I Segreti di Venezia | Sessioni Analogiche, Pt. 1: L’Architettura, la Pietra, le Ombre e la Struttura della Città

Un viaggio visivo in due tappe attraverso la fotografia analogica, tra il bianco e nero e il colore.

Due rullini da 36 pose: un 100 ASA in bianco e nero e un 200 ASA a colori. Perché questa sessione? In un mondo di possibilità infinite, volevo provare a raccontarvi Venezia in maniera anticamente nuova. In digitale ho realizzato migliaia di fotografie, spesso centinaia per volta; stavolta, ve lo giuro, in due uscite ho faticato a scattare 72 volte in tutto.

Il motivo è semplice: pensare prima di scattare, scegliere senza la possibilità di modificare e non potersi fidare di altro se non del proprio istinto rende ogni fotogramma una scelta consapevole — un algoritmo di possibilità in cui incorniciare solo ciò che risulta davvero meritevole.

Della totalità delle foto vi condividerò qui 10 scatti per tipo, cominciando dal bianco e nero, dove la materia della città si spoglia di ogni distrazione cromatica per rivelare la sua ossatura più pura. Senza la seduzione del colore, la pietra d’Istria levigata dal tempo, le venature dei mattoni a vista, la grana del legno consumato dalla salsedine e i contrasti netti tra luce e ombra emergono con forza, tracciando la vera spina dorsale della città d’acqua.

kodak tmax 100 asa bianco e nero e canon ae-1

Prima di cominciare, vi presento un valido assistente

(Nota: ci tengo a precisarlo, non si tratta di una collaborazione o di un contenuto pubblicitario/ADV, ma solo del racconto sincero degli strumenti usati sul campo e acquistati senza contributi esterni).

Nonostante le fotocamere utilizzate durante le due sessioni fossero già dotate di esposimetro integrato, il Godox C100 si è rivelato un utile supporto esterno per una rapida verifica prima dello scatto. Questo piccolo dispositivo tascabile con mirino trasparente (transparent viewfinder) permette infatti di inquadrare la scena e avere un riscontro immediato sulla quantità di luce globale. Non trattandosi di un esposimetro con lettura spot, ma di una misurazione valutativa sull’intera area, non è uno strumento perfetto nei contrasti più estremi — come i passaggi in ombra nei sotoporteghi con sfondi in pieno sole. Tuttavia, usato con consapevolezza e affiancato all’esposimetro della macchina, offre un secondo parere visivo veloce, perfetto per confermare l’esposizione o ottenere dei parametri affidabili in caso la nostra fotocamera non potesse fornirli, prima di consumare uno dei preziosi 36 fotogrammi del rullino.

Sezione 1: Geometrie, Architettura e Ombre

Sotoportego e campiello. L’oscurità del passaggio coperto fa da cornice al contrasto netto di luce che illumina la piazzetta e le facciate sullo sfondo.
Prospettiva in chiaroscuro. Una lama di luce taglia la calle stretta, guidando lo sguardo lungo i mattoni.

Sezione 2: Il Legno, l’Acqua e l’Artigianato Storico

Rifugio di legno e pece. Lo squero con le gondole in manutenzione a secco; il bianco e nero esalta la grana del legno grezzo e la struttura del cantiere.
L’anima della prua. Il dettaglio dell’imbarcazione “Edera” e del suo occhio vigile, incorniciato dalle increspature scure del canale.
Il piccolo capitano. Un peluche legato sulla prua di una barca da lavoro; il punto di vista raso d’acqua mette in primo piano la quotidianità dei barcaioli.

Sezione 3: La Quotidianità nei Campi e nei Canali

Il mercato d’acqua. La tipica barca di frutta e verdura ormeggiata accanto al ponte, vivaio di incontri e scambi di quartiere.
Grafiche dal passato. L’espositore di cartoline e stampe fuori dalla bottega, una composizione di quadri e contrasti geometrici.

Sezione 4: Silenzi, Soste e Navigazione Lenta

Contemplazione in campo. Due figure sedute di spalle su una panchina in pietra, immerse nel silenzio riparato degli alberi.
Navigazione tra i palazzi. La sagoma scura della gondola scivola sotto il ponte in pietra tra le quinte architettoniche.
Scorcio prospettico. Vista aerea dal ponte lungo il canale, con la barca a remi che traccia la rotta verso lo sfondo.

Per concludere: La forma della pietra, il ritmo della memoria

Guardare Venezia attraverso il bianco e nero non è un semplice esercizio di stile, ma un atto di ascolto. Quando si priva la città del suo colore, quello che resta non è un vuoto, ma la sua sostanza più autentica: la rugosità della pietra d’Istria, il lavoro secolare del legno negli squeri e l’equilibrio fragile tra l’ombra e la luce. Imparare a leggere questa geografia significa superare la superficie da cartolina e iniziare a guardare Venezia con gli occhi dell’ospite attento e consapevole.

Ogni scatto di questa prima sessione è stato un invito a rallentare, a ponderare il gesto prima di premere il pulsante e a rispettare il ritmo di una città che non va consumata di corsa, ma compresa passo dopo passo.

Ma la narrazione di questa esplorazione analogica è solo a metà strada. Se il bianco e nero ne ha tracciato l’architettura e l’anima profonda, domani sarà la luce lagunare a restituirci la sua energia più pulsante. Nella seconda puntata ci tufferemo tra i rossi terrosi dei mattoni, i verdi brillanti dell’edera e i riflessi azzurri dei canali, dove i gesti della quotidianità tornano a vibrare a colori.

L’appuntamento è per domani con la Parte 2: La Luce Lagunare, i Gesti Quotidiani, i Contrasti e l’Atmosfera Viva.

Grazie per aver camminato con me fino a qui.

Grazie per aver camminato con me fino a qui.

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