Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi andiamo a scoprire dei veri “Supereroi” che, col favore delle tenebre, proteggevano la città di notte intorno al 1200.
Quando: Nel 1200 circa, sotto il Dogado di Pietro Ziani, la Serenissima decretò la nascita de l’ordine dei “Signori di Notte”. Proprio come Batman nei fumetti americani, erano il terrore di qualsiasi delinquente si aggirasse di notte lungo le calli della città.
Uno scorcio veneziano del 1200 di notte immaginato da Copilot AI
Chi sono i Signori della Notte e qual era il loro compito? In passato, questa magistratura, simile a un tribunalemoderno, era composta da 6membri (ciascuno con il ruolo di vigilante e giudice), ognuno rappresentante uno dei 6 quartieri della città. Si occupava di istruire i processi, decidere chi sottoporre a tortura e svolgere funzioni di polizia con un corpo specializzato.
Il video sui signori della notte da YouTube 
Durante il processo, l’accusato non era presente, ma solo i giudici e l’avvocato difensore. Per i meno abbienti, era previsto un avvocato d’ufficio che li assistesse anche dopo la condanna. Le pene variavano dall’ammenda agli arresti domiciliari, fino alla condanna a morte, inclusa l’impiccagione, la decapitazione o lo strangolamento segreto con la sparizione del corpo per reati gravi contro la Repubblica.
Uno scorcio veneziano del 1200 di notte immaginato da Copilot AI
Perchè si chiamavano Signori della Notte? La spiegazione risulta semplice, la loro giurisdizione aveva validità dalle 21:00 alle 6:00 ed avevano la fama di essere un gruppo di uomini possenti ed invincibili. Il nome fu coniato da Nicolò Machiavelli in persona, il quale, in un parallelismo tra oscurità e opportunità per i criminali, coniò questo titolo per i numi tutelari delle notti veneziane.
Uno Signore della Notte immaginato da Copilot AI
Cos’era la Camera del Tormento? La sede dei “Signori della Notte” fungeva da tribunale, qui essi si riunivano da mezzogiorno al tramonto per giudicare i rei e i crimini. Gli accusati potevano essere interrogati e, in casi estremi, sottoposti a tortura utilizzando una corda per infliggere dolore alzandoli da terra. Tuttavia, a Venezia la pratica della tortura era meno diffusa rispetto ad altre città italiane ed europee dell’epoca, ma contemplata fino alla sua abolizione intorno al 1700
In conclusione: In conclusione, i “Signori della Notte” rappresentano una figura significativa nella storia di Venezia, offrendo un’esemplare dimostrazione di come la città affrontasse la criminalità e mantenesse l’ordine pubblico nel XII secolo in una chiave modernissima per l’epoca. Questi “supereroi” notturni operavano nel buio delle calli veneziane, garantendo la sicurezza dei cittadini e la giustizia durante un’epoca di grandi sfide e trasformazioni. La loro giurisdizione, estendendosi dalle 21:00 alle 6:00, era fondamentale per mantenere l’ordine e per contrastare i reati notturni. Nonostante la pratica della tortura fosse meno diffusa rispetto ad altre città europee dell’epoca, la presenza dei “Signori della Notte” e della loro Camera del Tormento simboleggia l’impegno della Serenissima nel garantire la sicurezza e la giustizia per tutti i suoi abitanti.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
Vi aspetto con nuovi segreti e avventure ogni venerdì!
Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi racconterò di una curiosa istituzioneposta a tutela del buoncostume dal governo cittadino nel 1537.
Chi erano:
Gli “Esecutori contro la Biastema” erano meglio conosciuti come “Difensori in foro secolare delle leggi di Santa Chiesa“, ma al di là della complessità del loro nome, dovevano far da baluardo contro i comportamenti che andassero controlamorale e la religione. Si trattava di quattro patrizi che diventavano parte del “Consiglio del Sant’Uffizio”.
Uno scorcio Veneziano dal Ponte delle Balote
Andiamo nel dettaglio, qual era il loro campo d’azione?
Gli esecutori contro la bestemmia, erano una magistratura nel governo della Repubblica di Venezia. Il loro campo d’azione erano i reati strettamente connessi a bestemmie, profanazioni, violenza sessuale su vergini promesse in sposa, pubblicazione di libriproibiti o profanatori.
Gli esecutori vigilavano su tali ambiti in osterie e casini cittadini, nominando peraltro come “assistenti denunziatori”duecapisestiere che, non più tardi del 1583, divennero ben quattro. Tra i compiti spiccava anche la registrazionedeglistranieri giunti in città.
La Chiesta di Santo Stefano a Venezia che dà il nome al vicino campo.
Perchè è nata la figura dell’esecutore contro la biastema?
Gli esecutori nacquero per sradicare dai veneziani una propensionesecolare alla bestemmia, così frequente che uno dei suoi Dogi arrivò a dichiarare: “Due cose erano in Venezia molto difficili da disfare: la bestemmia usata da ogni grado di persone e li vestimenti alla francese”.
Come venivano esposte tali regole da osservare?
A Venezia non se ne trova solamente una, nello scatto qui sotto potete vedere la stele della Chiesa di Santo Stefano in cui si enumerano le proibizioni atte a mantenere il decorocittadino. Sono infatti proibiti: i giochi, le vendite, il bestemmiare e altre indecenze nei pressi della sopracitata chiesa, con possibilità di subire condanne quali: prigione o bando dalla città. All’accusatore viene garantito l’anonimato e, cosa che vi racconterò prossimamente, in città esisteva una rete di “bocche di leone” atte a ricevere le denunce segrete dai cittadini più solerti.
La stele apposta dagli Esecutori sulla facciata della Chiesa di Santo Stefano a monito verso i cittadini.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
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Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Il Segreto di oggi, a differenza della romantica storia di Orio e Melusina, vi metterà i brividi, perchè si va a radicare intorno ad una malattia che più volte nei secoli ha mietutomilioni di vittime totali.
Stiamo parlando della Peste. Per fortuna però la storia che sto per raccontarvi non si addentrerà in argomenti scomodi e fatali, ma si dipanerà intorno ad una storiacittadinaVeneziana che si è tramandata fino ai giorni nostri, con un pizzico di superstizione.
La Simbologia Mariana presso uno dei due ingressi di questo “sottoportego”
Ci troviamo nel Sestiere di Castello, non distanti da Piazza San Marco e dall’Arsenale, più precisamente siamo in “Calle Zorzi” al “Sotoportego della Corte Nova“. Se attraverserete questo sottoportico però fate attenzione alla “pietra rossa”, infatti, secondo leggende e superstizioni, non andrebbe mai e poi mai calpestata.
La pietra rossa della Peste
Ma qual è la storia all’origine della leggenda della Pietra Rossa?
Ebbene, siamo nel 1630, a Venezia imperversava una pestilenza che fece morire più di 80.000 veneziani. Tutta Venezia ne fu colpita, tranne la Corte Nova. Si tramanda che proprio in questa zona abitasse Giovanna, che ebbe una visione della Madonna in sogno nella quale, la Vergine, chiese alla donna di realizzare un dipinto raffigurante la sua Santa Effige insieme a quella di San Rocco e di San Sebastiano, per poi affiggerlo nel sottoportegoZorzi.
Giovanna ubbidì ciecamente e sconfisse la diffusione dela Pestilenza che, ivi giunta, cadde al suolo colpita a morte proprio nel punto in cui oggi possiamo ammirare con timorosadevozione la pietra rossa.
Iscrizione arcaica dedicata alla Vergine Maria ed ai santi.
A testimonianza del miracolo oggi nel sottoportego troviamo ancora due altari dedicati alla Madonna, le foto di quattro dipinti dell’epoca raffiguranti l’aneddoto (oggi visibili nella chiesa di San Francesco della Vigna) e una frase, apposta all’entrata del sottoportego che recita così: «Fuggi né pensi l’entrar peste ria / questa corte è benedetta da Maria»
Da quel giorno dunque, ogni Veneziano che si rispetti, passando di lì ben si guarda dal calpestare quella pietra rossa, così che Venezia sia protetta e non precipiti in nuove disgrazie come la peste del 1630.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
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Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi condurrò attraverso un dedalo di significati e storiecelate dietro ogni nome e ogni angolo di questa affascinante città.
Iniziamo con una nota insolita: no, non sto per parlarvi del crollo del Campanile di San Marco, oggi cominciamo parlando di una lingua antica, il Latino. So bene che potreste storcere il naso all’idea di parlare di latino in un contesto moderno, ma credetemi, anche le radici linguistiche possono svelare segretisorprendenti.
Alla base della struttura cittadina veneziana infatti abbiamo un elemento più comune tra tutti, la “Calle“, una rete di antiche viuzze, talvolta pervie, le cui origini affondano nella parola latina “Callis”. Questo termine, evocativo di tempi lontani e segreti nascosti, significa letteralmente “sentiero, viuzza“. Al contrario di queste vi sono le “Rughe” che non sono un sintomo dello scorrere del tempo, ma sono delle callimolto sviluppate in lunghezza ed importanti. Tra queste ricordiamo Ruga vecchia San Giovanni vicino al Ponte di Rialto.
Una corte e, sulla destra, una calle del Ghetto Ebraico Veneziano.
Ma c’è di che impazzire con la toponomastica veneziana… agli inizi del nostro viaggio insieme incontrammo il “Ponte dei Pugni”, ma che ne dite di imboccare una nuova traiettoria? Ad esempio percorriamo una “Salisada“? Nonostante possa sembrare solo una parola dal suono strano, questa designazione rappresenta una svolta epocale nella storia dell’urbanizzazione di questa città. Significa infatti “Strada selciata” e contrassegna le prime strade dotate di pavimentazione, testimoniando un momento cruciale nella trasformazione della città dai tempi antichi a quelli con tracce di modernità.
Una calle dopo l’altra, attraverseremo sicuramente almeno un “Campo” (uno dei più famosi è il “Campo Manin” che si trova più a sud ovest del Ponte di Rialto), si tratta di spazi aperti e polivalenti che un tempo ospitavano coltivazioni (ebbene sì!) e oggi sono i palcoscenici di ferventi momenti di vita quotidiana veneziana o luoghi in cui si affacciano bar e negozi dei più svariati.
Siete passati dalla Stazione ferroviaria per andare verso la il Ghetto (li avete visti i “Grattacieli”?) o verso il cuore di Cannaregio? Bene, avete sicuramente camminato sulla “Lista“, non è quella della spesa o un elenco di nomi, non fate i furbetti, le “Liste“, con le loro pietre bianche, ci raccontano storie di immunità diplomatica e collegamenti vitali nella città, scorrendo infatti nei pressi delle dimore o palazzi di qualche ambasciatore.
Uno dei miei percorsipreferiti a Venezia, per il senso di poesia che mi trasmettono, sono quelli indicati come “Rio Terà” (ad esempio il Rio terà dei Pensieri), una strana denominazione che indica strade costruite sopra ex canali, testimonianze mute di un passato ormai sommerso, anzi, interrato! Quando vi passo adoro immaginare come quel selciato potesse essere stato un canale e come sarebbe potuto apparire ai nostri occhi oggi. Tra l’altro anche qui, come in Campo San Barnaba, c’è spesso una bottega della frutta galleggiante, dovete assolutamente scoprirla!
L’unica via di Venezia, Via Garibaldi, consta anch’essa in un Rio Terà
Perdonatemi se ora vi farò pensare all’estate o alla prova costume, che ne dite di andare a scoprire cosa sia una “Piscina“? La piscina, a differenza del rioterà, non è ottenuta dall’interramento di un canale, ma piuttosto dalla predisposizione di uno stagno, di un laghetto o di un’area paludosa grazie alle maree. Solitamente veniva destinata ad attività di pesca o persino di nuoto, questa denominazione riflette la sua originaria funzione, conservata nel nome toponomastico nonostante le bonifiche avvenute nel tempo.
Lo sapete come si chiamano le diramazioni delle Calli? Pensate alla Calle come un grandetronco da cui partono tanti e fitti “Rami“, questo è il nome dunque e, spesso, queste viuzze ci portano verso segreti nascosti e avventureinaspettate.
E a proposito di calli e rami angusti, la conoscete la più stretta tra tutte? Si tratta quasi di un Guinness con i suoi 53cm di ampiezza ed è la celebre “Calle Varisco“. Lì il passaggio è un vero e proprio atto di coraggio tra muri antichi, capochiave sporgenti, pervietà e segreti da farsi sussurrare dalle pareti delle case che ne fanno da confine.
Nelle vicinanze de l’Arsenale, nei pressi di Calle Venier, vi è uno dei passaggi più angusti di Venezia e, come vedete dall’immagine, ci passo appena.
Ma perché Venezia è così ricca di passaggi angusti? Semplice! Perché i Veneziani erano obbligati a lasciare un passaggio per ottenere i permessi di costruzione, trovandosi così costretti a ingegnarsi nel lasciare meno spazio possibile (da 8m a 53cm i numeri massimi e minimi attuali) per il passaggio delle persone negli spazi concessi.
Inoltre, oltre a raccontarci storie, eventi e personaggi, i nomi delle calli ci indicano spesso le professioni svolte dai veneziani in quei luoghi, ad esempio: calle del forno, calle del tagiapiera, calle dei fabbri, calle dei botteri, calle del spezier, calle delle rasse; in altri casi ci rimandano ad altari o angoli sacri come nel caso di: calle del Cristo, calle della Madonna,Calle del Paradiso; oppure, non meno frequente, le calli prendevano nome dalle famiglie nobili che le hanno frequentate o abitate: calle Dolfin, calle Benzoni, calle Da Ponte, calle Vallaresso, calle Bressana; infine ci sono anche le calli i cui nomi sono figli di eventi rilevanti o funzioni specifiche, quali anche gli omicidi, è il caso di Rio terà degli assassini. Infine, sapete cos’è uno Squero? A Venezia ce ne sono tanti, e la definizione la recuperiamo direttamente dall’enciclopedia:
squèro s. m. [dal gr. ἐσχάριον «cantiere»], region. – 1. Cantiere navale per la costruzione e la riparazione di imbarcazioni e navi di piccolo tonnellaggio
Fonte: Treccani
Dunque, come per i detti e soprannomi famigliaridi cui vi ho parlato poco tempo fa, anche la toponomastica subisce l’influsso del circostante, delle storie e delle tradizioni locali.
Eccovi infine una selezione di parole che sono comunissime all’interno della toponomastica veneziana, ma che non sono riuscito ad incastonare all’interno dell’articolo:
Nizioleti: La parola in veneziano indicherebbe i piccoli lenzuoli, ma forte della fantasia locale, si fa metafora visiva sui muri sui quali vengono dipinti rettangoli bianchi che recano i nomi delle varie vie veneziane in caratteri di colore nero.
Fondamenta: Sono le vie che però costeggiano i canali ampi o specchi d’acqua, spesso godono di paesaggi bellissimi e sono l’elemento che separa i palazzi dalle acque.
Sotoportego: passaggi coperti, corridoi, che attraversano edifici e collegano zone distinte.
Corte: piccoli cortili e spazi civici più interni, talvolta nascosti e affascinanti.
Campiello: piazzette più piccole e intime rispetto ai campi principali.
Bacino: ampi specchi d’acqua, come il Bacino di San Marco, luoghi di grande visibilità.
Carreggiata: strade più ampie, a volte concesso come sinonimo moderno per indicare vie principali, “Carizzàda” è un termine ancora più frequente a Pellestrina e San Pietro in Volta per esempio.
Crosera: intersezione o crocevia tra due o più calli, spesso piccole e nascoste.
Fondaco: antichi magazzini veneziani, spesso con accesso sia dalla strada che dall’acqua, famosissimo quello vicino al Ponte di Rialto che prende il nome di “Fondaco dei Tedeschi”, ex sede centrale delle Poste Italiane e oggi sede di un negozio di marchi di lusso con una terrazza panoramica su prenotazione gratuita di grande unicità.
In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.
Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!
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“Latin, what does Latin have to do with anything, let’s not joke…” I can already hear the surprise and disappointment for what I’m about to make you read, but the truth, even when it’s “uncomfortable,” still needs to be revealed.
Venice is a labyrinth of infinite connections, between bridges, alleys, small squares, and much more, but do we know the meaning behind each of the typical names of Venetian toponymy?
Here’s a brief guide to help you “orient” yourself among these concepts:
CALLE: Here we are with Latin, this word, also declined as “calle larga,” “colletta,” or “callesella,” derives from Latin “Callis,” which means: path, alley.
SALISADA: Paved street; a term present in the toponymy of Venice to designate the first streets with pavement.
CAMPO: The main characteristic is the wide size, and they were often not paved and, therefore, used to be full of crops.
LISTA: These are the streets that, with special white stones, marked the end of the diplomatic immunity zone of the diplomats who lived in the city. The famous Lista di Spagna, which takes us from the Venice railway station to Campo San Geremia, is an example.
RIO TERÀ: Indicates a pedestrian street built over a buried canal;
PISCINA: Places where high waters formed real pools of water in which, once the tide had receded, fish remained trapped, ready to be caught.
RAMO: These are small branches of alleys, often ending in a dead-end.
In addition, the names of the alleys indicate the professions carried out there, such as “calle del forno” (baker’s alley), “calle del tagiapiera” (stone cutter’s alley), “calle dei fabbri” (blacksmith’s alley), “calle dei botteri” (barrel makers’ alley), “calle del spezier” (spice maker’s alley), “calle delle rasse” (rope maker’s alley). In other cases, the names refer to altars or sacred corners, such as “calle del Cristo” (Christ’s alley), “calle della Madonna” (Madonna’s alley), “Calle del Paradiso” (Paradise’s alley). Alternatively, alleys were named after noble families who frequented or lived there, such as “calle Dolfin,” “calle Benzoni,” “calle Da Ponte,” “calle Vallaresso,” “calle Bressana.” Finally, there are alleys whose names are derived from significant events or specific functions, such as murders, as in the case of “Calle degli assassini” (Assassins’ alley).
The width of the alleys ranges from 53cm to 8m. If you want to experience a thrill, try passing through Calle Varisco, which with its 53cm imposes an alternating one-way traffic.
Near the Arsenale, in the vicinity of Calle Venier, there is one of the narrowest passageways in Venice, and as you can see from the image, I can barely fit through it.
But why is Venice so rich in narrow passageways? It’s simple! Venetians were required to leave a passage in order to obtain building permits, which forced them to be clever in leaving as little space as possible for people to pass through in the spaces granted.
Did you know that?
Thank you for reading the article, and I’ll see you soon on these pages.