I Segreti di Venezia: Il Mascherone a difesa di Santa Maria Formosa – Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. La storia di oggi conduce a Santa Maria Formosa, una delle prime chiese del Sestiere di Castello che incontreremo provenendo dal Sestiere di San Marco .

Quello che la rende peculiare, oltre ai capolavori contenuti al suo interno, è un mascherone in marmo scolpito sulla sommità della porta che permette di accedere al campanile.

Come si arriva alla Chiesa di Santa Maria Formosa?

Da Piazza San Marco, imboccate il portico che passa al di sotto della Torre dell’Orologio dei Mori, e proseguite fino a quando non incontrerete, sulla destra, Calle Larga San Marco. Proseguite quindi lungo quella calle fino a Calle degli Specchieri. Arriverete a Calle del Ponte de la Guerra: percorretela tutta, svoltando a destra e proseguendo fino all’omonimo ponte. Da lì, proseguendo dritti e attraversando un altro ponte, arriverete sul lato della Chiesa di Santa Maria Formosa che ci interessa. Vi troverete in uno dei campi più peculiari della città, in cui potervi godere le meraviglie del circostante o ristorarvi presso qualche attività.

La Chiesa di Santa Maria Formosa

Se siete in zona inoltre non perdete una visita alla “Casa Penisola” ed alla “Libreria Acqua Alta”.

Qual è la sua funzione?

Impossibile non notare il Mascaron del campanile di Santa Maria Formosa a Venezia. Con la sua espressione minacciosa e quell’aria tra grugno e il sarcastico, sembra voler incutere timore a chiunque lo osservi. Questa figura grottesca non è lì per caso: la sua funzione è quella di proteggere il luogo sacro, allontanando le forze del male e fungendo da guardiano contro ogni sorta di influsso maligno.

I veneziani amavano decorare chiese e palazzi con mascheroni simili, disposti spesso vicino ai campanili, per scacciare gli spiriti attratti dal rintocco delle campane. Il loro aspetto, volutamente mostruoso, doveva essere abbastanza spaventoso da intimidire il male e tenerlo a distanza.

Anche lo scrittore John Ruskin rimase colpito dal Mascaron di Santa Maria Formosa, definendolo “un testone mostruoso e animalesco”, talmente disturbante da risultare impossibile da disegnare o descrivere a parole.

dettaglio d’insieme

Come tanti dettagli dell’architettura veneziana, questo mascherone non è solo decorativo: è un mix perfetto di arte, tradizione e superstizione, un simbolo silenzioso che continua a vegliare sulla città.

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Venezia e la superstizione:

Impossibile non cogliere il legame tra la superstizione e Venezia, dal naso nero del “Sior Rioba” , passando per le “ancorette” o dalla leggenda amorosa di Orio e Melusina.

In conclusione:

Venezia è una città dove arte e superstizione si fondono in modo unico e affascinante. Il Mascaron di Santa Maria Formosa è un chiaro esempio di come la bellezza si intrecci con il mistero e la protezione. Questo dettaglio architettonico non è solo un elemento decorativo, ma una figura che ha il compito di scacciare il male. Ogni angolo della città racconta storie che vanno oltre il visibile, rendendo Venezia un luogo da scoprire in ogni suo dettaglio.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: Le ancorette “portafortuna” – Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. L’aneddoto di oggi ci porta nel cuore delle vicende e delle tradizioni legate alla giustizia veneziana, immergendoci nella misteriosa storia di Biagio Cargnio, noto come il mostro di Venezia.

Ma niente fretta: per comprendere appieno questa intrigante vicenda, è necessario procedere con calma, gustando ogni dettaglio come in una cottura lenta e sapiente. Lasciatevi trasportare nel passato, dove ogni segreto svela un frammento della storia di Venezia.

Come si arriva alle ancorette portafortuna?

A Venezia ci sono quasi 400 ponti, ma solo presso il Ponte San Canzian possiamo davvero “vedere e toccare” le famose ancorette portafortuna, diventate celebri grazie ai video di Nico del canale “nicoeteo”.

Queste piccole curiosità si trovano nel sestiere di Cannaregio. Per scoprirle, seguite la Strada Nova in direzione Ospedale Civile. Arrivati in Campo SS. Apostoli, anziché girare a destra verso San Marco o Rialto, proseguite dritti imboccando una stretta calle che costeggia la Chiesa dei Santi Apostoli.

A questo punto si aprirà davanti a voi il Campo Drio la Chiesa, dove troverete la Calle del Manganer. Seguite questa calle fino in fondo, girate a destra e subito proseguite fino al Campiello della Cason. Lo riconoscerete facilmente grazie a un bellissimo albero che da decenni adorna questo angolo pittoresco di Venezia.

Entrate ora in Calle de la Malvasia. Se noterete un piccolo capitello, sarete sulla strada giusta! Pochi passi ancora, e davanti a voi apparirà un ponte. Saliteci e giratevi alle vostre spalle: ecco le ancorette!

dettaglio di una delle "ancorette" dal Ponte San Canzian
dettaglio di una delle “ancorette” dal Ponte San Canzian

Qual era la loro funzione?

Oggi sono un talismano portafortuna, un luogo iconico e misterioso, simile al Cuore di Melusina (di cui vi parlo qui) che, secondo la leggenda, aiuta a trovare l’amore.

Vi ricordate (o siete andati a rileggere) la storia di Biagio Cargnio, l’uomo le cui atroci imprese lasciarono un segno così profondo da ispirare il nome della Riva de Biasio? Ebbene, queste ancorette erano i ganci su cui venivano esposti i resti degli squartati, condannati a morte ed esibiti come monito pubblico.

Le altre coppie di ganci, oggi scomparse, si trovavano ai Tolentini. Lo stesso Biagio Cargnio subì questa terribile sorte: i quarti del suo corpo furono appesi nei due punti designati della città, a eterna memoria delle sue colpe.

Oggi, questo luogo unisce leggende, storia e un pizzico di macabra memoria, trasformandosi in un simbolo di fortuna e speranza per chi lo visita.

contesto di una delle "ancorette" dal Ponte San Canzian
contesto di una delle “ancorette” dal Ponte San Canzian
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E perchè porterebbero fortuna?

La risposta è tanto semplice quanto schietta: “Portano fortuna perché, se possiamo farle tintinnare toccandole, significa che siamo ancora in vita e che nessuno avrà motivo di traghettarci verso l’isola di San Michele, il cimitero cittadino.”

Un pensiero tanto macabro quanto intriso di pragmatismo veneziano, dove ogni gesto, anche il più semplice, si intreccia con la storia e le tradizioni della Serenissima.

Tra l’altro se cercate fortuna a Venezia dovete andare anche a toccare il naso nero del “Sior Rioba” scoprite di più cliccando qui.

In conclusione:

Le ancorette del Ponte San Canzian sono molto più di un semplice dettaglio nascosto di Venezia: intrecciano storia, leggende e un pizzico di superstizione. Oggi, da simbolo di una giustizia severa e spettacolare, sono diventate un talismano portafortuna, ricordandoci quanto sia preziosa la vita. Toccare queste ancore non è solo scaramanzia, ma un modo per avvicinarsi alla storia viva di Venezia.

mappa venezia

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: La Pietra Bianca del Potere a San Pietro di Castello – Sestiere di Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende ed unicità della città lagunare. A volte mi chiedo: se Venezia fosse un libro, che tipo di libro sarebbe? Di certo un romanzo storico, intriso di una fiabesca e misteriosa atmosfera gotica; ci parlerebbe d’arte, di poesia, e nasconderebbe pagine di diario di viaggio, trame di distopia e frammenti di fantascienza. Una combinazione così ricca da renderla inconfondibile e, al contempo, impossibile da definire con una sola parola. Venezia è un libro che, pur svelandosi, conserva sempre un angolo di mistero.

Contestualizziamo:

Venezia è ricchissima di simbologia, riti, tracce tangibili delle sue tradizioni passate e, talvolta, future. Ci troviamo a San Pietro di Castello, insieme a Sant’Elena, una delle regioni più spinte verso Est della città. Venezia è un’isola, composta di isole e, tra tutte, una delle maggiori per storia e dimensioni è proprio quella di cui stiamo, attraverso uno dei due piccoli ponti, varcando la soglia.

san pietro di castello
la vista dalla balaustra su Rio Sant’Anna

Venezia sorge su pali, conficcati nei terreni e nelle acque paludose, e su pietre. Non molto tempo fa, vi ho raccontato della “Pietra Rossa, dove si fermò la Peste nel 1630”; oggi, invece, vi parlerò della “Pietra Bianca”, dove… no, non ve lo svelo ancora. Portate pazienza.

Davanti alla chiesa di San Pietro di Castello giace, come vedete nel video e nella foto, una pietra bianca, simbolo di un accordo storico: era il punto d’incontro tra il doge e il patriarca di Venezia. Va ricordato che fino al 1807 la cattedrale di Venezia era San Pietro, non San Marco. Questa pietra rappresentava un compromesso: il doge evitava l’umiliazione di arrivare fino alla porta della chiesa, e il patriarca quella di accoglierlo sulla riva. Così, potere temporale e potere spirituale si incontravano, salvaguardando l’onore di entrambi, esattamente a metà strada l’uno dall’altro.

La mia personale esperienza in questo luogo:

È incredibile, dopo secoli, osservare quante persone percorrano questo breve cammino altamente simbolico senza conoscere il significato di questa pietra, calpestandola magari, pensando che sia un semplice rabberciamento del selciato. Eppure è così che vanno le cose, specialmente nelle città d’arte del mondo o, forse ancor di più, proprio a Venezia, dove si incontrano le Pietre d’Inciampo che custodiscono memorie di momenti storici agghiaccianti e crudeli. Resta l’emozione, fortissima, ogni volta che, da una semplice pietra, sboccia una storia unica da raccontare, a prescindere dalla sua polarità interiore.

la pietra bianca del potere dove clero (Patriarca) e stato (Doge) si incontravano
La Pietra Bianca “del Potere”

Questa è un’altra scoperta emersa dagli approfondimenti fatti per la serie “I Segreti di Venezia”; un ennesimo rimpianto personale, per non essere stato sempre più attento a questi piccoli, sfuggevoli dettagli che danno grande testimonianza della storia affascinante della città. San Pietro di Castello è un luogo autentico, suggestivo e quieto. Le masse sembrano quasi rifuggire i luoghi lontani da Rialto e San Marco, ma ricordate: la vera Venezia, quella che un turista mordi e fuggi non cerca, vive tra le pieghe di queste storie uniche.

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In conclusione:

In conclusione, la Pietra Bianca di San Pietro di Castello non è solo una semplice pietra, ma un simbolo profondo di equilibrio tra il potere temporale e spirituale. È una di quelle piccole storie che rendono Venezia unica, arricchendola di significati nascosti, pronti a essere scoperti da chi sa guardare oltre la superficie. Ogni angolo, ogni pietra della città racconta una memoria unica, che, anche se dimenticata, continua a vivere silenziosamente tra le calli. In fondo, è nei dettagli più nascosti che si cela la vera autenticità di Venezia.

Una raccomandazione: Siate Turisti Responsabili… altrimenti sapete che il Gobbo non aspetta altro che il vostro bacio.
(se non sai cosa significhi, beh, clicca qui sopra)

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I Segreti di Venezia: Il Palazzo Dimezzato – Sestiere di Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende ed unicità della città lagunare. Oggi vi racconterò un aneddoto incredibile e, come sempre, per intero nonostante ciò che lo rende un aneddoto sia il suo essere “metà”, incompleto dunque.

Contestualizziamo:

Vi ricordate la storia intorno a Riva de Biasio? Proprio qui, tra le due omonime fermate acquee del vaporetto che si incontrano procedendo dalla Stazione Ferroviaria Santa Lucia verso Piazza San Marco, scopriremo un altro aneddoto incredibile. L’edificio che vedete ritratto, infatti, non lo ammirerete mai. Cercate da ogni prospettiva, scendete all’una o all’altra fermata, arrivateci a piedi. Non lo vedrete. Lui, così come da foto, esiste solo in Photoshop. Non è una burla, garantito, il palazzo esiste, si chiama Palazzo Flangini e ne esiste realmente solo la metà destra.

La facciata immaginaria che vedremmo da Riva de Biasio

La bellezza dei Segreti di Venezia è che, tra piccoli e grandi, non si finisce mai di stupirsi di quanta storia si celi dietro e dentro ogni mattone, graffito, opera ed ingegno. Venezia si fa Arte, Storia e Autrice, in quest’ultimo caso di un romanzo appassionato, che racconta la sua anima.

La mia personale esperienza in questo luogo:

Si rimane sempre affascinati, quasi a bocca aperta, quando si notano alcuni dettagli per la prima volta, pur avendo visto e calpestato queste rive decine di volte. Lo sguardo parte da destra, segue le architetture, le balconate, le balaustre e poi, una brusca interruzione: rimane il cielo, e l’occhio, per proseguire, passa al palazzo di fianco, di certo bello, ma più piccolo e modesto.

La prima domanda, cercando informazioni da raccontare intorno a questo luogo, è: “Perché?”. Difficile dare una risposta esaustiva quanto precisa, ma, nel campo delle ipotesi, i motivi che potrebbero aver portato a non completare l’edificio potrebbero essere di questo tipo: la famiglia Flangini non riuscì ad acquistare la casa attigua per completare il palazzo? Una disputa tra fratelli, in cui uno demolì la metà spettante all’altro? La costruzione fu interrotta per mancanza di fondi? Non sapremo mai la verità, ma potremo tirare a sorte a chi, osservando, lancia l’opzione più verosimile o, al contrario, la più astrusa.

la vista dalla balaustra su Rio Sant’Anna

Scopriamo dunque il vero volto del Palazzo Dimezzato:

Ecco a Voi il palazzo nella sua parziale interezza, un ossimoro doveroso, che fa quasi un parallelismo metaforico con la trama de Il Visconte Dimezzato di Calvino. Ammiriamo un’opera davvero intrigante che, col suo mistero, diventa ancora più ricca di charme.

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In conclusione:

In conclusione, la storia di Palazzo Flangini, con la sua metà non realizzata, è uno degli innumerevoli tasselli che rendono Venezia unica e intrisa di mistero. Ogni angolo della città sembra raccontare un episodio incompleto, quasi sospeso nel tempo, invitando chi la visita a scrutare oltre la superficie. Venezia è un romanzo vivente, in cui l’incompiuto e il perfetto convivono in un equilibrio delicato. Continuare a scoprire questi segreti significa immergersi ogni volta in una narrazione senza fine, fatta di enigmi e bellezze celate.

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I Segreti di Venezia: Il Supermercato nel Teatro – Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e le unicità della città lagunare. Oggi esploreremo insieme un capitolo moderno della storia veneziana, che, tra opportunità e polemiche, racconta una vicenda cittadina figlia dei tempi in cui viviamo e dell’attrattiva economica che Venezia rappresenta.

Contestualizziamo:

Immaginiamo di essere dei turisti, scendiamo dal treno e prendiamo la “Lista di Spagna”, la Calle che troveremo a sinistra, vicino al Ponte degli Scalzi, dando le spalle alla stazione. Superato il suggestivo Campo San Geremia e attraversato il Ponte delle Guglie, proseguiamo lungo il “Rio Terà San Leonardo”. Dopo pochi passi, ci troviamo di fronte a un bivio: tre strade, tre possibili direzioni – sinistra, dritto, destra. Optiamo per la direzione dritta, e, dopo qualche metro, arriviamo in una piccola piazzetta. Qui, sulla sinistra, c’è qualcosa che voglio mostrarvi… osservate bene la foto qui sotto.

il Teatro Italia - oggi Supermercato Despar
il Teatro Italia – oggi Supermercato Despar

Un occhio privo di malizia riconoscerà la facciata di un teatro affascinante, ma, al di là delle apparenze, quell’edificio, dal 2016, dopo una trafila burocratica le cui venature polemiche non si sono ancora raffreddate, è stato trasformato in un supermercato di un noto marchio internazionale. Originariamente, il Teatro Italia fu costruito nel 1915 sotto la guida dell’Architetto Giovanni Sardi; al suo interno vanta affreschi di Alessandro Pomi e decorazioni interne curate da Guido Marussig, oltre ai portali in ferro battuto visibili nella foto, realizzati da Umberto Bellotto.

Polemiche a parte, va ricordato che l’edificio ha conosciuto alterne fortune: da teatro divenne cinema, poi, dopo un lungo periodo di chiusura, ospitò uffici universitari, fino ad oggi, dove, dopo un lungo restauro, è tornato a vivere come supermercato.

La mia personale esperienza in questo luogo e le voci cittadine su pro e contro:

È innegabile che entrare per togliersi la curiosità, prendere una bottiglia d’acqua o fare la spesa sia anzitutto un’esperienza. Il luogo trasuda tutta la sua storia, mette i brividi e, di certo, stimola il pensiero critico. Vedere prodotti di largo consumo, alimentari e non, accostati all’arte che li circonda è a tratti quasi shockante, specialmente nella zona ove si trovava il palco, ora calcato dal banco dei salumi. Lo ammetto, ci ho messo anni ad entrare e, sinceramente, l’ho fatto per raccontarvi questa storia; personalmente, senza alcuna polemica, faccio parte del “team” che lo preferisce immaginare come teatro.

La trasformazione dell’ex Cinema Italia in un supermercato ha acceso opinioni contrastanti. Molti residenti sentono che Venezia ha perso un luogo di aggregazione culturale e lamentano che il restauro, pur pregevole, abbia snaturato lo spirito originario dell’edificio, sostituendo la cultura con il consumismo. Altri, tuttavia, apprezzano la nuova vita del palazzo, che sarebbe potuto finire in declino o convertito in alloggi turistici, vedendo in questa operazione una cura responsabile del patrimonio storico. C’è anche chi, tra i commercianti, aspetta di capire l’impatto economico del supermercato sulla clientela locale, guardando al futuro con un misto di speranza e incertezza.

Rischio o opportunità?

Resta ovvio infine che, tra un inesorabile tracollo dell’edificio o questa soluzione, il male minore prevalga: ben venga dunque la tutela del patrimonio storico-artistico anche attraverso forme singolari, dove il connubio tra fatturato di un privato e cura dei beni artistici vanno a braccetto tra un detersivo in promozione e un affresco centenario. Rimango però dell’opinione che questo ossimoro visivo possa, alla lunga, danneggiare entrambi i fronti, in quanto un simile progetto apparirà sempre come un accostamento innaturale e figlio di esigenze troppo diverse per poter davvero convivere in totale armonia.

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In conclusione:

In conclusione, la trasformazione dell’ex Teatro Italia in supermercato rappresenta un esempio emblematico delle sfide e delle opportunità che Venezia deve affrontare nel bilanciare la preservazione del patrimonio storico con le esigenze economiche moderne. Questa vicenda solleva interrogativi sul futuro della cultura e dell’identità cittadina, invitando a riflettere su come tutelare l’unicità di Venezia in un contesto di cambiamento. La fusione tra arte e commercio, pur necessaria, richiede una gestione attenta per evitare che la bellezza storica venga soffocata dal consumismo. Solo attraverso un dialogo aperto tra residenti, commercianti e istituzioni si potrà garantire un futuro armonioso per la città. Sia mai che non ci mettano dei ledwall pubblicitari sul Campanile di San Marco, mica siamo a Times Square.

Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e se avete già avuto l’opportunità di visitarlo!

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