Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”. Lo avete sentito anche voi? No? Ecco, di nuovo! È un passo felpato, leggero, quasi impercettibile. Mi giro a destra: nulla. Ora a sinistra: eccolo! Ma cos’è? Mi avvicino piano… ma si allontana timoroso, nascondendosi sotto un cumulo di reti da pesca lasciate ad asciugare al sole.
Voi non lo avete visto? Sul serio? Allora vi racconto una cosa speciale: mettetevi comodi.

Il passo felpato nel silenzio lagunare
L’immagine qui sopra penso abbia rivelato, tanto quanto il titolo ovviamente, il tema di questo articolo. Si tratta di un taglio insolito, un segreto “palese” eppure così sfuggente. Gli stereotipi su Venezia sono infiniti: il gondoliere con la sua serenata, i gabbiani che planano sui tetti, i canali labirintici, i ponti arcuati… eppure, tra i più vari abitanti di questo meraviglioso angolo di mondo, molti – non senza colpe – dimenticano alcuni dei protagonisti silenziosi della storia veneziana.
Lo scopo di questo articolo, oltre che regalarvi un po’ di fusa immaginarie, sarà quello di ricordarvi perché gli dobbiamo più di un grazie: i gatti di Venezia, con i loro passi felpati, hanno custodito la città per secoli, invisibili e silenziosi, ma indispensabili.



Qui sopra un gatto in relax presso la Libreria Acqua Alta
Le origini orientali – Mercanti, galee e soriani coraggiosi
Il legame tra Venezia e i gatti nasce dal grande commercio mediterraneo del XIII secolo, quando le galee veneziane tornavano dall’Oriente cariche di spezie, sete e granaglie. Con le merci arrivava però “in omaggio” un nemico insidioso: il topo nero, roditore aggressivo che infestava le stive, rosicchiava corde e sacchi, e diffondeva la peste bubbonica.
I gatti locali non bastavano contro questi invasori feroci, ma i mercanti veneziani, assai pragmatici, importarono felini più adatti allo scopo dalla Palestina, dalla Siria e, secondo alcune tradizioni, dall’Egitto: i soriani, robusti, tigrati e cacciatori implacabili. Venivano caricati sulle navi come membri dell’equipaggio – tipicamente 3 o 4 – annotati nei registri di bordo e affidati a un marinaio per la cura. Erano talismani contro topi e sfortuna, il loro valore misurato dalle prede eliminate.
Sbarcati a Venezia, questi gatti orientali vennero incrociati con le razze locali, dando vita a una stirpe più resistente e adattata alla laguna: cacciatori naturali perfetti per difendere magazzini, case e imbarcazioni. In un’epoca in cui un carico perso poteva significare rovina, rappresentavano una difesa strategica, naturale e low-cost.



Eroi invisibili – Quando i gatti salvarono Venezia dalla peste
Questi piccoli leoni d’Oriente posero le basi per un’alleanza millenaria: custodi discreti pronti a dimostrare il loro valore quando la peste bubbonica colpì duramente la Serenissima. Le epidemie più gravi furono nel 1348 (la “Morte Nera” decimò forse il 60-70% della popolazione) e nel 1575-1577 (quasi un abitante su tre, circa 40-50.000 vittime su 150-180.000 residenti). Il vero nemico erano i ratti infetti dal bacillo Yersinia pestis, che trasmettevano il morbo tramite pulci nelle calli, magazzini e navi. Mentre medici con maschere a becco bruciavano erbe e la Serenissima attivava lazzaretti, quarantene, cordoni sanitari e chiese votive (Redentore 1577, Salute 1630), i gatti agirono come barriera naturale: controllando i topi nelle calli strette, depositi e imbarcazioni, limitarono la diffusione dei roditori infetti e del contagio. I veneziani lo compresero rapidamente: i felini divennero alleati preziosi, protetti da norme contro il maltrattamento e considerati quasi sacri – “animali di pubblica utilità”. In un’epoca di terrore e superstizione, offrirono una difesa concreta e quotidiana, più efficace di molti rimedi medici. Questa gratitudine si tramandò: i gatti furono rispettati come eroi invisibili che aiutarono Venezia a sopravvivere alle sue piaghe più oscure.
Un omaggio felino – Artemisia ed Elio, spiriti della laguna incantata nella saga natalizia firmata Trarealtaesogno
In un angolo nascosto di Venezia, dove i canali sussurrano segreti antichi e la foschia avvolge le calli come un velo di sogno, vivono Artemisia ed Elio: lei, cieca ma veggente attraverso il tatto e l’intuizione, con le mani che leggono la mappa tattile della laguna come un libro vivo; lui, il suo gatto nero dagli occhi d’ambra, silenzioso custode che intuisce prima di ogni altro il mutare dell’aria, il pericolo nascosto o la luce che filtra tra le ombre. Insieme a Rudolf, Luca e gli altri vivono in una trama sospesa tra realtà e incanto, navigano la laguna, risolvono enigmi di sfere luminose e oscure, inseguono tracce di Santa Claus rapito. Artemisia, con la sua calma regale e le carezze precise, trasforma il buio in visione; Elio, con un miagolio sommesso o una zampata decisa, apre porte invisibili, distrae guardiani o avverte di presenze nel riflesso. Elio in particolare è un fantasioso e vero erede dei gatti veneziani: non solo cacciatori di topi, ma spiriti discreti che custodiscono l’equilibrio fragile tra ombra e luce, tra il quotidiano e il magico. Nei loro passi felpati riecheggia lo stesso mistero millenario che ha protetto la Serenissima – un misto di fusa rassicuranti e intuizioni profonde, in una città che, anche nei sogni più poetici, non smette mai di essere custodita dai suoi piccoli leoni silenziosi. Se non conoscete la loro saga natalizia su Tra Realtà e Sogno, scopritela qui. Oppure seguitemi su Wattpad.



I Maine Coon di Cannaregio
Nel cuore di Cannaregio, sul ponte davanti all’ex Squero dei Muti – ribattezzato “Ponte dei Gatti” –, per anni hanno regnato tre Maine Coon maestosi: Sadhna, la madre rossa e regale, Felix, il padre nero e imponente, e Rudolph, il figlio socievole e fotogenico. Non erano randagi selvatici, ma gatti domestici in semi-libertà: uscivano dalle case vicine, si accomodavano sulle ringhiere del ponte, posavano per turisti e passanti con la loro folta pelliccia e gli occhi penetranti.

Simbolo vivente del fascino felino veneziano contemporaneo, diventarono star locali su social e progetti come Cats in Venice. Rudolph è mancato di recente, lasciando il ponte più silenzioso, ma il loro ricordo resta un ponte tra storia antica e leggenda moderna dei custodi lagunari.
Concedetemi un ultimo colpo di coda…
E dunque abbiamo girovagato in un mondo che c’è, in ricordi che sono vividi ed in calli silenziose. Sono certo sia il momento giusto per riprovarci. Ora lo avete sentito anche voi, vero? Sì! Bravissimi, ecco, di nuovo! È un passo felpato, ritmico sulle assi di legno di un vecchio ponte, quasi impercettibile. Ci giriamo a destra: un gatto nero. Ora a sinistra: eccolo, uno bianco! E poi ancora, tanti altri – un tempo angeli custodi, oggi leoni mancati.
Si affacciano dal buio dei sottoportici, si stendono sui muretti umidi, ci fissano con quegli occhi grandi e sinceri che sembrano contenere tutti i segreti della laguna. Non chiedono nulla, non si fanno notare con miagolii insistenti: semplicemente sono lì, come sempre sono stati, osservatori discreti. Custodi che hanno tenuto lontani i topi dalle stive delle galee, che hanno limitato il contagio nelle calli infette dalla peste, che hanno vegliato sui tesori nascosti della Serenissima senza mai pretendere un trono, accontentandosi di una calle o di un balcone, ancora meglio della balaustra di un ponte.
Oggi, in un’epoca di turisti frettolosi, i loro passi felpati sono diventati ancora più preziosi: un richiamo gentile a non dimenticare che Venezia non è solo pietra e acqua, ma anche sussurri, riflessi dentro occhi felini, presenze che continuano a proteggere la città nel modo più antico e nobile possibile – senza fare rumore, invitandoci a rallentare. Ascoltate ancora: un altro passo, poi un altro. Sono loro. Sono sempre stati loro. E non se ne andranno mai davvero, anche perchè come vedrete nelle foto qui sotto, sono in ottima compagnia!


Per concludere
E dunque, eccoci al termine di questo viaggio felino tra calli e sogni. Abbiamo seguito passi felpati che, dal XIII secolo, hanno custodito Venezia contro topi, peste e oblio. Dai soriani coraggiosi sulle galee ai giganti di Ponte dei Gatti, dai custodi invisibili della storia a spiriti incantati come Artemisia ed Elio. Oggi, in una città con i residenti che sono solo 47.652, erosi dalle masse e silenzio, quei miagolii sommessi restano un richiamo gentile: rallentate, ascoltate. I gatti non chiedono monumenti, solo un angolo di muretto, una ciotola, uno sguardo. E in cambio continuano a vegliare, discreti, con occhi gialli che brillano nel buio lagunare. Perché Venezia, in fondo, non è solo pietra e acqua: è anche il ritmo felpato di chi la ama senza far rumore. Grazie a loro, il segreto pulsa ancora, vivo e silenzioso, sotto i nostri piedi.
Sussurrami nei commenti: dove hai visto un gatto a Venezia!
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Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.
Grazie per aver camminato fin qui.
Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare
Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.
Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.

