“Talvolta si può sognare anche aprendo gli occhi, basta farlo volgendosi verso il migliore orizzonte cui possiamo aspirare”
Volterra – Settembre 2019


Oggi vi parlerò, in una breve intervista, di Silvia, la mia futura moglie, che nel 2015 è stata curata per un Linfoma non Hodgkin.
Questa vuole essere una testimonianza utile per combattere la paura ed i tabù che avvolgono queste gravi malattie, si deve combattere, circondarsi di persone positive e vivere la situazione con ZERO vergogna.

Io e Silvia, durante una gita a Pellestrina durante le sue cure.
1. Dire che ti conosco, seppur facendolo, sarebbe stucchevole, ma chi è Silvia nella vita di tutti i giorni? Cosa fai nella vita?
Nella vita sono impiegata contabile, forse questo è banale, ma ancora prima di dare i
numeri sono una sognatrice, una persona che sogna che le cose possano andare bene o
meglio perché, si sa, sognare non costa nulla e fa bene allo spirito.
2. Dove ti ha colpito la malattia? Quando hai iniziato a capire, grazie a quali sintomi, che le vie mediche tradizionali non sarebbero bastate? Qual’è stato l’episodio decisivo per la corretta diagnosi?
La malattia era localizzata nel rinofaringe, più comunemente chiamato naso. Il percorso
purtroppo è stato molto lungo, stavo spesso male, un male riconducibile ad una
semplice influenza, naso chiuso voce bassa febbre, il problema è che ad un certo punto
non ne potevo più e sono andata da un otorino, del quale non faccio ovviamente il nome, perché è proprio grazie a lui che ho perso un sacco di tempo, forse in buona fede, ma non aveva colto quello che poi poco tempo dopo è risultato lampante. Ad un certo punto mi è stato consigliato un altro otorino, che è stato la mia salvezza, ha subito capito cosa aveva visto nel mio naso e mi ha subito fatto fare dei controlli accurati urgenti e ha indagato sulle cause dei miei malesseri. Non c’è stato un episodio vero e proprio a dire il vero, o meglio l’esame finale ha decretato cosa fosse la malattia, ma io fino alla fine in
cuor mio speravo fosse una stupidaggine risolvibile anche magari con un intervento ma che non fosse quello che di li a poco mi sarebbe stato detto. Non entro nei dettagli perché non è un articolo tecnico o di medicina quindi non sarebbe corretto.
3. Hai incontrato svariati professionisti lungo questo percorso, hai degli episodi che ricordi volentieri perchè non scontati?
Qui va fatto un nome, io sono stata curata e sono attualmente seguita dallo IOV (Istituto
Oncologico Veneto) di Padova, tutto il personale medico e infermieristico è meraviglioso, sono premurosi, dolci. Quando stavo male, e capitava purtroppo spesso, durante le cure i medici che mi seguivano (e mi seguono tutt’ora) venivano a vedere come stavo e si accertavano che io avessi le giuste cure mediche. In nessun altro posto avevo mai ricevuto un trattamento sanitario così preciso e premuroso. Allo IOV lavorano degli angeli. Gli stessi medici che mi seguono fuori dallo IOV, dall’otorino al medico che una volta mi fece un ecodoppler, tutti persone speciali.
4. Prima, durante e dopo le cure, come si sono dipanati i rapporti con le persone della tua vita? È cambiato qualcosa?
Questa domanda è parecchio dolorosa. Gli amici da una vita, quelli che frequentavo prima di stare male se ne sono andati TUTTI, nessuna esclusione, ovviamente parlo di amici di una vita perché ho avuto la fortuna di riallacciare con alcune persone o conoscere persone nuove e su quelle voglio essere chiara non si discute. Ma, gli amici che prima “amavano” Silvia quando si usciva si andava a fare festa se ne sono andati tutti, un po’ alla volta per svariati motivi e con svariati comportamenti uno alla volta se ne sono andati. Alcune persone ho anche cercato di giustificarle magari pensando che non fosse semplice affrontare determinati argomenti e determinati ambiti come l’oncologia (non lo è per me figuriamoci) ma poi mi sono detta che un “come stai?” un abbraccio insomma non sono cosa di tanta fatica e io non ho ricevuto neanche quei gesti così semplici.
5. Le infusioni: molte persone le confondono con delle attività correlate al thè.. in cosa consistono? Come si svolgeva il tuo venerdì? Che effetti ti davano nei giorni seguenti?
Diciamo che col thè non ha nulla a che vedere. Anche qua non è il caso di entrare nel
dettaglio ma il venerdì diventavo una donna bionica e dal mio braccio uscivano mille
tubicini che arrivavano da sacche contenenti vari chemioterapici e altri farmaci. Sugli effetti collaterali sono stata molto fortunata (affermazione ironica), praticamente ho avuto qualsiasi effetto collaterale potessi avere. I cibi non avevano più gusto, tutto assumeva un gusto metallico, le energie erano ridotte al minimo e nei tre giorni successivi facevo fatica ad alzarmi in piedi, nausea e conseguente vomito mi accompagnavano e non mi abbandonavano e poi altri meravigliosi effetti collaterali che per ovvi motivi ometto.
6. I capelli, per una donna sono un legame inscindibile con la femminilità, ricordi l’istante in cui si è staccato il primo ciuffo? Quanta forza hai dovuto avere in quell’istante? Com’è stato poi vederli tornare?
Non lo dimenticherò mai. Ero fuori a pranzo con Edoardo e ho cominciato a sentire
improvvisamente la testa che mi andava a fuoco, nel toccarmi con la mano ho sentito che i capelli non stavano attaccati e ho capito che era arrivato il momento. Devo essere sincera, sono stata malissimo, ma anni prima avevo avuto l’esperienza con mia mamma ed ero stata io a rasarle i capelli quindi sapevo a cosa stavo andando incontro quindi ho chiesto a Edoardo di portarmi a casa e li con calma mi sono chiusa in bagno e ho cominciato il “lavoro”. La forza l’ho dovuta avere ogni volta che uscivo col foulard in testa e ricevevo gli sguardi della gente, li ho dovuto avere tanta forza e non è stato semplice. Beh vederli tornare è stato bello avere diverse acconciature man mano che crescevano, si devo dire molto bello.
7. Torniamo a parlare di Te, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo?
Non mi viene in mente un libro in particolare, mi piace leggere e ho letto molto, ora magari leggo meno perché il tempo a disposizione è sempre meno ma, mi piace leggere anche per perdermi in mondi fantastici dove tutto è possibile e dove trovare ogni tanto un po’ di pace dalla vita di tutti i giorni.
8. Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché?
Beh c’è una persona che manca molto nella mia vita, mia madre. Chi mi conosce sa che l’ho persa quando avevo solo 23 anni e se fosse ancora qui le scatterei una due tre, mille foto perché era una persona speciale, ma la foto più importante è dentro di me nei miei ricordi nel mio vissuto.
9. In mezzo al maremoto interiore, quando hai capito di aver vinto la battaglia?
Poco dopo la fine delle cure ero seduta davanti ai miei oncologi e stavo aspettando che mi dicessero se avrei dovuto sostenere altre cure, cure che mi terrorizzavano e loro
guardandomi negli occhi mi hanno detto, “Silvia vai via di qui, ci rivediamo fra due mesi per i controlli ma adesso vai corri e non vogliamo vederti” il tutto col sorriso sulle labbra. Non dimenticherò mai quel momento…non dimenticherò mai io e Edoardo in lacrime dentro l’ascensore urlanti (si in ascensore per rispetto dei presenti) e subito dopo a fare cin cin con due bicchieri di plastica e dell’acqua dentro.
10. In quale personaggio del mondo fantasy o letterario ti riconosci dopo tutto questo?
Non mi sento di dire un nome in particolare, di sicuro sia nel mondo fantasy che in quello letterario ci sono stare parecchie donne guerriere e io così mi sento, ho sempre dovuto lottare per ciò che ho ora, per stare bene per tutto e non smetterò mai di farlo.
11. Ti sei mai trovata davanti ad una situazione all’apparenza irrimediabile? Come ne sei
uscita?
Tranne se parliamo di salute, secondo me non esistono situazioni irrimediabili al 100%, le situazioni vanno analizzate e capite e da li va tratta la soluzione che spesso è dentro di noi.
12. In tanti affrontano ogni giorno una battaglia, simile o diversa, hai delle parole o consigli speciali da rivolgere a queste persone?
Beh di sicuro consiglio positività, sembra impossibile ma anche un sorriso in più in certi
frangenti aiuta ad affrontare meglio la giornata, se noi stesse/i ci abbattiamo abbiamo
perso in partenza. E poi beh, circondatevi di persone positive di belle persone, di persone che vogliano stare con voi per quello che siete e non per quello che gli date.
13. Siamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini che avevamo prima di questo periodo digitale, quanto ha inciso tutto questo sulla paura della diagnosi che incombeva su di te?
In linea di massima utilizzare internet per cercare di chiarire problemi di salute è la scelta meno adeguata da fare, non dico di non averlo fatto ma ho smesso subito perché le
variabili sono troppe per potersi affidare ad un motore di ricerca qualunque.
14. Tutti i medici e paramedici che hai incontrato, in cosa ti hanno maggiormente arricchito?
Mi hanno fatto capire che esistono ancora persone meravigliose al mondo, ce ne sono
poche magari ma esistono, persone che amano il lavoro che fanno e che fanno di tutto per tutelare le persone che hanno a fianco.
15. Quanta Silvia c’è nel percorso di trasformazione prima e dopo le cure?
Prima delle cure c’era una Silvia che aveva trovato la sua identità, poi la malattia ha
infranto questa sicurezza, la Silvia di adesso sta cercando di ritrovare la sua identità ma la sua fortuna è di avere al suo fianco un uomo meraviglioso che facilita tutto il “lavoro”.
16. Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, raccontaci se ne hai ancora qualcuno:
Qualcuno potrebbe rispondere soldi case macchine viaggi o che ne so, il mio sogno nel
cassetto è la salute. SI perché da allora ogni mattina mi sveglio e non so quale sarà il
malessere di quel giorno. Il mio sogno è solo svegliarmi un giorno e sapere che sto bene al 100% e che potrò togliermi di dosso la corazza che mi porto dietro giorno dopo giorno.
17. Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto, cosa speri sia cambiato tra 15 anni nell’ambito della diagnosi e delle cure?
Già nel 2019 la mortalità di fronte a determinate malattie è diminuita parecchio, certi
farmaci che mi sono stati somministrati anni fa neanche esistevano quindi spero che fra 15 sia ancora meglio e che magari anche l’Italia investa un po’ di più sulla ricerca per evitare che tanti bravi medici se ne vadano all’estero.

Io e Silvia – poco prima del Natale che seguì la sua guarigione.
Grazie Silvia per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Mi piacerebbe invitare le persone a lamentarsi un po’ meno di ciò che non hanno e ha pensare a cosa hanno di bello. Spesso mi capita di leggere sui social di gente scontenta per qualsiasi cosa. Apprezzate ciò che avete e non lamentatevi per ciò che non avete perché magari c’è qualcosa di più importante li fuori. E magari, perché no, una volta all’anno fatevelo un giro in un reparto oncologico, ecco li allora vi passerà proprio la voglia di lamentarvi, avrete visto la sofferenza, quella vera.
Silvia Z.
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L’intento di questa rubrica sarà intervistare persone comuni, lavoratori, professionisti, personaggi. Il tutto per andare a carpirne qualche segreto o, più semplicemente, per farveli scoprire.
Capirete di più leggendo, ma vi ricordo che, se il format vi piacerà, non dovrete esitare a condividerlo e, ancora meglio, se avete dei talenti che volete far risaltare, non esitate, contattatemi a:
trarealtaesogno.com@gmail.com
Oggi vi parlerò, in una breve intervista, di Enrico Vergombello, membro degli Hangarten (Pagina Fb ufficiale), un duo che produce musica elettronica.

Grazie Enrico per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Enrico Vergombello – Hangarten
…lasciate un commento o un like se vi è piaciuto e mi raccomando, condividete!
Edoardo

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Oggi compio 19 anni, 19 da quando sono tornato alla vita. Potrà sembrare stucchevole, noioso forse, guardare indietro e ricordare, scavare a ritroso, ma per me il 17 luglio 2000 rimane e rimarrà la svolta, la possibilità, il jolly di una intera, all’epoca breve, esistenza. Ero un ragazzo normale, con tutte le debolezze di un’età in cui urliamo di essere pronti a tutto, ma in realtà non siamo ancora pronti a nulla. Depresso e rinato grazie alla sommatoria di esperienze di un anno tanto atteso quanto doloroso.

Quella che è seguita al malore che poteva chiudere il mio capitolo a questo mondo, è una persona nuova, che, un’esperienza alla volta, ha imparato ad amare la vita e, perchè no, anche se stesso. Perchè in fondo scegliamo ogni giorno con chi trascorrere i nostri giorni felici, ma spesso scordiamo che con noi stessi, passeremo tutta la vita. Se non impareremo a ridere dei nostri difetti, a perdonarci gli errori, a tenere il sorriso davanti a chi ha il muso, non avremo perso nulla, se non l’opportunità di essere felici per quello che siamo e per ció che abbiamo.
Prossimamente su questo blog, intervisteró me stesso, l’io di oggi proverá a chiedere al me di allora cos’era successo e cosa sia poi cambiato.
Un abbraccio e grazie a tutti voi, a chi c’era e a chi c’è ora. In attesa di farvi scoprire qualcosa di più dell’itinerario che mi ha portato ad essere chi sono.
Kintsugi, metafora esistenziale
#trarealtaesogno #intervista #17-7-2000

Quante volte, camminando per le nostre città, al supermercato, in un qualsiasi negozio, abbiamo sentito l’eco di qualcuno che diceva: “Ah, ai miei tempi, con 50.000 ₤ (₤=Lire) si potevano comprare tantissime cose!” oppure “Una volta con 12.000 ₤ mi mangiavo una pizza con la Coca Cola!”.
Ma per la generazione dei 2000, quelli che chiamiamo millennials, cosa può significare la nostra vecchia valuta? Con che termine di paragone potrebbero immaginarne il valore e le proporzioni? Certamente non sarà sufficiente dire che 1€ corrisponde a 1936,27 ₤, anche perché su questo tema si sono sprecate opinioni a 360 gradi e questo articolo non vuole analizzare gli svariati fenomeni di conversione dei prezzi che si sono manifestate dopo il “lancio” della moneta unica europea. (un approfondimento a titolo di esempio)
In questo articolo voglio provare a darvi una chiave di lettura leggera, a tratti nostalgica, verso quella che, in fondo, per molti di noi rimane la “moneta di scambio” per arrivare ai sogni che avevamo da bambini e non solo…

Prima di tutto dopo aver visto alcune delle monete, proviamo a dare loro un senso:

Ed ecco una immagine delle più comuni banconote della Lira, come prima proviamo a dar loro un senso in Euro:
Come vedete le Lire numericamente erano più “imponenti”, basti pensare che, in ambito tecnologico, l’acquisto di un televisore da 33″ per godersi i Mondiali di Calcio di usa ’94 (e vedere la celeberrima finale Italia – Brasile risolta solo ai rigori [link al video: i rigori di quella finale]) poteva arrivare intorno al 1.969.000 ₤ (pari a 1017 €).

Ma provando ad andare in un ambito ludico qualcuno di voi ha mai sentito parlare del “Tricky Traps? No?! Non sapete cosa vi siete persi!” si è vero oggi tra Playstation, Xbox e Nintendo non c’è paragone, ma per l’epoca giochi-rompicapo come questi erano un must!

Questo gioco (ok sarò generoso con voi, provatelo in digitale! vedi articolo che ne parla ed il video dello spot originale: spot tv) prevedeva una serie di biglie da far passare su di un percorso contraddistinto da vari ostacoli, una vera sfida di abilità e tempo tra amici! Il costo? Soli 11,36€ pari a 22.000 ₤. Non vi siete ancora stancati? allora ecco a voi i magnifici 3: Il pallone Tango della Mondo, Il Grillo Parlante e il Dolce Forno ’90.



Il pallone può essere tuo a 5500 ₤ pari a 2,84€, il Grillo Parlante a 50.000 ₤ pari a 25,82€ ed infine il Dolce Forno a 45.000 ₤ pari a 23,24 (di questo ricordo che lo avesse una vicina di casa ora Chef). Se volete scoprire di più su altri classici del periodo andate a questo link: sito su giochi anni 80/90.
Chiudiamo il Tour dell’Universo ludico con due colossi: Gameboy e Nintendo Action Set (NES per gli “amici”):


Il primo è arrivato in Europa il 28 settembre 1990 e aveva un costo di 99.000 ₤ pari a 51,12 €; il secondo invece sbarcò in Italia a dicembre 1987 con un costo di 249.000 ₤ pari a 128,59 € (comprendente 2 joypad, la pistola zapper e 2 videogames: super Mario bros e duck hunt).
Come si può notare i prezzi seguono logiche simili ieri ed anche oggi, vogliono essere accattivanti e se paragonati ai prezzi attuali mancano degli svariati zeri che le lire avevano nel loro Dna.
E se ora provassimo a tornare ai “Costi quotidiani”? Prendiamo a rapporto alcune categorie di spesa comuni nelle famiglie:
E se volessimo raffrontare dei prodotti odierni (col prezzo aggiornato a luglio 2019) con il loro corrispettivo in Lire?
E tre dei calciatori più famosi della storia? Quanto sono costati? Quanto costerebbero oggi o quanto sarebbero costati in Lire?
Se ne deduce che il costo dei calciatori negli anni è lievitato esponenzialmente, questo a prescindere dalla valuta corrente nei vari paesi coinvolti.
Certamente, per chi ha avuto la fortuna di ammirare il Ronaldo di Barcellona e Inter, non si può che rimanere perplessi immaginando che oggi con 25mln di € si potrebbero acquistare solo calciatori di livello inferiore (es. Spinazzola dalla Juve alla Roma per quella cifra nel luglio 2019).
Ma in fondo gli esempi volevano solo essere un gioco con cui mettere in parallelo “universi temporali” ben distinti.
Dunque si nota come la valuta rimanga, per definizione, l’elemento su cui si basano gli scambi commerciali, determinando il valore di un oggetto.
Ogni epoca è contraddistinta dalla presenza di nostalgici della precedente, come oggi, dunque, vale per me, forse lo stesso sentimento avrà colpito qualche persona più avanti di me nel cammino della vita già da qualche tempo (36 anni il sottoscritto) e colpirà in futuro quelli che ad inizio articolo ho definito “Millennials”.
La storia insegna che ci sono corsi e ricorsi storici, dunque non ci resta che attendere, magari comodamente seduti sul treno del tempo, smangiucchiando dei popcorn in attesa del prossimo cambiamento.
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Edo