Komorebi, cosa significa?

KOMOREBI: la traduzione letterale è Luce che filtra attraverso le foglie degli alberi. Ho da subito apprezzato questa parola per la sua forza poetica intrinseca, l’ho subito sentita come una parte integrante di ciò che scrivo. Ci sono pensieri poetici che mi colgono d’improvviso come quella luce che arriva a noi solo perché il vento ha scosso un ramo di un albero.

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“Cosa sono dunque i Komorebi?” si tratta di una serie di pensieri brevi, da leggere in maniera indipendente l’uno dall’altro, pur essendo in un qualche modo collegati tra loro da un fulcro che ha il suo epicentro nel mio vissuto e nel mio immaginario. Le principali sfere emotive coinvolte sono: #Amore, #Riflessione, #Tristezza e #Speranza. Attraverso queste quattro corde noi possiamo generare infinite possibilità, sensazioni, mondi. Esistono tantissime parole che potevano dare un titolo a questa sezione del blog, in particolare modo gli “Epigrammi” del filosofo greco Epicuro, essi avevano sì un carattere di brevità, ma scopo commemorativo. Dunque a seguito di una attenta disamina ho pensato di cercare una cultura che avesse nelle parole in grado di generare immagini e concetti il suo fulcro. Così la mia mente ha volato fino al #Giappone, una cultura affascinante e ricca di parole dall’alto contenuto immaginifico e simbolico. Tra queste proprio “Komorebi”, letteralmente è una parola che indica la luce del sole che filtra attraverso le foglie degli alberi. Di per sé un concetto meraviglioso che comprende tutta la natura ed al contempo miliardi di sfumature, emozioni, sensazioni, colori. Dunque i Komorebi sono quella luce che si fa strada nelle ombre, ma sono anche quelle sfumature esistenziali che ci permettono di dare tridimensionalità a ciò che vediamo e viviamo. Allego a questa presentazione quattro esempi di #Komorebi da me scritti, uno per tipologia, così da incuriosirvi.

Vi invito poi a seguire la loro pubblicazione direttamente qui su TraRealtàeSogno dove mi impegnerò a pubblicarne uno ogni mercoledì e se vorrete fare vostri i primi 100 cliccate QUI


Komorebi – Numero 49 (Amore) 

Non riuscivo a credere
Prima di afferrare la tua mano
A ció che immaginavo
Saremmo stati capaci di fare
Ed ora, un granello alla volta
Come clessidra, ammiriamo
Lo scorrere delle nostre vite
Come sabbia calda tra le mani


Komorebi – Numero 51 (Riflessione)

Cercavo sogni
In galassie di fumo

Smerigliando l’anima
Per far calzare un’utopia
A sagoma di ció
Che ho capito
Di non voler essere
Mai


Komorebi – Numero 4 (Speranza)

natura intorno
Cemento dentro
Esso si crepa, trasuda
Fragranza d’amore


Komorebi – Numero 47 (Tristezza)


Faccio a pezzi il mio dolore
Per vuotare il sacco
Delle angosce incolore
Di una vita nel rancore
Un passo alla volta
Esco dalla caverna
E ammiro arcobaleno
Appena fuori dal mio cuore

“Komorebi, poesie che si leggono tra gli alberi”

Superfici che ti fanno riflettere

Questo periodo storico, ormai principiato più di 365 giorni orsono, ha scatenato le più variegate forme di reazione, talvolta anche in forma di moti di protesta più o meno fantasiosi.

La frase qui ritratta sicuramente non volge lo sguardo a faustissimi epilogi, anzi, ciononostante puó essere sprono ad essere ancora una volta la nostra migliore versione possibile, ogni giorno, sorridendo alle difficoltà e sperando di non essere mai travolti, direttamente o no che sia, dal tumulto generale.

Pretendiamo l’apocalisse dunque, ma solo della parte peggiore di noi che possiamo offrire a questo Mondo.

Sorridiamo un poco di più a quello che abbiamo e, di tanto in tanto, fermiamoci, riflettiamo, perchè in quello che chiamiamo poco abbiamo ancora moltissimo di ogni cosa.

Come nascono i Komorebi?

I Komorebi (articolo precedente) sono dei brevi componimenti poetici, frutto di una riflessione interiore che sgorga da un luogo sconosciuto ed invisibile, l’anima.
Non hanno un perchè od un come, essi appaiono, aleggiano e si palesano per poi volare via.

Come dei colori lanciati con una consapevole casualità sulla mia tela interiore.
Se non riflettessi approfittando del silenzio, sarei dovuto nascere sasso, se non mi potessi emozionare davanti allo spettacolo del mare, sarei dovuto nascere privo di sentimenti.

A volte fermandomi a pensare, da giovanissimo, sfibravo la mia essenza, oggi attraverso quel dolore e tanto, tantissimo ascolto interiore ho trovato equilibrio e gioia e vivo questi stati come sfogo artistico del mio percorso di vita.. essi sono totalmente scevri di accezioni negative, semplicemente hanno senso di essere perché condensano in poche parole un istante che, in un momento indefinito, mi ha attraversato e mi si è impresso dentro.

Così, talvolta dopo migliaia di albe e tramonti, è potuto germogliare in me quel determinato pensiero. 

Ogni singolo testo da me scritto risulta espressione del mio percorso di vita, nella gioia e nel dolore.

Edo

Komorebi, da oggi li puoi trovare a Spinea!
Ma chi glielo dice a Gutenberg?

Ma chi glielo dice a Gutenberg?

Fermiamoci a pensare, oggi siamo abituati ad accedere a qualsiasi contenuto, indagare su qualsiasi tema, ripescare qualsiasi opera, istantaneamente. Vogliamo cercare le migliori rime di Dante? Eccole! I versi più accorati di Leopardi? Eccoli! Scoprire il ritmo giambico in Guinizzelli e Cavalcanti, migliorando la nostra conoscenza della metrica italiana? Lo possiamo fare qui! E se volessimo cambiare tema, sostenendo una buona causa per una specie in via di estinzione, possiamo farlo, subito qui! Tutto, istantaneo e veloce.

gutenberg

Eppure la divulgazione di determinati contenuti, oggi, ci appare con un appeal diverso. Non è un problema di mero valore del testo in questione o dell’importanza del tema in sé. E’ cambiata la velocità con cui fruiamo i contenuti, non solo la loro capillarità. Chi di voi recentemente si è spinto in una biblioteca per cercare un libro? Io sì, non vuole essere una vanto, bensì un promemoria di quanto patrimonio, per assuefazione, spesso ci lasciamo consapevolmente alle spalle.

Per esempio, tutti noi abbiamo una macchina fotografica digitale, molti magari hanno usato, o usano tuttora, quella a rullino, bene; quello che voglio dire è, non tutto ciò che è nuovo, moderno, necessariamente è anche migliore di ciò che lo ha preceduto, è semplicemente diverso in alcuni aspetti. Volete imparare la tecnica fotografica? Scoprire qualcosa che vada oltre l’utilità dei megapixel? Provate a leggere o a cercare i libri di Feininger, tra le sue opere troverete (in biblioteca, ma anche usate online) “il libro della fotografia” ed “il libro della fotografia a colori”; sarà come adentrarsi nell’intimità di un argomento che, rispettosamente parlando, photoshop non potrà mai darvi. Capire come funziona una cosa va oltre la sua stessa declinazione successiva, è nozione trasversale.

Siamo spinti socialmente ad essere interattivi attraverso monitor e tastiere, più spesso ancora, me medesimo con questo blog ne sono la prova, attraverso i soli touch screen dei cellulari, meno, ma presenti i tablet. Ci stiamo allontanando dalle nostre origini, che non è un male, ma non dobbiamo mai perdere il fine. Oggi le informazioni volano, velocissime, forse prossime alla velocità della luce, da un capo all’altro del pianeta; con esse i contenuti, i libri, i video, tutto. Il dunque di tutto questo ragionamento a cuore e mente aperti è il seguente: la velocità, circostante e del mezzo utilizzato, si sta trasferendo sui contenuti, dapprima coi limiti fisici, come i 160 caratteri di un SMS, recapitato in una manciata di secondi da un capo all’altro del globo, poi man mano verso il tempo dedicato alle fonti dei contenuti stessi.

Prima di tutto questo, per la nostra (autore datato 1983) generazione, leggere un libro era come salire a bordo di un’astronave, andare in biblioteca dunque era come raggiungere l’ “astronave madre”, oggi tutto si è fatto più fugace, passiamo più tempo su TikTok che su youtube, confidiamo più sogni a Facebook che ad un diario, acquistiamo libri (meraviglioso, non dubitatene) attraverso book reader che non potranno mai odorare di carta.

Cari lettori, il mio intento non è apparirvi come un dinosauro che si aggira per una fiera di elettronica, cosa che peraltro susciterebbe un gran clamore, ma semplicemente voglio instillare in voi il gusto di scoprirne di più, perchè sono certo che qualcuno leggerà queste righe con nostalgia, ma molti altri potrebbero leggerle con il fascino di qualcosa che non hanno potuto vivere, come quella ragazza che un anno fa girava in un negozio di elettronica tenendosi stretta un LP dei Queen.. per me fu un’emozione vedere quella scena, perchè lei stringeva con amore un qualcosa che non appartiene alla sua generazione.

Dunque, come facciamo a dire a Gutenberg che i suoi sforzi di poco meno di 600 anni fa, sono svaniti attraverso le nuove forme di divulgazione? Chi glielo dice che, i Menestrelli oggi sono degli audiolibri? O che i Consiglieri di corte oggi sono degli youtubers? Nessuno. Ma il messaggio corretto è, viviamo il presente, guardiamo al futuro e non dimentichiamo ciò che ci ha preceduto.

Cos’è una fotografia…?

Ci sono svariate domande che, almeno una volta nella vita, un fotografo, appassionato o professionista, si potrà porre nell’arco delle sue esperienze. Una di queste è: cos’è una fotografia?

Se ci rifacessimo alle definizioni il suffisso FOTO significherebbe “luce” o si riferirebbe ad essa;

Ma nella sua essenza primaria per noi altro non è che un istante, cristallizzato con teniche di acquisizione e stampa, analogiche o digitali, che ne renderanno durevole la memoria.

Ma oltre al lato fisico, e visivo dunque, in una foto sono contenuti sentimenti, sensazioni, profumi, ricordi, miriadi di opzioni; quasi come un punto attraverso cui passano infinite possibilità interpretative.

Ma semplificando una mia interpretazione della questione vi allego a questo articolo uno scatto “rubato”, opera di mia moglie durante il nostro viaggio di nozze in Toscana a settembre 2019.

In questo scatto lei ha cristallizzato la mia idea di “fotografia”, che così riassumo: “catturare istanti luminosi del nostro scorrere vitale”.

Grazie Silvia ❤️ per questa foto e per l’ispirazione che ne ho tratto.