Sono nato nell’agosto del 1983, alla radio a quei tempi passavano di continuo I just called to say I love you di Stevie Wonder, il Mondo correva veloce, ieri come oggi, certo la percezione è cambiata, ma ogni epoca corre a modo suo.
Sono cresciuto circondato dall’embrione delle tecnologie che, oggi, ci permettono di comunicare a 360° in pochi istanti, ma dove, forse, il valore di ogni singola parola “spesa” era diverso, maggiore, più ponderato.
Una telefonata variava di costo a seconda della durata, Voltron trionfava in tv, una canzone si ascoltava sul vinile o in musicassetta o si aspettava per giorni che passassero i Queen alla radio per registrare il brano, maledicendo prontamente il Dj in questione che, ovviamente, avrà parlato all’inizio od alla fine del brano, rovinando il nostro capolavoro. Le pendrive non si poteva immaginare cosa fossero e Super Mario era il nostro eroe del cuore.
C’è chi dice “cosa ne sanno i 2000?” e forse non ha del tutto torto, ma, senza dilungarmi oltre, mi aggancio proprio a questo numero per parlarvi di me e di quando ho cominciato a scrivere.
Correva il 1999, avevo 16 anni, crescere a prescindere dal contesto in cui si è inseriti non è mai facile, accettarsi per ciò che si è, di certo, non è da tutti ed eccoci dunque alla grande ricerca di una valvola di sfogo.
Agosto 2000
Il mindset di un teenager non è mai “omogeneo”, vi sono scoperte, cambiamenti, collisioni e successi. Si diventa come una pentola a pressione dove, senza la giusta valvola, si rischia di esplodere. E il botto spesso è interiore, specie per chi ha una sensibilità maggiore di altri.
Fu così che, fortuna volle, provai a scrivere una poesia, figlia delle sensazioni che mi portavo dentro, uno sfogo che, come la valvola della pentola a pressione appunto, mi ha permesso di scoprire un modo di rendere manifeste a me stesso e ad una cerchia ristretta di persone le mie emozioni, nel bene e nel male.
Da questo momento il mio “flow” poetico non si è più fermato, ecco la primissima che scrissi:
IL GUARDIANO DEL FARO Il guardiano del faro uomo solo e abbandonato a sé; a cui nulla è più caro e che tutto del suo passato ha dimenticato.
Vecchio e stanco scruta il mare rumoroso e bianco che le nuvole stanno a guardare.
Già le nuvole che vedono questo cielo in Terra che vorrebbero coprire, invano.
Così il vecchio non si lascia coprire dalle nubi della solitudine che lo circondano.
In quest’opera, acerba ma intensa, si intravedono le crepe delle insicurezze, dell’accettazione, ma al contempo il senso del viatico obbligato verso il domani, di certo più sereno, grazie alla consapevolezza che, oggi riesco a definire in tal senso, ma che all’epoca era solo un vaporoso orizzonte di incognite.
Le poesie dunque sin da allora sono diventate il mio modo di scrivere a e di me stesso, del bene che percepivo e del male che vivevo.
Allego altri esempi di queste acerbe poesie, più di 100 in archivio, che forse un giorno ritroverò il coraggio di condividere come ho fatto con il mio “nuovo ciclo” cioè i: KOMOREBI.
Ve ne faccio assaggiare sei, solo per voi:
PARTECIPE DEL TUTTO com’è bello aprire gli occhi e vedere il mondo come nessuno l’ha potuto vedere prima com’è bello respirare un’aere nuova e sentire nuvole ricolme di sole entrare dal naso ed uscire come luce da tutto il mio essere sentirsi leggeri volare tra gli stormi e udir il lor cantare com’è bello carezzare i prati in fiore e sentire il lieve palpito naturale scorrere tra mano e mondo abbracciato dal profumo dell’infinito com’è bello arcobaleno inizia in terra finisce in cielo dove gli angeli alati lo sorreggono per noi vorrei essere solo occhi e sensazioni solo così sarei partecipe del tutto.
LAGUNA luogo incantevole a parole indescrivibile in cui si tuffa il sole del quale rifletti il colore mentre tramonta e ci fa l’occhiolino dal pelo dell’acqua; ci son giorni in cui sembri oro altri in cui sei smeraldo altri in cui non c’Ë orizzonte e tu sei azzurra come il cielo e gli stormi di candidi gabbiani son le tue nuvole una cosa in te non cambia mai è la tua bellezza…
FELICITA’ Dopo aver bevuto Questo drink di felicitá Scrivo versi controvento giá bruciati al sole Senza sapere come Sono caduto in questa situazione Solo agire col cuore Senza far passare dalla mente Qualunque azione o decisione Stringo nel mio pugno forte il cuore Che ha preso spontaneamente a volare Senza sapere realmente dove voleva andare Mi pingo la faccia di un colorato sguardo E faccio esplodere cromia ov’era apatia Mi perdo di me alla ricerca di alcunchè Giaccio felice nel fluire della vita E sorrido, perché il sorriso in volto È la porta aperta alla felicitá ventura
SILENZIO prova a fare silenzio dentro di te prova ad ascoltare ciò che il silenzio sa dire solo nel silenzio interiore troverai le risposte che cerchi perchè nel silenzio parla il cuore e il cuore sa cosa è bene per te ascolta il silenzio cerca di cogliere il passare delle emozioni fatti travolgere dai ricordi poi trova quegli istanti che han lasciato i solchi più profondi nel tuo cuore e segui la via indicata se ti condurrà alla luce urla al mondo la tua gioia
SOGNI VAGABONDI guardo alla mia vita sogni e desideri scorrono nello specchio dei ricordi poi d’un tratto mi rendo conto che un’immagine nuova ha sconvolto un giorno nel quale scorgo un istante tra tutti gli altri un frammento di vita ha cambiato tutto Rivelandosi fondamentale così come nel vuoto si creano prospettive così nella mia vita si genera amore i sogni dapprima vagabondi ora sanno tutti dove andare in un luogo tra battito e cuore a pochi passi dall’anima alla velocità della luce vorrei avere dei ricordi con te perché ora che ti ho scoperto sei già il sogno del mio destino e sento quanto manchi in tutti i ricordi che ti precedono
SEDUTO SULLA LUNA seduto sulla luna circondato di vuoto e candide polveri sono guardo intorno cerco il sole ma mi è nascosto la mia vecchia dimora lo eclissa; è la terra la guardo da lontano il mondo che un tempo mi apparteneva il mondo cui io stesso appartenevo seduto sono sulla luna forse sto sognando eppure non sento nostalgia perchè la terra che da qui vedo pienamente in luci e tante ombre non era più casa mia.
Cari Amici e care amiche, grazie per la vostra attenzione, spero di avervi raccontato ancora una volta qualcosa di me, senza filtri, senza censure e, con un pizzico di poesia.
Moltissime persone si chiedono: “Come raggiungere Pellestrina?” Ecco la guida che stavate aspettando.
Per raggiungere Pellestrina ci sono diverse opzioni: si può passare prima per il Lido di Venezia (2 ferry-boat) o direttamente da Chioggia (vaporetto). Tuttavia, esiste una terza modalità recentemente introdotta che scoprirete a breve.
Le Linee ACTV coinvolte nel primo caso sono la 17 e poi la 11 con i relativi costi (cliccando sui numeri trovate i link agli orari). Nel secondo caso, utilizzerete solo la linea 11 nel tragitto da Chioggia.
Tenete presente, però, che se intendete arrivare in bicicletta, potrebbe non essere sempre facile imbarcarsi, specialmente nel caso del vaporetto da Chioggia. Nei weekend e nei giorni di picco, l’isola viene letteralmente presa d’assalto.
Sappiate che esistono due noleggi di biciclette locali che, se contattati con il giusto anticipo, possono salvarvi da attese impreviste. Inoltre, con Apetours c’è una nuova possibilità tutta da scoprire:
Ma ricordate, Pellestrina è un territorio unico, come tanti della bellissima Italia. Va rispettato, così come rispetteremo chi ci vive. Sempre. A tal proposito: Come essere dei turisti responsabili?
Grazie per l’attenzione, cari lettori e care lettrici.
Sono passati poco più di due decenni da quando Napster ha sconvolto le nostre vite, le nostre abitudini, rivelandosi essere il vero e proprio incipit di una rivoluzione che ha sfiorato tutti i settori dell’intrattenimento multimediale, connettendo tra loro milioni di utenti in tutto il mondo. Un big bang che, nonostante le mille opposizioni prestate dai vari player in gioco, non si è mai arrestato completamente. Anche oggi infatti, che le opzioni legali sono infinitamente superiori per numero e convenienza rispetto ad un tempo, il mercato sotterraneo continua a vantare soluzioni “creative” per ottenere qualsiasi cosa.
Ma veniamo al dunque, sapete cosa sia una Dead drop Usb o ne avete mai vista/incontrata una?
Una DDU ovvero Dead Drop Usb è un sistema di condivisione di archivi e file totalmente offline, si avete letto bene, esiste un “circuito” di offline file sharing, viene installato direttamente nel cemento e quindi nei muri, si avete letto bene, pendrive o hard disk incastonati nel cemento! Il creatore di questo movimento stesso lo definisce così:
“Porta i tuoi file offline, cementali! Le Dead Drop sono un sistema di condivisione di file offline ed anonimo svolto in spazi pubblici”.
Alcune DDU sparse tra Londra, Milano e Roma (immagini dal sito https://deaddrops.com)
Chi è stato ad inventarle?
Il merito di questa iniziativa è di Aram Bartholl, un artista tedesco che nel 2010 idea un progetto di partecipazione da far sbocciare in cinque location di New York rendendo accessibili a tutti delle pendrive cementate. Ciascuna di queste venne installata ove previsto completamente vuota ad eccezione di un file di testo (il classico .txt) contente le istruzioni e le regole del progetto. Un invito dunque a scoprire ciò che viene condiviso e a condividere file. Ad oggi nel Mondo esistono migliaia di queste pendrive, ad ogni angolo, letteralmente, del globo.
Ma voi, vi fidereste?
La domanda non ha una risposta semplice, ma di buonsenso, infatti attraverso una pendrive noi, collegandoci, potremmo prestare il fianco ad un attacco hacker e, mettere a rischio dati personali/sensibili. Dunque meglio collegare un pc ben protetto da antivirus o, meglio, su cui gli eventuali danni possano non risultare cospicui (un vecchio pc in disuso magari svuotato dei dati personali). Vale sempre il vecchio adagio: “Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio” (:
Ok, so che avete capito, volete sapere come e dove trovarle?
La cosa è meno difficile di quanto crediate, nel Mondo ci sono, come dicevo poco sopra, migliaia di queste memorie, circa 2200 DDU che offrono ~ 66387 GB di spazio disponibile complessivo. Tutte quelle conosciute sono qui censite: DATABASE MONDIALE DDU.
Cos’è il “manifesto” delle DDU?
Ecco la traduzione in italiano del messaggio originale di Aram per i fruitori delle sue primissime Dead Drop, il vero e proprio “Manifesto” con le linee guida per gli aderenti:
Il manifesto “Dead Drops” Dead Drops è una rete di scambio anonima, non in linea e “PEER to PEER” (P2P) attraverso luoghi pubblici. Chiunque può accedere a Dead Drops e chiunque può installare un Dead Drop nella propria regione o città. Un Dead Drop deve essere accessibile a tutti. Un Dead Drop in un edificio chiuso al pubblico o in un luogo privato con accesso limitato o temporaneo non è un Dead Drop. Un vero Dead Drop è una periferica di archiviazione di massa di lettura/scrittura senza un software di accesso preinstallato. I Dead Drops non hanno bisogno di essere sincronizzati o connessi tra di loro. Ogni Dead Drop ha un’esistenza autonoma. Un bel Dead Drop mostra solo il pezzo di metallo del connettore A-USB ed è cementato in un muro. Difficilmente dà nell’occhio. Un Dead Drop non ha bisogno di cavi o di tecnologia wireless. Condividere file offline al massimo richiede inginocchiarsi per terra o sporcarsi la giacca sul muro. Un Dead Drop è un supporto USB nudo, autoalimentato, integrato nella città, il vero e solo spazio pubblico. In un’era di crescente delocalizzazione dei file e bizzarri congegni senza accesso a file locali, abbiamo bisogno di ridare un senso alla libertà e alla distribuzione dei dati. Il movimento Dead Drops è stato pensato per cambiare! Diffondi i tuoi dati nel cemento! Crea il tuo Dead Drop! Rimaterializza ora i tuoi files!
Aram Bartholl, 2010
Uno screenshot del file contenuto nelle chiavette che ci richiama alle responsabilità correlate al loro utilizzo (fonte: deaddrops.com)
Come creare la tua prima DDU:
Il movimento come si intuisce è aperto alla partecipazione, chiunque può creare, installare e segnalare la sua DDU, l’aspetto fondamentale è rispettare il “manifesto” e seguire le seguenti istruzioni:
Avvolgila nel nastro adesivo per creare uno strato protettivo
Scarica il file readme.txt ed il manifesto qui disponibile in varie lingue: eng, french, esp, port, russ, dutch, ger, ita, chin, czech , modifica autore, crediti e data e copialo nella memoria che condividerai nel cemento.
Usa il cemento a presa rapida sul foro o nella crepa che hai scelto per la tua chiavetta.
Sistema il tutto al meglio e rimedia ad eventuali danni.
Accertati che un laptop si riesca a collegare anche senza una prolunga, non tutti la porteranno con sé.
Considera un posizionamento che permetta di essere accessibile a qualsiasi prospettiva di un laptop, cioè che si possa collegare a prescindere dal punto in cui sono collocate le porte usb.
Se vuoi puoi usare lo stucco per fissare meglio il tutto.
Scatta 3 belle foto! – Fai vedere la zona della città, dei dettagli dell’edificio e di quelli vicini. – Avvicinati al punto in cui hai collocato la memoria, più o meno a metà della distanza iniziale. – Fai una foto ravvicinata in cui si riconosca la Dead Drop Usb.
Spero di avervi incuriosito, ricordate che Trarealtaesogno vuole riportarvi notizie curiose dal Mondo on & off line, ma non è da ritenersi responsabile per eventuali danni cagionati da un uso improprio di quanto riportato nell’articolo stesso. Ricordate dunque che, come in tutte le cose, il buonsenso deve essere la vostra prima guida in assoluto.
“Suonerà il primo concerto di pianoforte su Marte”
Conosco Leonardo Barilaro o semplicemente Leo da quando frequentavamo le scuole elementari e sin da allora ha due grandissime passioni: il pianoforte e lo spazio. Siamo nati nel 1983 e cresciuti in una cittadina vicino a Venezia. Innumerevoli sarebbero gli episodi che potrei citare circa la possibilità, grazie alla fantasia dell’infanzia, di trasformare normalissime automobili in strumenti volanti, come quelle volte in cui Leo, in seconda elementare, con un altro compagno, Nicola, andava dietro la scuola nella sezione in cui venivano ammassati i banchi in disuso per costruire un’astronave, ma preferisco tralasciare la questione per addurre elementi ben più degni di menzione. Oggi le competenze, le passioni ed i moti interiori di Leonardo sono innumerevoli, con questa intervista infatti sono convinto di portarvi in una realtà caleidoscopica che senza dubbio vi lascerà affascinati.
Leonardo, The Space Pianist
Senza rivelarvi però altri dettagli, passiamo alle domande e, soprattutto, alle risposte che Leonardo ci ha riservato. Buona lettura!
1. Ciao Leo, partiamo con un tono confidenziale, certamente chiederti chi sei potrebbe farci sorridere dato che ci conosciamo da una vita, ma quello che ti chiedo è: “Presentati al pubblico di Trarealtaesogno dicci chi è Leonardo e quali sono le sue radici”.
Ciao Edo! Meraviglioso ritrovarci in questa intervista, ne sono felicissimo! Parti subito con la domanda esistenziale più difficile di tutte, ossia dire chi siamo. Leonardo è the Space Pianist. Lo sono da quando eravamo bambini, ma solo negli ultimi anni posso dire di avere abbracciato appieno e compreso meglio la mia natura e chi sono veramente. Ciò’ che alimenta e guida i miei sogni è l’unione di Musica e Spazio. Tanti anni di studio e i primi passi nel “mondo degli adulti” sono stati un po’ come il terreno in inverno che custodisce i semi, mostrando due strade apparentemente lontanissime tra di loro. Il Leo di oggi è davvero felice e orgoglioso di essere pianista e ingegnere aerospaziale, con diverse altre passioni che vi orbitano attorno.
2. Abbiamo innanzi un ingegnere aerospaziale, un esperto di arti marziali ed un pianista compositore, nonché un apneista, come riesci a declinare e conciliare tutte queste variabili dicotomiche in ciò che sei? Quali sono state le tappe fondamentali della tua evoluzione e delle tue scoperte?
Credo che la chiave sia proprio nel non vivere le mie passioni come dicotomiche, anche perché il termine dicotomia si riferisce a 2 parti, nel mio caso le passioni sono in numero maggiore e quindi parlerei più di meiosi per usare una metafora cellulare. ☺ Vivo le mie passioni diverse facce di una moneta multi-dimensionale. Un altro punto fondamentale e’ utilizzare il tempo che abbiamo a disposizione in modo efficiente e riuscire ad evitare il più possibile tutto ciò che è superfluo e/o controproducente. Inoltre ho scoperto ciò che più mi affascina e attrae in momenti temporalmente diversi della mia vita e questo ha aiutato nel processo. Le mie 2 passioni più importanti sono apparse quando ero piccolo, la mia prima supernova explosion fu a 6 anni, con il pianoforte. La seconda fu con la scoperta dell’astronomia e dei libri di Asimov quando avevo 9 anni. A 12 anni avevo già deciso che sarei voluto diventare un ingegnere aerospaziale e viaggiare tra le stelle. Il mio interesse per le arti marziali e’ nato molto più di recente, nel 2006. Pero’ già da prima avevo guardato più volte tutti gli episodi di Kenshiro, i Cavalieri dello Zodiaco e Dragon Ball. La fotografia mi ha sempre affascinato, ho ritrovato foto fatte a 8 anni con la reflex di mio papa’, ma solo dal 2012 ho iniziato ad approfondire più seriamente e con metodo, anche perché è un ‘tool’ utilissimo per la mia attività di musicista, assieme all’arte di creare video. Parlando di ‘approfondimenti’, ho avuto i primi contatti con l’apnea nel 2015, ma ho iniziato a praticarla regolarmente dal 2016, complice anche l’essermi trasferito a Malta e il vivere a stretto contatto con il Mare.
3. Ricordo sempre con piacere le performance al pianoforte, qual’è, tra le tante, la tua opera che senti ti rappresenti di più e perchè?
Il processo creativo e’ davvero sintetizzato con il concetto dipanta rei, in linea generale direi che la creazione che rappresenta di più un artista è l’ultima. Andando più nello specifico potrei dire che l’opera che al momento più mi descrive in modo completo è “BlackShip”. Un’opera dove per la prima volta ho presentato pienamente il mio concetto di contemporary space music e il mio unire pianoforte e synth (il primo esperimento al riguardo fu SeaSharp). BlackShip è stato realizzato sia come spettacolo dal vivo per danza contemporanea e arti visive e sia come EP, con diversi videoclip collegati. Inoltre il titolo BlackShip gioca con le parole black-sheep, pecora nera. Concetto interessante, che sento mio e che in questi anni mi diverte parecchio. Amo esplorare.
4. Cambiamo momentaneamente ambito, qual’è il progetto più importante che finora hai seguito nell’ambito della tua professione di ingegnere aerospaziale? Quando hai capito che il verso di Dante: “E quindi uscimmo a riveder le stelle (Inferno XXXIV, 139)” poteva essere attinente alla tua professione futura?
Sicuramente SCRAT! Questo sia perché è stata un’esperienza indimenticabile far volare ‘fuori dall’uscio di casa’ (l’atmosfera terrestre) un esperimento lanciato dalla base spaziale di ESRANGE (Kiruna, Svezia) e sia perché quel progetto ha creato un mix unico di legami umani. Durante quei mesi ho conosciuto persone incredibili, che sono tutt’ora parte della mia vita ed è nata ciò che per me è una phamiglia, lo SCRAT Team. Ho partecipato e sto partecipando ad altri importanti progetti, ma l’alchimia che si è creata grazie a SCRAT credo sia difficile da ripetere.
5. Per ogni vetta raggiunta ci sono sentieri irti di fatiche, come sei riuscito a coltivare tutte le tue doti e passioni senza perdere di vista te stesso?
Quando ho letto “fatiche” vi ho anche associato un altro termine in parallelo, ma non credo si possa scrivere. Penso si riesca a portare avanti un percorso lungo e complesso se prima di tutto la passione, il fuoco dentro, è reale. Inoltre serve molta disciplina, concetto che per fortuna ho vissuto e vivo sempre con un’accezione positiva. Negli anni mi ha aiutato molto imparare a ottimizzare i tempi e a impostare processi (di apprendimento, lavorativi) in modo efficiente. Fino ad ora la componente di divertimento e’ sempre stata notevole, sembra una frase cliché, ma se non ci si diverte per davvero non si può camminare a lungo secondo la mia opinione, qualsiasi il percorso sia. Non sto perdendo di vista me stesso proprio grazie al seguire le mie passioni!
6. Lo chiedo sempre, adoro tracciare dei parallelismi tra persone che operano in ambiti diversi, uno di questi è sapere quale sia il libro al quale non rinunceresti per nulla al mondo ed aggiungo, voglio sapere anche se in questa categoria ci sia anche uno “Spartito supremo” nel tuo bagaglio culturale e perchè.
Davvero difficile per me scegliere un libro o uno spartito in particolare! Se ci penso troppo su non saprei risponderti, istintivamente invece mi viene da scrivere “Die Kunst der Fuge”, L’Arte della Fuga, di Johann Sebastian Bach. É molto più di uno spartito supremo ed è una sorta di portale dimensionale, tra musica, matematica e storia. E userei l’espressione: Bach to the Future.
7. L’altra domanda che lega tutte le interviste è quella della macchina fotografica magica, tu peraltro la sai usare anche nella vita, puoi fare una sola foto, ritraendo un solo soggetto, chi o cosa ritrarresti e perchè?
Quando ne avrò la possibilità, perché in qualche modo accadrà, vorrei fare un ritratto del nostro pianeta Terra e della sua Luna. Questo sia perché ciò significherebbe essere in viaggio nello Spazio per un simile scatto e sia perché credo che il concetto di “Pale blue dot“, come descritto da Carl Sagan, possa essere di enorme ispirazione per molti altri essere umani, usualmente troppo persi in questioni davvero futili.
8. Malta, isola meravigliosa, cosa ti ha convinto a sceglierla come casa? Cosa ti ha regalato in maggior quantità rispetto alle eventuali contendenti?
Ho scoperto Malta durante una vacanza nel 2014 e all’epoca pensai: “Mmh.”. Questo per citare The Witcher. Quel Mmh. per me ha significato effettuare una sorta di rivoluzione copernicana dentro di me, dove ho valutato: Opzione A – “Trascorrere, se sono fortunato, 2 settimane all’anno al mare in un luogo con un bel clima mediterraneo, fino a quando non avrò raggiunto l’età pensionabile (quindi probabilmente a 89 anni se il trend attuale continua).” Opzione B – “Trascorrere 2 settimane all’anno in un posto grigio e freddo di mia scelta e il resto in un luogo che mi può donare ciò di cui ho bisogno, ossia mare e clima mediterraneo in primis”. A Malta ci sono arrivato 2 anni dopo e seguendo una strada per nulla lineare. Sono felice della mia scelta, per tutto ciò che mi sta dando. Giusto per citare un highlight, qui ho incontrato Özü, la donna che e’ diventata mia moglie! Ovviamente l’eldorado non esiste e le cose non sono mai semplici. Non e’ semplice abbandonare una situazione certa e stabile per un qualcosa che e’ un punto di domanda enorme. E non è facile essere lontani dalla famiglia e dagli amici più stretti. Ho visto bene ciò soprattutto con la situazione legata al Covid, avendo avuto anche la fortuna di uno scenario molto più leggero qui a Malta se confrontato con quello italiano. Questo arcipelago dal punto di vista naturalistico è meravigliosamente bello, con un mare pazzesco. E pur essendo 3 piccole isole è un crogiolo di persone letteralmente da tutto il mondo e amo decisamente l’aria di internazionalità. Malta, come nazione, ha ovviamente i suoi pro e i suoi contro, come ogni luogo. Faccio del mio meglio per arginare il più possibile gli aspetti negativi, ma soprattutto uso le mie energie verso ciò che mi da felicita’ e fa sentire bene. Malta, inoltre, e’ la perfetta metafora. Una roccia sperduta nel Mediterraneo, come il nostro pianeta nel sistema solare.
9. Ti è mai arrivata qualche richiesta strana o assurda?
Si, l’assurda aspettativa sociale dell’essere monotematici nella vita e la strana richiesta di archiviare in uno scantinato sogni colorati perché ormai non si è più bambini e perché sono obiettivi irrealizzabili. Di solito ho sempre risposto con: #Ciaveve_tuti_quanti.
10. Tutti abbiamo vissuto una situazione degna del più classico: “Non ce la farò mai!” quando e cosa ti è accaduto? Come hai superato l’impasse?
Fino ad ora mi sa di essere stato davvero fortunato! E probabilmente anche sufficientemente incosciente. Ho di sicuro avuto momenti con situazioni complesse in diversi contesti, ma non mi sono mai sentito come Batman dopo che Bane ne fa di lui un zuppa (di pipistrello) in The Dark Knight Rises. In generale ho sempre un cinico ottimismo e le arti marziali mi insegnano ad accettare di perdere un round di quando in quando.
11. Cosa vorresti dire a chi, come te, vorrebbe affacciarsi e mantenersi “tonico” in una realtà di multiversi come la tua?
La curiosità deve essere il motore principale per iniziare un determinato percorso, senza una spinta interiore sincera dopo pochi passi ci si ferma. Esempio banale: Fare l’iscrizione in palestra dopo gli eccessi natalizi, pagare magari anche un intero anno e andarci in tutto 3 volte. Suggerirei inoltre anche di evitare dipendenze quali ad esempio quelle da tv spazzatura, vasche del sabato pomeriggio nei centri commerciali, oroscopi e fan clubs religiosi.
12. Viviamo in un’epoca dove internet e la tecnologia hanno eroso molte abitudini, il covid è stato una leva che ci ha ulteriormente spinti verso il mondo virtuale, quanto ha inciso tutto ciò sulle tue attività lavorative e creative? Trovi delle analogie con il modus operandi analogico o sei maggiormente colpito dalle differenze? Per esempio la tua formazione musicale nasce in seno al pianoforte ma ad oggi abbraccia stili e tecnologie, nonché forme comunicative, tra le più disparate.
La pandemia globale ha avuto anche un effetto pesantissimo su tutto il mondo dell’arte, spettacoli musicali dal vivo compresi. Sto vivendo questo periodo storico e le conseguenze, che suppongo saranno a lungo termine, come una opportunità’ per sperimentare cose nuove e migliorare le mie capacità in attività’ che prima non avevo mai esplorato in modo sistematico. Con il primo lockdown (iniziato a Malta poco dopo quello italiano) ho iniziato a fare regolarmente streaming di performance musicali su Twitch. All’inizio il tutto risultava molto strano e innaturale, soprattutto l’interazione con le persone dall’altra parte dello schermo. Come per ogni cosa ci si impara ad adattare e a prenderne il buono, come ad esempio la possibilità di suonare per persone letteralmente dall’altra parte del mondo o per amici che non si rivedono dal vivo da lungo tempo. Sicuramente il modo di rapportarsi con altri essere umani online e’ molto diverso che dal vivo e sono convinto che gli effetti di questa pandemia ci porteranno più velocemente verso ciò che spesso si vede nei film di fantascienza, dove le persone si parlano attraverso ologrammi 3D. Credo siamo fortunati a essere nati in una ‘generazione di mezzo’, di transizione dal mondo analogico verso quello digitale. Ciò permette di vedere le cose in modo più completo e profondo a mio avviso e secondo me porta anche la responsabilità verso le generazioni più giovani, nel supportarle a distinguere tra realtà virtuale dei social e mondo reale. Tra l’altro è assurdo per me parlarne ora sentendomi anziano al riguardo! Tempus fugit vecio.
13. Studio, lavoro, amici, famiglie, quanto le persone che frequentate ogni giorno hanno giovato ed influito sulla tua esperienza creativa e professionale?
Altra domanda semplicissima! Ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso veri e grandi Maestri che mi hanno ispirato e aiutato a crescere in momenti chiave del mio sviluppo. Sicuramente il supporto della famiglia è stato indispensabile per riuscire a camminare ‘con le mie gambe’, inoltre devo moltissimo ad Amici incontrati in questi anni. La frase ‘chi trova un Amico trova un Tesoro’ è definitivamente vera in base alla mia esperienza. Uno dei miei punti di forza e debolezza allo stesso tempo, è l’essere estremamente testardo. Questa caratteristica mi sta permettendo di non tradire la mia natura e di prendere il meglio dall’osservare le persone intorno a me e dall’analizzare le situazioni che mi circondano. Ho scritto anche ‘debolezza’ perché non sono di certo un guru e perché nulla è mai facile da gestire. Si tende a vedere le cose in modo binario, bianco o nero, ma nessuna situazione è mai realmente fatta da 0 e 1. Il nostro punto di partenza nella vita è dato dalle condizioni al contorno, famiglia, società, posizione geografica nel mondo. Ma ciò non significa che ciò determina in modo univoco cò che ognuno può essere e fare nella vita. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra natura di essere umani, che ci permette di cambiare ed evolvere.
Leonardo, in uno dei suoi molteplici ambienti affini
14. Quanto Leo osserviamo nelle creazioni musicali? Giusto una curiosità, anche nei computi ingegneristici si può riconoscere lo stile o il “tratto” di una persona?
Certo! Si vede sempre pienamente Leo nelle mie creazioni musicali. Anche nel caso in cui esse siano su commissione oppure cover/reinterpretazioni di brani di altri musicisti. Fare musica è un modo silenzioso per parlare tantissimo e soprattutto, è impossibile nascondersi. Quando nasce un’idea per un progetto ingegneristico, soprattutto se nasce da un foglio bianco, si può vedere lo stile di una persona. Ad esempio l’ultimo progetto che ho ideato e che sto sviluppando, BEA, nasce dall’unione della mia passione per l’ingegneria aerospaziale e per il mare. Si tratta di una piattaforma multi-drone progettata per la sicurezza in mare di apneisti e sub. Le conoscenze che questo progetto sta portando vorrò poi in seguito applicarle per progetti legati all’esplorazione planetaria.
15. Sogni nel cassetto, forse in questo caso dato il meeting pot di tratti che ti distinguono sarebbe meglio dire nei cassetti, ne hai? Se si, quali sono?
I sogni non li tengo nel cassetto, ci lavoro ogni giorno! Anche migliorarsi di un 1% al giorno sul lungo termine porta risultati enormi. Il mio target principale è suonare il primo concerto per pianoforte su Marte e farne lo streaming live sulla Terra.
16. Viaggiamo nel tempo ora, immaginiamo siano passati 15 anni da oggi, cosa vorresti fosse cambiato nei tuoi ambiti d’interesse?
Sicuramente vorrei che le missioni umane su Marte siano diventate già una realtà consolidata, aprendo le porte all’umanità per diventare una specie multi-planetaria.
Grazie Leo per le tue parole e per la tua disponibilità, ti faccio un ultimo quesito: cosa vorresti dire a chi ci sta leggendo?
Grazie a te Edo! E’ stato davvero rilassante e piacevole rispondere a domande interessanti e assolutamente non banali.
A chi ci sta leggendo vorrei dire due cose:
Sarò felice di vedervi seguire il mio percorso su Instagram, Facebook e YouTube (trovate i link poco più in basso). Anche perché vi sono molte novità in arrivo e programmate per quest’anno.
Viviamo tutti su un minuscolo sasso sperduto in una enorme galassia, cercate di guardare ciò che vi circonda secondo la giusta prospettiva.
Che è il nuovo: Reffatevi un fia’ de pi xiofurbo! (=letteralmente “Svegliatevi genti!”)