I Segreti di Venezia: M9 – Il Museo interattivo per scoprire il ‘900 in maniera innovativa è a Mestre

Il 1900, Italiano e locale, raccontato secondo una prospettiva mai provata prima.

Vuoi vivere un’esperienza museale unica, moderna e super immersiva? Visita il Museo M9 di Mestre.

I destinatari di questa struttura sono TUTTI, indistintamente, specialmente coloro che vogliono imparare ad interpretare il presente ed acquisire strumenti per incamminarsi nel futuro con una consapevolezza nuova.

La facciata esterna del museo M9

Attraverso esposizioni interattive e installazioni coinvolgenti, il museo racconta la storia, la cultura e le trasformazioni di questo periodo, coprendo temi come politica, tecnologia, arte e moda. È un luogo affascinante per esplorare e comprendere meglio il ventesimo secolo e il suo impatto sul mondo contemporaneo.

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L’M9 ha aperto le sue porte il 27 ottobre 2018, prima della creazione del museo, l’area in cui sorge l’M9 era principalmente industriale e ospitava un complesso di magazzini ed in particolare fabbrica di bottiglie e vetreria Volpato. Questa è stata fondata nel 1923 e ha operato per molti anni, producendo una varietà di prodotti in vetro, tra cui bottiglie e oggetti in vetro per uso domestico. Il progetto di trasformare quest’area in un museo è stato un importante sforzo di riqualificazione urbana, mirato a conservare la memoria storica e a creare un centro culturale di riferimento per la città di Mestre e la regione. L’M9 è stato quindi concepito come un modo di riutilizzare e valorizzare questi spazi industriali dismessi per scopi culturali ed educativi.

L’esterno del Museo M9

È importante conoscere il XX secolo e l’urbanizzazione nella prospettiva mestrina, così come in molte altre città, per diverse ragioni:

  1. Preservare la memoria storica: Aiuta a mantenere vive le tradizioni e a ricordare gli eventi significativi che hanno plasmato la comunità locale.
  2. Comprendere le trasformazioni sociali ed economiche: L’urbanizzazione è stata una delle tendenze dominanti del XX secolo, con un rapido spostamento delle persone dalle aree rurali alle aree urbane. Conoscere questo processo è essenziale per comprendere come Mestre e altre città abbiano affrontato le sfide legate all’urbanizzazione, come la pianificazione urbana, l’edilizia abitativa e le infrastrutture.
  3. Promuovere la consapevolezza storica: La conoscenza della storia del XX secolo e dell’urbanizzazione può promuovere la consapevolezza storica tra i residenti, i visitatori e le nuove generazioni.
  4. Ispirare l’innovazione e la pianificazione futura: L’apprendimento dalle esperienze passate può ispirare l’innovazione e influenzare la pianificazione futura. Le città possono trarre insegnamenti dalla loro storia per affrontare le sfide attuali, come la crescita demografica, la sostenibilità ambientale e la mobilità.
  5. Crescita culturale e turistica: La conoscenza della storia locale può arricchire l’offerta culturale e turistica di una città. Musei e attrazioni legate alla storia locale, come l’M9 a Mestre, possono attirare visitatori e contribuire all’economia locale.
Uno scorcio nelle vicinanze che testimonia la fusione tra una vecchia ed una futura Mestre

L’M9 è un museo che combina il rispetto per la storia con una visione futuristica, cercando di coinvolgere i visitatori attraverso l’uso creativo della tecnologia e offrendo un’esperienza che è informativa, ispiratrice e all’avanguardia. Questo approccio unico rende il museo un importante centro culturale e un luogo di apprendimento dinamico per il ventunesimo secolo

Vi invito calorosamente a visitare l’M9 – Museo del ‘900 a Mestre, una gemma culturale unica nel Veneto e nel panorama museale internazionale. Questo straordinario museo fonde abilmente il passato e il futuro, offrendo un’esperienza museale che vi lascerà senza parole.

Personalmente l’ho già visitato due volte, senza mai annoiarmi, scoprendo sempre nuove cose e prospettive.

Particolarmente interessante e terrificante la simulazione di un bombardamento, un’esperienza per cuori impavidi anche se solo virtuale.

Al M9, potrete immergervi nella storia affascinante e complessa del ventesimo secolo, esplorando le sue trasformazioni sociali, culturali ed economiche attraverso installazioni multimediali innovative, realtà virtuale coinvolgente e tecnologie interattive di ultima generazione. Questo non è solo un museo, ma una porta aperta su un mondo di scoperte, riflessioni e ispirazione.

M9 – Museo del 900
SITO UFFICIALE

COME ARRIVARE?
Per raggiungere il M9 – Museo del ‘900 a Mestre, puoi seguire queste indicazioni:

Indirizzo: Via Giovanni Pascoli, 11, 30172 Venezia Mestre, Italia

In auto:

  • Se viaggi in auto, puoi impostare il tuo navigatore GPS con l’indirizzo sopra indicato. Il museo si trova a Mestre, una città nella provincia di Venezia, ed è facilmente accessibile tramite l’autostrada A4 (Autostrada Serenissima) o l’autostrada A57 (Tangenziale di Mestre).

In treno:

  • Se stai arrivando in treno, Mestre è ben collegata alla stazione ferroviaria di Venezia Mestre, una delle principali stazioni ferroviarie della regione. Dalla stazione, puoi prendere un taxi o un autobus per raggiungere il M9. È anche possibile raggiungere il museo a piedi se si trova nelle vicinanze della stazione.

In autobus:

  • Il museo è servito da diverse linee di autobus pubblici. Puoi consultare l’orario e le fermate degli autobus locali per pianificare il tuo percorso fino al M9.

In bicicletta:

  • Se preferisci utilizzare una bicicletta, potresti essere in grado di noleggiarne una nella zona e pedalare fino al museo. Verifica la disponibilità di stazioni di noleggio biciclette nelle vicinanze.

Prima di partire, è consigliabile controllare gli orari di apertura del museo e verificare se ci sono eventuali modifiche o restrizioni dovute a eventi speciali o situazioni eccezionali. Inoltre, potresti voler pianificare il tuo itinerario in anticipo utilizzando mappe o servizi di navigazione online per garantire una visita senza problemi al M9.

DOVE PARCHEGGIARE NEI PRESSI DELL’M9?

Vi consiglio il parcheggio sotterraneo a pagamento di via Costa, dotato anche di servizio pagamento Telepass, che offre riparo alle auto a meno di 400m a piedi dal museo. In alternativa ci sono i parcheggi a pagamento lungo tutto Corso del Popolo o ancora quello sotterraneo di Piazzale Candiani, vicino a Piazza Ferretto.

Trarealtaesogno: Il Corso di Poesia – #6 La poesia visiva:

Ciao, nella quinta lezione abbiamo parlato del ritmo, ma anche musica e canzoni, oggi analizzeremo insieme come le parole possano evocare nei lettori delle vere e proprie immagini vividissime. Ovvio che questa capacità di “vedere” in un testo possa dipendere e variare da persona a persona, ma ci sono degli autori in particolare che noi, insieme, dobbiamo considerare come Maestri del genere; la poesia visiva infatti va oltre il significato letterale delle parole, creando un’esperienza multisensoriale che coinvolge la vista, l’emozione e la riflessione.

Dunque, senza tergiversare, partiamo!

Desidero parlarvi, prima di tutto, di E.E. Cummings, un poeta statunitense nato alla fine del 1800.

Uno dei suoi più fulgidi esempi di poesia visiva fu questa:

l(a di E. E. Cummings
l(a

le
af
fa

ll

s)
one
l

iness

Traducibile in:

S(una

fo
glia
ca

de)
oli
tudine

L’autore va dunque creando una serie di immagini fortissime, utilizzando le parole, ma anche l’impaginazione stessa, come forma di comunicazione, rappresentando al contempo la solitudine della foglia che precipita in sinergia con la quella personale che l’autore ci vuole far arrivare. In sintesi ci viene dimostrato come la disposizione delle lettere possa influenzare l’esperienza del lettore.

Altri autori che si sono distinti con un forte simbolismo nella poesia visiva sono George Herbert (nato alla fine del 1500) e Guillaume Apollinaire (nato alla fine del 1800).

Partiamo da quest’ultimo citando un’opera tanto iconica quanto, visivamente, geniale:

Tour Eiffel di Guillaume Apollinaire:

Ciao mondo di cui
io sono la lingua
eloquente che la tua
bocca o Parigi
tira e tirerà
sempre
ai tedeschi”. 


In questo calligramma il poeta rivela con una vis polemica fortissima tutto il suo livore verso i tedeschi.
La Torre Eiffel è utilizzata da Apollinaire come simbolo della superiorità francese nei confronti dei tedeschi.
Inoltre, se capolvolta, l’immagine può sembrare una linguaccia di scherno ai teutonici.

Ed ora parliamo di un’altra opera iconica, quella di George Herbert, il cui titolo in italiano sarebbe “L’altare”:

“Ti dono un altare crepato, Signore,
cementato di lacrime, fatto col cuore;
   le parti le hai create tu stesso,
   mai toccate, prima di adesso.
            Un cuore solo
            È un materiale
            Che solo la tua
            potenza intaglia.
            Perciò ogni parte
            di un cuore arduo
            si unisce insieme
            a lodare il tuo nome.
   Così che quando dovrò tacere,
   saranno le pietre il mio cantore.
Fa che il tuo santo sacrificio sia il mio,
Per santificare questo altare come tuo”.

Anche questo autore gioca con la sacralità delle parole e le rende qualcosa di più alto attraverso una struttura che richiama, a mo di stereotipo, la sagoma di un altare. Usando dunque la visione per amplificare il messaggio delle sue parole.

Come sempre trovo spazio per consegnarvi una mia personale interpretazione di ciò che potrebbe aggiungere la Dickinson su questo tema.

Facciamo un esperimento, fate un respiro profondo e poi immaginate la poetessa sussurrare quanto segue:

“Attraverso spazi

s i l e n z i o s i




e pause




le parole possono evocare


mondi invisibili.


La poesia visiva
è dipingere con le parole



creando immagini
che risiedono oltre l’orizzonte visibile.”

Come vedete giocare coi significati e con l’impaginazione può creare una suspance sulla sospensione a cui l’occhio si trova, suo malgrado costretto, creando ulteriori prospettive al testo.

La poesia visiva ci invita a considerare come la disposizione delle parole possa trasformare l’atto di lettura in un’esperienza visiva ed emotiva. Da Cummings ad Apollinaire, i poeti ci dimostrano che ogni parola si può fare pennello con cui dipingere emozioni e significati da imprimere e proiettare nelle menti dei lettori.

Grazie per essere rimasti con noi fin qui, alla prossima puntata dove toccheremo uno dei più vasti serbatoi dell’universo poetico.

Trarealtaesogno: Il Corso di Poesia – #7 Poesia d’amore e di emozioni.

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40 anni Tra Realtà e Sogno

Carissimi, userò una frase scontata ed inflazionata: “è incredibile come passi il tempo…”

È come se, in un battito di ciglia, il fanciullo sognatore si fosse risvegliato d’improvviso oggi, nel pieno dell’età adulta.

Un piccolo me a Pellestrina, sullo sfondo il relitto (oramai rimosso) della
Chios Aeinaftios (foto collocabile tra il 1986 e il 1987)

’40 anni Tra Realtà e Sogno’ è il titolo che ho scelto per questo momento di riflessione che desidero condividere con tutti Voi, perché proprio in questa fase vitale sento che sto maturando una forma di equilibrio tra tutto il prima e tutto il dopo, composto dalle avventure che mi aspettano nel futuro.

La realtà e il sogno si intrecciano in un intricato mosaico di esperienze, che come sapete cerco sempre di cogliere e, talvolta, trasformare in testi poetici, ma anche di sfide e conquiste.

Guardando indietro, vedo una serie di traguardi che ho raggiunto, ma non dimenticherò mai le lezioni apprese dalle sfide superate ed anche da quelle che da cui sono uscito sconfitto, sì, ma arricchito.

La prima foto che mi scattarono dopo l’intervento che mi salvò la vita, Agosto 2000

Ogni passo, ogni ostacolo, ogni scelta, ogni Sì, ogni No, mi hanno portato fino a qui, plasmando la mia personalità e insegnandomi il valore della resilienza e della determinazione.

Molti visualizzano questa “etá” come il giro di boa dell’esistenza, ma preferisco definirlo come un ulteriore step che si apre innanzi, anche perché un numero mai potrà raccontare chi siamo o imporci cosa dobbiamo essere.

È bellissimo scoprire che mi stai leggendo, forse trasportato da un vento digitale, forse perchè fai o hai fatto parte della mia vita, Grazie!

Chi mi conosce sa che vivo con una buona dose di gratitudine ogni giorno, la ritengo un ingrediente fondamentale, perchè lo dobbiamo al Mondo.

La mia metafora preferita

Sono anni che mi concedete la fortuna di condividere con voi quello che mi passa per la testa, sia in senso creativo, con alcuni, sia in senso vitale con molti altri.

Ad alcuni piacerò, ad alcuni starò simpatico, ad altri ancora, statisticamente probabile, non andrò a genio affatto, così è la vita.

Ma il mio sorriso, mi auguro, dobbiate “sopportarlo” ancora a lungo.

Dunque, tanti auguri… a tutti noi, riuniti per un attimo, giusto il tempo di una scintilla, a mo di girotondo, da queste parole, perché oggi non desidero festeggiare solo 40 anni di vita, ma 40 anni di opportunità.

Sono grato per ogni scorcio di realtà che ho potuto abbracciare e per ogni sogno che ho ancora da inseguire e, perchè no, sono grato per ogni sfida presente, passata e futura.

Questi anni mi hanno insegnato che ogni scalino altro non è che un tassello nel mosaico della mia crescita personale, e ogni successo un motivo per continuare a sognare in grande.

Guardando avanti, vedo un futuro fatto di nuove esperienze, nuove amicizie e nuove scoperte, regola che peraltro vale per tutti noi.
Perchè la vita è un autobus, si parte dai genitori, poi c’è chi scende, c’è chi sale, chi torna a bordo, c’è pure chi non paga il biglietto (mannaggia birichini) e chi, come mia moglie, per fortuna ci sarà per sempre, l’importante è ricordarsi ogni tanto di godere del paesaggio, cosa affatto scontata.

Tesserò il filo della mia storia, filando unisono la realtà e il sogno, perché sono convinto che ogni giorno sia un’opportunità per costruire qualcosa di straordinario.

Grazie a ciascuno di voi per essere parte di questo viaggio, per aver condiviso momenti, risate e speranze.

Con il cuore colmo di gratitudine, mi avvio con entusiasmo verso il prossimo capitolo, consapevole che la mia storia è ancora in corso di scrittura e convinto che l’autore non sia solo io, ma sia da qualche parte intento a immaginare i prossimi capitoli.

Auguri a me, auguri a tutti noi, per i 40 anni che vedo dietro di noi dalla mia prospettiva e per le innumerevoli opportunità che ci si parano innanzi.

Che la realtà continui a ispirarci e i sogni ci guidino verso una vita sempre più piena di significato e felicità, perchè di piccole cose sono costituiti i mattoni che compongono la vera gioia.

Semplicemente Me, dal 24 Agosto 1983

Trarealtaesogno: Il Corso di Poesia – #5 Ritmo, ma anche musica e canzoni:

Ciao, nella quarta lezione abbiamo affrontato il potere delle parole, oggi ci prepariamo a sorvolare un altro insieme di aspetti che determinano la forza comunicativa di un testo poetico, parleeremo infatti del Ritmo, ma non ci soffermeremo solo a lui, prenderemo in considerazione anche la musica e le canzoni come paradigma della poesia.

Dunque, senza tergiversare, partiamo!

Non esiste miglior riferimento alla musicalità ed al ritmo di un insieme di versi dal ritmo giambico, per comprendere meglio questa dinamica cito testualmente un passo del “Romeo e Giulietta” di Shakespeare:

“Quale luce irrompe da quella finestra lassù? È l’oriente, e Giulietta è il sole. perché tu, sua ancella, di tanto la superi in bellezza. 
Non essere la sua ancella, poiché la luna è invidiosa”

Qui il ritmo si fa incalzante grazie all’alternarsi di sillabe brevi e di lunghe, creando così melodia e un ritmo regolare.

Senza ritmo anche le parole più affascinanti del Mondo sarebbero vacue e al di là di un’analisi più approfondita degli stili di ritmo possibili (tantissimi, tra i quali: giambico, trocaico, anapestico e dattilico), preferisco andare su un esempio concreto di versi che assumono per scelta lessicale e struttura un andamento frenetico e potente:

Lasciando dietro notti di terrore e paura
Io mi sollevo
In un nuovo giorno che è meravigliosamente limpido
Io mi sollevo
Portando i doni che i miei antenati hanno dato,
Sono il sogno e la speranza dello schiavo.
Io mi sollevo
Io mi sollevo
Io mi sollevo”
di Maya Angelou

Nell’esempio qui sopra è proprio l’incalzante ripetizione delle parole che rende inarrestabile la lettura trasmettendo le emozioni in maniera diretta e forte.

Ma, visto che ormai di ossimori ce ne intendiamo, esistono anche forme di poesia dove la delicatezza e la posatezza lessicale conferiscono sensazioni di natura opposta rispetto a quelle di Maya, vi sto per parlare di Emily Dickinson, dove l’introspezione prevale sull’esternazione, regalandoci un tono meno perentorio, ma più intimistico ed emozionale. Un’autrice che, come ormai sappiamo, sa far leggere anche i silenzi che dividono le parole delle sue opere.

Emily scrisse:
“questa notte vorrei che la mia guancia si

consumasse nella tua mano. Accetterai lo spreco?
– gli scrive – La notte è il mio giorno preferito…”

In questi versi, Emily crea un ritmo silenzioso, quasi bisbigliasse i suoi sogni alla carta; attraverso la sua scelta di parole e la struttura dei versi, cattura l’atmosfera tranquilla e solenne della notte e della tenerezza che può far scaturire.

Oltre i silenzi però c’è anche la musicalità, questa trasforma il poeta o lo scrittore nel direttore di un orchestra lessicale che, a tratti, può eseguire sinfonie di infinita profondità, citiamo ad esempio Edgar Allan Poe:

Le mie cupe fantasie si dissolsero in sorriso
Nel vedere il nero uccello così pieno di contegno.
«Anche se non hai la cresta» dissi «non sei certo vile,
Bieco e oscuro e vecchio corvo dalle sponde della notte…
Dimmi come sei chiamato nell’Inferno e nella notte!»
Disse il corvo: «Mai più».

In queste parole Edgar crea un effetto musicale nel testo. Inoltre, l’uso magistrale del ritmo coinvolge chi legge e crea un’atmosfera unica nell’opera, generando un diminuendo emotivo davvero bellissimo in cui le sensazioni paiono crollare come un pezzo di cristallo infranto al suo: “Mai più”.

Come detto nel titolo però la poesia si instilla anche in musica e canzoni, che di ritmo sono composte, eccovi alcuni luminosi esempi tratti dal mio gusto personale:

Ho soltanto una vita e la vorrei dividere
Con te che anche nel difetto e nell’imperfezione
Sei soltanto, incanto, incanto.
(Incanto – Tiziano Ferro)

E la luna è una palla
ed il cielo è un biliardo
quante stelle nei flippers
sono più di un miliardo
marco dentro a un bar
non sa cosa farà
poi c’è qualcuno che trova una moto
si può andare in città.
(Anna e Marco – Lucio Dalla)

La privazione è la madre della poesia.
(Leonard Cohen)

Tu negli occhi
di non so quale colore
hai un sacco di discoteche
e a me prima di baciarti
viene spontaneo ballare un po’.
(Occhio, eh – Gio Evan)

Io ti aspetto dove il mare non si vede più
Dove il giorno non arriva se non ci sei tu.
(Ultimo – Pianeti)

E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
(La cura – Franco Battiato)

Se il sole si rifiutasse di splendere io ti amerei ancora….
quando le montagne crolleranno nel mare, io e te ci saremo ancora.
(Thank You – Led Zeppelin)

Mi chiedo perché accade così in fretta
Dai via il tuo cuore
sapendo che potrebbe non durare
Io sono ancora qui ad aspettare
che cada la pioggia
E a sperare di rivederti ancora una volta


4000 notti piovose,
4000 notti starei con te
4000 notti piovose con te
(4000 rainy nights – Stratovarius)

In conclusione, il ritmo e la musicalità sono elementi essenziali che compongono la sinfonia della poesia. Attraverso il gioco delle parole e delle sillabe, i poeti orchestrano emozioni e atmosfere uniche, trasformando semplici versi in melodie dell’anima. Dall’incalzante battito di un cuore ai sussurri dei silenzi, ogni parola contribuisce a costruire un ritmo che danza attraverso le righe. E mentre le parole si fondono in canzoni e note, la poesia continua a dimostrarci che il linguaggio è un universo vibrante di possibilità musicali. Iniziamo ora un viaggio attraverso le note segrete dell’anima poetica, pronti a scoprire come le parole possano cullarci e trasportarci in mondi sonori e sensoriali, oltre i confini del linguaggio stesso.

In sintesi, Emily direbbe: “Dal cuore incalzante ai sussurri silenti, Parole tessono un ritmo, danza d’emozioni. Tra le righe, la melodia fiorisce in silenzi, Versi risonano, note dell’anima in poesie”.

Grazie per essere rimasti con noi fin qui, alla prossima puntata.

Trarealtaesogno: Il Corso di Poesia – #6 La poesia visiva

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#Poesieartificiali: Che gusto avrà una poesia generata da un’Intelligenza Artificiale?

Un antico adagio recita: “Se mai lo assaggerai, mai potrai sapere se ti piacerà”

Con #Poesieartificiali ho deciso di esplorare il meraviglioso mondo dell’arte generata da intelligenza artificiale. Voglio condividere con voi questa esperienza e vi invito a seguirmi in questo viaggio poetico. Fatemi sentire la vostra voce e la vostra opinione in ogni caso.

Chi mi segue da tempo sa quanto ci tenga a proporvi sempre, seppur dalla mia personale prospettiva, del materiale inedito.

Oggi mi sono voluto cimentare in qualcosa di diverso, spinto dalla mia indomabile curiosità.

Ho provato a capire se, un’intelligenza non umana fosse in grado di generare un testo poetico, partendo da pochissimi ingredienti, che potesse risultare bello, coinvolgente e, complessivamente, VERO.

Il fatto che io, appassionato scrittore, mi apra a questa prospettiva non vi spaventi oltremodo, non voglio “barare”, semplicemente sperimentare, condividendo con voi le sensazioni provate e perchè no, i traguardi raggiunti.

Ma prima, come ho scoperto ChatGPT?

Penso come buona parte di voi, cioè leggendo articoli, sentendo i commenti ai tg o parlandone con altri amici appassionati della tecnologia.

e, quale processo creativo seguirò?

Ho deciso di lasciare libertà all’AI, ad eccezione di 4 parole che dovrà andare ad inserire sensatamente nel testo poetico.

Dunque, non tergiversiamo! Ecco il mio primo input per generare la nostra primissima “poesia artificiale”

Ciao, scrivimi una poesia che contenga le parole: casa, mare, nostalgia, tramonti.

Ma se preferite poesie “vere” andate qui: instagram oppure qui: Komorebi.

Con affetto, Edoardo.