I Segreti di Venezia: Sulle tracce di Carlo Goldoni l’autore veneziano che scrisse sedici commedie in un solo anno.

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e unicità della nostra amata città lagunare. Oggi vi svelerò, in un breve itinerario in tre tappe, uno degli aspetti meno noti e al contempo più curiosi legati a uno dei personaggi più celebri della venezianità: Carlo Goldoni.

Prima tappa: La Casa di Carlo Goldoni

Ci troviamo nel cuore del Sestiere di San Polo, equidistante tra la Basilica dei Frari e Campo San Polo. L’edificio, oggi parte della Fondazione Musei Civici di Venezia, è conosciuto come Palazzo Centani (San Polo 2793). Nel tardo ‘600, vi si stabilì il nonno di Carlo Goldoni, e qui Carlo nacque nel 1707, rimanendovi fino al 1719. Nel 1914, il palazzo fu acquistato da Aldo Ravà, Piero Foscari e Antonio Pellegrini, con l’idea di farne un museo dedicato al grande drammaturgo, ma il progetto fu bloccato dalla guerra. Nel 1931, l’edificio fu donato al Comune di Venezia, restaurato e infine aperto al pubblico come Museo nel 1953.

Una vista d'insieme della casa di Carlo Goldoni che oggi è un museo a lui dedicato
Una vista d’insieme della casa di Carlo Goldoni che oggi è un museo a lui dedicato

Seconda tappa: Campo San Bartolomio e il monumento dedicato a Carlo Goldoni

Nei pressi della casa dell’autore, imbocchiamo Calle dei Saoneri e, proseguendo dritti, ci dirigiamo fino a Campo San Polo. Da qui, seguiamo le indicazioni verso il Ponte di Rialto che, una volta attraversato, ci porterà ad un ampio campo, quello di San Bartolomio. Al centro, scorgeremo subito un monumento che ritrae un uomo elegante e sorridente, quasi sornione, poggiato su un bastone con la mano destra: il monumento dedicato a Carlo Goldoni. Caso vuole, o forse no, che la statua guardi esattamente nella direzione del Teatro a lui dedicato, come se volesse continuare a raccontarci storie, anche nei secoli a venire.

Terza tappa: Il Teatro Goldoni

Il Teatro Goldoni di Venezia, costruito dalla famiglia Vendramin nel 1630 dopo un incendio che distrusse le loro proprietà, è stato un importante centro culturale per secoli. Ospitò numerose prime assolute di opere di Francesco Cavalli e Antonio Sartorio nel XVII secolo. Dal 1752, con l’ingaggio di Carlo Goldoni, il teatro raggiunse il suo apice artistico. Dopo la chiusura per l’occupazione napoleonica e la riapertura nel 1818, subì vari restauri, tra cui uno significativo nel 1833. Nel 1875, fu dedicato a Goldoni. Dopo essere stato chiuso e ristrutturato nel 1979, il Teatro Goldoni è oggi sede del Teatro Stabile del Veneto, offrendo una ricca stagione di prosa, balletto e concerti.

La facciata esterna del Teatro Goldoni

Il Record del Commediografo Veneziano:

Nel 1750, Carlo Goldoni si trovò al centro di una sfida che avrebbe segnato la storia del teatro: promettere di scrivere sedici commedie in un solo anno. Questo impegno nacque dalla necessità di rispondere alla critica e alla satira dei suoi avversari, in particolare del suo rivale Carlo Gozzi, e di recuperare la fiducia del pubblico dopo il fallimento de L’Erede fortunata. La promessa fu accettata anche come una scommessa pubblica con Medebach, un noto impresario dell’epoca.

Goldoni non solo mantenne la sua parola, ma utilizzò quest’opportunità per rivoluzionare il teatro comico. Tra le opere scritte ci sono capolavori come Il teatro comico, un importante esempio di teatro nel teatro e manifesto della sua riforma, Le femmine puntigliose, La bottega del caffè, e La Pamela, ispirata al romanzo di Samuel Richardson. Questo straordinario risultato, con un ritmo di scrittura e produzione senza precedenti, dimostra l’incredibile produttività e la maestria di Goldoni, consolidando la sua reputazione come uno dei più grandi commediografi del suo tempo.

In conclusione:

Nella nostra esplorazione di Carlo Goldoni, abbiamo seguito le tracce del grande commediografo attraverso tre tappe emblematiche di Venezia. Dalla Casa di Goldoni, dove il maestro nacque e che oggi ospita un museo a lui dedicato, al monumento in Campo San Bartolomio, che celebra il suo ingegno, fino al Teatro Goldoni, un palcoscenico storico che ha visto la sua gloria e le sue trasformazioni nel tempo. L’incredibile sfida del 1750, in cui Goldoni scrisse sedici commedie in un solo anno, non solo dimostra la sua straordinaria produttività ma ha anche segnato una svolta nel teatro comico, consolidandolo come uno dei più grandi drammaturghi della sua epoca.

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Mini itinerario dalla Casa di Goldoni al Monumento, fino al Teatro a lui dedicato

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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Storia Leggendaria dell’origine dell’Isola di Pellestrina

🌊 L’origine leggendaria di Pellestrina: tra fantasia e mito.

Come nasce un’isola? In questo racconto originale, figlio della fantasia dell’autore del blog e ispirato alla tradizione popolare veneta, scoprirai l’immaginaria creazione di Pellestrina, sottile striscia di terra tra laguna di Venezia e mare Adriatico.

Tra folletti, ninfe, ingegni antichi e magia, prende forma una fiaba che unisce luoghi reali come Chioggia, Murano, Burano e Torcello a un mondo sospeso tra cielo e acqua.

✨ Un viaggio tra mito e poesia, dove la leggenda diventa racconto.

Buona lettura!

Immaginate un tempo lontano, nascosto nelle pieghe della storia. Ora che ci siete, vedrete le acque di mare e laguna come un’unica, tumultuosa distesa.

Illustrazione generata con AI tramite ChatGPT (OpenAI)”

Così fu finché un creatore sconosciuto non si prese la briga di abbellire quell’angolo nel nord-est di ciò che oggi chiamiamo Italia, di sua sponte ed a suo gusto. Fino ad allora, i fiumi Dese e Sile sfociavano in mare senza freni. Il creatore, ispirato dalle creature che già popolavano quelle acque, plasmò delle terre che, una volta abitate, avrebbero assunto dal cielo la forma di un pesce che nuota da est verso ovest, come in cerca di dimora nell’adiacente pianura, Venezia.

Tempi lunghissimi, scanditi dal ritmo di albe e tramonti, passarono mentre il creatore rifletteva su come proteggere quella meraviglia in divenire. Nacque così Lido, il primo baluardo che separò i mari spumeggianti dalla calma laguna. Ma non era sufficiente: verso sud il mare poteva ancora invadere liberamente le zone interne, mettendo in pericolo la nuova città.

Fu allora che il Mazariol, il folletto saggio e astuto incaricato dell’opera, radunò i suoi collaboratori attorno a una grande tavola sospesa tra le nuvole, pronti a disquisire su come completare quella meraviglia nascente.

Alla sua destra sedeva l’Anguana, ninfa delle acque, profonda conoscitrice dei flussi e dei misteri delle correnti. Con voce autorevole, suggeriva di creare nuovi canali per bilanciare il delicato incontro tra mare e laguna, affinché questi due elementi potessero convivere senza distruggersi a vicenda.

Alla sua sinistra, invece, sedeva Marantega, la vecchia saggia, con il volto segnato da rughe che raccontavano millenni di conoscenza. “La terra ha bisogno di più difese,” disse con tono deciso, “ma dev’essere anche fertile, capace di accogliere la vita per generazioni.” I suoi consigli puntavano a mantenere l’equilibrio tra la protezione delle terre e la loro capacità di prosperare.

Salbaneo, il folletto laborioso, era chino sulla tavola, intento a disegnare con estrema meticolosità strutture che avrebbero dovuto resistere ai venti e alle mareggiate, le dighe ed i murazzi. Con le mani veloci e precise, suggeriva soluzioni pratiche e ingegnose, utili a rafforzare le nuove terre e proteggere i futuri abitanti.

Tuttavia, mentre tutti discutevano attentamente, Barba Zucon, noto per la sua grande scrupolosità, ma anche per la sua proverbiale sbadataggine, se ne stava in disparte. Scrutava affascinato e con attenzione un barile pieno di materia magica residua, la stessa che avevano usato per creare le altre isole. Con precisione, lo maneggiava, ma un movimento maldestro lo fece inclinare troppo. Il barile, perso l’equilibrio, cominciò a rotolare giù, giù, sempre più giù e sempre più veloce.

Prima che qualcuno potesse intervenire, il barile sbatté contro il bordo di una balaustra che lo fece impennare in aria e precipitò nelle acque vicine a quella che oggi chiamiamo Chioggia. Il fragore svegliò tutti i presenti, che dalle bordature delle nuvole candide non poterono fare altro che osservare l’inevitabile.

Il barile esplose, liberando la sua forza creativa come un vulcano e i suoi frammenti di materia, semplice e variopinta, si dispersero ovunque come lapilli. Le acque divennero smeraldo, le terre fertili e generose, le case presero colore e da lì nacquero le isole del nord, tra cui Vignole, Sant’Erasmo, Murano, Burano e Torcello.

Ma l’evento più sorprendente avvenne a sud, proprio lì dove il barile si era disintegrato in mille pezzi. Le schegge, piantandosi nelle acque, indicarono i punti per la futura creazione delle bricole, che avrebbero segnalato i canali navigabili. E da lì, il contenuto sversato si trasformò in una sottile striscia di terra magica, lunga circa 11 km, dando vita a un’isola fragile, sottile e splendida come poche altre. Qui mare e laguna sembrano volersi abbracciare, mentre albe e tramonti si rincorrono, con il sole balza da est a ovest creando riflessi affascinanti come in pochi altri luoghi.

Così, dalla magia e dal fato nacque Pellestrina, una striscia di terra che oggi incanta con la sua bellezza unica e fragile. Qui il cielo si tuffa nelle acque e sprigiona poesia, ogni giorno.

L’isola, ancora oggi, accoglie chiunque con un sorriso e una natura incontaminata, rivelando una bellezza che continua a stupire e, soprattutto, a ispirare.

📖 Inoltre, segnalo con entusiasmo un altro progetto firmato Trarealtaesogno: il racconto natalizio Santa Claus e i 25 ingredienti della Luce, un calendario dell’Avvento letterario che, giorno dopo giorno, esplora la magia di Venezia, delle sue isole e tradizioni, in forma di suggestive micro-storie — una narrazione originale e coinvolgente, pensata e scritta con cura dall’autore del blog.

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I Segreti di Venezia: La Pescheria Storica, la Porta della Botte e il Pozzo Più Grande della Città – San Polo

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della nostra amata città lagunare. Oggi vi porterò in un mini itinerario che, tappa dopo tappa, saprà sorprendervi sotto molti aspetti. Pronti a scoprire meraviglie nascoste? Iniziamo subito! Seguendo un breve percorso, partiremo da Campo San Polo per esplorare tre luoghi iconici in poco meno di 600m: il Pozzo più Grande della Città, la Porta della Botte e la Pescheria Storica.

Prima tappa: Campo San Polo ed il Pozzo più Grande di Venezia

Si trova nel fulcro del Sestiere (il punto in basso a sinistra nella mappa a fine articolo) che fa da cuore alla città. Per dimensioni è il campo più grande della città, mentre in assoluto arriva secondo, dietro soltanto per estensione alla Piazza San Marco. Non è da meno la sua vera da pozzo, che con i suoi 320 cm di diametro è la più grande della città. Prende il nome dall’omonima chiesa che volge il suo abside direttamente sul campo e che, curiosità nella curiosità, proprio su quel lato vede esposta una targa marmorea del 1611 in cui viene espresso il divieto di svolgere attività quali mercati, feste e giochi. Infatti, questo campo divenne famoso dal punto di vista ludico e fu teatro, a mo’ di arena romana, di feste pubbliche, mercati e giochi, come per esempio giochi con la palla o la caccia al toro.

Una vista d’insieme di Campo San Polo e della sua enorme vera da pozzo.

Tale affissione a tempo indeterminato e giunta fino a noi recita così:
“MDCXI ADI X AGOSTO SONO PROIBITI TVTTI LI GIOCHI QVALI SI SIANO ET ANCO IL VENDER ROBBA METTER BOTEGE INTORNO A QVESTA CHIESA PER DELIBERATE DELLI
ECC.MI S.RI CONTRA LA BIASTEMA CON PENA DI PREGIONE GALEA BANDO ET
ANCOO LIRE TRECENTO DE PICCOLI TRA L’ACCVSATORE ET CAPTORI D. ZORZI
FOSCARINI D. MARCO TRIVISAN D. BARBON MORESINI D. ANTONIO BARBARO
ESECVTORI CONTRA LA BIASTEMA“. Anno 1611.

Traduzione:
“1611, 10 agosto Sono proibiti tutti i giochi di qualsiasi tipo, e anche il vendere merci o allestire botteghe intorno a questa chiesa, per deliberazione degli ecc.mi signori contro la bestemmia, con pena di prigione, galea, bando e anche trecento lire di piccoli, tra l’accusatore e i catturatori. D. Zorzi Foscarini D. Marco Trivisan D. Barbon Moresini D. Antonio Barbaro
Esecutori contro la bestemmia“. Anno 1611.

La Vera da Pozzo e due donne vicine a darci le proporzioni dell'elemento
La Vera da Pozzo e due donne vicine a darci le proporzioni dell’elemento

Seconda tappa: La Porta della Botte

Come ben sapete, i commerci di ogni genere a Venezia hanno da sempre prosperato. Quest’area al civico 456, la tappa intermedia della mappa a fine articolo, era un brulicare di artigiani intenti nella produzione di botti in legno, che spesso venivano fatte rotolare per comodità. Venezia, come tante altre città, ha abitazioni con porte strette e alte, rendendo difficile far passare le botti, ovunque tranne che in Calle de l’Arco, dove i titolari di uno stabilimento crearono un vano d’entrata sagomato appositamente per la forma delle botti. Come potete vedere dalle immagini, l’ingegno supera sempre ogni ostacolo!

Qui vicino inoltre puoi scoprire due attrazioni bellissime e cioè: il Ponte di Rialto e il “Gobbo di Rialto”.

Terza tappa: La Pescheria Storica

La Pescheria di Venezia, situata nel cuore del Sestiere di San Polo, è la tappa più a nord del nostro itinerario e custodisce una storia che risale al 1097, quando il mercato cittadino iniziò a prendere vita proprio qui. Questo è uno dei luoghi più autentici della città, dove il commercio ittico e quello delle verdure, poco più in là, si tramandano di generazione in generazione. La struttura attuale, risalente al 1907, con il suo stile neogotico fatto di archi e dettagli in ferro battuto, regala uno scenario che sembra fuoriuscito da un’altra epoca. Passeggiando tra i banchi, potrete ammirare il meglio del pescato locale, immersi in un’atmosfera frizzante e viva, proprio come accadeva secoli fa. È qui che si respira l’essenza di Venezia, dove la tradizione dei commerci di materie prime continua, oggi come allora, in un contesto unico e prezioso.

Vi segnalo inoltre una particolarità interessante: la Pescheria si divide in due logge, e nel corridoio che le separa, proprio sotto l’insegna “Mercato del Pesce al Minuto”, all’esterno dell’edificio, è affissa una targa marmorea. Questa targa indica le lunghezze minime consentite per la vendita di diverse tipologie di prodotti ittici. Un segno tangibile di come, anche in epoche passate, si prestasse grande attenzione alla tutela del patrimonio marino e alla sostenibilità della pesca.

In conclusione:

In sintesi, il nostro percorso tra Campo San Polo, la Porta della Botte e la Pescheria Storica ha svelato tre tesori nascosti che arricchiscono il patrimonio di Venezia. Dalla maestosa Vera da Pozzo, simbolo di grandezza e funzionalità, all’ingegnosa soluzione per il passaggio delle botti, fino all’affascinante mercato ittico che continua a pulsare di vita secolare, ogni tappa offre uno spaccato unico della città lagunare. Questi luoghi non sono solo testimonianze storiche, ma veri e propri custodi delle tradizioni e dell’identità veneziana.

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La mappa del mini itinerario tra La Pescheria Storica, la Porta della Botte e il Pozzo Più Grande della Città
La mappa del mini itinerario tra La Pescheria Storica, la Porta della Botte e il Pozzo Più Grande della Città

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: Le Misteriose Statue in Campo dei Mori e la Casa del Tintoretto – Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e le unicità della nostra amata città lagunare. Oggi vi porterò in uno dei campi più pittoreschi e suggestivi di Venezia, un luogo che, come ogni angolo di questa città, cela storie e segreti pronti a essere svelati.

La curiosa storia dei tre fratelli greci che si stabilirono a “Palazzo Mastelli del Cammello”:

Chiunque sia passato almeno una volta di qui, non potrà non aver notato quelle quattro statue poste lungo la facciata, che raffigurano tre fratelli greci giunti a Venezia nel 1200, sono chiamati “Mori” perché originari della regione della Morea, e un loro servitore. I nomi, incisi sulle statue stesse sono: Sandi, Afani e, appunto, Rioba, erano mercanti di stoffe, noti per la loro fama di furbi e truffaldini, poiché non esitavano a raggirare chiunque si rivolgesse a loro per affari.

La vista che, dal Ponte dei Mori, ci fa intravedere l'osteria e il campo omonimo
La vista che, dal Ponte dei Mori, ci fa intravedere l’osteria e il campo omonimo

La leggenda narra che, esasperata dalla loro disonestà, Santa Maria Maddalena decise di punirli. Ci tramandano che si presentò loro con le sembianze di una vedova patrizia desiderosa d’acquistare stoffe pregiate per proseguire l’attività del defunto marito. Pare che i mercanti, totalmente privi di scrupoli, tentarono d’ingannare anche lei, chiedendo un prezzo esorbitante per un tessuto tra i più comuni in città.

Durante la trattativa, Sior Rioba, uno dei fratelli, giurò che il tessuto era il migliore di Venezia e disse: “Che il Signore ci trasformi in pietra se non diciamo la verità!” La donna, dopo aver pagato, rispose: “E che il Signore vi tratti con la stessa onestà che voi avete riservato a me.”

Così, i tre mercanti e il loro servitore furono trasformati in pietra. La statua più conosciuta di questa leggenda è proprio quella di Rioba, soprannominato “Sior Rioba” in dialetto veneziano.

sior rioba e il naso di ferro
Il Sior Rioba ed il naso di ferro portafortuna

Aneddoti e Folklore:

Nel 1800, la statua perse il naso, che venne poi sostituito con uno di ferro. Oggi, toccare quel naso è considerato un portafortuna. Tuttavia, il destino della statua fu ben più triste nel 2010, quando la sua testa venne rubata e ritrovata successivamente in Calle della Racchetta, per poi essere rimessa al suo posto.

La statua appartiene anche al gruppo delle “statue parlanti” veneziane, simili a quelle dell’“Accademia degli Arguti” di Roma, che erano utilizzate per affiggere biglietti anonimi con versi satirici e sarcastici. Inoltre, per un lungo periodo, la statua fu al centro di scherzi, durante i quali ai nuovi facchini venivano assegnati carichi pesantissimi da consegnare a un inesistente “Sior Antonio Rioba de Campo dei Mori.”

Tre secoli dopo la nascita di un celebre vicino di casa: Jacopo Robusti, noto come “il Tintoretto”

Come recita una lapide commemorativa apposta nel 1842, qui nel 1518 nacque il famosissimo pittore, che visse in questa casa fino alla sua morte nel 1594. Il suo nome d’arte, “Tintoretto,” derivava dal mestiere del padre, Battista Robusti, che era un tintore di stoffe. È curioso come il figlio di un tintore sia divenuto celebre per la sua arte proprio tre secoli dopo che, nella casa accanto, operarono dei commercianti di tessuti noti per la loro mancanza di scrupoli.

Ecco l’iscrizione affissa dall’abitatore della casa nella metà del 1800:
NON IGNORARE, VIANDANTE, L’ANTICA CASA DI JACOPO ROBUSTI DETTO IL TINTORETTO. DI QUI PER OGNI DOVE SI DIFFUSERO INNUMEREVOLI DIPINTI, MIRABILI PUBBLICAMENTE E PRIVATAMENTE, MAGISTRALMENTE REALIZZATI CON FINE INGEGNO DAL SUO PENNELLO. TI FARA’ PIACERE APPRENDERE CIO’ PER LA SOLERZIA DELL’ATTUALE PROPRIETARIO. 1842

In conclusione:

Questa passeggiata attraverso Campo dei Mori e la casa del Tintoretto ci ha rivelato quanto sia ricca di storia e leggende la città di Venezia. Dalle statue dei furbi mercanti greci, trasformati in pietra per la loro disonestà, al genio artistico di Jacopo Robusti, la cui opera ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell’arte, ogni angolo di questo luogo racconta una storia. E così, mentre camminiamo tra questi vicoli e campi, non possiamo che meravigliarci di fronte ai Segreti di Venezia, che continuano a vivere tra le pietre e le memorie di questa città.

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mappa campo dei mori e statue dei mori e casa tintoretto
i pin indicano il Molino Stucky, la fabbrica di tessuti Fortuny, l’ex birrificio Dreher e la Scalera Film

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I Segreti di Venezia: Le Antiche Botteghe, il Ponte di Rialto e il Loro Ruolo nel Passato

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e unicità della città lagunare. Oggi vi racconterò storie e aneddoti intorno ad uno dei luoghi simbolo della città lagunare: Il Ponte di Rialto.

La Leggendaria Storia del Ponte di Rialto:

Guardate una qualsiasi mappa di Venezia o, più semplicemente, aprite google maps, come potete vedere questo ponte, situato nel cuore della città è una sorta di istmo artificiale che tiene unite due macro-aree della Venezia insulare: quella che si compone dei sestieri di Dorsoduro, Santa Croce e San Polo (diciamo a sud-ovest) e quella formata da Cannaregio, San Marco e Castello (diciamo a nord-est). Da una parte, San Polo, il fulcro dell’economia cittadina, con mercati di beni alimentari quali verdure ed il mercato del pesce; dall’altra il cuore politico e del credo cittadino con Palazzo Ducale e la Basilica di San Marco. Dovete sapere anche che proprio lui è il primo e più antico Ponte tra i quattro della città: Rialto, Accademia, Scalzi e Calatrava.

il ponte di rialto sul versante che guarda al sestiere di san polo ed al mercato di rialto
Guardando verso San Polo

L’Evoluzione Architettonica: Dalle Barche alla Pietra

Precedentemente in quest’area sorsero ponti costituiti da barche (1170 circa), ma anche in legno (intorno al 1250).

Il Ponte, così come lo conosciamo ed ammiriamo oggi è figlio dell’ingegno dell’architetto Antonio da Ponte che, senza il timore delle maldicenze su un progetto di tale portata, portò a compimento l’opera nel 1591. La presenza dei negozi trova testimonianze certe a partire dal 1400-1450 circa e con la loro realizzazione la Tesoreria di Stato poteva gestirne i proventi per pagare le manutenzioni della struttura che, per questione materiali e dimensionali, va manutenuta con dovizia.

il ponte di rialto sul versante che guarda al sestiere di san marco e a campo san bortolomio
Una veduta del ponte internamente

Il Cuore Commerciale di Venezia: I Negozi di Ieri e di Oggi

Nei tempi antichi, i negozi sul Ponte di Rialto offrivano una gamma di merci molto diversa da quella che troviamo oggi. Il ponte era il cuore pulsante del commercio internazionale di Venezia, un vero e proprio crocevia di culture e merci. Passeggiando tra le botteghe, si potevano incontrare cambiavalute affaccendati, essenziali per i mercanti che giungevano da terre lontane. L’aria era pervasa dai profumi esotici delle spezie orientali, mentre le botteghe esponevano tessuti pregiati come sete lussuose e broccati scintillanti.

Il pesce fresco e i frutti di mare, appena pescati dalla laguna, erano esposti su bancarelle accanto a negozi di abili orafi e gioiellieri. Non mancavano i mercanti di legname e materiali da costruzione, fondamentali per l’edilizia della città lagunare. Erboristi e profumieri completavano questo variopinto scenario commerciale, offrendo erbe medicinali e fragranze raffinate.

Questa varietà di merci e attività rifletteva perfettamente il ruolo di Venezia come potenza commerciale marittima e punto d’incontro tra Oriente e Occidente, facendo del Ponte di Rialto non solo un luogo di scambio di beni, ma anche di idee e culture.

uno scorcio che regala una emozionante vista del ponte dal basso, quasi incastonato tra i palazzi.
Il Ponte dal basso

Miti e Dicerie: Le Voci Popolari sulla Costruzione del Ponte

Come anticipato, circolavano numerose dicerie sulle possibilità di completamento del ponte. Tra le più famose, un uomo affermò che sarebbe stato più facile vedere un’unghia crescere nelle sue parti intime piuttosto che vedere il ponte ultimato, mentre una donna dichiarò che sarebbe stato più semplice vedere le sue parti intime prendere fuoco piuttosto che vedere la realizzazione del ponte. Spero che quanto scritto non venga considerato inappropriato, e invito i lettori curiosi a consultare l’articolo su Wikipedia per maggiori dettagli.

Sulla facciata del Palazzo dei Camerlenghi furono poi collocati due capitelli, visibili dalla rampa del ponte (sul lato che guarda a San Polo), che raffigurano queste voci popolari. Con questo gesto, il Governo della Repubblica intese dimostrare di essere attento e di non ignorare alcuna diceria.

la vista da cui si gode sul versante del ponte di rialto che guarda a
La vista dal ponte

In conclusione:

Il Ponte di Rialto resta un simbolo indiscusso di Venezia, testimone silenzioso di secoli di storia e commerci. Nonostante le sfide moderne, continua a incantare con la sua bellezza architettonica e il vivace spirito mercantile. Crocevia di culture e cuore pulsante della città, il ponte unisce passato e presente. Che siate veneziani o visitatori, fermatevi un momento: sotto i vostri piedi scorre l’essenza stessa della Serenissima, un connubio unico di ingegno, passione e tradizione che continua a definire l’anima di Venezia.

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i pin indicano il Molino Stucky, la fabbrica di tessuti Fortuny, l’ex birrificio Dreher e la Scalera Film

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