I Segreti di Venezia: Il Supermercato nel Teatro – Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e le unicità della città lagunare. Oggi esploreremo insieme un capitolo moderno della storia veneziana, che, tra opportunità e polemiche, racconta una vicenda cittadina figlia dei tempi in cui viviamo e dell’attrattiva economica che Venezia rappresenta.

Contestualizziamo:

Immaginiamo di essere dei turisti, scendiamo dal treno e prendiamo la “Lista di Spagna”, la Calle che troveremo a sinistra, vicino al Ponte degli Scalzi, dando le spalle alla stazione. Superato il suggestivo Campo San Geremia e attraversato il Ponte delle Guglie, proseguiamo lungo il “Rio Terà San Leonardo”. Dopo pochi passi, ci troviamo di fronte a un bivio: tre strade, tre possibili direzioni – sinistra, dritto, destra. Optiamo per la direzione dritta, e, dopo qualche metro, arriviamo in una piccola piazzetta. Qui, sulla sinistra, c’è qualcosa che voglio mostrarvi… osservate bene la foto qui sotto.

il Teatro Italia - oggi Supermercato Despar
il Teatro Italia – oggi Supermercato Despar

Un occhio privo di malizia riconoscerà la facciata di un teatro affascinante, ma, al di là delle apparenze, quell’edificio, dal 2016, dopo una trafila burocratica le cui venature polemiche non si sono ancora raffreddate, è stato trasformato in un supermercato di un noto marchio internazionale. Originariamente, il Teatro Italia fu costruito nel 1915 sotto la guida dell’Architetto Giovanni Sardi; al suo interno vanta affreschi di Alessandro Pomi e decorazioni interne curate da Guido Marussig, oltre ai portali in ferro battuto visibili nella foto, realizzati da Umberto Bellotto.

Polemiche a parte, va ricordato che l’edificio ha conosciuto alterne fortune: da teatro divenne cinema, poi, dopo un lungo periodo di chiusura, ospitò uffici universitari, fino ad oggi, dove, dopo un lungo restauro, è tornato a vivere come supermercato.

La mia personale esperienza in questo luogo e le voci cittadine su pro e contro:

È innegabile che entrare per togliersi la curiosità, prendere una bottiglia d’acqua o fare la spesa sia anzitutto un’esperienza. Il luogo trasuda tutta la sua storia, mette i brividi e, di certo, stimola il pensiero critico. Vedere prodotti di largo consumo, alimentari e non, accostati all’arte che li circonda è a tratti quasi shockante, specialmente nella zona ove si trovava il palco, ora calcato dal banco dei salumi. Lo ammetto, ci ho messo anni ad entrare e, sinceramente, l’ho fatto per raccontarvi questa storia; personalmente, senza alcuna polemica, faccio parte del “team” che lo preferisce immaginare come teatro.

La trasformazione dell’ex Cinema Italia in un supermercato ha acceso opinioni contrastanti. Molti residenti sentono che Venezia ha perso un luogo di aggregazione culturale e lamentano che il restauro, pur pregevole, abbia snaturato lo spirito originario dell’edificio, sostituendo la cultura con il consumismo. Altri, tuttavia, apprezzano la nuova vita del palazzo, che sarebbe potuto finire in declino o convertito in alloggi turistici, vedendo in questa operazione una cura responsabile del patrimonio storico. C’è anche chi, tra i commercianti, aspetta di capire l’impatto economico del supermercato sulla clientela locale, guardando al futuro con un misto di speranza e incertezza.

Rischio o opportunità?

Resta ovvio infine che, tra un inesorabile tracollo dell’edificio o questa soluzione, il male minore prevalga: ben venga dunque la tutela del patrimonio storico-artistico anche attraverso forme singolari, dove il connubio tra fatturato di un privato e cura dei beni artistici vanno a braccetto tra un detersivo in promozione e un affresco centenario. Rimango però dell’opinione che questo ossimoro visivo possa, alla lunga, danneggiare entrambi i fronti, in quanto un simile progetto apparirà sempre come un accostamento innaturale e figlio di esigenze troppo diverse per poter davvero convivere in totale armonia.

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In conclusione:

In conclusione, la trasformazione dell’ex Teatro Italia in supermercato rappresenta un esempio emblematico delle sfide e delle opportunità che Venezia deve affrontare nel bilanciare la preservazione del patrimonio storico con le esigenze economiche moderne. Questa vicenda solleva interrogativi sul futuro della cultura e dell’identità cittadina, invitando a riflettere su come tutelare l’unicità di Venezia in un contesto di cambiamento. La fusione tra arte e commercio, pur necessaria, richiede una gestione attenta per evitare che la bellezza storica venga soffocata dal consumismo. Solo attraverso un dialogo aperto tra residenti, commercianti e istituzioni si potrà garantire un futuro armonioso per la città. Sia mai che non ci mettano dei ledwall pubblicitari sul Campanile di San Marco, mica siamo a Times Square.

Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e se avete già avuto l’opportunità di visitarlo!

Una raccomandazione: Siate Turisti Responsabili… altrimenti sapete che il Gobbo non aspetta altro che il vostro bacio.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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