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“Chi ha rapito Santa Claus?” 14 Dicembre – il Folletto

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

14 Dicembre – il Folletto

Grintolo, il folletto delle ceneri

Il pescatore salutava ad ampi gesti dalla banchina la compagine in partenza, non era chiara la sua improvvisa e generosa benevolenza, ma Luca continuava a parlare di provvidenza e nessuno date le situazioni avrebbe mai voluto contraddire un frate, tantomeno ora che una buona azione li stava rimettendo in gioco. Fu così che, per testare la barca, decise di andare a fare il pieno a Lido. Si trattava del distributore di carburante nautico locale più vicino rispetto a quello veneziano in zona Fondamente Nove. Era inoltre un’occasione per andare a salutare Alfredo, il suo anziano padrino che viveva a Malamocco e che non vedeva da qualche mese. L’imbarcazione, con tutti i suoi passeggeri seduti a poppa vicino al posto di comando, dove Luca teneva il timone, procedeva col classico suono di un motore diesel di vecchia generazione: “Tà–tà–bròm…Tà–tà–bròm…Tà–tà–bròm…” canticchiò Artemisia, ma questo motore non vi sembra ripetere all’infinito le percussioni della canzone King di Florence + the machine? E Luca: “Perdindirina! Si!” fu così che entrambi si misero a cantare, non all’infinito, ma fino a destinazione. Dopo una traversata di circa venti minuti arrivarono al distributore vicino a Piazzale Santa Maria Elisabetta. Lì era tutto un fermento tra mezzi pubblici su acqua, autobus su gomma e un via vai di pendolari e turisti. Terminato il rifornimento ripartirono alla volta della destinazione, in venti minuti, dopo aver costeggiato una buona parte del Lido di Venezia, giunsero innanzi al lato lagunare di Malamocco, passarono sotto al ponte stradale e, imboccando un canale che rendeva quasi penisola la borgata avvolgendola tutta, giunsero alla piccola darsena incastonata in Piazza delle Erbe. Attraccarono e scesero tutti, Luca li guidò verso la casa del padrino e badò bene di non chiamarlo zio come suo solito per evitare ramanzine. Alfredo, questo era il nome, sentì la voce di Luca e, spiando dalla finestra lo vide con un manipolo di persone, prese la sua moka da cinque e la caricò sul fuoco, appena in tempo per sentirlo bussare. “Zio Alfredo, sono Luca, perdonami ma sono qui con degli amici, fammi entrare” e Alfredo: “Luca, riconoscerei la tua voce anche in mezzo al frastuono delle onde, entra pure, è aperto”. Luca scostò la classica tendina di ciniglia e, dopo di lui, tutti entrarono. Alfredo: “Credevo mi avessi riportato il tuo amico anche ques’anno, mi avrebbe fatto piacere salutarlo e vedere se stesse ancora usando il mio laccio coi tre nodi sul suo sacco di juta” e Rudolf: “Molto piacere Alfredo, grazie per la tua ospitalità e per aver messo il caffè sul fuoco, ci vedi in tanti perchè non sappiamo cosa sia successo a Santa e lo stiamo cercando” e lui: “Santa?” Rudolf capì di aver detto una parola di troppo, ma sentiva di averla riposta bene: “Si Alfredo, Santa, la persona con cui hai chiaccherato l’anno scorso era proprio quel Santa lì…”. Lui si commosse, capì che l’energia speciale che aveva percepito era vera e pregò Luca di informarlo sull’evolvere della situazione. Luca annuì e, quando tutti ebbero finito il caffè ripartirono. Sulla porta però Alfredo li trattenne ancora un istante dicendo: “Dato che siete un bel gruppetto vi posso chiedere un favore? Dovete sapere che una strana luce ogni tanto si spande dalle acque nei pressi del ponte che conduce al Forte di Malamocco, un mio amico al bar giura di aver visto un folletto, secondo me ha visto solo ombre… di vino!” Rise, Luca lo rassicurò e promise che sarebbero andati a vedere. Eravamo all’imbrunire e, tutto sommato, dato che tra la ricerca degli Umbræon e la comparsa dei Luminæon la vicenda si era ormai fatta curiosa un controllo era una valida opzione. In pochi minuti arrivarono al ponte del Forte, si affacciarono chi sulla sinistra, chi sulla destra, Artemisia tese le orecchie, come a captare sensazioni e sussurri, in realtà si era solo persa nel canto della natura. Krampus di colpo si fece sentire: “Luce luce luce!” Accorsero e, la videro spostarsi e sparire, come il guizzo di un pesce nelle acque poco profonde. Poi una voce fuori campo li interpellò: “Se io sono io, tra i tanti tu laggiù, tu, sei tu?” Krampus: “Ma chi sei? Dove sei? Manifestati e fatti capire” e di nuovo, palesandosi appena nella penombra del cancello alla fine del ponte: “Se io sono io, tra i tanti tu laggiù, tu, sei tu?” Rudolf non potè che ridere, aveva capito che si trattava di un folletto ma non di quale genere, Artemisia invece sì e prese in mano la situazione: “Se tu sei ciò che sei e cerchi chi non sei tu, allora parlami, folletto che salti tra le ceneri. Non chi pensi che io sia, ma chi credi di trovare?” e quello: “Sono io, sei tu?”. Krampus: “Odio i folletti, adesso lo friggo…” Rudolf lo guardò malissimo, così Artemisia: “Se di Santa vuoi parlare, a noi ti devi avvicinare”. A piccoli passi si palesò, interamente ricoperto di ceneri, esordendo abbandonando il tono guascone tenuto fino a poco prima: “Sono Grintolo, il folletto delle ceneri, il mio compito è ricordarvi quello che dissi a, com’è che lo chiamavo? Ah si, Citrullo! Gli ricordardi che alcuni di noi aiutano gli umani i quali perseverano nel loro modo d’essere immeritevole di salvezza. Cenere sono, cenere rimarranno e dalla cenere nulla di buono nasce, come me”. Rudolf lo guardò, consapevole di aver individuato una falla di cui approfittare e, con fare pacato disse: “Nessuno è assolutamente buono, nessuno è assolutamente empio. Ci sono miriadi di sfumature e momenti. Ciascuno unico”. Krampus: “Se volete lo incenerisco io del tutto…”. Rudolf lo guardò di nuovo malissimo e disse, cercando di ottenere qualche indizio: “Mi sembri di più di un folletto delle ceneri, è risaputo che da queste rinascono le fenici e, secondo me tu sei pronto a spiccare il volo..”. Krampus non trattenne una risata isterica all’idea della fandonia che stava sentendo, Artemisia lo mise a tacere con una gomitata leggera. Il folletto con gli occhi grandi come quelli dello stregatto disse: “Dici davvero?” e Rudolf con gli occhi enormi: “Si, aiutaci e compi il tuo ulteriore passo verso la tua rivincita”. Grintolo: “Chiedetemi, sarò la vostra fenice”. Krampus si avvicinò ad Artemisia e disse bisbigliando: “Siamo sicuri che poi senza incenerirlo non si verrà a vendicare?” e lei: “Ma smettila con sta mania del fuoco!” Rudolf: “Dunque, abbiamo visto delle luci qui nelle acque, singole e fioche, ma distinguibili, vi è un motivo per questo fenomeno?” e Grintolo: “Si, tutto è iniziato la notte in cui il vostro amico passò di qui, ha attirato delle specie di alghe che, ogni tanto, emettono fiochi lampi nelle acque”. La delusione per la spiegazione estremamente razionale e credibile attanagliò tutti, il folletto lo colse e disse: “Hey pupazzoni malconci, perchè ribaltate i sorrisi? Se due oggetti strani cercate, io andrei agli Alberoni al Golf” e Rudolf incuriosito: “In che senso oggetti strani?” e il Folletto: “Quelli che vengono rivelati attraverso il Libro dei Frammenti di Tenebra no?” lo sbigottimento colpì tutti e Krampus fu il più pronto a rispondere sbattendo il suo bastone a terra: “Sei forse tu una spia?” e Grintolo: “No, sono un folletto delle ceneri e la nostra tradizione ha tramandato tutto attraverso dei testi” e proseguì: “Il tomo che state usando nella vostra ricerca, di cui percepisco l’energia, ora vi indicherebbe ciò, anzi, eccolo!” Incredibilmente, tra le mani di Luca comparve il Libro dei Frammenti di Tenebra, come teletrasportato dal folletto, lo aprì sul capitolo corretto ed ecco: “Quando la sabbia bianca canta e gli alberi vegliano su buche di silenzio lì riposano due segreti fatti di Chiaro di Luna uno e di Tenebre l’altro”. Il folletto prese a saltellare e disse con voce stridula eppure carica di autorità: “Non pensate che siano semplici sfere… ciò che oscuro sembra non sono solo ombre, e ciò che luminoso sembra, non è pura luce. Sono frammenti di un equilibrio antico, e chi li possiede non solo osserva il mondo, ma ne può dettare il battito più segreto. Guardate bene: l’ombra e la luce non si combattono, si cercano e sono interdipendenti. Solo chi comprende la loro danza saprà dove porre il prossimo passo… o magari il passo sarà già deciso per lui.” Rudolf intanto, in qualità di leader silente, prese una decisione: “Dobbiamo trovare un luogo dove rifocillarci ed un riparo per la notte.. domani potremo andare alla volta del Golf Club e capire di più, grazie Grintolo”. Luca li guardò e disse: “So dove possiamo andare” e si incamminarono seguendolo con fiducia.



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“Chi ha rapito Santa Claus?” 13 Dicembre – Il Sogno

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

13 Dicembre – Il Sogno

la barca di luca distrutta

Al termine della cena, leggermente ebbri ma senza esagerazione alcuna si misero sulla via del ritorno. Percorsero a ritroso i canali dell’andata, ad eccezione di uno che in virtù della sua ampiezza risicata era a senso unico. Quando attraccarono davanti all’osteria in ristrutturazione non vi era più l’oste che vigilava sui lavori, ma vi campeggiava sopra la porta d’ingresso una nuova insegna lignea appositamente illuminata ad hoc e dall’aria elegante il cui nome risultava coperto. Krampus si avvicinó furtivo e, allungando la mano, provó a svelarne il nome, ma quando si fece il momento Rudolf lo apostrofó: “Eddai, lasciaci la gioia di scoprirlo se ne avremo occasione” e lui: “Va bene, va bene signor ligio, la sscolto” concluse sarcastico. Arrivati a casa di Artemisia ciascuno prese posto per riposare, chi in piedi, chi sul divano, Luca chiese di poter avere una sedia, forse per penitenza o modus vivendi, Artemisia allora ne tiró fuori una imbottita per bene, quasi una poltrona e gli disse: “Ok scegliere la semplicitá, ma il comfort lo offre la casa”. Luca sorrise e, dopo aver recitato le preghiere di rito chiuse gli occhi. Assopiti che furono tutti Krampus riaprì gli occhi, si guardó intorno e tracció dei segni nell’aria, non dissimili da quelli che usava fare Artemisia e, infine, si assopì. La mattina seguente il canto dei gabbiani destó tutti. Rudolf corse verso la camera di Artemisia trovandola giá sull’uscio e disse: “Ho sognato…” lei gli tappó la bocca e completó la frase: “Santa, hai sognato Santa e l’ho fatto pure io”. Krampus li guardó come niente fosse, Elio balzó sulle zampe, Luca sgranó gli occhi. Artemisia prese il contenitore dei biscotti e, posizionandolo al centro del tavolo disse: “Parliamone Rudolf” e lui: “Mi dispiace, è stato un sogno improvviso, interrotto dal canto dei gabbiani e la frase che mi stava dicendo si è interrotta..” e lei: “così anche nel mio!” Le due frasi erano: “andate alla” e “casa del” anche messe insieme peró non bastavano a fornire un indizio, così Rudolf non perdendosi d’animo disse: “io apro il libro, magari l’enigma di oggi ci aiuterá..” la pagina era intonsa, ma quando fu colpita casualmente dalla luce del mattino riveló il disegno di un’antica e regale imbarcazione. Luca si avvicinó e capì l’elemento che completava la frase “Bucintoro! Dobbiamo andare alla casa del Bucintoro, l’Arsenale dunque!”. Esultarono tutti ad eccezione di Krampus, dalla sua espressione pareva geloso della presenza del frate. Uscirono dunque da casa di Artemisia per dirigersi all’Arsenale. Durante l’itinerario transitarono per molte zone tipiche del Sestiere di Castello, tra queste anche quella del convento di San Francesco della Vigna in cui Luca passó i suoi primi anni da frate prima di optare per una dimensione più eremitica. Il gruppo giunse nei pressi della fermata actv Celestia, lì dove iniziava il ponte metallico sospeso che conduceva, costeggiandone le mura, all’Arsenale. Krampus guardó tutti in tralice: “cioé, io dovrei camminare per più di duecento metri lungo una passerella sospesa?” E Luca: “Sì, è la via ideale” la reazione non tardó ad arrivare: “Mi rifiuto categoricamente”. Fu così che Luca, in puro stile fratino, si offrì con l’accordo di tutti di andare a recuperare la sua barca per poi raggiungerli e portarli via acqua all’Arsenale. Quando ritornó e li imbarcó, circumnavigarono l’appendice di Castello e, giunti all’Arsenale la prima cosa che videro, lasciandoli senza fiato, era l’opera di Lorenzo Quinn. Rudolf le osservó stagliarsi contro il cielo: mani gigantesche che spuntavano da rive opposte di una piccola insenatura dell’Arsenale e si intrecciavano in un gesto di sostegno reciproco. “Sono colossali,” disse sottovoce mentre vi passavano sotto per attraccare, “Sembra vogliano dimostrare che tutto sia possibile tramite la cooperazione”. Una volta a riva sentirono Krampus allontanarsi ripetendo: “Sommergibile militare sommergibile militare” corse letteralmente lungo la riva della Tesa 105 e, divenendo minuto all’orizzonte, corse verso quel residuato bellico nato poco prima degli anni ‘70. Rudolf: “Ebbene ragazzi, lo abbiamo ufficialmente perso, come un bimbo che prima fa il riottoso e poi sorride innanzi al parco giochi. Dato il suo umore recente lasciamo che si sfoghi e chissà che ci venga restituito un Krampus piu mite”. Risero, giungendo anche loro a piedi alla Tesa 105 e l’occhio di Luca cadde su una bellissima barca a vela: “Ma é il Moro di Venezia!” E Rudolf: “cioè?” E lui: “È una imbarcazione leggendaria, quella che portò l’Italia fino alla finale dell’America’s Cup negli anni ’90. Un pezzo di storia il cui nome resta un portafortuna”. Ammaliati dalla spiegazione non si accorsero che nelle acque dove avevano ormeggiato la barca di Luca qualcosa stava mutando. Le acque puntarono il cielo come un geiser, poi un altro e un altro e un altro ancora. Osservarono il fenomeno che aveva preso una direzione precisa. Come imbambolati osservarono l’inesorabile dalla riva su cui si erano soffermati. Nelle acque innanzi a loro apparve il volto cupo, enorme stavolta, che era solito spiarli, lo percepirono consapevoli che non avrebbe attaccato loro, ma che avrebbe continuato la sua guerra psicologica. Scomparve infatti ed un istante dopo l’ultimo geiser acqueo si sprigionó sotto la sanpierota di Luca facendola sbattere contro alcune delle mani giunte dell’opera di Quinn, distruggendola in una miriade di pezzi. Accorsero tutti, tranne Krampus che a quanto pare stava continuando a fissare il sommergibile. Luca era disperato, Rudolf non riusciva a trattenere le lacrime, Artemisia lo abbracciava mentr Elio le stava sopra la spalla destra. Arrivarono lì, i frammenti di legno e le vele squarciate galleggiavano sulle acque a testimonianza della sciagura appena avvenuta, lacrime solcavano ora anche le gote di Luca e Artemisia. Rudolf parló: “é il segno che siamo sulla strada giusta, supereremo questo momento” nonostante la frase però in cuor suo non lo credeva fino in fondo. Finalmente Krampus tornó, ignaro di tutto esordì: “bene ragazzi, scusate ma i sottomarini mi fanno letteralmente impazzire, Rudolf hai qualche novità?” Artemisia, Rudolf, Luca, perfino Elio indicarono l’acqua e Krampus, realizzando quanto accaduto: “No, io dalla passerella di metallo non passo per tornare indietro” e si andó a sedere su una panchina lì vicino. Nessuno commentó la mancanza di sensibilità, sarebbe stato inutile. Artemisia, Luca e Rudolf si confrontarono sulla situazione, cercando di rivolgersi parole di consolazione e speranza reciprocamente, d’un tratto Krampus accorse urlando parole, a distanza incomprensibili, si avvicinó in compagnia di un vecchio pescatore che quando si avvicinó riveló essere simile al pescatore di Torcello: un giaccone cerato color verde scuro, segnato dal sale e dal tempo, e gli stivali di gomma che parevano aver visto più maree che stagioni. Sul capo, il berretto di lana grigia tirato fin sulle orecchie, era Oreste! Parló così: “Giovanotti, ho saputo della vostra barca e, dato che oggi è il vostro giorno fortunato, si fa per dire dati gli eventi, vi voglio aiutare in maniera speciale”. Rudolf: “non ci tenga sulle spine, per favore non scherzi, ci dica” e lui: “che ne dite di utilizzare, gratis, il Moro di Venezia e salvarlo per un periodo indefinito dalla demolizione? La tempesta dell’altro giorno lo ha bombardato di grandine cancellandone anche il nome, ripararlo costerebbe più che demolirlo, dunque è giunta la usa ora, ma voi potreste allungarne la vita. Se poi dovesse piacervi per quello che è, beh,  potrei anche decidere di regalarlo, demolirlo mi costerebbe di più a quel punto, questo è certo”. Rudolf si sentì svenire, Luca non credeva alle sue orecchie, Artemisia vibrava d’emozione. “Vi accompagno” disse il pescatore. “Eccolo qui” indicandolo tanto fieramente quanto fu amara la rivelazione per chi poteva anche vederlo. Artemisia: “ragazzi, ma dove sono finiti gratitudine, euforia ed entusiasmo? Stiamo parlando del Moro di Venezia!” E Rudolf sussurrando al suo orecchio: “Questo è il Moro di Venezia sì, ma ne è per crudele fatalità solo un omonimo, sembra la versione pronta al naufragio… si tiene insieme per miracolo, ma a caval donato..” e Luca: “…provvidenza aiuta!”. Nella perplessità circostante però qualcuno ancora riusciva a sorridere, finalmente privato dell’espressione torva e del broncio che lo aveva contraddistinto lungo l’arco della giornata: Krampus.


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“Chi ha rapito Santa Claus?” 12 Dicembre – La porticina alla Maddalena

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

12 Dicembre
La porticina alla Maddalena

la porta segreta dietro la chiesa della maddalena alta 60 cm

Luca disse: “preparatevi alla meraviglia”, tutti si girarono verso ogni dove, cercando dettagli, segni, scorci. Luca spinse il timone e la sanpierota svoltò decisa e precisa verso destra, dal Rio di Santa Giustina verso quello de San Giovanni Laterano. Il primo era ampio una decina di metri con i palazzi vi si specchiavano appieno, il secondo invece dimezzava le misure del precedente per larghezza e appariva più come una sorta di piccola sezione di un lungo corridoio all’interno del dedalo veneziano. Luca: “Bene miei cari, preparatevi a voltarvi sulla sinistra” a seguire Artemisia: “Siamo davanti a Palazzo Tetta, il palazzo penisola vicino alla Libreria Acqua Alta” Luca, avendo intuito la sua condizione di non vedente rimase sbigottito, così Rudolf: “Dovrai abituarti a questo genere di colpi di scena Luca, Artemisia ha una capacità innata di capire e comprendere i luoghi che sfugge alla comprensione di tutti gli altri, va ammirata e custodisce nella sua mente una mappa tutta sua, per riferimenti e forma, della città” e il frate: “Assolutamente, è davvero incredibile la sua capacità di capire dove si trovi con i suoi singolari punti di riferimento”. L’imbarcazione attraccò vicino ad un’osteria, il frate scese prima degli altri e, dopo aver bussato, vi entrò. “Buongiorno Oste, sono Frate Luca, desideravo sapere se mi potesse concedere di attraccare per un breve periodo qui davanti, gliene sarei davvero molto grato” e quello: “Buongiorno a lei, assolutamente nessun problema, siamo chiusi per manutenzione, dunque occupi il posto per tutto il tempo che le serve, mi dispiace solamente di non potervi ricattare chiedendovi di fare una consumazione” concluse sorridendo in maniera molto bonaria. Scesero dunque dalla barca, Luca aiutò Artemisia nella discesa e via via tutti gli altri che in pochissimi minuti percorsero le poche centinaia di metri che separavano il luogo dell’attracco dalla casa di lei. Si accomodarono intorno al tavolo e, mancando una sedia, Artemisia andò prontamente a recuperarla, ignorando l’offerta di aiuto da parte di Rudolf. Krampus si era fatto più silenzioso e pensieroso, Rudolf lo osservava attentamente, attribuendo questo atteggiamento alla stanchezza o magari al non aver riposato adeguatamente nell’ambiente a lui alieno di San Francesco del Deserto. Quando furono tutti riuniti al tavolo Rudolf tirò fuori il Libro dei Frammenti di Tenebra, spiegandone contenuto e funzione al nuovo arrivato Luca. Disse: “Andiamo a tradurre dunque il capitolo di ieri e quello di oggi” mentre Rudolf leggeva e interpretava, alternando espressioni di cipiglio ad altre stupefatte, Luca chiese ad Artemisia: “Ma, toglietemi una curiosità, disponete di tutto il libro, perchè dunque lo analizzate un capitolo per volta?” e lei: “Luca, devi sapere che il libro si svela nel suo contenuto solo passo dopo passo, un giorno per volta e le pagine seguenti restano bianche fino al giorno dopo. Potrebbe essere un modo per proteggerci dal conoscere ciò che non siamo ancora pronti a capire, sebbene di comprensibile resti ben poco al momento”. Di colpo Rudolf: “Hey, ascoltatemi, il libro non ha bisogno di essere con noi per conoscere ciò che accade. Quello che si dice su ieri ne è la prova, pare essere legato alla stessa forza che aveva generato gli Ingredienti della Luce scelti da Santa un anno fa. Quando qualcosa di importante si manifesta, il libro lo rileva, come un registro antico che registra ciò che la Luce decide di svelare attraverso la sua forma prima o quella seconda: le sue ombre generate”. Artemisia reagì: “Dunque il Libro dei Frammenti di Tenebra altro non è che un libro scritto e nato all’ombra della luce?” e Rudolf: “Sì, è un libro che racconta ombre, ma come tali scaturite da luce”. Il sacchetto di juta con gli Umbræon e i Luminæon raccolti fino a quel momento parve percepire l’intensità del momento e vibrò sopra il tavolo. Rudolf tornò a parlare: “Ora però, come forse anche le sfere desiderano, devo riportarvi l’enigma di oggi, tradotto letteralmente dice: Dove l’occhio veglia tra triangoli e cerchi, un varco umile e recondito attende in ginocchio chi cerca la saggezza. Lì troverete la soglia che i segreti sa custodire”. La rassegna dei volti al tavolo era emblematica, Rudolf aveva il volto di chi non ci aveva capito nulla, Artemisia la bocca spalancata, Elio rovesciato sulla sedia e Krampus con il volto tra le mani. Nel contesto però il volto nuovo del gruppo si era illuminato, Luca: “Non angustiatevi, specialmente tu Artemisia, ho capito dove dobbiamo andare, corriamo alla barca, ci conviene spostarci con quella”. Percorsero a ritroso le calli da casa di Artemisia alla barca, lì sulla riva ritrovarono l’oste che li salutò con garbo, magari convinto di acquisire futuri clienti, poco dopo furono a bordo e partirono. Luca non aveva detto la direzione, non era chiaro il motivo, ma i suoi compagni si fidarono ciecamente. Percorsero il Rio de Santa Marina e poi quello di San Giovanni Crisostomo. I palazzi man mano che procedevano si avvicinavano ai bordi dell’imbarcazione sempre di più, d’un tratto una luce abbagliante li travolse, erano sfociati in Canal Grande, sulla sinistra si vedeva il Ponte di Rialto, davanti la pescheria. Proseguirono sulla destra, risalendo il principale canale veneziano fino ad una svolta per entrare in Rio della Maddalena. Dopo una curva a gomito passarono sotto al Ponte Correr. Subito dopo sulla sinistra un sottoportico con delle sedie colorate di giallo, di blu, di rosso, di verde e le lucine simili a quelle di Natale che adornavano il plateatico di un’Osteria il cui cuoco riposava guardandosi intorno da una delle sedie in questione. Luca fece per accostare presso la classica scaletta in marmo veneziana che dalle acque riportava al piano della corte. Quando tutti furono scesi si volsero al frate che disse: “Eccoci, seguitemi”. Krampus fece per andare davanti, ma tutti seguendo Luca, andarono dietro alla Chiesa della Maddalena, così lui brontolando li seguì, era davvero sfasato. Bastarono pochi passi e tutti rimasero stupefatti, sul retro della chiesa infatti, giusto dietro l’abside vi era una minuscola porta, alta al massimo sessanta centimetri e sovrastata da un proporzionato frontone triangolare. Artemisia si fece avanti e cominciò a passare le mani vicino alla porta e lungo il muro limitrofo. D’un tratto si fermò, in prossimità di un foro e con un cenno della mano invitò Elio a farsi avanti. Lo prese in braccio sussurrandogli qualcosa e, una volta rimesso a terra, entrò in quel piccolo pertugio. Dopo qualche istante dei rumori meccanici si distinsero e, uscito Elio dal foro, pochi istanti dopo la porta si socchiuse facendo rotolare fuori una sfera oscura. Krampus: “Ecco l’Umbræon!” Rudolf lo colse, posizionandolo nella sacca con gli altri e guardò Luca con una riconoscenza infinita. Il suo contributo era stato fondamentale. Rimisero tutto a posto, con Artemisia che chiese ad Elio di tornare a bloccare la porta. Tornando verso la barca incontrarono il cuoco in procinto di iniziare il servizio che esordì così vedendo quello sparuto manipolo di personaggi vari: “Visto che siete qui, con le facce felici, che ne dite di amplificare la vostra amicizia con una cena veneziana?” Rudolf guardò Luca, che a sua volta guardò Krampus, che a sua volta guardò Elio, l’impasse fu interrotta da Artemisia: “Siamo al Cantinon, non possiamo perdere questa occasione”. Luca scuotendo la testa disse: “Stupefacente, un vero miracolo questa dote”. Si sedettero, brindarono, cantarono, ma da uno specchio su una mensola di ninnoli lagunari, il volto era tornato, a loro insaputa, a spiarli da vicino e Elio miagolò forte, nervosamente, in quella direzione, senza che però stavolta Artemisia potesse capirne il motivo.

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“Chi ha rapito Santa Claus?” 11 Dicembre – Il primo Luminæon

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

11 Dicembre – Il primo Luminæon

il primo Luminæon

Un rumore fragoroso di oggetti caduti a terra, tipo lamiera, risvegliò l’intero convento anzitempo. I frati, Rudolf, Artemisia si affacciarono al corridoio, confusi e ancora assonnati. Il silenzio appena rotto era tornato a regnare, fino a quando non si affacciò una silhouette familiare ai nostri. Con un piede incastrato in un secchiello ed uno scopettone tra le mani apparve Krampus. Rudolf notò un dettaglio in più, aveva anche un piede impigliato nella coperta che, avviluppata al braccio di una sedia, la trascinava. Krampus guardò tutti quasi sollevato per la compagnia trovata in corridoio e disse: “Beh, mi sarei scusato, ma trovandovi già tutti qui svegli mi sento sollevato. Ci vediamo dopo per la colazione” fu così che quella creatura ombrosa tornò a chiudersi nella stanza, trascinando la coperta con un piede e producendo un suono metallico col secchiello ad ogni passo del piede destro. Rudolf trattenne a malapena le risate per quanto appena visto, Artemisia lo percepì, contagiata e si coprì la bocca con una mano. La goffaggine di Krampus era amplificata dal convento ed era totale, ma nonostante i disastri c’era qualcosa di irresistibilmente empatico: Krampus sembrava davvero voler “fare le cose per bene e a fin di bene”, non pareva voler svegliare tutti o creare caos, eppure ogni movimento sembrava ritorcerglisi contro, trasformando ogni buona intenzione in un piccolo disastro comico, un passo sul filo del rasoio. I frati, ormai svegli, si limitarono a sorridere con pazienza invocando la virtù della pazienza e quella del perdono, probabilmente abituati alle stravaganze portate dai viandanti. Il risveglio non tardò ad arrivare per tutti, dopo una colazione semplice insieme a tutti i Frati a base di cereali, latte e caffè Luca si staccò dai suoi confratelli e li guidò alla scoperta di quest’oasi di pace. Arrivarono agli orti, Artemisia ed Elio andarono a sentire i profumi che si sprigionavano dal rosmarino, dalla salvia, dal timo, dal prezzemolo e dall’alloro. Krampus si avvicinò ai cipressi e Rudolf si avvicinò a Luca che, percependolo gli disse: “Fratello, ho colto due cose in te ieri, la prima quando parlai del viandante di un anno fa, hai sentito una scossa nel tuo essere; la seconda è che hai un senso nell’anima, forse del senso di colpa. Cosa ti lega a lui? Sai come sta? Fu una presenza davvero luminosa nella mia vita in quei giorni in cui condividemmo spazi, paesaggi e vita. Ho percepito che il suo ruolo nel Mondo aveva una rilevanza che mi bastava percepire senza svelarla del tutto, un’anima bella” Rudolf si sentì travolto da mille emozioni, avrebbe voluto proprio scavare nel rapporto tra Luca e Santa, ma la porta che credeva chiusa gli si era spalancata innanzi, prese fiato, si fece forza e controllando la distanza degli altri disse: “Luca, in virtù della persona che penso tu possa essere e di questa impronta luminosa che lui ha lasciato nella tua vita ti rivelo che lo stiamo cercando, non so se tu abbia capito chi sia, ma temiamo sia in pericolo, che possa essere stato rapito”. Luca si dimostrò preoccupato e, seppur in silenzio, diede a capire di volerne sapere di più, così Rudolf: “Il 25 dicembre compì un’opera fondamentale proprio a Venezia. Ci riunimmo poco prima, ma, una volta compiuta la missione, sparì… rapito, in una calle nei pressi di Campo Santi Giovanni e Paolo. Raccontarlo ora faceva stringere il cuore a Rudolf: sentiva un nodo in gola, un misto di ansia e impotenza. Lo abbiamo capito solo quest’anno, seguendo una serie di indizi che, in parte, lui stesso ci aveva lasciato”. Il frate guardò con occhi commossi e tristi Rudolf e sussurrò una frase che lo colse inaspettato: “Oh Signore, chi ha osato rapire colui che porta gioia a tutti, specialmente ai bambini?”. Rudolf fece fatica a restare in piedi. Non poteva urlarlo ai quattro venti, così sussurrò animosamente: “Ma… ma tu l’hai riconosciuto davvero?” e lui annuendo lievemente e con lo sguardo velato di affetto e rispetto. “Sì, dal primo istante… e posso giurare che la sua luce era vera. Ma il mondo, a volte, non comprende ciò che incontra e se lo lascia scappare, pur serbandolo tra le mani. Ora seguimi Rudolf, lasciamo gli altri tra aromi e cipressi, voglio mostrarti una cosa e penso tu possa essere la persona giusta per capirla”. Camminarono fino alle celle dei frati del convento, Luca aprì la porta della sua stanza e invitò Rudolf ad accomodarsi su una sedia, la stanza era spoglia, un’effige di San Francesco alla parete, un tavolino, due sedie di cui una offerta all’ospite, il letto e uno scrittoio vicino alla finestra. Il frate si avvicinò allo scrittoio, ne aprì un cassetto e ne trasse fuori un sacchetto color panna che sembrava contenere qualcosa. Lo posò sul tavolo e disse a Rudolf: “Vediamo se tu sai dirmi cosa sia questa cosa che lui lasciò nel cassetto della stanza che gli fu concessa”. Rudolf mise le mani a scodella, Luca rovesciò il sacchetto affinchè l’oggetto ne uscisse e, quando lo fece, l’espressione di Rudolf si fece esterefatta al punto da dire: “Ma questo è… questo è…” e Luca: “Io l’ho chiamato Luminæon… e credo che il destino abbia scelto te per questo. Tu sei colui che deve comprenderlo, un anno dopo che mi è stato lasciato”. A quel punto Rudolf non poté che estrarre la sacca contenente gli Umbræon raccolti fino ad allora appoggiandoli vicino alla sfera chiara e luminescente estratta da Luca. I due guardarono quelle sfere con aria inerrogativa finchè non fecero un balzo all’indietro quando, per un istante, la bianca fino ad allora luminosa e calda con una luce dorata e vibrante e le sfere oscure, nere e profonde con riflessi viola e blu, divennero grigio scuro. Luca e Rudolf si guardarono e giunsero alla medesima risposta dicendo quasi in coro: “La luce ha sempre un potere superiore a quello delle tenebre”. Il frate affidò il sacchetto di velluto panna a Rudolf e gli disse: “Ora andiamo dagli altri, penso tu gli debba delle spiegazioni alla luce di questa notizia”. Rudolf annuì e tornarono fuori negli orti. Artemisia, Elio e Krampus gli si fecero incontro e quest’ultimo disse: “Ma dove eravate finiti?” e Rudolf: “Luca mi ha rivelato un segreto che nessuno di noi avrebbe mai immaginato, Santa ha lasciato una traccia un anno fa passando di qui, un Luminæon” e Artemisia: “Un cosa?” e Rudolf: “Artemisia, metti le mani a scodella” fu così che adagiò la sfera tra le mani di lei che disse: “posso percepire la luce di cui è composto”. Krampus fece un passo avanti, avvicinò la mano alla sfera chiara che si illuminò ancora di più, ma proseguì la sua giornata all’insegna della goffaggine e, inciampando su una radice, dovette badare a mantenere l’equilibrio. Poi disse: “Facciamo che la tocco un altro giorno, oggi rischierei di romperla”. Risero tutti, lui compreso, che però vicino a quella sfera sembrava aver perso quella luce che lo aveva contraddistinto fino a poco prima. Luca prese la parola: “Rudolf mi ha spiegato mentre arrivavamo cosa state facendo e dunque son qui ad offrirvi il mio aiuto e un passaggio in barca se vi può essere d’aiuto”. Rudolf: “Accettiamo volentieri, così ripassiamo da casa di Artemisia e, se ti fa piacere, potrai passare la giornata con noi, aiutandoci in parte di questa ricerca”. Luca sorrise, quasi commosso, all’idea di poter restituire in piccola parte la luce che Santa gli aveva regalato giusto un anno prima attraverso questo piccolo contributo ai suoi amici. Giunti all’imbarcazione e saliti a bordo Artemisia, con Elio in braccio fu aiutata ad imbarcarsi e, presa posizione a poppa disse: “Come si chiama questo tipo di barca? È originaria del posto?” chiese mentre sfiorava con la mano il bordo lucido del legno. Luca sorrise con quel suo modo quieto, quasi a voler accarezzare l’aria.  “È una Sanpierota” spiegò. “Un tipo di barca storica della Laguna sud di Venezia. Era usata per la pesca e per i piccoli trasporti tra le isole. La mia famiglia l’ha sempre custodita con cura, e quando sono entrato nel convento ho chiesto il permesso di portarla con me. Essendo un dono di famiglia, me l’hanno lasciata tenere… e ora è a disposizione di tutti i frati, a differenza di un anno fa ora ha un motore elettrico e la possibilità di andare a vela” Passò una mano sulle vele arrotolate, come se leggesse una storia.  “Le vele, invece, sono speciali. Le ha acquistate e dipinte mio nonno. Ogni colore e ogni simbolo sulla vela ha un significato: qui manteniamo questa tradizione da generazioni. Un richiamo ai colori del Vaticano e a San Pietro, che per la mia famiglia ha sempre avuto un’importanza particolare.” Poi aggiunse, con un tono più dolce: “Sono originario di San Pietro in Volta, un piccolo borgo lagunare poco più a sud. È un posto semplice, ma pieno di storie e affascinante. Ogni volta che apro queste vele… è un po’ come far respirare la memoria di casa.” La poesia travolse tutti, tranne Krampus che pareva volersene stare in silenzio ed in disparte, nessuno però lo voleva turbare e dunque lo lasciarono crogiolarsi in attesa di capire se avessero potuto aiutarlo in qualche modo. Rudolf chiese a Luca: “Non potendo attraccare all’ospedale da dove pensi di farci scendere?” E lui: “Fidatevi di me, vi stupirò”. La laguna, un’onda dopo l’altra dipanava la sua poesia, nessun temporale o burrasca, solo silenzi, gabbiani e quiete. Costeggiarono il lato est di Murano, poi quello dell’Isola di San Michele, cimitero cittadino, infine anzichè accostare in zona Ospedale Civile, Luca puntò dritto verso un canale che pareva spalancarsi sul fianco di Venezia, lo annunciò così: “Eccoci nel Rio di Santa Giustina, preparatevi ad ammirare una Venezia intima e vera, aiutatemi a smontare l’albero e ad ammainare la vela, così da passare sotto ai ponti, da lì prenderemo il Rio de San Giovanni Laterano e sbarcheremo proprio davanti a Palazzo Tetta giusto a due minuti da casa di Artemisia”. Mentre la Sanpierota scivolava silenziosa nel Rio di Santa Giustina, nessuno parlava: ognuno custodiva dentro di sé il peso e la luce di ciò che avevano appena scoperto. Il Luminæon, avvolto nel sacchetto panna, sembrava pulsare come un cuore in attesa. E, senza dirlo ad alta voce, tutti capirono che la ricerca era solo all’inizio.

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“Chi ha rapito Santa Claus?” 10 Dicembre – la burrasca

"Chi ha rapito Santa Claus?" - cover by Trarealtaesogno

10 Dicembre – la burrasca

un vaporetto in balia della burrasca

Arrivarono all’attracco ligneo da cui erano arrivati, il vento proveniente da nord-est, probabilmente di Bora, soffiava con un’intensità che trasformava le onde lagunari in schiaffi che si abbattevano senza particolare pietà sulle rive di Torcello. Il cielo plumbeo, riecheggiar di tuoni. L’arrivo del vaporetto, che ballava sopra le acque agitate, fu accolto come un trionfo. Salirono a bordo, loro tre soli, nessun altro pareva voler abbandonare l’isola nonostante il tempaccio incombente. Si chiusero nella cabina passeggeri, sedendosi vis a vis sulle sedute tipiche di quei mezzi. Dalle porte lignee vetrate a battente che separavano la parte esterna coperta da quella con le sedute Rudolf intravide i due marinai parlare animatamente, non era chiaro il contendere, ma discutevano in maniera tosta e forte. Non era chiaro chi avesse prevalso e su cosa, ma il mezzo partì alla volta di Burano, fortunatamente non sarebbe servito un cambio di mezzo stavolta, sarebbe andato dritto fino alle Fondamente Nove. Le onde della laguna non erano da meno rispetto a quelle del mare. Il natante beccheggiava ampiamente e sembrava perfettamente a suo agio, anche grazie al capitano che conduceva con maestria il mezzo in acque agitate. Artemisia si fece improvvisamente seria, con lei, medesima maniera, anche Elio. Rudolf con Krampus, che di tutti era l’unico divertito, non fecero in tempo a dire nulla che inizió a suonare una campanella. Uno dei due marinai si affacciò, con il volto apparecchiato dal terrore, lì dov’erano seduti e disse: “Avaria! Restate seduti per favore signori! Tassativo”. Artemisia si aggrappò con una mano alla seduta e con una trasse stretto a sè Elio, Rudolf si cominciò a guardare intorno nervosamente, conscio di saper combattere le nevi ma, molto meno, le acque. Krampus, inultile sottolinearlo, la sua natura ombrosa usciva esaltata dalle situazioni in cui si respira terrore e, dunque, qui ci sguazzava allegramente senza pensieri, apparentemente. Ad un tratto, il solito volto oscuro apparve su un vetro, solo Krampus lo vide, ma contemporaneamente dovette agire dicendo: “Chiudete. Subito. Gli occhi!” gli altri ubbidirono atterriti e: “Clang sbroosh!” un’onda si abbatté sul fianco del vaporetto facendolo oscillare. E poi ancora e ancora, finchè non si ruppe un vetro, lontano da tutti, ma causando l’ingresso dell’acqua a bordo dell’area passeggeri. I due marinai erano chiusi nella cabina di comando, la debacle del motore non li aveva fatti scoraggiare. Sfruttando l’inerzia e la spinta delle onde sembravano avere un piano d’azione preciso. I minuti scorrevano interminabili e la corrente, il vento e le onde, d’un tratto, sembravano aver rinunciato ad esagerare. Il vento mutò forma e direzione, da bora parve diventare maestrale ed il cielo, ancora plumbeo, sembrava aver fatto pace con qualcuno. Il marinaio tornò ad affacciarsi e disse: “Rieccoci, spero non abbiate dovuto patire eccessivamente – Krampus rideva mentre gli altri erano un po’ nauseati – sappiate che l’avaria non ha trovato soluzione, il motore anche ora non vuole saperne di ripartire, ma se il vento non muta repentinamente potremmo godere di un rifugio sicuro in attesa di un mezzo sostitutivo”. La fortuna parve non voler lasciar cadere disattesa questa mezza promessa, il vaporetto veleggiò dunque fino ad un’isola di cui spiccava lo stile semplice, ricco di verde ed un campanile. Rudolf uscì dalla cabina aprendo le due porte a battente e, incrociando lo sguardo del marinaio disse: “Affascinante, come si chiama quest’isola?” il marinaio stava per parlare quando accorse Artemisia che disse: “San Francesco del deserto!” Il marinaio non credeva a quanto aveva appena sentito, Rudolf nemmeno e disse: “Ma… Ma… Artemisia, come hai fatto? Eravamo alla deriva, nessun punto di riferimento o suono… non capisco” e lei mentre si avvicinava anche Krampus, finalmente serio come suo uso comune: “Ho usato l’olfatto, nell’aria c’è il tipico odore forte e resinoso delle fronde dei cipressi scosse dopo un temporale”. Attraccarono e, incredibilmente un frate era già lì, circa trent’anni, capelli scuri e corti, figura smilza e un viso dai lineamenti gentili, il tutto adornato dalla tipica barba fratina: “Ben arrivati viandanti, io sono Luca e sono onorato di offrirvi ristoro e rifugio dopo questa disavventura”. I Marinai sorrisero, Rudolf ebbe un brivido fortissimo nelle ossa al sentire questo nome, ma non capì perchè fino a quando Luca non aggiunse: “Dicembre, specie nella sua prima decina, riserva sempre incontri sorprendenti alla vita di questa comunità, Nostro Signore giusto un anno fa mi fece incontrare un vecchio gentile a cui Fratello Enrico l’anno scorso, mentre gli davamo ospitalità, aveva involontariamente sottratto una sacca rabberciata…”. Una saetta attraversò la mente di Rudolf che bisbigliò tra sè e sè, percepito da Artemisia: “Santa passò di qui, conobbe Luca, che strano il destino”. Un segnale acustico interruppe il corso delle cose: un nuovo vaporetto, chiamato in soccorso dai marinai, spuntava all’orizzonte. Luca guardò tutti e disse: “ora avete un’opportunità unica, una mano invisibile vi ha condotto qui, potete voltarvi e tornare indietro o abbandonare per una notte le vostre vite e stare con noi fino a domani in questo luogo di fede e natura che altro non potrà che rigenerarvi”. I marinai ringraziarono, ma spiegarono che le rispettive famiglie sarebbero state in pensiero dato che uno aveva perso il cellulare in acqua e all’altro si era rotto, dunque optarono per il rientro. A Rudolf invece l’idea piacque tantissimo, toccò la spalla di Artemisia che annuì col capo, Elio fece le fusa e Krampus altro non potè che accettare: “Sì, Luca, noi accettiamo”. Luca li accompagnò alla soglia, alla cui sommità vi era una lapide marmorea in latino che diceva letteralmente “Beata solitudine, sola beatitudine” in pratica nell’isolamento si scopre la tranquillità. Krampus leggendola bofonchiò e passò oltre, poco dopo il gruppo incrociò un frate anziano che squadrando Krampus disse: “Figliolo, qui la tempesta si placa, non alimentarla dentro di te, godi della quiete, non è un lusso”. L’effetto sortito però fu di senso opposto, lungo il corridoio Krampus, come un bambino capriccioso, si lasciò andare di nascosto non riuscendo a stare composto, grattandosi di continuo la nuca per il troppo silenzio, borbottando al cantare dei frati e sussurando parole incomprensibili a tutte le statue che incrociava. Quel luogo era la nemesi di Krampus, era palese in ogni suo movimento. Arrivarono alle stanze, il destino beffardo colpì Krampus che si vide attribuire la “Stanza della quiete”, borbottò un grazie e vi entrò senza troppe domande auspicando l’arrivo dell’alba seguente. Artemisia ed Elio vennero fatti avvicinare alla “Stanza della pace”, Rudolf a quella del “Viandante”. Luca ricordò loro prima che vi entrassero che alla settima campana avrebbero potuto unirsi al parco desco dei frati per cibarsi. Artemisia, Elio e Rudolf nelle rispettive stanze, poco essersi accomodati, cominciarono a percepire un persistente tintinnio all’apparenza inspiegabile. Di certo data l’ora non era ancora il momento della cena. Krampus mal tollerava quell’eterno silenzio presente nell’isola. La stanza era semplice: un letto in legno, un crocifisso, un piccolo scrittoio e, accanto alla porta, una campanella d’ottone lucida come se qualcuno l’avesse appena strofinata. Krampus la notò immediatamente. La scrutò da vicino, poi la sfiorò con un’unghia. Dling. Si fermò, soddisfatto del suono. La fece vibrare di nuovo, più convinto. Dling-dling. Tanto bastò perché si affacciasse nel corridoio un giovane frate di passaggio, che bussò e con un sorriso mite e paziente: “Fratello… è tutto a posto?” chiese con la naturalezza di chi ha visto di peggio nelle giornate di tempesta. Krampus spalancò gli occhi in una finta innocenza quasi teatrale. “Oh, sì, sì. Solo… un controllo tecnico in caso di pericolo.” Il frate annuì, abituato a ogni genere di stranezza portata dai viandanti, e si allontanò senza ulteriori domande. Krampus chiuse la porta e rimase solo. Guardò la campanella. La campanella, ne era certo, guardò lui. Dling. Un altro colpo. Dling-dling. Pochi istanti e il frate ricomparve, con lo stesso sorriso e una calma disarmante: “Forse è meglio se la custodisco io, almeno fino a cena, mi sembri un tipo smargiasso tu.” Senza aspettare risposta, prese la campanella con un gesto fluido e si allontanò nel corridoio. Krampus rimase immobile, offeso nell’orgoglio, e sbuffò mentre lasciandosi cadere sul letto. “Silenzio… sempre silenzio. Ma chi l’ha inventato?” brontolò, convinto che anche le pareti avessero sentito. Solo allora il convento tornò quieto, come se l’isola avesse tirato un sospiro di sollievo. Non era ancora il momento della cena, ma presto i sette rintocchi annunceranno il pasto. Arrivò il momento ed uscirono tutti dalla stanza tranne Krampus, Rudolf bussò e si sentì rispondere piccatamente: “Stavolta non ho suonato io” e lui: “Ma no Krampus, non fare il difficile, vieni a mangiare con noi”. I frati si guardavano intorno, uno degli ospiti stava destando più scalpore del consueto, a dire il vero non si sottraeva al rendersi commentabile ed apostrofabile nemmeno lì al desco serale. Krampus, capito d’esser seme del dissidio una volta giunto il momento di abbandonare la sala del refettorio si girò verso tutti i presenti, fece un ampio cerchio con le braccia e le mani nell’aria e poi, appaprecchiando il suo volto con un’aria serissima, al limite del comico, chinandosi, si voltò e se ne andò. Strada facendo, lungo il corridoio, vide un’altra campanellina, se la mise in tasca e tirò dritto in silenzio, convinto gli sarebbe potuta servire durante la notte. Luca fece capolino per raccomandare il silenzio ai nostri viandanti. Rudolf e Artemisia si avvicinarono alle rispettive finestre per chiudere i balconi, il primo ne approfittò per ammirare il cielo, finalmente trapunto di stelle. La seconda, volgendo l’orecchio destro nella medesima direzione dello sguardo di Rudolf, così da raccogliere il suono della quiete che riusciva a dipingere nella sua mente la bellezza di ciò che poteva vedere solo attraverso il sentire.

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