Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Lo sport a Venezia ha un carattere singolare: nonostante gli spazi ristretti, la città offre sorprendenti opportunità per praticare discipline diverse. Ma oggi vi racconterò un fatto davvero speciale, un episodio che incarna alla perfezione l’anima unica di Venezia.
Chi era Costantino Reyer?
Costantino Reyer nacque a Trieste nel febbraio 1838, figlio di Alfred Philip, ufficiale dell’esercito asburgico, e di Leopoldina Castagna. Si affermò come insegnante di ginnastica, dedicandosi con impegno alla diffusione di questa disciplina. Nel 1872, il suo amico e collega Pietro Gallo, trasferitosi a Venezia, fondò una società sportiva che dedicò a Reyer in segno di stima: la Società Veneziana di Ginnastica Costantino Reyer. Nel tempo, la società ampliò la propria offerta includendo discipline come scherma, atletica, calcio e pallacanestro, diventando un punto di riferimento per lo sport cittadino.
Un video che racconta la magia:
Lo sbarco del basket alla Scuola Grande della Misericordia: il Tempio del Basket
Nel 1925, la pallacanestro fa il suo ingresso ufficiale alla Scuola Grande della Misericordia, un edificio storico eretto nel XIV secolo nel cuore di Cannaregio, a Venezia. La Reyer, che all’epoca era una polisportiva in espansione, fonda la sezione di basket e trova nella grande aula superiore della Scuola Grande della Misericordia lo spazio ideale per il nuovo sport. Il salone, con i suoi affreschi alle pareti, viene adattato a campo da basket, creando un ambiente unico in cui la storia e lo sport si intrecciano. Questo luogo, non solo importante per la pallacanestro, ma anche simbolo della tradizione e dell’arte veneziana, diventa subito il cuore pulsante del movimento cestistico della città. Nel corso degli anni, la Scuola Grande della Misericordia diventa non solo il Tempio del Basket per la Reyer, ma un luogo fondamentale per lo sviluppo e la crescita della pallacanestro in Italia, ospitando eventi storici e lasciando un’impronta indelebile nella cultura sportiva locale. Ancora oggi, la Misericordia rimane un simbolo di eccellenza e tradizione, testimoniando l’evoluzione di uno sport che ha trovato una sua casa speciale nella città lagunare
Cos’è oggi la Scuola Grande della Misericordia?
Oggi, la Scuola Grande della Misericordia è un prestigioso spazio culturale situato nel cuore di Venezia. Dopo un attento restauro, l’edificio storico è stato restituito alla città come luogo di incontro e scambio culturale. Le sue sale, ricche di storia, sono utilizzate per mostre, eventi, riunioni e attività sociali, combinando elementi storici con strutture moderne e tecnologicamente avanzate.
Situata nel sestiere di Cannaregio, la Misericordia è facilmente raggiungibile sia a piedi che con i mezzi pubblici. La sua posizione strategica la rende un punto di riferimento per residenti e visitatori, offrendo un’ampia gamma di attività culturali e sociali. Oltre alla sua funzione culturale, la Scuola Grande della Misericordia rappresenta un esempio significativo di recupero architettonico, dimostrando come sia possibile integrare la conservazione del patrimonio storico con le esigenze moderne della comunità.
In conclusione:
Spero che questo viaggio alla scoperta dei Segreti di Venezia vi abbia offerto nuovi spunti di riflessione e curiosità. La storia di Costantino Reyer e il legame con la Scuola Grande della Misericordia sono solo uno degli innumerevoli racconti che rendono unica questa città. Venezia, con la sua capacità di mescolare tradizione, arte e innovazione, continua a sorprendere chi sa cercare oltre le sue piazze più famose. Se desiderate immergervi in un angolo nascosto della storia sportiva e culturale veneziana, non perdete l’occasione di esplorare la Misericordia, un luogo che ha visto nascere leggende sportive e che oggi rappresenta un prezioso punto di riferimento per la cultura della città. Ogni passo che farete in queste antiche sale vi farà respirare la storia, la passione e l’energia che continuano a vivere nel cuore pulsante di Venezia.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!
Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Venezia è stata una potenza marittima, la porta dell’Occidente verso l’Oriente, e una delle quattro repubbliche marinare insieme ad Amalfi, Genova e Pisa. Fu solo nel 1492 che questo dominio subì un freno, con la scoperta di Cristoforo Colombo e le sue immediate conseguenze geopolitiche.
Perdonate questa introduzione insolita rispetto allo stile abituale di questo blog, ma l’articolo di oggi parla di una zona di Venezia affascinante, ricca di storie e aneddoti che cercherò di raccontarvi nella loro forma più semplice. È un invito a scoprire di più, in modo personale, a esplorare questa parte della città in prima persona.
Venezia e l’Arsenale: Dove si trova, qual era la sua funzione in passato e quale ruolo svolge oggi?
Dove: Chi giunge fino a questa soglia ha già compiuto passi ben oltre le cose più comuni, percorrendo un cammino che va al di là dell’immaginabile. Ci troviamo nel cuore del Sestiere di Castello, una delle zone più a est di Venezia, a pochi passi da Via Garibaldi, dal Caffè della Serra e, non da ultimo, dal Cuore di Melusina.
La sua funzione nel passato: L’Arsenale era un’opera grandiosa di tecnica e manodopera navale, il volano principale della potenza marittima della Repubblica di Venezia. Un luogo “tutto in uno”, dove si costruivano e manutenavano navi da guerra e mercantili. Grazie alla sua proverbiale produttività, l’Arsenale divenne il segreto che permise a Venezia di dominare il commercio e le rotte marittime, un centro industriale che fu vanto per tutta l’Europa e alimentò le ambizioni mediterranee dei lagunari.
Il suo ruolo oggi: Oggi, l’Arsenale è un fulcro storico e culturale di grande rilevanza, non più come potenza marittima, ma come custode del suo affascinante passato. Vi si svolgono eventi culturali, mostre internazionali come la Biennale di Architettura e altre attività legate al mondo dell’arte. Si declina quindi come punto di incontro tra storia e innovazione, senza dimenticare che in alcuni suoi padiglioni si effettuano ancora restauri di imbarcazioni storiche e attività di conservazione, ospitando peraltro il celebre: “Moro di Venezia” che nel 1992 è stato l’imbarcazione italiana per la Coppa America.
Cosa posso fare all’Arsenale?
Esplorare la Biennale : All’Arsenale di Venezia si svolgono due eventi principali: la Biennale di Architettura, che si tiene ogni due anni negli anni pari, e presenta mostre e installazioni internazionali dedicate all’architettura, e la Biennale d’Arte, che si svolge negli anni dispari e offre una panoramica sull’arte contemporanea con la partecipazione di oltre 70 paesi. Oltre a questi, l’Arsenale ospita anche eventi collaterali, come conferenze e mostre, legati alle manifestazioni principali.
Visite culturali e storiche: L’Arsenale è ancora oggi un importante sito storico, e puoi visitarlo per scoprire la sua storia legata alla potenza navale della Repubblica di Venezia. Le visite guidate o i percorsi informativi ti permetteranno di conoscere il passato industriale e navale del luogo, che ha giocato un ruolo cruciale nella Repubblica.
Esplorare le mostre d’arte: Oltre alla Biennale, l’Arsenale ospita altre mostre internazionali di arte contemporanea, fotografia, design e altre discipline artistiche. Molti degli spazi sono utilizzati per eventi culturali e mostre temporanee di artisti rinomati.
Eventi e festival: Durante l’anno, l’Arsenale ospita una varietà di eventi culturali, concerti, spettacoli teatrali e performance, che arricchiscono l’offerta artistica e culturale di Venezia. Molti di questi eventi sono legati alla scena internazionale e alle nuove tendenze artistiche.
Visite alla Navale: Alcuni padiglioni dell’Arsenale sono ancora dedicati alla conservazione e al restauro delle imbarcazioni storiche veneziane, un’opportunità per scoprire la tradizione navale della città e assistere al lavoro di conservazione delle navi storiche.
Passeggiate e fotografia: Se sei un appassionato di fotografia o semplicemente un amante delle passeggiate, l’Arsenale offre angoli suggestivi e poco affollati dove potersi immergere nella storia di Venezia, con scorci che evocano il passato marittimo della città.
Sorseggiare un caffè o un aperitivo: AL Bar della Tesa 105, una storica struttura del XVI secolo all’interno dell’Arsenale di Venezia. Inizialmente un magazzino navale, è stata rinnovata nel 2006 con un progetto che ha integrato elementi moderni, preservando le facciate originali. Oggi ospita uffici, spazi pubblici e eventi culturali, fungendo da ingresso settentrionale all’Arsenale e contribuendo alla valorizzazione del patrimonio storico-industriale della città. Tesa per i veneziani era l’area riparata del cantiere dove lavorare lontani dalle intemperie o depositare gli attrezzi.
Quale sarebbe invece un’esperienza #Trarealtaesogno da fare all’Arsenale?
Chi mi segue già lo sa, non mi sono mai messo su un piedistallo e non avrò mai la pretesa di erigermi a “paladino supremo delle esperienze veneziane”. Piuttosto, consideratemi come un bardo che cerca di portare nel web e nell’etere qualcosa di diverso, atipico e unico su Venezia. Il tutto attraverso la mia esperienza personale, convogliata in immagini, video e parole.
Quello che vedrete qui sotto è un percorso che inizia dalle rive e attraversa un ponte sospeso in metallo (stabilissimo, niente esperienze alla “ponte tibetano”) che ci conduce, con lo sguardo rivolto direttamente verso il Faro di Murano, in una zona silenziosa, quasi aliena al resto della città.
Il cammino parte da Calle del Giazzo e prosegue fino ai “Bacini dell’Arsenale”. Di fronte a voi si alterneranno edifici storici, residenze e sedi di associazioni, ma anche il suono di un lato di Venezia tanto autentico quanto inusuale.
In questa zona dell’Arsenale si trovano due attrazioni particolari: “Building Bridges” di Lorenzo Quinn, installata nel 2017. Si tratta di sei coppie di mani monumentali alte 15 metri e larghe 20, che attraversano simbolicamente il bacino dell’Arsenale. Queste sculture rappresentano valori come “Amicizia”, “Fede”, “Aiuto”, “Amore”, “Speranza” e “Saggezza”, invitandoci a riflettere su un’umanità migliore.
Accanto a esse, il Sommergibile Enrico Dandolo, lungo 46 metri e largo quasi 5, uno dei primi sottomarini progettati durante la Guerra Fredda.
Oggi, i visitatori possono esplorare la cabina di manovra e la camera di lancio dei siluri. Per info e ticket, consultate il Museo Navale: QUI.
In conclusione:
Spero che questo viaggio alla scoperta dell’Arsenale di Venezia vi abbia ispirato e suscitato curiosità. Questo straordinario luogo, che fonde passato e presente, storia e innovazione, è un pezzo fondamentale dell’identità di Venezia. Se cercate un’esperienza che vada oltre i luoghi più conosciuti della città, l’Arsenale è una tappa imperdibile. Vi invito a camminare lungo i suoi sentieri, a lasciarvi affascinare dalle sue installazioni artistiche e a respirare la sua storia marittima. Non dimenticate, ogni angolo di Venezia cela un tesoro, pronto a svelarsi a chi sa dove guardare.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
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Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Nella puntata precedente abbiamo scoperto Palazzo Grimani e il suo tesoro artistico-scultoreo. Proprio qui, nei pressi di questa gemma possiamo scoprire un’ulteriore angolo affascinante e misterioso della città di Venezia.
Come si arriva alla Porta Blu?
Per raggiungere la misteriosa Porta Blu, partite da Campo Santa Maria Formosa. Dall’ingresso della chiesa, guardate a sinistra e noterete in lontananza, dietro l’edificio sacro, un ponticello. Questo è il Ponte di Ruga Giuffa. Attraversatelo e proseguite per circa 20 metri; sulla sinistra troverete l’ingresso di Palazzo Grimani. Continuando nella calle successiva, in fondo, vi apparirà la Porta Blu, proprio come potete vedere nella foto qui sotto.
Cosa posso vedere nel Sestiere di Castello?
Nei nostri recenti itinerari ci siamo avventurati nel cuore di Venezia, dove un misterioso mascherone custodisce l’entrata del campanile di Santa Maria Formosa. Abbiamo evitato di calpestare la Pietra Rossa per scongiurare sfortune, lasciandoci poi catturare dalla tragica storia d’amore tra Orio e Melusina. Le oscure trame del governo veneziano e la promessa infranta a Bartolomeo Colleoni ci hanno guidato fino alle profondità sotterranee della cripta di San Zaccaria. Dopo aver esplorato questi luoghi carichi di storia, ci siamo rilassati con un caffè alla Serra dei Giardini, abbiamo esplorato il luogo di incontro tra il Doge e il Patriarca, attraversato il sottoportico più stretto della città e vigilato per non incrociare il fantasma di Bepivicino al monumento di Garibaldi. La nostra esplorazione ci ha portato fino alla suggestiva Casa Penisola, a pochi passi dalla Libreria Acqua Alta. Possiamo dunque affermare con certezza che tralasciare questo sestiere durante una visita a Venezia significherebbe perdereinnumerevoli tesori nascosti.
Le domande, tante e senza risposta:
Passeggiando, magari casualmente, per la Calle de Mezo, ci si imbatte nella Porta Blu, un dettaglio architettonico che sembra uscito da un dipinto, immerso nel silenzio di un angolo dimenticato di Castello. Eppure, nonostante sia diventata celebre su e grazie ad Instagram (se non seguite il mio profilo fatelo ora), la sua storia rimane un enigma. A chi apparteneva il palazzo che la ospita? 🤷 Perché proprio il blu? 🤷 Era l’ingresso di una residenza nobiliare, di un’attività artigiana o di un luogo di culto? 🤷
La porta blu – gennaio 2025
Nessuno saprà mai rispondere, pare, a queste domande. Nessun archivio la menziona in modo diretto, nessuna cronaca cittadina sembra averle mai dedicato una riga, come se fosse apparsa dal nulla. Eppure, è lì, con il suo arco gotico e il suo legno segnato dagli anni, testimone silenziosa di una storia che, forse, non verrà mai completamente rivelata. Ed è proprio questa sua aura indefinita che la rende così magnetica: una porta che non si sa dove portasse, in un palazzo che non si sa di chi fosse, con un colore che non si sa chi abbia scelto. Quasi come se qualcuno avesse previsto che i “Cacciatori di angoli Instagrammabili” l’avrebbero amata, prima ancora che potessero esistere. Forse è proprio quest’aura di mistero irrisolto ed irrisolvibile a renderla così speciale, sospesa tra realtà e leggenda, in una Venezia che non smette mai di sorprendere.
In conclusione:
Sono felice di avervi accompagnato in questo viaggio alla scoperta della Porta Blu di Castello, un dettaglio affascinante che racchiude mistero, storia e fascino decadente. Se amate esplorare la Venezia più autentica e nascosta, questo piccolo angolo merita una sosta nel vostro itinerario. Vi invito a cercarla, ad ammirarla e a lasciarvi suggestionare dalle domande senza risposta che la circondano. Venezia è fatta di dettagli, e ognuno di essi ha una storia da raccontare… o da immaginare. Ma ricordate, i selfie qui abbondano, siate originali e, se vi fa piacere, taggate il mio profilo instagram nei vostri scatti vicino alla porta blu!
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!
Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Venezia è un dedalo di fili sottili e invisibili che collegano tra loro epoche, luoghi e leggende, creando un caleidoscopio di opportunità di scoperta. Oggi vi condurrò ancora una volta in uno dei sestieri meno battuti dai turisti. Sebbene meno frequentato, questo Sestiere di Venezia è già stato oggetto di nostra esplorazione per diversi motivi, e nel prossimo paragrafo vi farò una breve memoria di tutto ciò.
Cosa abbiamo già incontrato nel Sestiere di Castello? 
BepiIl MascheroneLa Pietra biancaLa Casa PenisolaIl Caffè della SerraLa Libreria Acqua Alta
Come si arriva a Palazzo Grimani:
Vi sarà sufficiente arrivare in Campo Santa Maria Formosa e, guardando l’ingresso della chiesa da una decina di metri di distanza, scorgerete sulla sinistra in lontananza dietro la chiesa, un ponticello. Si tratta del Ponte di Ruga Giuffa, attraversatelo e dopo 20 m sulla sinistra scorgerete l’ingresso del palazzo come nella foto qui sotto.
L’ingresso di Palazzo Grimani
Cosa vedrete al Palazzo:
Se non avrete già guardato su Google cosa vi attende, sappiate che il palazzo oltre la sua bellezza architettonica e quella delle mostre temporanee, ospita una delle stanze più belle, dal punto di vista artistico, di tutta Venezia. Un luogo che una volta scoperto vi toglierà il fiato.
Qui sotto vi lascio quattro scatti che riproducono alcune delle bellezze che potrete vedere tra le sale del museo e che fanno da cornice ad una stanza che, una volta visitata, resterà nella vostra memoria per sempre.
La Tribuna di Palazzo Grimani:
Si tratta di uno spazio architettonico straordinario che rappresenta una fusione unica di arte e ingegno. L’illuminazione dall’alto, che richiama l’apertura del Pantheon di Roma, crea un’atmosfera che rapisce i sensi e lascia un’impressione duratura. Una volta entrati i vostri occhi non sapranno più dove posarsi dalla meraviglia.
La Tribuna di Palazzo Grimani
Originariamente, ospitava oltre centotrenta sculture antiche, tra le più pregiate della collezione. Oggi, dopo un accurato restauro, la tribuna è parte integrante del Museo di Palazzo Grimani, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nella storia e nell’arte veneziana.
Una panoramica video della sala 
Biglietti e link al sito ufficiale:
Il Museo di Palazzo Grimani è aperto dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00). L’ingresso costa:
• Intero: €12
• Ridotto: €7 (per 18-25 anni)
• Gratuito: per minori di 18 anni, portatori di handicap, guide turistiche, e altri casi specifici.
Puoi acquistare i biglietti online o in loco. Il museo è chiuso il lunedì.
Per info più precise e aggiornate, non esitare a visitare il sito ufficiale: QUI
In conclusione:
Sono felice di avervi accompagnato in questo viaggio alla scoperta di Palazzo Grimani, un luogo dove arte, storia e architettura si fondono in perfetta armonia. Se siete alla ricerca di un’esperienza unica nel cuore di Venezia, questa tappa non può mancare nel vostro itinerario. Vi invito a visitare questo straordinario palazzo, mettetelo nella vostra check-list di cose da fare a Venezia e lasciatevi sorprendere dalla sua bellezza senza tempo. Non dimenticate che, ad ogni angolo di Venezia si nascondono segreti pronti ad essere rivelati.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!
La cioccolata calda e fumante scendeva lenta, ristoratrice, come un abbraccio che riscaldava non solo il corpo, ma anche l’animo ferito di Santa. Il peso dello sconforto cominciava ad allentarsi, anche se i suoi piani erano andati apparentemente in frantumi. Tuttavia, lui, che da anni, decenni, secoli percorreva il mondo in una sola notte per realizzare i sogni di milioni di persone, sapeva bene come affrontare le sfide più ardite e non sarebbe stato certo un incidente a farlo desistere. Finita la cioccolata, si alzò, pagò e, guardando nella direzione del fiero Bartolomeo, il cavaliere della statua equestre di Campo Santi Giovanni e Paolo, proseguì verso le panchine nei pressi dell’albero. Bambini, giovani e anziani erano ancora tutti lì. D’un tratto, la sua attenzione fu catturata dall’udire alle sue spalle qualcuno urlare le seguenti parole: “Signor Scarlatto! Signor Scarlatto!”. In cuor suo, sapeva che queste parole potevano significare solo una cosa, così si girò verso quella voce e scorse un uomo sbracciarsi dalla prua di un bragozzo a vela. Si avvicinò, incredulo, all’imbarcazione e lo vide. Il marinaio gli chiese: “Signor Scarlatto?” e Santa rispose: “Fiamma polare.” Il marinaio replicò: “Bene, almeno ora ho la prova che tutte queste strampalate richieste non fossero un pessimo scherzo. Tenga questa busta e si lasci affidare questa creatura.” Da dietro una vela, un naso rosso fece capolino, poi delle corna ed infine lui, in tutta la sua fiera bellezza. “Rudolf!” esclamò Santa. “Corpo di mille renne! Ma cosa ci fai qui?” Rudolf fece un bramito intenso e dolce, poi, avanzando verso Santa e strofinando il suo muso sul suo pancione, gli mostrò cosa teneva sulla schiena e, a Santa, momenti capitò di svenire. “Rudolf! Hai preso tu la sacca di iuta! Ma quanto sei meraviglioso?” E nel dirlo, gli avvicinò una carota presa chissà dove nelle sue tasche. Il marinaio capì ben poco: sin da quel misterioso bonifico arrivato dal Polo Nord e dal successivo telegramma, aveva sospettato di trovarsi di fronte a un’astuta truffa. Tuttavia, a quanto pare, quei pensieri surreali lo avevano condotto a un’operazione reale. Rodolfo, così si chiamava il marinaio, tirò fuori una “tola” di legno dalla barca ed agevolò la discesa della renna dal bragozzo. Santa guardò Rudolf negli occhi: sembrava una coppia separata da una guerra e ricongiunta dal caso. Amore puro. Santa tornò in sé, carezzò Rudolf e poi, recuperata la sacca, fece un veloce inventario del suo contenuto: scorse rapidamente il sacco, una collezione unica di oggetti carichi di storie e significati: acqua del Piave e quella agrodolce della foce del Sile, fango in scatola, un frammento del Ponte del Diavolo, un rametto di vitigno, uno stelo di carciofo e bastoncini di liquirizia amarissimi. C’erano anche piume di gufo, una candela consumata, una pigna di cipresso, ceneri di legno di tasso e un guscio di murice spinoso dipinto. Trovò un pezzo di legno levigato dal mare, un fiore viola selvatico, un rametto spinoso di roseto, un’ampolla con intonaco cuore di Melusina, un rametto di vischio e una rete con galleggiante di sughero. A chiudere, simboli preziosi: l’acqua benedetta di San Giovanni Elemosinario, un francobollo di Betlemme, la chiave di un lucchetto d’amore e, su tutto, si stupì, vi era una ciocca di pelo di Rudolf, il compagno di sempre. Ogni oggetto racchiudeva un frammento di magia e di fatica, tratto dalle varie tappe della missione. Era il momento di agire. Santa e Rudolf si acquattarono in Calle Torelli, dietro l’abside della basilica, un luogo che sembrava diviso tra sacro e profano, protetto da un silenzio quasi surreale. Qui Santa estrasse una ciotola di legno intarsiata, un oggetto antico e intriso di magia. La ciotola pareva pulsare con una luce soffusa, come se avesse un’anima. Uno alla volta, Santa vi depose gli ingredienti; ogni elemento portava con sé vibrazioni uniche, un’energia primordiale. La ciotola, misteriosamente, accoglieva tutto senza mai riempirsi. Rudolf osservava in silenzio, il respiro trattenuto, quasi in reverenza. Il pestello, anch’esso di legno, ma decorato con vari intarsi, iniziò a muoversi nelle mani di Santa, che intonava una litania sottovoce. Non la recitava da tempo, ma la ricordava perfettamente a memoria. Ogni colpo del pestello sembrava scandire un ritmo superiore, riecheggiando come un battito universale. Gli ingredienti, dapprima riottosi, si allinearono all’armonia, fondendosi in una sostanza luminosa e al contempo oscura, come la notte stellata appena prima dell’alba. Era nato il “Fango della Luce“, l’essenza viva della tradizione, destinata a essere il carburante della Lanterna. Santa intinse lentamente lo stoppino della lanterna nel composto, dalla punta fino alla sua estremità inferiore. Dopodiché caricò il serbatoio della stessa con quanto avanzato. La lanterna, quasi consapevole del suo compito, emise per un brevissimo istante una luce fioca che si assopì istantaneamente. Rudolf sbuffò e, nel medesimo istante, il vapore del suo respiro assunse tinte arcobaleno. Santa esclamò sottovoce: “Ho ho ho, Rudolf, siamo pronti!” Tornarono verso Campo San Giovanni e Paolo. Era gremito di persone, con un frastuono di voci che parlavano dei più disparati argomenti, sommandosi, sovrastandosi, mescolandosi in un denso rumore di fondo. Santa decise di fermarsi, appoggiando la lanterna sopra una vera da pozzo a metà strada tra la calle dove aveva mescolato gli ingredienti e il monumento equestre. Ivi lasciò Rudolf a guardia della cosa. Per completare il rito, sarebbe bastato semplicemente accenderla, ma in un’epoca di diffidenza, scontri e paure, quello sarebbe stato il compito più difficile. Santa, infatti, era consapevole che non avrebbe potuto portarsi i fiammiferi o l’accendino per espletare questo ultimo passo. Doveva ottenerli da qualcuno, e non forzatamente, bensì come gesto di generosità. Forse per il suo aspetto trasandato, nonostante la barba più corta del solito, forse per quella sacca di iuta rabberciata e sporca ormai, ma mentre tutti si scambiavano auguri di cuore e manifestazioni d’affetto, lui veniva trattato come un reietto, un alimento distopico che avrebbe potuto rovinare la sacralità del Natale. Ma quello era solo il pretesto per allontanarlo, in realtà molte persone non lo desideravano vicino perché, con quelle fattezze, avrebbe guastato i selfie, le foto ricordo, danneggiato l’immagine social del Natale. Santa parlava così: “Buon Natale, avete un fiammifero o un accendino da prestarmi?”. Nei casi migliori non riceveva risposta, in quelli peggiori, ne riceveva di non menzionabili ed affatto eleganti. Ferito e addolorato nell’animo, tornò sconsolato da Rudolf dicendogli: “Nulla… l’umanità è troppo grigia, persa a specchiarsi nel freddo mondo social o in sé stessa per badare a un vecchio concio e di buon animo”. Rudolf sbuffò, come a voler dire: “Proviamoci noi, non tutto è marcio”. Così Santa cominciò a frugare nelle sue tasche, concorrenziali con la valigia di Mary Poppins e, tra occhiali rotti, snack per animali selvatici e molto altro, ritrovò un pacchetto di fiammiferi rossi che conteneva quelle bacchettine in legno con dello zolfo colorato di verde. Sapeva bene che era un tentativo disperato, ma la Luce magari sarebbe scesa a compromessi. Ne accese uno, ma mentre apriva la lanterna, un bambino passò e, soffiando, glielo spense: “Corpo di mille renne, mancava anche il bambino smargiasso!”. Così ne prese un altro, ma non si accendeva, poi un terzo, che si ruppe. Il quarto si accese con forza, lo accostò alla lanterna, illuminando brevemente il naso umido di Rudolf. Si avvicinò allo stoppino intriso dei venticinque ingredienti della Luce e disse: “Ignis Natalis, arde!”, letteralmente “Fuoco del Natale, ardi”. Il fiammifero e la sua fiammella arancione lambirono lo stoppino imbibito che arse brillante per soffocarsi ed estinguersi quasi nel medesimo momento. Quella che aveva cercato di riaccendere con i venticinque ingredienti raccolti lungo il suo cammino giaceva lì sul pozzo, ancora spenta, inerte come i pensieri che appesantivano Santa. Rudolf gli si fece vicino, strofinando il suo muso su di lui. Si sedette su una panca di pietra, una di quelle occupate dai bambini, gli occhi stanchi che vagavano senza meta nel circostante che sprigionava gioia in un caleidoscopio di apparenza. Sussurrò: “Il brusio di Venezia mi scorre intorno, ignaro della mia presenza.” “Esiste ancora la vera magia del Natale?” si chiese, guardando la città che, nonostante tutto, sembrava troppo presa dalle proprie preoccupazioni. “O è solo un ricordo, un’ombra offuscata dal consumismo e dal tempo?” Gli scese una lacrima che, attraversando una ruga, scivolò velocemente fino alle labbra: amarissima. Mentre Santa rifletteva con la testa abbassata, Rudolf si girò verso dei passi che, leggeri, parevano avvicinarsi. Erano un bambino e una bambina, una coppia di gemelli. Li avevano guardato con curiosità, dapprima da lontano, per poi avvicinarsi a pochi passi da lui. I loro abiti erano semplici, logori, e portavano con sé una piccola borsa di stoffa, altrettanto consunta, in un parallelismo con la sacca di Santa. Non c’era niente di straordinario nel loro aspetto, eppure emanavano un alone bellissimo; qualcosa nei loro occhi brillava di un’innocenza e di una bontà che, oramai, sembravano perdute. “Signore,” disse la bambina con voce dolce, “non pianga, l’abbiamo vista prima mentre vagava chiedendo aiuto. Noi non abbiamo granché, ma vogliamo aiutarla.” Il bambino fece il gesto di svuotare le tasche; non ne scaturì nulla, ma sorrise. E di nuovo la bambina: “Non è molto, ma pensiamo che possa far sorridere qualcuno, e vogliamo che questo qualcuno sia lei.” Da un borsello bordeaux, estrasse un biscotto fatto in casa, un piccolo omino di pan di zenzero sorridente decorato a mano. Non era un regalo lussuoso, anzi, era quasi un gesto d’altri tempi, fatto con le loro mani, con ciò che avevano, e di ciò reso prezioso. Santa li fissò, incapace di parlare per un istante, e la bambina: “Lo accetta?” sorrise. La stanchezza che sentiva nel cuore pareva dissolversi, come nebbia al sole. “Per chi è questo dono? Non private voi o qualcuno per me,” chiese infine, la voce rotta da una malinconia che non riusciva a nascondere. “Per chiunque ne abbia più bisogno, e le sue lacrime ci hanno convinto fosse la scelta giusta,” rispose il bambino con semplicità. “È per qualcuno che ha perso la gioia del Natale,” disse la bambina. Quel gesto, così umile e disinteressato, lo colpì come un fulmine. Non cercavano lode, non volevano nulla in cambio. Il loro unico desiderio era condividere ciò che avevano per portare un po’ della loro semplice felicità a qualcuno che l’aveva perduta. Con mano tremante, Santa prese il biscotto, come se stesse tenendo tra le dita un pezzo di quella magia che tanto agognava e che aveva creduto di aver smarrito. Fu in quel medesimo istante che, all’improvviso, un fascio di luce intensissima si sprigionò dalla lanterna, ancora adagiata sul pozzo. Non era solo un bagliore; era una vera e propria alluvione luminosa che avvolse tutti. La luce si allargò, danzando ed avviluppandosi nel cielo notturno, diffondendosi silenziosamente in tutto il globo. Era come se l’amore e la generosità di quel semplice gesto avessero risvegliato la magia del Natale, e ora quella luce pura si propagava, raggiungendo ogni angolo del mondo. I cuori degli uomini, delle donne e dei bambini ricominciarono a riscaldarsi. I bambini, ignari della trasformazione che avevano innescato, sorrisero pensando fosse uno spettacolo pirotecnico e si allontanarono verso casa, ridendo tra loro. Santa Claus rimase lì, con il biscotto ancora in mano, ma mezzo morsicato. Era buono! Il volto solcato da un sorriso che non provava da tempo. Quella sera Santa capì che la lanterna che aveva cercato invano di riaccendere lungo il suo viaggio non aveva mai avuto bisogno di ingredienti materiali. Era stato quel piccolo atto di generosità a farla splendere di nuovo, perché la vera magia del Natale non risiede negli oggetti, ma nell’amore che si nasconde nei gesti più puri. Alzò lo sguardo verso il cielo sopra la laguna veneziana, ora terso e trapunto di stelle. Il rito degli ingredienti della Luce aveva fallito, non era mai stata una questione di raccogliere cose, ma di ritrovare quella scintilla di umanità che, nonostante tutto, sopravviveva ancora nel profondo dei cuori. Con un respiro profondo, Santa, finalmente in pace, si rialzò. Consapevole che la sua missione era compiuta, ma che non sarebbe stata l’ultima volta. E, mentre si allontanava, la lanterna, che aveva portato con sé per tutto il viaggio, continuò a brillare di una luce calda e rassicurante. Ancora oggi è lì sul pozzo, per chi ha l’animo di vederla con il cuore e lascia che illumini il suo cammino nella notte di Natale, custodita dai due gemelli che, ancora oggi, non sanno di aver salvato il Natale.
Fu proprio quel giorno, però, tornando indietro, che accadde qualcosa di incredibile: lettori e lettrici sentirono come bussare alla soglia del proprio monitor, display o pagina di carta. Alcuni addirittura videro qualcosa cadere. Santa bussò infatti a ciascuno che avesse posato gli occhi sulla storia, ponendo una domanda proprio nell’ultima pagina: “Santa Claus augura a tutti un Buon Natale! L’aupicio è che ciascuno trovi il proprio ingrediente della luce”.
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Ingredienti della Luce raccolti finora: Acqua del fiume Piave, Acqua agrodolce della foce del Sile, fango in scatola, frammento del Ponte del Diavolo, intonaco color cielo, rametto di vitigno, stelo di carciofo, bastoncini di liquirizia amarissimi, piume di gufo, candela consumata, pignette di cipresso, ceneri d legno di tasso, guscio di murice spinoso “garusolo” con ali nere dipinte dal pittore, legno resiliente levigato dal mare, fiore viola selvatico centarurea, rete sgualcita con galleggiante di sughero, cristallo di sale marino, rametto spinoso del roseto, intonaco cuore di melusina in ampolla, rametto di vischio, riccioli di legno piallato, acqua benedetta San Giovanni Elemosinario, francobolllo di Betlemme, chiave di un lucchetto d’amore, ciocca di Rudolf
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Vivi la magia del Natale a Venezia e scopri i suoi segreti Questo progetto prende vita dalla serie “I Segreti di Venezia”, scoprila cliccando qui, traendone ispirazione per diventare un potente canale di valorizzazione e divulgazione del ricco patrimonio culturale e storico della città lagunare. Con un linguaggio accessibile e coinvolgente, il racconto trasforma ogni pagina in un’esperienza unica, intrecciando storia e magia, e svelando, attraverso la narrazione, alcuni degli affascinanti segreti della serie stessa. Un viaggio emozionante che invita il lettore a scoprire Venezia con occhi nuovi.
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I capitoli e le date di uscita:
01 Dicembre – Santa Maria di Piave
02 Dicembre – Foce del Sile
03 Dicembre – Lio Piccolo
04 Dicembre – Isola di Torcello
05 Dicembre – Isola di Burano
06 Dicembre – Isola di Mazzorbo
07 Dicembre – Isola di Sant’Erasmo
08 Dicembre – Isola delle Vignole
09 Dicembre – Isola della Certosa
10 Dicembre – Isola di San Francesco del Deserto
11 Dicembre – Isola di Poveglia
12 Dicembre – Località Malamocco
13 Dicembre – San Pietro in Volta
14 Dicembre – Pellestrina
15 Dicembre – Cà Roman
16 Dicembre – Chioggia
17 Dicembre – Sottomarina
18 Dicembre – Isola di San Lazzaro degli Armeni
19 Dicembre – Sestiere Castello
20 Dicembre – Isola della Giudecca
21 Dicembre – Sestiere Dorsoduro
22 Dicembre – Sestiere San Polo
23 Dicembre – Sestieri San Polo, San Marco e Castello