I Segreti di Venezia: i gatti di Venezia, storia dei passi felpati che hanno custodito la città

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”. Lo avete sentito anche voi? No? Ecco, di nuovo! È un passo felpato, leggero, quasi impercettibile. Mi giro a destra: nulla. Ora a sinistra: eccolo! Ma cos’è? Mi avvicino piano… ma si allontana timoroso, nascondendosi sotto un cumulo di reti da pesca lasciate ad asciugare al sole.

Voi non lo avete visto? Sul serio? Allora vi racconto una cosa speciale: mettetevi comodi.

i gatti di venezia formato cartoon copertina

Il passo felpato nel silenzio lagunare

L’immagine qui sopra penso abbia rivelato, tanto quanto il titolo ovviamente, il tema di questo articolo. Si tratta di un taglio insolito, un segreto “palese” eppure così sfuggente. Gli stereotipi su Venezia sono infiniti: il gondoliere con la sua serenata, i gabbiani che planano sui tetti, i canali labirintici, i ponti arcuati… eppure, tra i più vari abitanti di questo meraviglioso angolo di mondo, molti – non senza colpe – dimenticano alcuni dei protagonisti silenziosi della storia veneziana.

Lo scopo di questo articolo, oltre che regalarvi un po’ di fusa immaginarie, sarà quello di ricordarvi perché gli dobbiamo più di un grazie: i gatti di Venezia, con i loro passi felpati, hanno custodito la città per secoli, invisibili e silenziosi, ma indispensabili.

Qui sopra un gatto in relax presso la Libreria Acqua Alta

Le origini orientali – Mercanti, galee e soriani coraggiosi

Il legame tra Venezia e i gatti nasce dal grande commercio mediterraneo del XIII secolo, quando le galee veneziane tornavano dall’Oriente cariche di spezie, sete e granaglie. Con le merci arrivava però “in omaggio” un nemico insidioso: il topo nero, roditore aggressivo che infestava le stive, rosicchiava corde e sacchi, e diffondeva la peste bubbonica.

I gatti locali non bastavano contro questi invasori feroci, ma i mercanti veneziani, assai pragmatici, importarono felini più adatti allo scopo dalla Palestina, dalla Siria e, secondo alcune tradizioni, dall’Egitto: i soriani, robusti, tigrati e cacciatori implacabili. Venivano caricati sulle navi come membri dell’equipaggio – tipicamente 3 o 4 – annotati nei registri di bordo e affidati a un marinaio per la cura. Erano talismani contro topi e sfortuna, il loro valore misurato dalle prede eliminate.

Sbarcati a Venezia, questi gatti orientali vennero incrociati con le razze locali, dando vita a una stirpe più resistente e adattata alla laguna: cacciatori naturali perfetti per difendere magazzini, case e imbarcazioni. In un’epoca in cui un carico perso poteva significare rovina, rappresentavano una difesa strategica, naturale e low-cost.

Eroi invisibili – Quando i gatti salvarono Venezia dalla peste

Questi piccoli leoni d’Oriente posero le basi per un’alleanza millenaria: custodi discreti pronti a dimostrare il loro valore quando la peste bubbonica colpì duramente la Serenissima. Le epidemie più gravi furono nel 1348 (la “Morte Nera” decimò forse il 60-70% della popolazione) e nel 1575-1577 (quasi un abitante su tre, circa 40-50.000 vittime su 150-180.000 residenti). Il vero nemico erano i ratti infetti dal bacillo Yersinia pestis, che trasmettevano il morbo tramite pulci nelle calli, magazzini e navi. Mentre medici con maschere a becco bruciavano erbe e la Serenissima attivava lazzaretti, quarantene, cordoni sanitari e chiese votive (Redentore 1577, Salute 1630), i gatti agirono come barriera naturale: controllando i topi nelle calli strette, depositi e imbarcazioni, limitarono la diffusione dei roditori infetti e del contagio. I veneziani lo compresero rapidamente: i felini divennero alleati preziosi, protetti da norme contro il maltrattamento e considerati quasi sacri – “animali di pubblica utilità”. In un’epoca di terrore e superstizione, offrirono una difesa concreta e quotidiana, più efficace di molti rimedi medici. Questa gratitudine si tramandò: i gatti furono rispettati come eroi invisibili che aiutarono Venezia a sopravvivere alle sue piaghe più oscure.

Un omaggio felino – Artemisia ed Elio, spiriti della laguna incantata nella saga natalizia firmata Trarealtaesogno

In un angolo nascosto di Venezia, dove i canali sussurrano segreti antichi e la foschia avvolge le calli come un velo di sogno, vivono Artemisia ed Elio: lei, cieca ma veggente attraverso il tatto e l’intuizione, con le mani che leggono la mappa tattile della laguna come un libro vivo; lui, il suo gatto nero dagli occhi d’ambra, silenzioso custode che intuisce prima di ogni altro il mutare dell’aria, il pericolo nascosto o la luce che filtra tra le ombre. Insieme a Rudolf, Luca e gli altri vivono in una trama sospesa tra realtà e incanto, navigano la laguna, risolvono enigmi di sfere luminose e oscure, inseguono tracce di Santa Claus rapito. Artemisia, con la sua calma regale e le carezze precise, trasforma il buio in visione; Elio, con un miagolio sommesso o una zampata decisa, apre porte invisibili, distrae guardiani o avverte di presenze nel riflesso. Elio in particolare è un fantasioso e vero erede dei gatti veneziani: non solo cacciatori di topi, ma spiriti discreti che custodiscono l’equilibrio fragile tra ombra e luce, tra il quotidiano e il magico. Nei loro passi felpati riecheggia lo stesso mistero millenario che ha protetto la Serenissima – un misto di fusa rassicuranti e intuizioni profonde, in una città che, anche nei sogni più poetici, non smette mai di essere custodita dai suoi piccoli leoni silenziosi. Se non conoscete la loro saga natalizia su Tra Realtà e Sogno, scopritela qui. Oppure seguitemi su Wattpad.

I Maine Coon di Cannaregio

Nel cuore di Cannaregio, sul ponte davanti all’ex Squero dei Muti – ribattezzato “Ponte dei Gatti” –, per anni hanno regnato tre Maine Coon maestosi: Sadhna, la madre rossa e regale, Felix, il padre nero e imponente, e Rudolph, il figlio socievole e fotogenico. Non erano randagi selvatici, ma gatti domestici in semi-libertà: uscivano dalle case vicine, si accomodavano sulle ringhiere del ponte, posavano per turisti e passanti con la loro folta pelliccia e gli occhi penetranti.

maine coon di venezia - Rudolph
Rudolph

Simbolo vivente del fascino felino veneziano contemporaneo, diventarono star locali su social e progetti come Cats in Venice. Rudolph è mancato di recente, lasciando il ponte più silenzioso, ma il loro ricordo resta un ponte tra storia antica e leggenda moderna dei custodi lagunari.

Concedetemi un ultimo colpo di coda…

E dunque abbiamo girovagato in un mondo che c’è, in ricordi che sono vividi ed in calli silenziose. Sono certo sia il momento giusto per riprovarci. Ora lo avete sentito anche voi, vero? Sì! Bravissimi, ecco, di nuovo! È un passo felpato, ritmico sulle assi di legno di un vecchio ponte, quasi impercettibile. Ci giriamo a destra: un gatto nero. Ora a sinistra: eccolo, uno bianco! E poi ancora, tanti altri – un tempo angeli custodi, oggi leoni mancati.

Si affacciano dal buio dei sottoportici, si stendono sui muretti umidi, ci fissano con quegli occhi grandi e sinceri che sembrano contenere tutti i segreti della laguna. Non chiedono nulla, non si fanno notare con miagolii insistenti: semplicemente sono lì, come sempre sono stati, osservatori discreti. Custodi che hanno tenuto lontani i topi dalle stive delle galee, che hanno limitato il contagio nelle calli infette dalla peste, che hanno vegliato sui tesori nascosti della Serenissima senza mai pretendere un trono, accontentandosi di una calle o di un balcone, ancora meglio della balaustra di un ponte.

Oggi, in un’epoca di turisti frettolosi, i loro passi felpati sono diventati ancora più preziosi: un richiamo gentile a non dimenticare che Venezia non è solo pietra e acqua, ma anche sussurri, riflessi dentro occhi felini, presenze che continuano a proteggere la città nel modo più antico e nobile possibile – senza fare rumore, invitandoci a rallentare. Ascoltate ancora: un altro passo, poi un altro. Sono loro. Sono sempre stati loro. E non se ne andranno mai davvero, anche perchè come vedrete nelle foto qui sotto, sono in ottima compagnia!

Per concludere

E dunque, eccoci al termine di questo viaggio felino tra calli e sogni. Abbiamo seguito passi felpati che, dal XIII secolo, hanno custodito Venezia contro topi, peste e oblio. Dai soriani coraggiosi sulle galee ai giganti di Ponte dei Gatti, dai custodi invisibili della storia a spiriti incantati come Artemisia ed Elio. Oggi, in una città con i residenti che sono solo 47.652, erosi dalle masse e silenzio, quei miagolii sommessi restano un richiamo gentile: rallentate, ascoltate. I gatti non chiedono monumenti, solo un angolo di muretto, una ciotola, uno sguardo. E in cambio continuano a vegliare, discreti, con occhi gialli che brillano nel buio lagunare. Perché Venezia, in fondo, non è solo pietra e acqua: è anche il ritmo felpato di chi la ama senza far rumore. Grazie a loro, il segreto pulsa ancora, vivo e silenzioso, sotto i nostri piedi.

Sussurrami nei commenti: dove hai visto un gatto a Venezia!
#gattidivenezia #mainecoondivenezia #iSegretidiVenezia #Trarealtaesogno

Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.

Grazie per aver camminato fin qui.

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Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare

Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.

Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.

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I Segreti di Venezia: I Barbacani, ovvero come la Serenissima ha “rubato” spazio alle calli senza stringerle

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”. Da anni vi porto per mano nei suoi anfratti dimenticati, nei sotoportego che sussurrano storie, nelle piccole meraviglie che solo chi resta qui sa riconoscere. Oggi quel filo rosso si stringe e si fa ombra: un dettaglio sospeso sopra le nostre teste, una sagoma che si allunga sulle calli strette come un abbraccio quasi possessivo. Venezia conserva il suo volto antico – calli levigate, palazzi che specchiano la laguna, riflessi tremuli all’alba – ma sotto quel velo si nasconde un trucco antico, quasi un furto silenzioso: i barbacani. Quelle mensole di legno o pietra che fanno sporgere le case verso il cielo, rubando centimetri preziosi alle calli senza mai chiuderle del tutto. Un ingegno nato dalla fame di spazio in una città senza terra da sprecare, un compromesso tra avidità e prudenza che ha tenuto in piedi Venezia per secoli.

Origine del termine e storia

Il termine barbacane deriva dal francese antico “barbacane”, ma affonda le radici probabilmente in ambito arabo (“bāb al-barrāna” o “bāb al-báqara”, porta esteriore o delle vacche) o germanico-anglosassone (“bergen” + “kenning”, coprire e vedere). In origine indicava strutture difensive medievali: feritoie o antemurali sporgenti sulle mura per colpire i nemici restando al riparo. Diffusi in castelli e fortezze europee dall’alto Medioevo per la loro semplicità e basso costo. Con il tempo evolve in usi civili: a Venezia si trasforma in elemento architettonico “civile” per ottimizzare spazi urbani, perdendo il senso militare e diventando mensole per sporgenze abitative. In sintesi, da componente difensiva diventa “trave sporgente” sfruttata per ampliare le case dai primi piani in su, senza invadere il suolo pubblico al livello del pianterreno.

I barbacani a Venezia: il contesto urbano e l’ingegno della Serenissima

A Venezia, i barbacani sono grosse mensole (in legno o in pietra d’Istria) poste al livello del primo piano, che permettono ai piani superiori di sporgere fino a 1-2 metri oltre il filo del piano terra. Motivo principale: la città nasce su una palude bonificata – quella che abbiamo chiamato “la foresta capovolta” – dove lo spazio a terra è rarissimo e preziosissimo: ogni centimetro conta. I barbacani “rubano” orizzontalmente lo spazio alle calli per guadagnarlo verticalmente, mantenendo le vie praticabili per pedoni e merci. Diffusi soprattutto nei sestieri più densi come Cannaregio, Castello, San Polo, Dorsoduro. Un esempio iconico è Calle del Paradiso con i barbacani su entrambi i lati, quasi un tunnel ligneo gotico, il cortile di Ca’ d’Oro, le zone intorno a Rialto.

Obbligo di distanze e il “barbacane campione”: le regole ferree della Repubblica

Non esisteva una distanza minima fissa tra palazzi (le calli potevano essere larghissime o strettissime, fino a 50-60 cm in alcuni casi), ma un limite massimo di sporgenza per i barbacani. Il metro ufficiale era il “barbacane campione” in pietra d’Istria in Calle della Madonna (Rialto, geoloc. 45.4380905, 12.334756), con l’iscrizione che tradotta letteralmente afferma: “per la giurisdizione dei barbacani”. Se sporgevi di più: multe o demolizione.

Metro ufficiale: il "barbacane campione" in pietra d'Istria in Calle della Madonna (Rialto, geoloc. 45.4380905, 12.334756), con iscrizione "PER LA IVRIDICIOM DI BARBACANI" (per la giurisdizione/misurazione dei barbacani). Se sporgevi di più → multe o demolizione. Ancora visibile oggi!

Venezia, città di particolarità uniche: un parallelo con l’espansione verticale del Ghetto

I barbacani rappresentano l’adattamento orizzontale forzato dallo spazio limitato, Venezia ha trovato infatti altri modi estremi per combattere la scarsità di spazio; un altro esempio geniale (ma più drammatico) è il Ghetto Ebraico: segregato dal 1516 in un’isola ristretta, la comunità ebraica ha dovuto espandersi solo in verticale, arrivando a case di 8 piani – gli unici “grattacieli”. Entrambi sono casi di resilienza urbana: orizzontale con i barbacani (pragmatico e diffuso ovunque), verticale con le torri del Ghetto (forzato dalla segregazione, ma unico al mondo). Mostrano la mentalità veneziana: un’inventiva estrema per “vincere” contro la scarsità di spazio.

Per concludere

In questo momento fragile di Venezia, i barbacani resistono come testimonianza muta di una città che ha sempre saputo rubare spazio al cielo per non arrendersi alla laguna. Oggi, mentre la folla transita senza alzare lo sguardo e i residenti sono 47.652, erosi dalle masse, quelle mensole antiche continuano a sorreggere case che sussurrano un segreto semplice: la vera Venezia non si conquista con i passi veloci, ma si custodisce con gli occhi lenti di chi la vive ogni giorno. La serie I Segreti di Venezia prosegue proprio per questo: per invitare a fermarsi, a guardare in alto nelle calli buie, ad ascoltare il respiro che resta quando il rumore svanisce. Perché solo chi rallenta davvero può ancora sentire il battito di una città che, nonostante tutto, continua a respirare o almeno prova a farlo ancora.

Sussurrami nei commenti: qual è il tuo angolo nascosto di Venezia preferito!
#SussurraVenezia #SalvaLanimaDiVenezia #iSegretidiVenezia #Trarealtaesogno

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La Mappa dei Segreti di Venezia

la mappa dei segreti di venezia cover

La Mappa Interattiva dei Segreti di Venezia – Il Primo Passo Oltre la Cartolina

“A cosa serve una mappa?” cit.

Da bambino la chiedevo mille volte, tenendo tra le mani quel foglio stropicciato pieno di nomi misteriosi, segni di rotte, colori pastello di mari lontani, tratteggi di isole che sembravano sogni. Non capivo il valore, la fatica, la storia che c’era dietro.

Se letta con un accento fiero, suona come Cristoforo Colombo che salpa sicuro verso l’ignoto. Con un altro accento, sembra solo spacconeria. Ma se torniamo bambini… è facile: vogliamo scoprire la magia nascosta in quel pezzo di carta – tanti luoghi, tanti laghi, tanti segreti, sfogliati e risfogliati perché sempre nuovi, sempre da esplorare.

Oggi, a Venezia, mi pongo la stessa domanda. Mentre la città si affolla di code a San Marco e flash al Ponte di Rialto, io continuo a cercare calli che non portano da nessuna parte, riflessi che cambiano con la luce, dettagli che spariscono se corri.

E ho capito: una mappa serve proprio a non perdere la Venezia che respira piano, quella che sussurra segreti solo a chi rallenta e la guarda dritta negli occhi.

Per questo è nata questa Mappa Interattiva dei Segreti di Venezia – gratuita, personale, viva.

Ecco la mappa. Clicca, zoomma, perditi… per ritrovarti!
Accessibile da qualsiasi dispositivo.

Come usarla

Parti da dove vuoi, da dove ti trovi (San Marco, Castello, Burano…). Zoomma con le dita o scegli un pin e fatti guidare fin lì. Leggi la storia e guarda la foto di anteprima. Torna indietro e ripeti quante volte vuoi.

Se la mappa non carica: apri il link diretto

Ricorda anche di dare un occhio alle giornate con Contributo di Accesso (riparte il 3 aprile nel 2026 fino a fine luglio) – per viaggiare con calma e senza sorprese, dai un’occhiata al calendario ufficiale su cda.ve.it, il sito che spiega ogni dettaglio con precisione dal 2024 in poi.

Ogni pin è una storia vera: un sotoportego che toglie il fiato, una barca della frutta che arriva all’alba nella nebbia, una pietra rossa che nessuno calpesta per una promessa antica.

Hai un frammento nascosto da condividere? Una calle dimenticata? Un riflesso che ti ha fermato il respiro? Una storia sentita da un veneziano? Un segreto che non ho ancora svelato? Raccontamelo via Email o DM su Instagram @trarealtaesogno. La mappa cresce con le storie di chi la vive davvero, e il tuo messaggio potrebbe diventare un nuovo articolo con il tuo nome nei ringraziamenti.

La serie I Segreti di Venezia è nata e prosegue rivelando questi fili invisibili: luoghi che non reclamano attenzione, parole che si consumano nell’uso quotidiano, dettagli che si rivelano solo a chi accetta di rallentare, di perdersi, di osservare davvero. Sono frammenti di una Venezia che non smette mai di raccontarsi — lontana dai percorsi battuti, vicina solo a chi la sa e vuole ascoltare.

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Come quella mappa che tenevi in mano da bambino, anche questa non ha confini: cresce con te articolo dopo articolo.

Un piccolo Edoardo vicino alla Nave Incagliata di Pellestrina
Un piccolo Edoardo (autore del blog) vicino alla “fu” Nave Incagliata di Pellestrina, la Chios Aeinaftios (clicca sull’immagine per l’articolo)
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I Segreti di Venezia: San Stae, il santo che “esiste” solo a Venezia – Sestiere Santa Croce

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”.
Oggi ci addentreremo in un emisfero davvero peculiare della venezianità, uno di quei territori invisibili che esistono più nel linguaggio e nella memoria collettiva che sulle mappe.

Chi mi segue da tempo forse ricorderà l’articolo “Soprannomi e Detti, Storie Familiari e Curiosità Lagunari”: in un certo senso è proprio da lì che prende forma il racconto di oggi. Parleremo di uno di quei dettagli che scorrono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, senza mai farsi davvero notare. Un dettaglio che i veneziani vedono, nominano, attraversano… ma raramente si fermano a interrogare. È uno di quei segreti silenziosi che Venezia custodisce con naturalezza, come se fosse sempre stato lì, e non ci fosse motivo di chiedersi perché. Eppure tanti, compresi i marinai ACTV, quel posto lo nominano più e più volte al giorno… Siete pronti? Partiamo!

Come si arriva a San Stae?

Per comodità vi consiglio un itinerario che parte dalla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia e riserva alcune soprese lungo il percorso: uscite sul fronte principale della stazione e procedete verso est, imboccando subito Fondamenta dei Scalzi, conosciuta anche come Rio Terà Lista di Spagna. In pochi passi vi troverete davanti al Ponte degli Scalzi: salite le scale e attraversatelo, lasciandovi alle spalle il Canal Grande. Una volta scesi dal ponte, proseguite dritti lungo Calle Longa, una calle ampia e scorrevole che vi accompagna fuori dal primo flusso turistico. Alla fine, svoltate a sinistra in Calle Bergami, superando un breve tratto con scalini, e poi girate subito a destra lungo Fondamenta Garzotti, seguendo il corso tranquillo dell’acqua. Dopo qualche decina di metri, svoltate a sinistra in Calle Venzato, una deviazione discreta che vi introduce in una Venezia più raccolta. Girate quindi a destra entrando nel Campiello de le Strope, che attraverserete completamente. Da qui imboccate Ramo de le Oche, stretto e silenzioso, che curva e diventa Calle de le Oche: salite i gradini e continuate mantenendo la destra. Pochi passi ancora e svolterete verso Fondamenta del Parucheta. Percorretela, superando le scale, fino a sbucare nel piccolo e appartato Campo San Boldo, uno di quei campi che sembrano esistere solo per chi sa cercarli. Dal campo dirigetevi verso Calle Ponte Storto, attraversandola e salendo i gradini del ponte omonimo. La calle piega dolcemente e si trasforma in Salizada Carminati, che prosegue poi in Salizada San Stae. Qui il percorso si fa più aperto e solenne. Sulla destra incontrerete prima Palazzo Mocenigo, elegante e discreto questo palazzo “nasconde” il Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo. Proseguendo ancora per pochi metri arriverete davanti alla Chiesa di San Stae. È qui che il cammino si conclude: nel cuore di un nome che tutti pronunciano, ma che pochi si sono davvero fermati a interrogare.

la facciata della chiesa di San Stae vista dal vaporetto actv
La Chiesa di San Stae

Chi è San Stae?

La Chiesa di San Stae, ufficialmente dedicata a Sant’Eustachio, è un luogo di culto cattolico che sorge nel sestiere di Santa Croce, affacciato sul campo omonimo. Per secoli è stata il cuore dell’antica parrocchia di San Stae e ancora oggi rappresenta uno di quei punti di Venezia che esistono tanto nello spazio quanto nel linguaggio quotidiano dei veneziani. Il nome stesso si fa dichiarazione d’identità. San Stae non è un santo “nuovo” né diverso, ma la “declinazione veneziana” e autentica di Sant’Eustachio. Una trasformazione linguistica che, col tempo, ha finito per sembrare un’entità autonoma, quasi un santo “solo veneziano”. A Venezia, però, tutto e tutti possono avere un soprannome, un’abbreviazione o un detto, anche un Santo! Dunque Sant’Eustachio diventa San Stae: un nome più breve, più diretto, più “da mormorio nella calle”. Un caso emblematico di come la città abbia saputo assorbire la storia sacra, rimodellandola nella propria lingua e nel proprio immaginario, fino a farla sembrare nata qui. Un santo universale, ma chiamato come solo Venezia sa fare.

la fermata del vaporetto actv di San Stae

Un’ultima rivelazione: cosa osservare.

Vi troverete davanti a una delle facciate più riccamente decorate di Venezia. Un apparato scultoreo imponente, quasi teatrale, che fa da preludio a quanto custodito all’interno della Chiesa di San Stae, dove vi attendono anche opere di Giambattista Tiepolo.

Fermatevi.
Respirate a fondo.
Ascoltate il canto dei gabbiani.

Chiudete gli occhi, poi riapriteli: siete in uno dei punti più esposti al traffico acqueo della città e, allo stesso tempo, in un luogo sorprendentemente poco frequentato dai turisti. Venezia, qui, mostra uno dei suoi paradossi più autentici.

Ora osservate la facciata sulla sinistra. Noterete un piccolo ponte, quasi timido. Attraversatelo. Da lì, passo dopo passo, potrete spingervi verso nuove scoperte: il respiro ampio di Campo San Polo, la memoria popolare del Ponte delle Tette, oppure l’enigmatico Ponte “Fantasma”, perchè c’è, lo si attraversa, ma non si fa “mai” vedere.

È uno di quei punti in cui Venezia smette di raccontarsi e inizia, semplicemente, a farsi osservare.

la facciata della chiesa di San Stae vista da un angolo della piazzetta

Per concludere

In questo tratto appartato di Venezia si concentra una delle magie più autentiche della città: quella che nasce dal contrasto. Da un lato la dimensione raccolta e quotidiana di San Stae, fatta di nomi pronunciati per abitudine e mai davvero interrogati; dall’altro l’energia del traffico acqueo, il respiro ampio del Canal Grande che scorre poco distante, presente anche quando non lo si vede. Qui Venezia insegna una delle sue lezioni più sottili: non serve cercare l’eccezionale per imbattersi nello straordinario. Basta fermarsi. Ascoltare un nome. Chiedersi perché esista proprio così. San Stae è esattamente questo: un santo universale diventato “esclusivamente veneziano” per necessità di voce, di ritmo, di appartenenza. Un esempio perfetto di come la città non si limiti ad accogliere la storia, ma la trasformi, la abbrevi, la renda intima e la plasmi.

La serie I Segreti di Venezia è nata e prosegue rivelando questi fili invisibili: luoghi che non reclamano attenzione, parole che si consumano nell’uso quotidiano, dettagli che si rivelano solo a chi accetta di rallentare, di perdersi, di osservare davvero. Sono frammenti di una Venezia che non smette mai di raccontarsi — a volte ad alta voce, altre costringendoci ad avvicinarci, in silenzio, per ascoltarla meglio.

Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.

Grazie per aver camminato fin qui.

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Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare

Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.

Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.

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I Segreti di Venezia: Campiello Remer, la vista su Rialto nei pressi del Ponte dei Zogatoli – Sestiere di Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, oggi proveremo a tenerci in disparte, fuori dagli itinerari più comuni, per andare a caccia di uno degli scorci più belli da cui ammirare il Ponte di Rialto e il brulicare di vita del Campo Erbaria coi suoi locali.

“Visitiamo spesso le città, ma quante volte ci lasciamo permeare dalle loro vibrazioni emotive?”

Come si arriva?

Questo luogo, una volta scoperto, vi farà dire: “Ma sul serio si arrivava da qui?” eppure, proprio per la sua posizione ottimale, par quasi che la città lo abbia voluto abbracciare su tre lati, occultandolo nel crearlo.

Il Soldato Quo

Ci troviamo a poco più di cento passi dal famosissimo “Soldato Quo”, il Papero di Lego che da decenni trova posto in quella che era una vetrina di un antico negozio di giocattoli di cui oggi abbiamo solo il ricordo, ma che dalle sue ‘ceneri’ è riuscito in un qualcosa di raro, infatti fino al 2017 il ponte contiguo si chiamava “Ponte San Giovanni Grisostomo”, dal 2018 ha assunto invece il nome attuale: Ponte dei Zogatoli.

Torniamo a noi e al nostro itinerario.
Dalla stazione ferroviaria Venezia Santa Lucia imboccate il Rio Terà Lista di Spagna, superate il Ponte delle Guglie e percorrete il Rio Terà San Leonardo, che vi condurrà davanti al Supermercato nel Teatro – l’Ex Teatro Italia. Proseguite lungo il Rio Terà de la Maddalena, sfiorando l’omonima chiesa; andando dritti supererete anche Santa Fosca e arriverete a una delle ultime tappe: Strada Nova. Giunti in Campo Santi Apostoli, sulla destra noterete un ponte che conduce a un sottoportico. Attraversatelo e, dal Sotoportego Falier, imboccate Calle Dolfin. Seguite l’indicazione “Rialto” e vi troverete in Campiello Flaminio Corner. Qui sarà proprio il Soldato Quo a suggerirvi quale ponte superare. Dopo il ponte, pochi passi sulla destra: noterete un bacaro “travestito” da tabaccheria. Accanto scorre una calle stretta che, sinuosa, vi condurrà fino al Campiello del Remer.

Cosa ci affascinerà?

Venezia sa stupire in una varietà infinita di modi, ma tra tutti il più potente è certamente la semplicità. Siamo tutti consapevoli che gli spazi sono spesso stretti, vincolati, risicati. Anche l’itinerario che conduce fin qui non fa eccezione, se non per un grande, enorme ma: una volta terminato il percorso angusto e ombroso, ci ritroveremo letteralmente immersi in un’esplosione di venezianità. Le botti della vicina taverna, la vera da pozzo dalla singolare forma cubica e il Canal Grande, proprio lì, a pochi passi da noi.


Vi è anche un pontile in legno, spesso utilizzato dai trasportatori, che — se libero da ingombri — vi permetterà di godere di una vista mozzafiato su Campo Erbaria, sul Ponte di Rialto e su tutto il circondario. Sarete affascinati dall’inaspettato orizzonte che vi si parerà innanzi e, soprattutto, dall’intimità che questo luogo saprà trasmettervi.

Un’ultima rivelazione: cosa vedrete.

Solitamente, senza tema di smentita, amo dilungarmi e far attendere la fine di ogni capoverso a chi mi legge; ma stavolta, come in poche altre occasioni, non posso che lasciarvi godere della vista su cui ho l’onore di condurvi.

Da sinistra verso destra avrete davanti a voi il campanile della Chiesa di San Bartolomeo di Rialto (San Bortolomìo), poi il Ponte di Rialto, il Palazzo dei Camerlenghi — alle cui spalle sorge la Chiesa di San Giacomo di Rialto — e, infine, la Fondamenta del Vin con il principio dei portici di Campo Erbaria.

Per concludere

In questo piccolo campiello, celato tra calli strette e percorsi apparentemente secondari, si concentra una delle magie più autentiche di Venezia: quella che nasce dal contrasto. Da un lato l’intimità di uno spazio raccolto, quotidiano, quasi domestico; dall’altro l’apertura improvvisa sul Canal Grande, con il Ponte di Rialto e Campo Erbaria che si mostrano senza filtri, vivi, reali. È sorprendente come, a Venezia, basti davvero svoltare l’angolo giusto per ritrovarsi davanti a una visione capace di cambiare il passo, lo sguardo ed il battito del cuore.

La serie I Segreti di Venezia ha seguito e continuerà a seguire proprio questi fili invisibili: luoghi che non gridano la propria presenza, dettagli che si lasciano scoprire solo da chi accetta di rallentare, di perdersi, di osservare. Sono frammenti di una città che non smette mai di raccontarsi, talvolta ad alta voce, talvolta costringendoci ad accostare su di lei il nostro orecchio interiore.

Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.

Grazie per aver camminato fin qui.

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Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare

Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.

Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.

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