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“Chi ha rapito Santa Claus?” 19 Dicembre – Il Rapimento

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

19 Dicembre – Il Rapimento

La navigazione procedette placida e condusse Artemisia, Elio, Krampus e Rudolf in un lungo attraversamento della laguna al chiaro di luna. Le acque si mostravano piatte, quasi setose, prive di increspature. Le luci sulle bricole si sommavano alle stelle e il silenzio, specialmente di fronte a Ca’ Roman si fece profondissimo. Luca a differenza del solito appariva meno chiacchierone, meno interattivo, aveva assunto la classica espressione di chi sta rimuginando su qualcosa. Alternava momenti in cui il suo viso si faceva faro nella notte ad altri in cui si spegneva. Nessuno osava chiedere il perché, un po’ per la stanchezza e un po’ per non fermare il suo processo mentale. Ad un tratto Rudolf lo guardò e disse: “Vuoi il cambio alla guida?” e lui: “No tranquillo, sto solo riflettendo su un dettaglio che mi ronza in testa, una sorta di porta aperta su un corridoio buio, al termine del quale però intravedo una luce, una soluzione. Se lo dicessi ora vi influenzerei e non è mia intenzione farlo. Quando avrò capito ve lo dirò”. Nessuno se n’era accorto tranne Luca che, stando a poppa con la barra del timone in mano poteva osservarla da relativamente vicino, ma la barca Santa era seguita in acqua dall’ombra minacciosa, che però non pareva interessata a far danni, ma a carpire segreti. Il frate trovò in un angolo un bulino acuminato e, data la situazione, cominciò a segnare la carena interna dell’imbarcazione per lasciare una traccia di quello che aveva intuito. Arrivarono all’attracco davanti all’Osteria dove avevano già fatto stazionare la barca precedente, stavolta l’Osteria era aperta e, data l’ora e la fame scesero tutti e, incrociando l’oste al suo esterno chiesero se vi fosse posto anche per tutti loro. Quello rispose: “Prego, c’è spazio per tutti, anche per quelli grandicelli” disse guardando la mole di Krampus che con un ghigno dei suoi sbuffò. Rudolf aiutò Artemisia ed Elio a scendere e poi si rivolse a Luca, ancora intendo a segnare la barca di nascosto: “Hey Luca, non hai fame?” e lui: “Andate avanti, ordinate un primo, io finisco una cosa e, da bravo frate, mi accontento di un secondo”. Rudolf non ci vide alcunchè di strano e con un sorriso si girò, raggiungendo gli altri all’interno”. Poco dopo uscì e per portarsi avanti chiese: “Luca, fegato alla veneziana o manzo?” e lui: “Seguiamo le tradizioni dai, vai col piatto veneziano”. Rudolf tornò dentro e, poco dopo Luca alzò le mani al cielo in segno di riconoscenza: aveva infatti finito di incidere simbolicamente la sua intuizione sulla barca, proprio vicino al timone cosicché niente e nessuno potessero scipparla alla squadra. Artemisia, a tavola con gli altri, si rivolse a Rudolf: “Quando interpreterai cosa ci riserva il libro dei frammenti di tenebra per il prossimo futuro?” e lui: “Quando rientra Luca e dopo aver mangiato il secondo provvederemo, ora ci sono troppe distrazioni e Krampus, come vedi, addirittura dorme sulla sedia”. Risero, perchè effettivamente pareva assopito pur avendo gli occhi aperti, data la particolarità del personaggio però non vi diedero peso alcuno. Rudolf gli passò una mano davanti agli occhi, ma niente, non reagì. “Addormentato ad occhi aperti, pazzesco, lasciamolo fare dai..” arguì dunque Rudolf per chiudere l’episodio. Arrivarono i camerieri con i primi, Artemisia sentì il profumo dei suoi spaghetti al nero di seppia e sorrise in piena beatitudine, poi fu la volta di Rudolf, a Elio misero a terra una ciotolina con dei pezzettini di tonno, lo gradì e si accomodò ad assaporarlo, infine arrivò il piatto innanzi a Krampus, ancora addormentato ad occhi aperti. Il cibo però svolse un ruolo miracoloso: appena il suo piatto di pasta con le vongole gli fu davanti infatti si rianimò e sogghignando in maniera quantomeno particolare disse tra sè e sè, ma udibile: “Davvero eccellente, molto, molto, bene”. Rudolf però, dopo il primo boccone, posò la forchetta e disse: “Ragazzi, capisco voglia mangiare solo il secondo, ma, se siete d’accordo, andrei a chiamare Luca dentro con noi. Qualunque cosa stia facendo la finirà dopo”. Rudolf uscì, la barca era lì ormeggiata, ma la sensazione che lo travolse fu quella di un paesaggio del deserto nord glaciale artico, di Luca e delle sue cose nessuna traccia: “Corpo di mille renne! Luca?!? Dove sei?” Artemisia aveva un senso dell’udito fortissimo così, quasi scaraventando le posate sul tavolo corse fuori e, una volta raggiunto Rudolf disse: “Rudolf! Rudolf! Che succede?” e lui cingendola: “Lu.. Luca..” e lei: “Luca?” e Rudolf dopo aver visto accorrere anche Elio: “Non c’è, non è qui… ho paura che sia stato rapito”. Elio si strusciò teneramente, forse triste, sulle gambe di Rudolf provando a consolare il suo dolore e quest’ultimo disse: “Luca prima parlava di aver avuto un’intuizione, questa sparizione non è casuale. Mi ero accorto che mentre teneva il timone spesso si guardava indietro, verso l’acqua, ma non ci avevo dato peso. Sono un pessimo compagno di squadra”. Artemisia strinse le sue mani e, accoratamente, rispose: “Rudolf, non si può ponderare l’imprevedibile, anche io ho sentito un odore strano prima che tu urlassi quando ero dentro al locale, anzi, per la precisione l’ho sentito quando Krampus ha riaperto gli occhi per il cibo, ho sentito un fortissimo odore di cenere”. Rudolf a quel punto disse: “Artemisia, che ne dici di salire a bordo della barca e provare a percepire qualcosa? Dividiamoci, io vado a prua e tu a poppa, poi semmai ci invertiamo”. Mentre Artemisia tracciava ampissimi gesti con le mani e, di tanto in tanto toccava il legno della barca, Rudolf camminava nervosamente a prua, posando lo sguardo ovunque, dentro e fuori la “Santa”. Ad un tratto Rudolf non trovando conforto e vedendo Artemisia tutta concentrata approfittò per tirare fuori il Libro dei frammenti di tenebra per capire se avrebbe potuto aiutare. Elio, vicino ad Artemisia, si mise a grattare con forza un punto della barca, proprio vicino ad Artemisia che disse: “Ma Elio, che succede? Dimmi!” lei poi toccando la parte di barca che il felino grattava prima lo redarguì perché credeva l’avesse rovinata, poi lo prese in braccio fiera: “Bravissimo!”. Rudolf: “Che succede Artemisia?” e lei: “Qui Rudolf, qui dove Elio grattava, ci sono delle incisioni, tipo un disegno, sembrerebbero dei rovi”. Rudolf accorse e li vide, erano proprio rovi incorniciati in una finestra. Krampus uscì dall’osteria tutto fiero e disse: “Io nel dubbio ho mangiato tutto quello che voi avete lasciato lì, c’è da pagare il conto e… Luca dov’è?” la risposta di Rudolf, sommessa, non tardò: “Luca temiamo sia stato rapito Krampus” e quello come se nulla fosse: “Ah, caspita, allora il conto tocca a te Rudolf”. “Al conto ci pensiamo dopo, abbiamo trovato un piccolo indizio, ma finchè non capiremo di più possiamo solo ipotizzare che chi ha rapito Santa ora abbia in scacco anche Luca, sono convinto che, a malincuore, anche lui ci direbbe di proseguire e di non mollare. Salvare Santa significherebbe salvare anche Luca, ce la faremo!”. Artemisia sorrise in direzione di Rudolf, mentre Krampus, glaciale come suo solito: “Allora se dobbiamo agire io comincio andando al bagno”. Rudolf invitò Artemisia ed Elio ad attenderlo sulla riva, seguì Krampus all’interno, si scusò con l’oste per le strane dinamiche e, una volta pagato, tornò fuori. Krampus non era ancora arrivato, ma il tempo stringeva e dunque esordì così: “Artemisia, che dici, facciamo qualche ora di sonno, o almeno ci proviamo, e domani analizziamo meglio il libro e cerchiamo di capire che strada prendere o ci mettiamo subito all’azione” e lei, saggia e pacata come sempre: “Rudolf, vorrei dirti che con i miei canali alternativi ho delle sensazioni, ma non è così. Ci conviene riposare e sperare in un domani migliore” Rudolf sorrise amaramente e, dandole ragione, la prese per mano accompagnandola verso l’ingresso dell’osteria. Passarono più di dieci minuti ancora, ma di Krampus nessuna traccia, così si dissero: “A questo punto torniamo a casa, sa dove trovarci no?” e lei: “Ok, non è la cosa più cortese ma a questo punto meglio, magari avvisiamo l’oste di dirglielo, che dici?” Rudolf annuì e, avvisato l’oste, uscì. In pochi minuti, attraversando con Artemisia ed Elio Campo San Giovanni e Paolo, totalmente deserto, si lasciò andare a qualche lacrima commossa per le emozioni che gli suscitava quel luogo, per i ricordi dell’anno prima e, specialmente, per la scomparsa di due persone a cui si sentiva legatissimo. La commozione però durò poco, le luci in casa di Artemisia erano accese, Rudolf vedendole se ne preoccupò e, avvisandola, le disse: “Facciamo attenzione, potrebbe essere il rapitore” e lei: “Andiamo per di qua, una delle finestre in realtà è una porta mascherata, seguimi”. Come al solito il suo modo di vedere attraverso la mente e la memoria superava il senso che tutti conosciamo. Entrarono, silenzio, Rudolf seguì la luce, proveniva dalla zona in cui c’è il tavolo su cui facevano le colazioni e le riunioni. Artemisia: “Ancora quell’odore di cenere, ma non sento energie strane”, Rudolf si affacciò e, eccolo lì il mistero da risolvere. Era una creatura vestita con una tunica e che dormiva in piedi, con un bastone tra le mani, gli occhi aperti che parevano scrutare il buio nel sonno. La luce fredda della notte rimbalzava sul suo volto arcigno, facendolo apparire come una creatura ricavata dall’ombra stessa, una entità che neppure il mondo sapeva se accettare o respingere. Era Krampus, non si sa bene come, ma era lì. Addormentato in piedi. Artemisia ne rise, Rudolf sbuffò, per la prima volta forse nella sua lunga vita e si girò, abbracciando Artemisia e augurando a lei ed Elio una notte serena. Consapevole che la sua non lo sarebbe stata affatto.


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“Chi ha rapito Santa Claus?” 18 Dicembre – Ritorno a Castello 

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

18 Dicembre – Ritorno a Castello 

Schabmänner in azione

Patty aveva ormai colto il meccanismo: ogni volta che gli sfilava il cappuccio, qualcosa nell’oscurità si agitava, come se l’Ombra, custode di quel luogo, impartisse un ordine che altri avrebbero dovuto eseguire per lei; non poteva toccare Santa, solo comandare, era un’ombra in fondo. Lui, a bassa voce: “Patty… hey Patty, posso chiederti una cosa? La tua risposta potrebbe aiutarci tutti più di quanto immagini”. Lei tornò su, da terra alla sua spalla destra, e sussurrò: “Dimmi, sarei felicissima di poterti aiutare”. “Patty, prova a farmi capire, chi ti impedisce di farmi togliere questo cappuccio e me lo rimette ogni volta?”. “Ma io non saprei… nel senso che li vedo da sempre, ma mai distintamente, sono goffi e strani”. “Strani… in che senso?”. Con uno sforzo di coraggio: “Hai presente una scopa di saggina?”. “Sì, ovvio, puliamo sempre anche al Polo Nord sai?”. “Era una domanda discorsiva, non fare il permaloso… davvero, sono sorte di scope di saggina con le braccia”. Santa si illuminò come un plenilunio nella notte polare: “Schabmänner! Patty, dimmi: si muovono a scatti? Sono maldestri e apparentemente stupidi, muovendosi in maniera molto rumorosa?”. “Sì! Proprio così!”. “E dimmi, si agitano, barcollano, fanno le cose dando l’impressione di dimenticarsene mentre le fanno?”. “Esatto! Sai chi sono?”. “Sì, tutto torna: l’Ombra li comanda, loro eseguono, e male… forse senza avere idea di ciò che fanno davvero”. Santa: “Oggi è un giorno fortunato!” Dal buio del corridoio si udirono dei rumori, gli stessi di una scopa che spazza il pavimento, emerse il contorno indefinito ma riconoscibile di uno Schabmänner. Patty spostò con un colpo di anche la lanterna che ora lo illuminava a brevi tratti: corpo di scopa, braccia lunghe e sottili che oscillavano in maniera goffa, occhi minuscoli che lampeggiavano come lumicini impazziti. Ad ogni passo produceva un scricchiolio legnoso e un fruscio di setole “scrish-scrash” che parevano applaudire da sole ad ogni movimento. Giunto lì quasi perse l’equilibrio, facendo roteare le braccia come se stesse danzando in una coreografia assurda. La Schabmänner, senza accorgersene, urtò una piccola levetta nascosta vicino a un pilastro: un lieve clic fece scattare una catena verso il basso, a poche decine di centimetri dalla testa di Santa, facendola oscillare lentamente come un pendolo che danzava nell’aria. L’ombra che vegliava sulla sala da lontano, apatica e disinteressata, si mosse appena, ma nessuno ancora seppe cosa significasse. Patty scivolò indietro, ridendo nervosamente:  “Oh… oh no… guarda come cammina… non si può proprio vedere!” Santa, invece, osservava con attenzione, cercando di carpire ogni possibile dettaglio da quegli istanti. La Schabmänner, ignara di quanto avesse fatto con quella catena, continuò a sbattere oggetti e inciampare, producendo rumore costante e disordinato che fece risuonare echi buffi tra le pareti della prigione. Arrivò infine il momento, la Schabmänner arrivò davanti a Santa, lui seduto stavolta riusciva a guardarla, vederla, distinguerla. Questa alzò il suo sguardo decisamente poco sveglio e precipitò negli occhi di Santa che le si rivolse così: “Ma ciao Schabmänner! Mi volevi rimettere quello?” Guardando verso il cappuccio per terra. Ciò che ne seguì non si sarebbe potuto vedere nemmeno sommando tutte le scene più trash dei film comici. Una danza delirante affatto dotata di equilibrio. Santa: “Tutto questo trambusto per un cappuccio… se solo avessero un briciolo di cervello, sarebbe stato più semplice che bere un bicchiere d’acqua!” Patty scivolò giù verso il muro, intuendo di doversi nascondere, l’Ombra bofonchiò dalla sala in cui si era ritirata fidandosi, ingenuamente, di quelle scope senza cervello. Arrivata all’ingresso della cella impartì ad altre quattro Schabmänner di porre rimedio e ricoprire con il cappuccio Santa: “Agite, stolte… Sempre a inciampare. Se potessi… non avrei bisogno di nessuna di voi. Prima lo terrei incappucciato come si deve… e poi mi assicurerei che imparaste la lezione. Una alla volta, ma per vostra fortuna come ombra non posso agire.” rise grottescamente. L’Ombra, distesa lungo il muro in un’oscillazione sinuosa, proiettò per un istante una forma luminosa alla sorgente: qualcosa di appuntito e fragile tremolava sulla parete. Santa rabbrividì, come se un ricordo antico cercasse di riaffiorare, senza riuscire a identificarlo del tutto.: la forma, il tremolio… un ricordo antico cercava di riaffiorare, qualcosa che lo riportava a un’ombra che un tempo aveva incrociato. Stringendo leggermente le mani, sussurrò tra sé e sé: “L’Ombra ordina, ma tutto il resto è affidato a queste scope impazzite…”. Santa venne così incappucciato nuovamente, l’ombra si allontanò sinuosa e quelle scope impazzite uscirono caracollando dalla cella. Patty fece capolino da una fessura sul muro a mezza altezza e disse: “Via libera!” Si precipitò dunque giù attraverso percorsi che solo lei conosceva e, giunta innanzi la punta delle calzature di Santa, cominciò la risalita fino alla nuca di Santa, cominciò a tirare e… “Libero!” Squittì esultante. Lei tornò davanti a lui, altezza ginocchio, lo osservava nel suo sembrare meditabondo e gli disse: “Hai tutta l’aria di qualcuno che ha visto una che gli è rimasta impressa nel subconscio” e Santa: “Brava! L’Ombra prima ha detto o fatto qualcosa che mi si è instillato nelle ossa, qualcosa che non mi giunge come nuovo… la mia anima ora sa più di quanto lascia intravedere”. Nel frattempo Rudolf e gli altri erano risaliti a bordo della Santa. Poco prima della partenza, precisamente nel momento in cui a Santa venne sfilato per la seconda volta il cappuccio, gli Umbræon e i Luminæon vibrarono distintamente, dando l’impressione di compensare tramite la loro prossimità le rispettive energie. Contemporaneamente, mentre Luca slegava gli ormeggi, nelle acque appena sotto il Ponte di Vigo ecco palesarsi il volto oscuro, quello dello specchio, quello che aveva distrutto la sanpierota di Luca, le acque cominciarono a muoversi spumeggianti e scure. Rudolf: “Che succede?” e Luca, indicando le acque con l’indice destro proteso: “Lì”. Accorsero tutti a poppa per osservare, capire, difendere. Fortunatamente non fu necessario, il volto parve farsi preoccupato, adirato e, infine, distratto. Si affievolirono tutti i fenomeni e, com’era dal nulla apparso, nel nulla sparì. Il merito? Di Santa e Patty, che, inconsapevolmente, privando il primo del cappuccio e grazie all’inefficenza delle Schabmänner costrinsero il volto dell’ombra a tornare dal suo proprietario. L’ombra a guardia di Santa. Patty scese dalle sue gambe, Santa ne osservava l’ombra minuta a terra e, ridacchiando ebbe modo di riflettere su quanta intelligenza ed empatia serbasse quella creaturina. Patty lo guardò e disse: “Hey, che succede? Stai male? Ti sei fatto serissimo” e lui, con una luce nuova negli occhi e una voce che, per determinazione e forza ricordava quella che avremmo attribuito ad un gladiatore del Colosseo: “Patty, cara Patty, sono i dettagli a fare la differenza, sappi solo che in questo momento sono certo di conoscere l’identità del mio rapitore”. La topolina fu travolta da una variegata quantità di emozioni: pianse, fu felice, ma anche emozionata e triste, perché se lui fosse riuscito a liberarsi era consapevole che lo avrebbe perso per sempre. Nel frattempo a bordo della “Santa”, la barca ancora nei pressi del Ponte di Vigo, Rudolf osservò l’acqua tornare calma, ma non senza fidarsi di quella calma e silenzio che riteneva apparenti. Disse: “È finita qui… solo per ora. Ritorniamo a Castello, riposiamoci e facciamo il punto della situazione”.

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“Chi ha rapito Santa Claus?” 17 Dicembre – Pellestrina e Chioggia

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

17 Dicembre
Pellestrina e Chioggia

un ritratto di krampus col suo scettro luminescente

Scesero dalla torre dell’acquedotto a ritmo compassato, ringraziarono Pietro per quella che in fondo si era rivelata una lezione di vita, di attesa e di fiducia. Mollarono gli ormeggi e.. “Tuùù–tuùù” salutarono con due colpi di clacson Pietro che, sulla riva, era tornato a rammendare le trame delle reti da pesca seduto sulla classica pietra di marmo bianco del fronte lagunare Veneziano. Lui sbuffò due volte dalla pipa e, ad ampi cenni della mano, ricambiò il saluto. Rudolf se ne stava accovacciato a prua, in silenzio, con il libro dei frammenti di tenebra ed il nuovo enigma da carpire. Nel frattempo Luca, fermo nel mezzo delle acque: “Sicuro che non vuoi una mano con la traduzione?” e Rudolf: “Ne sai di greco?” e lui: “Latino volentieri, greco posso dirti la ricetta della tzatziki”. Scoppiarono a ridere, ma Rudolf si tornò subito a concentrare, riga dopo riga, parola dopo parola giunse ad una conclusione: “Sotto il ponte, la luce s’adombra non v’è gloria in quel di Clodia!”. Artemisia quasi sgomitando: “Clodia è l’antico nome di Chioggia, credo dovremo cercare tra i canali!” e Luca: “Si parte!”. Krampus dalla comparsa di Luca si era nascosto dietro a maggiori silenzi ed espressioni cupe, se ne stavano rendendo conto un po’ tutti. A bordo della barca, superata San Pietro in Volta e Portosecco, transitarono davanti l’altra borgata isolana, quella di Pellestrina, anch’essa caratterizzata da un’alternanza di casette colorate e leggermente più popolosa della precedente. Poco prima del cimitero si fermarono a fare un rifornimento e, attraccando poco oltre, approfittarono per mangiare qualcosa al vicino chiosco. Una volta ripartiti costeggiarono la lunga muraglia di marmo bianco che, conducendo fino a Ca’ Roman, divideva il mare e la laguna, mai così vicini lungo tutta l’isola. Luca: “Dovete sapere che qui c’è un’oasi protetta dove vivono gli uccelli fratini, una specie tutelata” e Krampus sarcastico: “Oh, guarda un po’, il nostro frate-saggiatore ci porta a fare birdwatching invece che a risolvere enigmi… devo farmi un plauso per la mia crescente virtù della pazienza”. Cadde il silenzio, brevissimo, interrotto da Artemisia: “Tà–tà–bròm…Tà–tà–bròm…Tà–tà–bròm…” canticchiava facendo le percussioni ed imitando il ritmo di quella canzone che le aveva ricordato il suono del motore. Luca: “Ora sedetevi e reggetevi forte” stavano infatti entrando nella parte di laguna dove la bocca di porto, nei giorni ventosi, causava parecchio moto ondoso. La barca “Santa” cominciò a tagliare le onde, guidata con maestria, ma al contempo beccheggiò ampiamente da poppa a prua e viceversa, più e più volte. Artemisia, non potendo vedere si aggrappò più forte degli altri affidandosi ai sensi per capire quando reagire ai movimenti improvvisi. Un minuto dopo la sagoma della cittadina era all’orizzonte, Luca puntò verso Piazza Vigo e disse: “Partiamo dal canale più grande, il Canal Lombardo”. La barca dunque transitò davanti alla fermata del vaporetto che da Chioggia portava a Pellestrina e, dopo una curva ampia a sinistra, entrò nel canale annunciato. Vi erano pescherecci e altre imbarcazioni, gabbiani pronti a raccogliere avanzi, pescatori seduti nei bar. Passarono sotto al ponte che portava il nome del canale su cui si trovavano e, dopo circa mezzo chilometro si trovarono in laguna aperta. Ora circumnavighiamo le rive e torniamo a sud-est verso l’ingresso di Canal Vena. Mentre passavano davanti all’oratorio dei bambini affacciati salutarono e furono ricambiati anche da Krampus, il tutto mentre Elio rotolava sul fondale in legno della barca. Ad un tratto, vicino al primo ponte Luca: “Giù la testa!” e tutti si abbassarono per passare sotto la bassa volta. Si guardavano intorno, nessuna traccia per ora di elementi sospetti o indizi. Dopo il primo seguirono altri sei “giù la testa” e relativi ponti, fintanto che non giunsero nei pressi del mercato del pesce. Luca osservava il mercato spento con le grandi porte aperte che lasciavano intravedere banchi di giorno colmi di ghiaccio e le reti appese a riposo. E lui pensava: “Ogni movimento qui ha un ritmo, ogni voce ha il suo posto, anche nel caos.” Le acque riflettevano il mercato come uno specchio vivo, catturando la sua essenza. D’un tratto le acque da verdastri smeraldine si fecero nere, il cielo grigio plumbeo in un crescendo atmosferico. Delle orate circondarono e cominciarono a percuotere la barca dai lati e dal fondo con le loro pinne, il tutto mentre dei corvi, tre in tutto, cominciarono a planare vicino a Rudolf, stavano puntando alla sacca delle sfere raccolte. Rudolf le tenne al sicuro finchè Krampus, fissando in direzione di una finestra di una casa, non estrasse il suo bastone tortile e luminescente dalla tunica e proferì una parola soltanto, sbattendo il fondo del bastone sulla prua della barca: “Ite!” che significa “Andate!”. I pesci si acquietarono e i corvi scapparono, senza battere ciglio. “Grazie Krampus, ti siamo debitori” disse Rudolf che nel frattempo riguardò verso la finestra dove si era fissato Krampus e vide proprio lì il volto dello specchio svanire come un’ombra. Luca: “Dunque fai il duro, ma un cuore ce l’hai anche tu”. Stette in silenzio, riponendo il bastone nella tunica che, nel dire la parola che fece scappare quell’esercito naturale, si era illuminata in tutti i suoi caratteri arcaici che la adornavano. Ormai si stava avvicinando l’imbrunire, i primi lampioni si accendevano e alcune luci nelle case facevano capolino. Oltrepassarono altri due ponti, sospirarono avvicinandosi all’ultimo. Il Ponte di Vigo, dall’omonima piazza. Luca accostò sulla destra e disse: “Fermiamoci un attimo, guardiamoci intorno, magari capteremo qualcosa”. Si divisero, prendendo direzioni diverse, Krampus andò in una calle tenebrosa lì vicino, Artemisia ed Elio vicino alla colonna con il leone di San Marco definito dai più “El gato de Ciosa” per la sua piccola taglia, Luca e Rudolf invece rimasero vicino al ponte, perchè in cuor loro sentivano che la soluzione fosse vicina. Rudolf lesse nuovamente ad alta voce: “Sotto il ponte, la luce s’adombra, non v’è gloria in quel di Clodia!” Luca strinse gli occhi, pensieroso. “Se la luce s’adombra sotto il ponte… forse non dobbiamo guardare lì, ma altrove.” Rudolf annuì lentamente: “Giusto. L’ombra indica dove non c’è gloria… quindi la luce… dev’essere sopra.” Artemisia sopraggiunse, curiosa, aggiungendo: “Allora guardate verso il cielo o verso qualcosa che illumina dall’alto, no?” Krampus, giunto anche lui, borbottò: “Sono stufo, mi vado a sedere su quella panca”.  Rudolf osservò il ponte sotto una luca nuova, con attenzione: “Sotto il ponte, la luce s’adombra, non v’è gloria in quel di Clodia…”. Krampus nel frattempo si accoccolò su una panca marmorea vicino ad una delle colonnine del ponte, più bassa rispetto al parapetto alla cui sommità vi erano dei leoni, uno per sezione. Krampus: “Sembra che qui io sia in ombra” borbottò ridacchiando, mentre gli altri lo scrutavano incuriositi. Luca però subito dopo indicò i leoni scolpiti sulle quattro colonnine del ponte. “Guardate quel leone e soltanto uno dei quattro, quello accanto a Krampus… ha una parte sferica, forse postuma, che si illumina appena.” Artemisia inclinò la testa: “Allora non cercavamo ombra sotto… ma luce sopra! Forse dobbiamo prendere come riferimento il punto luminoso, vicino a Krampus”. Rudolf annuì: “Bene, s’adombra chi è sotto, ma la gloria… la luce è dove dobbiamo guardare.” Allungò le mani, la sfera si illuminò di conseguenza man mano che si approssimava. E Krampus: “Ragazzi, la mia era solo una battuta eh, non voglio alcun merito”. Risero tutti, tranne Krampus che continuava a rimanere serio, ora avevano 7 Umbræon e 3 Luminæon e soprattutto, nessuna vaga idea di come si sarebbero dovuti usare per salvare Santa e di quale potere sarebbero stati latori.

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“Chi ha rapito Santa Claus?” 16 Dicembre – Il Respiro della conchiglia

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16 Dicembre
Il Respiro della conchiglia

pietro un pescatore intento a rammendare le sue reti fumando la pipa

Rudolf, ancora visibilmente emozionato per l’inattesa sorpresa riservatagli dal gabbiano, si sedette su una panca, appena fuori dal golf club. Estrasse il Libro dei frammenti di tenebra e andò alla pagina corretta dalla quale lesse ad alta voce quello che sembrava un enigma fin troppo semplice da tradurre: “Lì dove il respiro della conchiglia è indeciso se scegliere tra il mare o la laguna e si fa viatico verso l’ignoto, andate e scoprite come l’esile si faccia forte e l’oscuro si riveli a chi crede nei miracoli e vede il faro dove non si distingue cammino alcuno”. Finita la traduzione alzò lo sguardo verso il suo pubblico e, la strana coppia, Krampus e Luca si confrontarono con Artemisia su quanto udito. Luca: “Esile, mare, laguna…” e Artemisia: “Pellestrina!” a seguire Krampus: “Ricordo una leggenda che raccontava di un faro invisibile in fondo ad una diga, intanto potremmo raggiungere l’isola, poi magari ne capiremo di più…”. Rudolf chiuse il cerchio entusiasta: “Partiamo!”. Raggiunsero la barca, Luca azionò il motore “Tà–tà–bròm…Tà–tà–bròm…Tà–tà–bròm…” e, scivolando sulle acque giunsero nello specchio lagunare antistante l’attracco del ferry boat che di lì a poco sarebbe partito per la medesima traversata. Passarono pochi minuti, scanditi al ritmo del canto dei gabbiani ed eccoli giungere innanzi a Santa Maria del Mare di San Pietro in Volta, la prima frazione di una delle due borgate isolane. Era dicembre, ma i colori dominanti in quel tratto erano dominanti verdi delle classiche tamerici e l’azzurro della laguna intrisa del riflesso del cielo. Proseguirono oltre fino all’inizio della parte abitata e Luca disse: “Quella che vedete davanti a voi è la frazione di Botta, la strada che vi scorre innanzi viene chiamata Carrizzada Belvedere e, a giudicare dalla laguna che le scorre di fronte è un nome davvero appropriato. Pensate, la vedete quella casa col sottoportico pronunciato? Apparve come Grand Hotel in una storia di Topolino del 1972, Pippo alle Olimpiadi”. annuirono tutti e, passando di lì furono travolti dal profumo di pane, così Luca: “Eh si, questo profumino arriva da uno dei panifici locali, ma la vera specialità sono i bussolai, diversi da quelli di Burano, ma ugualmente gustosi”. Poco dopo videro una darsena e decisero di tentare un approdo per proseguire a piedi la loro ricerca. Luca vide alcuni stazi acquei liberi e, nei pressi di uno di questi un pescatore intento a rammendare le sue reti fumando la pipa. Vi si avvicinarono e Rudolf: “Scusi buon uomo, dato che questo stazio – indicandolo – è libero, possiamo attraccarvi per qualche ora?” e quello, senza alzare lo sguardo dal suo lavoro e sbuffando fumo: “Certo forestieri, quello stazio è libero e nessuno se ne avrà a male, ma ditemi – alzando lo sguardo per un istante e guardandoli – come si chiama la vostra barca? Vedo che non reca nè targa, nè nome…” e Krampus: “Questa barca si chiama…” Artemisia lo precedette: “Santa!” Krampus si ammutolì quasi stizzito, ma non ebbe voce in capitolo dopo la reazione felice di tutti gli altri Elio compreso. Il pescatore: “Bel nome, bravi, ora voi fate il vostro che io ne ho ancora per qualche ora, state tranquilli, ve la controllerò io”. Ringraziarono e, uno per volta scesero a riva. Camminarono fino alla piazza principale del paese, c’era un venditore di frutta e verdura col suo furgone ambulante, c’erano le botteghe poche ma d’ogni genere, dagli alimentari ai detersivi. C’era la classica vita, il brulicare d’anime di cui anche Leopardi aveva narrato per la sua terra natia. Quel fermento lieve che dona corpo e vita ad un luogo dove mare e laguna si rincorrono da quando esiste. A quel punto Krampus: “Bene, ma ora che siamo qui in quest’isola dove il respiro della conchiglia è indeciso e bla bla bla, come capiamo il discorso intorno all’esile e all’oscuro nell’ottica del faro senza cammino?” e Artemisia: “Cerchiamo un’Osteria o un bar, lì sicuramente qualche persona avrà sentito parlare di questa cosa..”. Fu così che che Rudolf chiese dove fosse la taverna più vicina, ma quando vi arrivarono la trovarono chiusa per turno settimanale. Fermarono così un’altra persona, peraltro dall’aria particolarmente brilla, e Rudolf chiese: “Noi cerchiamo una taverna o un bar, dove andiamo?” e quello: “Io ero da Memo, onestamente bere ho bevuto, se non ho finito tutto potrete farlo anche voi” e si allontanò ridente e felice. Rudolf lo ringraziò, ma non parve essere stato udito: “Bene, con questo è tutto, a voi la linea in studio” risero tutti per questo momento di leggerezza e, dopo aver transitato davanti alle ex scuole elementari e ad un altro profumatissimo panificio eccoli giungere lì: “Da Memo”. All’ingresso del locale, c’era una specie di veranda, lì un gruppo di uomini già brindava, probabilmente da ore. Il gruppo passò oltre ed entrò. Dietro il bancone un signore gentile, che chiese cosa desiderassero, così Rudolf indicando Krampus: “Il nostro amico villanamente sostiene che nelle isole non si beva un buon spritz come in terraferma, gli riesce a dimostrare il contrario?” e il barista sorridendo: “Qui si offende gratuitamente, quanti ne preparo? Se non vi piacessero non ve li faccio pagare, ma dovessero piacervi, pretendo le sue scuse”. Krampus esterrefatto si prestò, malvolentieri, al gioco e, infine, i bevitori furono lui, Artemisia e, incredibilmente, anche il frate Luca. Nel mentre i tre bevvero Rudolf guardò il barista, cogliendone la curiosità e pose una domanda: “Ma se noi, oltre allo spritz, cercassimo un pescatore che ne ha viste tante e che, proprio in virtù di questo, sia intriso da aneddoti e tradizioni da raccontare, a chi dovremmo rivolgerci?” ed il barista: “Cercate Giacomo, un anziano baffuto segnato dalla salsedine che risponde alla vostra descrizione e che, tra tutti, ha un’esperienza davvero lunghissima di pesca e leggende locali” e Rudolf: “Dove possiamo trovarlo?” e l’altro: “Di solito è qui a quest’ora, per chiaccherare coi suoi amici o farsi una partita a carte, ma quando non viene vuol dire che sta rammendando le sue reti, quindi si troverà alla darsena a di Botta”. Krampus sbottò guardando gli altri: “Ma sul serio? Abbiamo camminato fino a qua e sarebbe bastato chiedere a quel tizio a cui abbiamo chiesto di attraccare? Follia”. Rudolf: “Suvvia Krampus, non lamentarti, che hai pure perso la disputa sul fatto che nelle isole lo spritz non sia all’altezza..”. Risero di gusto, e tornarono si avviarono sui loro passi. Passando vicino alle botteghe da una, quella dei detersivi e casalinghi, un bambino fece capolino, timidamente, e li salutò con la manina. Krampus continuava a borbottare, ma nessuno ci dava peso. Giunsero finalmente alla darsena, il vecchio pescatore era ancora lì insieme alla sua inseparabile pipa. Gli si stava per rivolgere Rudolf quando notò una novità sulla loro barca e disse: “Ma è stato lei a scrivere in bianco su una pennellata di rosso di sfondo il nome della barca” e quello: “Si, mi avete detto che si chiamava Santa, non c’era il nome e così ve l’ho aggiunto, mica ve lo faccio pagare, è solo triste che un mezzo che solca le acque non abbia un nome per rendergli grazia”. Rudolf: “Si sente la sua passione, dedizione e conoscenza sulla questione, poco fa siamo andati da Memo, abbiamo chiesto con chi parlare di temi legati a luoghi e leggende intorno alla pesca ed il mare, ci hanno detto di cercare lei” e lui: “Questi giovani, io racconto spesso ciò che so del mare, della pesca e di quest’isola, ma se loro non usassero solo le orecchie, ma anche il cuore, oggi non dovrei preoccuparmi che queste storie vadano perse..” la sua espressione fu colta da momentanea amarezza, ma rifiorì, felice di poter parlare di temi certamente a lui cari: “Ditemi, cosa volete sapere?” intervenne Luca: “Vorremo sapere se conosce luoghi, aneddoti o leggende riconducibili a questa frase: lì dove il respiro della conchiglia è indeciso se scegliere tra il mare o la laguna e si fa viatico verso l’ignoto, andate e scoprite come l’esile si faccia forte e l’oscuro si riveli a chi crede nei miracoli e vede il faro dove non si distingue cammino alcuno”. Lui ascoltò, ci pensò e, dopo attenta riflessione disse: “Prima e seconda parte, siete nel posto giusto, indica l’isola in cui ci troviamo, mare o laguna, ma anche esile e forte, si si, siete nel giusto, quello che vi sfugge sono l’oscuro che si rivela ed il faro privo di cammino..” tirò un sospiro ed emise tanto tanto fumo bianco e ripartì: “Conoscete tutti l’opera MOSE? Quella che ha salvato con dighe mobili Venezia, bene, lì dove oggi sorge il MOSE fino a pochi anni fa sorgeva una diga ed il suo faro, parallela a quella degli Alberoni. Sono certo che l’oscuro è inteso come cancellato, dissolto, e faro privo di cammino perchè vivo nella memoria di tutti, ma non più esistente”. Rudolf annuì, gli altri rimasero a bocca aperta per l’intensità e la velocità di interpretazione. Luca: “Grazie Giacomo, sei stato illuminante davvero” e lui: “Giacomo? No, io sono suo fratello Pietro, quell’altro probabilmente sarà perso in qualche osteria” e ne rise. Il gruppo dunque si incamminò lato mare lungo i murazzi verso Santa Maria del Mare. I tamerici erano sferzati dal vento che, gelido, arrivava da nord, mentre l’aria sembrava contenere cristalli di sale dal sentore che produceva alle narici. L’unico che non sembrava infreddolito era Krampus, del resto una simile creatura non era nemmeno certo avesse il sangue caldo, anzi, era più probabile fosse il contrario. Giunsero lì ove un tempo c’era la diga di Santa Maria del Mare, oggi sostituita da una gigantesca pianura di cemento in cui locali tecnici, manutenzioni e altre attività affini al MOSE venivano svolte. Artemisia parlò: “Sento un grande, grandissimo vuoto, ma anche la sottile eco di un richiamo arcaico che non distinguo”. Rudolf si guardò intorno, nè operai, nè genti, nessuno. Parve ripetersi nella mente l’enigma, senza trovare un appiglio in quel desolante vuoto salmastro. A quel punto Luca: “E quindi?” rispose Rudolf: “A questo punto torniamo alla barca”. Con la testa bassa e quasi contando i passi per non pensare alla delusione tornarono indietro e Luca per stemperare ricordò loro un modo di dire locale: “Stiamo tornando a casa per marina…” e Artemisia: “Cioè?” e lui continuò: “è un modo di dire locale, quando le cose vanno male, si intende che non ci si vuole far notare mentre si torna a casa, appunto dal lato del mare che è meno frequentato del lato lagunare dei borghi”. Rudolf: “E vabbè, torniamocene alla barca… per marina allora… sorridendo amaramente”. Arrivati presso la barca, che da oggi aveva un nuovo nome: Santa, ritrovarono il pescatore che li accolse così: “Ah, siete tornati a casa per marina dunque…” e Rudolf ed Artemisia, quasi in coro: “Non ci si metta anche lei sa..” e lui: “No no, tranquilli, nessuna presa in giro, era tutto previsto. Dovevo solo essere sicuro foste voi” e Krampus boriosamente: “In che senso?” e il pescatore: “Un pittore locale in primavera scoprì di avere una grave malattia, prima di venire a mancare mi diede queste, gliele aveva lasciate un uomo dai vestiti rabberciati e sgualciti con una sacca di juta, pregandolo di darle a una persona o ad un gruppo con determinate caratteristiche. Capirete bene che fino ad oggi mantenni la promessa pensando, in cuor mio, che fosse una delle sue ennesime stramberie, ma oggi ho capito che un pregiudizio, in quanto tale, contiene un errore di per sè”. Tutti pendevano dalle sue labbra e, interruzioni e silenzi, risultavano una tortura. Ripartì: “Seguitemi, ho un posto speciale dove nascondo le mie cose”. Dalla darsena, che i locali chiamano cavana, passarono verso una torre dell’acquedotto in mattoni. Lui ne aprì la porta e, saliti in cima attraverso una lunga, lunghissima scala a chiocciola, ammirarono la laguna da lassù. La fragilità del territorio che, largo mediamente 150 metri circa e lungo 11km, da qui faceva capire quanto mare e laguna fossero prossimi. Pietro infine tirò fuori un sacchetto di velluto e disse: “Ecco a voi viandanti, sento che la vostra missione ha un nobile fine, e sono fiero di esserne stato parte attraverso la fiducia del mio caro amico, pace all’anima sua, che dipingeva con amore, talvolta da quassù, eremita dei paesaggi”. Rudolf ricevette nelle mani quel sacchetto, ne slacciò il legaccio e spiò dentro. C’era un Umbræon e in quel momento capì il senso dell’ultimo pezzo dell’enigma: “l’oscuro si riveli a chi crede nei miracoli e vede il faro dove non si distingue cammino alcuno” questa torre era un faro muto, un riferimento certo, ma oscuro, in quanto privo di luce e custode dell’Umbræon. Rudolf guardò tutti e disse: “Santa ha tenuto per sé dei segreti, forse la questione degli ingredienti della luce dell’anno scorso non era la fine, ma l’inizio di qualcosa che solo lui aveva presagito o conosceva fino in fondo”.

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“Chi ha rapito Santa Claus?” 15 Dicembre – Lo specchio infranto

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

15 Dicembre – Lo specchio infranto

la magoga, un grande gabbiano con un frammento della tunica di Santa dell'anno precedente

15 Dicembre – Lo specchio infranto

Luca fece tornare tutti sui loro passi fino alla porta della casa di Alfredo e bussò. “Rieccoci,” disse, e Alfredo, affacciandosi, rispose: “Vi vedo. Se stai per chiedermi dove andare a mangiare coi tuoi amici, ti consiglio la trattoria vicino a Piazza delle Erbe.” Il frate sorrise di quella sua calma decisa. “Non andiamo a mangiare, Alfredo. Ci accompagni da un’altra parte.”  Prima che potesse protestare, Luca lo prese per il braccio e, senza lasciare spazio a obiezioni, lo guidò fuori. Alfredo, divertito e incuriosito, si lasciò trascinare, chiudendo la porta dietro di sé. Giunti al locale, il vecchio padrino si assicurò che fossero accolti con ogni attenzione, e il frate, con un sorriso malizioso, chiese: “Hai ancora le chiavi della casa del parroco?”  “Sì,” rispose Alfredo, intuendo la domanda. “Ora è vuota, e con una piccola offerta per la parrocchia, vi posso far passare la notte lì.” Rudolf, tirando fuori il sacchetto un sacchetto di juta pieno di monete, fece una smorfia: erano almeno cento euro. Alfredo rise di gusto: “Per caso sei uno di quelli che si appropriano delle offerte? Non ti avevo immaginato come un malandrino.”  Artemisia ringraziò, mentre Krampus continuava a guardarsi intorno con un misto di stupore e incredulità inarcando il sopracciglio destro. Elio, con calma felina, rosicchiava una lisca di pesce caduta con apparente casualità dal piatto di Artemisia. Finita la cena, Alfredo li condusse verso la casa del parroco. La strada era silenziosa, illuminata dai lampioni che riflettevano sulle acque tranquille dei canali, e il frate camminava davanti, passo sicuro, come se tutto ciò fosse parte di un rituale segreto. Alfredo si dimostrò un ottimo anfitrione e, data l’abituale solitudine decise di passare la notte con loro. La casa del parroco si animò di voci e passi leggeri mentre ciascuno trovava il proprio spazio. Artemisia si accovacciò vicino al grande camino, sistemando con cura alcuni oggetti sullo scaffale mentre il bagliore delle fiamme del camino danzava sul suo viso concentrato. Luca prese una sedia e si sedette accanto alla finestra, osservando al di fuori. Rudolf preferì la stanza più piccola, sedendosi sul pavimento con le gambe incrociate, estraendo dal sacchetto i Luminæon e gli Umbræon raccolti fino ad allora. Elio, fedele e curioso, saltellava tra il corridoio e la cucina, annusando ogni angolo e accoccolandosi infine su un morbido cuscino vicino alla porta della stanza dove si era sistemata Artemisia. Krampus infine, fedele alla sua abitudine, rimase in piedi nell’ingresso, il volto semicoperto dall’ombra, le braccia incrociate, dormendo con quella rigidità burbera che lo contraddistingueva, come se persino il sonno fosse qualcosa da vivere come un atto di sfida. La mattina seguente Rudolf fu svegliato da un verso fortissimo appena fuori dalla finestra: “kiaaak…kree-ar” si avvicinò e vide un gabbiano reale spiccare il volo. Affacciandosi non vide nulla di strano e pensò ad una casualità. Andò in bagno, così da sciacquarsi il viso quand’ecco di nuovo quel verso potentissimo, si affacciò ancora una volta ma di nuovo vide il gabbiano spiccare il volo. Rudolf si girò verso lo specchio, e come spesso accadeva, vi trovò il volto cupo che lo spiava. Stavolta però il senso di familiarità non calmò l’ansia: “Chi sei? Cosa vuoi? Non mi fai paura,” mormorò, cercando di mantenere fermezza. L’ombra evaporò, lasciando una crepa lunga dallo alto verso il basso, e per un attimo tutto sembrò normale. Ma la metà destra dello specchio non rifletteva il bagno: mostrava una stanza scura, illuminata solo dal bagliore di un focolare, con una topolina bianca che correva tra gli oggetti, poi si arrampicò su Santa, tirò fortissimo dal lato della nuca il cappuccio che copriva la sua testa e glielo sfilò. Era al centro di quello spazio angusto e dalla finestra si intravedevano dei rovi. Era legato con polsi e caviglie ad una sedia, Rudolf riconobbe i lineamenti di Santa, l’aria un po’ sciupata ma era vivo! Poi, quasi in un miracoloso segno di complicità, Santa si girò e fece tre volte l’occhiolino in direzione dello specchio che si illuminò brevemente, come se stesse comunicando il codice del pericolo direttamente al suo fedele amico, come se avesse saputo di Rudolf. Poi si girò verso la topolina bianca, come se nulla di ciò che aveva preceduto quell’istante fosse accaduto. Rudolf trattenne il respiro, consapevole di essere testimone di qualcosa di straordinario, sospeso tra realtà e riflesso. Quando Krampus bussò alla porta del bagno l’immagine scomparve, come se il silenzio spezzato fosse la via di fuga di un segreto. Rudolf scappò fuori, facendo accomodare Krampus, corse a raccontare ad Artemisia e Luca quanto aveva visto e dei tre occhiolini, esplicando il loro significato: “Santa è vivo e dalla finestra si intravedono dei rovi!” concluse. Alfredo, sentendo del trambusto uscì dalla sua stanza, aveva scelto quella del parroco, chiedendo lumi sugli accadimenti che avevano portato alla rottura di qualcosa, avendone sentito il rumore. Rudolf spiegò fosse stato un incidente casuale, ma si offrì di ripagare il danno, cosa che non fu necessaria, in quanto Alfredo avrebbe cambiato ugualmente quello spechio nei mesi a venire. Nel frattempo Santa continuava il suo dialogo con Patty, non aveva ancora capito chi lo avesse ridotto così, ma ora sapeva che era una entità che sapeva giocare con la magia e gli specchi in maniera oscura, ma non del tutto furba o intelligente. Patty lo guardò e Santa disse: “Dimmi piccolina” e lei, tremante sulle zampe posteriori, si fece avanti e lo guardò con occhi grandi e lucidi: “Non ho avuto il coraggio di dirtelo prima, ma ieri sera… ho visto Artemisia nello specchio, prima che si rompesse. L’ho riconosciuta. Si tratta della leggendaria guaritrice di animali.” Santa fece cenno di sì col capo ed il cuore che gli balzava in petto, si chinò ancora, guardando con dolcezza quella creaturina: “Allora… insieme possiamo aiutare chi ha bisogno?” Patty emise un piccolo squittio di gioia. “Sì! E stavolta, nessun segreto. Finalmente possiamo lavorare fianco a fianco, io mi fido di te”. Nel frattempo Rudolf e gli altri si erano già preparati, ringraziarono con profonda riconoscenza Alfredo e, si abbracciarono tutti insieme, tranne Krampus che aveva già salutato e si era avvicinato alla barca. Partirono col motore che suonava al solito ritmo e, dopo circa quaranta minuti giunsero nel canale che circumnaviga un’ampia parte dell’ingresso del Golf Club e attraccarono. Passarono dal tunnel al cui principio campeggiava la scritta: “Golf Club Venezia”. Nemmeno il tempo di fare il primo passo al circolo che si sentì una voce: “Hey, voi!” era il custode del Golf Club. Un uomo dalla solida presenza, con capelli brizzolati e barba rada bianca. I suoi occhi vivaci e verdi scrutano ogni dettaglio, mentre indossa gilet verde scuro, camicia beige e pantaloni robusti, con un mazzo di chiavi al collo e un fischietto sempre pronto. Parlò di nuovo: “Siete Luca, Rudolf, Krampus, Artemisia ed il piccolo Elio, giusto? – annuirono – mi ha chiamato Alfredo, mi ha detto che avevate necessità di visitare il golf, beh, buon divertimento” fece per allontanarsi ma tornò sui suoi passi e aggiunse “Tenete queste, Alfredo vi offre il noleggio di due golf cart, così potete gestire al meglio gli spostamenti”. Alla notizia di questo regalo andarono tutti in visibilio, le chiavi toccarono a Rudolf e a Krampus. Artemisia ed Elio andarono col primo, Luca, per la sua gioia, col secondo. Rudolf disse: “Bene, noi facciamo il giro delle buche da 1 a 9, voi quelle dal 10 al 18, ci ritroviamo a mezzogiorno alla 18, ok?” Luca annuì e i due golf cart si divisero. La natura era florida e rigogliosa, Krampus teneva un broncio molto marcato, Luca sorrideva, così anche i membri dell’altro cart. Girarono quasi fino ad ora di pranzo, coi cart con la batteria ai minimi termini, ma nessuna traccia di sfere. Si ritrovarono all’ultima buca, confrontandosi nessuna delle due squadre aveva trovato alcunchè o indizi. Sedettero al sole di dicembre a pensare fino a quando un verso squarciò il silenzio: “kiaaak…kree-ar kiaaak…kree-ar” Rudolf alzò gli occhi e lo vide, era un Gabbiano Reale. Il pennuto si fece insistente, versi su versi, così Rudolf, Artemisia e Luca lo seguirono tra i vialetti erbosi fino a un angolo più isolato del campo, dove un vecchio magazzino, una catapecchia di ferro arrugginito e legno consunto, c’erano attrezzi abbandonati e palline da golf rotte. Il gabbiano, che li aveva accompagnati sorvolando i campi, si librò improvvisamente sopra il tetto e iniziò a emettere versi acuti, battendo le ali verso una piccola finestra semiaperta. Rudolf indicò la direzione: “Lì! Guardate!” Dentro il magazzino, tra ombre e fasce di luce filtrante dal lucernario, Artemisia percepì un rumore tra mazze arrugginite e sacchi di palline. “È lì,” sussurrò indicando la direzione che l’udito le aveva suggerito. Luca si avvicinò con cautela, e raccolse il piccolo folletto con l’Umbræon ed il Luminæon nascosti nelle tasche. Rudolf: “Grintolo, volevi forse fregarci?” e lui, per nulla dispiaciuto: “ambisco ad ogni cosa, se poi detiene del potere, ancor di più” e così com’era apparso, sparì abbandonando la refurtiva dopo essere stato colto il flagrante. Rudolf non dovette fare altro che mettere nella sacca le due sfere che, prima di entrarvi, accidentalmente sfiorarono la mano di Krampus: “Cosa fai?!” proferì innervosito e in risposta Rudolf: “Nulla, e tu?” Dopo un momento di gelo risero dell’incomprensione e uscirono, vicini come mai prima di allora, dal magazzino. Il gabbiano reale volteggiò ancora una volta per poi scendere, emettendo un ultimo verso, stavolta di dolore, Artemisia gli si fece vicina, lui incredibilmente si lasciò toccare, lei parlò, anzi sussurrò, capì che era un problema ad una zampa. Tracciò dei segni nell’aria e, d’improvviso, quella guarì e facendola sorridere soddisfatta. Il gabbiano, felice e sicuro, si scrollò con vigore, scuotendo le ali e il corpo come farebbe un cane appena uscito dall’acqua e volò via, dalle piume cadde un piccolo pezzo di tessuto rosso, logoro e sbiadito, che planò lentamente fino al pavimento. Rudolf lo prese tra le mani come una reliquia pregustandone il senso. Lo osservò, gli scese una lacrima lungo la gota sinistra e disse: “Questo frammento apparteneva a Santa, forse questo gabbiano era la magoga con cui diceva di aver litigato un anno fa…”.





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