L’essenza

L’essenza, poesia figlia di questi giorni…

Osservo il circostante
mio malgrado
da una finestra
che mi separa da ciò
che non accade intorno
vedo vuote, le altalene
vedo vuote, le panchine
vedo vuoti, i cuori
in una immutabile costante
di chi non ha colto
l’essenza più importante
perché tra tanto dolore
portato a spalla
da chi il cruccio attraversa
gli altri, che siamo noi
i fortunati
abbiamo tutti
una grande occasione
per ritrovare
ciò che avevamo perso
quella luce interiore
che da qualche parte
dentro di noi
si è fatta parva
ma che, come rosso tizzone
è pronta a propagarsi
per scaldare il cuore.

Restiamo uniti, vicini anche da lontani, non smettiamo di essere Umani.

 

Pellestrina, un paese da scoprire…

Il legame con la terra natia, una disputa difficile da dipanare senza perdersi in fronzoli e parabole interminabili; ce lo hanno insegnato in tanti, tra gli autori letterari, tutti al di sopra, certamente, delle mie capacità. Basti pensare ad Ugo Foscolo in “A Zacinto” o a Giacomo Leopardi ne “l’infinito”, fulgidi esempi di narrazione poetica dei luoghi a loro cari.

Non è dunque mia intenzione lanciarmi in un ardito cimento, bensì voglio ancora una volta (ebbene sì, di Pellestrina vi ho già raccontato molto anche QUI) incuriosirvi attorno ad un territorio verso cui sento un legame polivalente, fatto di famiglia, sapori e colori.

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Uno scorcio tipico di Pellestrina – Sestiere Scarpa

  • Prima di tutto, fughiamo qualche dubbio, perché visitarla?

Avrete la possibilità di scoprire (in barca, bici o a piedi la scelta è tutta vostra) un territorio unico. Parliamo di un’isola che si estende per 11km ma che ha una larghezza media spesso inferiore ai 100 metri, in alcuni tratti addirittura mare e laguna sono divisi solo da un “esile” muro, i murazzi. Si tratta di un ecosistema unico al Mondo!
Uniche sono soprattutto le persone che ci vivono, tra uno scorcio e l’altro potrete trovare pescatori intenti nel sistemare e riparare le reti dopo una lunga notte in mare, potrete scovare abitanti intenti a cucinare del pesce freschissimo sulle braci, appoggiati vicino alle rive, trovare donne che usano il Tombolo, creando dei fantastici merletti, oppure semplicemente rimanere catturati da tramonti che lasciano senza fiato. Rimarrete ammaliati dall’alternarsi delle case colorate in schiere che paiono tuffarsi verso il mare (colorate e sgargianti proprio come a Burano), il tutto con i nomi delle calli e campielli sempre curiosi ed originali, come nei Nizioleti Veneziani (parafrasati dal sottoscritto in questa RUBRICA).

  • Ok, tutto bellissimo, ma dov’è Pellestrina? 

Molti non conoscono l’esatta collocazione del territorio dell’isola, ebbene si trova a Nord di Chioggia ed a Sud del famoso Lido di Venezia, precisamente qui.

  • Ora che so dov’è, come ci arrivo?

Proseguiamo dunque, dopo i doverosi ringraziamenti a Google per il link della mappa, a capire l’aspetto più importante: come si arriva?
Ci sono due itinerari per chi non dovesse visitarla in barca, uno prevede di passare da Chioggia e l’altro per Venezia ed il Lido.
Personalmente vi consiglio l’itinerario da Chioggia se volete gustarvela a piedi o con i mezzi pubblici (o noleggiando le biciclette in loco), quello per Venezia/Lido se volete scoprirla a bordo delle vostre bici, ma sarà un poco più impegnativo come tempi.

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Il borgo di Pellestrina, così come si presenta arrivando da Chioggia

ARRIVARE DA CHIOGGIA:

Parcheggiate l’auto al “Parcheggio Giove” – località saloni Chioggia, da lì incamminatevi verso il centro del borgo e, se non siete pratici della città, prendetevi un caffè in uno degli innumerevoli bar sotto ai portici e chiedete come raggiungere “Piazza Vigo”. Una volta giunti lì scorgerete certamente l’approdo ACTV con la biglietteria per valutare i prezzi e la gestione del carico di più bici in un’unica corsa (in alta stagione, primavera/estate, il rischio di rimanere in attesa per più corse non è così remoto). In alternativa ed a costi molto competitivi potrete noleggiare le bici direttamente a Pellestrina (noleggio 1noleggio 2) oppure ancora valutate un’esperienza ancora più tipica a bordo di un “Bragosso” tipico, ovvero il Bragosso Ulisse che potrà trasportare voi, le vostre bici (o quelle da loro noleggiate) direttamente a Pellestrina, concordando con voi anche un possibile orario di ritorno.
Per i più atletici consiglio di concordare ove possibile sbarco ed imbarco alla fermata Cà Roman di Pellestrina, così da percorrere i murazzi fino all’inizio del borgo o soffermarvi nell’omonima oasi LIPU all’inizio dell’isola.

TABELLA ORARI ACTV – LINEA 11
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I Murazzi verso Cà Roman

ARRIVARE DA VENEZIA/LIDO IN BICICLETTA:

Questa opzione è la maggiormente consigliata agli amanti della bicicletta, infatti permette di percorrere svariate decine di km tra il Lido di Venezia e Pellestrina, godendo di tutte le peculiarità del territorio di entrambe le isole.
Per prima cosa dovrete arrivare al terminal Tronchetto e prendere il ferry boat che vi porterà al Lido. Una volta giunti potrete pedalare lungo la Riviera San Nicolò, percorrendo poi tutta via Sandro Gallo e poi lungo via Malamocco (omonima della pittoresca frazione che attraversa). Proseguite poi in Riva Giovanni Diacono e poi in via Alberoni, arrivati in via Cà Rossa percorretela tutta ed infine seguite le indicazioni per il Ferry Boat. Giungerete alla località Alberoni – Faro Rocchetta. Lì vi imbarcherete sul traghetto della Linea 11 e nel giro di 10 minuti sarete arrivati a “Santa Maria del Mare”, prima frazione dell’isola di Pellestrina.

ARRIVARE DA VENEZIA/LIDO IN AUTO O CON GLI AUTOBUS:

TABELLA ORARI ACTV – CERCATE LINEA 17 E LINEA 11

Per prima cosa dovrete arrivare al terminal Tronchetto e parcheggiare o prendere il ferry boat che vi porterà al Lido. Una volta giunti potrete guidate lungo la Riviera San Nicolò, percorrendo poi tutta via Sandro Gallo e poi lungo via Malamocco (omonima della pittoresca frazione che attraversa). Proseguite poi in Riva Giovanni Diacono e poi in via Alberoni, arrivati in via Cà Rossa percorretela tutta ed infine seguite le indicazioni per il Ferry Boat. Giungerete alla località Alberoni – Faro Rocchetta. Lì vi imbarcherete sul traghetto della Linea 11 e nel giro di 10 minuti sarete arrivati a “Santa Maria del Mare”, prima frazione dell’isola di Pellestrina.

  • Siamo arrivati a Pellestrina, ora cosa facciamo?

Fermiamoci un istante, ascoltiamo il silenzio e i suoni della natura circostante; la prima cosa che vi colpirà sarà la quiete, il lieve dipanarsi del giorno, percepibile già muovendo i primi passi lungo questo territorio. Se la stagione ed il meteo lo permettono sicuramente valutate di fare un bagno al mare, le acque sono cristalline e le spiagge totalmente libere (il rispetto rimane la regola principale su cui basarsi).

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La poesia della spiaggia libera di Pellestrina

Ricordatevi di portare con voi teli ed ombrellone, infatti attualmente l’isola non dispone di stabilimenti balneari strutturati.
Oltre al mare c’è tantissimo, camminiamo lungo la borgata con il suo lieve declinare di case colorate, visitiamo le numerose chiese (una di queste eretta alla memoria di un’apparizione Mariana – LINK)  di questo bellissimo rifugio dal caos.
Entriamo nelle attività commerciali portandoci a casa i tipici “Bussolai” dolci o salati (pane biscotto di forma circolare od oblunga) o assaporiamo un aperitivo fianco a fianco con le persone veraci del luogo.

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Casette a schiera fronte laguna – adiacenze Santuario Madonna dell’Apparizione

Ogni scorcio, ogni centimetro di quest’isola saprà emozionarvi e, assolutamente imperdibile, godete del tramonto in laguna. Verrete travolti da una miriade di riflessi mentre il Sole si tuffa nelle benefiche acque lagunari.

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Tramonto lagunare

  • Dove mangiare?

Pellestrina offre opportunità uniche anche in questo, a prescindere dalla raffinatezza del nostro palato troveremo occasioni di ogni genere, infatti lungo gli 11km di litorale si dipanano ristoranti rinomati quali: “Da Nane”, “Da Memo” o “Da Celeste”, due dei quali con la vista sulla laguna indimenticabile. Troveremo anche locali più semplici, ma comunque dal gusto inconfondibile come: “l’Osteria La Rosa” o “Al Pescatore” o pizzerie (da asporto perlopiù) e agriturismo (e sicuramente non vi ho elencato tutte le possibilità, ma solo quelle che mi venivano a mente). Non esitate a chiedere il loco anche agli abitanti, spesso gelaterie (imperdibile il Bar Gelateria Laguna a San Pietro in Volta) e bar potrebbero sorprendervi con stuzzichini inaspettatamente golosi.

Esistono anche delle aree picnic, ma resto dell’idea che la vera sintonia con un posto visitato non la si raggiunga con un panino portato da casa, ma gustando a 360 gradi l’esperienza tipica che il luogo propone.

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I Colli Euganei in una giornata di “Stravedo” – ovverosia clima limpidissimo

Concludendo, siate curiosi, siate gentili, siate aperti alla scoperta, perché questo territorio sarà nudo e onesto con voi. Più vi aprirete e più ne uscirete arricchiti. La quiete  ed il silenzio che scoprirete qui acquisiranno un valore nuovo e più alto. Abbandonatevi al bello, ne uscirete migliori.

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Rime nel silenzio

Vi saluto con la poesia che dedicai alla mia terra, un frutto acerbo della mia gioventù che testimonia quanto il mio legame con le terre delle mie origini sia indissolubile.

LAGUNA 
luogo incantevole
a parole indescrivibile
in cui si tuffa il sole
del quale rifletti il colore
mentre tramonta
e ci fa l’occhiolino dal pelo dell’acqua;
ci son giorni in cui sembri oro
altri in cui sei smeraldo
altri in cui non c’è orizzonte
e tu sei azzurra come il cielo
e gli stormi di candidi gabbiani
son le tue nuvole.
Una cosa in te non cambia mai
è la tua bellezza…

Foto e contenuti a cura di Edoardo Scarpa

Condividete e aiutate altre persone a scoprire questo luogo magnifico!

Mai come quest’anno, dopo i disastri occorsi a novembre (link al servizio di Agorà sul tema) con una grave alluvione lagunare (mio articolo), l’isola ha bisogno di tornare alla vita normale. Anche un pizzico di sano turismo dunque può essere una adeguata medicina per curare e far dimenticare al popolo locale l’accaduto.

Scoprite le mie poesie, i Komorebi

Veneland: Catturare l’Abbandono Attraverso la Fotografia

Uno dei compiti più sfidanti quando si documentano luoghi abbandonati è evitare di esagerare la loro storia, mantenendo invece un approccio autentico. Nel mondo del reportage di questo genere, la sincerità nella narrazione è fondamentale, poiché dobbiamo trasmettere ciò che il luogo ci ispira senza enfatizzazioni. Il semplice atto di esplorare un ambiente chiuso o abbandonato suscita naturalmente la curiosità di chi si imbatte nel nostro lavoro.

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Veneland – Vista interna

Idealmente la galleria dovrà essere composta da un massimo di dieci immagini, così da non superare il labile confine della noia e della monotonia per chi osserverà il nostro operato, ma dovrete anche dare dei cenni di cosa state raccontando.

La scelta più ovvia per un reportage di abbandono dai forti caratteri vintage è certamente il filtro bianco e nero, ma, ricordate, che se il luogo è stato oggetto di visite da parte di street artist o graffitari i loro pezzi variopinti perderanno di vis comunicativa se pubblicati in variante monocromatica.

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Veneland – Contrasti murali

Il luogo, per la mia esperienza, ideale in cui “portarvi” virtualmente per questo excursus di foto a luoghi abbandonati è “Veneland” (link google maps), un ex parco a tema a cavallo delle province di Venezia e Treviso, in una zona semi periferica del comune di Mogliano Veneto.

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Veneland – Interno

Il tema dominante del parco era il divertimento per le famiglie e il richiamo della vicina Venezia, specialmente con l’arco all’ingresso (tuttora visibile anche da google maps) che allude alle fattezze del Ponte di Rialto.

L’attività durò meno di un lustro, a partire dalla fine degli anni ’70, ma il business plan prevedeva l’ampliamento progressivo con altre aree tematiche dedicate ad altri luoghi celebri del Mondo.

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Veneland – Decadenza e vandalismo

Ma come ha potuto, un posto così particolare, chiudere così velocemente?

Il motivo della chiusura é dovuto al fatto che, i vari soci, giudicavano gli incassi troppo bassi. Notare che la società, fin dal secondo anno, già guadagnava!

Quando il fondatore cercò di incoraggiare i soci, dicendo loro che questo era già un enorme successo per il parco (non è cosa da tutti guadagnare da subito), e che i grandi numeri sarebbero arrivati col tempo, questi hanno preferito tornare alla più remunerativa (all’epoca) professione di giostrai, perdendo così un’opportunità unica. Basti pensare che ci sarebbero state addirittura due banche disposte a sostituire i soci per finanziare il grosso ed ambizioso progetto di sviluppo, ma sopraggiunti motivi di famiglia (gravi) del fondatore, l’hanno fatto desistere dal mettersi da solo in questa grande avventura…

Ma cosa prevedeva questo grandioso progetto? Beh…il MasterPlan di ampliamento prevedeva già nei primi anni ’80 un resort con alberghi, ed uno sviluppo del parco in stile EPCOT, con le nazioni d’Europa e del mondo attorno ad un enorme lago!!!

>fonte<<

Pensate che c’era pure una sezione con pizzeria e ristorante, proprio come il “Gardaland” della situazione.

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Veneland – Cucine e zona ristoro

Eppure non ce la fece e qualche graffitaro si è divertito a dare una sua personalissima versione dei fatti, probabilmente in netto contrasto con la realtà dei fatti.

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Veneland – Qui non c’è mai stata vita…

Spero che questo reportage vi sia piaciuto e, soprattutto, vi abbia incuriosito. Magari dandovi anche una linea guida su come raccontare ed immortalare storie simili o diverse da questa.

Internet è pieno di risorse su questo luogo affascinante, non vi resta che scoprirlo.

Sintonizzatevi con rispetto per persone e storie dei luoghi che visiterete, con un pizzico di attenzione, perché ciò che è decadente… certamente potrà essere anche pericolante!

Buona luce!

Cos’è una fotografia…? La foto di strada

Spesso quando sentiamo parlare di fotografia di strada, la celeberrima street photography, cadiamo in un mondo immaginifico in cui distinguiamo ben poco di ciò che possa rappresentare.

Effettivamente la fotografia di strada si può declinare in svariate modalità, una vera moltitudine di sottogeneri che hanno un tratto comune: ritrarre la realtà nel suo contesto più spontaneo, come ad esempio luoghi pubblici.

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Il passante tra le calli – Caorle 2020

Ne sono esempio la foto qui sopra e la seguente, in cui ho immortalato un passante tra le calli di Caorle stando appostato e pronto a scattare al momento propizio (ovviamente è consigliabile sfocare il volto ove apparisse in maniera riconoscibile) ed un pescatore intento a sistemare le reti.

Un aspetto fondamentale delle fotografie “street” è la leggibilità della dinamica, se ritrarrete un soggetto statico, od in modo inappropriato, potreste non ottenere lo stesso potere comunicativo di qualcuno che sta vivendo il proprio istante.

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Sistemando le reti

La fotografia di strada, come tutti i generi, permette ampissimi margini di creatività e libertà d’azione, ma ricordate sempre che il racconto che volete far trasparire non dovrà mai essere lesivo della dignità di coloro che ritrarrete e, tantomeno, avere finalità di denigrare il prossimo.

Buona luce!

 

La Millennial che cingeva il Vinile di ‘Innuendo’: Un Connubio Generazionale!

Non tutte le storie, così come le emozioni, sono degne di diventare racconto, tra tutte però prediligo quelle che ti regalano istanti di sana riflessione, ve ne affido il frutto.

Viviamo in anni in cui la musica, come sempre e per qualsiasi argomento del resto, viene criticata per qualità, forma e contenuti. Non ne parlo a 360 gradi, ma specialmente per la falda emergente che, come in ogni epoca, viene etichettata come transitoria, pessima o peggio.

Permeato a mia volta dal clima circostante, e dalle mie naturali inclinazioni in fatto musicale, non posso sottrarmi dal raccontarvi ciò che mi ha colpito durante questo weekend.

Sappiamo bene che uno dei principali ritorni dell’ultimo lustro è stato quello degli LP, meglio conosciuti come dischi in vinile. Tra nuove uscite, riedizioni e fantasia questo mercato ha aperto una breccia importante nel fortino dell’universo della “Musica liquida”, ricavandosi una fetta di mercato da non sottovalutare.

Verissimo, con Spotify, Tidal, Play Musica, ecc. possiamo ascoltare, assaggiare, scoprire o saltare qualsiasi brano, istantaneamente; siamo arrivati a perdere il gusto di scartare il supporto, sbirciare le tracce ed assaporare l’opera nel suo fluire, come voluto da chi l’ha creata, magari ammirandone pure la copertina.

Eppure io ho visto Lei, una “Millennial“, una di quelle persone che viene immessa in questo sistema che ci “Bolla” tutti con appellativi variegati, come ogni singolo elemento del catalogo dei Francobolli “Bolaffi“.

Lei teneva come fosse la cosa più preziosa del mondo un LP, un disco dei Queen: Innuendo. Lo teneva stretto al petto come fosse un pargolo, una cosa preziosa. 

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la copertina di J. J. Grandville – Juggler of Universes del 1844 – apparsa su Innuendo

Questa immagine della ragazza, mi ha scardinato le sinapsi, lei, come me del resto (avevo solo 8 anni quando Freddie Mercury ci ha lasciato), non può aver vissuto l’onda di energia musicale apportata dai Queen in viva voce.

Mi ha fatto capire dunque che per quanto il mondo ci potrà desiderare omologati, il gusto di scoprire, il gusto di ascoltare, il gusto di essere se stessi, vincerà sull’inedia e certi messaggi ed autori trascenderanno le epoche ed anche i supporti su cui la musica stessa verrà diffusa, sia in senso retrospettivo che futuristico.

Edo