Quante volte ci siamo spaventati davanti ad un “tomo” particolarmente robusto?
Alzi la mano chi non ha detestato alcuni dei romanzi che ci costringevano a leggere quando si andava a scuola?
Eppure dietro ad ogni storia, dietro ad ogni pagina (come ad ogni parola del resto, basta vedere la mia ormai storica rubrica settimanale sulle parole particolari), esistono infinite vicende degne di essere scoperte… Concordo con voi, a tutto sicuramente c’è un limite, ma lasciatemi spiegare il perchè di questa introduzione.
Girovagando in una delle mie librerie preferite ho scoperto questo libro, che sto tuttora finendo di leggere, e non potevo non condividerlo con voi!
Perchè parlo di scoperta? Perchè quest’opera è una ventata d’aria fresca in un universo, quello della letteratura, tante volte trattato alla stregua di uno scaffale impolverato.
Vi farà impazzire scoprire dei piccoli segreti celati dietro i titoli o addirittura dietro la costruzione di intere opere, senza dimenticare la vita degli autori stessa; c’è chi ha costruito la sua fortuna sulle opere e chi ha dissipato ogni bene, aggrappandosi alla propria arte per sopravvivere.
Cenni simpatici o curiosi sulla vita o le particolarità degli autori dunque, ma non solo.
Troverete delle linee temporali con cui contestualizzare autore-opere-fatti storici, comprendendo così al meglio i perchè di alcune scelte.
Insomma una sorta di carta geografico-temporale in cui partire alla scoperta di aneddoti nuovi.
Si parte con un bell’excursus su Dante e la sua Divina Commedia, che in realtà a suo gusto di doveva chiamare solo “Commedia”, l’appellativo “Divina”è stato attribuito solo in seguito in segno di profondo rispetto per l’opera stessa; l’opera si chiude poi con opere moderne, tra le quali impossibile non citare “Harry Potter“.
Insomma si parte dal 1300 e si arriva fino al 2015, il tutto però con uno stile accattivante, qualche mappa grafica utile per sintetizzare trame complesse in un solo colpo d’occhio e soprattutto una infinità di approfondimenti e citazioni, sempre utili per incuriosirsi o rispolverare qualche romanzo.
Apprezzabilissimo infine il fatto che ogni opera trattata venga consigliata o meno ad un determinato tipo di lettore in base alla sua, diciamo, digeribilità, in poche parole sapremo se rimanere solo curiosi o buttarci a capofitto su un nuovo libro.
Questo libro lo consiglio veramente a tutti, infatti può restituirci in termini di contenuti molto di più di quanto avremo pagato per averlo; sarà in grado di offrirci aneddoti e spunti per conversazioni che, a quel punto, non si arenerebbero al fatto che non ci siano più le mezze stagioni…
Buona lettura amici ed amiche, qualunque essa sia!
Oggi sono passati 20 anni da quel giorno estivo da cui la mia vita è rimasta sospesa nel vuoto per qualche tempo… per me è sempre come un secondo compleanno, a quella data infatti seguì un lento e graduale ritorno alla vita, circondato dagli affetti che mi hanno sempre sostenuto, che mi ha portato ad essere la migliore versione possibile di me.
Oggi intendo raccontarvi una pagina fondamentale della mia vita, in un viaggio immaginario, attraverso gli occhi del me stesso dell’anno 2000, uno degli anni più importanti della mia vita.. l’anno che mi ha cambiato più nel profondo tra tutti.
Il ritorno post ricovero alla diga di Santa Maria del Mare, uno dei luoghi a me più cari (San Pietro in Volta – ora non più esistente a seguito della costruzione del MOSE)
Ciao, mi permetto di darti del tu, so che sei in un periodo delicato della tua vita, che succede? In questo preciso momento della vita io sto combattendo con l’incapacità di accettare ciò che sono, mi sento a tratti emarginato dagli altri, passo molto tempo a scrivere, riflettere, diciamo che sento la mancanza di una valvola di sfogo e qualche sorriso, non riesco a trovare il mio spazio nel mondo, il mio stesso senso, un senso di afflizione.
I 16/17 anni si immaginano come l’età della gioia, della spensieratezza, tu invece mi parli di dolore, apatia, senso di inadeguatezza, cosa ha appesantito così tanto i tuoi pensieri? La colpa è di qualcuno? La colpa è sita negli stereotipi che la società, oggi come domani a quanto pare, (sarebbe ieri come oggi, ma sto pur sempre parlando col mio passato ndr) colpiscono le persone dall’animo più sensibile. E’ impossibile incolpare qualcuno di specifico, perchè in fine dei conti i problemi nella maggior parte dei casi ce li creiamo da soli e proprio il loro accumularsi nei pensieri forma delle, metaforicamente parlando, matasse inestricabili e grigie.
Mi hai riferito della tua passione per la scrittura, particolarmente pensieri e poesie, in che senso ti hanno aiutato con la tua situazione? C’è stato un momento di svolta? Non trovando una strada al di fuori, nelle cerchie delle amicizie o altrove, ho provato, spontaneamente, ad affidare i miei pensieri, soavi o cupi che fossero, a carta e penna… fu istintivo; a scuola poi affrontammo il dolce stilnovo, i poeti giocosi, ho capito che in fondo scrivere da sempre rappresenta una valvola per veicolare se stessi al mondo circostante. La svolta è stato il sentirmi meglio dopo aver affidato alla carta i miei pensieri, perchè così il carbone interiore aveva uno scopo per cui bruciare e non accumularsi.
Edo, qual’è stato il momento chiave? Indubbiamente la chiave di volta della nostra vita è stata l’estate del 2000, l’estate in cui tutto ha acquisito un senso maggiore, anche grazie all’esperienza di animatore in Oratorio a Mogliano.
Quindi siamo arrivati al giugno del 2000 come punto di svolta, in che senso? Cosa è cambiato? Poco prima di giugno arrivò la svolta, ricordo bene che fui consigliato da Don Nicola e da un’amica, ad entrare nel gruppo degli animatori dell’oratorio don Bosco di Mogliano; in particolare oltre ai giochi pomeridiani, al mattino avrei seguito il giornalino dell’oratorio, una piccola, ma bella responsabilità. Stare a contatto con altri giovani, coetanei o meno, conoscere nuove persone, avere delle responsabilità, quell’avventura fu l’incipit di qualcosa di ancora più grande, fu l’inizio di una presa di coscienza su quanto valesse la mia vita. E… chissenefrega ma in quel giugno arrivò anche la mia bocciatura della terza superiore… succede anche ai migliori (: .
Edo, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo? Anche se amo la scrittura, per me la lettura è qualcosa di particolare, devo essere catturato dal testo, dallo stile e dalla trama, leggo poco, ma quando leggo non mi stacco dal volume che ho in mano quasi compulsivamente.
Ho letto svariate volte “Un americano alla corte di re Artù”, un libro leggero ma con un finale con morale che mi ha sempre dato l’impressione di essere il valore aggiunto ad una storia di per sé leggera.
Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché? All’epoca in questione non la sapevo usare, dettagli, ma c’è un ricordo che non ho modo di serbare con me e dunque vorrei poter rivivere: l’istante in cui sono uscito dal coma e tornato alla vita; io non posso ricordare quel momento e dato quanto mi ha cambiato in positivo posso solo che essere felice di aver avuto la mia seconda chance dalla vita.
Quale soddisfazione ruberesti al tuo io futuro? Sono due piccoli sogni realizzati, la pubblicazione del Libro: Komorebi e quella di una poesia intitolata “Laguna” e dedicata all’isola di Pellestrina che ha fatto il giro del web negli ultimi vent’anni.
Con quale personaggio del mondo fantasy senti un legame particolare? Vorrei dire Batman, ma non ho il fisico, in realtà io sono Paperino, la sua simpatia, tenacia davanti anche alle avversità più grandi sono l’emblema di come col sorriso tutto possa diventare più leggero.
Ti sei mai trovato davanti ad una situazione all’apparenza impossibile? Se si, come hai risolto il problema? Assolutamente si, due ricordi in particolare, durante il ricovero del luglio/agosto 2000 quando iniziai a “tornare al mondo” beh, lì ricominciare a re-imparare a camminare e parlare non è stato uno scherzo, tanta fisioterapia, tanta tenacia e tanta logopedia… la mia memoria inizialmente era diventata poco elastica, instabile e circa il camminare, beh non ci riuscivo e per un breve periodo usavo una sedia a rotelle per muovermi.
Quando hai realizzato cosa ti fosse successo? In cosa ha migliorato la tua vita? Quando dopo circa 30 giorni di ricovero mi son guardato allo specchio perchè volevo farmi la barba e ho visto la cicatrice, lì ho realizzato che era successo qualcosa di di cui non ero consapevole, mi girai verso mia madre e le dissi: “E questa cos’è? A me non piace la riga nella pettinatura…” Perchè in fondo tra antidolorifici e altro, i processi logici non mi avevano fatto realizzare del tutto cosa mi fosse accaduto, lì dentro in lungodegenza era tutto ovattato. Quando vidi la cicatrice capii la grande fortuna che avevo avuto, come se fossi rinato, era il segno della mia seconda chance.
Quando vennero gli psicologi dissi che quell’Edoardo che trasudava dolore nelle sue parole era “morto”, la depressione a rigor di logica dopo ciò che avevo vissuto non aveva senso, non sentivo bisogno di loro, ero consapevole di essere cambiato.
Siamo in un’epoca dove internet ha iniziato ad erodere molte abitudini che avevamo prima di questo periodo, quanto ha inciso tutto questo sul tuo modo di vivere? Sono cambiate tantissime cose, io già prima del 2000 avevo un mio piccolo sito di poesie su “geocities”, chattavo con persone di tutto il mondo in inglese tramite ICQ (ricordo ancora il mio id utente: 49269898), si poteva comunicare a distanze siderali quasi come fai tu oggi, ma all’epoca tutto aveva un gusto più bello, perchè includeva poco pregiudizio e molta scoperta del nuovo. Alcune persone le ho sentite per un lungo tratto della vita anche al di fuori di quei mezzi di comunicazione. Ricordo che molti si erano spaventati dal non sentirmi più nel periodo del ricovero, alcuni mi chiamavano sul primo cellulare (nokia 3210 – articolo correlato) per sentire come stessi. In sintesi il mondo internet all’epoca è stato il big bang di una infinita gamma di possibilità che forse oggi, come tutte le cose, inizia ad avere declinazioni così diverse dal diventare talvolta negative, ma non tutto è da buttare, fa parte dello spettro d’azione di ogni cosa avere zone d’ombra.
Chi ha incentivato maggiormente la tua passione per la scrittura? Hai avuto una sorta di mentore? Quarta superiore, il mio insegnante di lettere, fu il mio più grande stimolo a seguire, perseverare e costruire il mio stile di scrittura. Un rapporto franco e sincero con una persona che stimo tuttora per la sua grande cultura umanistica. All’epoca scrissi una poesia che tuttora annovero tra le più intense della mia raccolta.
Una panchina in riva al lago Noi due, seduti, vicini
Nell’ora che s’avvia al desinare
Il vento, che con dolce carezza
abbraccia il nostro amore,
gli ultimi spicchi di sole
mi fan contemplare il tuo viso
dolce e chiaro, resto senza parole
i secondi durano ore
questi sentimenti durano tutta la vita
Quanto Edoardo c’è in ciò che scrivi? Come si intitola il tuo primo romanzo? In ogni poesia ci sono io, il mio vissuto, la mia visione del mondo o semplicemente delle emozioni che ho cristallizzato a parole. Nei prima metà del 2000 scrissi un breve romanzo ambientato tra Mogliano, Mestre e Treviso intitolato “Devo dirti una cosa”
Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, raccontaci se ne hai ancora qualcuno nel cassetto: Allo stato attuale guardando a cosa, direi che il sogno nel cassetto lo realizzerò con Silvia. Dunque l’unico augurio è che il nostro cammino sia sempre costellato da piccole, ma importanti gioie.
Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto e della tua esperienza, cosa speri sia cambiato tra 15 anni nella fase di crescita e sviluppo della personalità dei più giovani? Mi auguro che ci sia maggiore integrazione, comprensione, meno bullismo e più partecipazione e condivisione, ma temo che anche per il mondo futuro non ci sia spazio per questi valori, anzi, da quello che intravedo potranno solo peggiorare. Spero ad ogni modo di sbagliarmi.
Ti regalo, come in tutte le mie interviste, una grande opportunità e ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo? Mai demordere, mai mollare, avere più fiducia in sé stessi e badare meno al giudizio altrui che, per quanto conti, non deve mai arrivare a renderci vulnerabili.
Perchè, come dico sempre: “Nessuno crederà in te, se non sarai tu il primo a farlo”.
Edoardo
Ps un enorme grazie a Mr Rain per aver usato la metafora della cicatrice, scelta come titolo di questo articolo, nel testo della sua canzone “fiori di Chernobyl”.
Nella trama frenetica della nostra esistenza, quante volte ci prendiamo il tempo di esaminare i frutti dei nostri passi e delle nostre scelte? Quante riflessioni dedichiamo alle circostanze che ne derivano?
Circa sei anni fa, ho iniziato a rispondermi a queste domande, dando vita a quello che originariamente doveva essere un decalogo, ma che si è sviluppato in ventidue punti fondamentali per migliorare la nostra quotidianità.
Scoprire il Silenzio e Gusto nell’Ascolto: Spegniamo la frenesia, le to-do-list e i promemoria. Dedichiamoci al gusto di ascoltare noi stessi.
Sincerità in Ogni Cosa: La verità può ferire, ma è la medicina migliore per circondarci di persone positive.
Sorprese Inaspettate: Il benessere, il sorriso e le persone amate sono tesori preziosi. Dimostriamoci grati per la loro presenza.
Il Potere del Sorriso: Sorridere è la nostra arma più potente per disarmare chi ci contrasta.
Musica come Scudo: Una playlist giusta può proteggerci dai pensieri negativi durante i momenti vuoti.
Amicizie Autentiche: Circondiamoci di poche, ma vere persone, capaci di tridimensionalità e non solo sagome vuote.
Aprire il Cuore al Mondo: La vita è un cammino di emozioni che possiamo vivere solo se ci mostriamo per chi siamo.
Lo Sguardo che Parla: Emozioni uniche possono passare attraverso uno sguardo.
Accettare i Complimenti: Ringraziamo e incassiamo con un sorriso ciò che ci spetta.
Conoscere il Nemico: Rifuggiamo dai giudizi di chi vuole comprimere i nostri talenti.
Regalarsi Felicità: Ogni tanto, concediamoci momenti di gioia.
Uscire dalla Routine: La monotonia logora. Cerchiamo luoghi inusitati e regaliamoci tempo nel bello che ci circonda.
Offrire l’Assenza a chi non Apprezza la Presenza: Fuggire da chi ci porta via solo tempo ed energie.
Cercare Attivamente la Felicità: Non aspettiamola, andiamo a conquistarla.
Ammettere il Limite in Noi Stessi: Sii il primo fan di te stesso.
Potare i Rami Secchi: A volte è indispensabile tagliare con qualcuno.
Credere nel Cambiamento: Tutto passa da quanto crediamo nei nostri sogni.
Frequentare le Città che Ami: Scegli il luogo che amplifica la tua felicità.
Aiutare gli Altri se Possibile: Un gesto benevolo carezza l’anima.
Esplorare Opzioni Inusitate: Cerca soluzioni nuove quando ti senti bloccato.
Essere Sé Stessi in Modo Diverso: Fai risplendere la tua unicità, qualunque essa sia.
La Banca del Tempo Non Concede Prestiti: Agisci con opere, non solo con parole.
L’Autocritica Eccessiva è il Primo Passo di un Errore: La fiducia in sé stessi passa dal nostro concetto di noi.
Un abbraccio a tutti i lettori e le lettrici che si avventurano in questo percorso di crescita e consapevolezza.
Talvolta ci troviamo di fronte a paesaggi indimenticabili, nel caso di una parte di questo test invece i paesaggi lo erano, ma con qualche limite di luminosità a causa del cielo imbronciato.
Tuttavia il risultato mi lascia pienamente soddisfatto in quanto le foto, ampissime come vedrete, lasciano comunque una sensazione molto positiva anche nei contesti con scarsa luminosità solare.
L’unica regola con questo tipo di lenti è il buonsenso nello scegliere l’angolazione dello scatto e il contesto dello stesso.
Risulta infatti difficile in un contesto ampio stuzzicare la curiosità e l’interesse, quindi siate creativi e cercate di immortalare forti contrasti cromatici.
La montagna dona serenità, osservare queste immagini ne conserva una piccola quantità.
Oltre a mia moglie, la mia compagna di viaggio è stata la Olympus E-M10 mk II
Tutto comincia immaginando di entrare in un luogo “in punta di piedi”, scegliendo consapevolmente come, dove e perché ci si muove nel mondo. Un approccio rispettoso per i luoghi visitati, per le persone che li abitano, per le culture locali e l’ambiente naturale. Anche l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) ha dato la sua definizione, dicendo che si tratta di un turismo che: “riduce al minimo gli impatti negativi economici, ambientali e sociali, massimizzando al contempo i benefici per le comunità locali”. In pratica? Significa disincentivare il mordi e fuggi, dare sostegno agli artigiani ed alle attività del territorio, spingere ad informarsi prima di partire, invitare a lasciare tutto com’era, come ci ha accolto. Significa far parte di qualcosa, non solo essere lì, tornando a casa con un bagaglio carico di ricordi e a impatto zero.
Venezia, il Veneto, l’Italia, il Mondo: territori da scoprire con rispetto.
Il turismo sta aprendo frontiere e possibilità nuove, soprattutto in quelle aree d’Italia dove fino a poco fa era solo una nicchia economica. Oggi, borghi dimenticati, cammini antichi e paesaggi rurali tornano protagonisti grazie a un turismo più lento e consapevole.
Anche il Veneto si muove in questa direzione: l’Isola di Pellestrina, le Colline del Prosecco il Delta del Po, fino ai Cammini Veneti, sempre più persone scelgono esperienze autentiche e a basso impatto. Viaggiare con rispetto, qui, significa valorizzare le comunità locali, sostenere l’economia del territorio e lasciarsi guidare da curiosità e gentilezza.
La sintonia col mondo circostante in quel di Pienza – Toscana
Venezia: tra sogno, fragilità e rinascita
Venezia è tra le città più visitate al mondo, ma anche tra le più fragili. Il turismo di massa, se non gestito con cura, rischia di svuotarla di senso e identità. Eppure, esiste un’altra Venezia: silenziosa, autentica, fatta di sestieri, cortili, orti nascosti e storie da ascoltare.
Con la serie “I Segreti di Venezia”, ho voluto proprio invitare chi legge a scoprire quella Venezia minore – che minore non è. Un invito a rallentare, a guardare con occhi diversi, a camminare con rispetto. Perché ogni calle, ogni pietra, ogni leggenda, è parte viva di un equilibrio da proteggere.
Il Big Bang dei Contenuti Online
Il Big Bang digitale è scoccato con l’esplosione di contenuti online: dai selfie casuali ai blog tematici, dai video su YouTube ai reel dei viaggiatori. Basta un pizzico di Google e un po’ di pazienza per raggiungere qualsiasi angolo del mondo, virtualmente o fisicamente.
Siamo tutti, in qualche modo, parte di una narrazione collettiva, una competizione non dichiarata dove ognuno cerca di raccontare e rivelare i tesori nascosti della nostra penisola. Ma se questo slancio nasce da un approccio autentico, rispettoso, scevro da vanità e consumo distratto, allora può ancora fare la differenza. Anche adesso, anche in questa fase del nostro tempo.
Cerchiamo il contatto con l’ecosistema che visitiamo
L’ombra del turismo frivolo:
Da un movimento all’apparenza innocente, nasce anche l’altra faccia della medaglia: un turismo frivolo, invadente, talvolta irrispettoso. Troppo spesso si trascina dietro comportamenti che ledono l’ambiente e mettono a disagio le comunità locali.
La moneta del rispetto
Non esiste compenso in grado di sanare i danni arrecati a un ecosistema — sia esso naturale, sociale o culturale. L’unica vera moneta accettata è il rispetto, da esercitare prima di pretenderlo dagli altri.
Logistica e responsabilità
Le città devono garantire trasporti equi ed efficienti, sia per residenti che per turisti, includendo soluzioni accessibili anche per persone con disabilità. Serve una cittadinanza vigile e partecipativa, pronta a sollevare la voce e “strattonare le giacche” di chi prende decisioni, affinché il diritto alla vivibilità e all’accessibilità non venga calpestato. Ma cosa può fare concretamente un turista? Può scegliere itinerari sostenibili che evitino di congestionare le risorse di chi, in quel “museo a cielo aperto”, vive, lavora e sogna. A Venezia, ad esempio, molti luoghi sono accessibili a tutti e spesso si rivelano ancora più affascinanti da godere a piedi, camminando con calma e rispetto. Prediligere la mobilità dolce, evitare gli orari di punta e sostenere le attività locali sono piccoli gesti che, sommati, fanno la differenza nel preservare l’equilibrio di luoghi così fragili.
Il valore di una meta turistica
Una destinazione acquista valore solo quando c’è un equilibrio autentico tra ciò che offre e le aspettative di chi la visita. Senza questo incastro fondamentale, ogni discussione su sostenibilità e accoglienza rischia di perdere di significato.
Chi è il Turista?
Il turista è chi viaggia per svago o per cultura, spinto dalla curiosità e dalla voglia di scoperta. Ma non può più essere solo un osservatore: diventa parte del luogo che attraversa, almeno per un momento. In questo ruolo, può agire come un agente positivo o, al contrario, diventare un “inquinante” per l’ambiente e il tessuto sociale, se la sua presenza non è guidata dal rispetto e dalla consapevolezza.
Cosa si aspetta la meta dal turista?
E se invertissimo la prospettiva? Ogni luogo, comunità e paesaggio ha le proprie aspettative nei confronti di chi li visita. Riconoscerle significa aprire la porta a un dialogo autentico, dove viaggiatori e residenti si incontrano con rispetto reciproco, costruendo insieme un’esperienza di convivenza armoniosa e sostenibile.
entrarein contattocon l’ambiente
Il Galateo del Turista Responsabile
Ecco alcune semplici regole che ogni viaggiatore dotato di cuore dovrebbe portare con sé, ovunque vada:
Adattamento culturale Adattati agli usi e costumi locali, senza imporre le tue abitudini.
Decoro e sostegno locale Sii decoroso e scegli di sostenere le piccole realtà del posto.
Rispetto per il pianeta Il luogo che visiti fa parte della tua stessa casa: la Terra.
Confronto e scoperta Apriti all’universo che stai esplorando e ascolta chi lo abita.
Gestione dei rifiuti Non lasciare tracce barbare del tuo passaggio.
Considerazione per gli altri Pensa al prossimo in ogni tua azione, anche la più piccola.
Mantenere la calma Qualcosa potrebbe non piacerti: respira, sorridi, vai oltre.
Cortesia nei luoghi stretti Fatti da parte, letteralmente: è un gesto piccolo ma significativo.
Preferenza per il locale Prediligi trasporti pubblici e attività ricettive del territorio.
Onestà nelle recensioni Le parole contano: sii onesto ma costruttivo nei tuoi giudizi.
Moderazione del volume La tua voce è bella, la tua musica anche. Ma c’è chi vuole ascoltare il silenzio.
Altruismo fotografico Le tue foto saranno meravigliose, ma il paesaggio appartiene a tutti.
Protezione dei tesori Non portarti via pezzi di paese per riempire una vetrina.
Feedback costruttivo Se puoi, sostieni le battaglie giuste dei residenti.
Riflessione post-viaggio Ringrazia, rifletti, custodisci dentro di te la bellezza scoperta.
In conclusione:
Viaggiare non è solo spostarsi da un luogo all’altro, ma entrare in relazione con ciò che si incontra. Ogni passo può diventare un atto di rispetto e cura, ogni gesto un seme di consapevolezza. Solo così il viaggio si trasforma in un’esperienza autentica, che arricchisce chi parte e chi accoglie. Custodire i luoghi che visitiamo significa anche prenderci cura del futuro, perché il rispetto di oggi è il patrimonio di domani. Scegliere di viaggiare con cuore è l’invito più bello che possiamo farci.