Uno al giorno – Il Calendario dell’Avvento dei vocaboli che potresti aver dimenticato

“Sei condannato ad essere te stesso.
La calligrafia. Il modo di camminare.
Il motivo decorativo delle porcellane che
scegli. Sei sempre tu che ti tradisci.
Ogni cosa che fai rivela la tua mano.
Ogni cosa è un autoritratto.
Ogni cosa è un diario.”

Chuck Palahniuk, Diary

Dunque, cari lettori e care lettrici, ricordate che in ogni nostra scelta traspare un’ampissima fetta di ciò che siamo; la selezione di ogni singola parola che pronunceremo si farà prisma e proietterà una foto vivida della nostra anima sulle persone che ci circondano o che ci leggeranno.

Uno al giorno

Sabato 3 Dicembre 2022

Uno al giorno – Il Calendario dell’Avvento dei vocaboli che potresti aver dimenticato

“Sei condannato ad essere te stesso.
La calligrafia. Il modo di camminare.
Il motivo decorativo delle porcellane che
scegli. Sei sempre tu che ti tradisci.
Ogni cosa che fai rivela la tua mano.
Ogni cosa è un autoritratto.
Ogni cosa è un diario.”

Chuck Palahniuk, Diary

Dunque, cari lettori e care lettrici, ricordate che in ogni nostra scelta traspare un’ampissima fetta di ciò che siamo; la selezione di ogni singola parola che pronunceremo si farà prisma e proietterà una foto vivida della nostra anima sulle persone che ci circondano o che ci leggeranno.

Uno al giorno

Venerdì 2 Dicembre 2022

Uno al giorno – Il Calendario dell’Avvento dei vocaboli che potresti aver dimenticato

“Sei condannato ad essere te stesso.
La calligrafia. Il modo di camminare.
Il motivo decorativo delle porcellane che
scegli. Sei sempre tu che ti tradisci.
Ogni cosa che fai rivela la tua mano.
Ogni cosa è un autoritratto.
Ogni cosa è un diario.”

Chuck Palahniuk, Diary

Dunque, cari lettori e care lettrici, ricordate che in ogni nostra scelta traspare un’ampissima fetta di ciò che siamo; la selezione di ogni singola parola che pronunceremo si farà prisma e proietterà una foto vivida della nostra anima sulle persone che ci circondano o che ci leggeranno.

Uno al giorno

Giovedì 1 Dicembre 2022

Toponomastica Veneziana

“Il Latino, cosa centrerà mai il Latino, non scherziamo…” lo sento già l’eco di stupore e disappunto per quello che sto per farvi leggere, ma la verità, anche quando è “scomoda” va comunque rivelata.

Venezia è un dedalo di connessioni infinite, tra ponti, calli, campielli e poi molto altro, ma sappiamo dare un significato ad ognuno degli appellativi tipici della toponomastica Veneziana?

Ecco per voi una breve guida per “orientarvi” tra cotanti concetti:

CALLE: eccoci al Latino, questa parola, peraltro declinata anche in calle larga, colletta o callesella, deriva dal Latino “Callis” che sta a significare: sentiero, viuzza.

SALISADA: Strada selciata; è voce presente nella toponomastica di Venezia per designare le prime strade dotate di pavimentazione.

CAMPO: la principale caratteristica è l’ampia dimensione, inoltre spesso non erano selciati e, dunque, anticamente risultavano pieni di coltivazioni.

LISTA: sono le vie che, con apposite pietre bianche, segnavano la fine della zona di immunità dei diplomatici che vivevano in città, famosissima per esempio la Lista di Spagna, che dalla Stazione ferroviaria di Venezia ci porta fino a Campo San Geremia.

RIO TERÀ: indica una strada pedonale costruita sopra ad un canale interrato;

PISCINA: luoghi in cui le acque alte formavano vere e proprie vasche d’acqua in cui, una volta defluita la marea rimaneva intrappolato del pesce, pronto così a farsi catturare.

RAMO: sono piccole derivazioni delle calli, spesso a vicolo cieco.

Inoltre i nomi delle calli ci indicano le professioni svolte, ad esempio: calle del forno, calle del tagiapiera, calle dei fabbri, calle dei botteri, calle del spezier, calle delle rasse; in altri casi ci rimandano ad altari o angoli sacri come nel caso di: calle del Cristo, calle della Madonna,Calle del Paradiso; oppure, non meno frequente, le calli prendevano nome dalle famiglie nobili che le hanno frequentate o abitate: calle Dolfin, calle Benzoni, calle Da Ponte, calle Vallaresso, calle Bressana; infine ci sono anche le calli i cui nomi sono figli di eventi rilevanti o funzioni specifiche, quali anche gli omicidi, è il caso di Calle degli assassini.

Le calli hanno una larghezza che varia dai 53cm agli 8m, se volete provare il brivido provate a passare in Calle Varisco, con i suoi 53cm impone un senso unico alternato.

Nelle vicinanze de l’Arsenale, nei pressi di Calle Venier, vi è uno dei passaggi più angusti di Venezia e, come vedete dall’immagine, ci passo appena.

Ma perché Venezia è così ricca di passaggi angusti? Semplice! Perché i Veneziani erano obbligati a lasciare un passaggio per ottenere i permessi a costruire, trovandosi così costretti a ingegnarsi nel lasciare meno spazio possibile per il passaggio delle persone negli spazi concessi.

E voi? Lo sapevate?

Al prossimo articolo…

Di cosa è fatta una poesia?

Sembra la domanda, innocente ed al contempo pungente che un bambino o una bambina potrebbero rivolgere a un genitore o ad un insegnante, ma noi, se colti alla sprovvista, proprio come un infante saprebbe fare, sapremmo dire “di cosa sia fatta una poesia?”.

Probabilmente No, perché la vita, la società, tutto ciò che ci circonda assume sempre più le sembianze di un vuoto emotivo, in cui, con grande indifferenza, portiamo avanti i nostri passi in attesa di quelli che verranno a seguire.

Uno spazio interiore fertile che, nostro malgrado, ricopriamo di futili chincaglierie, fisiche o metaforiche.

Eppure, nonostante tutto, sento la necessità di darvi la mia idea del “di cosa sia fatta una poesia”. Il tutto senza pretendere di essere nel giusto, ma con l’intento di fotografare la mia idea sulla questione.

Una poesia è composta prevalentemente di emozioni, in parte di esperienze ed in parte di sogni.

È un’impronta vivida di tutto ciò che abbiamo vissuto e di quello che sogniamo di provare.

È un dipinto realista di ció che la nostra anima proietta lungo le nostre traiettorie quotidiane.

È dunque una fotografia, spesso scattata senza preavviso, dei nostri moti interiori più intimi.

Uno specchio di ció che ci piace e colpisce, ma anche dei momenti in cui, aggrappati al dolore, ne vogliamo far scaturire esternamente una parte.

Poetizzare ci rende migliori, perchè ci apre a mondi nuovi o ci permette di scaricare sfumature oscure del nostro status quo.

Per me la poesia è stata un viatico liberatorio, che se dapprima mi ha permesso di liberare il mio lato romantico e fragile della gioventù (intorno ai 16 anni), poi mi ha permesso di scoprire, come colori nuovi, altre strade e prospettive su cui riflettere.

Molti diranno: “ma io non so nemmeno come si scriva una poesia”

L’errore consiste nel pensare che vi siano delle regole “matematiche”.. sono convinto infatti che la poesia sia un flusso di emozioni che sgorga dall’anima e, dunque, scriteriato.

Poesia si trova nelle migliaia di caratteri, piuttosto che nella ermeticitá che profuma di mistero.

Infine, se mai ve lo chiedessero: “di cosa è fatta una poesia?”

Io vi dico: “di tutto il meglio e, talvolta, di tutto il peggio di noi”.

E voi? Cosa ne pensate?

Un gatto che dorme ed un croccatino a forma di cuore; anche questa puó essere Poesia

Condividete e, se vi va, dite la vostra!

LINK: KOMOREBIPiccola farmacia letterariaQuando (e perchè) ho cominciato a scrivereOgni cicatrice puó essere un sentiero che conduce al lato migliore di noi… – intervista a me stessoPerchè “Komorebi”?