulente relazionale del Gatto
L’intervista della settimana… Gregorio – Titolare di “Volta Pagina” a Lorenzago di Cadore
L’intervista della settimana… Enrico degli Hangarten
L’intervista della settimana… “Silvia, la guerriera”.

L’intervista della settimana… “Silvia, la guerriera”.

Oggi vi parlerò, in una breve intervista, di Silvia, la mia futura moglie, che nel 2015 è stata curata per un Linfoma non Hodgkin.

Questa vuole essere una testimonianza utile per combattere la paura ed i tabù che avvolgono queste gravi malattie, si deve combattere, circondarsi di persone positive e vivere la situazione con ZERO vergogna.

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Io e Silvia, durante una gita a Pellestrina durante le sue cure.

1. Dire che ti conosco, seppur facendolo, sarebbe stucchevole, ma chi è Silvia nella vita di tutti i giorni? Cosa fai nella vita?
Nella vita sono impiegata contabile, forse questo è banale, ma ancora prima di dare i
numeri sono una sognatrice, una persona che sogna che le cose possano andare bene o
meglio perché, si sa, sognare non costa nulla e fa bene allo spirito.

2. Dove ti ha colpito la malattia? Quando hai iniziato a capire, grazie a quali sintomi, che le vie mediche tradizionali non sarebbero bastate? Qual’è stato l’episodio decisivo per la corretta diagnosi?
La malattia era localizzata nel rinofaringe, più comunemente chiamato naso. Il percorso
purtroppo è stato molto lungo, stavo spesso male, un male riconducibile ad una
semplice influenza, naso chiuso voce bassa febbre, il problema è che ad un certo punto
non ne potevo più e sono andata da un otorino, del quale non faccio ovviamente il nome, perché è proprio grazie a lui che ho perso un sacco di tempo, forse in buona fede, ma non aveva colto quello che poi poco tempo dopo è risultato lampante.  Ad un certo punto mi è stato consigliato un altro otorino, che è stato la mia salvezza, ha subito capito cosa aveva visto nel mio naso e mi ha subito fatto fare dei controlli accurati urgenti e ha indagato sulle cause dei miei malesseri. Non c’è stato un episodio vero e proprio a dire il vero, o meglio l’esame finale ha decretato cosa fosse la malattia, ma io fino alla fine in
cuor mio speravo fosse una stupidaggine risolvibile anche magari con un intervento ma che non fosse quello che di li a poco mi sarebbe stato detto. Non entro nei dettagli perché non è un articolo tecnico o di medicina quindi non sarebbe corretto.

3. Hai incontrato svariati professionisti lungo questo percorso, hai degli episodi che ricordi volentieri perchè non scontati?
Qui va fatto un nome, io sono stata curata e sono attualmente seguita dallo IOV (Istituto
Oncologico Veneto) di Padova, tutto il personale medico e infermieristico è meraviglioso, sono premurosi, dolci. Quando stavo male, e capitava purtroppo spesso, durante le cure i medici che mi seguivano (e mi seguono tutt’ora) venivano a vedere come stavo e si accertavano che io avessi le giuste cure mediche. In nessun altro posto avevo mai ricevuto un trattamento sanitario così preciso e premuroso. Allo IOV lavorano degli angeli. Gli stessi medici che mi seguono fuori dallo IOV, dall’otorino al medico che una volta mi fece un ecodoppler, tutti persone speciali.

4. Prima, durante e dopo le cure, come si sono dipanati i rapporti con le persone della tua vita? È cambiato qualcosa?
Questa domanda è parecchio dolorosa. Gli amici da una vita, quelli che frequentavo prima di stare male se ne sono andati TUTTI, nessuna esclusione, ovviamente parlo di amici di una vita perché ho avuto la fortuna di riallacciare con alcune persone o conoscere persone nuove e su quelle voglio essere chiara non si discute. Ma, gli amici che prima “amavano” Silvia quando si usciva si andava a fare festa se ne sono andati tutti, un po’ alla volta per svariati motivi e con svariati comportamenti uno alla volta se ne sono andati. Alcune persone ho anche cercato di giustificarle magari pensando che non fosse semplice affrontare determinati argomenti e determinati ambiti come l’oncologia (non lo è per me figuriamoci) ma poi mi sono detta che un “come stai?” un abbraccio insomma non sono cosa di tanta fatica e io non ho ricevuto neanche quei gesti così semplici.

5. Le infusioni: molte persone le confondono con delle attività correlate al thè.. in cosa consistono? Come si svolgeva il tuo venerdì? Che effetti ti davano nei giorni seguenti?
Diciamo che col thè non ha nulla a che vedere. Anche qua non è il caso di entrare nel
dettaglio ma il venerdì diventavo una donna bionica e dal mio braccio uscivano mille
tubicini che arrivavano da sacche contenenti vari chemioterapici e altri farmaci. Sugli effetti collaterali sono stata molto fortunata (affermazione ironica), praticamente ho avuto qualsiasi effetto collaterale potessi avere. I cibi non avevano più gusto, tutto assumeva un gusto metallico, le energie erano ridotte al minimo e nei tre giorni successivi facevo fatica ad alzarmi in piedi, nausea e conseguente vomito mi accompagnavano e non mi abbandonavano e poi altri meravigliosi effetti collaterali che per ovvi motivi ometto.

6. I capelli, per una donna sono un legame inscindibile con la femminilità, ricordi l’istante in cui  si è staccato il primo ciuffo? Quanta forza hai dovuto avere in quell’istante? Com’è stato poi vederli tornare?
Non lo dimenticherò mai. Ero fuori a pranzo con Edoardo e ho cominciato a sentire
improvvisamente la testa che mi andava a fuoco, nel toccarmi con la mano ho sentito che i capelli non stavano attaccati e ho capito che era arrivato il momento. Devo essere sincera, sono stata malissimo, ma anni prima avevo avuto l’esperienza con mia mamma ed ero stata io a rasarle i capelli quindi sapevo a cosa stavo andando incontro quindi ho chiesto a Edoardo di portarmi a casa e li con calma mi sono chiusa in bagno e ho cominciato il “lavoro”. La forza l’ho dovuta avere ogni volta che uscivo col foulard in testa e ricevevo gli sguardi della gente, li ho dovuto avere tanta forza e non è stato semplice. Beh vederli tornare è stato bello avere diverse acconciature man mano che crescevano, si devo dire molto bello.

7. Torniamo a parlare di Te, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo?
Non mi viene in mente un libro in particolare, mi piace leggere e ho letto molto, ora magari leggo meno perché il tempo a disposizione è sempre meno ma, mi piace leggere anche per perdermi in mondi fantastici dove tutto è possibile e dove trovare ogni tanto un po’ di pace dalla vita di tutti i giorni.

8. Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché?
Beh c’è una persona che manca molto nella mia vita, mia madre. Chi mi conosce sa che l’ho persa quando avevo solo 23 anni e se fosse ancora qui le scatterei una due tre, mille foto perché era una persona speciale, ma la foto più importante è dentro di me nei miei ricordi nel mio vissuto.

9. In mezzo al maremoto interiore, quando hai capito di aver vinto la battaglia?
Poco dopo la fine delle cure ero seduta davanti ai miei oncologi e stavo aspettando che mi dicessero se avrei dovuto sostenere altre cure, cure che mi terrorizzavano e loro
guardandomi negli occhi mi hanno detto, “Silvia vai via di qui, ci rivediamo fra due mesi per i controlli ma adesso vai corri e non vogliamo vederti” il tutto col sorriso sulle labbra. Non dimenticherò mai quel momento…non dimenticherò mai io e Edoardo in lacrime dentro l’ascensore urlanti (si in ascensore per rispetto dei presenti) e subito dopo a fare cin cin con due bicchieri di plastica e dell’acqua dentro.

10. In quale personaggio del mondo fantasy o letterario ti riconosci dopo tutto questo?
Non mi sento di dire un nome in particolare, di sicuro sia nel mondo fantasy che in quello letterario ci sono stare parecchie donne guerriere e io così mi sento, ho sempre dovuto lottare per ciò che ho ora, per stare bene per tutto e non smetterò mai di farlo.
11. Ti sei mai trovata davanti ad una situazione all’apparenza irrimediabile? Come ne sei
uscita?
Tranne se parliamo di salute, secondo me non esistono situazioni irrimediabili al 100%, le situazioni vanno analizzate e capite e da li va tratta la soluzione che spesso è dentro di noi.
12. In tanti affrontano ogni giorno una battaglia, simile o diversa, hai delle parole o consigli speciali da rivolgere a queste persone?
Beh di sicuro consiglio positività, sembra impossibile ma anche un sorriso in più in certi
frangenti aiuta ad affrontare meglio la giornata, se noi stesse/i ci abbattiamo abbiamo
perso in partenza. E poi beh, circondatevi di persone positive di belle persone, di persone che vogliano stare con voi per quello che siete e non per quello che gli date.

13. Siamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini che avevamo prima di questo periodo digitale, quanto ha inciso tutto questo sulla paura della diagnosi che incombeva su di te?
In linea di massima utilizzare internet per cercare di chiarire problemi di salute è la scelta meno adeguata da fare, non dico di non averlo fatto ma ho smesso subito perché le
variabili sono troppe per potersi affidare ad un motore di ricerca qualunque.

14. Tutti i medici e paramedici che hai incontrato, in cosa ti hanno maggiormente arricchito?
Mi hanno fatto capire che esistono ancora persone meravigliose al mondo, ce ne sono
poche magari ma esistono, persone che amano il lavoro che fanno e che fanno di tutto per tutelare le persone che hanno a fianco.

15. Quanta Silvia c’è nel percorso di trasformazione prima e dopo le cure?

Prima delle cure c’era una Silvia che aveva trovato la sua identità, poi la malattia ha
infranto questa sicurezza, la Silvia di adesso sta cercando di ritrovare la sua identità ma la sua fortuna è di avere al suo fianco un uomo meraviglioso che facilita tutto il “lavoro”.

16. Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, raccontaci se ne hai ancora qualcuno:

Qualcuno potrebbe rispondere soldi case macchine viaggi o che ne so, il mio sogno nel
cassetto è la salute. SI perché da allora ogni mattina mi sveglio e non so quale sarà il
malessere di quel giorno. Il mio sogno è solo svegliarmi un giorno e sapere che sto bene al 100% e che potrò togliermi di dosso la corazza che mi porto dietro giorno dopo giorno.

17. Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto, cosa speri sia cambiato tra 15 anni nell’ambito della diagnosi e delle cure?
Già nel 2019 la mortalità di fronte a determinate malattie è diminuita parecchio, certi
farmaci che mi sono stati somministrati anni fa neanche esistevano quindi spero che fra 15 sia ancora meglio e che magari anche l’Italia investa un po’ di più sulla ricerca per evitare che tanti bravi medici se ne vadano all’estero.

04

Io e Silvia – poco prima del Natale che seguì la sua guarigione.

Grazie Silvia per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Mi piacerebbe invitare le persone a lamentarsi un po’ meno di ciò che non hanno e ha pensare a cosa hanno di bello. Spesso mi capita di leggere sui social di gente scontenta per qualsiasi cosa. Apprezzate ciò che avete e non lamentatevi per ciò che non avete perché magari c’è qualcosa di più importante li fuori. E magari, perché no, una volta all’anno fatevelo un giro in un reparto oncologico, ecco li allora vi passerà proprio la voglia di lamentarvi, avrete visto la sofferenza, quella vera.

Silvia Z.

 

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