I Segreti di Venezia: Aneddoti e Storie dei Termini Chiave della Toponomastica Veneziana

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi condurrò attraverso un dedalo di significati e storie celate dietro ogni nome e ogni angolo di questa affascinante città.

Iniziamo con una nota insolita: no, non sto per parlarvi del crollo del Campanile di San Marco, oggi cominciamo parlando di una lingua antica, il Latino. So bene che potreste storcere il naso all’idea di parlare di latino in un contesto moderno, ma credetemi, anche le radici linguistiche possono svelare segreti sorprendenti.

Alla base della struttura cittadina veneziana infatti abbiamo un elemento più comune tra tutti, la “Calle“, una rete di antiche viuzze, talvolta pervie, le cui origini affondano nella parola latina “Callis”. Questo termine, evocativo di tempi lontani e segreti nascosti, significa letteralmente “sentiero, viuzza“. Al contrario di queste vi sono le “Rughe” che non sono un sintomo dello scorrere del tempo, ma sono delle calli molto sviluppate in lunghezza ed importanti. Tra queste ricordiamo Ruga vecchia San Giovanni vicino al Ponte di Rialto.

Una corte e, sulla destra, una calle del Ghetto Ebraico Veneziano.

Ma c’è di che impazzire con la toponomastica veneziana… agli inizi del nostro viaggio insieme incontrammo il “Ponte dei Pugni”, ma che ne dite di imboccare una nuova traiettoria? Ad esempio percorriamo una “Salisada“? Nonostante possa sembrare solo una parola dal suono strano, questa designazione rappresenta una svolta epocale nella storia dell’urbanizzazione di questa città. Significa infatti “Strada selciata” e contrassegna le prime strade dotate di pavimentazione, testimoniando un momento cruciale nella trasformazione della città dai tempi antichi a quelli con tracce di modernità.

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Una calle dopo l’altra, attraverseremo sicuramente almeno un “Campo” (uno dei più famosi è il “Campo Manin” che si trova più a sud ovest del Ponte di Rialto), si tratta di spazi aperti e polivalenti che un tempo ospitavano coltivazioni (ebbene sì!) e oggi sono i palcoscenici di ferventi momenti di vita quotidiana veneziana o luoghi in cui si affacciano bar e negozi dei più svariati.

Siete passati dalla Stazione ferroviaria per andare verso la il Ghetto (li avete visti i “Grattacieli”?) o verso il cuore di Cannaregio? Bene, avete sicuramente camminato sulla “Lista“, non è quella della spesa o un elenco di nomi, non fate i furbetti, le “Liste“, con le loro pietre bianche, ci raccontano storie di immunità diplomatica e collegamenti vitali nella città, scorrendo infatti nei pressi delle dimore o palazzi di qualche ambasciatore.

Uno dei miei percorsi preferiti a Venezia, per il senso di poesia che mi trasmettono, sono quelli indicati come “Rio Terà” (ad esempio il Rio terà dei Pensieri), una strana denominazione che indica strade costruite sopra ex canali, testimonianze mute di un passato ormai sommerso, anzi, interrato! Quando vi passo adoro immaginare come quel selciato potesse essere stato un canale e come sarebbe potuto apparire ai nostri occhi oggi. Tra l’altro anche qui, come in Campo San Barnaba, c’è spesso una bottega della frutta galleggiante, dovete assolutamente scoprirla!

L’unica via di Venezia, Via Garibaldi, consta anch’essa in un Rio Terà

Perdonatemi se ora vi farò pensare all’estate o alla prova costume, che ne dite di andare a scoprire cosa sia una “Piscina“? La piscina, a differenza del rio terà, non è ottenuta dall’interramento di un canale, ma piuttosto dalla predisposizione di uno stagno, di un laghetto o di un’area paludosa grazie alle maree. Solitamente veniva destinata ad attività di pesca o persino di nuoto, questa denominazione riflette la sua originaria funzione, conservata nel nome toponomastico nonostante le bonifiche avvenute nel tempo.

Lo sapete come si chiamano le diramazioni delle Calli? Pensate alla Calle come un grande tronco da cui partono tanti e fitti “Rami“, questo è il nome dunque e, spesso, queste viuzze ci portano verso segreti nascosti e avventure inaspettate.

E a proposito di calli e rami angusti, la conoscete la più stretta tra tutte? Si tratta quasi di un Guinness con i suoi 53cm di ampiezza ed è la celebre “Calle Varisco“. Lì il passaggio è un vero e proprio atto di coraggio tra muri antichi, capochiave sporgenti, pervietà e segreti da farsi sussurrare dalle pareti delle case che ne fanno da confine.

Nelle vicinanze de l’Arsenale, nei pressi di Calle Venier, vi è uno dei passaggi più angusti di Venezia e, come vedete dall’immagine, ci passo appena.

Ma perché Venezia è così ricca di passaggi angusti? Semplice! Perché i Veneziani erano obbligati a lasciare un passaggio per ottenere i permessi di costruzione, trovandosi così costretti a ingegnarsi nel lasciare meno spazio possibile (da 8m a 53cm i numeri massimi e minimi attuali) per il passaggio delle persone negli spazi concessi.

Inoltre, oltre a raccontarci storie, eventi e personaggi, i nomi delle calli ci indicano spesso le professioni svolte dai veneziani in quei luoghi, ad esempio: calle del forno, calle del tagiapiera, calle dei fabbri, calle dei botteri, calle del spezier, calle delle rasse; in altri casi ci rimandano ad altari o angoli sacri come nel caso di: calle del Cristo, calle della Madonna,Calle del Paradiso; oppure, non meno frequente, le calli prendevano nome dalle famiglie nobili che le hanno frequentate o abitate: calle Dolfin, calle Benzoni, calle Da Ponte, calle Vallaresso, calle Bressana; infine ci sono anche le calli i cui nomi sono figli di eventi rilevanti o funzioni specifiche, quali anche gli omicidi, è il caso di Rio terà degli assassini. Infine, sapete cos’è uno Squero? A Venezia ce ne sono tanti, e la definizione la recuperiamo direttamente dall’enciclopedia:

squèro s. m. [dal gr. ἐσχάριον «cantiere»], region. – 1. Cantiere navale per la costruzione e la riparazione di imbarcazioni e navi di piccolo tonnellaggio

Fonte: Treccani

Dunque, come per i detti e soprannomi famigliari di cui vi ho parlato poco tempo fa, anche la toponomastica subisce l’influsso del circostante, delle storie e delle tradizioni locali.

Eccovi infine una selezione di parole che sono comunissime all’interno della toponomastica veneziana, ma che non sono riuscito ad incastonare all’interno dell’articolo:

  1. Nizioleti: La parola in veneziano indicherebbe i piccoli lenzuoli, ma forte della fantasia locale, si fa metafora visiva sui muri sui quali vengono dipinti rettangoli bianchi che recano i nomi delle varie vie veneziane in caratteri di colore nero.
  2. Fondamenta: Sono le vie che però costeggiano i canali ampi o specchi d’acqua, spesso godono di paesaggi bellissimi e sono l’elemento che separa i palazzi dalle acque.
  3. Sotoportego: passaggi coperti, corridoi, che attraversano edifici e collegano zone distinte.
  4. Corte: piccoli cortili e spazi civici più interni, talvolta nascosti e affascinanti.
  5. Campiello: piazzette più piccole e intime rispetto ai campi principali.
  6. Bacino: ampi specchi d’acqua, come il Bacino di San Marco, luoghi di grande visibilità.
  7. Carreggiata: strade più ampie, a volte concesso come sinonimo moderno per indicare vie principali, “Carizzàda” è un termine ancora più frequente a Pellestrina e San Pietro in Volta per esempio.
  8. Crosera: intersezione o crocevia tra due o più calli, spesso piccole e nascoste.
  9. Fondaco: antichi magazzini veneziani, spesso con accesso sia dalla strada che dall’acqua, famosissimo quello vicino al Ponte di Rialto che prende il nome di “Fondaco dei Tedeschi”, ex sede centrale delle Poste Italiane e oggi sede di un negozio di marchi di lusso con una terrazza panoramica su prenotazione gratuita di grande unicità.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!

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I Segreti di Venezia: Una perla tra mare e laguna… Pellestrina!

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio affascinante tra le peculiarità della cultura lagunare veneziana. Questo articolo nasce a distanza di sei anni dal mio primo scritto sull’isola che c’è, Pellestrina. Il fine ultimo è fornire una summa di tutto quello che dovrete aspettarvi o potreste scoprire visitando questo luogo unico nel suo genere. Se invece chi mi legge ne avesse già conosciuto le peculiarità, non esiti a mettersi alla prova, arrivando magari a scoprire qualche chicca rimasta inedita.

Una vista nel Sestier Scarpa

Chi mi legge da qualche anno sa che Pellestrina è un sottile lembo di terre sottratte a ovest alla Laguna di Venezia e, ad est, al mare Adriatico, con questi due elementi che danzano in un’armonia millenaria, da sempre. Uno degli aspetti peculiari è che qui si può ammirare sia il sorgere che il tramontare del Sole nelle acque, con giochi di luce, riflessi e ambientazioni da fiaba, in un silenzio quasi surreale, interrotto solamente dal canto dei gabbiani.

La vista innanzi la chiesa di Ognissanti.

L’arrivo a Pellestrina è esso stesso un’esperienza nell’esperienza, in passato vi ho scritto come vi si arriva, ma vi riporto lo stesso un breve elenco di opzioni, così che poi possiate fare le vostre più opportune valutazioni: da Venezia, passando per il Lido di Venezia e poi autobus fino a Pellestrina; parcheggiando a Chioggia, camminata fino a Piazza Vigo e poi vaporetto di linea per Pellestrina. Resta ovvio che i possessori di barche possano avvicinarsi all’isola direttamente con i loro natanti.

L’approdo del vaporetto da Chioggia

Una volta giunti sarete colpiti da un dettaglio che, altrove, è assente: il silenzio. Certo, i bambini con un pallone, dei ragazzini in motorino ci sono anche qui, ma per “noi cittadini” questo silenzio, assordante a tratti, sarà un vero momento di riconciliazione con madre natura, nonché un ulteriore modo di sintonizzarsi con l’ambiente locale.

Una panchina sul fronte laguna

Se non vi siete ancora convinti a visitarla proseguite nella lettura (: e aprite immediatamente un tab di navigazione per scoprire:
Le 10 cose da fare a Pellestrina almeno una volta nella vita.

I tramonti, unici.

Questa sottile fascia di terra, insieme al vicino Lido di Venezia, sono i due “scudi” di Venezia. Senza le due isole infatti molto probabilmente non esisterebbe la Laguna ed il mare avrebbe libertà di correre fino alle zone costiere dei comuni che scorrono lungo la strada statale 309 Romea, abbattendosi così, senza opposizione, su Venezia che, probabilmente, senza di esse non sarebbe mai potuta esistere.

Il murazzo che corre lungo tutta l’isola, proteggendo la Laguna dal Mare.

Ok, tutto bello, ma dov’è? Molti non conoscono l’esatta collocazione del territorio dell’isola, quindi, facciamo chiarezza. Si trova a Nord di Chioggia ed a Sud del più famoso Lido di Venezia (ci fanno la Mostra del Cinema, ve lo siete dimenticato?), precisamente qui:

Pellestrina da Nord a Sud

Pellestrina si estende per 11 km ma ha una larghezza media inferiore ai 100 metri, talvolta separato solo da un sottile muro, i murazzi, che dividono il mare dalla laguna. Incontrerete persone straordinarie, come pescatori che riparano le reti dopo una lunga notte in mare, abitanti che cucinano pesce fresco sulle braci, donne che creano merletti al tombolo e tantissimo altro. Vi lascerete incantare dalle case colorate? O dai nomi delle corti e delle calli, impressi sui nizioleti?

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L’isola è certamente amica delle biciclette, ma la mia personalissima dimensione ideale l’ho scoperta percorrendola a piedi, un ritmo che pare sincronizzarsi meglio con quello che potrebbe essere definito il “flow” vitale locale. Cadenzato dalla natura circostante e ricco di fascino.

Tra i personaggi che le han dato lustro (solo per citarne alcuni) abbiamo: Romano Scarpa, Vianello Vincenzo “El Graton”, il Cagnaccio di San Pietro e, non ultimo, il Beato Don Olinto Marella.

Nel lontano 1998 scrissi una delle mie prime poesie dedicandola all’ambiente isolano, eccola per voi:

Laguna
luogo incantevole
a parole indescrivibile
in cui si tuffa il sole
del quale rifletti il colore
mentre tramonta
e ci fa l’occhiolino dal pelo dell’acqua;
ci son giorni in cui sembri oro
altri in cui sei smeraldo
altri in cui non c’è orizzonte
e tu sei azzurra come il cielo
e gli stormi di candidi gabbiani
son le tue nuvole.
Una cosa in te non cambia mai
è la tua bellezza…

La vista che accoglie chi giunge da Chioggia

In conclusione, invito alla curiosità, alla gentilezza e all’apertura verso nuove scoperte in questo territorio che si presenterà autentico e sincero con voi. Più vi mostrerete disponibili, più ne trarrete arricchimento. La pace e il silenzio che vi accoglieranno qui assumeranno un significato nuovo e più profondo. Lasciatevi trasportare dalla bellezza e ne uscirete arricchiti.

Immergetevi dunque nella scoperta di Pellestrina, sarà un’esperienza senza paragoni, un affascinante viaggio attraverso una sinfonia di colori, sapori e tradizioni che cattureranno l’anima. Lasciatevi avvolgere dal fascino autentico di questo piccolo universo, pronto a donarti le sue spiagge dorate, i sapori autentici e l’accoglienza calorosa della sua gente. Pellestrina si offre come una perla nascosta nella Laguna di Venezia, pronta a svelarsi con i suoi segreti e a regalarvi momenti indimenticabili.

Mi raccomando, ovunque andiate, scegliete di essere dei turisti responsabili e, oggi niente mappa di Venezia, bensì la mappa che rende più chiaro dove siamo arrivati (: .

Continuate a seguire la serie “I Segreti di Venezia” per scoprire altri luoghi affascinanti e curiosità nascoste che rendono questa città così straordinaria. Venezia e la sua laguna sono pronte ad aprirti le porte per rivelarti ancora di più dei loro segreti.

A venerdì prossimo!

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I Segreti di Venezia: Giù la maschera! Scopri l’Incredibile Storia dietro il Carnevale di Venezia

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, oggi vi accompagnerò in un viaggio entusiasmante alla scoperta delle radici e delle tradizioni del Carnevale di Venezia. Quando pensiamo al Carnevale, ci vengono in mente immagini di maschere sfarzose e festeggiamenti vivaci. Tuttavia, la storia dietro questo evento va ben oltre le apparenze. In questo episodio, esploreremo le origini e la magia dietro il Carnevale di Venezia, invitandovi alla scoperta degli aspetti meno conosciuti di questa affascinante tradizione. Pronti a scoprire cosa si cela dietro le maschere?

A pensarci bene il Carnevale affonda le sue radici in epoche assai remote da quelle moderne. Scavando bene nella storia possiamo infatti scoprire che, sia nell’antica Grecia con le feste “Dionisiache“, che nell’antica Roma con i “Saturnali” esistevano già delle feste pagane in cui era lecito darsi alla pazza gioia, scherzare, giocare e, addirittura, mascherarsi. Terminato questo periodo poi ordine e rigore tornavano ad imperare nella organizzazione sociale.

Un antico adagio latino recita: “Semel in anno licet insanire” – cioè “È lecito impazzire una volta l’anno”.

Secondo ulteriori fonti, tra cui Apuleio, l’origine del “travestimento” può essere rintracciata in una celebrazione dedicata alla dea egizia Iside, in cui numerosi partecipanti si mascheravano. Questa pratica fu poi introdotta anche nell’Impero Romano: alla fine dell’anno, un uomo vestito con pelli di capra veniva condotto in una processione e colpito con bastoni.

In molte altre regioni del mondo, soprattutto in Oriente, esistevano varie festività con cerimonie e sfilate in cui le persone si travestivano. Ad esempio, a Babilonia, non era raro vedere enormi carri che simboleggiavano la Luna e il Sole percorrendo le strade, rappresentando la creazione del mondo.

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lo spirito festoso mira a sovvertire l’ordine delle cose, a capovolgere la realtà attraverso l’uso della burla e della fantasia. Nel Medioevo, per esempio, i cittadini comuni potevano godere di qualche ora di svago spensierato e sentirsi pari ai potenti: anche il più stolto poteva idossare la corona in fondo.

Il Carnevale è una data mobile del calendario, infatti si lega a stretto giro con la Quaresima e dunque varia di anno in anno. L’etimologia della parola “carnevale” ha le sue radici nel latino carnem levare, che significa “rimuovere la carne”. In passato, tale termine indicava il festoso banchetto che si svolgeva nell’ultima giornata di carnevale, nota come martedì grasso. Questo momento precedeva il periodo di astinenza e digiuno imposto dalla Quaresima, durante il quale era vietato consumare carne!

Il Carnevale di Venezia, noto per le sue maschere elaborate e il suo sfarzo, ha invece una storia unica legata alla città lagunare. Venezia è considerata uno dei luoghi di nascita, o almeno di massima declinazione del carnevale così come lo conosciamo oggi.

Foto dall’archivio dell’autore: Edoardo Scarpa 2013

Il Carnevale di Venezia ha origini medievali e risale al 1162, quando la Repubblica di Venezia festeggiò una vittoria militare sul Patriarcato di Aquileia. Nel corso dei secoli, il carnevale a Venezia divenne sempre più sfarzoso, con la popolazione che si dedicava a festeggiamenti, balli mascherati e giochi d’azzardo. Durante il periodo della Serenissima Repubblica di Venezia, il carnevale raggiunse il suo apice di splendore.

Con il passare del tempo, il Carnevale di Venezia ha subito varie trasformazioni, ma la sua storia e il suo legame con la città e la sua cultura lo rendono un evento unico e iconico.
E, per quest’anno almeno (2024) non sarà toccato dal ticket di accesso!

Il Carnevale, non è a Venezia, in realtà “È Venezia!”

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I Segreti di Venezia: Bacino Orseolo, la “Piazza delle Gondole” e il Fascino del Gansèr – San Marco

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio affascinante tra le peculiarità della cultura lagunare veneziana. Il luogo in cui ho intenzione di teletrasportarvi oggi è così vicino a Piazza San Marco da farne quasi parte. Sicuri di non essere mai stati a “Bacino Orseolo”? Perchè, se siete andati all’Hard Rock Cafè di Venezia nelle vicinanze della piazza principale, sicuramente la risposta è: “Sì”.

Cosa rende unico e speciale questo luogo di Venezia? Qual è la sua storia?

Bacino Orseolo, potrebbe essere noto come la ‘Piazza delle Gondole‘ di Venezia. Esso incanta i visitatori con il suo fascino intramontabile, fatto di storia e poesia. Questo luogo affascinante, situato strategicamente vicino alla piazza principale, è divenuto famoso per essere il punto di partenza ideale per esplorare i canali veneziani. L’immagine di un’armata di gondole che si radunano qui, pronte a trasportare i visitatori attraverso i dedali acquei di rii e canali, evoca un senso di costante movimento, simile a quello di Piccadilly Circus a Londra, ma con il suo tocco veneziano unico e, ovviamente, senza bus double deck o taxi cabs.

bacino Orseolo visto dall'angolo opposto dell'Hard Rock Cafè
bacino Orseolo visto dall’angolo opposto dell’Hard Rock Cafè

Bacino Orseolo, fece parte di un ampio progetto di ristrutturazione urbana nell’Ottocento, di cui è divenuto fiore all’occhiello; questo luogo infatti è diventato il punto di arrivo di un nuovo percorso pedonale ideale, che collega Campo San Luca a Rialto e alla Strada Nova, eliminando i tortuosi itinerari preesistenti.

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Ciò che rende veramente speciale il Bacino è l’atmosfera vibrante e pittoresca che pervade la zona. Gli eleganti palazzi veneziani si riflettono nelle acque tranquille, creando uno scenario da cartolina che affascina i visitatori provenienti da ogni angolo del mondo. La presenza di artisti, musicisti e artisti di strada contribuisce a rendere questo luogo un vero e proprio spettacolo vivente in costante evoluzione.

Affollamento di Gondole che attraverso il Rio Orseolo tornano alla base

Il Gansèr:

Tra le figure storiche del bacino, ma non solo, ecco comparire “El Gansèr” (vedi foto), solitamente un ex gondoliere anziano o, raramente, uno più giovane.

Un Gansèr in attesa di essere chiamato all’azione

Il suo ruolo, immutato nel corso del tempo, è quello di agevolare l’attracco della gondola (vedi foto) in arrivo, impiegando un apposito gancio fissato all’estremità di un bastone. Completata questa operazione, il gondoliere estende il braccio per assistere i passeggeri durante la discesa, accompagnando il gesto con il sollevamento del cappello come segno di rispetto. Al termine dello sbarco, con una gestualità altrettanto elegante, questi ricolloca il cappello sulla testa, suggerendo in questo modo la possibilità di lasciare una mancia in segno di gratitudine per la cortesia offerta. Questi ex gondolieri, impegnandosi in questa attività fondamentale, manifestano la propria dedizione attraverso un lavoro essenziale e rispettabile per migliorare il proprio sostentamento finanziario.

Il classico movimento del Gansèr che aiuta la gondola ad accostare

Ma qual è il segreto che fa andare dritta una Gondola?

Se vi state domandando come una gondola riesca a mantenere una traiettoria retta con un solo gondoliere al timone, la risposta è stata svelata in uno degli articoli precedenti di questa rubrica. Inoltre, potete stare tranquilli: quando salirete a bordo, il gondoliere non si affiderà a Google Maps per orientarsi tra i tortuosi canali veneziani (anche se la foto potrebbe suggerirlo), ma vi guiderà grazie alla sua impeccabile conoscenza dell’itinerario, regalandovi un’esperienza affascinante, senza eguali.

Un gondoliere che sembra guardare le mappe, ma che in realtà si rilassa in attesa di attraccare

Concludendo, Bacino Orseolo si erge come un gioiello nascosto, pronto ad accogliere coloro che desiderano immergersi nell’autentica essenza veneziana. Vi invito dunque a visitare questo angolo e lasciarvi catturare dalla sua atmosfera vibrante. Camminate lungo le rive, osservate la danza elegante dei gondolieri, e lasciate che la storia e la poesia si svelino davanti a voi. Soltanto sperimentando personalmente la bellezza di questo luogo, potrete comprendere appieno l’unicità e l’incanto che trasmette. Venezia ha ancora molti, moltissimi segreti da svelare, e Bacino Orseolo è sicuramente uno di quelli che non dovreste perdervi.

Uno degli stazi in cui i gondolieri si propongono ai turisti
L’esatta collocazione di Bacino Orseolo

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I Segreti di Venezia: Soprannomi e Detti, Storie Familiari e Curiosità Lagunari.

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio affascinante tra le peculiarità della cultura lagunare veneziana. Oggi, ci immergeremo nell’antica usanza di dare soprannomi alle famiglie, una tradizione unica che si intreccia con la storia e le vicende personali delle comunità lagunari. Questa usanza non coinvolge la sola Venezia, ma anche Murano, Burano, Chioggia, Pellestrina, solo per citarne alcune.

Questa narrazione non sarà un semplice excursus sulla tradizione dei soprannomi, ma rivelerà anche due storie bonus che affondano le radici nel mio albero genealogico. Scopriremo infatti, grazie ai miei avi, come nel corso degli anni i loro soprannomi particolari siano diventati un elemento distintivo e divertente nella storia delle rispettive famiglie. Tuttavia, ciò avrà origine non soltanto nelle vicende personali, bensì, in una delle due situazioni, anche in un caso giudiziario verificatosi tra il 1927 e il 1931, il quale suscitò un grande stupore nell’intera nazione italiana.

Piazza San Marco

Mettetevi comodi dunque, stiamo per esplorare un affascinante intreccio di tradizioni familiari e storie segrete che, insieme a tante altre, rendono unica la cultura veneziana.

Partiamo dunque!

Perchè nel veneziano i soprannomi sono usanza così comune?

Inizia tutto da un dato di fatto curioso: Rispetto al resto d’Italia a Venezia e dintorni l’arguzia popolare ha spesso assegnato a singoli abitanti o, addirittura, a intere famiglie, soprannomi (o “detti”), così da renderle distinguibili le une dalle altre. Questi soprannomi, che variano tra il serio e il faceto, diventano autentici marchi distintivi, trasmessi con orgoglio attraverso le generazioni. Alla base di tutto questo la necessità di risolvere un problema cruciale: le TROPPE OMONIMIE. Dati alla mano nel solo Comune di Venezia si contano almeno: 4000 Vianello e 2500 Scarpa; allargando la nostra ricerca a tutta la laguna veneta compaiono anche altri 6000 Boscolo e, altri 2000, sommando i Tiozzo con i Penzo, ma ci sono anche interi manipoli di Busetto, Ballarin, Ghezzo, Rossi, Zennaro, Doria, Tiozzo e chi più ne ha più ne metta.

Scorcio Veneziano

Piccola pausa per farti una domanda: “mi segui giá su instagram?” – “No?! Clicca qui!”

Storie di soprannomi e “detti”, celebri o semplicemente curiosi e “alchimie” degne di nota:

Nel corso della mia vita ho memoria diretta di svariate persone che, nell’isola di Pellestrina – San Pietro in Volta, hanno “indossato” tutta la vita un soprannome pittoresco, originale o distintivo. Questo gli venica attribuito perlopiù da conoscenti o familiari. Volete qualche esempio vero?

Stemma dell’isola di Pellestrina con i simboli dei 4 sestieri che compongono il borgo.

Eccovelo: Nane Padella, Nane Charles o Charlie (soprannominato così perchè calcisticamente innamorato del calciatore Gallese John Charles, che militava nella Juventus), Nane Chebe, Nane Postin, Nane Canton (si, quello del famoso ristorante di San Pietro in Volta), Mario Dormi, Nane Umido, Rosa Bambola, Nane Settemenocinque, Mario Bragozzo, Angelino delle Canarine, Sante Spaccabicchieri, Beppi Ciuccion, solo per citarne una piccola parte.

Il video sul tema


Ogni soprannome si rifà ad un connotato, ad un aneddoto, ad una serie infinita di possibilità. Ad esempio, prima storia delle due bonus, il nonno di mia madre era soprannominato, a causa di un carattere facile alla collera e peperino, “Marubio”: sinonimo di forte temporale. La casistica più particolare sulla “ereditarietà” di questi soprannomi la riconosciamo inoltre in una differenza tra San Pietro in Volta e Pellestrina: a Pellestrina, il soprannome si accompagna al Padre, a San Pietro in Volta alla Madre. Dunque troveremo Toni della Mora, Nane della Mira, Nani della Gigia, Angelo della Pitta o Bruno della Rosaria giusto per darvi qualche esempio.

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Connessione con la Mia Vita:

Ma ora, come antipasto della seconda storia bonus, vi racconto una cosa personale e unica tra le tante, mi chiamo Edoardo, figlio di Daniele ‘dei Nicoli’ e di Daniela detta ‘Lollo’, ma la cosa sorprendente è che i miei genitori, prima del matrimonio, avevano già anche lo stesso cognome, entrambi Scarpa! Incredibile no?

Scorcio di Pellestrina

Finalmente ecco a voi la seconda, incredibile, storia bonus: nel corso dei travolgenti anni tra il 1927 e il 1931, accadde una vicenda giudiziaria nota come la Bruneri/Canella, meglio conosciuta come il caso dello ‘Smemorato di Collegno’. Si tratta della una storia di un uomo rivendicato da due famiglie, rispettivamente come il professor Giulio Canella, disperso nella prima guerra mondiale, e come il latitante Mario Bruneri. La questione interessò tutta Italia come una soap opera e, mio nonno Nane, nato nel 1920, e suo cugino Angelino, del 1922, non fecero eccezione a questo smodato interesse. Un giorno decisero di andare a trovare il Nonno Fortunato Vianello, soprannominato Catullo (giusto perchè di soprannomi si parla), un abile ortolano e padre della “Nonna Nene” (la mia bisnonna) che dedicò la sua vita ad una bottega di frutta e verdura. Quella giornata diventò improvvisamente memorabile quando, immersi nella fervente atmosfera del caso giudiziario, nonno Fortunato prese una decisione repentina, spontanea e divertente. ‘Tu, Nane, da oggi sarai Canella,’ disse, ‘mentre tu, Angelino, sarai Bruneri.’ Così nacque lo specialissimo soprannome di mio nonno, una tradizione giocosa che, nel tempo, si radicò nella storia della nostra famiglia e che lo rese “El Nane Canella” fino alla fine dei suoi giorni, mentre io, Edoardo, sono “El Nevodo del Nane Canella” cioè suo nipote come si intuisce.

Pellestrina dall’approdo ACTV


Chioggia e la soluzione unica nel suo genere:

Fino al novembre del 2009, per alcuni cittadini di Chioggia, in particolare per gli appartenenti alle famiglie Boscolo e Tiozzo, che costituiscono circa un terzo della popolazione totale di 50.000 abitanti, situazioni quotidiane diventavano improvvisamente complicate e frustranti. L’utilizzo della tessera sanitaria in farmacia per ottenere farmaci o il semplice atto di essere correttamente identificati tramite carta d’identità o codice fiscale si trasformavano in autentici incubi. In una città in cui i cognomi Boscolo e Tiozzo dominano la scena, con casi estremi di sovrapposizioni perfette tra nome, cognome e data di nascita, l’omonimia totale raggiungeva livelli a dir poco impressionanti. La soluzione, tanto semplice quanto geniale, è giunta, come è giusto che fosse, attraverso le tradizioni locali, cioè aggiungendo come secondo cognome il “detto” familiare che dunque, non solo viene riconosciuto ai fini dell’identificazione dei cittadini da parte dello stato, ma lo rende “tramandabile” di generazione in generazione. Dunque, immaginando i nomi di alcuni cittadini locali potremmo scoprire: Boscolo Andrea Baicolo, Tiozzo Giovanni Moretto, Boscolo Luca Bocca o Tiozzo Marco Bacchetto.

Chioggia, la vista da un ponte lungo Canal Vena

In breve, abbiamo esplorato le affascinanti tradizioni dei soprannomi dei veneziani, risalendo alle storie uniche delle famiglie coinvolte. Dalle complicazioni delle troppe omonimie alla soluzione geniale di Chioggia, ogni aneddoto raccontato ha contribuito a dipingere un quadro vivido della cultura lagunare.

Vi lascio infine con questa riflessione: quali altri segreti potrebbero emergere dall’intricato labirinto delle tradizioni veneziane? Ditemelo nei commenti!

Continuate a seguire la serie “I Segreti di Venezia” per scoprire altri luoghi affascinanti e curiosità nascoste che rendono questa città così straordinaria. Venezia e la sua laguna sono pronte ad aprirti le porte per rivelarti ancora di più dei loro segreti.

A venerdì prossimo!

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