Fahrenheit 451 & Il Suono del Mondo a memoria – Graphic Novel da non perdere!

Cari lettori! Come state??
Oggi volevo condividere con voi due fantastiche graphic novel! Ve ne parlerò senza alcun ordine di preferenza, certo che potrebbero piacere anche a Voi!
Premetto che questa forma di trasposizione di romanzi in “fumetto” mi incuriosiscono tantissimo e sono convinto possano avvicinare anche i più pigri alla lettura.
Ogni giorno fioriscono nelle fumetterie (vi prego, appena ne vedete una tuffatevici dentro!) varie storie pronte ad essere scoperte (queste ad esempio hanno un costo intorno ai 20€).

Una di queste è un classico della letteratura moderna, si tratta di FAHRENHEIT 451 di cui vi allego la copertina (il titolo contiene il link della casa editrice). La storia è stata scritta e concepita agi inizi degli anni ’50 da Ray Bradbury (BIO & OPERE – WIKI), un autore a tratti visionario e abilissimo nel calare dentro metafore forti un protagonista avvolto da un mondo di cui si sente parte, ma da cui scoprirà essere totalmente avulso.
Le tavole in china a tratti cupe e ricche di pathos di quest’opera sono state realizzate da Tim Hamilton (BIO & OPERE). Il messaggio lanciato dall’autore è sicuramente trasversale a qualsiasi epoca e parla, in maniera attualissima, di come sarebbe grave se nel Mondo non si permettesse la libertà di informazione, di divulgazione, di scoprire autonomamente attraverso esperienze cose nuove. In questo libro i Pompieri bruciano i libri e le case che li contengono come in un fortissimo ossimoro metaforico, così da rendere unica e dominante la cultura che, i poteri, impongono alle persone.
Parla di un regime in cui la sete di conoscenza, che rende liberi, viene criticata e colpita a morte. Chi legge, detiene, divulga, nasconde libri, guadagna il carcere. Sembra fantascienza, ma a ben pensare non era, non è e non sarà mai così. Magari il concetto sarà esacerbato o annacquato, ma pensandoci bene, ancora oggi, non esiste ovunque una piena libertà.
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Il secondo di cui vi voglio parlare è: IL SUONO DEL MONDO A MEMORIA di Giacomo Bevilacqua ed edito da BAO PUBLISHING. Si tratta di una storia a mio parere fantastica, peraltro letteralmente divorata nel giro di poche ore. Parla dei limiti e dei castelli di convinzioni che, sovente, costruiamo attorno a noi stessi per recintarci in aree di comfort che, ci si impone nostro malgrado, a seguito di momenti infelici della nostra esistenza o per colpa di esperienze particolarmente negative. Questa storia brilla di una atmosfera sognante luminosa che da fioca si fa accecante tavola dopo tavola. Ogni immagine ci trascina con forza dentro una vis (forza appunto) emotiva in costante crescendo, quel desiderio di scoprire cosa accade un passo alla volta, uno scatto alla volta. Come dicono a margine della presentazione dell’opera: “La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi”.
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Dunque non perdetelo e se potete, per quanto rintracciabile online (come Fahrenheit 451 del resto), correte in Fumetteria, aiuterete a sostenere quel movimento impercettibile, ma fondamentale, di cultura e passione che uno scaffale virtuale non potrà mai farvi odorare.

Io per esempio qui dalle mie parti conosco:

Supergulp (Mestre e Treviso)
Kissa Shop (Padova)

E conosco un metodo infallibile
per scoprirne molte altre
usare google (:

A presto!

Edo

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Komorebi?

komorebi logo instagram

Ciao! Come state? Oggi voglio raccontarvi qualcosa intorno ai motivi che mi hanno spinto a scegliere questa parola per dare una “categoria” ad una parte delle mie creazioni. Prima di tutto: “Cosa sono i Komorebi?” sono una serie di pensieri brevi, da leggere in maniera indipendente l’uno dall’altro, pur essendo in un qualche modo collegati l’uno con l’altro da un fulcro che ha il suo epicentro nel mio vissuto o nel mio immaginario. In pratica sono quattro categorie di emozioni che vengono trasmutate in parole ed immagini. Le categorie che ho scelto sono: #Amore, #Riflessione, #Tristezza e #Speranza. Attraverso queste quattro emozioni noi possiamo generare infinite possibilità, sensazioni, mondi. Esistono tantissime parole che potevano dare un titolo a questa sezione del blog, in particolare modo gli “Epigrammi” del filosofo greco Epicuro, essi avevano sì un carattere di brevità, ma scopo commemorativo. Dunque a seguito di una attenta disamina ho pensato di cercare una cultura che avesse nelle parole in grado di generare immagini e concetti il suo fulcro. Così la mia mente ha volato fino al #Giappone, una cultura affascinante e ricca di parole dall’alto contenuto immaginifico e simbolico. Tra queste proprio “Komorebi”, letteralmente è una parola che indica la luce del sole che filtra attraverso le foglie degli alberi. Di per sé un concetto meraviglioso che comprende tutta la natura lussureggiante ed al contempo miliardi di sfumature, emozioni, sensazioni, colori. Dunque i Komorebi sono quella luce che si fa strada nelle ombre, ma sono anche quelle sfumature esistenziali che ci permettono di dare tridimensionalità a ciò che vediamo e viviamo.

Allego a questa presentazione quattro esempi di #Komorebi da me scritti, uno per tipologia, così da incuriosirvi.

Vi invito poi a seguire la loro pubblicazione su Instagram e commentarli o condividerli, tutto presso la pagina Komorebi (ne troverete già una ventina) oppure direttamente qui su TraRealtàeSogno dove mi impegnerò a pubblicarne uno ogni mercoledì.


Komorebi – Numero 49 (Amore) 

Non riuscivo a credere
Prima di afferrare la tua mano
A ció che immaginavo
Saremmo stati capaci di fare
Ed ora, un granello alla volta
Come clessidra, ammiriamo
Lo scorrere delle nostre vite
Come sabbia calda tra le mani


Komorebi – Numero 51 (Riflessione)

Cercavo sogni
In galassie di fumo

Smerigliando l’anima
Per far calzare un’utopia
A sagoma di ció
Che ho capito
Di non voler essere
Mai


Komorebi – Numero 4 (Speranza)

natura intorno
Cemento dentro
Esso si crepa, trasuda
Fragranza d’amore


Komorebi – Numero 47 (Tristezza)


Faccio a pezzi il mio dolore
Per vuotare il sacco
Delle angosce incolore
Di una vita nel rancore
Un passo alla volta
Esco dalla caverna
E ammiro arcobaleno
Appena fuori dal mio cuore

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Venezia – quattro passi nel Ghetto

Tra mille colori di cui si tinge la storia della città di Venezia una delle più fascinose, ed al contempo foriera di riflessioni, riguarda il Ghetto ebraico.
Zona facilissima da raggiungere in quanto dista pochi minuti a piedi da Piazzale Roma o, se preferite, dalla stazione di Venezia Santa Lucia.

VEDI LINK: –> il Ghetto Ebraico Veneziano

Partiamo da qualche aneddoto, la parola “Ghetto” nasce nel capoluogo Veneto, infatti in Veneziano il “getto” (che gli ebrei di origine tedesca pronunciavano “ghèto”) era una fonderia in cui precedentemente venivano prodotte le bombarde.
Fonti Wikipedia WIKI GHETTO e TRECCANI
All’interno di questa area cittadina assegnata agli ebrei nel 1516, che poco oltre vedrete immortalata in qualche scatto, sorgono Sinagoghe e Scole, locali e alimentari tipici, nel pieno rispetto di secolari tradizioni.
Non è raro imbattersi in persone con abiti tradizionali, barbe elaborate e soprattutto l’immancabile copricapo, la Kippah.

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Per gli amanti delle curiosità segnalo anche che all’interno del Ghetto sorgeva e si può tuttora visitare uno dei tre banchi dei pegni cittadini, il “Banco Rosso” (esistevano anche il verde ed il nero). Si tratta di una delle più antiche testimonianze di questo genere ed è bello pensare che il termine bancario “andare in rosso” o anche l’essere “al verde” possano avere origine dal nome di questi banchi.
Personalmente lo visitai una decina di anni fa e tuttora ne serbo un magnifico ricordo.
INFO E PRENOTAZIONI: BANCO ROSSO

Potremmo dilungarci su quest’area di Venezia, ma voglio lasciarvi la curiosità di scoprirla da soli durante una visita, dunque aggiungo solamente un’ultima curiosità, come avrete visto da alcune delle foto qui le tipiche case Veneziane, accostate tra loro quasi a sembrare “case siamesi”, sono molto più sviluppate in altezza, fino a raggiungere i 5, 6 o 7 piani di altezza, i cosiddetti “Grattacieli” di Venezia.

UN ARTICOLO CHE PARLA DEL GHETTO E DEI SUOI “GRATTACIELI”

 

1299 volte grazie!

Il principio è sempre la causa di una situazione successiva, questo articolo ha il solo scopo di farvi giungere la mia gratitudine, vi starete chiedendo per cosa, dunque vi soddisfo subito dicendovi il perché…

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Questo è lo screenshot del primo articolo da me pubblicato, riguarda la terra di cui sono originario e, con piacevole stupore, lo avete condiviso in quasi 1300!

Per chi se lo fosse perso eccovi il link: Pellestrina, l’isola che… c’è!

Dunque 1299 volte grazie! So che questi sono piccoli traguardi, ma la mia idea di condividere passioni con voi parte da momenti come questo, quelli in cui si coglie l’intento e si arriva al cuore delle persone.

A presto!

Edo