Ti ricordi com’era?

Ti ricordi com’era?

Viaggio, a ritroso, nel web che non c’è più, ma non solo.

Siamo abituati a trovare i ringraziamenti o i link solo al termine, ma un buon viaggio a ritroso non può rispettare le regole comuni, partiamo dunque dalla fine.

Devo un enorme grazie ad un fantastico portale dove sia i più giovani, sia chi queste cose se le ricorda bene, possono trovare ispirazione, ricordi, riferimenti ad un passato che, magicamente, è stato “fossilizzato” in questo portale, la “Wayback Machine”.

Al suo interno potrete trovare le arcaiche versioni di tantissimi siti esistenti ed esistiti; nonché videogame vintage, video, ebooks e molto altro.

Partiamo ora con questo viaggio virtuale! Siete pronti? Il primo screenshot è una bomba già da solo:

  1. GOOGLE.COM
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google homepage

Ecco come ci sarebbe apparso Google nel novembre del 1998.

All’epoca Big G era ancora una entità embrionale, ma sappiamo bene come sia cresciuta!

I portali all’epoca avevano un layout quasi da “ipertesto*” Word; traspare inoltre come la successiva crescita esponenziale dei loro servizi (soon to be much bigger scrivono loro) fosse già una sorta di desiderio di diventare l’archè** del web futuro. Interessante inoltre vedere come la “newsletter membership” fosse all’epoca uno dei primi metodi di fidelizzazione.

*In informatica, insieme non lineare di documenti con informazioni di varia natura (testi, immagini, brani musicali, filmati), collegati l’uno all’altro per mezzo di connessioni logiche e rimandi ( link ) che consentono all’utente di costruirsi di volta in volta un autonomo percorso di lettura.

**L’elemento materiale presente come fondamento e/o componente elementare delle cose (στοιχεῖον), ad esempio l’acqua di Talete, l’aria di Anassimene, il Logos di Eraclito rappresentato dal fuoco, l’atomo di Democrito e Leucippo.

2. FACEBOOK.COM

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Facebook login

Era il 2006, se avessimo voluto iscriverci o loggarci al social network che ha riscritto le regole dei social network, beh, avremmo visto questa homepage.
Il cambiamento rispetto ad altri, cosa cui tuttora presta fede, è un’essenzialità senza fronzoli, una grafica con pochi colori, ma perfetta per rendere riconoscibile e creare un’identità del brand, del servizio che aveva intenzione di condividere. Su Facebook da sempre conta la libertà, pressoché illimitata di divulgare contenuti da molteplici fonti, specialmente da parte di ognuno dei suoi membri.

Facebook non ha sostituito le relazioni reali, ma aggiunto occasionidi rimanere in contatto che altrimenti non ci sarebbero.”
MARK ZUCKERBERG

3. YAHOO.COM

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yahoo.com nel 1996

Cosa distingueva yahoo da tutti gli altri motori di ricerca? In primo luogo la sua vocazione di essere sin da subito il riferimento, il contenitore, il varco con cui iniziare ad esplorare con entusiasmo il web.
Tuttora infatti il distacco tra loro e google sta nell’essere agli antipodi in fatto di stile, apparenza.
Da sempre infatti yahoo nella sua homepage ci induce in tentazione, già nel 1996 si nota come ci mostri le sue categorie, i servizi, quasi un cabaret di dolci, ci fa una demo del suo repertorio appena ne varchiamo la soglia.
Difficile ad oggi dire se avessero ragione o torto, sicuramente la visione più semplicistica di google ed il suo approccio senza ghirigori al momento pare aver vinto la contesa.
Bellissimo però notare l’apertura con cui già nel 1996 si parlava tra le righe del tema dell’indicizzazione dei siti, infatti furono tra i primi a permettere a chiunque di segnalare e far indicizzare il proprio dominio sui loro portali.

4. YOUTUBE.COM 

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Oggi per diffondere un contenuto basta uno smartphone e qualche click, ma ci sono stati anni in cui diffondere un video necessitava di canali prioritari, perlopiù televisivi e dunque inaccessibili alle masse. Youtube nel 2005 fu rivoluzionario e pioniere perché aprì il varco della diffusione multimediale alla portata di tutti! Vi basti pensare che alla fine degli anni ’90 scaricare un file da meno di 5mb da internet poteva richiedere ore, talvolta giorni. Prima dell’avvento di certe connessioni ad alta velocità dunque era impensabile diffondere video, anche solo di musica e concerti. Oggi grazie a YouTube cuciniamo, cantiamo, esploriamo il globo. Nessuno dovrà mai sottovalutare la potenza di questo sistema di comunicazione, non lo ha fatto nemmeno google che, in effetti, questa azienda se l’è comprata nel 2006. Possiamo dire che Big G abbia fatto male in questa scelta? Assolutamente no!

5. NINTENDO.COM

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home page nintendo nel 2001

Parlare di innovazione in ambito ludico spesso è sinonimo di Nintendo; così appariva la sua homepage nel 2001, forse una delle più avveniristiche per l’epoca, piena di menù, banner, input visivi e collegamenti. Rivoluzionaria, basta pensare ai successi sulle console più vecchie, dei veri Blockbuster, o su quelle che, come la Wii, sono risultate pionieristiche nel loro settore. Nintendo da sempre ha una sua nicchia di appassionati, ma riesce a coinvolgere nel suo business anche chi non ha mai avuto una console, citare infatti Zelda o Super Mario probabilmente farebbe sorridere il 90% della popolazione mondiale.

6. ICQ.COM

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la variopinta home di ics messenger

Alzi la mano chi non conosce ICQ! So che sarete in molti, in entrambe le schiere; per chi non lo conoscesse ICQ era un software gratuito della Mirabilis, permetteva di chattare in tempo reale con persone di tutto il mondo, con i nostri amici o con perfetti sconosciuti scelti in maniera casuale impostando qualche parametro nella ricerca. Personalmente conosco tantissime persone che utilizzavano questo strumento sia per lavoro, ma soprattutto per potenziare le proprie doti in lingue straniere. Personalmente per esempio  amavo chattare in inglese, per migliorare divertendomi.
Come vedete dalla homepage del 2000 i fondatori hanno sempre avuto a cuore la internazionalità del software ed anche la multifunzionalità, concetto moderno, ma perfettamente aderente a questa realtà.

7. C6 MULTICHAT – ATLANTIDE.IT

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l’ammiccante home di Atlantide.it nel 2000

Che dire, per molti italiani questa community fu il passatempo di molte giornate giovanili. Come da slogan “Virtualmente realmente” anche su C6 si poteva chattare in tempo reale, condividere contenuti, conoscere persone nuove. Questo servizio, totalmente italiano e figlio della genialità di Telecom Italia e fece un boom nei primi anni 2000. Sono certo che tantissimi di voi lo ricorderanno con nostalgia, la schermata allegata è del marzo 2000.

8. NAPSTER

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Napster, il precursore del p2p nel 2000

Qui son certo a molti verranno i brividi, la rivoluzione nella diffusione (legale e non) di contenuti che questo software, Napster, ha apportato è probabilmente senza eguali. Facile, accessibile a tutti, gratuito. Sappiamo bene che la querelle legale conclusasi con la chiusura del portale nel 2002 fece molto scalpore, ma è bello ricordare questo frammento di internet per le conseguenze che ha portato al p2p negli anni a venire.
(interessante approfondimento sul tema di wired.it qui)

9. AMAZON.COM

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il leader dell’e-commerce nel 2000

Chi era Amazon prima di diventare il colosso che oggi conosciamo? Eccolo qui, nelle vesti di un portale essenziale, ricco di servizi e prodotti, non così, filosoficamente, diverso da come lo conosciamo oggi. Certo oggi la natura tentacolare di Amazon ci è nota, ma chi avrebbe mai immaginato che questo portale in poche decine di anni sarebbe diventato un leader in settori lontani dal mero commercio?

In conclusione dunque analizzando questa piccola selezione di portali/siti si nota come la chiave della longevità sia l’evoluzione; in alcuni casi estetica, in altri funzionale, per molti entrambe. Fondamentale come attivatore di questa reazione a catena ovviamente risulta essere stata la crescita della connettività, sia a livello quantitativo che qualitativo.

Viviamo in un mondo connesso che ha permesso la crescita e la isitutizione di innumerevoli servizi, ma alla base di tutto, senza banda larga il futuro in cui viviamo, quello che stiamo toccando sui nostri display, non sarebbe stato possibile.

Quelle pagine viste con gli occhi di oggi ci sembrano preistoria, ma, ricordiamocelo, quando a 20 anni da oggi guarderemo al web con gli occhi stupefatti per tutto ciò che, ad ora, non possiamo nemmeno immaginare di fare, ma si farà.

Il progresso ha sempre due facce, miliardi di possibili risvolti, starà al nostro essere futuro, o a chi verrà dopo di noi, dare la corretta interpretazione di quella che al momento è semplicemente una pagina di storia, che noi scriviamo vivendo, destinata alle letture di un’umanità futura.

Ancora grazie a Wayback Machine per questo fantastico viaggio nel tempo…. che non sarà l’ultimo!

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Pellestrina, un paese da scoprire…

Il legame con la terra natia, una disputa difficile da dipanare senza perdersi in fronzoli e parabole interminabili; ce lo hanno insegnato in tanti, tra gli autori letterari, tutti al di sopra, certamente, delle mie capacità. Basti pensare ad Ugo Foscolo in “A Zacinto” o a Giacomo Leopardi ne “l’infinito”, fulgidi esempi di narrazione poetica dei luoghi a loro cari.

Non è dunque mia intenzione lanciarmi in un ardito cimento, bensì voglio ancora una volta (ebbene sì, di Pellestrina vi ho già raccontato molto anche QUI) incuriosirvi attorno ad un territorio verso cui sento un legame polivalente, fatto di famiglia, sapori e colori.

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Uno scorcio tipico di Pellestrina – Sestiere Scarpa

  • Prima di tutto, fughiamo qualche dubbio, perché visitarla?

Avrete la possibilità di scoprire (in barca, bici o a piedi la scelta è tutta vostra) un territorio unico. Parliamo di un’isola che si estende per 11km ma che ha una larghezza media spesso inferiore ai 100 metri, in alcuni tratti addirittura mare e laguna sono divisi solo da un “esile” muro, i murazzi. Si tratta di un ecosistema unico al Mondo!
Uniche sono soprattutto le persone che ci vivono, tra uno scorcio e l’altro potrete trovare pescatori intenti nel sistemare e riparare le reti dopo una lunga notte in mare, potrete scovare abitanti intenti a cucinare del pesce freschissimo sulle braci, appoggiati vicino alle rive, trovare donne che usano il Tombolo, creando dei fantastici merletti, oppure semplicemente rimanere catturati da tramonti che lasciano senza fiato. Rimarrete ammaliati dall’alternarsi delle case colorate in schiere che paiono tuffarsi verso il mare (colorate e sgargianti proprio come a Burano), il tutto con i nomi delle calli e campielli sempre curiosi ed originali, come nei Nizioleti Veneziani (parafrasati dal sottoscritto in questa RUBRICA).

  • Ok, tutto bellissimo, ma dov’è Pellestrina? 

Molti non conoscono l’esatta collocazione del territorio dell’isola, ebbene si trova a Nord di Chioggia ed a Sud del famoso Lido di Venezia, precisamente qui.

  • Ora che so dov’è, come ci arrivo?

Proseguiamo dunque, dopo i doverosi ringraziamenti a Google per il link della mappa, a capire l’aspetto più importante: come si arriva?
Ci sono due itinerari per chi non dovesse visitarla in barca, uno prevede di passare da Chioggia e l’altro per Venezia ed il Lido.
Personalmente vi consiglio l’itinerario da Chioggia se volete gustarvela a piedi o con i mezzi pubblici (o noleggiando le biciclette in loco), quello per Venezia/Lido se volete scoprirla a bordo delle vostre bici, ma sarà un poco più impegnativo come tempi.

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Il borgo di Pellestrina, così come si presenta arrivando da Chioggia

ARRIVARE DA CHIOGGIA:

Parcheggiate l’auto al “Parcheggio Giove” – località saloni Chioggia, da lì incamminatevi verso il centro del borgo e, se non siete pratici della città, prendetevi un caffè in uno degli innumerevoli bar sotto ai portici e chiedete come raggiungere “Piazza Vigo”. Una volta giunti lì scorgerete certamente l’approdo ACTV con la biglietteria per valutare i prezzi e la gestione del carico di più bici in un’unica corsa (in alta stagione, primavera/estate, il rischio di rimanere in attesa per più corse non è così remoto). In alternativa ed a costi molto competitivi potrete noleggiare le bici direttamente a Pellestrina (noleggio 1noleggio 2) oppure ancora valutate un’esperienza ancora più tipica a bordo di un “Bragosso” tipico, ovvero il Bragosso Ulisse che potrà trasportare voi, le vostre bici (o quelle da loro noleggiate) direttamente a Pellestrina, concordando con voi anche un possibile orario di ritorno.
Per i più atletici consiglio di concordare ove possibile sbarco ed imbarco alla fermata Cà Roman di Pellestrina, così da percorrere i murazzi fino all’inizio del borgo o soffermarvi nell’omonima oasi LIPU all’inizio dell’isola.

TABELLA ORARI ACTV – LINEA 11
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I Murazzi verso Cà Roman

ARRIVARE DA VENEZIA/LIDO IN BICICLETTA:

Questa opzione è la maggiormente consigliata agli amanti della bicicletta, infatti permette di percorrere svariate decine di km tra il Lido di Venezia e Pellestrina, godendo di tutte le peculiarità del territorio di entrambe le isole.
Per prima cosa dovrete arrivare al terminal Tronchetto e prendere il ferry boat che vi porterà al Lido. Una volta giunti potrete pedalare lungo la Riviera San Nicolò, percorrendo poi tutta via Sandro Gallo e poi lungo via Malamocco (omonima della pittoresca frazione che attraversa). Proseguite poi in Riva Giovanni Diacono e poi in via Alberoni, arrivati in via Cà Rossa percorretela tutta ed infine seguite le indicazioni per il Ferry Boat. Giungerete alla località Alberoni – Faro Rocchetta. Lì vi imbarcherete sul traghetto della Linea 11 e nel giro di 10 minuti sarete arrivati a “Santa Maria del Mare”, prima frazione dell’isola di Pellestrina.

ARRIVARE DA VENEZIA/LIDO IN AUTO O CON GLI AUTOBUS:

TABELLA ORARI ACTV – CERCATE LINEA 17 E LINEA 11

Per prima cosa dovrete arrivare al terminal Tronchetto e parcheggiare o prendere il ferry boat che vi porterà al Lido. Una volta giunti potrete guidate lungo la Riviera San Nicolò, percorrendo poi tutta via Sandro Gallo e poi lungo via Malamocco (omonima della pittoresca frazione che attraversa). Proseguite poi in Riva Giovanni Diacono e poi in via Alberoni, arrivati in via Cà Rossa percorretela tutta ed infine seguite le indicazioni per il Ferry Boat. Giungerete alla località Alberoni – Faro Rocchetta. Lì vi imbarcherete sul traghetto della Linea 11 e nel giro di 10 minuti sarete arrivati a “Santa Maria del Mare”, prima frazione dell’isola di Pellestrina.

  • Siamo arrivati a Pellestrina, ora cosa facciamo?

Fermiamoci un istante, ascoltiamo il silenzio e i suoni della natura circostante; la prima cosa che vi colpirà sarà la quiete, il lieve dipanarsi del giorno, percepibile già muovendo i primi passi lungo questo territorio. Se la stagione ed il meteo lo permettono sicuramente valutate di fare un bagno al mare, le acque sono cristalline e le spiagge totalmente libere (il rispetto rimane la regola principale su cui basarsi).

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La poesia della spiaggia libera di Pellestrina

Ricordatevi di portare con voi teli ed ombrellone, infatti attualmente l’isola non dispone di stabilimenti balneari strutturati.
Oltre al mare c’è tantissimo, camminiamo lungo la borgata con il suo lieve declinare di case colorate, visitiamo le numerose chiese (una di queste eretta alla memoria di un’apparizione Mariana – LINK)  di questo bellissimo rifugio dal caos.
Entriamo nelle attività commerciali portandoci a casa i tipici “Bussolai” dolci o salati (pane biscotto di forma circolare od oblunga) o assaporiamo un aperitivo fianco a fianco con le persone veraci del luogo.

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Casette a schiera fronte laguna – adiacenze Santuario Madonna dell’Apparizione

Ogni scorcio, ogni centimetro di quest’isola saprà emozionarvi e, assolutamente imperdibile, godete del tramonto in laguna. Verrete travolti da una miriade di riflessi mentre il Sole si tuffa nelle benefiche acque lagunari.

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Tramonto lagunare

  • Dove mangiare?

Pellestrina offre opportunità uniche anche in questo, a prescindere dalla raffinatezza del nostro palato troveremo occasioni di ogni genere, infatti lungo gli 11km di litorale si dipanano ristoranti rinomati quali: “Da Nane”, “Da Memo” o “Da Celeste”, due dei quali con la vista sulla laguna indimenticabile. Troveremo anche locali più semplici, ma comunque dal gusto inconfondibile come: “l’Osteria La Rosa” o “Al Pescatore” o pizzerie (da asporto perlopiù) e agriturismo (e sicuramente non vi ho elencato tutte le possibilità, ma solo quelle che mi venivano a mente). Non esitate a chiedere il loco anche agli abitanti, spesso gelaterie (imperdibile il Bar Gelateria Laguna a San Pietro in Volta) e bar potrebbero sorprendervi con stuzzichini inaspettatamente golosi.

Esistono anche delle aree picnic, ma resto dell’idea che la vera sintonia con un posto visitato non la si raggiunga con un panino portato da casa, ma gustando a 360 gradi l’esperienza tipica che il luogo propone.

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I Colli Euganei in una giornata di “Stravedo” – ovverosia clima limpidissimo

Concludendo, siate curiosi, siate gentili, siate aperti alla scoperta, perché questo territorio sarà nudo e onesto con voi. Più vi aprirete e più ne uscirete arricchiti. La quiete  ed il silenzio che scoprirete qui acquisiranno un valore nuovo e più alto. Abbandonatevi al bello, ne uscirete migliori.

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Rime nel silenzio

Vi saluto con la poesia che dedicai alla mia terra, un frutto acerbo della mia gioventù che testimonia quanto il mio legame con le terre delle mie origini sia indissolubile.

LAGUNA 
luogo incantevole
a parole indescrivibile
in cui si tuffa il sole
del quale rifletti il colore
mentre tramonta
e ci fa l’occhiolino dal pelo dell’acqua;
ci son giorni in cui sembri oro
altri in cui sei smeraldo
altri in cui non c’è orizzonte
e tu sei azzurra come il cielo
e gli stormi di candidi gabbiani
son le tue nuvole.
Una cosa in te non cambia mai
è la tua bellezza…

Foto e contenuti a cura di Edoardo Scarpa

Condividete e aiutate altre persone a scoprire questo luogo magnifico!

Mai come quest’anno, dopo i disastri occorsi a novembre (link al servizio di Agorà sul tema) con una grave alluvione lagunare (mio articolo), l’isola ha bisogno di tornare alla vita normale. Anche un pizzico di sano turismo dunque può essere una adeguata medicina per curare e far dimenticare al popolo locale l’accaduto.

Scoprite le mie poesie, i Komorebi

Veneland: Catturare l’Abbandono Attraverso la Fotografia

Uno dei compiti più sfidanti quando si documentano luoghi abbandonati è evitare di esagerare la loro storia, mantenendo invece un approccio autentico. Nel mondo del reportage di questo genere, la sincerità nella narrazione è fondamentale, poiché dobbiamo trasmettere ciò che il luogo ci ispira senza enfatizzazioni. Il semplice atto di esplorare un ambiente chiuso o abbandonato suscita naturalmente la curiosità di chi si imbatte nel nostro lavoro.

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Veneland – Vista interna

Idealmente la galleria dovrà essere composta da un massimo di dieci immagini, così da non superare il labile confine della noia e della monotonia per chi osserverà il nostro operato, ma dovrete anche dare dei cenni di cosa state raccontando.

La scelta più ovvia per un reportage di abbandono dai forti caratteri vintage è certamente il filtro bianco e nero, ma, ricordate, che se il luogo è stato oggetto di visite da parte di street artist o graffitari i loro pezzi variopinti perderanno di vis comunicativa se pubblicati in variante monocromatica.

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Veneland – Contrasti murali

Il luogo, per la mia esperienza, ideale in cui “portarvi” virtualmente per questo excursus di foto a luoghi abbandonati è “Veneland” (link google maps), un ex parco a tema a cavallo delle province di Venezia e Treviso, in una zona semi periferica del comune di Mogliano Veneto.

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Veneland – Interno

Il tema dominante del parco era il divertimento per le famiglie e il richiamo della vicina Venezia, specialmente con l’arco all’ingresso (tuttora visibile anche da google maps) che allude alle fattezze del Ponte di Rialto.

L’attività durò meno di un lustro, a partire dalla fine degli anni ’70, ma il business plan prevedeva l’ampliamento progressivo con altre aree tematiche dedicate ad altri luoghi celebri del Mondo.

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Veneland – Decadenza e vandalismo

Ma come ha potuto, un posto così particolare, chiudere così velocemente?

Il motivo della chiusura é dovuto al fatto che, i vari soci, giudicavano gli incassi troppo bassi. Notare che la società, fin dal secondo anno, già guadagnava!

Quando il fondatore cercò di incoraggiare i soci, dicendo loro che questo era già un enorme successo per il parco (non è cosa da tutti guadagnare da subito), e che i grandi numeri sarebbero arrivati col tempo, questi hanno preferito tornare alla più remunerativa (all’epoca) professione di giostrai, perdendo così un’opportunità unica. Basti pensare che ci sarebbero state addirittura due banche disposte a sostituire i soci per finanziare il grosso ed ambizioso progetto di sviluppo, ma sopraggiunti motivi di famiglia (gravi) del fondatore, l’hanno fatto desistere dal mettersi da solo in questa grande avventura…

Ma cosa prevedeva questo grandioso progetto? Beh…il MasterPlan di ampliamento prevedeva già nei primi anni ’80 un resort con alberghi, ed uno sviluppo del parco in stile EPCOT, con le nazioni d’Europa e del mondo attorno ad un enorme lago!!!

>fonte<<

Pensate che c’era pure una sezione con pizzeria e ristorante, proprio come il “Gardaland” della situazione.

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Veneland – Cucine e zona ristoro

Eppure non ce la fece e qualche graffitaro si è divertito a dare una sua personalissima versione dei fatti, probabilmente in netto contrasto con la realtà dei fatti.

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Veneland – Qui non c’è mai stata vita…

Spero che questo reportage vi sia piaciuto e, soprattutto, vi abbia incuriosito. Magari dandovi anche una linea guida su come raccontare ed immortalare storie simili o diverse da questa.

Internet è pieno di risorse su questo luogo affascinante, non vi resta che scoprirlo.

Sintonizzatevi con rispetto per persone e storie dei luoghi che visiterete, con un pizzico di attenzione, perché ciò che è decadente… certamente potrà essere anche pericolante!

Buona luce!

Cos’è una fotografia…? La foto di strada

Spesso quando sentiamo parlare di fotografia di strada, la celeberrima street photography, cadiamo in un mondo immaginifico in cui distinguiamo ben poco di ciò che possa rappresentare.

Effettivamente la fotografia di strada si può declinare in svariate modalità, una vera moltitudine di sottogeneri che hanno un tratto comune: ritrarre la realtà nel suo contesto più spontaneo, come ad esempio luoghi pubblici.

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Il passante tra le calli – Caorle 2020

Ne sono esempio la foto qui sopra e la seguente, in cui ho immortalato un passante tra le calli di Caorle stando appostato e pronto a scattare al momento propizio (ovviamente è consigliabile sfocare il volto ove apparisse in maniera riconoscibile) ed un pescatore intento a sistemare le reti.

Un aspetto fondamentale delle fotografie “street” è la leggibilità della dinamica, se ritrarrete un soggetto statico, od in modo inappropriato, potreste non ottenere lo stesso potere comunicativo di qualcuno che sta vivendo il proprio istante.

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Sistemando le reti

La fotografia di strada, come tutti i generi, permette ampissimi margini di creatività e libertà d’azione, ma ricordate sempre che il racconto che volete far trasparire non dovrà mai essere lesivo della dignità di coloro che ritrarrete e, tantomeno, avere finalità di denigrare il prossimo.

Buona luce!

 

La Millennial che cingeva il Vinile di ‘Innuendo’: Un Connubio Generazionale!

Non tutte le storie, così come le emozioni, sono degne di diventare racconto, tra tutte però prediligo quelle che ti regalano istanti di sana riflessione, ve ne affido il frutto.

Viviamo in anni in cui la musica, come sempre e per qualsiasi argomento del resto, viene criticata per qualità, forma e contenuti. Non ne parlo a 360 gradi, ma specialmente per la falda emergente che, come in ogni epoca, viene etichettata come transitoria, pessima o peggio.

Permeato a mia volta dal clima circostante, e dalle mie naturali inclinazioni in fatto musicale, non posso sottrarmi dal raccontarvi ciò che mi ha colpito durante questo weekend.

Sappiamo bene che uno dei principali ritorni dell’ultimo lustro è stato quello degli LP, meglio conosciuti come dischi in vinile. Tra nuove uscite, riedizioni e fantasia questo mercato ha aperto una breccia importante nel fortino dell’universo della “Musica liquida”, ricavandosi una fetta di mercato da non sottovalutare.

Verissimo, con Spotify, Tidal, Play Musica, ecc. possiamo ascoltare, assaggiare, scoprire o saltare qualsiasi brano, istantaneamente; siamo arrivati a perdere il gusto di scartare il supporto, sbirciare le tracce ed assaporare l’opera nel suo fluire, come voluto da chi l’ha creata, magari ammirandone pure la copertina.

Eppure io ho visto Lei, una “Millennial“, una di quelle persone che viene immessa in questo sistema che ci “Bolla” tutti con appellativi variegati, come ogni singolo elemento del catalogo dei Francobolli “Bolaffi“.

Lei teneva come fosse la cosa più preziosa del mondo un LP, un disco dei Queen: Innuendo. Lo teneva stretto al petto come fosse un pargolo, una cosa preziosa. 

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la copertina di J. J. Grandville – Juggler of Universes del 1844 – apparsa su Innuendo

Questa immagine della ragazza, mi ha scardinato le sinapsi, lei, come me del resto (avevo solo 8 anni quando Freddie Mercury ci ha lasciato), non può aver vissuto l’onda di energia musicale apportata dai Queen in viva voce.

Mi ha fatto capire dunque che per quanto il mondo ci potrà desiderare omologati, il gusto di scoprire, il gusto di ascoltare, il gusto di essere se stessi, vincerà sull’inedia e certi messaggi ed autori trascenderanno le epoche ed anche i supporti su cui la musica stessa verrà diffusa, sia in senso retrospettivo che futuristico.

Edo