I Segreti di Venezia: Palazzo Ducale – Quarta puntata. Il governo della Serenissima e la sua modernità.

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Nell‘ultima delle quattro puntate della miniserie vi racconterò della modernità della Serenissima. Scopriremo infatti di quanti aspetti ancora attualissimi costituissero la politica del tempo.

La struttura del governo della Serenissima:

La Repubblica di Venezia, con il suo sistema complesso, si è distinta per un’organizzazione politica che cercava di bilanciare il potere al fine di garantire stabilità e funzionalità al suo governo. Al vertice di questa piramide si trovava il Doge, una figura simbolica definita “Primus inter pares” cioè “Primo fra pari”, ma anche un leader esecutivo con il compito di rappresentare l’unità della città-stato. Il Doge non governava in solitudine, ma faceva parte di un sistema di magistrature che includeva il Consiglio dei Dieci, il Maggiore Consiglio e il Senato, con un ruolo fondamentale anche della Quarantia (Civil e Criminal, cioè civile e penale) e della Giustizia. Questo modello di governo si ispirava alla necessità di impedire che un singolo potere, come quello di un monarca assoluto, prendesse il sopravvento. L’introduzione del “governo condiviso” tra un numero ristretto di cittadini privilegiati rendeva il sistema più resistente agli abusi di potere, creando una forma di equilibrio che ha contraddistinto Venezia nei secoli.

la sala del collegio
La Sala del Collegio

La modernità del sistema politico veneziano:

Nonostante le sue radici medievali, il sistema politico di Venezia si distingue per tratti straordinariamente moderni. Una delle caratteristiche più innovative era la distribuzione dei poteri e la creazione di un sistema complesso di controllo e reciproco bilanciamento. Il sistema elettorale, fondato su un’intricata rete di sorteggi, garantiva che il potere non fosse concentrato nelle mani di un singolo individuo, ma che fosse esercitato da un gruppo selezionato attraverso processi trasparenti e partecipativi. La separazione tra i vari organi del governo permetteva di evitare conflitti di interesse, creando un equilibrio che preservava l’autonomia del singolo dal potere centrale. In un’epoca in cui la monarchia assoluta era ancora la norma, Venezia riusciva a mantenere una stabilità che, pur essendo atipica, sembrava anticipare il concetto moderno di governo partecipativo e democratico, pur con tutte le differenze rispetto al nostro attuale concetto di democrazia.

liagò
il Liagò

Innovazioni veneziane e la loro epoca di attuazione:

Venezia, culla di innovazioni politiche e sociali, non si limitò a rinnovare solo l’organizzazione governativa, ma permeò l’intera struttura della sua città-stato. Tra le prime a creare un sistema di contabilità pubblica solido e duraturo, la Serenissima rese così possibile una gestione accorta delle risorse, che le consentì di diventare una delle città più ricche d’Europa. La sua apertura al commercio internazionale e la creazione di istituzioni bancarie, come il Monte di Pietà, non solo consolidarono la sua prosperità economica, ma favorirono anche la modernizzazione delle pratiche commerciali, rendendo Venezia un punto di riferimento per tutta l’Europa. La capacità di anticipare i cambiamenti in atto nel continente la rese in grado di costruire una macchina burocratica pronta a rispondere alle sfide del tempo, sebbene, talvolta, a costo di sacrificare l’ingresso di nuove idee. In un contesto storico che, pur essendo rivoluzionario per l’epoca, restava saldamente legato alle tradizioni e alle strutture consolidate, Venezia riuscì comunque a preservare il suo controllo, navigando tra il passato e le sfide di un futuro che stava già bussando alla sua porta.

sala della bussola dettaglio
Dettaglio della Sala della Bussola

L’origine del ballottaggio si radica a Venezia:

Un altro aspetto della modernità politica veneziana, forse meno conosciuto ma di notevole importanza, è il ballottaggio. La Repubblica di Venezia è, infatti, uno dei luoghi in cui si radica l’idea di un processo elettorale che, pur evolvendosi nel corso del tempo, è passato alla storia come il metodo che ha permesso l’elezione dei Dogi. In un sistema in cui l’elezione avveniva attraverso un’accurata selezione di cittadini, il ballottaggio veniva usato per scegliere il Doge tra diversi candidati, riducendo il rischio di manipolazioni politiche.

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I candidati venivano scelti sfruttando una serie di votazioni segrete. Questo sistema, che ora vediamo come una caratteristica centrale di molte democrazie moderne, nasce quindi in un contesto molto particolare, ma affonda le radici proprio a Venezia. Fu una risposta alla necessità di equilibrare il potere, impedendo che un singolo candidato potesse emergere troppo facilmente. Il ballottaggio a Venezia è quindi una delle prime incarnazioni di quella selezione dei rappresentanti che oggi vediamo come fondamentale nelle elezioni politiche.

sala del maggior consiglio
La Sala del Maggior Consiglio

In questo modo, la Serenissima ha anticipato alcune delle dinamiche politiche moderne, mescolando tradizione e innovazione per creare un sistema che, pur non privo di limiti, è rimasto in piedi per oltre mille anni, influenzando profondamente la politica europea.

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In conclusione:

Concludiamo così il nostro viaggio a puntate attraverso le straordinarie dinamiche di Palazzo Ducale, un luogo dove la tradizione si intrecciava con l’innovazione, dando vita a un sistema che, pur segnato da limiti e contraddizioni, ha resistito nel tempo per oltre mille anni. Abbiamo visto come la politica veneziana sapesse anticipare alcuni degli sviluppi che oggi riconosciamo come tipici delle democrazie moderne, dal ballottaggio all’equilibrio tra potere e partecipazione. Venezia, con la sua burocrazia raffinata e le sue pratiche innovative, ha influenzato profondamente la politica europea, dimostrando come la gestione del potere non fosse solo una questione di strutture, ma anche di idee e visione.

mappa di venezia che indica dove ci troviamo. palazzo ducale.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: La Chiesa Murata tra le Case, San Giovanni Elemosinario a San Polo

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende della città lagunare. Preparatevi a scoprire oggi una delle chiese più uniche di Venezia: San Giovanni Elemosinario, la chiesa “murata” dalle case che la circondano.

Dove ci troviamo esattamente?
Siamo nel cuore pulsante di Venezia, a soli due minuti a piedi dal Ponte di Rialto, ma sul lato del Sestiere di San Polo. Questa zona è famosa per il Mercato di Rialto, con i suoi innumerevoli venditori di verdura, frutta e, poco distante, il celebre Mercato del Pesce.
Il luogo di cui vi parlo si nasconde al civico 479 di Ruga Vecchia San Giovanni (per scoprire cosa sono le “rughe”, vi rimando a un articolo precedente).

La Ruga Vecchia San Giovanni e la porta della torre
campanaria che funge da cabina elettrica

Come riconosciamo la Chiesa se è circondata da palazzi?
Oltre al numero civico 479, la torre campanaria ospita il portone d’ingresso di una cabina elettrica, una destinazione d’uso quantomeno singolare. L’ingresso della chiesa si rende visibile grazie a un ampio portale ad arco con volta, racchiuso da un cancello in ferro scuro da cui si intravede (foto 3) il portone del luogo di culto “nascosto”.

Il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni

Le vicende che hanno portato a questa scelta inconsueta:
Quest’area fu una delle più colpite da un’incendio che, nel gennaio del 1514 spazzò una larga parte dell’Isola di Rialto, quella maggiormente contraddistinta da una cospicua presenza di botteghe e mercanzie.

Dal mio canale youtube

La ricostruzione dell’intera area fu affidata all’architetto Abbondi, chiamato lo Scarpagnino. Fu lui a progettare una chiesa in stile rinascimentale e perfettamente integrata in un contesto di palazzi contigui in armonia con il contesto.

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Si tratta di un luogo di culto pensato con pianta a Croce Greca, prevedendo che i vani antistanti la Chiesa potessero divenire delle realtà commerciali per gli ambulanti, tramite il cui affitto si sarebbero potuti ricavare fondi per il sostentamento della Chiesa. La ricostruzione fu ultimata intorno al 1531, durante il dogato di Andrea Gritti (1523-1538). La chiesa fu impreziosita attraverso le arti di: Tiziano, Jacopo Palma il Giovane e Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone.

In conclusione:

Concludendo questo viaggio tra i segreti di Venezia, ci troviamo immersi in una storia tanto affascinante quanto peculiare. La chiesa di San Giovanni Elemosinario, “murata” tra le case, rappresenta un esempio unico dell’ingegnosità architettonica e delle complesse dinamiche urbane della Serenissima. Questa vicenda ci ricorda come Venezia sia un mosaico di storie e misteri, dove ogni pietra racconta una storia e ogni angolo nasconde un segreto. È un invito a esplorare con occhi nuovi una città che, nonostante il passare dei secoli, continua a incantare e sorprendere.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: Storia della promessa a Bartolomeo Colleoni, mantenuta sì, ma con l’inganno – Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi racconterò una vicenda grottesca e truffaldina di cui si rese protagonista la Serenissima Repubblica di Venezia nei confronti di uno dei più grandi condottieri e capitani di ventura che abbiano mai guidato degli eserciti in territorio italico.

Chi era Bartolomeo? Quale era il suo rapporto con Venezia?

Bartolomeo Colleoni (1395–1475) fu un valoroso condottiero italiano del Rinascimento. Originario di Solza, nei pressi Bergamo, prestò servizio come capitano di ventura per la Repubblica di Venezia per oltre vent’anni. La sua famiglia aveva una lunga tradizione di partecipazione a guerre feudali e mercenarie, e Colleoni si distinse come un abile condottiero.

Combatté al fianco di altri celebri capitani dell’epoca, tra cui Gattamelata e Francesco Sforza . Pur avendo avuto un rapporto altalenante con Venezia, la Repubblica lo scelse per la sua competenza militare e la sua vasta esperienza.

La facciata dell’Ospedale di Venezia chiamato anche “Scuola Grande di San Marco”

La promessa e le motivazioni della stessa:

Venezia ambiva ad entrare in possesso di parte dell’immenso patrimonio del condottiero, così strinse un accordo con lo stesso stabilendo che, in cambio, una statua equestre sarebbe stata collocata a Piazza San Marco. L’accordo recitava così: Rogat ut dignetur facere fieri imaginem super equo brondeo et ipsam imaginem ponere super platea S. Marci” ribadendo appunto la volontà di ottenere un monumento nella piazza principale della città.

Il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni

L’inganno, la promessa “mantenuta” e la vendetta del condottiero:

Ai veneziani però, sin da subito e a morte del Colleoni avvenuta (1475), l’idea di collocare una statua unica nel suo genere proprio in seno alla piazza principale non andava a genio, fu così che studiarono lungamente al fine di ideare una gabola con cui aggirare l’obbligo contratto col condottiero e trasformarlo in una promessa mantenuta… con l’inganno. Ed ecco, nel 1480, il colpo di genio.

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Venezia commissionò al Verrocchio quest’opera senza precedenti (la sola di queste dimensioni a poggiare su 3 gambe) e lo stesso artista, una volta arrivato a Venezia, capì il sotterfugio, scoprendo che la collocazione finale era stata stabilita sì a Piazza San Marco, ma non nella vera e celebre piazza, bensì dove la ammiriamo oggi, nella Piazza che ospira la Scuola Grande di San Marco (oggi ingresso dell’ospedale). Colleoni non avrebbe potuto vendicarsi, forse, ma come in tante storie veneziane la leggenda è sempre dietro l’angolo ed infatti l’artista non potè vedere la sua opera compiuta, morì infatti nel 1488.

La vendetta si era consumata e ricadde anche sul successore del Verrocchio, il Veneziano Antonio Leopardi che, terminato il monumento morì, lasciando allo stesso una nomea non propriamente fortunosa.

In conclusione:

Concludendo questo viaggio tra i segreti di Venezia, ci si imbatte in una vicenda tanto grottesca quanto intrigante, che svela un lato oscuro della Serenissima Repubblica. La promessa fatta a Bartolomeo Colleoni di erigere una statua equestre in sua memoria a Piazza San Marco si trasformò in un inganno astuto, che portò alla realizzazione dell’opera davanti alla Scuola Grande di San Marco, anziché nella piazza principale della città. Questa storia non solo aggiunge un tassello al mistero che avvolge Venezia, ma evidenzia anche le complesse dinamiche politiche e sociali dell’epoca. È un monito sul potere dell’inganno e della politica nel modellare la storia e nell’interpretare le promesse.

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