Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”. La settimana scorsa abbiamo esplorato il silenzio di Torcello, le sue suggestioni attorno al Trono di Attila e la sua posizione sospesa e isolata nella laguna. Oggi torniamo nel cuore di Venezia, a passo lento, per scoprire uno scrigno profumato nascosto tra calli e palazzi. Un museo che, probabilmente, solo Venezia – e poche altre città al mondo – sarebbe stata degna di ospitare. Siete pronti a scoprire un luogo che custodisce il Centro Studi del Tessuto, del Costume e del Profumo?
Come raggiungere Palazzo Mocenigo
Dalla Stazione di Venezia Santa Lucia si esce verso la Calle Favretti e si prosegue lungo la Fondamenta dei Scalzi, fino ad attraversare il Ponte degli Scalzi. Superato il ponte, si entra in Calle Longa e poi in Calle Bergami, che conduce alla Salizada de la Chiesa. Qui la strada piega a sinistra e diventa la Lista Vechia dei Bari, che porta fino al Campiello Rielo. Girando a sinistra si imbocca il Rio Terà di Santa Croce, quindi a destra per Calle Bembo, fino ad arrivare a Campo San Zandegolà. Si svolta poi a destra in Calle dello Spezier, che attraversa il Ponte del Megio, e da lì in Calle del Megio. Una breve deviazione sulla destra porta in Salizada San Stae, dove, al civico 1992, si trova il Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo.
Gli interni di Palazzo Mocenigo: un viaggio tra vesti, stoffe e profumi
Appena varcata la soglia del museo, vi sentirete trasportati in un’altra epoca. Lo stile veneziano più classico si intreccia allo sfarzo nobiliare degli arredi, mentre dipinti e tessuti raccontano la ricchezza e il gusto di chi li possedeva. I manichini, vestiti con costumi d’epoca, sembrano sospesi tra realtà e leggenda, pronti a confidare storie e gesti quotidiani dimenticati. Le opere d’arte austere vi scrutano dall’alto, come se il loro status imponesse silenzio e meraviglia. Camminando tra le sale, ogni passo diventa un invito a osservare, immaginare e sentire il respiro della storia, pronto a svelarsi attraverso le immagini che che potete vedere proprio qui sotto.
Il profumo e i suoi flaconi come declinazione di epoche diverse
Affascinante: è la parola che più si avvicina alla “tribuna dei profumi”. Un’esposizione cronologica che abbraccia l’intero salone in latitudine e longitudine. Flaconi provenienti dall’oggi e dall’ieri, quasi a suggerirci il futuro, ci attendono in silenzio, protetti dalle loro calotte vitree. Qui potrete osservare e annusare profumi nati prima di molte civiltà: dall’Egitto alla Grecia, da Roma ai tempi moderni. Flaconi artigianali in vetro si alternano a quelli celebri e industriali, mentre la curiosità si lascia trascinare da tutti i sensi, esaltandosi davanti a uno spettacolo inaspettato e unico, come pochi altri al mondo.
Cosa vedere vicino a Palazzo Mocenigo
Passeggiando nei dintorni di Palazzo Mocenigo, ogni calle può diventare una sorpresa. A pochi minuti di cammino infatti ci si può imbattere nel Ponte delle Tette e nel Rio Terà delle Carampane, nomi che già da soli raccontano di storie popolari e antichi costumi veneziani. Poco più in là, il Mercato di Rialto vibra ancora di profumi e colori, come se nulla fosse cambiato nei secoli. È proprio in questa zona che, tra una cassetta di frutta e un banco di pesce, si possono incontrare i peluche salvati dagli operatori ecologici (vedi foto sotto), recuperati e messi in mostra quasi come piccoli guardiani silenziosi del quartiere. Il Museo di Storia Naturale, affacciato sul Canal Grande, custodisce collezioni rare e suggestive, mentre sul lato opposto, verso Riva de Biasio, si apre un tratto più silenzioso e autentico della città. Non mancano luoghi meno noti ma dal fascino intatto: la chiesa di San Zandegolà, il raccolto Campo San Boldo, il curioso Palazzo Dimezzato e persino il Ponte Fantasma di San Polo, che pare custodire misteri mai svelati.
Per concludere
A Palazzo Mocenigo, ogni sala e ogni flacone raccontano secoli di storia, gusto e curiosità. Il viaggio tra stoffe, costumi e profumi diventa un’esperienza sensoriale unica, dove il passato prende vita davanti ai nostri occhi e al nostro naso. Osservare, annusare, immaginare: ogni gesto svela un dettaglio di epoche lontane e di artigianalità raffinata. La “tribuna dei profumi” rimane il cuore pulsante di questa scoperta, affascinante e senza tempo. Qui, tra sentori e visioni, il museo si trasforma in un’esperienza che resta impressa nella memoria.
Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare
Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.
Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.
Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Oggi lasciamo Venezia — nel senso insulare della questione — e ci spingiamo verso est, attraversando la laguna. Che sia un passaggio reale o immaginato, il nostro viaggio ci conduce in un luogo che ha qualcosa di sospeso, di teatrale, di profondamente autentico. Benvenuti al Lido di Venezia: un’isola lunga e sottile, dove il vento profuma di pini, i viali sanno di cinema d’altri tempi e le ville parlano ancora Liberty. Un luogo davvero speciale che, colpo di scena, in una mattinata tempestosa dell’Agosto del 1983 ha visto venire al mondo anche me, in quello che fu l’Ospedale al Mare.
Come raggiungere il Lido (senza perdersi… troppo)
Esistono tanti modi per arrivare al Lido, ognuno dei quali è, a suo modo, un’esperienza. Perché? Semplice: si può arrivare “a piedi” — non camminando sulle acque, ovviamente, ma grazie ai vaporetti — oppure in auto, moto o bici imbarcandosi sui ferry boat, e persino a bordo della propria barca o in Taxi acqueo. Il consiglio è di pianificare l’itinerario in base ai vostri tempi e desideri, perché il Lido si raggiunge da più fronti: da Venezia centro, da Punta Sabbioni, e persino da Chioggia, passando per l’incantevole Pellestrina. Ogni tragitto regala il suo piccolo pezzo del grande spettacolo lagunare — e vale già come primo assaggio del viaggio.
Per comodità narrativa, partiremo da sud, dagli Alberoni, là dove arriva il ferry da Pellestrina e passa la Linea 11 che tra vaporetti e bus porta da Chioggia a Lido. È vero, l’approdo principale per chi arriva da Venezia in vaporetto è Santa Maria Elisabetta, mentre chi trasporta auto con il ferry da Tronchetto sbarca più a nord, a San Nicolò. Ma seguire il Lido dal suo estremo meridionale a quello settentrionale è come attraversarlo con lo sguardo disteso di una passeggiata lenta: un viaggio che, tappa dopo tappa, rende giustizia alla sua natura sottile e sorprendente.
Alberoni – Dove la Laguna si rilassa al sole e gioca a golf
Silenzio e natura: se un racconto dovesse parlare di questi luoghi, partirebbe proprio da qui. Alberoni è un luogo sospeso, dove il borgo si lascia abbracciare dalla natura nella sua massima espressione, e le case sembrano assecondarla. Affacciandosi dall’attracco del ferryboat, si scorge l’Isola di Pellestrina distendersi all’orizzonte con le sue casette colorate. Seguendo la sinuosa strada, si arriva al cospetto di uno dei più antichi golf club italiani. Fondato nel 1928 e inaugurato nel 1930, pare sia nato dall’ispirazione del magnate Henry Ford, desideroso di giocare a golf, un desiderio esaudito da Giuseppe Volpi di Misurata che in pochi mesi realizzò questa piccola utopia. Il Golf Club Venezia è uno dei più prestigiosi d’Italia. Con il suo percorso di 18 buche disegnato dall’architetto C.K. Cotton, si colloca tra i circoli storici di riferimento nel panorama golfistico nazionale, accanto a club come Roma Acquasanta (1903) e Menaggio (1907). La sua storia e la posizione unica nella laguna lo rendono una tappa imperdibile per gli appassionati e un vero fiore all’occhiello del Lido.
Passando oltre, immerso nella fitta vegetazione di Strada della Droma, si incontra un antico baluardo marittimo ormai in disuso: ex faro degli Alberoni, frammento di storia marittima e architettonica ormai silenziosa. Attivo fino a pochi decenni fa, faceva parte di un sistema di segnalazioni luminose che includeva anche il faro Spignon, su una minuscola isola poco distante, e altri punti strategici oggi in stato di abbandono, riadattati dai pescatori locali come riparo e magazzino.
Infine, perché non attendere un tramonto o rilassarsi su una delle tante panchine affacciate sulla laguna, lungo via Alberoni? In un mondo che corre veloce, una pausa con un pizzico di poesia non guasta mai.
Malamocco – Il borgo che non ha fretta (e nemmeno motivo di averla)
Tra calli di pietra, cortili sonnolenti e gatti più antichi delle barche, Malamocco è una Venezia parallela. Senza folla, senza tempo, e senza il bisogno di dimostrare nulla. Qui la vita scorre piano, tra i muretti fioriti e le ombre lunghe del pomeriggio. Il nome Malamocco sembra derivare dall’antico Metamauco, toponimo che risale all’epoca tardo-romana o bizantina, e che indicava un importante insediamento costiero: fu uno dei primi centri del dogado veneziano, anzi per un periodo ne fu persino la capitale, prima che il cuore del potere si spostasse a Rivo Alto (l’attuale Rialto). Poco lontano, anche Portosecco — oggi placido e quasi dimenticato — racconta una storia simile: un tempo era una vera e propria bocca di porto sull’isola di Pellestrina, tra Albiola e la stessa Pellestrina, ma con il passare dei secoli si interrò, probabilmente per i detriti trasportati dal fiume Medoaco, diventando letteralmente un “porto secco”.
Il ponte d’accesso a Malamocco
Camminare per Malamocco è come aprire una parentesi nel tempo: ci si sente altrove, eppure a casa. Un piccolo mondo sospeso tra pietra e acqua, dove il tempo non si è fermato — ha semplicemente deciso di camminare più piano. Le case sussurrano, come chi sa ma non ha bisogno di dire. Il canale centrale taglia il borgo con eleganza e quiete, mentre la piazza, la chiesa, il campo e i muretti assolati sembrano condividere un accordo segreto con il silenzio. Non per niente uno dei capitoli più intensi del mio “Calendario dell’avvento – Santa Claus e i 25 ingredienti della Luce” si è svolto proprio qui!
Excelsior, Mostra del Cinema e l’ex Casinò – I palazzi che sognano ancora di essere delle star
L’ex Casinò ha visto di tutto, in un continuo rincorrersi tra Dea bendata e aspiranti vincitori. Il Liberty si veste da red carpet, passando dalle suggestioni moresche dell’Excelsior al razionalismo severo dell’ex Casinò. L’eco delle dive si confonde con il suono lontano dei ventilatori vintage, e l’edificio — oggi chiuso, malinconico e maestoso — sembra trattenere ancora l’eleganza sussurrata degli anni d’oro, quando il Lido era la Hollywood italiana e il jet set, nazionale ed estero, batteva tra vaporetti e corse in Vespa. Poco più in là, il Palazzo del Cinema resiste con orgoglio: ogni settembre torna ad essere il cuore pulsante della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. E accanto, come un fratello maggiore pieno di fascino vissuto, l’Hotel Excelsior continua a raccontare una storia fatta di ombrelloni, smoking e notti illuminate da cineprese che sanno di champagne. Passeggiare qui, fuori stagione, è come entrare in un set addormentato: aspetta solo la prossima scena per destarsi — o il prossimo sognatore per accendersi alla ribalta.
Una piccola curiosità in diretta dalla spiaggia: le capannine che si noleggiano lungo le grandi spiagge dorate del Lido, soprattutto all’Excelsior, non sono solo numerate… ma anche battezzate come costellazioni. Da Orione a Cassiopea, passando per Andromeda, ogni cabina sembra voler evocare una notte stellata anche sotto il sole cocente. Ma attenzione: in perfetto equilibrio tra eleganza e scaramanzia, il numero 17 manca all’appello. Sarà forse per l’influenza del vicino ex Casinò, o semplicemente per quel buon senso balneare che invita a non sfidare la sorte proprio mentre ci si rilassa al sole. Alcune voci popolari attribuiscono questa scelta alla tradizione latina: 17 = XVII, anagrammato diventa VIXI, ovvero “ho vissuto”. Espressione tipica delle epigrafi funebri dell’antica Roma. E insomma… meglio un tuffo che un epitaffio no?
Infine, proprio qui, l’Excelsior custodisce un approdo segretamente famoso: è quello riservato ai taxi acquei e, soprattutto, ai VIP che arrivano direttamente via laguna, lontano da sguardi indiscreti. Un piccolo molo privato, nascosto alla vista e collegato da un canale laterale silenzioso, che sbuca su due uscite d’acqua: una guarda verso il Lazzaretto Vecchio, l’altra alle vicinanze di San Lazzaro degli Armeni. Un passaggio discreto e suggestivo, degno delle più eleganti fughe cinematografiche — tra lusso, mistero e un pizzico di leggenda.
Gran Viale – Tra ville Liberty, canali discreti e quella strana atmosfera da Europa del Nord…
Ponticelli eleganti, case affacciate sull’acqua e la sensazione che Amsterdam e il Lido si siano scambiate una cartolina negli anni ’30 — o magari siano state amiche di penna, tra uno stile floreale e un viale alberato. In certi angoli, il silenzio è così pieno che sembra trattenere parole non dette. Alcune facciate decorate, certi giardini nascosti, ti osservano come se sapessero raccontare storie migliori delle tue. Ma non ti giudicano: ti invitano a restare un po’, a osservare con calma e perderti nello scorrere di un tempo che pareva passato da un’eternità.
Guarda qui sotto: è vero, l’impronta veneziana si sente tutta — nelle persiane scolorite, nei muretti in mattoni, nelle volte alla veneziana e nei ponticelli discreti. Ma c’è qualcosa, nei riflessi sull’acqua, nelle facciate che si specchiano silenziose nei canali, in quei ponti con ringhiere sottili, che ricorda da vicino Amsterdam. Come se il Lido, per un istante, parlasse anche olandese. O forse è solo che, in certi giorni, la luce lagunare ha il potere di trasformare tutto: e i riflessi, invece di essere semplici duplicati, si fanno portali verso altri mondi.
Lido o Nord Europa?
Piazzale Santa Maria Elisabetta: tutte le strade portano qui
Se il Lido fosse un corpo, Piazzale Santa Maria Elisabetta sarebbe senza dubbio il suo cuore pulsante. Qui si incrociano viaggiatori, residenti e turisti, tutti uniti dalla necessità di prendere un vaporetto o semplicemente di respirare un po’ dell’aria lagunare prima di tuffarsi nelle dune o tra le ville Liberty. Il piazzale è un curioso mix di modernità e nostalgia: da un lato, l’efficienza degli imbarchi e la frenesia degli arrivi e delle partenze; dall’altro, qualche vecchio caffè che resiste al tempo e i ricordi di chi, magari, ha fatto il bagno a Malamocco da bambino.
A pochi passi, si ergono il maestoso Tempio Votivo della Pace, monumento imponente e silenzioso che veglia sull’isola, e la minuscola, raccolta chiesa di Santa Maria Elisabetta, piccola gemma nascosta tra le case, testimone discreta di una spiritualità antica e semplice. È il punto in cui il Lido si apre al mondo, senza però perdere la sua anima. Il contrasto tra il brusio degli arrivi e il silenzio delle pinete poco distanti è forse il modo migliore per capire quanto questa isola sia capace di sorprendere chi la visita — anche in una guida come questa, volutamente incompleta.
Saint-Tropez ha gli alberi degli yacht, il Lido invece ha i pini marittimi (e vince facile)
Nel mondo delle località di lusso, spesso il verde è un accessorio curato a tavolino, fatto di palme esotiche messe in posa ad arte e aiuole tanto perfette quanto innaturali. Al Lido di Venezia, invece, la natura si prende il suo spazio con una calma disarmante. Qui i pini marittimi sono padroni di casa da generazioni, creando ombre fresche e profumate che accompagnano passeggiate e riflessioni. Le dune si stendono libere, modellate dal vento e dal tempo, senza l’ansia di dover apparire perfette su Instagram (ma abbiamo anche quelle se vi servissero eh).
Questo verde spontaneo e vivido si fa lusso vero, perchè autentico, senza bisogno di filtri né di agghindamenti. L’aria profuma di resina e salsedine, un invito naturale a rallentare, a fermarsi su una panchina e lasciarsi attraversare dal silenzio. Nel confronto con altre località del Mediterraneo e non, il Lido si distingue per la sua natura “sospesa”, selvaggia ma accogliente e curata, un’oasi di pace in cui la vera star sono gli alberi e la luce che filtra tra i loro rami in un Komorebi in salsa lagunare.
San Nicolò – Il Faro che si fa via del mare e… spazio poetico!
Luce, mare e storia. Il Faro di San Nicolò si erge maestoso, una sentinella verticale che scruta l’orizzonte senza fretta sul finire della diga marittima. A volte basta uno scatto, un attimo fermato nel tempo, per capire che un luogo vale davvero il viaggio. E questo faro lo vale eccome.
È il punto più isolato del Lido, persino più silenzioso e spumeggiante del faro degli Alberoni, e si spinge nel mare nei pressi dell’aeroporto Nicelli, ma con un’atmosfera tutta sua, sospesa tra natura e storia. Qui, lungo il cammino verso la lanterna, piccoli versi ermetici si nascondono tra oggetti dimenticati, blocchi di cemento e scogli, sussurrando brevi poesie che aprono il cuore e allargano lo sguardo, invitandoci a perderci nella meraviglia di un tempo e di uno spazio che sembrano fuori dal mondo.
Adesso concentriamoci su… Come? Davvero dubitate ci sia stato davvero alla diga? Incredibile, eppure con molti ci conosciamo da anni… ma eccovi la prova:
Edoardo alias Trarealtaesogno al faro di San Nicolò al Lido
E poi c’è Pellestrina, dove la laguna si fa poesia (ma non ditelo troppo in giro sarà il nostro segreto)
Nota a piè di pagina (non richiesta, ma ve l’ho scritta lo stesso)
So che non ho parlato dell’aeroporto Nicelli con i suoi hangar déco, del Palazzo del Cinema in dettaglio, della Chiesa di San Nicolò o dei bunker abbandonati sul litorale. Non ho menzionato gli stabilimenti storici, i bagni Belle Époque, i cinema d’essai, il mercatino settimanale o il profumo di frittura nella notte. Nemmeno di ristoranti vista laguna o mare, o della cabina riservata a Liz Taylor, dei risciò, le bici a quattro posti, e dei tandem cigolanti, i gelati del Titta o la dolce vita sulle Vespa 50.
Nei miei articoli, video e contenuti distribuiti qui su WordPress, Instagram, TikTok, YouTube e nel canale Telegram, volutamente non mostro sempre tutto. Questo perché voglio trasmettere un vero senso di scoperta, invitando chi mi segue a immergersi con curiosità in ciò che faccio con passione e a scovare con i propri occhi quei dettagli nascosti che rendono speciale ogni luogo di cui vi parlo.
Conclusione… di guida volutamente incompleta… come tutte le cose davvero vissute:
Abbiamo camminato lungo un’isola sottile e sospesa (mai sottile come la vicina Pellestrina), tra silenzi, luci e storie che si intrecciano tra ville liberty, fari dimenticati e spiagge punteggiate di costellazioni. Il Lido non è solo uno scenario da cartolina, ma un luogo da scoprire con calma e attenzione. Non tutto è stato detto o mostrato: ciò che resta fuori campo è il cuore pulsante dell’isola. Ogni dettaglio è un invito a rallentare, ascoltare e lasciarsi sorprendere. Questa guida è volutamente incompleta, come la vita: fatta di attimi sfuggenti e scoperte per chi ha pazienza. Il vero segreto del Lido? Guardare oltre e trovare dentro di noi la risposta.
E comunque, una cosa voglio dirvela: “Amo le montagne, ma preferisco il rumore del mare”
E voi, cosa amate di più del Lido? Fatemi sapere qui sotto nei commenti, sono curioso di scoprire le vostre impressioni e i vostri angoli segreti di quest’isola speciale!
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!
Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Nelle ultime due puntate ci siamo immersi, a bordo di convogli fatti di parole dialettali, nella cultura viva di Venezia: quella colorata dal folklore, dalle espressioni antiche e soprattutto dalle persone che la abitano e la rendono unica ogni giorno. Oggi torniamo su una traiettoria più classica, esplorando un dettaglio e una stele che – pur essendo sotto gli occhi di tutti – sono spesso dimenticati o ignorati. Due piccoli misteri in bella vista, che aspettano solo di essere riscoperti.
La Stele del Pane: quando la legge si scolpiva nella pietra
La Stele del Pane (in dialetto veneziano stełe del pan) è una stele in pietra d’Istria davanti alla quale tutti quelli che da Cannaregio si sono diretti verso l’Ospedale, verso il Sestiere di Castello o verso Piazza San Marco sono transitati. La potete vedere, oltre che nella foto qui sotto, presso il sotoportegoFalier all’incrocio con calle Dolfin, sulla riva meridionale del rio dei Santi Apostoli. È l’ultima stele di questo tipo rimasta in città.
La Stele del Pane
La sua funzione è evidente: sotto l’effige del leone marciano, simbolo dell’autorità della Serenissima, è inciso un proclama del 27 ottobre 1727, che reca la firma dogale di Alvise III Mocenigo. Con questo documento marmoreo veniva vietata la vendita di pane al di fuori dei luoghi preposti, le panetterie, gestite dai “pistori” cioè i panettieri. In questo modo si andava a tutelare la cittadinanza tutta da prodotti di origine e qualità incerte.
Chi passa dal sottoportico dunque può leggere l’incisione dell’ordine di non vendere pane fuori dai negozi autorizzati e le relative sanzioni comminabili, pari a 25 ducati o reclusione per i trasgressori; se poi si apparteneva alla categoria dei fornai, la pena veniva portata al doppio. Tra le possibilità vi era quella di essere denunciati anonimamente all’Inquisitore delle Arti, un meccanismo di controllo che garantiva la tutela della qualità e della sicurezza alimentare, affidandosi a segnalazioni riservate raccolte tramite canali ufficiali e non tramite strumenti popolari come le“bocche di leone”.
Sul lato posteriore della stele, che si affaccia sul rio dei Santi Apostoli e può essere vista dai gondolieri, sono riportate norme rigorose rivolte ai barcaioli: era proibito trasportare di nascosto pane o persone in possesso di pane a bordo. Chi infrangeva questa regola rischiava non solo una multa, ma anche la distruzione della propria imbarcazione e la sospensione della licenza per un periodo di due anni.
La visibilità delle regole: un metodo che funzionava davvero?
Ebbene, oggi come ieri, esporre in questa maniera le norme le rendeva non solo eterne, ma soprattutto visibili e ben conosciute da chiunque transitasse in questo luogo. Infatti, come la foto qui sotto dimostra, si tratta di un punto che da sempre rappresenta un vero e proprio fulcro di passaggio per centinaia di persone ogni giorno. Questi passanti potevano e possono ancora oggi imbattersi nella Stele; certo, è possibile che qualcuno scelga di ignorarla, ma è anche vero che la legge difficilmente ammette questa opzione, rendendo l’avvertimento inciso un monito costante e tangibile.
Rio dei Santi Apostoli e giovani intenti a mangiare
El Vecio Pien de Peo a guardia del palazzo in Campiello Santa Maria Nova
Nel campiello di Santa Maria Nova (ci siam “passati” fotograficamente nell’articolo sull’Acqua di Venezia), nel Sestiere di Cannaregio, sulla facciata di Ca’ Bembo-Boldù, un edificio che si fa cornice di uno dei misteri più bizzarri e buffi della città. Al centro di una nicchia infatti possiamo ammirare in tutta la sua bizzarria la figura di un uomo anziano, con barba lunga e corpo interamente ricoperto di pelo. I veneziani, con l’inevitabile ironia che li contraddistingue, l’hanno soprannominato “el Vecio pien de peo” ovvero il vecchio pieno di pelo. Dietro a questo soprannome si cela però un’immagine ricca di significati: si tratta infatti, molto probabilmente, della rappresentazione dell’Homo Selvaticus, figura arcaica che simboleggia l’essere umano a metà tra natura e cultura, tra istinto e razionalità.
Campiello Santa Maria Nova
Simboli nascosti tra pietra e conoscenza
Secondo la tradizione, fu il patrizio Gianmatteo Bembo – figura colta e appassionata di alchimia e conoscenze esoteriche – a volere questa singolare rappresentazione. Non è un caso se il “vecchio” stringe tra le mani un disco solare, simbolo del tempo che scorre e dell’ordine cosmico. Al di sotto della nicchia, trova posto anche una conchiglia di San Giacomo, altro potente emblema caro agli alchimisti, legato alla ricerca della conoscenza universale.
Tutti questi elementi compongono un chiaro riferimento a una dimensione iniziatica, un linguaggio simbolico pensato per chi è in grado di decifrarlo. Ancora più in basso, un bassorilievo raffigura tre volti anziani, le cui espressioni intense evocano saggezza, mistero e autorevolezza: indizi di un sapere antico scolpito nella pietra, che si mostra apertamente… ma solo a chi sa guardare davvero.
In conclusione:
Abbiamo osservato due pietre, ognuna con il proprio messaggio. Una incisa per essere rispettata, l’altra scolpita per essere decifrata. Entrambe, in modi diversi, eterne. La Stele del Pane e el Vecio pien de peo raccontano due lati complementari di Venezia: da un lato il rigore delle leggi, dall’altro il mistero del simbolo, che si fa quasi goliardia scolpita. Entrambi parlano a chi sa rallentare e osservare. In una città dove ogni angolo si fa teatro, dove il passato si affaccia e si moltiplica in ogni riflesso d’acqua, anche ciò che sembra più marginale può custodire storie profonde. E così, sotto un sottoportico o in un campiello appartato, Venezia continua a sorprenderci: con pietre che ci avvisano e statue che ci pongono interrogativi. Basta solo fermarsi. E ascoltare. Magari, la risposta giusta è già dentro di noi.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!
Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Lo sport a Venezia ha un carattere singolare: nonostante gli spazi ristretti, la città offre sorprendenti opportunità per praticare discipline diverse. Ma oggi vi racconterò un fatto davvero speciale, un episodio che incarna alla perfezione l’anima unica di Venezia.
Chi era Costantino Reyer?
Costantino Reyer nacque a Trieste nel febbraio 1838, figlio di Alfred Philip, ufficiale dell’esercito asburgico, e di Leopoldina Castagna. Si affermò come insegnante di ginnastica, dedicandosi con impegno alla diffusione di questa disciplina. Nel 1872, il suo amico e collega Pietro Gallo, trasferitosi a Venezia, fondò una società sportiva che dedicò a Reyer in segno di stima: la Società Veneziana di Ginnastica Costantino Reyer. Nel tempo, la società ampliò la propria offerta includendo discipline come scherma, atletica, calcio e pallacanestro, diventando un punto di riferimento per lo sport cittadino.
Un video che racconta la magia:
Lo sbarco del basket alla Scuola Grande della Misericordia: il Tempio del Basket
Nel 1925, la pallacanestro fa il suo ingresso ufficiale alla Scuola Grande della Misericordia, un edificio storico eretto nel XIV secolo nel cuore di Cannaregio, a Venezia. La Reyer, che all’epoca era una polisportiva in espansione, fonda la sezione di basket e trova nella grande aula superiore della Scuola Grande della Misericordia lo spazio ideale per il nuovo sport. Il salone, con i suoi affreschi alle pareti, viene adattato a campo da basket, creando un ambiente unico in cui la storia e lo sport si intrecciano. Questo luogo, non solo importante per la pallacanestro, ma anche simbolo della tradizione e dell’arte veneziana, diventa subito il cuore pulsante del movimento cestistico della città. Nel corso degli anni, la Scuola Grande della Misericordia diventa non solo il Tempio del Basket per la Reyer, ma un luogo fondamentale per lo sviluppo e la crescita della pallacanestro in Italia, ospitando eventi storici e lasciando un’impronta indelebile nella cultura sportiva locale. Ancora oggi, la Misericordia rimane un simbolo di eccellenza e tradizione, testimoniando l’evoluzione di uno sport che ha trovato una sua casa speciale nella città lagunare
Cos’è oggi la Scuola Grande della Misericordia?
Oggi, la Scuola Grande della Misericordia è un prestigioso spazio culturale situato nel cuore di Venezia. Dopo un attento restauro, l’edificio storico è stato restituito alla città come luogo di incontro e scambio culturale. Le sue sale, ricche di storia, sono utilizzate per mostre, eventi, riunioni e attività sociali, combinando elementi storici con strutture moderne e tecnologicamente avanzate.
Situata nel sestiere di Cannaregio, la Misericordia è facilmente raggiungibile sia a piedi che con i mezzi pubblici. La sua posizione strategica la rende un punto di riferimento per residenti e visitatori, offrendo un’ampia gamma di attività culturali e sociali. Oltre alla sua funzione culturale, la Scuola Grande della Misericordia rappresenta un esempio significativo di recupero architettonico, dimostrando come sia possibile integrare la conservazione del patrimonio storico con le esigenze moderne della comunità.
In conclusione:
Spero che questo viaggio alla scoperta dei Segreti di Venezia vi abbia offerto nuovi spunti di riflessione e curiosità. La storia di Costantino Reyer e il legame con la Scuola Grande della Misericordia sono solo uno degli innumerevoli racconti che rendono unica questa città. Venezia, con la sua capacità di mescolare tradizione, arte e innovazione, continua a sorprendere chi sa cercare oltre le sue piazze più famose. Se desiderate immergervi in un angolo nascosto della storia sportiva e culturale veneziana, non perdete l’occasione di esplorare la Misericordia, un luogo che ha visto nascere leggende sportive e che oggi rappresenta un prezioso punto di riferimento per la cultura della città. Ogni passo che farete in queste antiche sale vi farà respirare la storia, la passione e l’energia che continuano a vivere nel cuore pulsante di Venezia.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!
Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Venezia è stata una potenza marittima, la porta dell’Occidente verso l’Oriente, e una delle quattro repubbliche marinare insieme ad Amalfi, Genova e Pisa. Fu solo nel 1492 che questo dominio subì un freno, con la scoperta di Cristoforo Colombo e le sue immediate conseguenze geopolitiche.
Perdonate questa introduzione insolita rispetto allo stile abituale di questo blog, ma l’articolo di oggi parla di una zona di Venezia affascinante, ricca di storie e aneddoti che cercherò di raccontarvi nella loro forma più semplice. È un invito a scoprire di più, in modo personale, a esplorare questa parte della città in prima persona.
Venezia e l’Arsenale: Dove si trova, qual era la sua funzione in passato e quale ruolo svolge oggi?
Dove: Chi giunge fino a questa soglia ha già compiuto passi ben oltre le cose più comuni, percorrendo un cammino che va al di là dell’immaginabile. Ci troviamo nel cuore del Sestiere di Castello, una delle zone più a est di Venezia, a pochi passi da Via Garibaldi, dal Caffè della Serra e, non da ultimo, dal Cuore di Melusina.
La sua funzione nel passato: L’Arsenale era un’opera grandiosa di tecnica e manodopera navale, il volano principale della potenza marittima della Repubblica di Venezia. Un luogo “tutto in uno”, dove si costruivano e manutenavano navi da guerra e mercantili. Grazie alla sua proverbiale produttività, l’Arsenale divenne il segreto che permise a Venezia di dominare il commercio e le rotte marittime, un centro industriale che fu vanto per tutta l’Europa e alimentò le ambizioni mediterranee dei lagunari.
Il suo ruolo oggi: Oggi, l’Arsenale è un fulcro storico e culturale di grande rilevanza, non più come potenza marittima, ma come custode del suo affascinante passato. Vi si svolgono eventi culturali, mostre internazionali come la Biennale di Architettura e altre attività legate al mondo dell’arte. Si declina quindi come punto di incontro tra storia e innovazione, senza dimenticare che in alcuni suoi padiglioni si effettuano ancora restauri di imbarcazioni storiche e attività di conservazione, ospitando peraltro il celebre: “Moro di Venezia” che nel 1992 è stato l’imbarcazione italiana per la Coppa America.
Cosa posso fare all’Arsenale?
Esplorare la Biennale : All’Arsenale di Venezia si svolgono due eventi principali: la Biennale di Architettura, che si tiene ogni due anni negli anni pari, e presenta mostre e installazioni internazionali dedicate all’architettura, e la Biennale d’Arte, che si svolge negli anni dispari e offre una panoramica sull’arte contemporanea con la partecipazione di oltre 70 paesi. Oltre a questi, l’Arsenale ospita anche eventi collaterali, come conferenze e mostre, legati alle manifestazioni principali.
Visite culturali e storiche: L’Arsenale è ancora oggi un importante sito storico, e puoi visitarlo per scoprire la sua storia legata alla potenza navale della Repubblica di Venezia. Le visite guidate o i percorsi informativi ti permetteranno di conoscere il passato industriale e navale del luogo, che ha giocato un ruolo cruciale nella Repubblica.
Esplorare le mostre d’arte: Oltre alla Biennale, l’Arsenale ospita altre mostre internazionali di arte contemporanea, fotografia, design e altre discipline artistiche. Molti degli spazi sono utilizzati per eventi culturali e mostre temporanee di artisti rinomati.
Eventi e festival: Durante l’anno, l’Arsenale ospita una varietà di eventi culturali, concerti, spettacoli teatrali e performance, che arricchiscono l’offerta artistica e culturale di Venezia. Molti di questi eventi sono legati alla scena internazionale e alle nuove tendenze artistiche.
Visite alla Navale: Alcuni padiglioni dell’Arsenale sono ancora dedicati alla conservazione e al restauro delle imbarcazioni storiche veneziane, un’opportunità per scoprire la tradizione navale della città e assistere al lavoro di conservazione delle navi storiche.
Passeggiate e fotografia: Se sei un appassionato di fotografia o semplicemente un amante delle passeggiate, l’Arsenale offre angoli suggestivi e poco affollati dove potersi immergere nella storia di Venezia, con scorci che evocano il passato marittimo della città.
Sorseggiare un caffè o un aperitivo: AL Bar della Tesa 105, una storica struttura del XVI secolo all’interno dell’Arsenale di Venezia. Inizialmente un magazzino navale, è stata rinnovata nel 2006 con un progetto che ha integrato elementi moderni, preservando le facciate originali. Oggi ospita uffici, spazi pubblici e eventi culturali, fungendo da ingresso settentrionale all’Arsenale e contribuendo alla valorizzazione del patrimonio storico-industriale della città. Tesa per i veneziani era l’area riparata del cantiere dove lavorare lontani dalle intemperie o depositare gli attrezzi.
Quale sarebbe invece un’esperienza #Trarealtaesogno da fare all’Arsenale?
Chi mi segue già lo sa, non mi sono mai messo su un piedistallo e non avrò mai la pretesa di erigermi a “paladino supremo delle esperienze veneziane”. Piuttosto, consideratemi come un bardo che cerca di portare nel web e nell’etere qualcosa di diverso, atipico e unico su Venezia. Il tutto attraverso la mia esperienza personale, convogliata in immagini, video e parole.
Quello che vedrete qui sotto è un percorso che inizia dalle rive e attraversa un ponte sospeso in metallo (stabilissimo, niente esperienze alla “ponte tibetano”) che ci conduce, con lo sguardo rivolto direttamente verso il Faro di Murano, in una zona silenziosa, quasi aliena al resto della città.
Il cammino parte da Calle del Giazzo e prosegue fino ai “Bacini dell’Arsenale”. Di fronte a voi si alterneranno edifici storici, residenze e sedi di associazioni, ma anche il suono di un lato di Venezia tanto autentico quanto inusuale.
In questa zona dell’Arsenale si trovano due attrazioni particolari: “Building Bridges” di Lorenzo Quinn, installata nel 2017. Si tratta di sei coppie di mani monumentali alte 15 metri e larghe 20, che attraversano simbolicamente il bacino dell’Arsenale. Queste sculture rappresentano valori come “Amicizia”, “Fede”, “Aiuto”, “Amore”, “Speranza” e “Saggezza”, invitandoci a riflettere su un’umanità migliore.
Accanto a esse, il Sommergibile Enrico Dandolo, lungo 46 metri e largo quasi 5, uno dei primi sottomarini progettati durante la Guerra Fredda.
Oggi, i visitatori possono esplorare la cabina di manovra e la camera di lancio dei siluri. Per info e ticket, consultate il Museo Navale: QUI.
In conclusione:
Spero che questo viaggio alla scoperta dell’Arsenale di Venezia vi abbia ispirato e suscitato curiosità. Questo straordinario luogo, che fonde passato e presente, storia e innovazione, è un pezzo fondamentale dell’identità di Venezia. Se cercate un’esperienza che vada oltre i luoghi più conosciuti della città, l’Arsenale è una tappa imperdibile. Vi invito a camminare lungo i suoi sentieri, a lasciarvi affascinare dalle sue installazioni artistiche e a respirare la sua storia marittima. Non dimenticate, ogni angolo di Venezia cela un tesoro, pronto a svelarsi a chi sa dove guardare.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
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Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!