I Segreti di Venezia: I Barbacani, ovvero come la Serenissima ha “rubato” spazio alle calli senza stringerle

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”. Da anni vi porto per mano nei suoi anfratti dimenticati, nei sotoportego che sussurrano storie, nelle piccole meraviglie che solo chi resta qui sa riconoscere. Oggi quel filo rosso si stringe e si fa ombra: un dettaglio sospeso sopra le nostre teste, una sagoma che si allunga sulle calli strette come un abbraccio quasi possessivo. Venezia conserva il suo volto antico – calli levigate, palazzi che specchiano la laguna, riflessi tremuli all’alba – ma sotto quel velo si nasconde un trucco antico, quasi un furto silenzioso: i barbacani. Quelle mensole di legno o pietra che fanno sporgere le case verso il cielo, rubando centimetri preziosi alle calli senza mai chiuderle del tutto. Un ingegno nato dalla fame di spazio in una città senza terra da sprecare, un compromesso tra avidità e prudenza che ha tenuto in piedi Venezia per secoli.

Origine del termine e storia

Il termine barbacane deriva dal francese antico “barbacane”, ma affonda le radici probabilmente in ambito arabo (“bāb al-barrāna” o “bāb al-báqara”, porta esteriore o delle vacche) o germanico-anglosassone (“bergen” + “kenning”, coprire e vedere). In origine indicava strutture difensive medievali: feritoie o antemurali sporgenti sulle mura per colpire i nemici restando al riparo. Diffusi in castelli e fortezze europee dall’alto Medioevo per la loro semplicità e basso costo. Con il tempo evolve in usi civili: a Venezia si trasforma in elemento architettonico “civile” per ottimizzare spazi urbani, perdendo il senso militare e diventando mensole per sporgenze abitative. In sintesi, da componente difensiva diventa “trave sporgente” sfruttata per ampliare le case dai primi piani in su, senza invadere il suolo pubblico al livello del pianterreno.

I barbacani a Venezia: il contesto urbano e l’ingegno della Serenissima

A Venezia, i barbacani sono grosse mensole (in legno o in pietra d’Istria) poste al livello del primo piano, che permettono ai piani superiori di sporgere fino a 1-2 metri oltre il filo del piano terra. Motivo principale: la città nasce su una palude bonificata – quella che abbiamo chiamato “la foresta capovolta” – dove lo spazio a terra è rarissimo e preziosissimo: ogni centimetro conta. I barbacani “rubano” orizzontalmente lo spazio alle calli per guadagnarlo verticalmente, mantenendo le vie praticabili per pedoni e merci. Diffusi soprattutto nei sestieri più densi come Cannaregio, Castello, San Polo, Dorsoduro. Un esempio iconico è Calle del Paradiso con i barbacani su entrambi i lati, quasi un tunnel ligneo gotico, il cortile di Ca’ d’Oro, le zone intorno a Rialto.

Obbligo di distanze e il “barbacane campione”: le regole ferree della Repubblica

Non esisteva una distanza minima fissa tra palazzi (le calli potevano essere larghissime o strettissime, fino a 50-60 cm in alcuni casi), ma un limite massimo di sporgenza per i barbacani. Il metro ufficiale era il “barbacane campione” in pietra d’Istria in Calle della Madonna (Rialto, geoloc. 45.4380905, 12.334756), con l’iscrizione che tradotta letteralmente afferma: “per la giurisdizione dei barbacani”. Se sporgevi di più: multe o demolizione.

Metro ufficiale: il "barbacane campione" in pietra d'Istria in Calle della Madonna (Rialto, geoloc. 45.4380905, 12.334756), con iscrizione "PER LA IVRIDICIOM DI BARBACANI" (per la giurisdizione/misurazione dei barbacani). Se sporgevi di più → multe o demolizione. Ancora visibile oggi!

Venezia, città di particolarità uniche: un parallelo con l’espansione verticale del Ghetto

I barbacani rappresentano l’adattamento orizzontale forzato dallo spazio limitato, Venezia ha trovato infatti altri modi estremi per combattere la scarsità di spazio; un altro esempio geniale (ma più drammatico) è il Ghetto Ebraico: segregato dal 1516 in un’isola ristretta, la comunità ebraica ha dovuto espandersi solo in verticale, arrivando a case di 8 piani – gli unici “grattacieli”. Entrambi sono casi di resilienza urbana: orizzontale con i barbacani (pragmatico e diffuso ovunque), verticale con le torri del Ghetto (forzato dalla segregazione, ma unico al mondo). Mostrano la mentalità veneziana: un’inventiva estrema per “vincere” contro la scarsità di spazio.

Per concludere

In questo momento fragile di Venezia, i barbacani resistono come testimonianza muta di una città che ha sempre saputo rubare spazio al cielo per non arrendersi alla laguna. Oggi, mentre la folla transita senza alzare lo sguardo e i residenti sono 47.652, erosi dalle masse, quelle mensole antiche continuano a sorreggere case che sussurrano un segreto semplice: la vera Venezia non si conquista con i passi veloci, ma si custodisce con gli occhi lenti di chi la vive ogni giorno. La serie I Segreti di Venezia prosegue proprio per questo: per invitare a fermarsi, a guardare in alto nelle calli buie, ad ascoltare il respiro che resta quando il rumore svanisce. Perché solo chi rallenta davvero può ancora sentire il battito di una città che, nonostante tutto, continua a respirare o almeno prova a farlo ancora.

Sussurrami nei commenti: qual è il tuo angolo nascosto di Venezia preferito!
#SussurraVenezia #SalvaLanimaDiVenezia #iSegretidiVenezia #Trarealtaesogno

Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.

Grazie per aver camminato fin qui.

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Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare

Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.

Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.

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I Segreti di Venezia: L’erosione dell’anima, quando 47.652 veneziani diventano comparse mute di un turismo che divora e non paga

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”. Da anni vi porto per mano nei suoi anfratti dimenticati, nei sotoportego che sussurrano storie, nelle piccole meraviglie che solo chi resta qui sa ancora riconoscere. Oggi quel filo rosso che unisce tutte le puntate si stringe. Diventa un cappio lento al collo della città. Venezia conserva il suo volto antico – calli levigate, palazzi che specchiano la laguna, riflessi tremuli all’alba – ma sta perdendo ciò che la rende viva: i veneziani. Ogni passo di scoperta collettiva, ogni meraviglia che abbiamo celebrato insieme, in certi mesi dell’anno si trasforma in un peso che svuota le case, spegne le luci alle finestre e lascia le pietre a respirare da sole.

Il Battito Metallico dello Svuotamento

Se ci concentriamo ci sentiremo come Capitan Uncino, sentiremo un ticchettio lontano, ne saremo terrorizzati. Lui dal coccodrillo, Venezia dal suo inesorabile e, ahinoi, ritmico svuotamento. A Venezia l’overtourism non è un anglicismo da convegno, ma il rimbombo quotidiano che si declina tra trolley che rotolano sulle pietre levigate dai secoli: un battito metallico che rimbalza sulla storia mentre soffoca il respiro della regina della laguna. Il LED della farmacia Morelli a Rialto, riattivato l’8 gennaio 2026, segna impietoso 47.652 residenti nel centro storico. Un’emorragia costante dato che sul finire del 2024 i veneziani erano 48.500 ed il meteo di questo “rovescio” parla di una decrescita quasi inarrestabile.

Fonti principali: Venessia.com (dati 8 gennaio 2026), Il Gazzettino (10 gennaio 2026), VeneziaToday, CNN Travel (2025), BCG Report overtourism, Istat saldo demografico.

Piazza San Marco affollata, il simbolo del "palcoscenico invaso" dove i veneziani spariscono nel mare di turisti.

La città si è fatta palcoscenico: 47.652 comparse per 30 milioni di visitatori annui

Ogni giorno una media di 60-90.000 turisti (con picchi ben oltre) invade la bellezza di Venezia, un afflusso che rende i residenti meno della metà rispetto a quella folla quotidiana. Tutto questo costringe la laguna a pagare un conto salato: il moto ondoso erode i pali e le fondazioni come un male lento e inesorabile. L’anima subisce un’erosione altrettanto inesorabile, ma per nulla gentile: la popolazione invecchia rapidamente, il saldo naturale è negativo, e il “set” lagunare perde circa 780-850 abitanti all’anno (dati 2025-2026). Intanto la terraferma, per forza di cose, continua a crescere piano – ma il cuore antico della città si svuota.

turisti che si cibano assediando una riva

La regina dei mari ha ancora delle ancore a cui appigliarsi

Per salvare Venezia bisogna fare in modo che i turisti desiderino “perdersi e disperdersi”. Dove? Ad esempio nel silenzio del Ghetto Ebraico, nei pressi del sottoportego del “Cuore di Melusina”, scoprendo San Stae o ancora il museo del profumo, oppure prendendo un caffè alla Serra dei Giardini e avanti così, nella Venezia che è uscita dalla cornice bianca di una cartolina e si fa viva, vera, sincera, in una parola: quotidiana. Girovagando così per luoghi inusitati d’un tratto “el paron” suonerà le 19:00, la folla dei day-tripper si dissolverà, le pietre tornano a respirare, private dal calpestio di un numero indefinito di passi. Il LED della farmacia a Rialto si riposa: conti tu, lo sciabordio di una gondola che veleggia lungo i canali minori mentre il dialetto di una nonna redarguisce il nipote mentre rientra con la spesa, padrona del suo tempo e, non da sottovalutare, anche dello spazio.

calli deserte e silenziose

Viaggiare Veneziano: Fondersi, non Conquistare

Credo che il miglior turista si potrebbe definire come quello che non si fa notare. Zero eccessi, zero foga, solo un rispettoso desiderio di scoprire la città, capirne le alchimie, senza lasciare traccia del suo passaggio. Non è una questione di entry ticket, ma di consapevolezza: passare dall’essere turisti all’evolvere in Turisti Responsabili. Penso sia il sogno di chiunque visitare Venezia, ancor di più sentirsene parte senza scadere nell’inflazionato. Viaggiare da turista come se si fosse un veneziano significa non conquistare, ma fondersi, indossare il mantello dell’invisibilità di chi, senza magia, cammina per scoprire e non per gareggiare nell’escalation dei social. Colleziona emozioni sospese: un riflesso tremulo del lampione di Punta della Dogana prima dell’alba o al tramonto, sorridi per l’incontro con un gondoliere che ti indica il caretto di un netturbino su cui, come una polena stanca, viene appeso un peluche salvato dall’oblio. Se cammini con lo sguardo lento e non col passo dell’olimpiade del trolley su calle, smetti di essere visto, diventi complice di un respiro antico, ti adegui al suo ritmo e, magari, questo respiro meno affannoso tra le calli potrebbe convincere qualche residente a costruire un futuro ancora salmastro, arrestando l’esodo e facendo invertire la tendenza di quei 47.652 residenti che, se non troveranno una ragione in più per non andarsene, faranno scelte che, alla lunga, svuoteranno la città della sua anima.

un turista che legge, assorto, un quotidiano

Un sogno non utopico: ritrovare l’Humanitas a Venezia

Ho un sogno – molti lo chiamerebbero utopia, ma fermiamoci un attimo, immaginate con me. Aiutatemi a trovare un punto di equilibrio. Oggi Venezia e la sua laguna sono come un equilibrista che cammina su un filo non progettato per reggere tutto questo peso. Evitiamo che millenni di storia affondino sotto i colpi di un’alluvione umana che si è fatta tsunami. Fermiamoci. Respiriamo. Proviamo a qualificarci come “Humanitas” di ciceroniana memoria. Parafrasandolo, assumiamo tutti – compresi noi divulgatori de I Segreti di Venezia, influencer, creator di caroselli e chiunque racconti la città online – un comportamento etico, razionale, socialmente utile, basato su rispetto, giustizia, tolleranza e dedizione alla res publica. Io ho scelto fin dall’inizio di sussurrare, non di urlare. Di mostrare la Venezia nascosta nei sotoportego, nei silenzi del Ghetto, nelle calli dove il dialetto si mescola allo sciabordio – non quella da copertina patinata o da reel in loop. Certo, se Piazza San Marco custodisce ancora segreti, per missione non posso tacere; ma la racconto con lo stesso sguardo lento, lo stesso rispetto per il respiro della città. E se chi ha una lente più ampia – influencer con centinaia di migliaia di follower, creator che inseguono l’hype – decidesse di sussurrare un po’ di più e di urlare un po’ meno? Forse aiuteremmo davvero a invertire la tendenza: a far riscoprire la città autentica, a preservarne il respiro invece di consumarne solo la versione da cartolina, a dare ossigeno a quei 47.652 residenti che ancora resistono. Perché Venezia ha un’anima. E se è vero che pesa 21 grammi, esattamente come quella di ogni essere umano, allora abbiamo l’occasione di distinguerci dai bruti attraverso la ragione e la parola, arrivando a definirci “vir bonus”, gentiluomini alla maniera romana: colti, razionali ed etici, che usano la conoscenza per il bene comune e per vivere in armonia con gli altri e con se stessi.

turisti in armonia con venezia, la natura ed i gabbiani

Per concludere

In questo momento fragile di Venezia si concentra una delle sue verità più autentiche: quella che nasce dal contrasto tra l’anima che resiste e l’alluvione che la erode. Da un lato il silenzio ostinato di chi resta – le 47.652 presenze che ancora accendono una luce alle finestre, sussurrano un dialetto antico, tengono in vita un ritmo lento –, dall’altro il fragore dei trolley, dei selfie-stick, dei 30 milioni di passi che calpestano la stessa pietra senza mai davvero fermarsi a guardarla. Qui la città insegna una delle sue lezioni più discrete: non serve conquistare Venezia per conoscerla. Basta fermarsi. Ascoltare il respiro che resta quando la folla svanisce. Chiedersi perché quei 21 grammi di anima valgano la pena di essere protetti. Venezia non si limita ad accogliere il turismo: lo trasforma, lo consuma, lo plasma – ma solo se lo lasciamo fare con rispetto, con silenzio, con sguardo lento, può continuare a trasformarci a sua volta.

La serie I Segreti di Venezia è nata e prosegue proprio per questo: per rivelare i fili invisibili che legano calli dimenticate, sotoporteghi che sussurrano, nomi pronunciati per abitudine e mai interrogati. Luoghi e parole che non reclamano like o visualizzazioni, ma solo chi accetta di rallentare, di perdersi apposta, di osservare davvero. Sono frammenti di una Venezia che non smette mai di raccontarsi – a volte con il battito metallico dei trolley, altre costringendoci ad avvicinarci in silenzio, per ascoltarla meglio prima che il suo respiro si affievolisca del tutto.

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I Segreti di Venezia: I 10 Posti Più Segreti e Romantici di Venezia per Dire “Sì, Ti Sposo” (Elopement & Proposte) + Mappa con 100+ Angoli Nascosti 💍🔥

“Immagina. Solo voi due. Il cuore che batte così forte da coprire lo sciabordio delle acque. Nessun invitato, nessun protocollo, solo il necessario, voi due. Un ‘sì’ sussurrato dove la laguna ambisce a farsi cielo. Questo non è un matrimonio. È un elopement. È ribellione romantica. È Venezia quando smette di essere cartolina e diventa una memoria scolpita ed eterna in Voi. Ecco i 10 luoghi che ho scelto per far vibrare il tuo amore (e il suo) come mai prima. Pronti a piangere di bellezza? 💔➡️❤️”

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“Salva questo articolo ora – potresti decidere qui il posto dove cambierà tutto.”

Cos’è un Elopement?

Si tratta di un “sì” intimo e ribelle, probabilmente #Trarealtaesogno, lontano da liste di invitati e caos cerimoniali – solo due persone e una promessa eterna sussurrata in un angolo nascosto di Venezia o del mondo, magari lì dove il Canal Grande fa da solo testimone e i tramonti incorniciano il sogno. In sintesi è il Matrimonio dei cuori liberi, puro, magico, intimo e indimenticabile. ❤️💍

Sussurra il Tuo “Sì” a Venezia

“Visitiamo spesso le città, ma quante volte ci lasciamo permeare dalle loro vibrazioni emotive?” Immagina di avere l’occasione per sussurrare un “sì” eterno in un angolo nascosto di Venezia, dove il Canal Grande sussurra aneddoti solo per voi. Benvenuti nella serie I Segreti di Venezia oggi vi rivelerò 10 scorci che vi faranno battere il cuore fortissimo! ❤️🚤

San Marco, San Giorgio e Punta della Dogana in modalità panoramica
San Marco, San Giorgio e Punta della Dogana in modalità panoramica

Stai pianificando un elopement o una proposta? Questa è la tua mappa al tesoro, ma puoi condividerla perchè non te la ruberà nessuno. Ti porterò lontano dal caos, unendo come tratteggi le leggende con l’intimità pura. Il tutto con un ordine preciso: potenza romantica crescente. E tu, quale sceglieresti? Commenta! 👇

Ecco la Top 10: Dal Dolce Sussurro al Brivido Epico 😍💖

“Se stai leggendo questo e non hai ancora deciso dove fare la proposta… forse è proprio destino che dovesse succedere grazie a questo post.”

10. Isola di San Giorgio Maggiore: Vista a 360° dal campanile: Venezia sospesa, laguna infinita, gondole come puntini lontani e silenzio che ti entra dentro. Oppure davanti alla basilica, con il Bacino di San Marco tutto per voi. Panorama che esalta ogni amore per sempre. 🌅🔔✨

9. Il Mascherone di Santa Maria Formosa: Il guardiano grottesco con lo sguardo etereo che veglia su di voi dal campanile. Poesia dark, misteriosa e protettiva. Un “sì” qui ha un sapore unico, quasi gotico-romantico. 👹🌙💀

8. Pontile di Calle del Traghetto (Cannaregio): Riflessi perfetti sul canale, gondole che scivolano lente, atmosfera vera e tranquilla. Romantico, dolce, sereno. Il posto perfetto per un momento fotogenico e autentico. 🚤🌿💙

8. Pontile di Calle del Traghetto (Cannaregio) Riflessi perfetti sul canale, gondole che passano lente, atmosfera autentica e tranquilla. Romantico, dolce e sereno, molto fotogenico.

7. Sotoportego dei Preti (Orio e Melusina): Leggenda della sirena Melusina e del pescatore Orio. Bacio sigillato nel buio intimo sotto il portico. Mitologia, mistero e amore eterno nascosti tra i muri. 🧜‍♀️💋🕯️

6. Ponte de la Canonica: Vista privilegiata sul Ponte dei Sospiri, ma qui i sospiri sono solo d’amore. Iconico, romantico, con un’aura che incanta. Il ponte dei sospiri diventa il vostro. 🌉❤️😌

6. Ponte de la Canonica (vista sul Ponte dei Sospiri) Vista privilegiata sul Ponte dei Sospiri, trasformato in sospiri d'emozione invece che di prigionia. Iconico, romantico e con un’aura affascinantissima.

5. Campiello del Remer: Piazzetta raccolta, luci soffuse, silenzio assoluto. Vista esplosiva sul Canal Grande verso Rialto e Palazzo dei Camerlenghi. Nascosta di giorno, magica di sera. Un gioiello che si rivela all’improvviso. 🏮🌃✨

4. Scala del Bovolo: Scala a chiocciola in cortile antico, salita intima tra muri storici. Atmosfera da favola rinascimentale, avvolgente e magica. Ideale per novelli Romeo e Giulietta moderni. 🐌🏰🌹

Tum Tum Tum… La Top 3: Il Podio del Cuore 🥉💖 #3 | 🥈💓 #2 | 🥇❤️ #1 😍

3. Ponte Chiodo: Un ponte senza ringhiera. Letteralmente sospesi sull’acqua. Un passo falso e… ma è proprio questo il brivido: scegliere di fidarvi l’uno dell’altra per sempre, senza protezioni. Audace. Intimo. Indimenticabile. #PonteChiodo #SospesiSullAmore #VeneziaNascosta ⚖️💧🔥

2. Torcello – Ponte del Diavolo: Isola dimenticata, silenzio che pesa, un ponte senza parapetto dove la leggenda dice che il diavolo stesso appare a reclamare anime. Sospesi sull’acqua nera, con il vento che porta echi di storie antiche… il vostro amore vince anche contro il maligno. Brividi puri. 😈❤️ #PonteDelDiavolo #TorcelloSegreta #AmoreMistico

1. Punta della Dogana: Il punto in cui la laguna urla ‘finisce qui il mondo… ma inizia il vostro’. Tramonto arancione fuoco, riflessi che danzano sull’acqua come oro liquido, silenzio rotto solo dal vostro respiro. Qui il tempo si ferma davvero. Se vuoi un ‘sì’ da film, è questo il posto. Punto. 🔥🌅 #PuntaDellaDogana #TramontoVenezia #ElopementDream

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Venezia non è solo una città. È il luogo dove l’amore decide di diventare leggenda. Scegli il tuo angolo segreto, prendi la mano della persona che ami e sussurra quel “sì” che cambierà tutto per sempre. Io sarò qui, pronto ad ascoltare e a raccontare la vostra storia se vorrete. ❤️ Dimmi nei commenti: qual è il tuo numero 1? O scrivimi in DM @trarealtaesogno… la tua proposta potrebbe ispirare migliaia di coppie.

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Grazie per aver camminato con me tra questi segreti.

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Conclusione: Il Tuo “Sì” con i Segreti di Venezia

Questi 10 luoghi racchiudono l’essenza di Venezia: dal dolce sussurro del Pontile di Cannaregio al brivido epico di Punta della Dogana, passando per il podio del cuore con Ponte Chiodo, Torcello e Campiello del Remer. Ognuno è un contrasto perfetto tra intimità nascosta e vista mozzafiato, lontano dalle folle, dove leggende e tramonti sigillano l’amore eterno.

La serie I Segreti di Venezia ti invita a rallentare e perderti: svolta l’angolo giusto e lascia che la città sussurri il tuo “sì”. Quale spot conquisterà il tuo cuore? Commenta, condividi o DM @trarealtaesogno – la tua storia potrebbe ispirare il prossimo articolo!

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La Mappa dei Segreti di Venezia

la mappa dei segreti di venezia cover

La Mappa Interattiva dei Segreti di Venezia – Il Primo Passo Oltre la Cartolina

“A cosa serve una mappa?” cit.

Da bambino la chiedevo mille volte, tenendo tra le mani quel foglio stropicciato pieno di nomi misteriosi, segni di rotte, colori pastello di mari lontani, tratteggi di isole che sembravano sogni. Non capivo il valore, la fatica, la storia che c’era dietro.

Se letta con un accento fiero, suona come Cristoforo Colombo che salpa sicuro verso l’ignoto. Con un altro accento, sembra solo spacconeria. Ma se torniamo bambini… è facile: vogliamo scoprire la magia nascosta in quel pezzo di carta – tanti luoghi, tanti laghi, tanti segreti, sfogliati e risfogliati perché sempre nuovi, sempre da esplorare.

Oggi, a Venezia, mi pongo la stessa domanda. Mentre la città si affolla di code a San Marco e flash al Ponte di Rialto, io continuo a cercare calli che non portano da nessuna parte, riflessi che cambiano con la luce, dettagli che spariscono se corri.

E ho capito: una mappa serve proprio a non perdere la Venezia che respira piano, quella che sussurra segreti solo a chi rallenta e la guarda dritta negli occhi.

Per questo è nata questa Mappa Interattiva dei Segreti di Venezia – gratuita, personale, viva.

Ecco la mappa. Clicca, zoomma, perditi… per ritrovarti!
Accessibile da qualsiasi dispositivo.

Come usarla

Parti da dove vuoi, da dove ti trovi (San Marco, Castello, Burano…). Zoomma con le dita o scegli un pin e fatti guidare fin lì. Leggi la storia e guarda la foto di anteprima. Torna indietro e ripeti quante volte vuoi.

Se la mappa non carica: apri il link diretto

Ricorda anche di dare un occhio alle giornate con Contributo di Accesso (riparte il 3 aprile nel 2026 fino a fine luglio) – per viaggiare con calma e senza sorprese, dai un’occhiata al calendario ufficiale su cda.ve.it, il sito che spiega ogni dettaglio con precisione dal 2024 in poi.

Ogni pin è una storia vera: un sotoportego che toglie il fiato, una barca della frutta che arriva all’alba nella nebbia, una pietra rossa che nessuno calpesta per una promessa antica.

Hai un frammento nascosto da condividere? Una calle dimenticata? Un riflesso che ti ha fermato il respiro? Una storia sentita da un veneziano? Un segreto che non ho ancora svelato? Raccontamelo via Email o DM su Instagram @trarealtaesogno. La mappa cresce con le storie di chi la vive davvero, e il tuo messaggio potrebbe diventare un nuovo articolo con il tuo nome nei ringraziamenti.

La serie I Segreti di Venezia è nata e prosegue rivelando questi fili invisibili: luoghi che non reclamano attenzione, parole che si consumano nell’uso quotidiano, dettagli che si rivelano solo a chi accetta di rallentare, di perdersi, di osservare davvero. Sono frammenti di una Venezia che non smette mai di raccontarsi — lontana dai percorsi battuti, vicina solo a chi la sa e vuole ascoltare.

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Come quella mappa che tenevi in mano da bambino, anche questa non ha confini: cresce con te articolo dopo articolo.

Un piccolo Edoardo vicino alla Nave Incagliata di Pellestrina
Un piccolo Edoardo (autore del blog) vicino alla “fu” Nave Incagliata di Pellestrina, la Chios Aeinaftios (clicca sull’immagine per l’articolo)
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I Segreti di Venezia: San Stae, il santo che “esiste” solo a Venezia – Sestiere Santa Croce

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”.
Oggi ci addentreremo in un emisfero davvero peculiare della venezianità, uno di quei territori invisibili che esistono più nel linguaggio e nella memoria collettiva che sulle mappe.

Chi mi segue da tempo forse ricorderà l’articolo “Soprannomi e Detti, Storie Familiari e Curiosità Lagunari”: in un certo senso è proprio da lì che prende forma il racconto di oggi. Parleremo di uno di quei dettagli che scorrono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, senza mai farsi davvero notare. Un dettaglio che i veneziani vedono, nominano, attraversano… ma raramente si fermano a interrogare. È uno di quei segreti silenziosi che Venezia custodisce con naturalezza, come se fosse sempre stato lì, e non ci fosse motivo di chiedersi perché. Eppure tanti, compresi i marinai ACTV, quel posto lo nominano più e più volte al giorno… Siete pronti? Partiamo!

Come si arriva a San Stae?

Per comodità vi consiglio un itinerario che parte dalla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia e riserva alcune soprese lungo il percorso: uscite sul fronte principale della stazione e procedete verso est, imboccando subito Fondamenta dei Scalzi, conosciuta anche come Rio Terà Lista di Spagna. In pochi passi vi troverete davanti al Ponte degli Scalzi: salite le scale e attraversatelo, lasciandovi alle spalle il Canal Grande. Una volta scesi dal ponte, proseguite dritti lungo Calle Longa, una calle ampia e scorrevole che vi accompagna fuori dal primo flusso turistico. Alla fine, svoltate a sinistra in Calle Bergami, superando un breve tratto con scalini, e poi girate subito a destra lungo Fondamenta Garzotti, seguendo il corso tranquillo dell’acqua. Dopo qualche decina di metri, svoltate a sinistra in Calle Venzato, una deviazione discreta che vi introduce in una Venezia più raccolta. Girate quindi a destra entrando nel Campiello de le Strope, che attraverserete completamente. Da qui imboccate Ramo de le Oche, stretto e silenzioso, che curva e diventa Calle de le Oche: salite i gradini e continuate mantenendo la destra. Pochi passi ancora e svolterete verso Fondamenta del Parucheta. Percorretela, superando le scale, fino a sbucare nel piccolo e appartato Campo San Boldo, uno di quei campi che sembrano esistere solo per chi sa cercarli. Dal campo dirigetevi verso Calle Ponte Storto, attraversandola e salendo i gradini del ponte omonimo. La calle piega dolcemente e si trasforma in Salizada Carminati, che prosegue poi in Salizada San Stae. Qui il percorso si fa più aperto e solenne. Sulla destra incontrerete prima Palazzo Mocenigo, elegante e discreto questo palazzo “nasconde” il Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo. Proseguendo ancora per pochi metri arriverete davanti alla Chiesa di San Stae. È qui che il cammino si conclude: nel cuore di un nome che tutti pronunciano, ma che pochi si sono davvero fermati a interrogare.

la facciata della chiesa di San Stae vista dal vaporetto actv
La Chiesa di San Stae

Chi è San Stae?

La Chiesa di San Stae, ufficialmente dedicata a Sant’Eustachio, è un luogo di culto cattolico che sorge nel sestiere di Santa Croce, affacciato sul campo omonimo. Per secoli è stata il cuore dell’antica parrocchia di San Stae e ancora oggi rappresenta uno di quei punti di Venezia che esistono tanto nello spazio quanto nel linguaggio quotidiano dei veneziani. Il nome stesso si fa dichiarazione d’identità. San Stae non è un santo “nuovo” né diverso, ma la “declinazione veneziana” e autentica di Sant’Eustachio. Una trasformazione linguistica che, col tempo, ha finito per sembrare un’entità autonoma, quasi un santo “solo veneziano”. A Venezia, però, tutto e tutti possono avere un soprannome, un’abbreviazione o un detto, anche un Santo! Dunque Sant’Eustachio diventa San Stae: un nome più breve, più diretto, più “da mormorio nella calle”. Un caso emblematico di come la città abbia saputo assorbire la storia sacra, rimodellandola nella propria lingua e nel proprio immaginario, fino a farla sembrare nata qui. Un santo universale, ma chiamato come solo Venezia sa fare.

la fermata del vaporetto actv di San Stae

Un’ultima rivelazione: cosa osservare.

Vi troverete davanti a una delle facciate più riccamente decorate di Venezia. Un apparato scultoreo imponente, quasi teatrale, che fa da preludio a quanto custodito all’interno della Chiesa di San Stae, dove vi attendono anche opere di Giambattista Tiepolo.

Fermatevi.
Respirate a fondo.
Ascoltate il canto dei gabbiani.

Chiudete gli occhi, poi riapriteli: siete in uno dei punti più esposti al traffico acqueo della città e, allo stesso tempo, in un luogo sorprendentemente poco frequentato dai turisti. Venezia, qui, mostra uno dei suoi paradossi più autentici.

Ora osservate la facciata sulla sinistra. Noterete un piccolo ponte, quasi timido. Attraversatelo. Da lì, passo dopo passo, potrete spingervi verso nuove scoperte: il respiro ampio di Campo San Polo, la memoria popolare del Ponte delle Tette, oppure l’enigmatico Ponte “Fantasma”, perchè c’è, lo si attraversa, ma non si fa “mai” vedere.

È uno di quei punti in cui Venezia smette di raccontarsi e inizia, semplicemente, a farsi osservare.

la facciata della chiesa di San Stae vista da un angolo della piazzetta

Per concludere

In questo tratto appartato di Venezia si concentra una delle magie più autentiche della città: quella che nasce dal contrasto. Da un lato la dimensione raccolta e quotidiana di San Stae, fatta di nomi pronunciati per abitudine e mai davvero interrogati; dall’altro l’energia del traffico acqueo, il respiro ampio del Canal Grande che scorre poco distante, presente anche quando non lo si vede. Qui Venezia insegna una delle sue lezioni più sottili: non serve cercare l’eccezionale per imbattersi nello straordinario. Basta fermarsi. Ascoltare un nome. Chiedersi perché esista proprio così. San Stae è esattamente questo: un santo universale diventato “esclusivamente veneziano” per necessità di voce, di ritmo, di appartenenza. Un esempio perfetto di come la città non si limiti ad accogliere la storia, ma la trasformi, la abbrevi, la renda intima e la plasmi.

La serie I Segreti di Venezia è nata e prosegue rivelando questi fili invisibili: luoghi che non reclamano attenzione, parole che si consumano nell’uso quotidiano, dettagli che si rivelano solo a chi accetta di rallentare, di perdersi, di osservare davvero. Sono frammenti di una Venezia che non smette mai di raccontarsi — a volte ad alta voce, altre costringendoci ad avvicinarci, in silenzio, per ascoltarla meglio.

Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.

Grazie per aver camminato fin qui.

caccia al tesoro fotografica trarealtaesogno

Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare

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