Ma chi glielo dice a Gutenberg?

Fermiamoci a pensare, oggi siamo abituati ad accedere a qualsiasi contenuto, indagare su qualsiasi tema, ripescare qualsiasi opera, istantaneamente. Vogliamo cercare le migliori rime di Dante? Eccole! I versi più accorati di Leopardi? Eccoli! Scoprire il ritmo giambico in Guinizzelli e Cavalcanti, migliorando la nostra conoscenza della metrica italiana? Lo possiamo fare qui! E se volessimo cambiare tema, sostenendo una buona causa per una specie in via di estinzione, possiamo farlo, subito qui! Tutto, istantaneo e veloce.

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Eppure la divulgazione di determinati contenuti, oggi, ci appare con un appeal diverso. Non è un problema di mero valore del testo in questione o dell’importanza del tema in sé. E’ cambiata la velocità con cui fruiamo i contenuti, non solo la loro capillarità. Chi di voi recentemente si è spinto in una biblioteca per cercare un libro? Io sì, non vuole essere una vanto, bensì un promemoria di quanto patrimonio, per assuefazione, spesso ci lasciamo consapevolmente alle spalle.

Per esempio, tutti noi abbiamo una macchina fotografica digitale, molti magari hanno usato, o usano tuttora, quella a rullino, bene; quello che voglio dire è, non tutto ciò che è nuovo, moderno, necessariamente è anche migliore di ciò che lo ha preceduto, è semplicemente diverso in alcuni aspetti. Volete imparare la tecnica fotografica? Scoprire qualcosa che vada oltre l’utilità dei megapixel? Provate a leggere o a cercare i libri di Feininger, tra le sue opere troverete (in biblioteca, ma anche usate online) “il libro della fotografia” ed “il libro della fotografia a colori”; sarà come adentrarsi nell’intimità di un argomento che, rispettosamente parlando, photoshop non potrà mai darvi. Capire come funziona una cosa va oltre la sua stessa declinazione successiva, è nozione trasversale.

Siamo spinti socialmente ad essere interattivi attraverso monitor e tastiere, più spesso ancora, me medesimo con questo blog ne sono la prova, attraverso i soli touch screen dei cellulari, meno, ma presenti i tablet. Ci stiamo allontanando dalle nostre origini, che non è un male, ma non dobbiamo mai perdere il fine. Oggi le informazioni volano, velocissime, forse prossime alla velocità della luce, da un capo all’altro del pianeta; con esse i contenuti, i libri, i video, tutto. Il dunque di tutto questo ragionamento a cuore e mente aperti è il seguente: la velocità, circostante e del mezzo utilizzato, si sta trasferendo sui contenuti, dapprima coi limiti fisici, come i 160 caratteri di un SMS, recapitato in una manciata di secondi da un capo all’altro del globo, poi man mano verso il tempo dedicato alle fonti dei contenuti stessi.

Prima di tutto questo, per la nostra (autore datato 1983) generazione, leggere un libro era come salire a bordo di un’astronave, andare in biblioteca dunque era come raggiungere l’ “astronave madre”, oggi tutto si è fatto più fugace, passiamo più tempo su TikTok che su youtube, confidiamo più sogni a Facebook che ad un diario, acquistiamo libri (meraviglioso, non dubitatene) attraverso book reader che non potranno mai odorare di carta.

Cari lettori, il mio intento non è apparirvi come un dinosauro che si aggira per una fiera di elettronica, cosa che peraltro susciterebbe un gran clamore, ma semplicemente voglio instillare in voi il gusto di scoprirne di più, perchè sono certo che qualcuno leggerà queste righe con nostalgia, ma molti altri potrebbero leggerle con il fascino di qualcosa che non hanno potuto vivere, come quella ragazza che un anno fa girava in un negozio di elettronica tenendosi stretta un LP dei Queen.. per me fu un’emozione vedere quella scena, perchè lei stringeva con amore un qualcosa che non appartiene alla sua generazione.

Dunque, come facciamo a dire a Gutenberg che i suoi sforzi di poco meno di 600 anni fa, sono svaniti attraverso le nuove forme di divulgazione? Chi glielo dice che, i Menestrelli oggi sono degli audiolibri? O che i Consiglieri di corte oggi sono degli youtubers? Nessuno. Ma il messaggio corretto è, viviamo il presente, guardiamo al futuro e non dimentichiamo ciò che ci ha preceduto.

Veneland: Catturare l’Abbandono Attraverso la Fotografia

Uno dei compiti più sfidanti quando si documentano luoghi abbandonati è evitare di esagerare la loro storia, mantenendo invece un approccio autentico. Nel mondo del reportage di questo genere, la sincerità nella narrazione è fondamentale, poiché dobbiamo trasmettere ciò che il luogo ci ispira senza enfatizzazioni. Il semplice atto di esplorare un ambiente chiuso o abbandonato suscita naturalmente la curiosità di chi si imbatte nel nostro lavoro.

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Veneland – Vista interna

Idealmente la galleria dovrà essere composta da un massimo di dieci immagini, così da non superare il labile confine della noia e della monotonia per chi osserverà il nostro operato, ma dovrete anche dare dei cenni di cosa state raccontando.

La scelta più ovvia per un reportage di abbandono dai forti caratteri vintage è certamente il filtro bianco e nero, ma, ricordate, che se il luogo è stato oggetto di visite da parte di street artist o graffitari i loro pezzi variopinti perderanno di vis comunicativa se pubblicati in variante monocromatica.

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Veneland – Contrasti murali

Il luogo, per la mia esperienza, ideale in cui “portarvi” virtualmente per questo excursus di foto a luoghi abbandonati è “Veneland” (link google maps), un ex parco a tema a cavallo delle province di Venezia e Treviso, in una zona semi periferica del comune di Mogliano Veneto.

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Veneland – Interno

Il tema dominante del parco era il divertimento per le famiglie e il richiamo della vicina Venezia, specialmente con l’arco all’ingresso (tuttora visibile anche da google maps) che allude alle fattezze del Ponte di Rialto.

L’attività durò meno di un lustro, a partire dalla fine degli anni ’70, ma il business plan prevedeva l’ampliamento progressivo con altre aree tematiche dedicate ad altri luoghi celebri del Mondo.

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Veneland – Decadenza e vandalismo

Ma come ha potuto, un posto così particolare, chiudere così velocemente?

Il motivo della chiusura é dovuto al fatto che, i vari soci, giudicavano gli incassi troppo bassi. Notare che la società, fin dal secondo anno, già guadagnava!

Quando il fondatore cercò di incoraggiare i soci, dicendo loro che questo era già un enorme successo per il parco (non è cosa da tutti guadagnare da subito), e che i grandi numeri sarebbero arrivati col tempo, questi hanno preferito tornare alla più remunerativa (all’epoca) professione di giostrai, perdendo così un’opportunità unica. Basti pensare che ci sarebbero state addirittura due banche disposte a sostituire i soci per finanziare il grosso ed ambizioso progetto di sviluppo, ma sopraggiunti motivi di famiglia (gravi) del fondatore, l’hanno fatto desistere dal mettersi da solo in questa grande avventura…

Ma cosa prevedeva questo grandioso progetto? Beh…il MasterPlan di ampliamento prevedeva già nei primi anni ’80 un resort con alberghi, ed uno sviluppo del parco in stile EPCOT, con le nazioni d’Europa e del mondo attorno ad un enorme lago!!!

>fonte<<

Pensate che c’era pure una sezione con pizzeria e ristorante, proprio come il “Gardaland” della situazione.

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Veneland – Cucine e zona ristoro

Eppure non ce la fece e qualche graffitaro si è divertito a dare una sua personalissima versione dei fatti, probabilmente in netto contrasto con la realtà dei fatti.

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Veneland – Qui non c’è mai stata vita…

Spero che questo reportage vi sia piaciuto e, soprattutto, vi abbia incuriosito. Magari dandovi anche una linea guida su come raccontare ed immortalare storie simili o diverse da questa.

Internet è pieno di risorse su questo luogo affascinante, non vi resta che scoprirlo.

Sintonizzatevi con rispetto per persone e storie dei luoghi che visiterete, con un pizzico di attenzione, perché ciò che è decadente… certamente potrà essere anche pericolante!

Buona luce!

Cos’è una fotografia…? La foto di strada

Spesso quando sentiamo parlare di fotografia di strada, la celeberrima street photography, cadiamo in un mondo immaginifico in cui distinguiamo ben poco di ciò che possa rappresentare.

Effettivamente la fotografia di strada si può declinare in svariate modalità, una vera moltitudine di sottogeneri che hanno un tratto comune: ritrarre la realtà nel suo contesto più spontaneo, come ad esempio luoghi pubblici.

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Il passante tra le calli – Caorle 2020

Ne sono esempio la foto qui sopra e la seguente, in cui ho immortalato un passante tra le calli di Caorle stando appostato e pronto a scattare al momento propizio (ovviamente è consigliabile sfocare il volto ove apparisse in maniera riconoscibile) ed un pescatore intento a sistemare le reti.

Un aspetto fondamentale delle fotografie “street” è la leggibilità della dinamica, se ritrarrete un soggetto statico, od in modo inappropriato, potreste non ottenere lo stesso potere comunicativo di qualcuno che sta vivendo il proprio istante.

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Sistemando le reti

La fotografia di strada, come tutti i generi, permette ampissimi margini di creatività e libertà d’azione, ma ricordate sempre che il racconto che volete far trasparire non dovrà mai essere lesivo della dignità di coloro che ritrarrete e, tantomeno, avere finalità di denigrare il prossimo.

Buona luce!

 

Kintsugi, una metafora esistenziale…

Cari Amici ed Amiche,
oggi vi voglio raccontare un altro pezzo della mia esistenza, istanti di cui, chi ben mi conosce, sa i dettagli. Non sarò stucchevole nel peregrinare attorno all’argomento, ma lo farò calzare all’interno di una metafora fotografica.
Il tutto parte da una meravigliosa cultura, quella giapponese, contraddistinta da un modo di esprimersi e comunicare dove un singolo lemmo, spesso, contiene un significato più complesso, emozionale talvolta; la cosa più affascinante di questa lingua è che una parola, nella sua singolarità, è in grado di esprimere concetti complessi ed articolati (ad esempio Komorebi, la parola peraltro da me scelta per racchiudere dei pensieri e delle immagini da me prodotte, la quale significa letteralmente “la luce che filtra attraverso gli alberi” [scoprili tutti Qui!]). La musa ispiratrice di quest’opera è il termine KINTSUGI (o kintsukuroi) che significa: letteralmente “riparare con l’oro”; che attinenza avrà mai quest’arte millenaria con la mia vita? Quante volte nell’arco dell’esistenza siamo stati pervasi da un senso d’impotenza, quante volte il dipanarsi dei fatti sembrava inesorabilmente accompagnarci ad un tracollo, anche solo emozionale? Vi confesso, io a sedici anni non ero caratterialmente una persona fortissima, ma la vita mi ha sottoposto ad una prova e ne sono uscito più forte di prima. Diciamo che citando Jovanotti quell’episodio: “Ha preso la mia vita, facendone molto di più”.
Era il 17 luglio del 2000, davanti ad una schiera di amici ed amiche, la mia esistenza è andata in stand-by, quasi definitivamente. Un intenso percorso ospedaliero e circa 40 giorni dopo, re-imparando a camminare e comunicare tra le altre cose, sono tornato alla vita di tutti i giorni, era il 24 agosto, il mio compleanno.

Da quel giorno di luglio porto una cicatrice, un segno che mi ricorda tutte le volte che la debolezza interiore vuole prendere il sopravvento, di quanto devo ringraziare il cielo di essere ancora qui, di quanta fatica ho fatto per tornare a galla, un passo alla volta.
La mia anima nel 2000 si stava corrompendo, giaceva stantia in un periodo negativo giovanile che, a posteriori, era assolutamente privo di senso.
Io tuttora benedico quella traumatica esperienza di quel giorno, perché ha “riparato con l’oro” le crepe che si stavano formando nella mia esistenza.
Da qui, da questo concetto, testimonianza, deriva l’idea della foto che finalmente vi mostro.

Kintsugi – Edoardo Scarpa – riparare (l’esistenza) con l’oro.

Kintsugi


Credits:

https://it.wikipedia.org/wiki/Kintsugi
https://studiaregiapponese.com/2017/03/19/parole-forti-komorebi/

Inquinamento – una riflessione sul tema

Osservando il circostante, ed elevandoci oltre le strutture e le logiche comuni, possiamo giungere alla visione d’insieme dei danni che, come Umanità, provochiamo con una parte di ciò che definiamo progresso e con una parte di quello che ne deriva. Siamo infatti incapaci di gestire un ricambio etico ed ecologico perfetto o tendente ad essere tale, ma come Umani siamo tendenti all’imperfetto, una condizione alimentata dalla capacità di capire e autocriticarci, che purtroppo però non sempre ascoltiamo…

Foto da visionare in ordine di pubblicazione

Un ringraziamento a: Lorenzo (pose e suggerimento location) Silvia e Claudia (per pazienza e compagnia)
I luoghi:
– foto 1 – 4 – dintorni della Sacra di San Michele a Sant’Ambrogio di Torino – Scoprila!
– foto 2 Marghera
– foto 3 Mestre
– foto 5 – 6 – 7 – 8 – 9 periferia torinese.

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Scoprite altre foto nella mia pagina Fb: Edoardo Scarpa – Fotografia

Ciao!