I Segreti di Venezia: Torrefazione Girani, il Caffè di Venezia – Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi accompagnerò alla scoperta di profumi in cui pietra, legno, storia, aria salmastra e caffè si intrecciano in un angolo dal sapore magico..
Venezia, la Serenissima, frontiera e baluardo di commerci, spezie, preziosi, ma anche di tradizioni che da secoli e decenni si dipanano e vivono lungo calli e campielli.
Siete pronti ad assaporare un nuovo articolo? Partiamo!

La Torrefazione Girani: l’ultima vera torrefazione artigianale di Venezia – dove trovarla?

Ci troviamo in uno dei sestieri veneziani che preferisco. Tantissime, infatti, sono le storie, le leggende e la venezianità che scorrono lungo queste calli. Piazza San Marco non è distantissima, ma lo è abbastanza per lasciare spazio a un’autenticità fatta di piccoli dettagli. Quei dettagli, tramandati di generazione in generazione fin dal 1928, che con profumi e sapienza hanno trasformato un piccolo laboratorio in una eccellenza resiliente, dove ogni chicco viene selezionato, tostato e miscelato sul posto. Un’eccellenza che va oltre il contesto in cui la troviamo, e che si rivela anche nella capacità di raccontare un aroma o consigliare una varietà. Io stesso sono entrato da quell’uscio: fuori era il 2025, ma lì dentro ho respirato un’atmosfera senza tempo. La stessa che, da bambino che ancora non apprezzava quella bevanda, mi faceva però annusare la bustina di caffè appena macinato in una rivendita della mia città. Aggiungiamo una nota di mistero: se guarderete sulla borsetta che vi verrà consegnata, dopo aver scelto il loro prezioso caffè appena macinato, troverete un indirizzo preciso: Campo della Bragora 3727. Cercate pure sulle mappe: difficilmente troverete un riscontro. Infatti, oggi quel campo si chiama Campo Bandiera e Moro.

L’interno della bottega ed il bancone della Torrefazione Girani

Per quale motivo il Campo ha due nomi?

Campo Bandiera e Moro e Campo della Bragora non sono due campi diversi, bensì lo stesso luogo, e l’indirizzo Castello 3727 li accomuna per questo motivo. Campo Bandiera e Moro è il nome moderno e ufficiale, ma nella tradizione locale è anche noto come Campo della Bragora, soprattutto per la presenza della Chiesa di San Giovanni in Bragora, che dà il nome alla parrocchia storica. A Venezia, la numerazione civica non segue vie o campi, ma l’intero sestiere di appartenenza. Questo significa che Castello 3727 è un numero univoco all’interno del sestiere, e può essere riferito a zone che portano nomi differenti, anche se indicano la stessa area urbanistica. Talvolta, un’attività o un edificio può essere descritto in modi diversi:
“Campo Bandiera e Moro 3727” come nome toponomastico attuale,
oppure “Campo della Bragora 3727” come nome storico o ecclesiastico. Se cerchi Castello 3727 su una mappa, troverai lo stesso punto: è l’edificio della Torrefazione Girani, che si affaccia proprio su quel campo, in uno degli angoli più autentici e silenziosi del sestiere.
Infine la chiesa di San Giovanni in Bragora, che dava il nome al campo, tra l’altro, è nota anche per aver visto svolgersi il battesimo Antonio Vivaldi.

I caffè “perduti”: miscela e memoria

Un tempo non raro, oggi quasi un’eccezione. Le torrefazioni artigianali a Venezia erano realtà vive, profumate, quotidiane. Caffè Roma in Strada Nova, Torrefazione Cannaregio alle Ormesini, botteghe senza insegna dove bastava chiedere “mezzo etto per moka” per uscire con le dita impregnate d’aroma.

Molte si sono spente, altre migrate in terraferma. Rimane il ricordo: un sacchetto di carta sottile, il suono del macinino, la voce che suggeriva la miscela giusta. Luoghi di fiducia, dove il caffè non si beveva: si sceglieva. La speranza è che possa risorgere dalle sue polveri, se mi passate l’analogia, la Torrefazione Cannaregio, fallita solo nel 2024. Forse, con nuova linfa e mani attente, potrà tornare a tostare per la città.

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In conclusione:

In questo itinerario tra profumi tostati e Segreti di Venezia, la Torrefazione Girani si rivela non solo come bottega, ma come presidio di tradizione. In un tempo in cui la città si affida sempre più al ricordo, qui il caffè è ancora un gesto lento, sapiente, quotidiano. Le torrefazioni scomparse, i nomi che resistono nei racconti delle persone più che sulle insegne, ci parlano di una Venezia fatta di riti domestici, di mani che scelgono e nasi che riconoscono. Un tempo in cui la qualità non era una moda, ma un’abitudine. E allora, in questo angolo del sestiere di Castello, il caffè non è solo una miscela: è una forma di resistenza, un racconto che profuma di passato ma vive nel presente. E, nel mio piccolo, sono felice di aver comprato del caffè, proprio lì, oggi. La moka ormai la uso di rado, ma poter aprire la miscela, annusare e lasciar impregnare le dita del suo profumo… non ha prezzo. E chissà, magari anche voi, passando di lì, sentirete quel profumo nell’aria e vi fermerete. Non solo per comprare del caffè, ma per portare via con voi un frammento di Venezia che non si può raccontare. Solo vivere. E che, una volta sentito, non vi lascerà mai.

torrefazione girani sulla mappa

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: Bepi, il Fantasma di Venezia – Sestiere di Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Oggi vi voglio raccontare una storia che pone le sue radici nel Sestiere di Castello, presso i Giardini Napoleonici.

Chi era Bepi e dove ci troviamo?

Bepi, al secolo Giuseppe Zolli (un approfondimento per i cuoriosi lo trovate QUI), era un soldato veneziano nato nel 1838, fedele a Giuseppe Garibaldi. Partecipò alla celebre Spedizione dei Mille e si distinse per la sua dedizione al generale. La vicenda trova ambientazione a pochi passi dall’unica “Via” di Venezia, Via Garibaldi, e a 300m dal Caffè della Serra, nel contesto dei Giardini Napoleonici.

monumento a Garibaldi in via garibaldi a venezia vicino ai giardini della biennale

Venezia e le sue leggende affascinanti:

Venezia è universalmente riconosciuta come una culla di cultura, storia, tradizioni e un folklore ricchissimo. Ogni angolo della città custodisce storie affascinanti, come quella delle Statue in Campo dei Mori, tra cui spicca “El Sior Rioba”, oppure della leggendaria Pietra Rossa, che si dice segnare il punto dove la Peste del 1630 venne sconfitta e inghiottita dalla terra. Non meno intrigante è la storia della Sveglia stregata, o la struggente leggenda di Orio, il pescatore, e della Sirena Melusina, un amore impossibile sospeso tra mare e terra. E ancora, il misterioso Mascherone di pietra che veglia sulla torre campanaria della Chiesa di Santa Maria Formosa, simbolo di protezione e di enigmi irrisolti. Infine, non ultimo, oggi scopriremo la storia di Bepi, Giuseppe Zolli, il Fantasma.

Quale storia leggendaria riguarda Bepi il Garibaldino?

Bepi morì nel 1921. In vita, si era promesso di difendere ad ogni costo il suo Generale, Giuseppe Garibaldi. Tale promessa divenne praticamente un’ossessione, al punto che, anche dopo la morte, Bepi continuò incessantemente il suo compito, difendendo, come fantasma dispettoso, vestito con una camicia rossa, la statua di Garibaldi presso i Giardini della Biennale, importunando o facendo addirittura inciampare chiunque si avvicinasse al monumento. Riconosciuto dagli abitanti come “Bepi el garibaldin”, il quartiere decise di onorarne la devozione erigendo una statua in suo nome alle spalle del generale, proprio sul medesimo monumento. Da quel momento, il fantasma di Bepi trovò pace, e la sua storia rimane un simbolo di fedeltà eterna.

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In conclusione:

Ogni angolo di Venezia nasconde storie affascinanti, e quella di Bepi, il fedele fantasma garibaldino, è un frammento unico di questo patrimonio senza tempo. Camminando tra i Giardini della Biennale e la Via Garibaldi, si percepisce l’eco di un passato che ancora vive, un intreccio di leggende, tradizioni e passioni che rendono Venezia un luogo da sentire, vivere e respirare.

mappa di venezia che indica come trovare "bepi il fantasma"

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: La Chiesa Murata tra le Case, San Giovanni Elemosinario a San Polo

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende della città lagunare. Preparatevi a scoprire oggi una delle chiese più uniche di Venezia: San Giovanni Elemosinario, la chiesa “murata” dalle case che la circondano.

Dove ci troviamo esattamente?
Siamo nel cuore pulsante di Venezia, a soli due minuti a piedi dal Ponte di Rialto, ma sul lato del Sestiere di San Polo. Questa zona è famosa per il Mercato di Rialto, con i suoi innumerevoli venditori di verdura, frutta e, poco distante, il celebre Mercato del Pesce.
Il luogo di cui vi parlo si nasconde al civico 479 di Ruga Vecchia San Giovanni (per scoprire cosa sono le “rughe”, vi rimando a un articolo precedente).

La Ruga Vecchia San Giovanni e la porta della torre
campanaria che funge da cabina elettrica

Come riconosciamo la Chiesa se è circondata da palazzi?
Oltre al numero civico 479, la torre campanaria ospita il portone d’ingresso di una cabina elettrica, una destinazione d’uso quantomeno singolare. L’ingresso della chiesa si rende visibile grazie a un ampio portale ad arco con volta, racchiuso da un cancello in ferro scuro da cui si intravede (foto 3) il portone del luogo di culto “nascosto”.

Il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni

Le vicende che hanno portato a questa scelta inconsueta:
Quest’area fu una delle più colpite da un’incendio che, nel gennaio del 1514 spazzò una larga parte dell’Isola di Rialto, quella maggiormente contraddistinta da una cospicua presenza di botteghe e mercanzie.

Dal mio canale youtube

La ricostruzione dell’intera area fu affidata all’architetto Abbondi, chiamato lo Scarpagnino. Fu lui a progettare una chiesa in stile rinascimentale e perfettamente integrata in un contesto di palazzi contigui in armonia con il contesto.

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Si tratta di un luogo di culto pensato con pianta a Croce Greca, prevedendo che i vani antistanti la Chiesa potessero divenire delle realtà commerciali per gli ambulanti, tramite il cui affitto si sarebbero potuti ricavare fondi per il sostentamento della Chiesa. La ricostruzione fu ultimata intorno al 1531, durante il dogato di Andrea Gritti (1523-1538). La chiesa fu impreziosita attraverso le arti di: Tiziano, Jacopo Palma il Giovane e Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone.

In conclusione:

Concludendo questo viaggio tra i segreti di Venezia, ci troviamo immersi in una storia tanto affascinante quanto peculiare. La chiesa di San Giovanni Elemosinario, “murata” tra le case, rappresenta un esempio unico dell’ingegnosità architettonica e delle complesse dinamiche urbane della Serenissima. Questa vicenda ci ricorda come Venezia sia un mosaico di storie e misteri, dove ogni pietra racconta una storia e ogni angolo nasconde un segreto. È un invito a esplorare con occhi nuovi una città che, nonostante il passare dei secoli, continua a incantare e sorprendere.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: Storia della promessa a Bartolomeo Colleoni, mantenuta sì, ma con l’inganno – Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi racconterò una vicenda grottesca e truffaldina di cui si rese protagonista la Serenissima Repubblica di Venezia nei confronti di uno dei più grandi condottieri e capitani di ventura che abbiano mai guidato degli eserciti in territorio italico.

Chi era Bartolomeo? Quale era il suo rapporto con Venezia?

Bartolomeo Colleoni (1395–1475) fu un valoroso condottiero italiano del Rinascimento. Originario di Solza, nei pressi Bergamo, prestò servizio come capitano di ventura per la Repubblica di Venezia per oltre vent’anni. La sua famiglia aveva una lunga tradizione di partecipazione a guerre feudali e mercenarie, e Colleoni si distinse come un abile condottiero.

Combatté al fianco di altri celebri capitani dell’epoca, tra cui Gattamelata e Francesco Sforza . Pur avendo avuto un rapporto altalenante con Venezia, la Repubblica lo scelse per la sua competenza militare e la sua vasta esperienza.

La facciata dell’Ospedale di Venezia chiamato anche “Scuola Grande di San Marco”

La promessa e le motivazioni della stessa:

Venezia ambiva ad entrare in possesso di parte dell’immenso patrimonio del condottiero, così strinse un accordo con lo stesso stabilendo che, in cambio, una statua equestre sarebbe stata collocata a Piazza San Marco. L’accordo recitava così: Rogat ut dignetur facere fieri imaginem super equo brondeo et ipsam imaginem ponere super platea S. Marci” ribadendo appunto la volontà di ottenere un monumento nella piazza principale della città.

Il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni

L’inganno, la promessa “mantenuta” e la vendetta del condottiero:

Ai veneziani però, sin da subito e a morte del Colleoni avvenuta (1475), l’idea di collocare una statua unica nel suo genere proprio in seno alla piazza principale non andava a genio, fu così che studiarono lungamente al fine di ideare una gabola con cui aggirare l’obbligo contratto col condottiero e trasformarlo in una promessa mantenuta… con l’inganno. Ed ecco, nel 1480, il colpo di genio.

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Venezia commissionò al Verrocchio quest’opera senza precedenti (la sola di queste dimensioni a poggiare su 3 gambe) e lo stesso artista, una volta arrivato a Venezia, capì il sotterfugio, scoprendo che la collocazione finale era stata stabilita sì a Piazza San Marco, ma non nella vera e celebre piazza, bensì dove la ammiriamo oggi, nella Piazza che ospira la Scuola Grande di San Marco (oggi ingresso dell’ospedale). Colleoni non avrebbe potuto vendicarsi, forse, ma come in tante storie veneziane la leggenda è sempre dietro l’angolo ed infatti l’artista non potè vedere la sua opera compiuta, morì infatti nel 1488.

La vendetta si era consumata e ricadde anche sul successore del Verrocchio, il Veneziano Antonio Leopardi che, terminato il monumento morì, lasciando allo stesso una nomea non propriamente fortunosa.

In conclusione:

Concludendo questo viaggio tra i segreti di Venezia, ci si imbatte in una vicenda tanto grottesca quanto intrigante, che svela un lato oscuro della Serenissima Repubblica. La promessa fatta a Bartolomeo Colleoni di erigere una statua equestre in sua memoria a Piazza San Marco si trasformò in un inganno astuto, che portò alla realizzazione dell’opera davanti alla Scuola Grande di San Marco, anziché nella piazza principale della città. Questa storia non solo aggiunge un tassello al mistero che avvolge Venezia, ma evidenzia anche le complesse dinamiche politiche e sociali dell’epoca. È un monito sul potere dell’inganno e della politica nel modellare la storia e nell’interpretare le promesse.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: La Storia d’Amore di Orio il Pescatore e della Sirena Melusina – Sestiere di Castello.

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio affascinante tra le peculiarità della cultura lagunare veneziana. Oggi vi voglio parlare di un amore che, come nel caso di Romeo e Giulietta, è stato tanto forte quanto tragico, finendo così per essere tramandato ai posteri in eterno. Dunque, eccomi qui, pronto a raccontarvi l’emozionante storia di Orio il pescatore e di Melusina, la sirena. Sarete testimoni di un amore, condannato eppure eterno, che sfida il destino e lascia un’impronta indelebile nella storia di questa città.

Nel cuore della Laguna, Venezia si erge come una città dalle molteplici sfaccettature, avvolta da un’atmosfera unica e intrisa di mistero. Le sue calli strette, i suoi canali serpeggianti e i suoi antichi palazzi raccontano storie secolari di amore, tragedia e magia.

Dal canale youtube

È in questo scenario incantato che si svolgono le vicende di Orio e Melusina, una storia di passione e sacrificio che si intreccia con i segreti della laguna, trasportandoci in un mondo dove la realtà si fonde con la fantasia.

Una notte, nei pressi di Malamocco, un giovane pescatore di nome Orio, tirando le reti in barca, udì una voce femminile chiedere aiuto. Liberata dalla rete, si rivelò Melusina, una sirena dotata di una straordinaria bellezza. I due si innamorarono al primo sguardo, un vero e proprio colpo di fulmine. Addirittura Melusina scelse di rinunciare alla sua natura di sirena pur di vivere con lui.

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L’unica condizione che lei dovette porre fu che Orio non entrasse in casa ogni sabato fino al matrimonio. Ma un giorno, la curiosità e la gelosia vinsero sull’obbedienza al patto, spingendo Orio ad infrangere il patto. Fu così che scoprì la maledizione che trasformava Melusina in un serpente ogni sabato. Decisero così di unirsi in matrimonio, per spezzare la maledizione. La coppia ebbe tre figli, ma poco tempo dopo lei si ammalò e morì, lasciando Orio solo con i bambini.

Da quel giorno, ogni volta che lui se ne tornava a casa, tutto era misteriosamente in ordine e rimesso a posto. Finché, dopo qualche tempo, entrato a casa trovò una tremenda serpe in cucina e, temendo per la sicurezza dei figli, la uccise. Solo dopo giunse l’amara scoperta, cioè che l’amore della moglie Melusina era sopravvissuto alla morte e vegliava su di loro in forma animale di serpente.

In memoria di questa storia d’amore, un cuore di mattoni rossi, il Cuore di Melusina, che è stato collocato nel portico, proprio lì ove era la loro casa. Si trova nel Sotoportego dei Preti nel Sestiere di Castello e, mi raccomando, quando vi passerete, toccatelo insieme alla persona amata, si dice che sia una vera benedizione per chi lo sfiora.

Il passaggio nel portico

Continuate a seguire la serie “I Segreti di Venezia” per scoprire altri luoghi affascinanti e curiosità nascoste che rendono questa città così straordinaria. Venezia e la sua laguna sono pronte ad aprirti le porte per rivelarti ancora di più dei loro segreti.

A venerdì prossimo!

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