Venezia e le sue isole: una nuova alluvione devastante colpisce dopo 53 anni – novembre 2019

53 anni dopo, una nuova sciagura per la nostra amata laguna…

C’è poco da aggiungere se non esprimendo la massima solidarietà alle tante persone ed attività commerciali che hanno subito danni ingenti o, nel peggiore dei casi, hanno perso tutto.

Auspico che la politica di qualsivoglia colore non inizi i classici cancan mediatici di propaganda, bensì sia vicina alle popolazioni che, mai come ora nel recente passato, hanno bisogno di sentire vicine le istituzioni.

Sono altrettanto convinto che, come spesso accaduto in passato, le persone si tireranno su le maniche e questo incubo verrà spazzato, nei limiti del possibile, col sorriso.

Ecco il link ad un vecchio articolo di uno dei territori colpiti: Pellestrina

Il segno tracciato sul marmo del livello del 1966

Guerrilla… Gardening! Ovvero le “Seed Bombs”

Ciao a tutti!
Oggi vi voglio raccontare qualcosa di nuovo e, sotto certi punti di vista, decisamente insolito…

Avete mai sentito parlare delle “Seed Bombs?” – è una declinazione di un moto di protesta non violento, “guerrilla”, che sfrutta come arma delle “polpette” letteralmente traducibili in: Bombe di semi; queste vengono poi scagliate da “Giardinieri d’assalto”-.
Se fate parte della categoria: “No, non lo so proprio, mai sentito”, ecco allora che vi spiego, prima di tutto, in cosa consiste una di queste bombe floreali.
Se invece fate parte del minuto popolo eletto che, pur non conoscendone ogni segreto, sa di cosa sto parlando saltate pure al capoverso successivo.

herder3 for commons.wikimedia.org

Ecco una seed bomb! L’arma di disseminazione di massa (:

Definizione di: SEED BOMB –> pratica che consiste nel creare dei sacchi (spesso di juta) o delle sfere argillose ripiene di semi (di qualsivoglia tipologia) per poi scagliarli, abbandonarli, piantarli entro terreni incolti, spazi urbani in decadimento, architetture o luoghi abbandonati e molto, molto di più.

Di cosa è fatta una SEED BOMB?
Nella maggior parte delle “ricette” troveremo:

  • Argilla essiccata 
  • Semi
  • Argilla di fiume
  • Compost 
  • Acqua

e poi?

<<Dopo aver mescolato l’argilla di fiume all’argilla essiccata, creare un dischetto – con questo composto – su una superficie piana. Cospargerla di abbondante compost, che renderà più facile lo sviluppo dei semi. Inserire all’interno, appunto, i semi che si sono scelti (ne basteranno tre o quattro) e aggiungere qualche goccia d’acqua. Facendo attenzione a non far fuoriuscire i semi, dare una forma sferica al tutto. Una volta ottenuta una pallina, questa potrà essere passata nel compost fino ad esserne interamente coperta>>.
(come suggerito in questo bellissimo articolo: articolo dal sito “festival del verde e del paesaggio”)

Ma cosa spingerebbe delle persone a creare delle vere e proprie “Bombe di semi”? Principalmente il riconoscere in questa pratica una forma di protesta nobile e civile contro lo sfruttamento, spesso seguito dalla cementificazione selvaggia delle nostre città.
Gli autori di questa pratica lo definiscono: “Guerrilla Gardening” una sorta di giardinaggio d’assalto, a tratti reazionario.

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Risultati di una intensa “guerrilla gardening” – Foto di Marie Viljoen.

L’idea per quanto possa sembrare figlia di tempi moderni in realtà pone le sue, scusate ma devo dirlo, radici (: in tempi molto remoti. Alcune testimonianze ci riportano addirittura ai tempi delle tribù dei nativi americani, che usavano queste creazioni per proteggere i campi dove seminavano il raccolto, distogliendo così i predatori volatili con un ricco buffet, appunto quelle che oggi chiamiamo SEED BOMB.

Ma oggi con quale tema possiamo spiegare questo movimento? Semplice! Con la necessità crescente di introdurre piante e forme vegetali dove cominciano a latitare, attraendo insetti quali le api, creando delle macchie di verde dove prima il terreno era arido.

Spero di avervi fatto scoprire qualcosa di interessante, dunque cosa aspettate? Raccontatelo ai vostri amici, seguite questo blog, scopritene i contenuti e… CONDIVIDETE!

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Ricorda, non farti tentare dall’idea di “dichiarare guerra” al vicinato a colpi di semenze… Questo articolo vuole essere foriero di ispirazione per “l’assalto artistico” a luoghi dismessi o sotto agli alberi, nei campi incolti.

fonti e licenze:
– Immagine 1 – Herder3 [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)%5D
Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons.
Tu sei libero:

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– Ricetta flower bomb: –> festivaldelverdeedelpaesaggio.it/come-costruire-seed-bomb

– Immagine 2 – Fotografia di Marie Viljoen, visitate la sua pagina per saperne di più sull’argomento.

– Fonte: https://www.bloglovin.com/blogs/gardenista-sourcebook-for-outdoor-living-3748417/diy-make-your-own-wildflower-seed-bombs-6274665787

L’intervista della settimana… “Irene di BeryLand”

Ciao a tutti!

L’intento di questa rubrica sarà  intervistare persone comuni, lavoratori, professionisti, personaggi. Il tutto per andare a carpirne qualche segreto o, più semplicemente, per farveli scoprire. 

Capirete di più leggendo, ma vi ricordo che, se il format vi piacerà, non dovrete esitare a condividerlo e, ancora meglio, se avete dei talenti che volete far risaltare, non esitate, contattatemi a: 

trarealtaesogno.com@gmail.com 

Oggi vi parlerò, in una breve intervista, di Irene Alice Brunetta Beryland, lei dà vita alla fantasia! (link a fondo articolo)

 

Irene Alice Brunetta

  1. Ciao Irene, ci siamo visti più volte per acquisti al tuo stand, ma chi sei nelle vesti di Beryland? Bery Land è il nome della mia pagina Facebook (e successivamente del mio account Instagram): Bery è la mia mascotte (il personaggio rappresentato nel  logo) che ha una corona perché è il Re di un Paese immaginario.

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    Bery – sovrano di una terra immaginaria


  2. Quando e dopo quale percorso hai deciso di cominciare questa avventura? La mia avventura è nata per caso e per gioco. Fin da piccola, guardando mia mamma dipingere, sapevo che avrei voluto far parte del mondo dell’arte e dell’artigianato quindi prima mi sono diplomata  al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle Arti. Mentre stavo dando gli ultimi esami Valentina, una mia ex compagna di corso, mi portò dei panetti di fimo e da lì è iniziò tutto. Sentii di aver bisogno di un nuovo hobby e creare con le paste polimeriche mi permetteva di dare vita alle mie illustrazioni e ai miei personaggi.
  3. Hai dei punti di riferimento? Degli esempi a cui ti riferisci e dei quali aspiri di raggiungerne il livello? Oppure stai cercando di aprire la tua strada seguendo l’istinto e le doti che la Natura ti ha dato? No, ci sono molti artisti e artigiani che ammiro sia per le loro creazioni che per i successi che hanno raggiunto però non li ho mai presi come riferimento perché voglio rimanere fedele a me stessa.
  4. Che il fantasy sia il tuo mondo è chiaro, ma tra tutti i lavori che ti capita di svolgere ne prediligi una tipologia in particolare? Perchè? Si, quando mi richiedono i personaggi inventati da me; uno dei complimenti più belli è quando mi dicono che il mio stile è riconoscibile.
  5. Torniamo a parlare di Te, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo? Si, durante la mia adolescenza ci sono stati vari libri che mi hanno accompagnata e i più importanti sono stati Harry Potter, Il Signore Degli Anelli e la raccolta di Fiabe dei Fratelli Grimm; Grazie a loro mi sono appassionata alla lettura.
  6. Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché? Probabilmente un paesaggio di montagna o un bosco perché mi trasmettono pace e tranquillità e poi troverei un modo per proiettarla sulle pareti della mia camera.
  7. Tra tutti i lavori svolti, quale finora, in cuor tuo, ha dato le maggiori soddisfazioni? Tanti, ma soprattutto quelli che pensavo di non poter realizzare. A volte mi pongo troppi limiti per paura di non essere in grado soddisfare le aspettative dei miei clienti e di chi mi segue.
  8. Quale personaggio, tra i tanti che hai creato o riprodotto ha un legame speciale con te?  Cappuccetto Rosso perché, dopo averla disegnata nel 2011, ho capito che caratteristiche volevo dare ai personaggi nelle mie illustrazioni.
  9. Ti sei mai trovato davanti ad un lavoro all’apparenza impossibile? Se si, come hai risolto il problema? In cosa ti ha migliorato? Si, spesso ma le sfide che ho accettato mi  hanno aiutato a credere di più in me stessa proprio perché sono stati dei piccoli ostacoli da superare.
  10. In tanti sognerebbero di avere le tue abilità, hai delle parole o consigli speciali da rivolgere a queste persone? Come hai fatto a migliorarti? A queste persone consiglio di essere testarde come lo sono stata io e di provare e riprovare anche sbagliando tante volte. 
  11. Siamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini che avevamo prima di questo periodo digitale, quanto ha inciso tutto questo sul tuo mondo? Ti ha facilitato o penalizzato nel tuo itinerario nei mercatini? Ha inciso molto perché internet mi ha fatto conoscere tante persone da tutto il mondo e grazie al loro supporto sono riuscita a trovare la forza di continuare;  I loro commenti danno un senso alle ore passate davanti alla mia scrivania. Per quanto riguarda l’itinerario dei mercatini è sicuramente di aiuto nella ricerca di nuovi eventi ma sono altrettanto importanti passaparola, volantini, pubblicità ecc.
  12. Tutti gli artisti che hai incontrato, con cui hai collaborato, in cosa ti hanno maggiormente arricchito? Hai carpito qualche segreto? Le collaborazioni stanno arrivando nell’ultimo periodo e non posso che esserne felice. Ho sempre sognato di fare collaborazioni perché ti fanno uscire dalla cosiddetta “comfort zone” e sperimentare cose nuove che altrimenti non avresti fatto.
  13. Quanta Irene c’è nelle opere che realizzi? Irene è presente sia nelle illustrazioni che nelle creazioni in pasta polimerica: dalla scelta dei colori e dei loro abbinamenti ai dettagli.
  14. Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, professionalmente parlando, raccontaci se ne hai ancora qualcuno nel cassetto: Si. Qualche piccolo sogno si è avverato e tanti altri stanno solo aspettando di uscire dal cassetto. Ad esempio uno di questi è riuscire ad aprire un piccolo laboratorio dove creare dove condividere le mie passioni.
  15. Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto, cosa sarà cambiato tra 15 anni nell’universo fantasy?  Mi auguro che il mondo fantasy cresca sempre di più perché permette di dare spazio alla creatività e all’immaginazione.

Grazie Irene per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?

Prego e grazie a te per questa intervista. Non è stato facile rispondere alle domande: ho scelto le arti figurative anche per la mia difficoltà nell’esprimermi a parole.  

A chi mi sta leggendo voglio dire di non arrendersi mai e di cercare di imparare il più possibile da qualsiasi tipo di situazione. Qualsiasi strada non è non sarà facile anche se la si è scelta. Seguite sempre la vostra fantasia e immaginazione e mettete sempre passione in quello che fate : in questo modo non perderete mai il bambino che è in ognuno di voi.

Irene Alice “Beryland” B.

…lasciate un commento o un like se vi è piaciuto!

Edoardo

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Non resisterete alla tentazione… provate a visitare i link sottostanti:

Link homepage FB: BeryLand Creations – mettete subito il like così da scoprire tutti i suoi mercatini, se vi piace qualcosa non esitate a contattarla… le sue creazioni vanno a ruba!

Instagram: Beryland su Instagram – cuoricini e follow obbligatori per questo account (:

 

Se vi siete persi le Interviste precedenti, eccovi una grande opportunità:

L’intervista della settimana… Claudia – Consulente relazionale del Gatto
L’intervista della settimana… Gregorio – Titolare di “Volta Pagina” a Lorenzago di Cadore
L’intervista della settimana… Enrico degli Hangarten
L’intervista della settimana… “Silvia, la guerriera”.

Dondolando

“Talvolta si può sognare anche aprendo gli occhi, basta farlo volgendosi verso il migliore orizzonte cui possiamo aspirare”
Volterra – Settembre 2019

L’intervista della settimana… “Silvia, la guerriera”

Oggi vi parlerò, in una breve intervista, di Silvia, la mia futura moglie, che nel 2015 è stata curata per un Linfoma non Hodgkin.

Questa vuole essere una testimonianza utile per combattere la paura ed i tabù che avvolgono queste gravi malattie, si deve combattere, circondarsi di persone positive e vivere la situazione con ZERO vergogna.

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Io e Silvia, durante una gita a Pellestrina durante le sue cure.

1. Dire che ti conosco, seppur facendolo, sarebbe stucchevole, ma chi è Silvia nella vita di tutti i giorni? Cosa fai nella vita?
Nella vita sono impiegata contabile, forse questo è banale, ma ancora prima di dare i
numeri sono una sognatrice, una persona che sogna che le cose possano andare bene o
meglio perché, si sa, sognare non costa nulla e fa bene allo spirito.

2. Dove ti ha colpito la malattia? Quando hai iniziato a capire, grazie a quali sintomi, che le vie mediche tradizionali non sarebbero bastate? Qual’è stato l’episodio decisivo per la corretta diagnosi?
La malattia era localizzata nel rinofaringe, più comunemente chiamato naso. Il percorso
purtroppo è stato molto lungo, stavo spesso male, un male riconducibile ad una
semplice influenza, naso chiuso voce bassa febbre, il problema è che ad un certo punto
non ne potevo più e sono andata da un otorino, del quale non faccio ovviamente il nome, perché è proprio grazie a lui che ho perso un sacco di tempo, forse in buona fede, ma non aveva colto quello che poi poco tempo dopo è risultato lampante.  Ad un certo punto mi è stato consigliato un altro otorino, che è stato la mia salvezza, ha subito capito cosa aveva visto nel mio naso e mi ha subito fatto fare dei controlli accurati urgenti e ha indagato sulle cause dei miei malesseri. Non c’è stato un episodio vero e proprio a dire il vero, o meglio l’esame finale ha decretato cosa fosse la malattia, ma io fino alla fine in
cuor mio speravo fosse una stupidaggine risolvibile anche magari con un intervento ma che non fosse quello che di li a poco mi sarebbe stato detto. Non entro nei dettagli perché non è un articolo tecnico o di medicina quindi non sarebbe corretto.

3. Hai incontrato svariati professionisti lungo questo percorso, hai degli episodi che ricordi volentieri perchè non scontati?
Qui va fatto un nome, io sono stata curata e sono attualmente seguita dallo IOV (Istituto
Oncologico Veneto) di Padova, tutto il personale medico e infermieristico è meraviglioso, sono premurosi, dolci. Quando stavo male, e capitava purtroppo spesso, durante le cure i medici che mi seguivano (e mi seguono tutt’ora) venivano a vedere come stavo e si accertavano che io avessi le giuste cure mediche. In nessun altro posto avevo mai ricevuto un trattamento sanitario così preciso e premuroso. Allo IOV lavorano degli angeli. Gli stessi medici che mi seguono fuori dallo IOV, dall’otorino al medico che una volta mi fece un ecodoppler, tutti persone speciali.

4. Prima, durante e dopo le cure, come si sono dipanati i rapporti con le persone della tua vita? È cambiato qualcosa?
Questa domanda è parecchio dolorosa. Gli amici da una vita, quelli che frequentavo prima di stare male se ne sono andati TUTTI, nessuna esclusione, ovviamente parlo di amici di una vita perché ho avuto la fortuna di riallacciare con alcune persone o conoscere persone nuove e su quelle voglio essere chiara non si discute. Ma, gli amici che prima “amavano” Silvia quando si usciva si andava a fare festa se ne sono andati tutti, un po’ alla volta per svariati motivi e con svariati comportamenti uno alla volta se ne sono andati. Alcune persone ho anche cercato di giustificarle magari pensando che non fosse semplice affrontare determinati argomenti e determinati ambiti come l’oncologia (non lo è per me figuriamoci) ma poi mi sono detta che un “come stai?” un abbraccio insomma non sono cosa di tanta fatica e io non ho ricevuto neanche quei gesti così semplici.

5. Le infusioni: molte persone le confondono con delle attività correlate al thè.. in cosa consistono? Come si svolgeva il tuo venerdì? Che effetti ti davano nei giorni seguenti?
Diciamo che col thè non ha nulla a che vedere. Anche qua non è il caso di entrare nel
dettaglio ma il venerdì diventavo una donna bionica e dal mio braccio uscivano mille
tubicini che arrivavano da sacche contenenti vari chemioterapici e altri farmaci. Sugli effetti collaterali sono stata molto fortunata (affermazione ironica), praticamente ho avuto qualsiasi effetto collaterale potessi avere. I cibi non avevano più gusto, tutto assumeva un gusto metallico, le energie erano ridotte al minimo e nei tre giorni successivi facevo fatica ad alzarmi in piedi, nausea e conseguente vomito mi accompagnavano e non mi abbandonavano e poi altri meravigliosi effetti collaterali che per ovvi motivi ometto.

6. I capelli, per una donna sono un legame inscindibile con la femminilità, ricordi l’istante in cui  si è staccato il primo ciuffo? Quanta forza hai dovuto avere in quell’istante? Com’è stato poi vederli tornare?
Non lo dimenticherò mai. Ero fuori a pranzo con Edoardo e ho cominciato a sentire
improvvisamente la testa che mi andava a fuoco, nel toccarmi con la mano ho sentito che i capelli non stavano attaccati e ho capito che era arrivato il momento. Devo essere sincera, sono stata malissimo, ma anni prima avevo avuto l’esperienza con mia mamma ed ero stata io a rasarle i capelli quindi sapevo a cosa stavo andando incontro quindi ho chiesto a Edoardo di portarmi a casa e li con calma mi sono chiusa in bagno e ho cominciato il “lavoro”. La forza l’ho dovuta avere ogni volta che uscivo col foulard in testa e ricevevo gli sguardi della gente, li ho dovuto avere tanta forza e non è stato semplice. Beh vederli tornare è stato bello avere diverse acconciature man mano che crescevano, si devo dire molto bello.

7. Torniamo a parlare di Te, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo?
Non mi viene in mente un libro in particolare, mi piace leggere e ho letto molto, ora magari leggo meno perché il tempo a disposizione è sempre meno ma, mi piace leggere anche per perdermi in mondi fantastici dove tutto è possibile e dove trovare ogni tanto un po’ di pace dalla vita di tutti i giorni.

8. Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché?
Beh c’è una persona che manca molto nella mia vita, mia madre. Chi mi conosce sa che l’ho persa quando avevo solo 23 anni e se fosse ancora qui le scatterei una due tre, mille foto perché era una persona speciale, ma la foto più importante è dentro di me nei miei ricordi nel mio vissuto.

9. In mezzo al maremoto interiore, quando hai capito di aver vinto la battaglia?
Poco dopo la fine delle cure ero seduta davanti ai miei oncologi e stavo aspettando che mi dicessero se avrei dovuto sostenere altre cure, cure che mi terrorizzavano e loro
guardandomi negli occhi mi hanno detto, “Silvia vai via di qui, ci rivediamo fra due mesi per i controlli ma adesso vai corri e non vogliamo vederti” il tutto col sorriso sulle labbra. Non dimenticherò mai quel momento…non dimenticherò mai io e Edoardo in lacrime dentro l’ascensore urlanti (si in ascensore per rispetto dei presenti) e subito dopo a fare cin cin con due bicchieri di plastica e dell’acqua dentro.

10. In quale personaggio del mondo fantasy o letterario ti riconosci dopo tutto questo?
Non mi sento di dire un nome in particolare, di sicuro sia nel mondo fantasy che in quello letterario ci sono stare parecchie donne guerriere e io così mi sento, ho sempre dovuto lottare per ciò che ho ora, per stare bene per tutto e non smetterò mai di farlo.
11. Ti sei mai trovata davanti ad una situazione all’apparenza irrimediabile? Come ne sei
uscita?
Tranne se parliamo di salute, secondo me non esistono situazioni irrimediabili al 100%, le situazioni vanno analizzate e capite e da li va tratta la soluzione che spesso è dentro di noi.
12. In tanti affrontano ogni giorno una battaglia, simile o diversa, hai delle parole o consigli speciali da rivolgere a queste persone?
Beh di sicuro consiglio positività, sembra impossibile ma anche un sorriso in più in certi
frangenti aiuta ad affrontare meglio la giornata, se noi stesse/i ci abbattiamo abbiamo
perso in partenza. E poi beh, circondatevi di persone positive di belle persone, di persone che vogliano stare con voi per quello che siete e non per quello che gli date.

13. Siamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini che avevamo prima di questo periodo digitale, quanto ha inciso tutto questo sulla paura della diagnosi che incombeva su di te?
In linea di massima utilizzare internet per cercare di chiarire problemi di salute è la scelta meno adeguata da fare, non dico di non averlo fatto ma ho smesso subito perché le
variabili sono troppe per potersi affidare ad un motore di ricerca qualunque.

14. Tutti i medici e paramedici che hai incontrato, in cosa ti hanno maggiormente arricchito?
Mi hanno fatto capire che esistono ancora persone meravigliose al mondo, ce ne sono
poche magari ma esistono, persone che amano il lavoro che fanno e che fanno di tutto per tutelare le persone che hanno a fianco.

15. Quanta Silvia c’è nel percorso di trasformazione prima e dopo le cure?

Prima delle cure c’era una Silvia che aveva trovato la sua identità, poi la malattia ha
infranto questa sicurezza, la Silvia di adesso sta cercando di ritrovare la sua identità ma la sua fortuna è di avere al suo fianco un uomo meraviglioso che facilita tutto il “lavoro”.

16. Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, raccontaci se ne hai ancora qualcuno:

Qualcuno potrebbe rispondere soldi case macchine viaggi o che ne so, il mio sogno nel
cassetto è la salute. SI perché da allora ogni mattina mi sveglio e non so quale sarà il
malessere di quel giorno. Il mio sogno è solo svegliarmi un giorno e sapere che sto bene al 100% e che potrò togliermi di dosso la corazza che mi porto dietro giorno dopo giorno.

17. Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto, cosa speri sia cambiato tra 15 anni nell’ambito della diagnosi e delle cure?
Già nel 2019 la mortalità di fronte a determinate malattie è diminuita parecchio, certi
farmaci che mi sono stati somministrati anni fa neanche esistevano quindi spero che fra 15 sia ancora meglio e che magari anche l’Italia investa un po’ di più sulla ricerca per evitare che tanti bravi medici se ne vadano all’estero.

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Io e Silvia – poco prima del Natale che seguì la sua guarigione.

Grazie Silvia per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Mi piacerebbe invitare le persone a lamentarsi un po’ meno di ciò che non hanno e ha pensare a cosa hanno di bello. Spesso mi capita di leggere sui social di gente scontenta per qualsiasi cosa. Apprezzate ciò che avete e non lamentatevi per ciò che non avete perché magari c’è qualcosa di più importante li fuori. E magari, perché no, una volta all’anno fatevelo un giro in un reparto oncologico, ecco li allora vi passerà proprio la voglia di lamentarvi, avrete visto la sofferenza, quella vera.

Silvia Z.

 

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