Benvenuti nella serie “I Segreti di Venezia”, oggi proveremo a tenerci in disparte, fuori dagli itinerari più comuni, per andare a caccia di uno degli scorci più belli da cui ammirare il Ponte di Rialto e il brulicare di vita del Campo Erbaria coi suoi locali.
“Visitiamo spesso le città, ma quante volte ci lasciamo permeare dalle loro vibrazioni emotive?”

Come si arriva?
Questo luogo, una volta scoperto, vi farà dire: “Ma sul serio si arrivava da qui?” eppure, proprio per la sua posizione ottimale, par quasi che la città lo abbia voluto abbracciare su tre lati, occultandolo nel crearlo. Ci troviamo a poco più di cento passi dal famosissimo “Soldato Quo”, il Papero di Lego che da decenni trova posto in quella che era una vetrina di un antico negozio di giocattoli di cui oggi abbiamo solo il ricordo, ma che dalle sue ‘ceneri’ è riuscito in un qualcosa di raro, infatti fino al 2017 il ponte contiguo si chiamava “Ponte San Giovanni Grisostomo”, dal 2018 ha assunto invece il nome attuale: Ponte dei Zogatoli.

Questo luogo, una volta scoperto, vi farà dire: “Ma sul serio si arrivava da qui?”
Eppure, proprio per la sua posizione ottimale, sembra quasi che la città lo abbia voluto abbracciare su tre lati, occultandolo nel momento stesso in cui lo creava.
Ci troviamo a poco più di cento passi dal famosissimo “Soldato Quo”, il Papero di Lego che, da decenni, trova posto in quella che fu la vetrina di un antico negozio di giocattoli, oggi scomparso ma non dimenticato. Dalle sue “ceneri” è nato qualcosa di raro: fino al 2017 il ponte contiguo si chiamava Ponte San Giovanni Grisostomo; dal 2018 ha assunto il nome attuale di Ponte dei Zogatoli. Inoltre, vi siete mai accorti che Quo non è il solo Lego esposto? Poco più a sinistra c’è un Castello, ma non se lo ricorda nessuno…


Torniamo a noi e al nostro itinerario.
Dalla stazione ferroviaria Venezia Santa Lucia imboccate il Rio Terà Lista di Spagna, superate il Ponte delle Guglie e percorrete il Rio Terà San Leonardo, che vi condurrà davanti al Supermercato nel Teatro – l’Ex Teatro Italia. Proseguite lungo il Rio Terà de la Maddalena, sfiorando l’omonima chiesa; andando dritti supererete anche Santa Fosca e arriverete a una delle ultime tappe: Strada Nova. Giunti in Campo Santi Apostoli, sulla destra noterete un ponte che conduce a un sottoportico. Attraversatelo e, dal Sotoportego Falier, imboccate Calle Dolfin. Seguite l’indicazione “Rialto” e vi troverete in Campiello Flaminio Corner. Qui sarà proprio il Soldato Quo a suggerirvi quale ponte superare. Dopo il ponte, pochi passi sulla destra: noterete un bacaro “travestito” da tabaccheria. Accanto scorre una calle stretta che, sinuosa, vi condurrà fino al Campiello del Remer.
Cosa ci affascinerà?
Venezia sa stupire in una varietà infinita di modi, ma tra tutti il più potente è certamente la semplicità. Siamo tutti consapevoli che gli spazi sono spesso stretti, vincolati, risicati. Anche l’itinerario che conduce fin qui non fa eccezione, se non per un grande, enorme ma: una volta terminato il percorso angusto e ombroso, ci ritroveremo letteralmente immersi in un’esplosione di venezianità. Le botti della vicina taverna, la vera da pozzo dalla singolare forma cubica e il Canal Grande, proprio lì, a pochi passi da noi.


Vi è anche un pontile in legno, spesso utilizzato dai trasportatori, che — se libero da ingombri — vi permetterà di godere di una vista mozzafiato su Campo Erbaria, sul Ponte di Rialto e su tutto il circondario. Sarete affascinati dall’inaspettato orizzonte che vi si parerà innanzi e, soprattutto, dall’intimità che questo luogo saprà trasmettervi.

Un’ultima rivelazione: cosa vedrete.
Solitamente, senza tema di smentita, amo dilungarmi e far attendere la fine di ogni capoverso a chi mi legge; ma stavolta, come in poche altre occasioni, non posso che lasciarvi godere della vista su cui ho l’onore di condurvi.

Da sinistra verso destra avrete davanti a voi il campanile della Chiesa di San Bartolomeo di Rialto (San Bortolomìo), poi il Ponte di Rialto, il Palazzo dei Camerlenghi — alle cui spalle sorge la Chiesa di San Giacomo di Rialto — e, infine, la Fondamenta del Vin con il principio dei portici di Campo Erbaria.
Per concludere
In questo piccolo campiello, celato tra calli strette e percorsi apparentemente secondari, si concentra una delle magie più autentiche di Venezia: quella che nasce dal contrasto. Da un lato l’intimità di uno spazio raccolto, quotidiano, quasi domestico; dall’altro l’apertura improvvisa sul Canal Grande, con il Ponte di Rialto e Campo Erbaria che si mostrano senza filtri, vivi, reali. È sorprendente come, a Venezia, basti davvero svoltare l’angolo giusto per ritrovarsi davanti a una visione capace di cambiare il passo, lo sguardo ed il battito del cuore.
La serie I Segreti di Venezia ha seguito e continuerà a seguire proprio questi fili invisibili: luoghi che non gridano la propria presenza, dettagli che si lasciano scoprire solo da chi accetta di rallentare, di perdersi, di osservare. Sono frammenti di una città che non smette mai di raccontarsi, talvolta ad alta voce, talvolta costringendoci ad accostare su di lei il nostro orecchio interiore.
Scoprire Venezia è un viaggio che non conosce conclusione: più la si attraversa, più si moltiplicano le sue rivelazioni. Io ho il privilegio di accompagnarvi lungo alcuni di questi percorsi nascosti.
Grazie per aver camminato fin qui.
Scopri la mappa segreta di Venezia: oltre 100 Segreti di Venezia e altre curiosità da esplorare
Qui sotto trovi la mappa interattiva dei Segreti di Venezia, con tutti i luoghi geolocalizzati. Ogni pin ti condurrà direttamente all’articolo corrispondente, permettendoti di esplorare la città seguendo le tracce dei racconti e di scoprire angoli nascosti e curiosità come mai prima d’ora.
Per una navigazione completa, nella pagina indice di tutti gli articoli troverai lo stesso approccio: ogni segreto, oltre alla classica divisione per Sestiere, è collegato alla sua posizione sulla mappa, pronta a guidarti tra i misteri, le storie e le leggende di Venezia. La maggior parte degli articoli è geolocalizzata nel punto reale in cui si svolgono i fatti, mentre alcuni trovano una collocazione più “metaforica”, evocando luoghi legati al racconto più che alla posizione fisica.

