
Settembre 2026
Il Rintocco della Memoria

La bora soffiava. Insistente. Veemente. Da nord est verso sud ovest. Portava con sè i primi messaggi sussurrati dall’autunno futuro, ma le foglie stoicamente erano consapevoli che non fosse ancora giunto il loro momento. A proposito di messaggi, il vento, a chi lo sa ascoltare, stava trasmettendo nei suoi flussi una parte delle vicende passate, presenti e future. Anamonè aveva capito che alcune crepe stavano minando il suo castello di certezze, una serie di rintocchi benevolmente speranzosi lanciati dal gruppo composto da Patty, Artemisia e gli altri, le risuonavano nella memoria come una canzone stonata. Non vi diede però un grande peso, sapeva che la sua determinazione l’avrebbe premiata. L’umanitá non meritava, ma soprattutto non desiderava piu il Natale, forse neppure il bene. Ne era certa. Le tradizioni si erano trasformate tutte in pretesti commerciali anaffettivi, le persone continuavano a scegliere l’apatia piuttosto che lanciarsi verso l’esperienza dei sentimenti altrui. Alla stessa maniera non diede peso alla ricomparsa del Libro dei Frammenti di Tenebra a casa di Artemisia, un testo potente, un libro superiore e non ancora compreso appieno, che di certo aveva giá compiuto il suo compito, ma non aveva ancora assolto a tutte le sue missioni. Anamonè rise tra sé e sé e sussurrò: “una goccia non potrà mai spegnere la fiamma che porto dentro” e rise ancora grottescamente. Al contrario Artemisia coi sensi e Luca con lo sguardo si concentravano su quella pagina, sorridenti, si confrontarono sul senso ultimo di quella goccia. Le pagine apparivano spesse, dense, ruvide, di un colore simile a quello del delle assi di legno con cui si ricoprono le pareti delle baite. Luca per consultarlo scelse la strada della lanterna ad olio, forse per il sentore, forse perchè la sua luce si abbinava bene al colore delle pagine, che ne uscivano esaltate. Quel volume forse rappresentava il poco che si confrontava col vasto, il debole col potente. Forse l’unione di intenti. A prescindere da tutto, quel tomo che si mostrava come un frammento di tenebra, ma in realtà aveva acceso di riflesso una fioca luce in quella stanza. Aveva riacceso, come scintilla, protetta da una goccia, il fuoco della speranza che pareva estinto. Si scambiarono opinioni su quanto letto e percepito, fintanto che Artemisia venne distratta da un suono che non sentiva da tempo. “Tac tac tac… sciàff sciàff…” il volto di lei si apparecchiò di un profondo e bello sconcerto, Luca non ne capì il senso. Lei respirò il suo disappunto e gli disse: “Venezia ormai riflette sui masegni l’eco delle ruote dei trolley, quello dei borsoni che si strofinano sul selciato, ma questo suono, no, non è così comune, oggi”. I bambini erano sbucati dalle calli limitrofe tutti insieme, correndo sul selciato, il gesso era uscito dalle tasche di uno di loro, Luca lo vide dalla finestra, e subito “scrrr scrrr… scric scric…” tracciato il campanon tra i masegni consumati, una linea dopo l’altra, un quadrato dopo l’altro, mentre le voci si accavallano “eheheh… ah ah ah… xe pronto!”; la pietra vola “tloc!”, cade nel primo riquadro e comincia il gioco: “tap… tup… tac… hop!”, un piede solo, l’altro sospeso, salti veloci e risate che rimbalzano tra i muri ahahah!, qualcuno inciampa “ohhh… che male al sedere!”, poi si rialza e riparte “tap tac tup hop”, mentre in lontananza l’acqua fa “sciac sciac”, un gabbiano lancia il suo “criii”, una campana risponde mentre il gesso continua a graffiare piano la pietra man mano che il campo di gioco si consumava: “scrrr… scrrr…”, lasciando al campanon il compito di custodire un altro istante d’infanzia veneziana che pareva perduta. La cosa più incredibile è che tutto quel grattar di gesso per terra non sottraeva, bensì suturava l’anima perduta della città. Luca vedendo questa innocenza rinata dalla pietra che era stata elevata a campo di gioco dopo così tanto tempo fu colto da un morso di gioia così intensa da lacrimare commosso. Elio gli si strusciò consolatoriamente sulle caviglie con la testa, Artemisia gli parlò con il suo silenzio. Tendendo una mano invisibile di fraterna gioia verso di lui. Alla stessa maniera, un’anima molto più giovane piangeva gioia a dirotto. Accadeva ogni volta e, anche in questa occasione, non era andata diversamente. Nico grondava commozione,incontenibile. Lo faceva affacciato dalla balaustra che guarda verso il bacino di San Marco che si faceva smeraldo quasi dalla cima del Campanile di San Giorgio Maggiore. Poco prima si era soffermato con respiro e occhi, ammirando il Labirinto di Borges sul versante opposto. In verità però solo l’altro lato gli avviluppava il cuore di emozioni. Quel luogo, tra tutti, lo rendeva più sensibile, percepiva che nell’aria di Venezia circolava qualcosa di minuto e bello, vedeva i vaporetti bianchi come piccole nuvole sull’acqua, le gondole si facevano rondini e i gabbiani neve. Quello che Artemisia aveva potuto solo percepire e Luca vedere, lui, da lassù, coi capelli arruffati dal vento, lo aveva potuto intuire con uno sguardo d’insieme ed una sensibilità di rara portata. Era libero, ma in cuor suo sentiva che Amelia lo teneva stretto alla sua cinta come con un filo rosso invisibile che li legava indissolubilmente. Gli pareva di avere una sorta di sciarpa di lana rossa intorno al cuore. Era la prima volta che si sentiva felice di averla distante. Amelia d’altro canto era ancora scossa da quanto vissuto laggiù a Malamocco, il suo ciondolo era sempre grande uguale, eppure il suo peso, il suo influsso, la sua massa oscura, parevano sempre maggiori. Quasi come se l’oscurità si sommasse gradualmente e sempre più intensamente al peso dell’anima, trascinandola lungo le pareti dell’invisibile, a fondo, verso il suo oblio più profondo, sul fondo della natura umana. Amelia percepiva quell’oscuritá che oramai usciva oltre la sua aura, sapeva che ne era pervasa, ma non riuscì nemmeno a piangere di questa cosa, tanto era ottenebrata dal desiderio di avvolgere con un manto quella luce emessa dal fratello. Strinse il ciondolo, a fatica, pareva di ghiaccio tanto era freddo e le sue dita nel sfiorarlo si sentivano come intirizzite, immerse nella neve. Sentiva la lontananza di Nico, si disperava che ora brillasse da solo o almeno così lo credeva e immaginava: lontano da lei e obliato dall’ombra ch’ella lanciava verso di lui. Luca infine si era spostato dalla finestra, con Artemisia era tornato a valutare la bilancia sulla mappa tattile della laguna. La luce aveva guadagnato qualche millimetro. Quasi come se in una notte senza luna, fosse stata accesa una candela in lontananza. Non era luce, era speranza. Lo stesso tipo di vantaggio regalato per un effimero istante da una scintilla, offre qualcosa da guardare e distinguere rispetto alle tenebre circostanti. La memoria della meraviglia era stata risvegliata in loro dai bambini che giocavano al campanon. Nel frattempo, nessuno se ne era accorto, la scatola di sardine era rimasta vuota. Patty aveva colto le giuste energie e la distrazione degli altri per andare in giro per i dintorni. Era passata da una crepa sul muro di casa di Artemisia all’esterno, da lì poi si era diretta verso il retro dell’abside della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Arrivò all’interno proprio mentre la luce colpì la magnifica vetrata che guardava verso Corte Veniera. Sospirò. Le sue zampine ora lasciavano impronte luminose, piccole, colorate e dell’intensità pari ad una lucciola, sui masegni e poi sui cuscini dei giovani veneziani più sensibili, quelli che erano ancora capaci di addormentarsi stretti ad un peluche o che tenevano il loro giocattolo preferito sul comodino. Angoli di luce e di sogni appesi pronti a esser fatti volare. Patty sembrava trasfigurata mentre agiva, le sue zampine così piccole stavano producendo una magia così intensa che, così dunque a poco a poco, ogni ricordo ed emozione che emergeva regalava un millimetro di luce che si andava a sommare al piatto benevolo della bilancia di Anamonè. Così che forse il Natale, un giorno, potesse tornare a splendere senza essere un freddo rito da calendario, ma un’identitá viva che potesse ardere nel cuore di tutti.
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