Komorebi – numero 39

39

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Spazio

Carezzo orrizzonti

Che vorrei intrappolare 

Nell’essenza di una luce

Che imprime la sua immagine

Indelebile e labile

Sulla sensibile superficie

Del mio cuore

Di te perdo la ragione

E in te trovo ogni motivo

Di te respiro ogni attimo

E sospiro nel latente

Desiderio di averti sempre

Al mio fianco e dentro

Nel profondo di me

C’è un’immagine di te

Nel profondo di me

Ho spazio solo per il bello

Ho bisogno di riempirlo di te

Goccia

Goccia che precipiti dalle nubi

Tu sei anima del cielo

Pioggia di frammenti cupi

Veloce inesorabile velo

Bagni tutto il vivace borgo

Che di colpo si rende assorto

Nell’attesa del finire

Del tuo triste divenire

Seduto giaccio assai sereno

Mentre ascolto il tuo sospiro

Ticchettandomi all’ombrello

Mi richiami all’arcobaleno

Mi toglierà il respiro

Sarà vivace e bello

E in questo io me ne resto

Pur silente tristo e mesto

Che due gocce ogni tanto

Lavino il cuore affranto

Finché non scorgerò il sole

E morirò d’amor bruciando.

Il guardiano del faro

Il guardiano del faro
uomo solo e abbandonato
a sè; a cui nulla è più caro
e che tutto del suo passato ha dimenticato.

Vecchio e stanco
scruta il mare
rumoroso e bianco
che le nuvole stanno a guardare.

Già le nuvole
che vedono questo cielo in Terra
che vorrebbero coprire, invano.

Così il vecchio non si fa coprire
dalle nubi della solitudine che lo circondano.

 

La prima poesia, non si scorda mai… 1997.