Un paese da scoprire

Oggi, per proporvi questo video, creato partendo dal mio archivio personale di foto scattate in loco, mi rifaccio al titolo di un volumetto, molto curato, che trovavo e leggevo sempre con piacere, quando avevo tempo, a casa dei miei nonni.

Il titolo era: Un paese da scoprire; mai titolo più azzeccato, oggi come all’ora, per questa gemma incastonata tra l’Adriatico e la Laguna di Venezia.
A quel volumetto facevano seguito due fantastici libri, editi sempre, se non erro, da “El Foghero” (rivista periodica locale ed omonima associazione) dedicati alla pesca in mare ed un altro a quella in laguna.

Spero con questo video di tributare un giusto vanto ad un’isola bella, vera e sincera, che da sempre ha un posto speciale nella mia storia familiare e nella mia vita.

Lasciatevi trasportare dalle immagini, come onde… e come tali, se vi fa piacere, condividete con tutti questo video (ecco un link aggiuntivo per voi copia il link da qui)

Per concludere vi ricordo i due precedenti articoli sul tema, liberi di scoprirli o condividerli a loro volta.

Un abbraccio a tutti i miei lettori.

Edoardo

Prof. Maler ed i Maya – racconto surreale

Questi giorni di isolamento forzato e doveroso portano a riscoprire quei dettagli che lo scorrere vitale avevano oscurato. Sistemando delle carte con mia moglie ho rinvenuto un tema/racconto di una sessione interdisciplinare di lettere-arte delle superiori. Risale al 2001, quando avevo 18 anni e penso possa essere tuttora una buona lettura per il pubblico di questo blog.

Ecco a Voi:

Il prof. Maler ed i Maya

“Buonasera esimi colleghi, sono il Prof. Maler, archeologo di fama mondiale; ho convocato questa conferenza stampa per rivelare al Mondo l’incredibile esperienza vissuta in prima persona. Ebbene, quella che sto per raccontare è senza dubbio la vicenda più affascinante della mia vita, infatti circa sei mesi fa, per motivi tuttora ignoti, subii uno spostamento spaziotemporale e mi ritrovai in una città Maya, quella che oggi è conosciuta come Tikal.
Lo so può sembrare incredibile, ma è tutto vero, per cui vi prego di ascoltarmi.
Correva il 15 dicembre del 2000 e, mentre compivo degli studi su alcuni reperti di un cartiglio Maya di cui mancava un pezzo, caddi in un forte torpore, al risveglio ero in una foresta dalla vegetazione  fittissima e a me inconsueta, con un clima totalmente diverso da quello europeo, assai più caldo. In un primo momento non capivo nulla, ero disorientato, mi credevo pazzo, poi però realizzai che quello che stavo vivendo era qualcosa di incredibile e probabilmente unico nella storia dell’umanità.
Decisi di muovere qualche passo in quella foresta, giusto per cercare altri uomini e capire dove mi trovassi…
Incrociai un uomo a torso nudo, mi vide e diffidente venne verso di me, poi si inginocchiò e mi guidò devotamente fino alla città, che giaceva in una zona pianeggiante senza alberi al centro della foresta, appariva tipicamente Maya, e piena di vita.
Quest’uomo mi fece capire che si chiamava Artiglio di Giaguaro, simbolo che portava al collo, per comodità per il resto del racconto lo chiamerò Tim.
Tim intuì la mia curiosità, forse da come mi guardavo intorno meravigliato, forse per l’espressione del mio volto, così cominciò quello che potrei definire un vero e proprio, con le dovute virgolette, “giro turistico”. In primis mi guidò al mercato cittadino, costituito da una doppia cine muraria nella quale si creavano gli spazi vari commercianti. Nelle vicinanze si trovava l’acropoli, assai ricca di monumenti e anch’essa dalla forma quadrangolare, questa domina la piazza che si trovava poco più a est, brulicava di persone tutte più o meno vestite allo stesso modo della mia “guida” Tim, quindi seminudi, coperti quel tanto che bastava.
Vicino a questa piazza è posto il primo tempio cittadino, che Tim mi mostra orgogliosamente, infatti era il tempio che in un certo qual modo portava il suo nome, era il Tempio del Giaguaro, costruito a gradini, sul retro del quale c’era un’altra grande piazza anche questa brulicante di persone.
Più a ovest si vedeva sorgere in lontananza un altro tempio, ancora più grande ed appariscente del primo, con dei gradini enormi e, sul lato a nord est, una scalinata imponente che permetteva di raggiungerne la sommità.
Man mano che salivami sembrava di avvicinarmi a Dio, era emozionante, e da qui potevo vedere anche la cima del tempio di un villaggio vicino, alla cui sommità ardeva un grande focolare celebrativo.
Per concludere il giovane Tim mi portò in un edificio ludico, in cui si praticava il gioco della palla, lo raggiungemmo attraverso una strada lastricata, veramente ben concepita e assai pulita.
Dopo aver visto tutto ciò però l’indigeno mi riaccompagnò, mio malgrado, alla foresta, dove mi consegnò un sacchetto contenente qualcosa di rigido e spigoloso, pareva pietra, lui mi sorrise e arrivato al punto in cui lo incontrai mi salutò ancora una volta con un inchino e io ricaddi nel torpore, per risvegliarmi nel mio studio…
Ero convinto di aver fatto un bel sogno, nulla di più, invece ad un tratto mi cadde a terra da una tasca, che io credevo vuota, un sacchetto uguale a quello che mi aveva dato Tim, lo aprii, ebbene, dentro c’era proprio la parte mancante di cartilio con inciso in basso un nome… Artiglio di Giaguaro, già proprio Tim, lui era uno scultore e mi aveva fatto vedere le sue opere.
Detto ciò concludo questa conferenza stampa, per ulteriori notizie potrete ritirare all’uscita un volumetto con il resoconto della vicenda, buonasera a tutti”.

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Ecco il dattiloscritto del 2001

Komorebi, da oggi li puoi trovare a Spinea!

Komorebi in Bibliocabina, da quando?

A partire dal 9 marzo 2020, dopo una lunga attesa, sono riuscito a rendere disponibili per il pubblico due copie della mia opera Komorebi – Il libro (cosa sono?), oltre a esse troverete anche dei segnalibri da utilizzare per le vostre letture.

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La copertina

Non vi nego che prossimamente cercherò di espandere la disponibilità ad altre strutture simili, nonché presso qualche biblioteca classica.

 

Cos’è una Bibliocabina? Dove la posso trovare?

Le bibliocabine sono un fenomeno abbastanza sviluppato in molte città, in Italia ed in Europa. Sono delle vecchie cabine telefoniche che vengono riadattate per ospitare piccole biblioteche a vantaggio della collettività. Per praticità ho scelto Spinea ed il Parco Nuove Gemme (CERCALO QUI) per inaugurare questo nuovo corso distributivo. Potrete prendere in prestito, insieme ai Komorebi un discreto numero di altre opere già presenti presso la Bibliocabina, situata nelle adiacenze del laghetto delle anatre.

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Vista del laghetto delle anatre e del suo ponticello in legno

Come riconoscere la Bibliocabina?

Semplicissimo! Cercate lo scorcio con il ponticello che vedete nella foto poco sopra a questo paragrafo e se guarderete alla vostra sinistra la scorgerete senza difficoltà.

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La bibliocabina

Com’è fatta dentro? Che libri ci troverò?

Al suo interno troverai uno scaffale con classici del pensiero, testi tecnici, romanzi e molto altro, Komorebi compresi! Vi fornisco qui sotto un esempio dei testi presenti ad oggi.

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una parte dei libri presenti ed i miei segnalibri che fanno capolino

Quale sia l’auspicio? Riflessioni conclusive:

Mi auguro dunque che tutti voi possiate cogliere questa occasione, a prescindere dal mio libro. In quel parco potrete trovare ristoro per cuore e mente (forse anche per lo stomaco dato che c’è un piccolo chiosco) all’interno di uno spazio curato, ricco di verde e con annessa una pista da pattinaggio. L’auspicio è che altri comuni italiani ed esteri seguano questo esempio di riciclo e rigenerazione di strutture desuete/abbandonate.
Perché in fondo le cabine telefoniche (vi ricordate il: mi ami, ma quanto mi ami?) sono il simbolo di una generazione molto differente da quella attuale, ma possono avere ancora un ruolo nuovo per le generazioni future e per quelle che le hanno vissute nella loro veste originale (vi ricordate quanto c’erano le lire?).

Ci vediamo in bibliocabina, ciao!

Komorebi Ebook – finalmente sbarca su PlayLibri

Per chi frequenta questo spazio dagli inizi i “Komorebi” sono già cosa nota, per chi li scoprisse solo ora invece, devo una breve introduzione.

I Komorebi sono brevi poesie figlie della contemplazione del circostante e, talvolta, di quella interiore.

PlayLibri by google

La scelta di questa parola giapponese come titolo, è il frutto della ricerca di un termine che andasse oltre il suo significato intrinseco e dunque valesse più della parola con cui lo si esprime.

Con Komorebi, i giapponesi, indicano la luce del sole che filtra attraverso le fitte foglie degli alberi. Proprio come fanno i nostri pensieri che, valicando la nostra foresta interiore, vengono filtrati fino ad illuminare, secondo la nostra coscienza, il cammino.

I Komorebi altro non sono che brevi componimenti poetici o riflessioni intorno alla vita ed alla natura od anche alle sensazioni ed ai sentimenti. Traggono ispirazione dalla volontà di essere brevi e concisi, talvolta netti nella ritmica, come gli epigrammi di antica memoria.

Questa per me è risultata una sfida affascinante da perseguire, in quanto sin da adolescente sono dedito alla scrittura, particolarmente in forma di poesia, ma mai col vincolo di una sinteticità che rendesse a tratti il messaggio tanto breve quanto intenso.

Una sorta di fugace e repentina via d’uscita dalla realtà che in un lampo si dissolve tra le nostre dita…

Scopri qui l’ebook

Buona lettura amici e grazie per commenti, like e condivisioni.

Edoardo

PS In passato, figlia di una creatività giovanile scrissi anche un breve romanzo, se volete scoprire di più eccovi il link – Devo dirti una cosa…

Devo dirti una cosa. . . | Gratis! Solo su Kindle Unlimited fino al 26 aprile 2020!

Cari amici e care amiche,
è con grande piacere che vi allego, in coda a questo articolo, l’indirizzo presso cui scaricare gratuitamente (se siete iscritti a Kindle unlimited) il mio romanzo.
Devo dirti una cosa. . . è un’opera che ha radici più lontane rispetto ai Komorebi che già conoscete, sono convinto che possa davvero piacervi.

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Copertina

Vi chiederete di cosa tratti, bene! Vi lascio con una piccola nota sul contenuto e… la curiosità di scoprirne di più!

Avete mai incontrato una persona, in un qualsiasi istante della vostra vita, provando un magnetismo inspiegabile? Un forte desiderio di parlarci? Le occasioni che, talvolta, ci lasciamo alle spalle, nella maggior parte dei casi non si ripetono… Riuscirà Francesco a far ripetere quell’istante, all’apparenza perduto, nel suo futuro?

Link al libro

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Come vi appariranno le due opzioni per: “Devo dirti una cosa . . .”