Passi una intera esistenza ad ammirare architetture sapide, restando ammaliato dalle curve sinuose e regolari di opere come celeberrime… e poi un giorno scopri in un angolo della meravigliosa #Toscana un luogo da sogno, in cui regna il silenzio, in cui nulla è di troppo perchè solo il cielo può far da cornice ad un simile capolavoro.
Questa Abbazia è resa perfetta proprio dalla sua consapevole imperfezione.
Perchè nessuna volta, affrescata da qualsivoglia artista, sarà mai bella come il cielo trapunto di stelle che si potrebbe ammirare qui.
Abbazia di San Galgano, nei pressi dell’eremo di Montesiepi dove si può ammirare la “Spada nella roccia”.
53 anni dopo, una nuova sciagura per la nostra amata laguna…
C’è poco da aggiungere se non esprimendo la massima solidarietà alle tante persone ed attività commerciali che hanno subito danni ingenti o, nel peggiore dei casi, hanno perso tutto.
Auspico che la politica di qualsivoglia colore non inizi i classici cancan mediatici di propaganda, bensì sia vicina alle popolazioni che, mai come ora nel recente passato, hanno bisogno di sentire vicine le istituzioni.
Sono altrettanto convinto che, come spesso accaduto in passato, le persone si tireranno su le maniche e questo incubo verrà spazzato, nei limiti del possibile, col sorriso.
Ecco il link ad un vecchio articolo di uno dei territori colpiti: Pellestrina
L’uomo, come tutte le creature del Mondo in cui viviamo, da sempre si contraddistingue dal resto delle specie per la capacità di comunicare, unica nel suo genere, fatta di codici non sono posturali o fisici, ma di vere e proprie alchimie fondate su lemmi e regole grammaticali.. in questo articolo però non vogliamo discernere tra articoli o pronomi nei vari idiomi, bensì vogliamo tornare indietro, con una macchina del tempo virtuale, per rievocare alcune forme di comunicazioni che, grazie al progresso tecnologico, portate agli occhi del 2019 sembreranno preistoria.
Chi si ricorda questo?
Ebbene si, lui è proprio quello che l’incisione descrive, questa versione del valore di 200 Lire è una delle più moderne di quello che per anni è stato il fedele compagno di molte persone, professionisti o semplicemente di ragazzetti innamorati; le sue radici sono lontane, addirittura i primi furono coniati nel 1927.
Quanto durava una chiamata con il gettone da 200 Lire?
Ebbene, una media per chiamate urbane (eh si, se chiamavi fuori città, fuori dalla tua nazione e via via le tariffe salivano velocemente) era di circa 3 minuti.
Com’era fatto un telefono da cabina (ma anche appesi sui muri di bar, stazioni, aeroporti e ristoranti) di quelli che funzionavano a gettoni?
Quella che vedete a sinistra è una delle più moderne versioni del classico
telefono pubblico italiano, il Rotor è rimasto in uso dal 1987 al 2002 e tra le sue evoluzioni vanta la successiva aggiunta del modulo per leggere le schede telefoniche prepagate (milioni di collezionisti in Italia).
Successivamente è stato sostituito da Digito (a destra) un telefono dal design futuristico e con servizi aggiuntivi quali email, sms e fax oltre alle classiche chiamate. Una vera rivoluzione per quello che però, di lì a poco sarebbe stato un modo di chiamare vetusto, desueto e ormai poco “gettonato”.
Ma veniamo alla parte clou di questo viaggio, nonché il motivo scatenante di questo percorso a ritroso: il modo di comunicare le emozioni, i veicoli stessi con cui farlo, come sono cambiati? In cosa ci hanno cambiato? Sono tantissimi gli aspetti che le nuove tecnologie hanno sconvolto, talvolta in bene, talvolta in male.
Cominciamo ricordandoci uno spot che nel 1993 ci faceva scoprire un servizio, per l’epoca incredibile, l’avviso di chiamata:
Immaginate ora come sia semplice chiamare una ragazza, scriverle, condividere con lei foto, video, ogni cosa. Perfetto, ma se vi dicessi che è esistita un’epoca non così lontana in cui chiamando non potevamo sapere che ci avrebbe risposto proprio lei? Ma magari suo padre, sua madre o chissà, suo fratello? Eh già, perché senza il cellulare, senza gli sms, ogni telefonata era quasi un salto nel buio… ma se la voce dall’altra parte della cornetta era la sua, il cuore esplodeva in festa.
Poi sul finire degli anni ’90 uscì il cellulare che per molti ha rappresentato una rilevanza tale da diventare quasi l’anno zero di quella tecnologia. Correva l’anno 1999 e Nokia lanciò sul mercato il celeberrimo 3210.
Il Mito: Nokia 3210
Un prodotto semplice, efficiente che, come tutti gli altri poteva chiamare, mandare sms e Picture message, ma che, come nessun altro, permetteva di cambiare la cover e includeva dei giochi divenuti, nonostante la loro semplicità, cult!
Citando “Wikipedia.it” per esempio ecco i motivi del successo: “Il successo del Nokia 3210 può anche essere attribuito al fatto che la campagna pubblicitaria di questo cellulare era indirizzata soprattutto ai ragazzi. I tre giochi inclusi, le cover intercambiabili, la creazione di una suoneria personalizzata e i prezzi molto competitivi resero questo modello ancora più popolare, soprattutto fra i ragazzi dai 15 ai 25 anni.”
Pochi altri dispositivi nel tempo hanno potuto compete con questo titano, anche sul piano dell’affidabilità.
E poi, ci pensate? Un sms permetteva solo 160 caratteri! Quindi ogni scambio di informazioni, chiacchierata, spettegolata risultava difficile da portare avanti! Nacquero abbreviazioni divenute celeberrime per dire qualsiasi cosa e, qualcuna, è arrivata fino ai nostri giorni dove, nonostante i messaggi siano pressoché illimitati, continuiamo ad usarle.
Vi immaginate se Giacomo Leopardi avesse dovuto mandare via sms l’Infinito a qualcuno?
L’Infinito – Giacomo Leopardi
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio: E il naufragar m’è dolce in questo mare.
Ebbene, quest’opera risulta essere composta di 538 caratteri (spazi inclusi) dunque il buon Giacomo avrebbe dovuto sostenere l’invio di 4 SMS per inoltrare la sua opera a qualcuno/a. Ora, riflettendoci un poco, con lo sguardo di oggi sembra una baggianata, ma questa impresa (ad eccezione di promozioni tipo la “Christmas Card”) all’epoca poteva costare intorno alle 800 Lire, pari a poco più di 0,4€ (oltre ai minuti passati a digitare senza una fonte da cui fare copia & incolla). Oggi con una tariffa fissa e un “goccio” di internet possiamo condividere con chi vogliamo 10 libri interi in pochi secondi.
Le “famigerate” spunte blu
E’ diventato tutto istantaneo, abbiamo le spunte blu a calmarci dalle acque più buie dell’attesa di una rivelazione sulla risposta a quanto abbiamo scritto, eppure, tutta questa istantaneità ci sta impoverendo. Tremiamo o fremiamo davanti ad un sta scrivendo, godiamo di una ridondante quanto vana onniscienza di ciò che accade ai nostri messaggi. Otteniamo tutto, subito, facilmente ed è fantastico, non dubitatene, la penso come voi. Ma quanto bello era scrivere a tizia e non sapere nulla, perdersi nel vuoto fino alla sua risposta? Quanto bello era andare alla cabina telefonica, telefonare alla mamma o a papà, oppure telefonare alla propria ragazza, con l’ansia di chi avrebbe risposto? Quanto bello era non poter sapere che fine avesse fatto quella poesia ermeticamente creata per entrare nei 160 caratteri disponibili? E’ vero, ripeto, tutto e subito oggi, ma in questa condizione moderna manca l’emozione, la tensione, il pathos, quel sottile filo che collegava due emozioni rendendole più forti, grandi e belle. Mi risponderete che non è così, fatelo se volete nei commenti, ma rimango dell’idea che, come ogni generazione qualcosa di bello ce lo siamo lasciati indietro.
Oggi che possiamo mandare messaggi vocali via Telegram, via Whatsapp, oggi che possiamo condividere in un istante un video con l’intero pianeta, siamo così intrisi nel tutto che il realtà perdiamo di vista il lato emotivo delle cose. Quella parte invisibile di noi che attende di rivivere la curiosità o l’ansia di una attesa, che molti di noi non potranno capire e vivere mai, perché ora che possiamo avere tutto con un clic, nessuno ci restituirà la dolcissima ansia di un’attesa ben riposta.
“Mi ami, ma quanto mi ami? Mi pensi, ma quanto mi pensi?”
Auguro a tutti voi di trovare un istante in cui giacere sospesi, davanti ad uno sguardo, ad una parola, ad un quadro od un paesaggio, vi auguro di provare la bellezza di un’attesa degna di essere vissuta.
Edoardo
…condividete se vi è piaciuto, commentate e… grazie per essere arrivati fino a qui!
Ciao a tutti!
Oggi vi voglio raccontare qualcosa di nuovo e, sotto certi punti di vista, decisamente insolito…
Avete mai sentito parlare delle “Seed Bombs?” – è una declinazione di un moto di protesta non violento,“guerrilla”, che sfrutta come arma delle “polpette” letteralmente traducibili in: Bombe di semi; queste vengono poi scagliate da “Giardinieri d’assalto”-.
Se fate parte della categoria: “No, non lo so proprio, mai sentito”, ecco allora che vi spiego, prima di tutto, in cosa consiste una di queste bombe floreali.
Se invece fate parte del minuto popolo eletto che, pur non conoscendone ogni segreto, sa di cosa sto parlando saltate pure al capoverso successivo.
Ecco una seed bomb! L’arma di disseminazione di massa (:
Definizione di: SEED BOMB –> pratica che consiste nel creare dei sacchi (spesso di juta) o delle sfere argillose ripiene di semi (di qualsivoglia tipologia) per poi scagliarli, abbandonarli, piantarli entro terreni incolti, spazi urbani in decadimento, architetture o luoghi abbandonati e molto, molto di più.
Di cosa è fatta una SEED BOMB?
Nella maggior parte delle “ricette” troveremo:
Argilla essiccata
Semi
Argilla di fiume
Compost
Acqua
e poi?
<<Dopo aver mescolato l’argilla di fiume all’argilla essiccata, creare un dischetto – con questo composto – su una superficie piana. Cospargerla di abbondante compost, che renderà più facile lo sviluppo dei semi. Inserire all’interno, appunto, i semi che si sono scelti (ne basteranno tre o quattro) e aggiungere qualche goccia d’acqua. Facendo attenzione a non far fuoriuscire i semi, dare una forma sferica al tutto. Una volta ottenuta una pallina, questa potrà essere passata nel compost fino ad esserne interamente coperta>>.
(come suggerito in questo bellissimo articolo: articolo dal sito “festival del verde e del paesaggio”)
Ma cosa spingerebbe delle persone a creare delle vere e proprie “Bombe di semi”?Principalmente il riconoscere in questa pratica una forma di protesta nobile e civile contro lo sfruttamento, spesso seguito dalla cementificazione selvaggia delle nostre città.
Gli autori di questa pratica lo definiscono: “Guerrilla Gardening” una sorta di giardinaggio d’assalto, a tratti reazionario.
Risultati di una intensa “guerrilla gardening” – Foto di Marie Viljoen.
L’idea per quanto possa sembrare figlia di tempi moderni in realtà pone le sue, scusate ma devo dirlo, radici (: in tempi molto remoti. Alcune testimonianze ci riportano addirittura ai tempi delle tribù dei nativi americani, che usavano queste creazioni per proteggere i campi dove seminavano il raccolto, distogliendo così i predatori volatili con un ricco buffet, appunto quelle che oggi chiamiamo SEED BOMB.
Ma oggi con quale tema possiamo spiegare questo movimento? Semplice! Con la necessità crescente di introdurre piante e forme vegetali dove cominciano a latitare, attraendo insetti quali le api, creando delle macchie di verde dove prima il terreno era arido.
Spero di avervi fatto scoprire qualcosa di interessante, dunque cosa aspettate? Raccontatelo ai vostri amici, seguite questo blog, scopritene i contenuti e… CONDIVIDETE!
Ricorda, non farti tentare dall’idea di “dichiarare guerra” al vicinato a colpi di semenze… Questo articolo vuole essere foriero di ispirazione per “l’assalto artistico” a luoghi dismessi o sotto agli alberi, nei campi incolti.
di condividere – di copiare, distribuire e trasmettere quest’opera
di modificare – di adattare l’opera
Alle seguenti condizioni:
attribuzione – Devi fornire i crediti appropriati, un collegamento alla licenza e indicare se sono state apportate modifiche. Puoi farlo in qualsiasi modo ragionevole, ma non in alcun modo che suggerisca che il licenziante approvi te o il tuo uso.
condividi allo stesso modo – Se remixi, trasformi o sviluppi il materiale, devi distribuire i tuoi contributi in base alla stessa licenza o compatibile all’originale.
L’intento di questa rubrica saràintervistare persone comuni, lavoratori, professionisti, personaggi. Il tutto per andare a carpirne qualche segreto o, più semplicemente, per farveli scoprire.
Capirete di più leggendo, ma vi ricordo che, se il format vi piacerà, non dovrete esitare a condividerlo e, ancora meglio, se avete dei talenti che volete far risaltare, non esitate, contattatemi a:
trarealtaesogno.com@gmail.com
Oggi vi parlerò, in una breve intervista, di Irene Alice Brunetta Beryland, lei dà vita alla fantasia! (link a fondo articolo)
Irene Alice Brunetta
Ciao Irene, ci siamo visti più volte per acquisti al tuo stand, ma chi sei nelle vesti di Beryland? BeryLand è il nome della mia pagina Facebook (e successivamente del mio account Instagram): Bery è la mia mascotte (il personaggio rappresentato nel logo) che ha una corona perché è il Re di un Paese immaginario.
Bery – sovrano di una terra immaginaria
Quando e dopo quale percorso hai deciso di cominciare questa avventura? La mia avventura è nata per caso e per gioco. Fin da piccola, guardando mia mamma dipingere, sapevo che avrei voluto far parte del mondo dell’arte e dell’artigianato quindi prima mi sono diplomata al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle Arti. Mentre stavo dando gli ultimi esami Valentina, una mia ex compagna di corso, mi portò dei panetti di fimo e da lì è iniziò tutto. Sentii di aver bisogno di un nuovo hobby e creare con le paste polimeriche mi permetteva di dare vita alle mie illustrazioni e ai miei personaggi.
Hai dei punti di riferimento? Degli esempi a cui ti riferisci e dei quali aspiri di raggiungerne il livello? Oppure stai cercando di aprire la tua strada seguendo l’istinto e le doti che la Natura ti ha dato? No, ci sono molti artisti e artigiani che ammiro sia per le loro creazioni che per i successi che hanno raggiunto però non li ho mai presi come riferimento perché voglio rimanere fedele a me stessa.
Che il fantasy sia il tuo mondo è chiaro, ma tra tutti i lavori che ti capita di svolgere ne prediligi una tipologia in particolare? Perchè?Si, quando mi richiedono i personaggi inventati da me; uno dei complimenti più belli è quando mi dicono che il mio stile è riconoscibile.
Torniamo a parlare di Te, esiste un libro a cui non rinunceresti per nulla al mondo? Si, durante la mia adolescenza ci sono stati vari libri che mi hanno accompagnata e i più importanti sono stati Harry Potter, Il Signore Degli Anelli e la raccolta di Fiabe dei Fratelli Grimm; Grazie a loro mi sono appassionata alla lettura.
Hai una macchina fotografica speciale in mano, un solo scatto, una sola foto, un solo soggetto, chi ritrarresti e perché? Probabilmente un paesaggio di montagna o un bosco perché mi trasmettono pace e tranquillità e poi troverei un modo per proiettarla sulle pareti della mia camera.
Tra tutti i lavori svolti, quale finora, in cuor tuo, ha dato le maggiori soddisfazioni? Tanti, ma soprattutto quelli che pensavo di non poter realizzare. A volte mi pongo troppi limiti per paura di non essere in grado soddisfare le aspettative dei miei clienti e di chi mi segue.
Quale personaggio, tra i tanti che hai creato o riprodotto ha un legame speciale con te?Cappuccetto Rosso perché, dopo averla disegnata nel 2011, ho capito che caratteristiche volevo dare ai personaggi nelle mie illustrazioni.
Ti sei mai trovato davanti ad un lavoro all’apparenza impossibile? Se si, come hai risolto il problema? In cosa ti ha migliorato?Si, spesso ma le sfide che ho accettato mi hanno aiutato a credere di più in me stessa proprio perché sono stati dei piccoli ostacoli da superare.
In tanti sognerebbero di avere le tue abilità, hai delle parole o consigli speciali da rivolgere a queste persone? Come hai fatto a migliorarti? A queste persone consiglio di essere testarde come lo sono stata io e di provare e riprovare anche sbagliando tante volte.
Siamo in un’epoca dove internet ha eroso molte abitudini che avevamo prima di questo periodo digitale, quanto ha inciso tutto questo sul tuo mondo? Ti ha facilitato o penalizzato nel tuo itinerario nei mercatini? Ha inciso molto perché internet mi ha fatto conoscere tante persone da tutto il mondo e grazie al loro supporto sono riuscita a trovare la forza di continuare; I loro commenti danno un senso alle ore passate davanti alla mia scrivania. Per quanto riguarda l’itinerario dei mercatini è sicuramente di aiuto nella ricerca di nuovi eventi ma sono altrettanto importanti passaparola, volantini, pubblicità ecc.
Tutti gli artisti che hai incontrato, con cui hai collaborato, in cosa ti hanno maggiormente arricchito? Hai carpito qualche segreto? Le collaborazioni stanno arrivando nell’ultimo periodo e non posso che esserne felice. Ho sempre sognato di fare collaborazioni perché ti fanno uscire dalla cosiddetta “comfort zone” e sperimentare cose nuove che altrimenti non avresti fatto.
Quanta Irene c’è nelle opere che realizzi? Irene è presente sia nelle illustrazioni che nelle creazioni in pasta polimerica: dalla scelta dei colori e dei loro abbinamenti ai dettagli.
Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, professionalmente parlando, raccontaci se ne hai ancora qualcuno nel cassetto: Si. Qualche piccolo sogno si è avverato e tanti altri stanno solo aspettando di uscire dal cassetto. Ad esempio uno di questi è riuscire ad aprire un piccolo laboratorio dove creare dove condividere le mie passioni.
Ora voglio farti un’ultima domanda, alla luce di tutto, cosa sarà cambiato tra 15 anni nell’universo fantasy? Mi auguro che il mondo fantasy cresca sempre di più perché permette di dare spazio alla creatività e all’immaginazione.
Grazie Irene per le tue parole e per la tua disponibilità, ti regalo una grande opportunità, ti chiedo: cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Prego e grazie a te per questa intervista. Non è stato facile rispondere alle domande: ho scelto le arti figurative anche per la mia difficoltà nell’esprimermi a parole.
A chi mi sta leggendo voglio dire di non arrendersi mai e di cercare di imparare il più possibile da qualsiasi tipo di situazione. Qualsiasi strada non è non sarà facile anche se la si è scelta. Seguite sempre la vostra fantasia e immaginazione e mettete sempre passione in quello che fate : in questo modo non perderete mai il bambino che è in ognuno di voi.
Irene Alice “Beryland” B.
…lasciate un commento o un like se vi è piaciuto!
Edoardo
Non resisterete alla tentazione… provate a visitare i link sottostanti:
Link homepage FB: BeryLand Creations – mettete subito il like così da scoprire tutti i suoi mercatini, se vi piace qualcosa non esitate a contattarla… le sue creazioni vanno a ruba!
Instagram: Beryland su Instagram – cuoricini e follow obbligatori per questo account (:
Se vi siete persi le Interviste precedenti, eccovi una grande opportunità: