I Segreti di Venezia: Il Foro del Diavolo a Ca’ Soranzo – Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi porto una storia “di confine”, ambientata in un luogo dove il passo di chi attraversa segna un inizio o una fine, a seconda della riva o del lato del ponte in cui ci si trova. Siamo esattamente tra il Sestiere di San Marco e quello di Castello, ma per raccontarla poseremo la nostra puntina su quest’ultimo, davanti a Ca’ Soranzo, teatro della vicenda.

isegretidivenezia.com

Come arrivare alla Casa dell’Angelo

Questo luogo, ben nascosto ai turisti, si trova in un punto di passaggio intimo e tipicamente veneziano. Qui non sarà raro incontrare gondolieri al lavoro, magari con un accompagnamento musicale capace di regalare un momento romantico agli innamorati di turno.

Raggiungerlo è semplicissimo: partite dal lato sinistro guardando la Basilica di San Marco, imboccate la Calle de la Canonica e svoltate alla prima a sinistra in Ramo va in Canonica. Proseguendo dritti per meno di un minuto, arriverete al Ponte de l’Anzolo e, guardando sulla destra, potrete ammirare la facciata di Palazzo Soranzo, noto anche come Casa dell’Angelo, sul cui altorilievo noterete il famoso foro.

Ca' Soranzo ed il foro del diavolo con gondola

Un segno inciso dal male nel cuore di Venezia

Come detto, siamo a pochi passi da Piazza San Marco, in calli percorse ogni giorno da centinaia di turisti che, presi dalla loro folle corsa contro il tempo, finiscono per ignorare quelle sfumature preziose di cui può godere solo chi ha la fortuna — o il merito — di rallentare.

La leggenda vuole che questo foro sia stato lasciato dal diavolo in persona: un segno che, per chi conosce la storia, non è soltanto una curiosità architettonica, ma la testimonianza di un patto oscuro e, proprio per questo, irresistibilmente affascinante.

L’avvocato che ingannava tutti (tranne il cielo)

A Ca’ Soranzo, nel XVI secolo, viveva l’avvocato della Curia del Doge Iseppo Pasini. Noto a tutti come uomo devoto e integerrimo, costruì la propria fortuna attraverso raggiri e inganni ai danni dei più deboli e indigenti. La classica facciata “perbene”, dietro la cui maschera morale si celava il più empio dei corrotti, mai sfiorato — peraltro — dalla giustizia veneziana.

Così almeno fino a un giorno, per Iseppo maledetto, in cui un frate cappuccino, tale Matteo da Bascio, fu invitato a cena e riconobbe nella scimmia che faceva compagnia a Iseppo nientemeno che il demonio, giunto in quella forma per reclamare l’anima dell’avvocato.

Il diavolo rivelò infatti al frate che non aveva ancora potuto far compiere il destino di Pasini, perché lo stesso ogni sera si affidava in preghiera alla Madonna. “Il giorno in cui dimenticherà di pregare, lo trascinerò agli inferi”, disse.

Il frate dunque ragionò di astuzia e diplomazia: non voleva la morte di Pasini, ma nemmeno cedere al ricatto lasciando il male in quella casa. Iniziò una trattativa col demonio e, alla fine, si accordò con il maligno che sarebbe tornato agli inferi solo dopo aver lasciato un segno indelebile, che realizzò subito, aprendo il foro ancora oggi visibile sulla facciata di Ca’ Soranzo.

Ma per Iseppo la storia non finì lì: il frate infatti lo punì in un altro modo, strizzando una tovaglia da cui fece scaturire “miracolosamente” del sangue, simbolo del prezzo in vite umane delle sue truffe. Pasini pianse disperato e ringraziò il frate per avergli fatto salva la vita.

il Foro del Diavolo e l'altorilievo dell'Angelo
il Foro del Diavolo e l’altorilievo dell’Angelo

Il foro maledetto e la soluzione al ritorno del diavolo

Il diavolo, nel suo tentativo di fuggire, colpì con forza la facciata del palazzo, lasciando un foro che ancora oggi si può osservare. Quel segno tangibile della sua presenza terrorizzò profondamente Iseppo, che temeva il ritorno del maligno proprio da quell’apertura. Per proteggersi, l’avvocato fece realizzare sopra il foro un altorilievo raffigurante un angelo, scolpito con uno sguardo deciso e vigile, rivolto a chiunque si avvicinasse, come a voler respingere ogni spirito oscuro.

Da allora, per questa presenza protettiva e per il celebre segno lasciato dal demonio, il palazzo venne chiamato Casa dell’Angelo.

Il foro oggi: un segreto a portata di sguardo

Ed è proprio questa sottile linea di confine a rendere la città un luogo unico, dove ogni angolo nasconde storie e leggende che attendono di essere scoperte. Nella rubrica “I Segreti di Venezia” abbiamo già esplorato altri misteri affascinanti, svelando lati nascosti e racconti dimenticati che rendono questa città un tesoro di enigmi senza tempo.

Se questo racconto vi ha incuriosito, vi invito a scoprire altri affascinanti segreti della città lagunare. Dalla romantica storia d’amore di Orio il Pescatore e della Sirena Melusina, alle misteriose superstizioni legate alla Pietra Rossa, fino alla suggestiva cripta sommersa della Chiesa di San Zaccaria. Potrete anche esplorare simboli di protezione come il celebre Mascherone a difesa di Santa Maria Formosa o incontrare racconti di presenze spettrali con la leggenda di Bepi, il Fantasma di Venezia. Se amate i palazzi storici, non perdetevi la visita a Palazzo Grimani, una gemma nascosta nel Sestiere di Castello, o le scoperte digitali legate a La Porta Blu di Castello. Infine, per chi vuole approfondire il rapporto tra storia, fede e toponomastica veneziana, consiglio il nostro articolo su Intrecci di Toponomastica e Fede. Ogni angolo di Venezia nasconde un pezzo di mistero pronto a essere svelato!

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In conclusione:

Venezia non smette mai di stupirci.
Anche il foro del diavolo a Ca’ Soranzo, nascosto tra le calli e i sestieri della città, racconta un passato intriso di misteri e leggende, dove ogni dettaglio nasconde significati nascosti e storie segrete. Questo luogo sfida lo sguardo distratto del visitatore, invitandoci a fermarci, a osservare con attenzione, a leggere e provare ad intuire ciò che non è detto.

Scoprire la Casa dell’Angelo significa varcare una soglia verso un Venezia meno conosciuta, fatta di enigmi e di racconti custoditi nel tempo. È un invito a perdersi nei suoi silenzi, a lasciarsi guidare da quella magia sottile che solo questa città sa offrire a chi ha occhi per vedere davvero.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: Torrefazione Girani, il Caffè di Venezia – Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi accompagnerò alla scoperta di profumi in cui pietra, legno, storia, aria salmastra e caffè si intrecciano in un angolo dal sapore magico..
Venezia, la Serenissima, frontiera e baluardo di commerci, spezie, preziosi, ma anche di tradizioni che da secoli e decenni si dipanano e vivono lungo calli e campielli.
Siete pronti ad assaporare un nuovo articolo? Partiamo!

La Torrefazione Girani: l’ultima vera torrefazione artigianale di Venezia – dove trovarla?

Ci troviamo in uno dei sestieri veneziani che preferisco. Tantissime, infatti, sono le storie, le leggende e la venezianità che scorrono lungo queste calli. Piazza San Marco non è distantissima, ma lo è abbastanza per lasciare spazio a un’autenticità fatta di piccoli dettagli. Quei dettagli, tramandati di generazione in generazione fin dal 1928, che con profumi e sapienza hanno trasformato un piccolo laboratorio in una eccellenza resiliente, dove ogni chicco viene selezionato, tostato e miscelato sul posto. Un’eccellenza che va oltre il contesto in cui la troviamo, e che si rivela anche nella capacità di raccontare un aroma o consigliare una varietà. Io stesso sono entrato da quell’uscio: fuori era il 2025, ma lì dentro ho respirato un’atmosfera senza tempo. La stessa che, da bambino che ancora non apprezzava quella bevanda, mi faceva però annusare la bustina di caffè appena macinato in una rivendita della mia città. Aggiungiamo una nota di mistero: se guarderete sulla borsetta che vi verrà consegnata, dopo aver scelto il loro prezioso caffè appena macinato, troverete un indirizzo preciso: Campo della Bragora 3727. Cercate pure sulle mappe: difficilmente troverete un riscontro. Infatti, oggi quel campo si chiama Campo Bandiera e Moro.

L’interno della bottega ed il bancone della Torrefazione Girani

Per quale motivo il Campo ha due nomi?

Campo Bandiera e Moro e Campo della Bragora non sono due campi diversi, bensì lo stesso luogo, e l’indirizzo Castello 3727 li accomuna per questo motivo. Campo Bandiera e Moro è il nome moderno e ufficiale, ma nella tradizione locale è anche noto come Campo della Bragora, soprattutto per la presenza della Chiesa di San Giovanni in Bragora, che dà il nome alla parrocchia storica. A Venezia, la numerazione civica non segue vie o campi, ma l’intero sestiere di appartenenza. Questo significa che Castello 3727 è un numero univoco all’interno del sestiere, e può essere riferito a zone che portano nomi differenti, anche se indicano la stessa area urbanistica. Talvolta, un’attività o un edificio può essere descritto in modi diversi:
“Campo Bandiera e Moro 3727” come nome toponomastico attuale,
oppure “Campo della Bragora 3727” come nome storico o ecclesiastico. Se cerchi Castello 3727 su una mappa, troverai lo stesso punto: è l’edificio della Torrefazione Girani, che si affaccia proprio su quel campo, in uno degli angoli più autentici e silenziosi del sestiere.
Infine la chiesa di San Giovanni in Bragora, che dava il nome al campo, tra l’altro, è nota anche per aver visto svolgersi il battesimo Antonio Vivaldi.

I caffè “perduti”: miscela e memoria

Un tempo non raro, oggi quasi un’eccezione. Le torrefazioni artigianali a Venezia erano realtà vive, profumate, quotidiane. Caffè Roma in Strada Nova, Torrefazione Cannaregio alle Ormesini, botteghe senza insegna dove bastava chiedere “mezzo etto per moka” per uscire con le dita impregnate d’aroma.

Molte si sono spente, altre migrate in terraferma. Rimane il ricordo: un sacchetto di carta sottile, il suono del macinino, la voce che suggeriva la miscela giusta. Luoghi di fiducia, dove il caffè non si beveva: si sceglieva. La speranza è che possa risorgere dalle sue polveri, se mi passate l’analogia, la Torrefazione Cannaregio, fallita solo nel 2024. Forse, con nuova linfa e mani attente, potrà tornare a tostare per la città.

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In conclusione:

In questo itinerario tra profumi tostati e Segreti di Venezia, la Torrefazione Girani si rivela non solo come bottega, ma come presidio di tradizione. In un tempo in cui la città si affida sempre più al ricordo, qui il caffè è ancora un gesto lento, sapiente, quotidiano. Le torrefazioni scomparse, i nomi che resistono nei racconti delle persone più che sulle insegne, ci parlano di una Venezia fatta di riti domestici, di mani che scelgono e nasi che riconoscono. Un tempo in cui la qualità non era una moda, ma un’abitudine. E allora, in questo angolo del sestiere di Castello, il caffè non è solo una miscela: è una forma di resistenza, un racconto che profuma di passato ma vive nel presente. E, nel mio piccolo, sono felice di aver comprato del caffè, proprio lì, oggi. La moka ormai la uso di rado, ma poter aprire la miscela, annusare e lasciar impregnare le dita del suo profumo… non ha prezzo. E chissà, magari anche voi, passando di lì, sentirete quel profumo nell’aria e vi fermerete. Non solo per comprare del caffè, ma per portare via con voi un frammento di Venezia che non si può raccontare. Solo vivere. E che, una volta sentito, non vi lascerà mai.

torrefazione girani sulla mappa

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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