I Segreti di Venezia: 50 Parole in Dialetto Veneziano che Svelano la Magia della Città

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. Qualche articolo fa, esplorando le idee, le parole e gli oggetti che sono nati a Venezia, abbiamo scoperto, ad esempio, che la parola “Ciao!” affonda le sue radici proprio nella cultura popolare e nel linguaggio dei veneziani.
Mi son detto dunque: “Non sarebbe affascinante, avventurarsi tra le parole che — attraverso il dialetto locale — danno colore, sapore, profumo e suono al circostante?” Mi sono risposto di sì, ma non avendo la presunzione di elencarvele tutte, ho deciso di sceglierne cinquanta, simpatiche, originali o preziose, solo per voi.

Ecco a Voi le 50 parole veneziane “da collezione”: 📜✨

In questo compendio proverò a suddividere le parole per area tematica, seguendo i sentieri che esse stesse tracciano con la loro sonorità o significato:

Ci sono parole che, come scriverebbe Hemingway, raccontano la laguna e la vita in barca, altre che profumano e si assaporano lentamente, e poi quelle dalla musicalità rara e affascinante, come un sonetto di Shakespeare. Alcune affondano radici profonde, arcaiche e misteriose, mentre per le onomatopeiche, citando Emily Dickinson, si sentono come un vero e proprio tock tock alle soglie dello scibile. Ci sono sussurri, piccoli e comuni, ma radicati nel micromondo lagunare, come usciti dalla penna di Guareschi, sorrisi di suoni morbidi, dolci e allegri nel loro significato, e infine le più familiari, ricorrenti nel quotidiano, come il ritornello di una canzone che amiamo cantare a memoria.

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ponte chiodo

🌊 Parole della Laguna e delle Imbarcazioni:

  1. Altana: Una terrazza in legno sopraelevata tipica dei tetti veneziani. Le altane venivano usate storicamente per prendere il sole o far asciugare i panni; oggi sono luoghi suggestivi di relax con vista sui tetti della città.
  2. Zattere: La Fondamenta che si affaccia sul Canale della Giudecca, così chiamata perché un tempo vi attraccavano le zattere cariche di legname proveniente dal Cadore. È oggi una delle passeggiate più panoramiche e amate dai veneziani che conduce fino a Punta della Dogana.
  3. Barena: Terreno paludoso e piatto, tipico della laguna, periodicamente sommerso dalla marea. Le barene sono fondamentali per l’ecosistema lagunare, ospitando flora e fauna specifiche.
  4. Sàndolo: Una tipica imbarcazione veneziana, più piccola e leggera della gondola, con fondo piatto. È usata ancora oggi per il trasporto o per la voga veneta. Alcune versioni sono a remi, altre a motore (vedi barca sulla sinistra nella foto qui sopra)
  5. Forcola: è un elemento fondamentale delle imbarcazioni veneziane, in particolare della gondola, e serve da supporto per il remo durante la voga. Si tratta di uno scalmo scolpito in legno (solitamente noce), progettato in modo tale da offrire al vogatore diverse posizioni di appoggio, ciascuna adatta a manovre specifiche. Grazie alla sua forma articolata, la forcola consente di modulare la spinta e la direzione dell’imbarcazione con grande precisione.
  6. Garbin: È un vento di sud-ovest, noto anche come libeccio. In laguna, il garbin può portare mare mosso e temporali, ed è ben noto a pescatori e barcaioli.
  7. Zueca (o Zudeca): Nome dialettale dell’Isola della Giudecca “Zueca” appunto, ne ho parlato brevemente nei suoi aspetti meno noti in due articoli che troverai qui e qui.
  8. Cavana: Uno spazio coperto sul canale, simile a un garage per barche, spesso ricavato sotto un edificio o in riva all’acqua. Serve per ricoverare gondole, sandoli o altre barche private. Comunemente però può essere associato anche ad uno spazio scoperto dove sono attraccate numerose barche in uno specchio d’acqua riparato da una sorta di piccola dighetta.
  9. El Gansèr” (vedi galleria qui sotto), solitamente un ex gondoliere anziano o, raramente, uno più giovane.: Imbarcazione tradizionale a fondo piatto, più tozza e stabile rispetto al sandolo. Usata per trasportare merci o persone nei canali minori. Esistono varianti come il batèlo da transporto o da pesca.
  10. Bricola: I gruppi di pali in legno infissi nella laguna, usati come segnaletica nautica. Indicano i canali navigabili o i punti d’ormeggio. Le bricole sono un elemento iconico del paesaggio lagunare.

🍽️ Colori, Sapori e Piatti Tipici

  1. Bisato: In dialetto veneziano, il bisato è l’anguilla, pesce tipico della laguna, acquistabile sicuramente presso la Pescheria del Mercato di Rialto.
  2. Ostreghe: Ostriche della laguna veneta, un tempo abbondanti e apprezzate sia dai nobili che dal popolo. Oggi rare, ma simbolo di sapori antichi.
  3. Saor: Metodo di conservazione a base di cipolla agrodolce, uvetta e aceto, utilizzato soprattutto con le sarde (sarde in saor), ma anche con altri ingredienti lagunari.
  4. Scartòcio: ermine dialettale che indica la cottura “al cartoccio”, spesso utilizzata per pesci o verdure avvolti in carta da forno o stagnola, per mantenerne profumi e umidità.
  5. Risi e bisi: Un piatto veneziano tra minestra e risotto, preparato con riso e piselli freschi. Era tradizionalmente servito al Doge il 25 aprile, festa di San Marco.
  6. Castradina: Pietanza a base di carne di montone o castrato affumicato e salato, cucinata con verza e tipica della Festa della Salute (21 novembre). Simbolo di resilienza dopo la peste del Seicento.
  7. Fritoin: Il tipico “friggitoria” veneziano, oggi quasi scomparso. Qui si servivano scartosso de pesse frito, ovvero coni di carta pieni di pesciolini fritti, croccanti e caldi.
  8. Fregole: Nel dialetto veneziano, le fregole sono semplicemente le briciole di pane o piccoli frammenti di cibo caduti dalla tavola o sbriciolati durante il pasto.
    es. No far fregole par tera!
    (Non far cadere le briciole per terra!)
La Pescheria del Mercato di RIalto

🔊 Espressioni, Suoni e Parole Sonore

  1. Strolego: Termine affettuoso o ironico per indicare un astrologo, indovino, o più in generale chi “la sa lunga”, magari un chiacchierone che dà consigli su tutto.
  2. Sbrindèla: Persona trasandata, sciatta o vestita in modo stravagante e ridicolo. Può anche indicare un abito a brandelli.
  3. Paron de botega: Il “padrone del negozio”, ma anche chi si comporta da autoritario, che vuole comandare o avere l’ultima parola.
  4. Imbriagarse: Ubriacarsi, in modo vistoso o comico.
  5. Pitima: Persona che si lamenta continuamente, petulante, insistente fino allo sfinimento. È colei (o colui) che si attacca a un dettaglio e non lo molla più, spesso criticando o protestando in modo fastidioso.
  6. Pìzega: Schiacciata tra due oggetti o anche pizzicotto, oppure può indicare uno scatto, una mossa improvvisa o una sorpresa.
  7. Ciacola: Chiacchiera, conversazione frivola o continua; può anche essere usato come verbo (“ciacolar”) per “chiacchierare”.
  8. Baruffa: Lite animata, battibecco acceso; può indicare sia una discussione verbale che una piccola rissa. (Celebri le Baruffe Chiozzotte del Goldoni)
  9. Sciopon: Termine dialettale veneziano che indica un colpo improvviso e violento a livello fisico o emotivo. Può riferirsi a: uno spavento improvviso, un malore acuto (come un infarto o un colpo di pressione), o anche una forte emozione negativa che colpisce come un fulmine.
  10. Ciò: Parola tipica e intraducibile, usata come richiamo, saluto o rafforzativo, un po’ come “oh!”, “ehi!”, o “dai!”.
bottega drogheria mascari
Tipica bottega veneziana – la Drogheria Mascari

🧭 Toponimi e Forme Antiche

  1. Ruga: non sono un sintomo dello scorrere del tempo, ma sono delle calli molto sviluppate in lunghezza ed importanti.
  2. Rio terà: una strana denominazione che indica strade costruite sopra ex canali, testimonianze mute di un passato ormai sommerso, anzi, interrato!
  3. Mascaréta: Tipica imbarcazione lagunare, più piccola e leggera della gondola, spesso usata per il trasporto di persone o merci leggere (vedi foto sotto) nonchè prima imbarcazione con cui si approccia solitamente la Voga alla Veneta.
  4. Còdega: era il servo con lanterna che, fino al XVIII secolo, accompagnava a pagamento i passanti nelle calli buie, prima dell’illuminazione pubblica. Figura evocativa, oggi poetica.
  5. Farsalonga: indica una storia lunga e inverosimile, una tiritera, spesso noiosa o inventata.
  6. Zòstega: è un portico o passaggio coperto sotto un edificio, tipico nelle architetture veneziane, usato per collegare calli o per ospitare botteghe riparate.
  7. Sconte: sono calli o corti nascoste, spesso accessibili solo da piccole aperture o sottoportici.
  8. Pupparin: Tipica barca a remi veneziana, leggera e slanciata, dotata di più forcole. Utilizzata spesso per regate o per esercitarsi nella voga. A differenza della mascareta il vogatore di poppa non è a bordo ma alloggia sopra la poppa (=retro della barca) dell’imbarcazione.
  9. Calle: Parola onnipresente a Venezia: indica una strada pedonale stretta, spesso tra edifici alti. A differenza delle “vie” delle città di terraferma, le calli sono l’ossatura viaria della città lagunare.
Io ed il mio Maestro Angelo Scarpa “della Pitta” in una delle lezioni di Voga alla Veneta a bordo di una mascareta alla fine degli anni '90.
Io ed il mio Maestro Angelo Ghezzo “della Pitta” in una delle lezioni di Voga alla Veneta a bordo di una mascareta alla fine degli anni ’90.

☀️ Parole Legate al mondo Lagunare

  1. Fondamenta: Sono i marciapiedi che costeggiano i canali, ovvero le strade pedonali che corrono parallele all’acqua. A differenza delle calli, hanno sempre almeno un lato affacciato su un rio o su un canale.
  2. Paluo: In veneziano, indica un tratto di laguna dai fondali bassi, spesso emerso con la bassa marea. I palui si distinguono dalle barene perché possono rimanere sommersi o visibili a seconda del livello della marea, e costituiscono aree semiemerse tra l’acqua navigabile e la terraferma.
  3. Masegno: Sono le grandi lastre in pietra d’Istria con cui è pavimentata gran parte di Venezia. Robusti e resistenti al sale, i masegni sono elementi architettonici iconici della città.

🌙 Parole Rare e Dolci

  1. Garanghelo: voce del dialetto veneziano che significa “merenda, baldoria” festosa.
  2. Morbin: indica brio, simpatia, spirito leggero e vivace, un modo giocoso di stare al mondo. Avere morbin significa saper portare allegria con garbo.
  3. “A siora Zanze zé deboe de suste”: Una vecchia canzone della tradizione racconta che la signora Zanze fosse costretta a correre spesso alla latrina per motivi di salute. Da questa storiella nasce un’espressione usata ancora oggi per descrivere chi è sempre in movimento, incapace di restare tranquillo o fermo anche solo per un istante.
  4. Àmia: è il femminile di “barba”, e quindi zia, donna anziana, figura familiare femminile.
  5. Pocio: in veneziano pocio significa imbroglio, pasticcio, mescolanza confusa, oppure una persona inetta o maldestra (a volte anche sudicio).
  6. Taccolin: in molti dizionari dialettali taccolin (o tacolìn) indica il portamonete o portafoglio, piccolo e tascabile.
  7. Barba: Oltre al significato ovvio di “zio” o “uomo anziano”, in veneziano barba ha una connotazione familiare: indica la figura di un uomo protettivo, rassicurante, a volte burbero ma dal cuore grande.
  8. Bombaso: Il significato più fedele è quello di cotone grezzo, ovatta, imbottitura leggera, usata per imbottiture di materassi o cuscini.
  9. Sbessola: titolo affibiato a chi ha un mento pronunciato, alternativo a “Ghirba”.
  10. Omo de legno: l’attaccapanni, oggi chiamato “tacapani”.
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Pre – conclusione:

Prima di congedarmi con il consueto saluto vi voglio lasciare un sorriso, queste parole sono del compianto Lino Toffolo: attore, cantante, comico veneziano, icona culturale, dialetto vivace; venuto a mancare nel 2016. In uno sketch tipico del suo repertorio gli sentii dire questa frase che, nella sua semplicità, racconta la vita e lo spensierato modo di essere dei veneziani:
“Ghe xe tre fasi dea vita: giovane, adulto e… Te vedo ben!”
(letteralmente: ci sono tre fasi della vita: giovane, adulto e… ti vedo bene!)

In conclusione:

In conclusione, queste cinquanta parole sono solo un piccolo assaggio del vocabolario che colora e profuma la Venezia autentica. Ogni termine custodisce una storia, un gesto, un suono che affiora tra le calli ed i canali, raccontando un’identità viva e orgogliosa.
Ma ora lancio una sfida — simpatica e senza premi, se non la gloria personale: quante di queste parole conoscevate davvero? Fate il conto… ma per i veneziani doc, mi raccomando, niente imbrogli! Niente “cavane” linguistiche dove nascondersi!
E per tutti gli altri: che sia l’inizio di una collezione personale di parole da custodire e sfoggiare, come un piccolo scrigno segreto da tirar fuori tra una ciacola e un’ombra de vin.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: I Signori della Notte – Supereroi Veneziani

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi andiamo a scoprire dei veri “Supereroi” che, col favore delle tenebre, proteggevano la città di notte intorno al 1200.

Quando:
Nel 1200 circa, sotto il Dogado di Pietro Ziani, la Serenissima decretò la nascita de l’ordine dei “Signori di Notte”. Proprio come Batman nei fumetti americani, erano il terrore di qualsiasi delinquente si aggirasse di notte lungo le calli della città.

Uno scorcio veneziano del 1200 di notte immaginato da Copilot AI

Chi sono i Signori della Notte e qual era il loro compito?
In passato, questa magistratura, simile a un tribunale moderno, era composta da 6 membri (ciascuno con il ruolo di vigilante e giudice), ognuno rappresentante uno dei 6 quartieri della città. Si occupava di istruire i processi, decidere chi sottoporre a tortura e svolgere funzioni di polizia con un corpo specializzato.

Il video sui signori della notte da YouTube 

Durante il processo, l’accusato non era presente, ma solo i giudici e l’avvocato difensore. Per i meno abbienti, era previsto un avvocato d’ufficio che li assistesse anche dopo la condanna. Le pene variavano dall’ammenda agli arresti domiciliari, fino alla condanna a morte, inclusa l’impiccagione, la decapitazione o lo strangolamento segreto con la sparizione del corpo per reati gravi contro la Repubblica.

Uno scorcio veneziano del 1200 di notte immaginato da Copilot AI

Perchè si chiamavano Signori della Notte?
La spiegazione risulta semplice, la loro giurisdizione aveva validità dalle 21:00 alle 6:00 ed avevano la fama di essere un gruppo di uomini possenti ed invincibili. Il nome fu coniato da Nicolò Machiavelli in persona, il quale, in un parallelismo tra oscurità e opportunità per i criminali, coniò questo titolo per i numi tutelari delle notti veneziane.

Uno Signore della Notte immaginato da Copilot AI

Cos’era la Camera del Tormento?
La sede dei “Signori della Notte” fungeva da tribunale, qui essi si riunivano da mezzogiorno al tramonto per giudicare i rei e i crimini. Gli accusati potevano essere interrogati e, in casi estremi, sottoposti a tortura utilizzando una corda per infliggere dolore alzandoli da terra. Tuttavia, a Venezia la pratica della tortura era meno diffusa rispetto ad altre città italiane ed europee dell’epoca, ma contemplata fino alla sua abolizione intorno al 1700

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In conclusione:
In conclusione, i “Signori della Notte” rappresentano una figura significativa nella storia di Venezia, offrendo un’esemplare dimostrazione di come la città affrontasse la criminalità e mantenesse l’ordine pubblico nel XII secolo in una chiave modernissima per l’epoca. Questi “supereroinotturni operavano nel buio delle calli veneziane, garantendo la sicurezza dei cittadini e la giustizia durante un’epoca di grandi sfide e trasformazioni. La loro giurisdizione, estendendosi dalle 21:00 alle 6:00, era fondamentale per mantenere l’ordine e per contrastare i reati notturni. Nonostante la pratica della tortura fosse meno diffusa rispetto ad altre città europee dell’epoca, la presenza dei “Signori della Notte” e della loro Camera del Tormento simboleggia l’impegno della Serenissima nel garantire la sicurezza e la giustizia per tutti i suoi abitanti.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: Gli Esecutori contro la Bestemmia

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi racconterò di una curiosa istituzione posta a tutela del buoncostume dal governo cittadino nel 1537.

Chi erano:

Gli “Esecutori contro la Biastema” erano meglio conosciuti come “Difensori in foro secolare delle leggi di Santa Chiesa“, ma al di là della complessità del loro nome, dovevano far da baluardo contro i comportamenti che andassero contro la morale e la religione. Si trattava di quattro patrizi che diventavano parte del “Consiglio del Sant’Uffizio”.

Uno scorcio Veneziano dal Ponte delle Balote

Andiamo nel dettaglio, qual era il loro campo d’azione?

Gli esecutori contro la bestemmia, erano una magistratura nel governo della Repubblica di Venezia. Il loro campo d’azione erano i reati strettamente connessi a bestemmie, profanazioni, violenza sessuale su vergini promesse in sposa, pubblicazione di libri proibiti o profanatori.

Gli esecutori vigilavano su tali ambiti in osterie e casini cittadini, nominando peraltro come “assistenti denunziatori” due capisestiere che, non più tardi del 1583, divennero ben quattro. Tra i compiti spiccava anche la registrazione degli stranieri giunti in città.

La Chiesta di Santo Stefano a Venezia che dà il nome al vicino campo.

Perchè è nata la figura dell’esecutore contro la biastema?

Gli esecutori nacquero per sradicare dai veneziani una propensione secolare alla bestemmia, così frequente che uno dei suoi Dogi arrivò a dichiarare: “Due cose erano in Venezia molto difficili da disfare: la bestemmia usata da ogni grado di persone e li vestimenti alla francese”.

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Come venivano esposte tali regole da osservare?

A Venezia non se ne trova solamente una, nello scatto qui sotto potete vedere la stele della Chiesa di Santo Stefano in cui si enumerano le proibizioni atte a mantenere il decoro cittadino. Sono infatti proibiti: i giochi, le vendite, il bestemmiare e altre indecenze nei pressi della sopracitata chiesa, con possibilità di subire condanne quali: prigione o bando dalla città. All’accusatore viene garantito l’anonimato e, cosa che vi racconterò prossimamente, in città esisteva una rete di “bocche di leone” atte a ricevere le denunce segrete dai cittadini più solerti.

La stele apposta dagli Esecutori sulla facciata della Chiesa di Santo Stefano a monito verso i cittadini.

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I Segreti di Venezia: Non calpestare la Pietra Rossa, evitala come la Peste! – Sestiere di Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Il Segreto di oggi, a differenza della romantica storia di Orio e Melusina, vi metterà i brividi, perchè si va a radicare intorno ad una malattia che più volte nei secoli ha mietuto milioni di vittime totali.

La Simbologia Mariana presso uno dei due ingressi di questo “sottoportego”

Ci troviamo nel Sestiere di Castello, non distanti da Piazza San Marco e dall’Arsenale, più precisamente siamo in “Calle Zorzi” al “Sotoportego della Corte Nova“. Se attraverserete questo sottoportico però fate attenzione alla “pietra rossa”, infatti, secondo leggende e superstizioni, non andrebbe mai e poi mai calpestata.

La pietra rossa della Peste

Ma qual è la storia all’origine della leggenda della Pietra Rossa?

Ebbene, siamo nel 1630, a Venezia imperversava una pestilenza che fece morire più di 80.000 veneziani. Tutta Venezia ne fu colpita, tranne la Corte Nova. Si tramanda che proprio in questa zona abitasse Giovanna, che ebbe una visione della Madonna in sogno nella quale, la Vergine, chiese alla donna di realizzare un dipinto raffigurante la sua Santa Effige insieme a quella di San Rocco e di San Sebastiano, per poi affiggerlo nel sottoportego Zorzi.

Giovanna ubbidì ciecamente e sconfisse la diffusione dela Pestilenza che, ivi giunta, cadde al suolo colpita a morte proprio nel punto in cui oggi possiamo ammirare con timorosa devozione la pietra rossa.

Iscrizione arcaica dedicata alla Vergine Maria ed ai santi.

A testimonianza del miracolo oggi nel sottoportego troviamo ancora due altari dedicati alla Madonna, le foto di quattro dipinti dell’epoca raffiguranti l’aneddoto (oggi visibili nella chiesa di San Francesco della Vigna) e una frase, apposta all’entrata del sottoportego che recita così: «Fuggi né pensi l’entrar peste ria / questa corte è benedetta da Maria»

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Da quel giorno dunque, ogni Veneziano che si rispetti, passando di lì ben si guarda dal calpestare quella pietra rossa, così che Venezia sia protetta e non precipiti in nuove disgrazie come la peste del 1630.

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I Segreti di Venezia: Aneddoti e Storie dei Termini Chiave della Toponomastica Veneziana

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le intriganti vicende della città lagunare. Oggi vi condurrò attraverso un dedalo di significati e storie celate dietro ogni nome e ogni angolo di questa affascinante città.

Iniziamo con una nota insolita: no, non sto per parlarvi del crollo del Campanile di San Marco, oggi cominciamo parlando di una lingua antica, il Latino. So bene che potreste storcere il naso all’idea di parlare di latino in un contesto moderno, ma credetemi, anche le radici linguistiche possono svelare segreti sorprendenti.

Alla base della struttura cittadina veneziana infatti abbiamo un elemento più comune tra tutti, la “Calle“, una rete di antiche viuzze, talvolta pervie, le cui origini affondano nella parola latina “Callis”. Questo termine, evocativo di tempi lontani e segreti nascosti, significa letteralmente “sentiero, viuzza“. Al contrario di queste vi sono le “Rughe” che non sono un sintomo dello scorrere del tempo, ma sono delle calli molto sviluppate in lunghezza ed importanti. Tra queste ricordiamo Ruga vecchia San Giovanni vicino al Ponte di Rialto.

Una corte e, sulla destra, una calle del Ghetto Ebraico Veneziano.

Ma c’è di che impazzire con la toponomastica veneziana… agli inizi del nostro viaggio insieme incontrammo il “Ponte dei Pugni”, ma che ne dite di imboccare una nuova traiettoria? Ad esempio percorriamo una “Salisada“? Nonostante possa sembrare solo una parola dal suono strano, questa designazione rappresenta una svolta epocale nella storia dell’urbanizzazione di questa città. Significa infatti “Strada selciata” e contrassegna le prime strade dotate di pavimentazione, testimoniando un momento cruciale nella trasformazione della città dai tempi antichi a quelli con tracce di modernità.

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Una calle dopo l’altra, attraverseremo sicuramente almeno un “Campo” (uno dei più famosi è il “Campo Manin” che si trova più a sud ovest del Ponte di Rialto), si tratta di spazi aperti e polivalenti che un tempo ospitavano coltivazioni (ebbene sì!) e oggi sono i palcoscenici di ferventi momenti di vita quotidiana veneziana o luoghi in cui si affacciano bar e negozi dei più svariati.

Siete passati dalla Stazione ferroviaria per andare verso la il Ghetto (li avete visti i “Grattacieli”?) o verso il cuore di Cannaregio? Bene, avete sicuramente camminato sulla “Lista“, non è quella della spesa o un elenco di nomi, non fate i furbetti, le “Liste“, con le loro pietre bianche, ci raccontano storie di immunità diplomatica e collegamenti vitali nella città, scorrendo infatti nei pressi delle dimore o palazzi di qualche ambasciatore.

Uno dei miei percorsi preferiti a Venezia, per il senso di poesia che mi trasmettono, sono quelli indicati come “Rio Terà” (ad esempio il Rio terà dei Pensieri), una strana denominazione che indica strade costruite sopra ex canali, testimonianze mute di un passato ormai sommerso, anzi, interrato! Quando vi passo adoro immaginare come quel selciato potesse essere stato un canale e come sarebbe potuto apparire ai nostri occhi oggi. Tra l’altro anche qui, come in Campo San Barnaba, c’è spesso una bottega della frutta galleggiante, dovete assolutamente scoprirla!

L’unica via di Venezia, Via Garibaldi, consta anch’essa in un Rio Terà

Perdonatemi se ora vi farò pensare all’estate o alla prova costume, che ne dite di andare a scoprire cosa sia una “Piscina“? La piscina, a differenza del rio terà, non è ottenuta dall’interramento di un canale, ma piuttosto dalla predisposizione di uno stagno, di un laghetto o di un’area paludosa grazie alle maree. Solitamente veniva destinata ad attività di pesca o persino di nuoto, questa denominazione riflette la sua originaria funzione, conservata nel nome toponomastico nonostante le bonifiche avvenute nel tempo.

Lo sapete come si chiamano le diramazioni delle Calli? Pensate alla Calle come un grande tronco da cui partono tanti e fitti “Rami“, questo è il nome dunque e, spesso, queste viuzze ci portano verso segreti nascosti e avventure inaspettate.

E a proposito di calli e rami angusti, la conoscete la più stretta tra tutte? Si tratta quasi di un Guinness con i suoi 53cm di ampiezza ed è la celebre “Calle Varisco“. Lì il passaggio è un vero e proprio atto di coraggio tra muri antichi, capochiave sporgenti, pervietà e segreti da farsi sussurrare dalle pareti delle case che ne fanno da confine.

Nelle vicinanze de l’Arsenale, nei pressi di Calle Venier, vi è uno dei passaggi più angusti di Venezia e, come vedete dall’immagine, ci passo appena.

Ma perché Venezia è così ricca di passaggi angusti? Semplice! Perché i Veneziani erano obbligati a lasciare un passaggio per ottenere i permessi di costruzione, trovandosi così costretti a ingegnarsi nel lasciare meno spazio possibile (da 8m a 53cm i numeri massimi e minimi attuali) per il passaggio delle persone negli spazi concessi.

Inoltre, oltre a raccontarci storie, eventi e personaggi, i nomi delle calli ci indicano spesso le professioni svolte dai veneziani in quei luoghi, ad esempio: calle del forno, calle del tagiapiera, calle dei fabbri, calle dei botteri, calle del spezier, calle delle rasse; in altri casi ci rimandano ad altari o angoli sacri come nel caso di: calle del Cristo, calle della Madonna,Calle del Paradiso; oppure, non meno frequente, le calli prendevano nome dalle famiglie nobili che le hanno frequentate o abitate: calle Dolfin, calle Benzoni, calle Da Ponte, calle Vallaresso, calle Bressana; infine ci sono anche le calli i cui nomi sono figli di eventi rilevanti o funzioni specifiche, quali anche gli omicidi, è il caso di Rio terà degli assassini. Infine, sapete cos’è uno Squero? A Venezia ce ne sono tanti, e la definizione la recuperiamo direttamente dall’enciclopedia:

squèro s. m. [dal gr. ἐσχάριον «cantiere»], region. – 1. Cantiere navale per la costruzione e la riparazione di imbarcazioni e navi di piccolo tonnellaggio

Fonte: Treccani

Dunque, come per i detti e soprannomi famigliari di cui vi ho parlato poco tempo fa, anche la toponomastica subisce l’influsso del circostante, delle storie e delle tradizioni locali.

Eccovi infine una selezione di parole che sono comunissime all’interno della toponomastica veneziana, ma che non sono riuscito ad incastonare all’interno dell’articolo:

  1. Nizioleti: La parola in veneziano indicherebbe i piccoli lenzuoli, ma forte della fantasia locale, si fa metafora visiva sui muri sui quali vengono dipinti rettangoli bianchi che recano i nomi delle varie vie veneziane in caratteri di colore nero.
  2. Fondamenta: Sono le vie che però costeggiano i canali ampi o specchi d’acqua, spesso godono di paesaggi bellissimi e sono l’elemento che separa i palazzi dalle acque.
  3. Sotoportego: passaggi coperti, corridoi, che attraversano edifici e collegano zone distinte.
  4. Corte: piccoli cortili e spazi civici più interni, talvolta nascosti e affascinanti.
  5. Campiello: piazzette più piccole e intime rispetto ai campi principali.
  6. Bacino: ampi specchi d’acqua, come il Bacino di San Marco, luoghi di grande visibilità.
  7. Carreggiata: strade più ampie, a volte concesso come sinonimo moderno per indicare vie principali, “Carizzàda” è un termine ancora più frequente a Pellestrina e San Pietro in Volta per esempio.
  8. Crosera: intersezione o crocevia tra due o più calli, spesso piccole e nascoste.
  9. Fondaco: antichi magazzini veneziani, spesso con accesso sia dalla strada che dall’acqua, famosissimo quello vicino al Ponte di Rialto che prende il nome di “Fondaco dei Tedeschi”, ex sede centrale delle Poste Italiane e oggi sede di un negozio di marchi di lusso con una terrazza panoramica su prenotazione gratuita di grande unicità.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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