I Segreti di Venezia: Lo sapevi che i veneziani trasformarono in bitte dei cannoni? – Sestiere di Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”.
Nelle nostre esplorazioni abbiamo attraversato le molteplici sfaccettature della città e della sua laguna, scoprendo tesori nascosti e dettagli che spesso sfuggono allo sguardo distratto.
Tra le immagini che restano più impresse nella memoria ci sono i segni della guerra incastonati nella pietra: palle di cannone che, ad imperitura memoria, sono state lasciate conficcate sulle pareti di diversi edifici veneziani.
Le abbiamo incontrate presso la Chiesa di San Nicola da Tolentino e sulla facciata dell’Hotel San Fantin.

Storicamente, le palle di cannone visibili in città risalgono soprattutto all’assedio austriaco del 1849. Sarebbe però bello pensare che alcune di esse abbiano attraversato i mari prima di conficcarsi, ahinoi, tra le pietre veneziane, portando con sé l’eco lontana di altre battaglie.

Quando un’arma diventa parte dell’arredo urbano della città

Nel raccontare i segni lasciati dalla storia tra le pietre di Venezia, emerge anche un tema sorprendentemente attuale: quello del riutilizzo.
Oggi lo associamo alla tutela dell’ambiente, alla riduzione degli sprechi e alla capacità di dare nuova vita a ciò che sembrerebbe aver esaurito la propria funzione. Eppure, molto prima che questi concetti entrassero nel linguaggio contemporaneo, l’ingegno umano li metteva già in pratica con naturalezza.

Anche Venezia ne è testimonianza. La città ha spesso trasformato necessità e ferite in soluzioni concrete, integrandole nel proprio tessuto urbano.
Per questo appare quasi poetico che strumenti nati per colpire e distruggere possano diventare elementi funzionali e durevoli dello spazio cittadino.

È il caso dei cannoni trasformati in bitte d’ormeggio: oggetti bellici che, privati della loro funzione offensiva, hanno trovato una nuova identità utile alla vita quotidiana della laguna. Un esempio antico di economia circolare, dove il passato non viene scartato, ma trasformato.

Cosa sono le bitte e perché erano fondamentali a Venezia

Le bitte non sono semplici pali di legno o ferro conficcati sui moli: sono punto di ancoraggio della città, il modo in cui Venezia si lega all’acqua e offre accoglienza ai suoi visitatori. Ogni imbarcazione, dal battello più piccolo alla nave mercantile, dipendeva dalla sicurezza delle bitte per sostare senza essere trascinata via dalle correnti della laguna.
Nel contesto urbano veneziano, dove le calli sono canali e le piazze s’incontrano con l’acqua, le bitte diventano strumenti essenziali, invisibili ma indispensabili, testimoni silenziose di traffici, mercati e vite quotidiane.
Trasformare un cannone in una bitta significava dunque unire ingegno e pragmatismo, dare nuova vita a un oggetto di guerra e inserirlo nella rete di legami che rende Venezia unica al mondo.

bitta cannone venezia

L’ingegno veneziano: cannoni piantati nella fondamenta

Venezia è utopia, una città costruita con l’approccio della sfida e della necessità: sull’acqua, sulla foresta capovolta, tra terra e mare. Eppure, anche gli oggetti della guerra qui trovano un destino diverso. Le palle di cannone conficcate nelle facciate delle chiese e sugli edifici, rimaste dai bombardamenti austriaci del 1849, non sono semplici curiosità: sono testimonianze tangibili di coraggio e memoria, dei post it ferrosi che si fanno memorandum del dolore inflitto dalle guerre. Ciò che colpisce è come la città le abbia “quasi” accolte e reinterpretate, trasformando strumenti concepiti per ferire in elementi di memoria urbana, quasi a incastonarle nelle fondamenta immateriali della città. In questo modo, ogni arma, ogni pallottola, diventa parte integrante della vita quotidiana, unendo storia, ingegno e resilienza in un segno visibile che racconta il passato senza cancellarlo.

Inoltre, e in pochi ci fanno davvero caso, lungo le dighe presso tutte le bocche di porto da nord a sud, Venezia ha saputo trasformare strumenti di guerra in elementi concreti della vita urbana. Cannoni, ormai dismessi, venivano incastonati nelle banchine e nelle dighe, diventando bitte d’ormeggio. Durante i lavori per il MOSE, alcuni di questi cannoni sono stati riportati alla luce, dimostrando come la città sappia riutilizzare le tracce del passato trasformandole in soluzioni utili e durature.

Dove si possono vedere ancora oggi

Vederle è più facile di quanto si pensi e, sono convinto, per molti basterebbe osservare senza semplicemente guardare — scusate il gioco di parole. Prendete come riferimento il Sestiere di Castello e il Ponte de San Domenego, in Riva dei Sette Martiri. Da lì, dirigendovi verso Piazza San Marco, le incontrerete tutte. Potrete sedervi sulle vicine panchine marmoree, godere del paesaggio e di un canto speciale: quello dei gabbiani. Un luogo classico da innamorati — se lo siete, se ambite a esserlo o semplicemente se volete innamorarvi della vita.

Per chi volesse una guida completa, ne parlo più nel dettaglio nel mio articolo “I 10 Posti Più Segreti e Romantici di Venezia per Dire ‘Sì, Ti Sposo’ (Elopement & Proposte) + Mappa con 100+ Angoli Nascosti 💍🔥

bitta cannone venezia

Per concludere: quando la città ricicla la storia

A Venezia persino la guerra diventa materia da reinterpretare. Cannoni, palle di ferro e strumenti concepiti per ferire vengono trasformati in elementi funzionali della vita quotidiana, dalle facciate delle chiese alle banchine della laguna. In questa città, il passato non si cancella, si riutilizza, si reinventa: ogni oggetto racconta la storia e insieme sostiene la vita, unendo memoria, ingegno e resilienza in un segno visibile che continua a vivere tra le pietre e sull’acqua.

Sussurrami nei commenti: qual è il tuo angolo nascosto di Venezia preferito!
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Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.

Grazie per aver camminato fin qui.

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Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare

Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.

Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.

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I Segreti di Venezia: Hotel San Fantin, il memoriale delle palle di cannone e dell’eroica resistenza veneziana – Sestiere di San Marco

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende ed unicità della città lagunare. Oggi torniamo a raccontare, attraverso uno scorcio davvero unico, una vicenda storica controversa datata 6 Agosto 1849.

La pioggia di palle di cannone:

Come raccontato in un altro articolo della serie, quello de “La Palla di Cannone sulla facciata della Chiesa di San Nicola da Tolentino – Sestiere di Santa Croce”, la città di Venezia, il 6 agosto 1849, fu vittima di un vero e proprio “temporale” di palle di cannone che si accanirono su buona parte degli edifici cittadini. Il tutto con danni incalcolabili tra persone e cose.

la facciata dell'hotel San Fantin e le sue palle di cannone
la facciata dell’hotel San Fantin e le sue palle di cannone

Tutto questo perché i Veneziani si ribellarono, guidati dal Manin, al dominio austriaco e si resero Repubblica indipendente. La reazione fu veemente e vigliacca, una vera e propria pioggia di palle di cannone assediò la città. Se ne trovano molte disseminate in giro per Venezia, tutte datate, spesso sulle facciate delle chiese.

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Quando venne eretto questo memoriale?

L’edificio, una piccola loggia, venne eretto nel 1869 e, come potete vedere, si compone di più di 80 palle di cannone e di 3 bombarde. Inoltre, campeggia il motto: “RICORDI DELLA EROICA RESISTENZA DI VENEZIA 1849” insieme a una statua del Leone Marciano e a un’effigie del Manin.

Sulla destra, incastonato attorno a 6 palle di cannone il seguente motto di cui vi riporto uno stralcio: “L’ASSEMBLEA DEI RAPPRESENTANTI DELLO STATO DI VENEZIA IN NOME DI DIO E DEL POPOLO UNANIMEMENTE DECRETA VENEZIA RESISTERA’ ALL’AUSTRIACO AD OGNI COSTO…”

Parole forte, veementi, che mostrano ancora oggi quando ardito fosse il coraggio che spinse questi uomini alla difesa di una città che, da sempre in una sorta di sfida sempiterna, dovette lottare contro le insidie della natura e degli invasori.

Dove vederlo e come raggiungerlo?

Per raggiungere l’Hotel San Fantin da Piazza San Marco a piedi, esci dalla piazza e prendi la Salizada San Moisè, la strada che si trova di fronte alla Basilica di San Marco, a destra. Prosegui dritto per circa 200 metri, fino a raggiungere il Campo San Moisè. Continua lungo la Calle San Fantin, che si trova subito a destra, e dopo pochi passi troverai l’Hotel San Fantin sulla tua destra. Il percorso è molto breve e semplice, circa 5 minuti a piedi.

palle di cannone hotel san fantin - dettaglio

Non distante potrete anche ammirare il “Pontile segreto dei Pittori”, non perdete l’occasione.

Il video tratto da questo articolo

In conclusione:

Questi eventi drammatici segnano una parte fondamentale della storia di Venezia, ricordando il coraggio della sua popolazione e la violenza della reazione austriaca. Le palle di cannone rimaste sparpagliate per la città sono testimoni silenziosi di una lotta per l’indipendenza che ha lasciato un segno indelebile. Oggi, quegli stessi luoghi ci raccontano storie di resistenza e sofferenza, custodendo il ricordo di un’epoca tumultuosa. Venezia, come sempre, resiste al passare del tempo.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: La Palla di Cannone sulla facciata della Chiesa di San Nicola da Tolentino – Sestiere di Santa Croce

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende ed unicità della città lagunare. Oggi vi racconto una vicenda storica controversa datata 6 Agosto 1849.

Chi e perchè “cannoneggiava” Venezia:

Sin da quando ero piccolo, venivo incuriosito dalla strana collocazione delle “palle di cannone” al di fuori di alcune chiese, in particolare San Nicola da Tolentino. Solo successivamente ho realizzato che tutte riportavano la medesima data: “6 Agosto 1849”.

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Nel 1849, a seguito della ribellione dei veneziani che, sotto la guida di Daniele Manin, avevano proclamato una repubblica indipendente, gli Austriaci risposero bombardando Venezia con una pioggia di palle di cannone. Nonostante la distanza, riuscirono a colpire ampiamente la città. Il 6 agosto, una di queste palle sfondò la cupola della chiesa di San Nicola da Tolentino (nota come I Tolentini) e cadde di fronte all’altare maggiore, fortunatamente senza causare vittime. Per commemorare l’evento, la palla fu incastonata sulla facciata della chiesa, con una targa di marmo che recita semplicemente “6 AGOSTO 1849“.

la facciata della chiesa

Perchè esporre le palle di cannone sulle facciate delle chiese?

La scelta di esporre le palle di cannone serve a ricordare la resistenza della città e la sua storia di lotta per l’indipendenza. L’incastonamento delle palle nelle facciate delle chiese, insieme alle targhe commemorative con la data “6 AGOSTO 1849”, ha il duplice scopo di onorare la memoria degli eventi e fungere da monito per le generazioni future riguardo alla storia e alle sofferenze subite dalla città durante quel periodo tumultuoso.

Questi segni tangibili di storia testimoniano vividamente il passato di Venezia, mantenendo viva la memoria degli episodi di coraggio e resistenza della città.

In conclusione:

Questi segni tangibili declinano la storia di tante città del mondo che ieri, oggi e domani patiscono i drammi di una guerra. Ogni volta che passiamo davanti a queste chiese, siamo invitati a riflettere sulla resilienza di Venezia e a onorare il suo spirito indomabile, senza dimenticare che dietro ogni storia spesso si celano drammi di portata devastante.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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