I Segreti di Venezia: Le ancorette “portafortuna” – Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e le unicità della splendida città lagunare. L’aneddoto di oggi ci porta nel cuore delle vicende e delle tradizioni legate alla giustizia veneziana, immergendoci nella misteriosa storia di Biagio Cargnio, noto come il mostro di Venezia.

Ma niente fretta: per comprendere appieno questa intrigante vicenda, è necessario procedere con calma, gustando ogni dettaglio come in una cottura lenta e sapiente. Lasciatevi trasportare nel passato, dove ogni segreto svela un frammento della storia di Venezia.

Come si arriva alle ancorette portafortuna?

A Venezia ci sono quasi 400 ponti, ma solo presso il Ponte San Canzian possiamo davvero “vedere e toccare” le famose ancorette portafortuna, diventate celebri grazie ai video di Nico del canale “nicoeteo”.

Queste piccole curiosità si trovano nel sestiere di Cannaregio. Per scoprirle, seguite la Strada Nova in direzione Ospedale Civile. Arrivati in Campo SS. Apostoli, anziché girare a destra verso San Marco o Rialto, proseguite dritti imboccando una stretta calle che costeggia la Chiesa dei Santi Apostoli.

A questo punto si aprirà davanti a voi il Campo Drio la Chiesa, dove troverete la Calle del Manganer. Seguite questa calle fino in fondo, girate a destra e subito proseguite fino al Campiello della Cason. Lo riconoscerete facilmente grazie a un bellissimo albero che da decenni adorna questo angolo pittoresco di Venezia.

Entrate ora in Calle de la Malvasia. Se noterete un piccolo capitello, sarete sulla strada giusta! Pochi passi ancora, e davanti a voi apparirà un ponte. Saliteci e giratevi alle vostre spalle: ecco le ancorette!

dettaglio di una delle "ancorette" dal Ponte San Canzian
dettaglio di una delle “ancorette” dal Ponte San Canzian

Qual era la loro funzione?

Oggi sono un talismano portafortuna, un luogo iconico e misterioso, simile al Cuore di Melusina (di cui vi parlo qui) che, secondo la leggenda, aiuta a trovare l’amore.

Vi ricordate (o siete andati a rileggere) la storia di Biagio Cargnio, l’uomo le cui atroci imprese lasciarono un segno così profondo da ispirare il nome della Riva de Biasio? Ebbene, queste ancorette erano i ganci su cui venivano esposti i resti degli squartati, condannati a morte ed esibiti come monito pubblico.

Le altre coppie di ganci, oggi scomparse, si trovavano ai Tolentini. Lo stesso Biagio Cargnio subì questa terribile sorte: i quarti del suo corpo furono appesi nei due punti designati della città, a eterna memoria delle sue colpe.

Oggi, questo luogo unisce leggende, storia e un pizzico di macabra memoria, trasformandosi in un simbolo di fortuna e speranza per chi lo visita.

contesto di una delle "ancorette" dal Ponte San Canzian
contesto di una delle “ancorette” dal Ponte San Canzian
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E perchè porterebbero fortuna?

La risposta è tanto semplice quanto schietta: “Portano fortuna perché, se possiamo farle tintinnare toccandole, significa che siamo ancora in vita e che nessuno avrà motivo di traghettarci verso l’isola di San Michele, il cimitero cittadino.”

Un pensiero tanto macabro quanto intriso di pragmatismo veneziano, dove ogni gesto, anche il più semplice, si intreccia con la storia e le tradizioni della Serenissima.

Tra l’altro se cercate fortuna a Venezia dovete andare anche a toccare il naso nero del “Sior Rioba” scoprite di più cliccando qui.

In conclusione:

Le ancorette del Ponte San Canzian sono molto più di un semplice dettaglio nascosto di Venezia: intrecciano storia, leggende e un pizzico di superstizione. Oggi, da simbolo di una giustizia severa e spettacolare, sono diventate un talismano portafortuna, ricordandoci quanto sia preziosa la vita. Toccare queste ancore non è solo scaramanzia, ma un modo per avvicinarsi alla storia viva di Venezia.

mappa venezia

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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I Segreti di Venezia: Ponte Chiodo, il più iconico ponte privato di Venezia – Cannaregio

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende ed unicità della città lagunare. Sappiamo bene che esistono svariate tipologie di “Segreti”: ci sono quelli inconfessabili, quelli affascinanti, quelli misteriosi e tanti altri. Noi ci stiamo concentrando su aspetti singolari e tipici di Venezia e l’articolo di oggi vi accompagnerà alla scoperta di un contesto unico nel Sestiere di Cannaregio.

I Ponti privati di Venezia

A Venezia ci sono più di 400 ponti e, tra questi, solo una piccolissima percentuale è destinata a un uso privato. Questi ponti non collegano semplicemente le sponde opposte di un canale, ma sono indispensabili come uniche vie d’accesso a case o palazzi storici. Il più affascinante tra questi è senza dubbio il Ponte Chiodo, situato nel sestiere di Cannaregio. Incastonato in una zona meno battuta dai turisti, si distingue per la sua forma unica e l’assenza di barriere laterali, proprio come il celebre Ponte del Diavolo a Torcello.

Ponte Chiodo visto da Ponte Racheta

Attraversare Ponte Chiodo è un’esperienza visiva incredibile: l’assenza di parapetti ti permette di scrutare oltre i confini degli edifici circostanti, che, in parte, velano la vista del paesaggio. Proprio questa parziale occultazione rende il panorama ancora più suggestivo e intrigante. Senza i palazzi circostanti, infatti, si potrebbe ammirare una darsena e scorgere l’isola di Murano all’orizzonte.

Come si arriva a Ponte Chiodo?

Ipotizziamo di partire dalla Stazione Ferroviaria di Santa Lucia, prendete la Lista di Spagna e proseguite dritti fino ad attraversare il Ponte delle Guglie. Vi troverete in Rio Terà San Leonardo e, ad un certo punto dovrete proseguire dritto in Calle del Pistor, al termine comincerà Calle de l’Anconeta e, una volta superato l’omonimo ponte, sarete in Rio Terà de la Maddalena. Un altro ponte vi condurrà Salizada Santa Fosca, percorretela tutta fino ad un altro ponte attraversato il quale vedrete dapprima un “Old Wild West” e poco dopo una Chiesa, quella di San Felice. Qui prima andate a destra in Calle del Traghetto per scoprire il Pontile più bello di Venezia, poi tornate indietro e tenendovi la Chiesa sulla sinistra raggiungete Fondamenta San Felice. Proseguite dritti e, passo dopo passo, godetevi la meraviglia.

Vista diagonale del ponte dalla Fondamenta San Felice
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In conclusione:

Ponte Chiodo resta uno degli esempi più affascinanti di quanto Venezia sappia nascondere piccoli tesori architettonici in luoghi meno battuti. L’assenza di barriere si fa metafora sintetica della precaria fragilitá di tutto l’ecosistema Veneziano. Il percorso per raggiungerlo, attraversando calli e campielli, è già di per sé un’esperienza che arricchisce l’anima di sfumsture. Questi sono i luoghi che lasciano un segno indelebile in chi sa osservare con attenzione, al di là delle vie più turistiche.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: Il Balcone del Doge a Palazzo Ducale – San Marco

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e unicità della città lagunare. Quante volte avete visto Palazzo Ducale? In foto, dal vivo, in tv. Poco importa, c’è un dettaglio che, scommetto, vi è sfuggito — e sfugge persino ai Veneziani Doc! Continuate a leggere se volete scoprirlo.

E Tu, hai visto il dettaglio che sfugge a tutti?

Non sto parlando delle nubi setose, delle persone o delle bancarelle. In questa immagine c’è un dettaglio che, nel mezzo della perfetta geometria simmetrica del palazzo, spicca con discrezione. Si mimetizza tra i colori circostanti, ma ad uno sguardo attento, salta fuori.

una vista di Palazzo Ducale
Palazzo Ducale e le sue colonne

Avete notato quel dettaglio? Se non lo avete fatto, proviamo a spiegarlo meglio: nella parte sinistra dell’immagine ci sono due persone che camminano, una vestita di nero e l’altra in rosso. Concentratevi sulla figura in rosso e alzate lo sguardo oltre la prima riga di colonne. Cosa vedete? Esatto! Sopra di voi si trova la seconda fascia di colonne, composta da un parapetto e due colonne rosa che si distinguono nel panorama bianco del colonnato di Palazzo Ducale.

C’è una leggenda interessante riguardo a queste colonne: si narra che il Doge si posizionasse proprio qui durante le cerimonie, da dove venivano proclamate anche le condanne a morte. In questo senso, il colore rosa (o rosso) sarebbe un richiamo al sangue dei condannati. Tuttavia, non esiste una spiegazione definitiva sul perché siano state scelte per risaltare tra le altre.

La mia personale esperienza in questo luogo:

Quante volte ho passeggiato, ammirato e sospirato in questa piazza! Eppure, devo ammetterlo, ho scoperto quasi per caso questo dettaglio unico che si nasconde tra le magnifiche architetture di un edificio che, da ogni angolazione, riesce sempre a suscitare emozioni nuove. Una volta notato questo particolare, ho chiesto a Google di spiegarmelo, tanto è evidente quanto sfuggente. Eccoci qui, quindi, a scoprire che anche nel luogo più fotografato della città ci sono molteplici segreti da raccontare. Venezia non smetterà mai di emozionarmi; per me, Venezia è un Sentimento.

il balcone del doge a palazzo ducale
il balcone del Doge a Palazzo Ducale
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In conclusione:

In conclusione, esplorare il Balcone del Doge ci invita a riconoscere che anche i dettagli più piccoli possono rivelare significati profondi. Questo articolo ci ha mostrato che ci sono storie e leggende che attendono di essere scoperte. La bellezza di Venezia non risiede solo nei suoi luoghi iconici, ma anche nei segreti che si celano tra le sue colonne e i suoi archi.

mappa Balcone del Doge a Palazzo Ducale

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

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I Segreti di Venezia: La casa penisola del Sestiere di Castello, benvenuti a Palazzo Tetta – Castello

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti vicende e unicità della città lagunare. Oggi vi farò scoprire un edificio unico nel suo genere, uno dei più iconici della città di Venezia, spesso proposto in riviste di architettura o in libri che trattano la Storia dell’Arte. Ci troviamo nel Sestiere di Castello.

Come arrivare alla Casa Penisola:

Si tratta di uno degli itinerari più semplici di Venezia, meta ideale per coppie, appassionati d’Arte, Fotografia o Architettura. Ci troviamo infatti a due passi dall’Ospedale di Venezia (un edificio di una bellezza architettonica sublime), dalla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, e dalla celebre Libreria Acqua Alta, di cui vi ho già parlato. Per raggiungerla, potete seguire i cartelli blu con scritte bianche che indicano la direzione “Ospedale”, oppure, una volta arrivati a Campo Santa Maria Formosa, imboccare la Calle longa Santa Maria Formosa e poi svoltare a sinistra in Calle Bragadin o del Pinelli, al termine della quale vi troverete immersi in una meraviglia, come potete vedere qui sotto in uno dei miei scatti.

La casa penisola vista dal ponte che le passa giusto innanzi

La mia personale esperienza in questo luogo:

Come sempre, cerco di portarvi nel giusto “setup emotivo” per vivere al meglio ogni luogo che vi racconto. Che siate innamorati, fotografi o semplicemente appassionati di Venezia, trovo imperdibile visitare almeno una volta questo angolo unico. La sua quieta e fiera bellezza, l’autenticità, l’abbraccio su tre lati delle acque smeraldine, e molto altro, rendono questo posto uno dei più magicamente veri della città. Non troverete frotte di turisti che sgomitano per un monumento o una foto: ci sarete solo voi, immersi nella pace, a godervi il silenzio, interrotto solo dai gabbiani o dai veneziani che vivono la loro quotidianità.

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Dal punto di vista storico-artistico:

Questo edificio è un perfetto esempio di come Venezia riesca a fondere acque ed urbanizzazione in un equilibrio unico. Si erge come una piccola penisola tra i canali, regalando una vista che sembra quasi sospesa sull’acqua. I mattoni rossi a vista e le decorazioni in pietra bianca richiamano lo stile tipico veneziano, con influenze che vanno dal gotico (parte bassa) al rinascimentale (parte alta). Un angolo di Venezia che racconta il suo passato con discrezione, senza il bisogno di monumenti sfarzosi o folla turistica.

In conclusione:

In conclusione, Palazzo Tetta rappresenta uno di quei luoghi nascosti che solo chi conosce bene Venezia può apprezzare a pieno. Immerso tra i canali e lontano dalle rotte più battute dai turisti, questo edificio regala un’esperienza autentica e silenziosa. Perfetto per chi cerca uno scorcio diverso della città, lontano dal caos ma ricco di storia e fascino. Visitare questo angolo vi farà sentire come veri esploratori della Venezia più intima e suggestiva, quella che sa sorprendere anche chi pensa di aver già visto tutto.

Una raccomandazione: Siate Turisti Responsabili… altrimenti sapete che il Gobbo non aspetta altro che il vostro bacio.

In questa città ricca di misteri e di segreti, ogni vicolo nasconde un aneddoto prezioso da tramandare, e la mia missione è cercare di incuriosirvi e regalandovi, una tessera di puzzle per volta, un quadro variopinto della storia locale da un punto di vista inedito. Continuate a seguire questa rubrica e lasciatevi incantare dalle meraviglie di Venezia, un passo alla volta.

Non dimenticate di condividere questa serie con i vostri amici e familiari per far sì che anche loro possano immergersi nei misteri e nella bellezza di Venezia. Lasciate un commento con le vostre opinioni e condividete le vostre esperienze personali sulla città. La vostra partecipazione rende questa serie ancora più speciale e coinvolgente per tutti!

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Essere Giovani in una Città Sospesa nel Tempo, sfida o sogno?

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I Segreti di Venezia: Sulle tracce di Carlo Goldoni l’autore veneziano che scrisse sedici commedie in un solo anno.

Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, un viaggio senza tempo tra le affascinanti storie e unicità della nostra amata città lagunare. Oggi vi svelerò, in un breve itinerario in tre tappe, uno degli aspetti meno noti e al contempo più curiosi legati a uno dei personaggi più celebri della venezianità: Carlo Goldoni.

Prima tappa: La Casa di Carlo Goldoni

Ci troviamo nel cuore del Sestiere di San Polo, equidistante tra la Basilica dei Frari e Campo San Polo. L’edificio, oggi parte della Fondazione Musei Civici di Venezia, è conosciuto come Palazzo Centani (San Polo 2793). Nel tardo ‘600, vi si stabilì il nonno di Carlo Goldoni, e qui Carlo nacque nel 1707, rimanendovi fino al 1719. Nel 1914, il palazzo fu acquistato da Aldo Ravà, Piero Foscari e Antonio Pellegrini, con l’idea di farne un museo dedicato al grande drammaturgo, ma il progetto fu bloccato dalla guerra. Nel 1931, l’edificio fu donato al Comune di Venezia, restaurato e infine aperto al pubblico come Museo nel 1953.

Una vista d'insieme della casa di Carlo Goldoni che oggi è un museo a lui dedicato
Una vista d’insieme della casa di Carlo Goldoni che oggi è un museo a lui dedicato

Seconda tappa: Campo San Bartolomio e il monumento dedicato a Carlo Goldoni

Nei pressi della casa dell’autore, imbocchiamo Calle dei Saoneri e, proseguendo dritti, ci dirigiamo fino a Campo San Polo. Da qui, seguiamo le indicazioni verso il Ponte di Rialto che, una volta attraversato, ci porterà ad un ampio campo, quello di San Bartolomio. Al centro, scorgeremo subito un monumento che ritrae un uomo elegante e sorridente, quasi sornione, poggiato su un bastone con la mano destra: il monumento dedicato a Carlo Goldoni. Caso vuole, o forse no, che la statua guardi esattamente nella direzione del Teatro a lui dedicato, come se volesse continuare a raccontarci storie, anche nei secoli a venire.

Terza tappa: Il Teatro Goldoni

Il Teatro Goldoni di Venezia, costruito dalla famiglia Vendramin nel 1630 dopo un incendio che distrusse le loro proprietà, è stato un importante centro culturale per secoli. Ospitò numerose prime assolute di opere di Francesco Cavalli e Antonio Sartorio nel XVII secolo. Dal 1752, con l’ingaggio di Carlo Goldoni, il teatro raggiunse il suo apice artistico. Dopo la chiusura per l’occupazione napoleonica e la riapertura nel 1818, subì vari restauri, tra cui uno significativo nel 1833. Nel 1875, fu dedicato a Goldoni. Dopo essere stato chiuso e ristrutturato nel 1979, il Teatro Goldoni è oggi sede del Teatro Stabile del Veneto, offrendo una ricca stagione di prosa, balletto e concerti.

La facciata esterna del Teatro Goldoni

Il Record del Commediografo Veneziano:

Nel 1750, Carlo Goldoni si trovò al centro di una sfida che avrebbe segnato la storia del teatro: promettere di scrivere sedici commedie in un solo anno. Questo impegno nacque dalla necessità di rispondere alla critica e alla satira dei suoi avversari, in particolare del suo rivale Carlo Gozzi, e di recuperare la fiducia del pubblico dopo il fallimento de L’Erede fortunata. La promessa fu accettata anche come una scommessa pubblica con Medebach, un noto impresario dell’epoca.

Goldoni non solo mantenne la sua parola, ma utilizzò quest’opportunità per rivoluzionare il teatro comico. Tra le opere scritte ci sono capolavori come Il teatro comico, un importante esempio di teatro nel teatro e manifesto della sua riforma, Le femmine puntigliose, La bottega del caffè, e La Pamela, ispirata al romanzo di Samuel Richardson. Questo straordinario risultato, con un ritmo di scrittura e produzione senza precedenti, dimostra l’incredibile produttività e la maestria di Goldoni, consolidando la sua reputazione come uno dei più grandi commediografi del suo tempo.

In conclusione:

Nella nostra esplorazione di Carlo Goldoni, abbiamo seguito le tracce del grande commediografo attraverso tre tappe emblematiche di Venezia. Dalla Casa di Goldoni, dove il maestro nacque e che oggi ospita un museo a lui dedicato, al monumento in Campo San Bartolomio, che celebra il suo ingegno, fino al Teatro Goldoni, un palcoscenico storico che ha visto la sua gloria e le sue trasformazioni nel tempo. L’incredibile sfida del 1750, in cui Goldoni scrisse sedici commedie in un solo anno, non solo dimostra la sua straordinaria produttività ma ha anche segnato una svolta nel teatro comico, consolidandolo come uno dei più grandi drammaturghi della sua epoca.

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Mini itinerario dalla Casa di Goldoni al Monumento, fino al Teatro a lui dedicato

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