I Segreti di Venezia: Carlo Scarpa, l’architetto che sussurrava alla laguna

carlo scarpa biglietteria biennale

La marea come respiro

Il calpestio dei passi sulle passerelle, i riflessi delle architetture dei palazzi sui rii. Balaustre che si fanno panchine per i gabbiani e comignoli che, fumanti, ci indicano che il pane sta arrivando.

Non sapremo mai se e quale aspetto di Venezia, tra i molteplici possibili, abbia dato ispirazione a Scarpa, ma una cosa è certa: controllava l’acqua lasciandola entrare, veicolandola, trasformandola in un suo personalissimo tratto identitario. La fragilità di Venezia la lasciava filtrare sin dentro le sue opere. In totale armonia, calando e crescendo come respiro ogni 6 ore.

La marea che sale.
La marea che sale.

Sappiamo oramai che Venezia poggia su una foresta capovolta per rimanere in piedi, probabilmente Scarpa aveva colto la necessità di accogliere l’acqua come scambio poetico in cui tutti gli elementi traevano equilibrio dalla loro coesistenza utopistica.

Il varco dell’arte: La Biglietteria della Biennale, l’Ingresso dello IUAV e della facoltà di lettere

Biglietteria della Biennale (Sestiere di Castello – giardini): parlavamo di gabbiani, di leggerezza, suggestioni riferibili al volo. Questa biglietteria richiama i tratti Vinciani delle macchine volanti con la sua tettoia, mentre il vetro ed il cemento si lasciano plasmare, quasi fluidi, in linee che non vogliono farsi influenzare dallo scorrere del tempo.

Ingresso IUAV (Sestiere di Santa Croce – Tolentini): Qui Scarpa si supera, osa, dialoga. Questo spazio è un invito a guardare e passare e viceversa. Una volta varcata la soglia, giunge ulteriore stupore. Nella tradizione i portali si attraversano, qui invece diviene uno spazio estetico orizzontale: Scarpa lo affranca dalla sua funzione e lo esalta, fermandone il tempo e alterandone la posizione spaziale. Dove il cemento armato disegna prospettive, quel portale trova riposo e diventa eterno nella sua sospensione.

Ingresso facoltá di Lettere (Sestiere di Dorsoduro – San Sebastiano): qui Scarpa ripete le sue gesta, valorizzando con raffinata semplicità la facciata. Disegna una cornice in marmo d’Istria che cambia la lettura del portale, staccando la pietra antica dal nuovo con tagli netti e linee geometriche. È una sorta di “quadro marmoreo” che invita alla scoperta della bussola interna in legno e vetro: un diaframma trasparente che regola la luce, toglie per un istante il respiro con la bellezza e predispone la mente al silenzio dello studio.

La marea dentro: Il Negozio Olivetti e Fondazione Querini Stampalia

Negozio Olivetti (Piazza San Marco): Qui il marmo e la tecnologia meccanica delle macchine da scrivere e calcolatrici Olivetti, concettualmente elementi freddi e distaccati, si riscaldano. Lo fanno in perfetta armonia tra pavimenti mosaico e elementi marmorei sospesi nello spazio e nel tempo. Il legno caldo si fa accento nei dettagli e, la boutique si fa palcoscenico del prodotto e dell’esperienza che essa stessa rende tangibile.

Fondazione Querini Stampalia (Castello): Qui Scarpa sintetizza il dizionario del linguaggio lagunare e della coesistenza degli elementi in un dialogo supremo. Si tratta di un capolavoro in cui paratie permeabili intentanto dialoghi attraverso l’acqua che entra nel piano terra, scorre nei canali interni di cemento e pietra, pulisce ed evapora. I dettagli in ottone e cemento non combattono il fango, lo assecondano cercando di non farlo prevalere mai. Un luogo in cui architettura ed arte si fanno unisono e raccontano come Venezia potesse rendersi tradizionale e cosmopolita senza cambiare il suo vestito. Ogni vetrata, ogni ringhiera e cancello non si fanno limite, si traducono in portali e, come i segreti sussurrati, i cortili interni esplodono di giardini inaspettati.

La genialità: Il fascino non nasce in maniera esplosiva, ci colpisce con la discrezione delle linee nette, delle ombre dosate e della capacità di far parlare tra di loro elementi eterogenei: acqua, natura, cemento, metallo ed altri elementi. La marea non diventa un pericolo, ma un ulteriore elemento di suspense, un dialogo ininterrotto tra la città, le sue sfide e la sua eterna arguzia. L’architettura di Scarpa si fa liquida per permeare nei segreti della laguna.

Il marmo e il pianto: Il Monumento alla Partigiana

Un’esplosione nel silenzio: Lungo la riva dei Sette Martiri vi imbatterete in una scultura in bronzo di una donna distesa, quasi adagiata a galleggiare o riposare a seconda della marea sul pelo dell’acqua. Si trova sopra un basamento di cassoni in cemento. A seconda della marea appunto, la Partigiana viene sommersa, scompare per poi riaffiorare, come se la laguna stessa la cullasse o cercasse di nasconderla dal tempo per non farci scordare del suo sacrificio. Il cemento qui si fa custode della memoria e del dolore che l’acqua, grazie a quest’opera, non potrà mai cancellare.

Per concludere: La lezione di Scarpa alla Venezia di oggi

Viviamo in un’epoca di barriere: abbiamo il MOSE, l’isolamento sociale, la città che si fa fortino col ticket d’accesso, ma rimane espugnabile. In questo contesto la lezione di Carlo Scarpa resta rivoluzionaria e lapalissiana: Venezia forse si può salvare solo assecondando la sua natura anfibia, generando equilibrio in ciò che la tormenta.

Fosse ancora in vita lo immagino con un taccuino in mano e gli stivali a sfidare l’acqua alta, tracciando nuovi dialoghi sulle eccezionali frequenze e intensità di questi anni. Forse dal suo lapis nascerebbe finalmente una pietra in grado di nuotare.

La prossima volta che visiterete Venezia cercate la sua firma invisibile, quel suo tratto identitario. Quel dettaglio che vi farà esclamare: lo ha pensato Lui!

Vi aspetto con nuovi segreti!

Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.

Grazie per aver camminato fin qui.

Fonti per approfondire:

  • Archivio Progetti IUAVFondo Carlo Scarpa (per i disegni e le soluzioni dell’Ingresso dei Tolentini e della facoltà di San Sebastiano).
  • Fondazione Querini StampaliaArchivio storico e rilievi del restauro del Piano Terreno e Giardino di Carlo Scarpa.
  • FAI (Fondo Ambiente Italiano)Documentazione e schede storiche del Negozio Olivetti di Piazza San Marco.
  • Archivio Storico della Biennale di Venezia (ASAC)Progetti e modelli per la Biglietteria e il Padiglione del Libro ai Giardini.
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Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare

Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.

Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.

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I Segreti di Venezia: L’erosione silenziosa che sfida la città lagunare

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Prima di cominciare, lasciate che vi ponga una domanda:
“Possiamo restaurare la pietra, ma potremo mai restituire l’anima a una città?”
È una riflessione difficile, lo so. Ma affrontarla con lo sguardo giusto vi condurrà dentro l’essenza del nostro cammino di oggi: una Venezia che, tra calli consunte e silenzi interrotti dall’incresparsi delle acque, si racconta nella sua fragilità potente, con la dignità di chi resiste al tempo senza clamore.

Quando l’acqua consuma la pietra: le cause dell’erosione lagunare

Venezia è, prima di tutto, una meraviglia di ingegneria arcaica: una città costruita con coraggio su una sorta di foresta capovolta, una fittissima trama di pali di legno piantati nel fango che, inconsapevoli, sorreggono la pietra, la storia, la città stessa.
La sua natura salmastra, plasmata dalle acque che la cullano e che l’hanno protetta nei secoli dalle scorribande degli invasori, rappresenta oggi anche il suo contrappasso.

Un antico pozzo e una facciata di una abitazione erosa parzialmente
Un antico pozzo e una facciata di una abitazione erosa parzialmente

Un tempo la sfida era approvvigionarsi d’acque potabili; oggi, la battaglia è contro un lento, inesorabile consumo: l’erosione.
Impossibile elencare con precisione tutte le cause, perché sono numerose e profondamente intrecciate tra loro. Dalle maree sempre più eccezionali alle grandi navi, dal moto ondoso al cambiamento climatico, molteplici fattori stanno minando giorno dopo giorno le fondamenta stesse della città, influenzandone anche la parte emersa dal punto di vista estetico e identitario.

Il prezzo della bellezza: materiali, permeabilità e fragilità

Venezia, come detto, è costruita su un equilibrio impossibile, eppure ancora visibile agli occhi di chi sa guardare. Un universo fatto di mattoni, calce e pietra d’Istria: materiali scelti non a caso, ma per eleganza e resistenza, capaci di sfidare l’abbraccio mutevole e salmastro della laguna.

Eppure, nessun materiale, per quanto nobile, è eterno se esposto ogni giorno al fiato salato della città d’acqua. Le facciate, spesso adornate con grazia e leggerezza, assorbono nel tempo l’umidità e il sale trasportato dal vento, dalla pioggia, dalle maree — o che trasuda dal basso, risalendo lentamente attraverso i pori della materia.
Il sale, nemico silenzioso e paziente, si deposita, si cristallizza, poi spinge, infine spacca e sgretola. Gli intonaci si gonfiano, le superfici si sfaldano, lasciando cicatrici sulla pietra: bolle, crepe, distacchi. Come una pelle che cede al tempo.

Così, la bellezza di Venezia si riempie di rughe sottili, giorno dopo giorno, in silenzio. La città è permeabile: lo è sempre stata, verso i popoli, le acque, le storie. Lascia entrare e restituisce, ma trattiene anche la fatica del tempo.
Ed è proprio questa sua fragilità dichiarata, che si fa tratto distintivo e orgoglio, a renderla irripetibile.

Un volto che invecchia sotto il sole e nel sale, come quello del vecchio Santiago nel romanzo di Hemingway – Il Vecchio e il mare: segnato, ma fiero. Consumato, ma non vinto.

Storia di un lento collasso: episodi e dati che non si vedono

Dietro il volto scintillante di Venezia si nasconde una realtà spesso invisibile: una lenta, inesorabile erosione che si dispiega sotto i nostri occhi impotenti.
Da secoli, la città affronta un progressivo abbassamento del suolo, noto come subsidenza, che ha radici in processi naturali ma è stato aggravato da alcune attività umane, come il prelievo delle acque sotterranee, ormai fortunatamente ridotto.
A questo lento declino si aggiungono i cedimenti strutturali di antichi edifici, spesso poggiati esclusivamente su pali di legno.
Questi pali, immersi nei fanghi anaerobici che ne preservavano l’integrità, sono ora impregnati d’acqua e, con il passare del tempo, si degradano, indebolendo il delicato tessuto urbano.

Le più recenti ricerche scientifiche, grazie a strumenti come GPS e telerilevamento satellitare, confermano che Venezia si abbassa mediamente di qualche millimetro all’anno: un dato apparentemente modesto, ma che, mantenendosi costante nel tempo, mette a serio rischio l’integrità stessa della città.

Questi segni silenziosi raccontano una storia di fragilità profonda, che richiede attenzione e interventi continui.
Venezia non è solo una città da ammirare per la sua bellezza, ma un organismo vivente che, pur nella sua maestosità, soffre e si trasforma, chiedendo a noi di comprenderne il lento declino e di prendersene cura.

Resistere o sparire: tra restauri, soluzioni e visioni per il futuro

Venezia oggi si trova a un bivio cruciale: resistere agli assalti del tempo e dell’acqua, o rischiare di scomparire lentamente sotto il peso delle sue fragilità.
I restauri, spesso lunghi e costosi, cercano di restituire dignità alle sue facciate, consolidare le fondamenta e fermare l’avanzata dell’erosione.
Progetti imponenti come il MOSE, concepito per difendere la città dalle acque alte eccezionali, rappresentano tentativi moderni di preservare un equilibrio che da secoli sembra sfuggire, ma che un giorno potrebbe non essere più sufficiente.

“Salvare Venezia” non significa soltanto proteggere i mattoni o innalzare barriere. È un compito complesso che coinvolge la gestione sostenibile del turismo, la tutela dell’ambiente lagunare e una riflessione profonda sul senso stesso di città: un organismo vivo che vive nella relazione armonica tra acqua e terra, tra passato e futuro.
Il vero futuro di Venezia dipende dalla nostra capacità di coniugare innovazione e rispetto per l’identità unica di questo luogo.

In questo fragile equilibrio, la città continua a raccontarci la sua storia come un vecchio disco che suona, fatta di resilienza, bellezza e di un lento, incessante dialogo con il tempo e con la natura.
Ignara però dei pericoli che corre proprio in virtù di ciò che è nella sua essenza più profonda.
Il futuro di Venezia è un’opera aperta: sta a noi scriverla con cura, consapevolezza e passione, trasformandolo nel capolavoro di tutti.

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In conclusione:

Camminiamo tra calli e palazzi, ammirando la bellezza senza sempre percepire la fragile trama che sostiene Venezia.
Ogni pietra, ogni muro segnato dal tempo, racconta una storia di resistenza e di equilibrio instabile tra acqua e terra.
La laguna, che ha cullato e protetto la città, oggi le pone una sfida silenziosa e continua: non solo conservare la sua materia, ma custodire la sua anima.
In questo dialogo delicato tra passato e futuro, Venezia ci insegna che la cura non è solo un gesto tecnico, ma un atto d’amore e consapevolezza.
Perché in questa città, dove il tempo sembra rallentare, ogni sforzo per salvarla è un impegno a preservare un patrimonio di storia, bellezza e identità che appartiene a tutti noi.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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Venezia e le sue isole: una nuova alluvione devastante colpisce dopo 53 anni – novembre 2019

53 anni dopo, una nuova sciagura per la nostra amata laguna…

C’è poco da aggiungere se non esprimendo la massima solidarietà alle tante persone ed attività commerciali che hanno subito danni ingenti o, nel peggiore dei casi, hanno perso tutto.

Auspico che la politica di qualsivoglia colore non inizi i classici cancan mediatici di propaganda, bensì sia vicina alle popolazioni che, mai come ora nel recente passato, hanno bisogno di sentire vicine le istituzioni.

Sono altrettanto convinto che, come spesso accaduto in passato, le persone si tireranno su le maniche e questo incubo verrà spazzato, nei limiti del possibile, col sorriso.

Ecco il link ad un vecchio articolo di uno dei territori colpiti: Pellestrina

Il segno tracciato sul marmo del livello del 1966