Padre Olinto Marella, il Beato degli ultimi

La storia di Padre Marella è una di quelle da raccontare, in punta di piedi, nel pieno rispetto di un personaggio che, nonostante una scomunica durata 16 anni (dal 1909 al 1925), ha saputo lasciare una luminosa traccia di sé in eredità alle generazioni future.

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Un’immagine di Padre Olinto Marella intento a chiedere la carità per sostenere le sue cause a favore dei giovani

Della sua formazione se ne occupò in primis lo zio, l’Arcivescovo Giuseppe Marella, in seguito in seminario a Roma fu compagno del futuro Papa Giovanni XXIII (Angelo Roncalli).

Nel periodo della scomunica si dedicò al completamento degli studi laureandosi in filosofia a Padova, per poi iniziare un “tour” di insegnamenti in varie città italiane, da nord a sud.

Traggo da wikipedia il passo decisivo della sua esistenza:

“Nel 1924 è a Bologna dove insegnò presso i licei Galvani e Minghetti, occupando quella cattedra sino al 1948. Nel 1925 il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Cornelianotolse la sospensione a divinis, lo riabilitò e lo accolse nella diocesi di Bologna. Nel 1939 aprì la sua casa in via San Mamolo ad alcuni fuggiaschi ebrei,[4] salvò dalle SS suor Caterina Elkan, ebrea prima di diventare cattolica,[5][6] salvò dalla deportazione in Germania una trentina di soldati. Trasformò anche un vecchio capannone in chiesa, chiamata “cattedrale dei poveri”, dove ogni domenica celebrava messa e, se possibile, offriva anche un pasto caldo”.

Fu da questa fase che il suo operato si fece grande.

Indro Montanelli di lui disse (fonte wikipedia):

E proprio a Giovanni XXIII un laico e ateo come Indro Montanelli, che aveva avuto Olinto Marella come insegnante di filosofia al liceo di Rieti,[8] si rivolse un giorno “sfrontatamente” dicendo: “Come aveva potuto la Chiesa non capire ciò che avevo capito io, laico e miscredente, che quello era un santo”.

Nel 1948 fondò la “città dei ragazzi”, dapprima a Bologna ma poi trasferitasi a San Lazzaro di Savena, dove diede alloggio a giovani sbandati e senza tetto, per i quali si trasformò in mendicante per procurare loro sostentamento; lo fece in svariati punti della città, in vie o presso cinema e teatri, lo fece con qualsiasi condizione meteo. Lo fece per amore della sua causa.

Dal 4 ottobre Padre Marella è stato proclamato Beato, una gioia per i “suoi” ragazzi e per l’isola che gli ha dato i natali, Pellestrina.

Fonti: wikipedia

Sito della fondazione a lui intitolata: Opera Padre Marella

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