I Segreti di Venezia: L’erosione silenziosa che sfida la città lagunare

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Prima di cominciare, lasciate che vi ponga una domanda:
“Possiamo restaurare la pietra, ma potremo mai restituire l’anima a una città?”
È una riflessione difficile, lo so. Ma affrontarla con lo sguardo giusto vi condurrà dentro l’essenza del nostro cammino di oggi: una Venezia che, tra calli consunte e silenzi interrotti dall’incresparsi delle acque, si racconta nella sua fragilità potente, con la dignità di chi resiste al tempo senza clamore.

Quando l’acqua consuma la pietra: le cause dell’erosione lagunare

Venezia è, prima di tutto, una meraviglia di ingegneria arcaica: una città costruita con coraggio su una sorta di foresta capovolta, una fittissima trama di pali di legno piantati nel fango che, inconsapevoli, sorreggono la pietra, la storia, la città stessa.
La sua natura salmastra, plasmata dalle acque che la cullano e che l’hanno protetta nei secoli dalle scorribande degli invasori, rappresenta oggi anche il suo contrappasso.

Un antico pozzo e una facciata di una abitazione erosa parzialmente
Un antico pozzo e una facciata di una abitazione erosa parzialmente

Un tempo la sfida era approvvigionarsi d’acque potabili; oggi, la battaglia è contro un lento, inesorabile consumo: l’erosione.
Impossibile elencare con precisione tutte le cause, perché sono numerose e profondamente intrecciate tra loro. Dalle maree sempre più eccezionali alle grandi navi, dal moto ondoso al cambiamento climatico, molteplici fattori stanno minando giorno dopo giorno le fondamenta stesse della città, influenzandone anche la parte emersa dal punto di vista estetico e identitario.

Il prezzo della bellezza: materiali, permeabilità e fragilità

Venezia, come detto, è costruita su un equilibrio impossibile, eppure ancora visibile agli occhi di chi sa guardare. Un universo fatto di mattoni, calce e pietra d’Istria: materiali scelti non a caso, ma per eleganza e resistenza, capaci di sfidare l’abbraccio mutevole e salmastro della laguna.

Eppure, nessun materiale, per quanto nobile, è eterno se esposto ogni giorno al fiato salato della città d’acqua. Le facciate, spesso adornate con grazia e leggerezza, assorbono nel tempo l’umidità e il sale trasportato dal vento, dalla pioggia, dalle maree — o che trasuda dal basso, risalendo lentamente attraverso i pori della materia.
Il sale, nemico silenzioso e paziente, si deposita, si cristallizza, poi spinge, infine spacca e sgretola. Gli intonaci si gonfiano, le superfici si sfaldano, lasciando cicatrici sulla pietra: bolle, crepe, distacchi. Come una pelle che cede al tempo.

Così, la bellezza di Venezia si riempie di rughe sottili, giorno dopo giorno, in silenzio. La città è permeabile: lo è sempre stata, verso i popoli, le acque, le storie. Lascia entrare e restituisce, ma trattiene anche la fatica del tempo.
Ed è proprio questa sua fragilità dichiarata, che si fa tratto distintivo e orgoglio, a renderla irripetibile.

Un volto che invecchia sotto il sole e nel sale, come quello del vecchio Santiago nel romanzo di Hemingway – Il Vecchio e il mare: segnato, ma fiero. Consumato, ma non vinto.

Storia di un lento collasso: episodi e dati che non si vedono

Dietro il volto scintillante di Venezia si nasconde una realtà spesso invisibile: una lenta, inesorabile erosione che si dispiega sotto i nostri occhi impotenti.
Da secoli, la città affronta un progressivo abbassamento del suolo, noto come subsidenza, che ha radici in processi naturali ma è stato aggravato da alcune attività umane, come il prelievo delle acque sotterranee, ormai fortunatamente ridotto.
A questo lento declino si aggiungono i cedimenti strutturali di antichi edifici, spesso poggiati esclusivamente su pali di legno.
Questi pali, immersi nei fanghi anaerobici che ne preservavano l’integrità, sono ora impregnati d’acqua e, con il passare del tempo, si degradano, indebolendo il delicato tessuto urbano.

Le più recenti ricerche scientifiche, grazie a strumenti come GPS e telerilevamento satellitare, confermano che Venezia si abbassa mediamente di qualche millimetro all’anno: un dato apparentemente modesto, ma che, mantenendosi costante nel tempo, mette a serio rischio l’integrità stessa della città.

Questi segni silenziosi raccontano una storia di fragilità profonda, che richiede attenzione e interventi continui.
Venezia non è solo una città da ammirare per la sua bellezza, ma un organismo vivente che, pur nella sua maestosità, soffre e si trasforma, chiedendo a noi di comprenderne il lento declino e di prendersene cura.

Resistere o sparire: tra restauri, soluzioni e visioni per il futuro

Venezia oggi si trova a un bivio cruciale: resistere agli assalti del tempo e dell’acqua, o rischiare di scomparire lentamente sotto il peso delle sue fragilità.
I restauri, spesso lunghi e costosi, cercano di restituire dignità alle sue facciate, consolidare le fondamenta e fermare l’avanzata dell’erosione.
Progetti imponenti come il MOSE, concepito per difendere la città dalle acque alte eccezionali, rappresentano tentativi moderni di preservare un equilibrio che da secoli sembra sfuggire, ma che un giorno potrebbe non essere più sufficiente.

“Salvare Venezia” non significa soltanto proteggere i mattoni o innalzare barriere. È un compito complesso che coinvolge la gestione sostenibile del turismo, la tutela dell’ambiente lagunare e una riflessione profonda sul senso stesso di città: un organismo vivo che vive nella relazione armonica tra acqua e terra, tra passato e futuro.
Il vero futuro di Venezia dipende dalla nostra capacità di coniugare innovazione e rispetto per l’identità unica di questo luogo.

In questo fragile equilibrio, la città continua a raccontarci la sua storia come un vecchio disco che suona, fatta di resilienza, bellezza e di un lento, incessante dialogo con il tempo e con la natura.
Ignara però dei pericoli che corre proprio in virtù di ciò che è nella sua essenza più profonda.
Il futuro di Venezia è un’opera aperta: sta a noi scriverla con cura, consapevolezza e passione, trasformandolo nel capolavoro di tutti.

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In conclusione:

Camminiamo tra calli e palazzi, ammirando la bellezza senza sempre percepire la fragile trama che sostiene Venezia.
Ogni pietra, ogni muro segnato dal tempo, racconta una storia di resistenza e di equilibrio instabile tra acqua e terra.
La laguna, che ha cullato e protetto la città, oggi le pone una sfida silenziosa e continua: non solo conservare la sua materia, ma custodire la sua anima.
In questo dialogo delicato tra passato e futuro, Venezia ci insegna che la cura non è solo un gesto tecnico, ma un atto d’amore e consapevolezza.
Perché in questa città, dove il tempo sembra rallentare, ogni sforzo per salvarla è un impegno a preservare un patrimonio di storia, bellezza e identità che appartiene a tutti noi.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: La Toletta, una libreria dove i libri “attraversano” il tempo – Dorsoduro

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi andiamo a scoprire un luogo iconico, di passaggio e con riferimenti moderni alla storia della città. Siamo nel cuore di Dorsoduro, il sestiere che, solo per citarne alcune, ospita Punta della Dogana, il Ponte dei Pugni e la Barca della Frutta. Oltre a tutto questo però, nei pressi della Sveglia della Strega, c’è un’altra storia da raccontare.

Libreria “La Toletta” – la libreria di Venezia:

Se potessimo viaggiare nel tempo, impostando come anno il 1933, potremmo avere l’onore di assistere all’inaugurazione di quella che, ad oggi, è la libreria indipendente più antica di Venezia. Nacque con lo scopo di gestire la compravendita di libri usati e, col tempo, dopo circa quarant’anni dalla sua fondazione, cambia declinazione e si apre anche alla vendita di testi d’occasione, così da rendere il suo catalogo invidiabile e ricco di sorprese per chi cerca titoli difficili da scovare altrimenti.

la facciata della libreria la toletta in sacca della toletta
la libreria “la Toletta”

Dove si trova e come raggiungerla?

Come anticipato ad inizio articolo ci troviamo nel cuore di Dorsoduro, in una zona di forte passaggio in quanto le Gallerie ed il Ponte dell’Accademia, piuttosto che Punta della Dogana, lo Squero San Trovaso e la Basilica della Salute sono nelle vicinanze.

Indicazioni da Piazzale Roma: procedi verso sud-est per circa 130 metri, poi svolta a destra imboccando Fondamenta Cossetti. Dopo una cinquantina di metri, svolta leggermente a sinistra per rimanere sulla stessa fondamenta e scendi le scale. Prosegui quindi lungo Fondamenta Tre Ponti, supera un altro ponte e continua su Fondamenta Pigan. Svolta a sinistra per attraversare il Ponte del Pagan, poi prosegui lungo Fondamenta del Rio Novo per circa 230 metri. Quando questa svolta a destra, prosegui sulla Fondamenta del Malcanton, e dopo una settantina di metri svolta a sinistra in Calle del Forno, salendo un’altra rampa di scale. Prosegui a destra lungo il Sestiere Dorsoduro, poi svolta a sinistra verso Campo Santa Margherita. Una volta giunto nel campo, svolta a destra e attraversalo, poi svolta a sinistra imboccando Rio Terà Canal. Continua lungo questa via e svolta a destra per rimanere su Rio Terà Canal. Attraversa il suggestivo Ponte dei Pugni, quindi svolta a sinistra su Fondamenta Gherardini, poi a destra in Campo San Barnaba. Da qui, svolta a sinistra in Calle del Traghetto Vecchio, poi a destra attraversa Ponte Malpaga. Procedi ancora a sinistra lungo Calle dei Cerchieri, quindi svolta a destra su Calle della Toletta, che percorri fino alla fine. Infine, svolta a sinistra e attraversa il Ponte de le Maravegie, ritrovandoti nella placida Sacca della Toletta, proprio accanto alla storica libreria che porta il suo nome.

Indicazioni dal Ponte dell’Accademia: scendi le scale e procedi verso sud-ovest. Svolta subito a destra imboccando Calle della Carità, poi continua leggermente a sinistra per restare sulla stessa calle. Dopo pochi passi, gira a destra in Calle Contarini Corfù, quindi svolta a sinistra per proseguire lungo la stessa via. Poco più avanti, svolta ancora a sinistra e, infine, gira a destra attraversando il Ponte de le Maravegie. Ti troverai così nella tranquilla Sacca della Toletta, nel cuore del sestiere di Dorsoduro.

il Rio de la Toletta

L’origine, tutta veneziana, del nome: Il perchè de “La Toletta”

Come ricorderete, qualche tempo fa, vi parlai dell’usanza di attribuire “soprannomi e detti” alle persone, non senza riferimenti anche a casi personali familiari, bene, state per scoprire che anche questa libreria trae il nome da fenomeni sociali similari che, qui a Venezia, acuiscono la loro forza in senso assoluto. La storica libreria, nata nel 1933, deve il suo nome non a una parte del bagno — come qualcuno potrebbe ironicamente pensare — ma alla strada (o meglio, alla sacca) in cui si trova: la Sacca della Toletta, nel cuore del sestiere di Dorsoduro. A far luce sull’origine del nome è Giuseppe Tassini, autore del prezioso libro Curiosità Veneziane (Filippi, Venezia, 1863). Egli scrive infatti:

«Corre tradizione che così si dicessero queste strade perché anticamente una toleta, ossia piccola tavola, faceva l’uffizio di ponte per passare il canale.»

Dunque, la toletta era in origine una piccola e modesta tavola di legno, un passaggio improvvisato che permetteva di attraversare un canale o una riva. Un ponte umile e provvisorio, ma carico di significato simbolico: un legame tra rive, lo stesso che intercorre tra le pagine dei libri, che uniscono pensieri e tempi diversi con semplicità.

Ed è così che, ancora oggi, questa libreria “di passaggio” attraversa il tempo, mantenendo viva la memoria di un nome antico e, a suo modo, poetico. Una metafora reale di come Venezia possa essere incanto, fiaba e meraviglia.

Un’altra prospettiva del Rio de la Toletta
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In conclusione:

La libreria La Toletta non è soltanto un luogo dove acquistare libri, ma un vero e proprio crocevia culturale, un ponte – proprio come la tavola da cui prende il nome – tra epoche, autori e lettori. In un angolo tranquillo di Dorsoduro, lontano dai flussi turistici più intensi, custodisce storie, memoria e passione. Ogni scaffale racconta un frammento di Venezia, ogni volume ha il potere di aprire nuove prospettive. In un mondo che corre veloce, La Toletta resta lì, saldo baluardo di carta e sogni, pronto ad accogliere chiunque cerchi rifugio tra le pagine.

E tu, ci sei mai stato? Oppure ti piacerebbe perderti tra questi scaffali?
Raccontamelo nei commenti!

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: L’acqua della serenissima, i Veneziani e l’acqua potabile

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. In questa tappa esploriamo un dilemma quasi amletico: come riuscivano a bere acqua potabile in una città circondata da acque salmastre? L’acqua, elemento imprescindibile per la vita, assume a Venezia un significato speciale: non solo per la sua apparente abbondanza, ma per le sfide uniche che questo elemento comporta in una città costruita proprio sulle acque. L’obiettivo non è offrire risposte scientifiche, ma raccontare con passione quei piccoli dettagli che, nascosti tra le pieghe di una città unica, si sono persi tra tempi e memorie remote e che ancora oggi ci parlano della sapienza e della quotidianità di chi ha vissuto la Serenissima..

Come i veneziani hanno reso potabile l’acqua in una città costruita sull’acqua salata:

È risaputo, Venezia è una sorta di palafitta, una vera e propria foresta capovolta. Viene abbracciata dalle acque salmastre lagunari a tutto tondo e, ovviamente, queste acque sono inadatte per loro natura intrinseca al consumo umano. Il problema dell’acqua potabile risultò cruciale in termini di sopravvivenza cittadina e, l’indipendenza sotto questo profilo si fece decisiva anche nei periodi più bui.

Una vera da pozzo veneziana vicino alla Scuola Grande di San Marco - monumento bartolomeo colleoni
Un esempio emblematico è la vera da pozzo situata accanto alla Scuola Grande di San Marco e al monumento equestre del Colleoni: un’immagine che racconta silenziosamente secoli di ingegno idrico veneziano.

Prima delle moderne infrastrutture idriche, i veneziani si affidavano a diverse soluzioni per procurarsi acqua potabile. È plausibile che l’acqua dolce fosse trasportata dalla terraferma tramite imbarcazioni come le “burchi”, anche se le modalità potevano variare nel tempo. Inoltre, la raccolta e conservazione dell’acqua piovana in cisterne domestiche era una risorsa fondamentale. Questi metodi mostrano l’ingegnosità necessaria per vivere in una città costruita sull’acqua.

La soluzione geniale adottata dai veneziani:

A Venezia, i pozzi e i bacini d’acqua dolce erano riforniti non solo dalle falde sotterranee, ma anche dall’acqua piovana convogliata tramite una rete di tombini e canali comunicanti verso cisterne pubbliche e private. Questo sistema intelligente integrava le risorse dove l’acqua dolce scarseggiava, creando riserve preziose per la città. Per migliorarne la qualità, venivano usati filtri naturali di pietre e sabbia.

Sotto la vera, la superficie dei campi, si trovavano cisterne rivestite d’argilla dove l’acqua raccolta dalle pilelle veniva conservata e filtrata in modo naturale. Sebbene la qualità fosse modesta, questi pozzi pubblici erano fondamentali e gestiti dalla corporazione degli Acquaroli. Data l’importanza vitale dell’acqua, la Serenissima affidava la sua gestione a quattro Magistrature, veri e propri ministeri dedicati a questa risorsa.

E chi erano gli Acquaroli? I custodi dell’acqua nella Venezia antica

Vi ricordate i Signori della Notte? Questi misteriosi guardiani pattugliavano Venezia durante le ore più oscure, mantenendo l’ordine e proteggendo la città da furti e pericoli. Il loro ruolo era di sorvegliare in generale la sicurezza pubblica, ma di certo tra i loro compiti rientrava anche la protezione delle infrastrutture vitali, come pozzi e cisterne, per evitare manomissioni o saccheggi. E gli Acquaroli? Questa corporazione altamente specializzata si occupava esclusivamente della gestione dell’acqua potabile: dalla manutenzione delle cisterne e pozzi, al rifornimento e al controllo della qualità dell’acqua stessa e della sua protezione contro sprechi o abusi (artigiani avidi di acqua per la loro attività). Mentre gli Acquaroli si occupavano direttamente delle risorse idriche, i Signori della Notte svolgevano una funzione di sorveglianza esterna e più ampia, proteggendo la città in senso lato, compresi anche i beni gestiti dagli Acquaroli. Questa distinzione evidenzia come la Serenissima avesse creato un sistema integrato di gestione e protezione dell’acqua, fatto di figure diverse ma complementari, consapevoli dell’importanza cruciale di questo bene prezioso.

L’acqua potabile oggi: cosa è cambiato e quando?

Se un tempo la sopravvivenza dei veneziani dipendeva da cisterne e pozzi piovani, e l’acqua dolce arrivava con i burchi dal Brenta, la vera svolta avvenne solo nel 1884, con l’inaugurazione del primo acquedotto moderno. Le condotte, posate sul fondo della laguna, portarono finalmente l’acqua potabile da Sant’Ambrogio di Trebaseleghe fino al cuore della città, accolta in festa da una fontana illuminata in Piazza San Marco. Oggi Venezia è collegata alla rete idrica della terraferma, con impianti avanzati di depurazione e distribuzione che garantiscono qualità e continuità. Ma il rispetto per l’acqua, bene prezioso e vulnerabile, resta centrale: le acque alte e la pressione ambientale lo ricordano ogni giorno. E proprio nel 2024 sono iniziati i lavori per due nuove condotte, a rafforzare ancora una volta quel ponte vitale tra passato e futuro.

Oggi, come allora, la sfida non è solo tecnica, ma culturale: comprendere quanto l’acqua, anche quando invisibile sotto i nostri piedi o nascosta dietro rubinetti automatici, resti l’anima liquida di una città che ha fatto dell’ingegno la sua prima difesa.

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In conclusione:

Oggi camminiamo tra campi e calli senza pensare a ciò che scorre sotto i nostri piedi.
Ma ogni pozzo ed ogni pietra raccontano una sfida vinta contro la natura.
L’acqua, invisibile e vitale, ha plasmato non solo la città, ma anche il carattere dei suoi abitanti, che inizialmente l’hanno scelta come rifugio dalle invasioni barbariche, lasciandosi cingere interamente. Nel silenzio delle cisterne, si custodiva la sopravvivenza della Serenissima. E mentre i turisti sorseggiano caffè, pochi sanno di poter bere da un’eredità d’ingegno secolare. Il rispetto per l’acqua, allora come oggi, è la chiave per comprendere Venezia. Perché in questa città, nulla è davvero scontato. Nemmeno un semplice bicchiere d’acqua.
Ed il rispetto, ci fa ambire d’essere dei turisti responsabili.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: Lo spioncino sul pavimento – San Marco

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Oggi vi confesso qualcosa di particolare: il segreto che sto per svelarvi non è solo affascinante, ma anche uno dei più sfuggenti che abbia mai cercato. Seppur citato da molti, è rimasto a lungo celato, difficile da localizzare persino una volta giunti nel punto esatto. Ci è voluta più attenzione del solito, e un pizzico di ostinazione in più, per riuscire a scorgerlo.

isegretidivenezia.com

Casino Venier: cos’era?

A pochi passi da Piazza San Marco, nel cuore di una delle storiche “marzarie” veneziane — la Marzaria del Capitello — ci troviamo in un luogo che un tempo pulsava del profumo delle stoffe pregiate e dei vivaci commerci. Oggi, questa zona ospita eleganti boutique e marchi più o meno noti, che continuano, a modo loro, a onorare la vocazione mercantile dell’area.

Proprio qui, tra queste calli, si nascondevano i cosiddetti casini — non nel senso moderno del termine, ma nel significato originario e veneziano: piccoli salotti privati, accoglienti e discreti, dove la nobiltà si ritrovava per conversare, leggere, intrattenersi con musica o, talvolta, per incontri più riservati. Segno di distinzione e di modernità, questi spazi potevano essere posseduti anche da donne, senza che vi fosse alcuna limitazione di genere, a testimonianza dell’apertura culturale della Serenissima.

Il Ponte dei Bareteri
Il Ponte dei Bareteri

Come raggiungere Casino Venier:

Partiamo da Piazza San Marco, cuore pulsante di Venezia, e dirigiamoci verso le Mercerie de l’Orologio, vivace via commerciale. Attraversiamo la calle e svoltiamo a destra in Ramo San Zulian, un angolo tranquillo dove il tempo rallenta. Proseguendo, arriviamo alla Marzaria San Zulian, che racconta il cambiamento della città commerciale. Poi, ci dirigiamo al Sotoportego delle Acque, un passaggio discreto e segreto, dove la storia sembra fermarsi. Attraversato, siamo a un passo dal Casino Venier, dove il portone silenzioso nasconde un affascinante segreto veneziano, un luogo di conversazioni segrete tra aristocratici e amanti.

Lo spioncino sul pavimento ed il suo perchè:

Il Casino Venier, eretto nel 1750 e appartenente alla nobile famiglia Venier, rappresentava un rifugio elitario per la nobiltà e gli intellettuali dell’epoca. Frequentato da figure di spicco della cultura veneziana e europea, il casino era celebre per la sua eleganza e per i raffinati salotti dove si intrecciavano conversazioni, letture e incontri segreti. Gli interni, caratterizzati da affreschi originali e pavimenti in marmi policromi, riflettono la magnificenza del ‘700 veneziano. Tra i dettagli più curiosi, c’era uno spioncino nel pavimento, un piccolo accorgimento che permetteva di spiare i visitatori senza essere visti, un simbolo della discrezione e della riservatezza che permeava l’atmosfera del luogo.

Oggi, il Casino Venier ospita l’Alliance Française, e offre la possibilità di essere visitato su prenotazione. Un tempo, lo spioncino serviva per garantire la sicurezza e l’intimità degli incontri, permettendo di verificare chi stava bussando senza compromettere l’esclusività del locale.

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In conclusione:

In conclusione, il Casino Venier è un angolo nascosto di Venezia che, nonostante il passare dei secoli, conserva un fascino senza tempo. Ci sussurra di segreti e di storie uniche, declinando in un luogo iconico la raffinatezza e la discrezione che hanno contraddistinto la città. Ogni dettaglio, come lo spioncino nel pavimento, racconta un pezzo di storia vivido e vero. Venezia, con i suoi angoli segreti, si fa invito a guardarla più da vicino, a scoprire il passato che pulsa sotto la superficie delle sue pietre. Ogni mattone, ogni calle, ogni angolo è una pagina aperta della sua storia.

mappa casino venier venezia

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: Ca’ Dario, è davvero un luogo maledetto? – Dorsoduro

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Venezia è un luogo magico: già dalle sue fondamenta intuiamo la vastità di declinazioni possibili, i multiversi narrativi a cui — suo malgrado — ci sottopone.
Oggi, proprio di questa prospettiva andremo a trattare: in maniera leggera, ma — come sempre — fedele

Ca’ Dario – Dove si trova il palazzo che sussurra sventure?

Nel cuore del Sestiere di Dorsoduro, al civico 353 di Campiello Barbaro, sorge Ca’ Dario, un palazzo dalla storia tanto affascinante quanto inquietante. Commissionato nel 1479 da Giovanni Dario, segretario della Serenissima, come dono di nozze per la figlia Marietta, l’edificio è stato nel tempo al centro di una lunga scia di sventure, alimentando la sua fama oscura, al punto da essere ritenuto da alcuni “maledetto”.

La spoglia facciata della chiesa di San Pantalon


Affacciato sul Canal Grande, Ca’ Dario si colloca proprio di fronte al Sestiere di San Marco e si distingue per la sua evidente asimmetria architettonica, dettaglio che ne accresce ulteriormente l’alone di mistero. Non è accessibile all’interno, ma può essere ammirato dall’esterno, da più prospettive, che ne esaltano l’insolita bellezza.

Ci sono tre modi per vedere questo edificio dalla fama “particolare”:

  • Vaporetto Linea 1: partendo da Piazzale Roma, l’edificio sarà sul lato destro del vaporetto poco dopo il ponte ligneo dell’Accademia. Nel senso contrario, a parità di linea, si troverà invece sul lato sinistro subito dopo la fermata Santa Maria del Giglio, dove il natante effettuerà la sosta.
  • Vaporetto Linea 2: anche in questo caso, partendo da Piazzale Roma, Ca’ Dario apparirà sul lato destro del vaporetto poco dopo il ponte dell’Accademia. Nel tragitto opposto, si troverà sul lato sinistro subito dopo la fermata Santa Maria del Giglio, dove tuttavia il natante non effettuerà sosta.
  • A piedi, raggiungendo il Sestiere di San Marco: dopo aver trovato Campo San Maurizio, proseguite fino al Campiello del Traghetto e affacciatevi sul fronte lagunare, nel rispetto dei gondolieri che lì prestano servizio.

Difficile non notarlo: in un panorama architettonico straordinario come quello veneziano, Ca’ Dario riesce comunque a distinguersi, rappresentando un vero e proprio unicum — o quantomeno una rarità — soprattutto per la sua facciata, elegante e fuori dal comune. Quest’ultima è infatti realizzata con materiali di pregio, lavorati con tale maestria da conferire all’edificio un’aura raffinata e allo stesso tempo enigmatica.

La volta della chiesa, adornata dalla tela più grande del Mondo

Ca’ Dario il palazzo che cambia colore:

Tra le molte particolarità che circondano questo edificio, alcune delle quali assumono quasi i contorni di una leggenda metropolitana, c’è la convinzione che la facciata di Ca’ Dario cambi colore. In realtà, questo fenomeno ha una spiegazione del tutto naturale: è il risultato dell’interazione tra le condizioni meteorologiche, l’incidenza della luce e i materiali che rivestono l’edificio. A seconda dell’ora del giorno, dell’umidità o della luce solare, Ca’ Dario può apparire più chiara, ambrata o addirittura tendente al grigio, regalando ogni volta un’impressione unica e diversa a chi la osserva.

La Maledizione di Ca’ Dario: Superstizione o Realtà?

La maledizione di Ca’ Dario inizia con Marietta Dario e la sua dote nuziale: il marito, Vincenzo Barbaro, fu ucciso, lei si tolse la vita e il figlio morì in un agguato a Creta. Da allora, una serie di tragedie ha colpito i proprietari del palazzo, tra cui il conte Filippo Giordano delle Lanze, assassinato nel 1970, e Kit Lambert, manager dei The Who, che cadde in rovina. Anche John Entwistle, bassista della band, morì d’infarto, e Raul Gardini si suicidò nel 1993. Perfino Woody Allen, deciso ad acquistarlo, si ritirò all’ultimo momento. Storici e scettici vedono questi eventi come coincidenze, mentre altri credono che il palazzo sorga su un antico cimitero templare o che i simboli esoterici sulla facciata ne causino le disgrazie. Un’iscrizione latina, “VRBIS GENIO IOANNES DARIVS”, potrebbe nascondere un anagramma che recita: “Generare sotto una rovina insidiosa”. La facciata, enigmatica e asimmetrica, alimenta il mistero. Oggi Ca’ Dario è di proprietà di una società straniera e non è visitabile, ma rimane uno dei luoghi più affascinanti di Venezia. La domanda rimane: superstizione o una vera maledizione? Un enigma senza risposta, un luogo di bellezza senza tempo.

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In conclusione:

In conclusione, Ca’ Dario rappresenta un affascinante enigma nel cuore di Venezia, un simbolo di mistero che intreccia leggenda e realtà. Le tragiche vicende che hanno segnato la sua storia alimentano la superstizione, ma al tempo stesso invitano a una riflessione più profonda sul confine tra destino e casualità. La bellezza enigmatica del palazzo, con la sua facciata asimmetrica e i simboli misteriosi, aggiunge un ulteriore strato di fascino, rendendo Ca’ Dario un luogo che suscita curiosità e timore. Nonostante le leggende e la sua inaccessibilità, questo palazzo continua a essere una delle icone più intriganti di Venezia, un crocevia di storie, superstizioni e riflessioni che si intrecciano nel tempo, lasciando la domanda irrisolta: è solo il frutto di una superstizione o una vera maledizione aleggia su queste mura?

E tu, visiteresti questo luogo? Fammelo sapere nei commenti!

cà dario il palazzo maledetto - mappa

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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