Storia Leggendaria dell’origine dell’Isola di Pellestrina

🌊 L’origine leggendaria di Pellestrina: tra fantasia e mito.

Come nasce un’isola? In questo racconto originale, figlio della fantasia dell’autore del blog e ispirato alla tradizione popolare veneta, scoprirai l’immaginaria creazione di Pellestrina, sottile striscia di terra tra laguna di Venezia e mare Adriatico.

Tra folletti, ninfe, ingegni antichi e magia, prende forma una fiaba che unisce luoghi reali come Chioggia, Murano, Burano e Torcello a un mondo sospeso tra cielo e acqua.

✨ Un viaggio tra mito e poesia, dove la leggenda diventa racconto.

Buona lettura!

Immaginate un tempo lontano, nascosto nelle pieghe della storia. Ora che ci siete, vedrete le acque di mare e laguna come un’unica, tumultuosa distesa.

Illustrazione generata con AI tramite ChatGPT (OpenAI)”

Così fu finché un creatore sconosciuto non si prese la briga di abbellire quell’angolo nel nord-est di ciò che oggi chiamiamo Italia, di sua sponte ed a suo gusto. Fino ad allora, i fiumi Dese e Sile sfociavano in mare senza freni. Il creatore, ispirato dalle creature che già popolavano quelle acque, plasmò delle terre che, una volta abitate, avrebbero assunto dal cielo la forma di un pesce che nuota da est verso ovest, come in cerca di dimora nell’adiacente pianura, Venezia.

Tempi lunghissimi, scanditi dal ritmo di albe e tramonti, passarono mentre il creatore rifletteva su come proteggere quella meraviglia in divenire. Nacque così Lido, il primo baluardo che separò i mari spumeggianti dalla calma laguna. Ma non era sufficiente: verso sud il mare poteva ancora invadere liberamente le zone interne, mettendo in pericolo la nuova città.

Fu allora che il Mazariol, il folletto saggio e astuto incaricato dell’opera, radunò i suoi collaboratori attorno a una grande tavola sospesa tra le nuvole, pronti a disquisire su come completare quella meraviglia nascente.

Alla sua destra sedeva l’Anguana, ninfa delle acque, profonda conoscitrice dei flussi e dei misteri delle correnti. Con voce autorevole, suggeriva di creare nuovi canali per bilanciare il delicato incontro tra mare e laguna, affinché questi due elementi potessero convivere senza distruggersi a vicenda.

Alla sua sinistra, invece, sedeva Marantega, la vecchia saggia, con il volto segnato da rughe che raccontavano millenni di conoscenza. “La terra ha bisogno di più difese,” disse con tono deciso, “ma dev’essere anche fertile, capace di accogliere la vita per generazioni.” I suoi consigli puntavano a mantenere l’equilibrio tra la protezione delle terre e la loro capacità di prosperare.

Salbaneo, il folletto laborioso, era chino sulla tavola, intento a disegnare con estrema meticolosità strutture che avrebbero dovuto resistere ai venti e alle mareggiate, le dighe ed i murazzi. Con le mani veloci e precise, suggeriva soluzioni pratiche e ingegnose, utili a rafforzare le nuove terre e proteggere i futuri abitanti.

Tuttavia, mentre tutti discutevano attentamente, Barba Zucon, noto per la sua grande scrupolosità, ma anche per la sua proverbiale sbadataggine, se ne stava in disparte. Scrutava affascinato e con attenzione un barile pieno di materia magica residua, la stessa che avevano usato per creare le altre isole. Con precisione, lo maneggiava, ma un movimento maldestro lo fece inclinare troppo. Il barile, perso l’equilibrio, cominciò a rotolare giù, giù, sempre più giù e sempre più veloce.

Prima che qualcuno potesse intervenire, il barile sbatté contro il bordo di una balaustra che lo fece impennare in aria e precipitò nelle acque vicine a quella che oggi chiamiamo Chioggia. Il fragore svegliò tutti i presenti, che dalle bordature delle nuvole candide non poterono fare altro che osservare l’inevitabile.

Il barile esplose, liberando la sua forza creativa come un vulcano e i suoi frammenti di materia, semplice e variopinta, si dispersero ovunque come lapilli. Le acque divennero smeraldo, le terre fertili e generose, le case presero colore e da lì nacquero le isole del nord, tra cui Vignole, Sant’Erasmo, Murano, Burano e Torcello.

Ma l’evento più sorprendente avvenne a sud, proprio lì dove il barile si era disintegrato in mille pezzi. Le schegge, piantandosi nelle acque, indicarono i punti per la futura creazione delle bricole, che avrebbero segnalato i canali navigabili. E da lì, il contenuto sversato si trasformò in una sottile striscia di terra magica, lunga circa 11 km, dando vita a un’isola fragile, sottile e splendida come poche altre. Qui mare e laguna sembrano volersi abbracciare, mentre albe e tramonti si rincorrono, con il sole balza da est a ovest creando riflessi affascinanti come in pochi altri luoghi.

Così, dalla magia e dal fato nacque Pellestrina, una striscia di terra che oggi incanta con la sua bellezza unica e fragile. Qui il cielo si tuffa nelle acque e sprigiona poesia, ogni giorno.

L’isola, ancora oggi, accoglie chiunque con un sorriso e una natura incontaminata, rivelando una bellezza che continua a stupire e, soprattutto, a ispirare.

📖 Inoltre, segnalo con entusiasmo un altro progetto firmato Trarealtaesogno: il racconto natalizio Santa Claus e i 25 ingredienti della Luce, un calendario dell’Avvento letterario che, giorno dopo giorno, esplora la magia di Venezia, delle sue isole e tradizioni, in forma di suggestive micro-storie — una narrazione originale e coinvolgente, pensata e scritta con cura dall’autore del blog.

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I Segreti di Venezia: La Pescheria Storica, la Porta della Botte e il Pozzo Più Grande della Città – San Polo

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della nostra amata città lagunare. Oggi vi porterò in un mini itinerario che, tappa dopo tappa, saprà sorprendervi sotto molti aspetti. Pronti a scoprire meraviglie nascoste? Iniziamo subito! Seguendo un breve percorso, partiremo da Campo San Polo per esplorare tre luoghi iconici in poco meno di 600m: il Pozzo più Grande della Città, la Porta della Botte e la Pescheria Storica.

Prima tappa: Campo San Polo ed il Pozzo più Grande di Venezia

Si trova nel fulcro del Sestiere (il punto in basso a sinistra nella mappa a fine articolo) che fa da cuore alla città. Per dimensioni è il campo più grande della città, mentre in assoluto arriva secondo, dietro soltanto per estensione alla Piazza San Marco. Non è da meno la sua vera da pozzo, che con i suoi 320 cm di diametro è la più grande della città. Prende il nome dall’omonima chiesa che volge il suo abside direttamente sul campo e che, curiosità nella curiosità, proprio su quel lato vede esposta una targa marmorea del 1611 in cui viene espresso il divieto di svolgere attività quali mercati, feste e giochi. Infatti, questo campo divenne famoso dal punto di vista ludico e fu teatro, a mo’ di arena romana, di feste pubbliche, mercati e giochi, come per esempio giochi con la palla o la caccia al toro.

Una vista d’insieme di Campo San Polo e della sua enorme vera da pozzo.

Tale affissione a tempo indeterminato e giunta fino a noi recita così:
“MDCXI ADI X AGOSTO SONO PROIBITI TVTTI LI GIOCHI QVALI SI SIANO ET ANCO IL VENDER ROBBA METTER BOTEGE INTORNO A QVESTA CHIESA PER DELIBERATE DELLI
ECC.MI S.RI CONTRA LA BIASTEMA CON PENA DI PREGIONE GALEA BANDO ET
ANCOO LIRE TRECENTO DE PICCOLI TRA L’ACCVSATORE ET CAPTORI D. ZORZI
FOSCARINI D. MARCO TRIVISAN D. BARBON MORESINI D. ANTONIO BARBARO
ESECVTORI CONTRA LA BIASTEMA“. Anno 1611.

Traduzione:
“1611, 10 agosto Sono proibiti tutti i giochi di qualsiasi tipo, e anche il vendere merci o allestire botteghe intorno a questa chiesa, per deliberazione degli ecc.mi signori contro la bestemmia, con pena di prigione, galea, bando e anche trecento lire di piccoli, tra l’accusatore e i catturatori. D. Zorzi Foscarini D. Marco Trivisan D. Barbon Moresini D. Antonio Barbaro
Esecutori contro la bestemmia“. Anno 1611.

La Vera da Pozzo e due donne vicine a darci le proporzioni dell'elemento
La Vera da Pozzo e due donne vicine a darci le proporzioni dell’elemento

Seconda tappa: La Porta della Botte

Come ben sapete, i commerci di ogni genere a Venezia hanno da sempre prosperato. Quest’area al civico 456, la tappa intermedia della mappa a fine articolo, era un brulicare di artigiani intenti nella produzione di botti in legno, che spesso venivano fatte rotolare per comodità. Venezia, come tante altre città, ha abitazioni con porte strette e alte, rendendo difficile far passare le botti, ovunque tranne che in Calle de l’Arco, dove i titolari di uno stabilimento crearono un vano d’entrata sagomato appositamente per la forma delle botti. Come potete vedere dalle immagini, l’ingegno supera sempre ogni ostacolo!

Qui vicino inoltre puoi scoprire due attrazioni bellissime e cioè: il Ponte di Rialto e il “Gobbo di Rialto”.

Terza tappa: La Pescheria Storica

La Pescheria di Venezia, situata nel cuore del Sestiere di San Polo, è la tappa più a nord del nostro itinerario e custodisce una storia che risale al 1097, quando il mercato cittadino iniziò a prendere vita proprio qui. Questo è uno dei luoghi più autentici della città, dove il commercio ittico e quello delle verdure, poco più in là, si tramandano di generazione in generazione. La struttura attuale, risalente al 1907, con il suo stile neogotico fatto di archi e dettagli in ferro battuto, regala uno scenario che sembra fuoriuscito da un’altra epoca. Passeggiando tra i banchi, potrete ammirare il meglio del pescato locale, immersi in un’atmosfera frizzante e viva, proprio come accadeva secoli fa. È qui che si respira l’essenza di Venezia, dove la tradizione dei commerci di materie prime continua, oggi come allora, in un contesto unico e prezioso.

Vi segnalo inoltre una particolarità interessante: la Pescheria si divide in due logge, e nel corridoio che le separa, proprio sotto l’insegna “Mercato del Pesce al Minuto”, all’esterno dell’edificio, è affissa una targa marmorea. Questa targa indica le lunghezze minime consentite per la vendita di diverse tipologie di prodotti ittici. Un segno tangibile di come, anche in epoche passate, si prestasse grande attenzione alla tutela del patrimonio marino e alla sostenibilità della pesca.

In conclusione:

In sintesi, il nostro percorso tra Campo San Polo, la Porta della Botte e la Pescheria Storica ha svelato tre tesori nascosti che arricchiscono il patrimonio di Venezia. Dalla maestosa Vera da Pozzo, simbolo di grandezza e funzionalità, all’ingegnosa soluzione per il passaggio delle botti, fino all’affascinante mercato ittico che continua a pulsare di vita secolare, ogni tappa offre uno spaccato unico della città lagunare. Questi luoghi non sono solo testimonianze storiche, ma veri e propri custodi delle tradizioni e dell’identità veneziana.

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La mappa del mini itinerario tra La Pescheria Storica, la Porta della Botte e il Pozzo Più Grande della Città
La mappa del mini itinerario tra La Pescheria Storica, la Porta della Botte e il Pozzo Più Grande della Città

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: Le Misteriose Statue in Campo dei Mori e la Casa del Tintoretto – Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e le unicità della nostra amata città lagunare. Oggi vi porterò in uno dei campi più pittoreschi e suggestivi di Venezia, un luogo che, come ogni angolo di questa città, cela storie e segreti pronti a essere svelati.

La curiosa storia dei tre fratelli greci che si stabilirono a “Palazzo Mastelli del Cammello”:

Chiunque sia passato almeno una volta di qui, non potrà non aver notato quelle quattro statue poste lungo la facciata, che raffigurano tre fratelli greci giunti a Venezia nel 1200, sono chiamati “Mori” perché originari della regione della Morea, e un loro servitore. I nomi, incisi sulle statue stesse sono: Sandi, Afani e, appunto, Rioba, erano mercanti di stoffe, noti per la loro fama di furbi e truffaldini, poiché non esitavano a raggirare chiunque si rivolgesse a loro per affari.

La vista che, dal Ponte dei Mori, ci fa intravedere l'osteria e il campo omonimo
La vista che, dal Ponte dei Mori, ci fa intravedere l’osteria e il campo omonimo

La leggenda narra che, esasperata dalla loro disonestà, Santa Maria Maddalena decise di punirli. Ci tramandano che si presentò loro con le sembianze di una vedova patrizia desiderosa d’acquistare stoffe pregiate per proseguire l’attività del defunto marito. Pare che i mercanti, totalmente privi di scrupoli, tentarono d’ingannare anche lei, chiedendo un prezzo esorbitante per un tessuto tra i più comuni in città.

Durante la trattativa, Sior Rioba, uno dei fratelli, giurò che il tessuto era il migliore di Venezia e disse: “Che il Signore ci trasformi in pietra se non diciamo la verità!” La donna, dopo aver pagato, rispose: “E che il Signore vi tratti con la stessa onestà che voi avete riservato a me.”

Così, i tre mercanti e il loro servitore furono trasformati in pietra. La statua più conosciuta di questa leggenda è proprio quella di Rioba, soprannominato “Sior Rioba” in dialetto veneziano.

sior rioba e il naso di ferro
Il Sior Rioba ed il naso di ferro portafortuna

Aneddoti e Folklore:

Nel 1800, la statua perse il naso, che venne poi sostituito con uno di ferro. Oggi, toccare quel naso è considerato un portafortuna. Tuttavia, il destino della statua fu ben più triste nel 2010, quando la sua testa venne rubata e ritrovata successivamente in Calle della Racchetta, per poi essere rimessa al suo posto.

La statua appartiene anche al gruppo delle “statue parlanti” veneziane, simili a quelle dell’“Accademia degli Arguti” di Roma, che erano utilizzate per affiggere biglietti anonimi con versi satirici e sarcastici. Inoltre, per un lungo periodo, la statua fu al centro di scherzi, durante i quali ai nuovi facchini venivano assegnati carichi pesantissimi da consegnare a un inesistente “Sior Antonio Rioba de Campo dei Mori.”

Tre secoli dopo la nascita di un celebre vicino di casa: Jacopo Robusti, noto come “il Tintoretto”

Come recita una lapide commemorativa apposta nel 1842, qui nel 1518 nacque il famosissimo pittore, che visse in questa casa fino alla sua morte nel 1594. Il suo nome d’arte, “Tintoretto,” derivava dal mestiere del padre, Battista Robusti, che era un tintore di stoffe. È curioso come il figlio di un tintore sia divenuto celebre per la sua arte proprio tre secoli dopo che, nella casa accanto, operarono dei commercianti di tessuti noti per la loro mancanza di scrupoli.

Ecco l’iscrizione affissa dall’abitatore della casa nella metà del 1800:
NON IGNORARE, VIANDANTE, L’ANTICA CASA DI JACOPO ROBUSTI DETTO IL TINTORETTO. DI QUI PER OGNI DOVE SI DIFFUSERO INNUMEREVOLI DIPINTI, MIRABILI PUBBLICAMENTE E PRIVATAMENTE, MAGISTRALMENTE REALIZZATI CON FINE INGEGNO DAL SUO PENNELLO. TI FARA’ PIACERE APPRENDERE CIO’ PER LA SOLERZIA DELL’ATTUALE PROPRIETARIO. 1842

In conclusione:

Questa passeggiata attraverso Campo dei Mori e la casa del Tintoretto ci ha rivelato quanto sia ricca di storia e leggende la città di Venezia. Dalle statue dei furbi mercanti greci, trasformati in pietra per la loro disonestà, al genio artistico di Jacopo Robusti, la cui opera ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell’arte, ogni angolo di questo luogo racconta una storia. E così, mentre camminiamo tra questi vicoli e campi, non possiamo che meravigliarci di fronte ai Segreti di Venezia, che continuano a vivere tra le pietre e le memorie di questa città.

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mappa campo dei mori e statue dei mori e casa tintoretto
i pin indicano il Molino Stucky, la fabbrica di tessuti Fortuny, l’ex birrificio Dreher e la Scalera Film

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: Le Antiche Botteghe, il Ponte di Rialto e il Loro Ruolo nel Passato

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e unicità della città lagunare. Oggi vi racconterò storie e aneddoti intorno ad uno dei luoghi simbolo della città lagunare: Il Ponte di Rialto.

La Leggendaria Storia del Ponte di Rialto:

Guardate una qualsiasi mappa di Venezia o, più semplicemente, aprite google maps, come potete vedere questo ponte, situato nel cuore della città è una sorta di istmo artificiale che tiene unite due macro-aree della Venezia insulare: quella che si compone dei sestieri di Dorsoduro, Santa Croce e San Polo (diciamo a sud-ovest) e quella formata da Cannaregio, San Marco e Castello (diciamo a nord-est). Da una parte, San Polo, il fulcro dell’economia cittadina, con mercati di beni alimentari quali verdure ed il mercato del pesce; dall’altra il cuore politico e del credo cittadino con Palazzo Ducale e la Basilica di San Marco. Dovete sapere anche che proprio lui è il primo e più antico Ponte tra i quattro della città: Rialto, Accademia, Scalzi e Calatrava.

il ponte di rialto sul versante che guarda al sestiere di san polo ed al mercato di rialto
Guardando verso San Polo

L’Evoluzione Architettonica: Dalle Barche alla Pietra

Precedentemente in quest’area sorsero ponti costituiti da barche (1170 circa), ma anche in legno (intorno al 1250).

Il Ponte, così come lo conosciamo ed ammiriamo oggi è figlio dell’ingegno dell’architetto Antonio da Ponte che, senza il timore delle maldicenze su un progetto di tale portata, portò a compimento l’opera nel 1591. La presenza dei negozi trova testimonianze certe a partire dal 1400-1450 circa e con la loro realizzazione la Tesoreria di Stato poteva gestirne i proventi per pagare le manutenzioni della struttura che, per questione materiali e dimensionali, va manutenuta con dovizia.

il ponte di rialto sul versante che guarda al sestiere di san marco e a campo san bortolomio
Una veduta del ponte internamente

Il Cuore Commerciale di Venezia: I Negozi di Ieri e di Oggi

Nei tempi antichi, i negozi sul Ponte di Rialto offrivano una gamma di merci molto diversa da quella che troviamo oggi. Il ponte era il cuore pulsante del commercio internazionale di Venezia, un vero e proprio crocevia di culture e merci. Passeggiando tra le botteghe, si potevano incontrare cambiavalute affaccendati, essenziali per i mercanti che giungevano da terre lontane. L’aria era pervasa dai profumi esotici delle spezie orientali, mentre le botteghe esponevano tessuti pregiati come sete lussuose e broccati scintillanti.

Il pesce fresco e i frutti di mare, appena pescati dalla laguna, erano esposti su bancarelle accanto a negozi di abili orafi e gioiellieri. Non mancavano i mercanti di legname e materiali da costruzione, fondamentali per l’edilizia della città lagunare. Erboristi e profumieri completavano questo variopinto scenario commerciale, offrendo erbe medicinali e fragranze raffinate.

Questa varietà di merci e attività rifletteva perfettamente il ruolo di Venezia come potenza commerciale marittima e punto d’incontro tra Oriente e Occidente, facendo del Ponte di Rialto non solo un luogo di scambio di beni, ma anche di idee e culture.

uno scorcio che regala una emozionante vista del ponte dal basso, quasi incastonato tra i palazzi.
Il Ponte dal basso

Miti e Dicerie: Le Voci Popolari sulla Costruzione del Ponte

Come anticipato, circolavano numerose dicerie sulle possibilità di completamento del ponte. Tra le più famose, un uomo affermò che sarebbe stato più facile vedere un’unghia crescere nelle sue parti intime piuttosto che vedere il ponte ultimato, mentre una donna dichiarò che sarebbe stato più semplice vedere le sue parti intime prendere fuoco piuttosto che vedere la realizzazione del ponte. Spero che quanto scritto non venga considerato inappropriato, e invito i lettori curiosi a consultare l’articolo su Wikipedia per maggiori dettagli.

Sulla facciata del Palazzo dei Camerlenghi furono poi collocati due capitelli, visibili dalla rampa del ponte (sul lato che guarda a San Polo), che raffigurano queste voci popolari. Con questo gesto, il Governo della Repubblica intese dimostrare di essere attento e di non ignorare alcuna diceria.

la vista da cui si gode sul versante del ponte di rialto che guarda a
La vista dal ponte

In conclusione:

Il Ponte di Rialto resta un simbolo indiscusso di Venezia, testimone silenzioso di secoli di storia e commerci. Nonostante le sfide moderne, continua a incantare con la sua bellezza architettonica e il vivace spirito mercantile. Crocevia di culture e cuore pulsante della città, il ponte unisce passato e presente. Che siate veneziani o visitatori, fermatevi un momento: sotto i vostri piedi scorre l’essenza stessa della Serenissima, un connubio unico di ingegno, passione e tradizione che continua a definire l’anima di Venezia.

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I Segreti di Venezia: Alla Scoperta della Giudecca – Seconda Puntata – Dorsoduro

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e unicità della città lagunare. La settimana scorsa vi ho presentato quattro meraviglie della Giudecca. (te le sei perse? Clicca qui). Vi sono piaciute? Fatemelo sapere nei commenti! Oggi, vi porto alla scoperta di tre nuove curiosità di un’isola tra le più particolari di Venezia, caratterizzata dalla sua forte eredità industriale, che oggi assume forme inaspettate e affascinanti.

Oggi scopriremo:

L’ex Fabbrica di Orologi Junghans

Nel 1877, i fratelli Herion, agenti sul mercato italiano del marchio Junghans, fondarono la prima fabbrica italiana di orologi che, nel 1903, dopo svariate vicissitudini, passò nelle mani dirette di Arturo Junghans. Negli anni ’20, in questa fabbrica alla Giudecca si producevano 1500 orologi al giorno e, durante la Seconda Guerra Mondiale, la fabbrica, riconvertita, impiegava circa 4000 persone nella produzione di spolette militari. Dopo la guerra, divenne la principale realtà produttiva della Venezia, specializzata in ordigni bellici (mine, in particolare) fino alla chiusura nel 1971. Negli anni 2000, gli edifici furono restaurati e convertiti in un teatro e complessi residenziali, mantenendo il nome storico di Junghans.

Il Consorzio della Cantieristica Minore Veneziana

Nel 1996, un gruppo di artigiani veneziani ha deciso di recuperare un vecchio cantiere navale di 3.000 m² in rovina. Dopo un investimento di svariati milioni di euro, oggi il sito ospita 15 botteghe artigiane e un rimessaggio con capacità per 350 imbarcazioni. La struttura è dotata di officine, cantieri, tappezzieri, falegnami, elettricisti, un’officina fabbrile, tre gru da 7 tonnellate, e un travellift da 35 tonnellate. Inoltre, c’è un bar-ristorante con vista sulla Laguna. Il rimessaggio funziona 24 ore su 24, con uno staff di 9 marinai per la movimentazione delle imbarcazioni, che sono conservate al coperto o sui piazzali esterni. Un vero capolavoro che ha rivitalizzato uno spazio altrimenti, per quanto prezioso, destinato a uno stato di abbandono.

Il Consorzio della Cantieristica Minore Veneziana
Una veduta del Consorzio della Cantieristica Minore Veneziana

Tra i luoghi simbolo, custoditi all’interno di questi spazi, si cela un diamante: il Ristorante da Crea, dove vengono serviti piatti veneziani di carne e pesce, oltre ad aperitivi e antipasti, su una terrazza affacciata sulla laguna.

Il “Giardino Eden” Hundertwasser

Si tratta di uno dei luoghi più misteriosi di tutta la laguna, inaccessibile al pubblico per volontà del suo ultimo proprietario dall’anno 2000.

Ma raccontiamo brevemente la sua storia: 1884, Frederic Eden, un gentiluomo inglese e artista, insieme alla moglie Caroline, sorella della celebre progettista di giardini Gertrude Jekyll, acquistarono un’ampia area sull’isola veneziana della Giudecca. Qui, la coppia diede vita a uno dei più grandi e affascinanti giardini privati di Venezia. Il giardino divenne un luogo di grande bellezza, caratterizzato da rose, pegolati, prati, cortili e cipressi. Fu frequentato da molte personalità illustri del mondo delle arti, tra cui Marcel Proust, Rainer Maria Rilke, Henry James ed Eleonora Duse, che ne apprezzarono l’atmosfera suggestiva e rigenerante.

Il "Giardino Eden" Hundertwasser ingresso

Un aneddoto interessante riguarda proprio il legame familiare tra Caroline Eden e Gertrude Jekyll: il cognome Jekyll è stato utilizzato dall’amico di famiglia Robert Louis Stevenson per il famoso personaggio del dottor Jekyll nel romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

Dopo la morte di Eden nel 1916, la proprietà rimase alla moglie Caroline fino al 1927, quando fu venduta alla principessa Aspasia Manos, vedova del re Alessandro di Grecia, che vi abitò con la figlia Alessandra. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il giardino subì danni, ma fu successivamente restaurato dalla principessa, diventando nel 1945 un Monumento Nazionale.

Nel 1979, il giardino passò nelle mani dell’artista austriaco Friedensreich Hundertwasser, che scelse di lasciarlo in balia della natura, permettendo alla vegetazione selvaggia di prendere il sopravvento. Morto nel 2000, ancora oggi, il giardino è di proprietà dell’omonima Fondazione Hundertwasser, che rispetta il desiderio dell’artista di mantenere il sito chiuso al pubblico, preservando dunque il suo naturale decorso.

Il Giardino Eden, descritto con passione dallo stesso Eden nel libro Un giardino a Venezia, pubblicato nel 1903, è un luogo intriso di storia e mistero, un vero e proprio paradiso terrestre, nascosto agli occhi del pubblico e incastonato nel cuore della Giudecca. La sua inaccessibilità lo rende un mito per molti appassionati di giardini, piante e architettura verde, sopravvivendo solo attraverso racconti e rare fotografie che evocano il fascino di un paradiso perduto.

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In conclusione:

Concludiamo questo viaggio tra le meraviglie, più o meno nascoste, della Giudecca con un invito a scoprire e vivere la ricca eredità di Venezia. Dai segreti dell’ex Fabbrica di Orologi Junghans, divenuta poi un polo di fabbricazione di spolette per le mine, alle affascinanti botteghe tradizionali del Consorzio della Cantieristica Minore Veneziana, fino al misterioso Giardino Eden, la cui impossibilità a vedersi lo trasforma in un vero mito! Ogni angolo quaggiù trasuda l’unicità che a Venezia compete. Continuate a esplorare, a sognare e a lasciare che la magia di Venezia vi accompagni.

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In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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