Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Venezia, lo sappiamo bene, è un’isola composta da tantissime isole, un vero e proprio organismo pluricellulare. Qui, tra una peculiarità e l’altra, ogni anfratto cela bellezze uniche tutte da scoprire. Oggi vi accompagno alla scoperta del panorama perfetto. Siete pronti? Partiamo!
Come si arriva all’Isola di San Giorgio Maggiore?
Visto e considerato che raggiungere San Giorgio a nuoto sarebbe un’impresa tutt’altro che consigliabile, non vi resta che optare per un comodo viaggio sulla Linea 2 dell’ACTV. Anche solo per una breve fermata da San Marco a San Giorgio, in meno di 5 minuti sarete a destinazione. Lo stesso vale se vi trovate a visitare l’Isola della Giudecca (intorno alla quale ho scritto un articolo in due parti che trovate qui, parte 1 e parte 2): potrete facilmente attraversare il breve tratto di laguna che la separa da San Giorgio partendo dalla fermata Giudecca “Zitelle”.
Piazza San Marco, il campanile e Palazzo Ducale visti e riflessi da San Giorgio
Cosa rende unico il panorama da questa torre campanaria?
Quando attraversiamo Piazza San Marco e saliamo sul suo omonimo campanile, ci ritroviamo ad ammirare Venezia dall’alto, ma perdiamo la prospettiva sul suo cuore pulsante, trovandoci elevati al di sopra del suo centro. Il vantaggio posizionale di San Giorgio è unico: oltre a essere quasi un avamposto sul bacino più bello della città, si trova esattamente in parallelo a Punta della Dogana, dove i due canali veneziani, Canal Grande e Canale della Giudecca, si fondono in un’unica maestosa arteria. Inoltre, da qui, potremo godere di Piazza San Marco e di tutto ciò che la rende unica da una prospettiva privilegiata. Un punto di vista davvero speciale. Giudicate voi stessi dalla foto qui sotto!
Vista dal campanile di San Giorgio nella direzione di San Marco
Quanto costa salire?
Per accedere alla torre campanaria di San Giorgio Maggiore e ammirare il panorama circostante, basta acquistare un biglietto di 8 euro, che include l’uso dell’ascensore dedicato per raggiungere la sommità del campanile. Gli orari di apertura vanno dalle 9:00 alle 19:00.
E se capitassimo in una giornata di “stravedamento”, cosa cambierebbe?
Se saremo fortunati, assisteremo a un fenomeno atmosferico in cui l’aria diventa cristallina e trasparente, offrendoci un orizzonte nitido e ben definito che si estende in profondità. Quando venti come la Bora spazzano via nebbia, inquinamento e impurità dalla pianura, la visibilità aumenta in modo sorprendente, passando dai consueti pochi chilometri a decine o addirittura centinaia. Con queste condizioni, non è così raro scorgere le Dolomiti che abbracciano San Marco in tutta la loro maestosità.
In conclusione:
In conclusione, San Giorgio Maggiore non è solo un punto panoramico straordinario, ma un angolo di Venezia che regala emozioni uniche. Ogni visita offre un’opportunità per vedere la città da una prospettiva inedita, lontana dalla frenesia dei luoghi più turistici. Con la sua posizione privilegiata, il campanile di San Giorgio è un osservatorio ideale per scoprire il cuore pulsante della laguna e oltre. Inoltre, la Fondazione Giorgio Cini, ospite di mostre e eventi culturali di prestigio, arricchisce ulteriormente l’esperienza. Se avrete la fortuna di visitarlo in una giornata di “stravedamento”, l’esperienza sarà ancora più memorabile. Venezia, in tutta la sua bellezza, si rivelerà sotto una luce straordinaria.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!
Durante l’itinerario, una traversata di poco più di mezzo chilometro, Luca si lanciò in dettagliati racconti storici sui luoghi circostanti. “Sai, Malamocco si narra possa essere la parte superstite di un’isola antichissima in cui fiorenti furono commerci e vita lagunare: Metamauco; una sorta di Atlantide dell’Adriatico, nei pressi della quale sfociava il fiume Brenta prima delle sue deviazioni, alle quali lavorò perfino il celeberrimo Leonardo Da Vinci.” Santa sospirò, profondamente colto da ammirazione per quanto stava ricevendo dal frate. Luca proseguì: “Li vedi quei due ponti sulla riva di Malamocco? Fanno parte di un canale che trasforma lo storico borgo in una sorta di isola nell’isola del Lido. Noi passeremo da quello di sinistra, ma per raggiungere la piccola darsena dove attraccheremo cambierebbe poco passando dall’altro.” Attraccarono a una bricola, vicino a un piccolo ponte dall’intonaco rosato, su cui un cartello ligneo riportava il nome del proprietario del posto acqueo: “Alfredo”. Santa si guardò curiosamente intorno: appena oltre quel ponte vi era la sagoma dell’arco che ospitava anticamente la porta d’accesso al borgo. Ad accoglierli un’ampia piazza, chiamata “delle erbe”, in cui si incamminarono e, presso il sottoportico di Calle della Madonna, entrambi si riservarono una breve preghiera silente. Poco oltre, Luca si avvicinò a una porta a vetri e bussò al campanello. Ci volle un minuto prima che Alfredo arrivasse, un arzillo nonnetto dalle mani segnate dal lavoro nei campi di sua proprietà: “Luca, che ci fai qui?” E lui: “Come ti avevo detto, oggi sono andato a more a Poveglia, te ne ho portate un po’. Ma soprattutto volevo capire se va tutto bene.” E il vecchio: “Va sempre bene! E quando ti vedo anche meglio. Chi è il forestiero che ti accompagna?” disse squadrando Santa, aggiungendo: “Non sarà mica il solito astemio con cui ti accompagni, vero?” E Santa: “Buongiorno Alfredo, sono un viandante ospite dell’ordine religioso di suo nipote per qualche giorno e sono onorato d’incontrarla.” E l’altro: “Ancora questa storia del nipote, Luca, quand’è che ti decidi a dire che sono il tuo padrino di tutti i sacramenti?” Luca arrossì e disse: “La fede ci lega più dei cromosomi, zi…” Lo interruppe bruscamente, per poi dire: “Dai che scherzo! Entrate, avevo già pesato la pasta, ma a questo punto la facciamo tutta.” Santa assunse l’espressione di chi, piuttosto di approfittare, sarebbe andato nella vicina trattoria, e così Alfredo: “Se lei mi scappa, noi mangiamo di più. Su, su, entri, che il dottore mi rincorre con la dieta!” Santa accettò e, a quel punto, chiese al vecchio di accettare in cambio un sacchetto delle sue erbe essiccate. Alfredo ne fu felicissimo. Al tavolo, tra un sorso di vino e una chiacchiera, mangiarono un’abbondante porzione di spaghetti pomodoro e zucchine prelibati, tutto con condimenti originari degli orti di Alfredo. Bevuto il caffè, Santa si congedò per passeggiare per la borgata, lasciando così alla coppia del tempo prezioso per discutere e confrontarsi sui temi di attualità e salute. Santa esplorò ogni calle e anfratto, avvolto da quiete e silenzio, poi si mise a circumnavigare l’abitato, seguendo il canale che, abbracciandolo, lo delimitava. D’un tratto, una voce sibilante e villana nel tono parve schernirlo. Passò oltre, ma si fece insistente: “Hey, citrullo, ce l’ho proprio con te!” Santa si voltò, sospirando, e sentì ancora: “Guardami bene, sono Grintolo. Mi hanno riferito che sei stato aiutato da uno di noi folletti, ma ricorda, gli umani perseverano nel loro modo d’essere immeritevole di salvezza. Cenere sono, cenere rimarranno.” Santa lo vide e cominciò a inseguirlo per chiarire i suoi piani e, magari, dirgliene quattro, ma infine scomparve dentro una casa abbandonata senza manifestarsi più. Santa bussò sul malconcio uscio, nessuna risposta. Entrò: quasi del tutto buio e vuoto. Scorse solamente delle ceneri di un antico focolare; si chinò e se ne portò una piccola quantità al naso, dicendo poi: “Questo era sicuramente legno di tasso; si percepiva dall’odore ancora pungente delle sue ceneri, che richiamano resine e spezie amare.” Prese dalla sacca di juta una piccola fiala e la riempì di quella cenere. Il folletto che voleva farlo desistere gli aveva inconsapevolmente fornito un ingrediente che, come per ogni cosa, donava un lato più tridimensionale al suo mix in via di definizione. Tornato alla casa di Alfredo, Santa lo trovò con Luca sotto al portico vicino l’uscio, pregavano insieme. Si avvicinò solo a preghiera completata, approfittando per ringraziare il padrone di casa della non scontata e cordiale ospitalità. Alfredo allora si prese la licenza di dire un’ultima cosa: “Sei il meno strano tra tutti gli amici di Luca che sono mai venuti a questa porta, è stato un vero piacere.” E Luca: “Ma zio, questo viandante non è un mio amico, sarebbe fantastico, ma è solo un conoscente nel percorso della mia vita.” E lo zio: “Ecco spiegato perché è così normale, non è un tuo amico!” esplodendo in una risata sguaiata e fragorosa, tutto sommato dolcissima. Luca arrossì e, salutato lo zio, mi invitò ad andare verso la barca. Si era ormai fatta l’ora del tramonto, il sole si stava accomiatando in un dorato tuffo nella laguna che produceva riverberi infiniti sulle facciate delle case circostanti. Luca mi invitò a salire nuovamente sulla barca. Una speranza forse, sapeva infatti che quello del giorno passato insieme sarebbe stato il suo ultimo passaggio. Le nostre vite si erano intrecciate in maniera bellissima, ma in quel momento le linee del destino, che parevano scorrere parallele, avevano ricominciato ad allontanarsi. Bisognava solo ammetterlo. Mi guardò, lo guardai: stima, gratitudine, fratellanza. Luca: “Speravo che questo momento non sopraggiungesse mai, ma sarebbe superbia pretendere di cambiare ciò che diversamente è stato scritto. Grazie per tutto quello che abbiamo condiviso e che, anche se non lo sapevi, mi hai insegnato.” Santa, allora commosso: “Potrei dire tanto, ringraziare sarebbe ancora poco, ma sappi che in tutto questo dispiacere del dividersi c’è un bene infinito che nessuno potrà cancellare mai.” Si abbracciarono lungamente e, solo dopo, Luca chiese a Santa di fargli vedere la sacca di juta un’ultima volta per poi dire: “Sai, mio zio Alfredo è un uomo di poche parole, affatto sentimentale, però gli sei piaciuto tantissimo e, mentre eravamo soli a parlare, ha preso un pezzo della sua corda marittima, lo ha tagliato e ha fatto un legaccio per il tuo sacco di juta, in modo da tenerlo chiuso meglio di quello che hai attualmente. Su questa corda ha inoltre fatto i tre nodi che ricordano i tre voti di noi francescani, unendo di fatto la mia missione con la tua in maniera simbolica. Accetta questo piccolo dono e non dimenticarti di noi.” Santa reagì piangendo di felicità. Ammirò l’amore con cui il frate sostituì il laccio della sua sacca con il nuovo laccio preparato da Alfredo: era perfetto. Si abbracciarono nuovamente, ripromettendosi che, se mai ve ne fosse stata l’occasione, si sarebbero rivisti ancora una volta, almeno nella vita..
A domani con un nuovo capitolo!
Ingredienti della Luce raccolti finora: Acqua del fiume Piave, Acqua agrodolce della foce del Sile, fango in scatola, frammento del Ponte del Diavolo, intonaco color cielo, rametto di vitigno, stelo di carciofo, bastoncini di liquirizia amarissimi, piume di gufo, candela consumata, pignette di cipresso, ceneri d legno di tasso.
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Vivi la magia del Natale a Venezia e scopri i suoi segreti Questo progetto prende vita dalla serie “I Segreti di Venezia”, scoprila cliccando qui, traendone ispirazione per diventare un potente canale di valorizzazione e divulgazione del ricco patrimonio culturale e storico della città lagunare. Con un linguaggio accessibile e coinvolgente, il racconto trasforma ogni pagina in un’esperienza unica, intrecciando storia e magia, e svelando, attraverso la narrazione, alcuni degli affascinanti segreti della serie stessa. Un viaggio emozionante che invita il lettore a scoprire Venezia con occhi nuovi.
Non perdere nemmeno un capitolo! Scopri i 25 capitoli di questa straordinaria avventura, clicca sui link per immergerti in ogni episodio e lasciati conquistare dal fascino unico di Venezia. Segui la storia e condividi l’emozione con amici e familiari: ogni giorno, un nuovo tassello illuminerà il tuo cammino verso il Natale.
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I capitoli e le date di uscita:
01 Dicembre – Santa Maria di Piave
02 Dicembre – Foce del Sile
03 Dicembre – Lio Piccolo
04 Dicembre – Isola di Torcello
05 Dicembre – Isola di Burano
06 Dicembre – Isola di Mazzorbo
07 Dicembre – Isola di Sant’Erasmo
08 Dicembre – Isola delle Vignole
09 Dicembre – Isola della Certosa
10 Dicembre – Isola di San Francesco del Deserto
11 Dicembre – Isola di Poveglia
12 Dicembre – Località Malamocco
13 Dicembre – San Pietro in Volta
14 Dicembre – Pellestrina
15 Dicembre – Cà Roman
16 Dicembre – Chioggia
17 Dicembre – Sottomarina
18 Dicembre – Isola di San Lazzaro degli Armeni
19 Dicembre – Sestiere Castello
20 Dicembre – Isola della Giudecca
21 Dicembre – Sestiere Dorsoduro
22 Dicembre – Sestiere San Polo
23 Dicembre – Sestieri San Polo, San Marco e Castello
Luca vagò in lungo e in largo per il convento e l’isola, cercando Santa per capire se fosse interessato a percorrere altre due tappe a bordo della Sanpierota con lui. Doveva infatti andare a Poveglia, per raccogliere le sapide e gustose more selvatiche, e poi a Malamocco per visitare un anziano parente dedito ai suoi orti. Dopo un intenso giro, finalmente lo trovò, gli sorrise e fu ricambiato, poi gli disse: “Quest’oggi devo compiere delle commissioni che prevedono di nuovo l’uscita da quest’isola. Dapprima devo passare per l’isola di Poveglia a raccogliere delle more selvatiche per le nostre conserve, dopodiché devo passare in quel di Malamocco per andare a trovare un anziano parente che, nonostante gli acciacchi dell’età, continua a dedicarsi con profonda dedizione ai suoi orti. È libero di accettare, e sappia che dall’ultima località citata potrà comodamente spostarsi ovunque le sia necessario. Che ne dice?” Santa, in cuor suo felice, accettò di buon grado, scuotendo il capo su e giù, come farebbe un bambino felice. Luca mi disse che oggi non avrei dovuto preoccuparmi di dover remare o delle traiettorie del vento. Infatti, stava andando a recuperare una piccola novità. Tornò poco dopo con un motore da mettere a poppa della barca, dotato di un pannello solare da collocare a prua. Con stupore capii che si trattava di un motore elettrico. Un piccolo prodigio, insomma. Alcuni frati, prima di congedarmi, mi chiesero cosa portasse nel sacco di iuta. Risposi loro che serbavo delle tracce di questo viaggio, dei frammenti, utili per un’ammissione superiore che mi sentivo di poter affidare al loro sostegno di preghiera. Caricato tutto il necessario, partimmo alla volta di Poveglia. Il sole accompagnò questo viaggio di circa due ore. Io e Luca, senza mai invadere la privacy dell’altro, ci raccontammo aneddoti e scambi di vita vissuta, il tutto senza mai sconfinare su cose troppo personali. Una volta vicini, Luca si fece serissimo e disse: “Ah, Poveglia…” abbassando lo sguardo. “Un’isola segnata da un dolore antico, che si fa quasi preghiera silenziosa. Inizialmente era un luogo di pace, un terreno fecondo, ma tutto cambiò nel 1380, con la guerra di Chioggia. Venezia evacuò l’isola e molti perirono. Il canale che scorre qui accanto è chiamato ‘dell’orfanello’, pare, proprio per quei tristi eventi.” Fece una pausa, incrociando le mani sul saio. “Ma non finì lì. Nei secoli successivi divenne un lazzaretto, con più di 150.000 vittime della peste sepolte nel terreno. Poi, negli anni ’60, divenne un ospedale psichiatrico… e c’è chi dice che le anime degli appestati non lasciarono mai Poveglia, ma la mia visione delle cose mi porta ad avere fede e fiducia in Dio: le anime giacciono nella misericordia, altrimenti le more qui non sarebbero così deliziose! Non credi?” Sorrise: “Sì Luca, c’è moltissimo dolore quaggiù, ma sento che tu hai ragione.” Sbarcarono dopo aver attraccato presso un pontile malconcio. Santa mosse passi indecisi, scricchiolava tutto. Giunti però al sicuro, con un cenno d’intesa si divisero: chi col saio a raccogliere le more, e chi, Santa, a curiosare intorno, sempre col contatto visivo stabile. Poco distante, il nostro collezionista scorse un cipresso solitario, che doveva essere alto almeno 20 metri. Gli parve un segno di come la natura volesse superare la storia e il dolore che aveva intriso questi luoghi con la sua forza, come a porre un punto esclamativo di silenziosa armoniosità su quei terreni. Santa fece cenno a Luca che sarebbe andato fino a lì. Un geko gli sfiorò le scarpe e sorrise per gli sberleffi e le buffe espressioni che sembrava rivolgergli. In pochi istanti fu appresso all’albero, un totem nel silenzio. Tutta la laguna sembrava piccola e distante, sospesa, da laggiù. Santa, circumnavigando l’albero, si accorse che qualcuno vi aveva appeso una cornicetta con un chiodo minuto. All’interno vi era una lettera che diceva: “A te viandante che ti avvicini a questi luoghi di dolore, fisico e psichico, ricorda la fortuna che hai nel discernere ciò che leggi, comprendilo, fallo tuo, cosicché non accada mai una guerra e non vengano più rinchiuse le persone bisognose. Sorridi agli sconosciuti, brinda della gioia degli altri, ma anche della tua. Ed infine rammenta: non esiste luce che ombra possa spegnere.” Santa, visibilmente emozionato, si chinò. Scorse un rametto di cipresso che sembrava distaccato dal vento da poco tempo. Attaccate vi erano le tipiche pigne, piccole e quasi sferiche, di un marrone tenue. Le pigne sono il guscio che tutelano i semi, prosecuzione di quella specie. Delle tre, Santa infine ne raccolse soltanto una, così da preservare le altre due per lo scopo previsto dal corso naturale degli eventi. A quel punto tornò da Luca, gli mostrò quanto raccolto e, in tutta risposta, gli fu mostrato un cestino di vimini. Una volta aperto, la meraviglia della natura investì Santa: c’erano decine e decine di more selvatiche e, a quanto pare, non era il primo raccolto che veniva fatto. Sicuramente ne sarebbe stata ricavata una conserva di qualità superiore. I due, quasi saltellando e ebbri di felicità, salirono nuovamente sulla barca e puntarono la prua verso la vicina Malamocco.
A domani con un nuovo capitolo!
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02 Dicembre – Foce del Sile
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05 Dicembre – Isola di Burano
06 Dicembre – Isola di Mazzorbo
07 Dicembre – Isola di Sant’Erasmo
08 Dicembre – Isola delle Vignole
09 Dicembre – Isola della Certosa
10 Dicembre – Isola di San Francesco del Deserto
11 Dicembre – Isola di Poveglia
12 Dicembre – Località Malamocco
13 Dicembre – San Pietro in Volta
14 Dicembre – Pellestrina
15 Dicembre – Cà Roman
16 Dicembre – Chioggia
17 Dicembre – Sottomarina
18 Dicembre – Isola di San Lazzaro degli Armeni
19 Dicembre – Sestiere Castello
20 Dicembre – Isola della Giudecca
21 Dicembre – Sestiere Dorsoduro
22 Dicembre – Sestiere San Polo
23 Dicembre – Sestieri San Polo, San Marco e Castello
Santa scoprì, solo una volta a bordo della barca, che il giovane frate si chiamava Luca. Avrà avuto massimo trent’anni, capelli scuri, corti, figura smilza e un viso da brava persona, il tutto adornato dalla tipica barba da frate. A quel punto, Santa, affascinato dall’imbarcazione tradizionale e dalla simbologia impressa sulla vela più grande, si permise di chiedere: “Come si chiama questo tipo di barca? È originaria del posto?” Il fraticello rispose: “Sì, come ben saprai, noi facciamo voto di povertà, ma questa barca, essendo un dono della mia famiglia, mi è stato permesso di accettarla così da farla diventare un bene comune del convento francescano di cui faccio parte. Le vele, invece, furono acquistate e dipinte nei dettagli da mio nonno; i colori e i simboli rappresentano la famiglia e veicolano messaggi simbolici attraverso la tradizione. Questa, per esempio, è una vela gialla con inserti bianchi, mentre quella più piccola a prua è bianca con inserti gialli, un richiamo ai colori del Vaticano e, in particolare, di San Pietro. La mia famiglia è originaria di San Pietro in Volta, un borgo lagunare più a sud.” Santa, quasi imbambolato nell’ascoltare le parole del giovane frate, esclamò: “Corpo di mille renne! Questa sì che è una storia da scoprire. E lei, nel raccontarla, dimostra un talento naturale!” Il vento, che fino a quel momento sospingeva dolcemente la piccola imbarcazione, cominciò a scemare improvvisamente, rallentando il viaggio. Luca guardava con crescente insistenza i due lunghi remi, ma sembrava esitante. Santa, cogliendo il suo disagio, parlò per primo: “Non angustiarti. Chiedimi pure cosa ti preoccupa.” “Ecco… con queste condizioni di vento potremmo impiegare parecchio tempo per completare la traversata. Come vedi, la destinazione è vicina, sono quelle luci laggiù. Mi domandavo se ti chiedessi troppo a dare qualche colpo di remo insieme a me.” Santa, colto da stupore ed entusiasmo, accettò di buon grado. Per una notte si sarebbe sentito come un gondoliere o un antico pescatore della laguna. Luca tirò fuori da una sacca di iuta due forcole, che sembravano pezzi d’arte lignea: erano i supporti tradizionali per il remo, intagliati come opere di un artista futurista, quasi boccioni, ma modellati dalle mani esperte di un falegname litoraneo. Santa aveva visto qualche filmato, ma capì subito il gesto tecnico. Luca gli raccomandò di non fare movimenti rapidi, ma quasi di “accarezzare” l’acqua con il remo. Il cielo stellato sembrava accompagnare la magia dei movimenti coordinati, e Santa, posizionato a prua, si sentì improvvisamente parte di una delle tradizioni più antiche e belle di Venezia. Arrivarono a un piccolo molo di legno scuro, illuminato da luci calde. Luca attaccò la barca e, dopo aver ammainato le vele con gesti sacrali, aiutò Santa a scendere. Il convento francescano si presentava caldo e accogliente nella sua spoglia semplicità. Altri frati, alcuni canuti, altri ancora in forze, accolsero Santa come fosse uno di casa, offrendogli un pasto caldo e una stanza dove riposare, pregare e riflettere. All’alba, Santa venne destato per la preghiera comune, cui partecipò con gioia. Seguirono una colazione abbondante e una passeggiata per l’isola. Tornato in stanza, cercò la sua sacca di iuta, ma non la trovò. Scosso e colmo d’ansia, si chiese se l’avesse dimenticata da qualche parte, ma ricordava chiaramente di averla appoggiata nell’angolo della stanza. Uscì disperato e andò a cercare Luca, spiegandogli l’accaduto. Luca, serio e dispiaciuto, lo aiutò a cercarla. In un corridoio incontrarono fra’ Enrico, che spingeva un carrello di legno colmo di sacche simili a quella di Santa, una delle quali, rabberciata, sembrava proprio la sua. Luca comprese: Enrico aveva il turno settimanale di gestione della biancheria, e per abitudine aveva raccolto tutte le sacche lasciate nelle stanze senza controllarne il contenuto. Enrico si scusò: “Di solito non controllo il contenuto delle sacche, nessuno di noi lo fa. So che lei capirà la mia buona fede e spero che questo malinteso non rovini la sua esperienza qui.” Santa rispose: “Il suo gesto ha uno scopo più alto di quanto io avessi intuito. Mi scusi per la mia reazione, dovevo riflettere prima di pensare al peggio.” Ritrovata la sacca, Santa si avviò alla scoperta del giardino e degli orti. Attraversò un profumato roseto, oltrepassò un boschetto e infine giunse a una panchina presso una statua della Madonna, dove si sedette a riflettere in preghiera. Dopo un po’ una flebile voce lo salutò: era un frate molto anziano, uno storico abitante del convento. “Buongiorno. Sono ammirato da come si è ambientato qui. Non è da tutti lasciarsi andare al silenzio e alla preghiera.” Santa ricambiò il saluto e rispose: “Grazie a voi, mi avete fatto sentire parte di qualcosa di infinitamente più grande di me. Ogni tappa del mio viaggio è una lezione preziosa.” Il frate gli mostrò un mozzicone di candela, quasi senza stoppino, e disse: “Tutti penserebbero che sia inutile, ma basta una scintilla per farla brillare ancora.” Sfregando un fiammifero, accese una fiammella viva e calda. Santa, commosso, chiese la cortesia di poter conservare la candela come ulteriore ingrediente per la sua missione impossibile, che tuttavia stava prendendo forma con ogni evento.
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I capitoli e le date di uscita:
01 Dicembre – Santa Maria di Piave
02 Dicembre – Foce del Sile
03 Dicembre – Lio Piccolo
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05 Dicembre – Isola di Burano
06 Dicembre – Isola di Mazzorbo
07 Dicembre – Isola di Sant’Erasmo
08 Dicembre – Isola delle Vignole
09 Dicembre – Isola della Certosa
10 Dicembre – Isola di San Francesco del Deserto
11 Dicembre – Isola di Poveglia
12 Dicembre – Località Malamocco
13 Dicembre – San Pietro in Volta
14 Dicembre – Pellestrina
15 Dicembre – Cà Roman
16 Dicembre – Chioggia
17 Dicembre – Sottomarina
18 Dicembre – Isola di San Lazzaro degli Armeni
19 Dicembre – Sestiere Castello
20 Dicembre – Isola della Giudecca
21 Dicembre – Sestiere Dorsoduro
22 Dicembre – Sestiere San Polo
23 Dicembre – Sestieri San Polo, San Marco e Castello
Una volta tornato a bordo della goletta, Santa si mise in attesa del ritorno di Marco. Ne approfittò per darsi una sistemata e valutare un cambio di look. Dalla tasca sinistra del suo abito tirò fuori, probabilmente con un tocco di magia, un paio di forbici d’acciaio con gli occhielli rossi e un pettine verde smeraldo, iniziando a sfoltire la sua folta barba bianca. Lo faceva per evitare di incorrere di nuovo in uno spavento come quello avvenuto poco prima con Petrov. Non voleva che la sua apparenza fosse d’intralcio, né correre il rischio di rivelare accidentalmente il proprio piano. Sul pavimento di legno rimase una massa di soffice pelo bianco, che raccolse con cura. Affacciatosi dal boccaporto, vide Marco avvicinarsi e gli chiese: “Scusi, dove posso buttare la barba?” La domanda suonò forse strana, ma Marco, colto di sorpresa e divertito, rispose ridendo: “Ecco qua,” e aprì un vano apposito. “La metta qui: al prossimo attracco provvederò a smaltirla.” Partirono e in un battito di ciglia erano già giunti a destinazione. L’isola, vista dal lato nord, rivelava la sua natura verde e brulla, con pochi edifici moderni e un’alternanza di darsene e piccoli attracchi. Santa salutò il compagno di viaggio, nonché navigatore, e si incamminò nel vicino spazio alberato verso sud-est. Qui il silenzio era rotto solo dallo sciabordio dell’acqua e dal canto dei gabbiani, che – com’è risaputo – devono sempre dire la loro. Si immerse in quell’ambiente tranquillo, quasi come a farne scorta per i momenti che sarebbero arrivati. Attraversando lentamente l’isola, raggiunse un sentiero che, camminando per una decina di minuti verso sud-ovest, lo portò fino a un rudere indicato da un cartello come “La Certosa,” da cui il luogo trae il nome. Riassumendo la storia, il cartello spiegava che un tempo fu una fiorente sede dell’ordine agostiniano, ma ora, nonostante i restauri, sembrava ancora in semi-abbandono. Proseguendo verso l’angolo sud-est dell’isola, camminò lungo un terrapieno erboso che proteggeva l’isola dai flutti e dalle maree. Qui notò una scultura lignea, realizzata evidentemente con legno di recupero e posizionata in modo da osservare il legame tra cielo e mare. Santa rimase rapito da quella figura, quasi incantato, e per un attimo si lasciò assorbire da quel silenzio. Poco distante, si udiva il chiacchiericcio di persone vestite elegantemente, intente a brindare con cicchetti e vini selezionati in quella che, senza dubbio, definivano una “location super esclusiva.” Santa si tenne alla larga: non era il suo genere di ambiente e, comunque, dei camerieri in divisa bianca già lo stavano osservando con una certa diffidenza. Tornò allora accanto alla “Guardiana,” come era chiamata la scultura, e sedutosi sul terrapieno continuò a guardarla, pensando a come l’arte sappia toccare corde profonde quando si armonizza con la natura. Il sole ormai stava calando sulle acque della laguna e Santa si era perso in un’atmosfera che gli scaldava l’anima, la missione dimenticata per un attimo, obliterata dalla bellezza del momento. Poi, d’un tratto, sentì un colpetto sulla spalla e si girò: era una bambina dai capelli ricci e occhi scuri, che disse con convinzione: “C’è un Fufo che non sta bene.” Lui rispose, sorridendo: “Hey piccolina, non dovresti girare da sola. Dimmi chi e dove si trova Fufo e torna dai tuoi genitori.” Lei disse: “Signore, io vivo qui, il ristorante è dei miei genitori, ma Fufo sta male” e proseguì: “Fufo è qui sull’argine, non riesce a stare in piedi.” Santa ringraziò la bambina e, raccomandandole di tornare indietro, andò verso il luogo indicato. Dietro la statua vide finalmente “Fufo”: un piccolo gufo con una zampetta ferita, probabilmente per un atterraggio maldestro. La bambina riapparve alle sue spalle e disse, fissandolo fiduciosa: “Tu puoi aiutare Fufo, vero? Ami gli animali, vero?” Santa, quasi sobbalzando per la sorpresa, rispose: “So cosa fare. Fufo tornerà in forma.” Prese un rametto da un cespuglio, lo spezzò della lunghezza giusta e, con delicatezza, lo adattò a sagoma della zampa di Fufo, fissandolo come una stecca di fortuna. Il piccolo gufo, anche se inizialmente riluttante, accettò la cura. Poco dopo, Fufo riuscì a zampettare, senza più cadere. “Eccellente,” esclamò Santa. La bambina gridò di gioia, abbracciandogli un ginocchio, poi corse dai suoi genitori per raccontare tutto. Durante il piccolo intervento, Fufo aveva perso alcune piume per la resistenza, che Santa raccolse, conservandole in una piccola scatola di cartone che ripose nella sacca di juta. Erano il simbolo di una buona azione, e potevano servire allo scopo finale. Fufo iniziò a volare intorno e si posò sulla testa della scultura, emettendo il tipico bubolare dei gufi mentre osservava Santa, il suo improvvisato veterinario. Ma le sorprese non erano finite: un’altra mano gli toccò la spalla. Era un fraticello francescano dalla barba scura e dallo sguardo curioso che, osservandolo in abiti semplici e con la sacca rabberciata, gli parlò con gentilezza: “Buonasera. Non so se lei abbia un riparo per la notte. Io sono qui per pregare e meditare, e sento che offrirle un posto dove dormire potrebbe essere cosa giusta. Le basta salire in barca con me e dire di sì. Ne conviene?” Santa, contento, accettò con gratitudine l’offerta, che risolveva un bel problema. Ignaro, però, di quale affascinante barca lo stesse aspettando.
A domani con un nuovo capitolo!
Ingredienti della Luce raccolti finora: Acqua del fiume Piave, Acqua agrodolce della foce del Sile, fango in scatola, frammento del Ponte del Diavolo, intonaco color cielo, rametto di vitigno, stelo di carciofo, bastoncini di liquirizia amarissimi, piume di gufo.
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I capitoli e le date di uscita:
01 Dicembre – Santa Maria di Piave
02 Dicembre – Foce del Sile
03 Dicembre – Lio Piccolo
04 Dicembre – Isola di Torcello
05 Dicembre – Isola di Burano
06 Dicembre – Isola di Mazzorbo
07 Dicembre – Isola di Sant’Erasmo
08 Dicembre – Isola delle Vignole
09 Dicembre – Isola della Certosa
10 Dicembre – Isola di San Francesco del Deserto
11 Dicembre – Isola di Poveglia
12 Dicembre – Località Malamocco
13 Dicembre – San Pietro in Volta
14 Dicembre – Pellestrina
15 Dicembre – Cà Roman
16 Dicembre – Chioggia
17 Dicembre – Sottomarina
18 Dicembre – Isola di San Lazzaro degli Armeni
19 Dicembre – Sestiere Castello
20 Dicembre – Isola della Giudecca
21 Dicembre – Sestiere Dorsoduro
22 Dicembre – Sestiere San Polo
23 Dicembre – Sestieri San Polo, San Marco e Castello